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[LUNGO] Le provette scambiate di Pagotto

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Tharkas

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Jul 16, 2005, 1:49:17 PM7/16/05
to
Dà l'idea, ancora una volta, della quantità di marcio che circola nel
calcio..

http://ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/09-Luglio-2005/art116.html

Le provette scambiate di Pagotto
Nel 1999 l'ex portiere della nazionale Under 21 e del Perugia risultò
positivo a un controllo per cocaina e fu squalificato per due anni.
Un'inchiesta della Procura umbra porta a galla la vera storia di quel
misterioso prelievo e l'ordinaria follia dell'antidoping di casa nostra
CHEO CONDINA
La giustizia ordinaria trova la strada sbarrata dall'anti-doping.
Dall'approssimazione e dalla superficialità dei controlli nella competizione
più seguita dagli italiani, quella che fa sprecare urla e batticuori e si
vanta di essere la migliore espressione mondiale del calcio: la Serie A,
ovviamente. La storia, che resta avvolta in parecchi misteri, è quella di
Angelo Pagotto, ex portiere della nazionale italiana under 21. L'episodio
incriminato risale al 20 novembre 1999, quando all'Artemio Franchi si svolge
Fiorentina-Perugia: Pagotto, nell'occasione portiere di riserva degli umbri,
viene trovato positivo alla cocaina nell'esame anti-doping svolto dalla
Federcalcio. Non confessa, si proclama innocente e la giustizia sportiva gli
rifila due anni di squalifica: una condanna pesantissima, quasi unica nel
pallone italiano per tradizione garantista (leggi le drastiche riduzioni
delle pene sul nandrolone) con i calciatori. Pagotto, che ha un passato
illustre (come enfant prodige) nel Milan paga dazio in silenzio, o quasi. Ma
il 6 aprile 2004 sbotta di fronte al magistrato: «Nel 1999 sono stato
sorteggiato per tre partite consecutive, compresa Fiorentina-Perugia: strano
che sia risultato positivo una volta sola». E dunque? «Ricordo che sempre in
Fiorentina-Perugia con me è stato sorteggiato Nakata, che la settimana
successiva è stato ceduto dal Perugia alla Roma per 50 miliardi di lire:
nella vicenda ritengo di essere stato vittima di uno scambio di provette e
correlo ciò a quanto, all'epoca, ho appreso nell'ambiente calcistico. Altro
aspetto che mi fa sorgere dubbi è che il Perugia, nell'immediatezza dei
fatti, ha iniziato le pratiche di rescissione del contratto». Parole pesanti
come macigni, che costringono il pubblico ministero della Procura di
Perugia, Sergio Sottani, ad aprire un procedimento contro ignoti ai sensi
dell'articolo 640 comma 2 del Codice Penale. Anche perché lo stesso Pagotto
condisce le accuse con altre rivelazioni: «Ricordo che prima dell'incontro
Torino-Perugia, spareggio per la promozione in Serie A, persone vicine alla
società umbra avevano manifestato di disapprovare quanto riferito dal
presidente Gaucci, il quale voleva che fossero aumentate le prestazioni
atletiche ricorrendo all'assunzione di sostanze farmacologicamente attive».
Ce n'è abbastanza per fare scoppiare un nuovo caso-Juventus. Ammesso che
Pagotto dica la verità, ovviamente: ma se così non fosse Sottani, alla fine
delle indagini, avrebbe dovuto agire contro Pagotto per calunnia. Il primo
passo della Procura perugina è quello di recuperare il campione di urina
incriminato di Pagotto. Ma qui arriva la prima sorpresa: il Laboratorio
anti-doping dell'Acquacetosa comunica che il campione, insieme a quelli
delle altre due partite cui si riferiva Pagotto nell'interrogatorio, nel
1999 era stato inviato per le analisi a Losanna. Infatti, in quel periodo, a
seguito dello scandalo dell'Acquacetosa, il Cio aveva tolto la convenzione
allo stesso e gli esami venivano inviati all'estero. E all'estero che cosa
fanno? «Conserviamo i campioni soltanto per due anni», dicono da Losanna.
Dunque addio provette, addio verbali di prelevamento e addio profilo
ormonale di Pagotto che poteva essere ricostruito - in modo da verificare
eventuali discrepanze con il campione di urina incriminato - grazie alle tre
partite di quel fatidico autunno del 1999. Il pm Sottani mette però le mani
sulle tre buste contenenti gli indicativi degli atleti sottoposti ai
controlli nelle famose tre partite consecutive. E scopre che qualcosa non
torna: la busta del 20 novembre (quella incriminata) è aperta ma stranamente
presenta il lembo di chiusura non contrassegnato dalle firme dell'ispettore
medico e dell'altro incaricato della Commissione anti-doping, mentre nelle
altre due buste le firme ci sono.

