Tokiko <
s...@tin.it> wrote:
> Un'ora a piedi, tenendo un buon passo.
ecco, la via più comoda.
Poi arrivi in un quartiere (vicino a uno più elegante) totalmente
disastrato: casermoni residenziali tra i più tristi inframmezzati da
costruzioni più in vetro, sedi di grandi aziende da cui si riversan fuori
pletore di impiegati schiavi finto eleganti per l'obbligo della cravatta
oviesse. e mentre cerchi di capire dove sei finito, in mezzo a questi
fantozzi del terzo millennio e il popolo residente che festeggia con una
grigliata di carne di dinosauro l'arrivo a fine mese, tra le caserme, lo
svincolo, le gabbie di vetro e l'incipiente campagna con le lavatrici
abbandonate dai cingalesi là sullo sfondo improvvisamente ti si apre la
visione: una mezza piramide con una serie di pirla in cima che tenta
disperatamente di non scivolare, come la merda sciolta si aggrappa alle
pareti del water scadendo inesorabilmente e lentamente verso la sua fine. e
ti par di sentire il flebile lamento di sti coglioni, un sinistro sibilo
che fa pendant con le frattaglie dell'elicottero accartocciate su se
stesse. Così, ebbro di cotanta gioia, ti siedi un attimo e lì viene a
consolarti la tridimensionale ombra tecnologica di essien. E visto che c'è,
ti porta il conto.
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paperinik