Visto l'andazzo Sottani decide di interrogare Pagotto che il 27 aprile 2005
conferma le dichiarazioni del 6 aprile. E aggiunge: «Non ho visto Nakata
arrivare nella stanza dell'anti-doping, finito il controllo me ne sono
andato, ma non ho visto sigillare il campione delle mie urine. Credo di non
essere stato tutelato nella vicenda dal Perugia Calcio, né dal mio
procuratore all'epoca Alessandro Moggi». Nell'occasione Sottani interroga
anche Giovanni Nunnari, il medico prelevatore, che conferma: «Nakata arrivò
in ritardo e fu l'ispettore della Figc a doverlo andare a ricercare. Io non
mi mossi mai dalla stanza». E in quella stanza, stando all'interrogatorio
del dottor Trinchese (medico accompagnatore del Perugia), Nunnari potrebbe
essere rimasto addirittura solo. «Nakata non venne subito nella saletta
anti-doping - racconta Tronchese - Fui io insieme a un altro (forse
l'ispettore della Figc, ndr) a farlo venire. Mi sembra che quando siamo
entrati nello spogliatoio stava facendo la doccia». Ma come, Nakata andò
negli spogliatoi - cosa espressamente vietata dal protocollo - prima di
passare all'antidoping? «E' la società che non ha ottemperato alla
disposizione», risponde Nunnari. Ma che cosa è successo esattamente quella
sera del 20 novembre del 1999? Le confuse testimonianze di Nunnari e
Trinchese non aiutano a capirlo. Ma di una cosa Nunnari è certo: rivendica
la correttezza delle operazioni, pur riconoscendo apparenti anomalie,
quale - ad esempio - l'indicazione del termine delle operazioni di prelievo
non in presenza dell'atleta.

L'ultima carta giocata da Sottani è il sequestro di tutti i verbali di
prelievo del 20 novembre 1999, la giornata di Fiorentina-Perugia. E qui
arriva l'ultima, amarissima sorpresa. Se gli inquirenti credevano che il
verbale di Pagotto (e degli altri tre calciatori, tra cui il giapponese
Nakata, sottoposti all'esame) fosse un esempio (e una prova) di
superficialità (se non di dolo), la realtà è un'altra e rivela - come
conclude Sottani - «una prassi nelle operazioni di prelievo non certo
rigorosa». In Fiorentina-Perugia, tutti e quattro i calciatori (forse per
una sorta di solidale telepatia) impiegano 5 minuti spaccati per la minzione
e i tempi di inizio e fine operazione sono tutti multipli di 5, mentre la
fine delle operazioni - come ammesso da Nunnari - è fissato per tutti i
giocatori alla stessa ora: le 17.40. Il problema è che anche il resto del
campionato è un pianto di lacrime: in Verona-Piacenza vengono riportate
differenze di inizio e fine prelievo di 1 minuto (manco lo Speedy Gonzales
della pipì!) e in alcuni casi sono omessi gli orari. In Verona-Torino è
record: il tempo di inizio e fine prelievo è lo stesso, mentre in Roma-Lazio
(come nella famosa Fiorentina-Perugia) mancano le firme sulle buste
contenenti i verbali e i calciatori iniziano il prelievo tutti alle 17 in
punto. Un calciatore della Lazio, in 35 minuti, produce un campione di urina
di 1,2 litri (ma è forse un refuso di trascrizione del medico prelevatore),
volume normalmente emesso in circa 24 ore da un individuo sano. Infine, in
Bari-Reggina e Inter-Lecce mancano di nuovo le firme sui lembi delle buste.
Anche se l'unico medico della giornata a indicare lo stesso orario di fine
operazioni per i quattro prelievi resta Nunnari, quello di
Fiorentina-Perugia. Questa una domenica di ordinaria follia dell'antidoping
in Serie A.

L'approssimazione era dunque la regola, l'anti-doping del calcio
assomigliava a un colabrodo e Fiorentina-Perugia non faceva eccezione.
Sottani, nonostante mesi di intenso e continuo lavoro insieme al gruppo Nas
di Perugia, è costretto ad archiviare l'inchiesta. La conclusione è una
domanda: visto quello che accadeva nel 1999, qualcosa è cambiato
nell'antidoping del campionato di calcio più bello del mondo?


Groover

unread,
Jul 16, 2005, 2:37:17 PM7/16/05
to
"Tharkas" <tha...@despammed.com> ha scritto nel messaggio
news:xMbCe.77113$h5.31...@news3.tin.it...

> Dà l'idea, ancora una volta, della quantità di marcio che circola nel
> calcio..

da anche l'idea della quantità di marcio che circola nel giornalismo.

l'autore perchè non si chiede la ragione per cui Pagotto fa queste
dichiarazioni ora, che non può essere smentito, e non all'epoca dei fatti
quando poteva provare la sua innocenza?


Alessandro Alessandro

unread,
Jul 16, 2005, 8:08:51 PM7/16/05
to
Pensa all'attuale Tour De France: Frigo è l'unico dopato? Stanno andando
a 47 km/h di media (prima e dopo le Alpi), Armstrong è chiacchierato da
sempre, ma pagano solo quelli a fine carriera.
Come nell'atletica leggera (che conosco piuttosto bene). Qualcuno ha mai
detto nulla su Michael Johnson? O su Carl(a) Lewis?
A Seul, quando beccarono Ben Johnson, tutti i finalisti, tranne il
giamaicano Ray Stewart (primatista nazionale fino all'avvento di Asafa
Powell)
erano dopati, ma si mise tutto a tacere (Linford Christie salvò le chiappe
grazie ad Anna d'Inghilterra, membro del C.I.O.: fu allora che si
inventarono la palla del Ginseng). Molti atleti italiani dell'epoca erano
dopati, ma nessuno fu scoperto.
Meditate gente, meditate...

"Tharkas" <tha...@despammed.com> ha scritto nel messaggio
news:xMbCe.77113$h5.31...@news3.tin.it...

Wurrunna

unread,
Jul 17, 2005, 4:39:36 AM7/17/05
to
>Un calciatore della Lazio, in 35 minuti, produce un campione di urina
>di 1,2 litri

Altroche' Gattuso!
Ma avete presente quante lattine sono? :)

- Wurrunna

ZZTOGLIZZ @libero.it bubu

unread,
Jul 18, 2005, 5:23:22 AM7/18/05
to

"Groover" <CUTad...@bigfoot.com> ha scritto nel messaggio news:xtcCe.2496

> l'autore perchè non si chiede la ragione per cui Pagotto fa queste
> dichiarazioni ora, che non può essere smentito, e non all'epoca dei fatti
> quando poteva provare la sua innocenza?

no, lui si dichiarò subito innocente infatti se avesse
ammesso la colpa la pena sarebbe stata ridotta
sensibilmente, lui protestò e fece denuncia ma
nesuno lo aiutò e la cosa andò molto per le lunghe,
diciamo fino ad oggi, però ti posso dire che
a Perugia subito circolò la voce che probabilmente
il vero dopato alla coca fosse Nakata
il povero Pagotto oltre ad aver distrutto la cariera
e l'imagine , venne subito abbandonato dalla
moglie zoccola , che visti persi i lauti guadagni del calciatore
pensò ben di piantarlo in asso e portargli via anche la palestra
che avevano insieme


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