https://www.linkiesta.it/it/article/2018/08/02/non-solo-bonucci-higuain-il-futuro-del-capitalismo-italiano-si-gioca-s/39023/
Non solo Bonucci-Higuain: il futuro del capitalismo italiano si gioca
sull’asse tra Elliott e Exor
Nel giorno in cui si consuma lo scambio di calciomercato tra Juve e
Milan, ci sono altre partite economiche in cui si incrociano la
finanziaria degli Agnelli e l’hedge fund di Paul Singer: la fusione
FCA-Hyundai, ad esempio
Il capitalismo italiano, che non è poi così italiano con buona pace
dei sovranisti, ruota attorno a due E, quella di Exor e quella di
Elliott; passa attraverso il calcio (e non è certo la prima volta),
tra Juventus e Milan; e conduce molto lontano, in Estremo Oriente,
esattamente in Corea del Sud. Speculazioni finanziere o magari colpi
di sole? Non arrivate a facili conclusioni.
Cominciamo dal calcio. Si è concluso lo scambio Torino-Milano. Gonzalo
Higuain passa al Milan con un ingaggio di 8,5 milioni l’anno, Leonardo
Bonucci va alla Juventus e Mattia Caldara al Milan, difensore contro
difensore. Il “Pipita” era ormai di troppo, visto l’arrivo di
Cristiano Ronaldo che fa compiere un balzo alla Juve proiettandola
davvero nell’empireo dei top club europei, quelli che si contendono la
gran parte della torta, tra pubblicità, sponsorizzazioni, gadget,
biglietti e quant’altro. È l’unica squadra italiana, ma altre
vorrebbero seguire il suo esempio, senza dubbio il Milan. A questo
punta il fondo Elliott e quasi certamente aprirà un capitolo che si
chiama stadio di proprietà, chiave di volta nel business calcistico.
La Juventus guidata da Andrea Agnelli fa parte del gruppo Exor
all’interno del quale dovrebbe giocare un ruolo importante in vista
della costruzione di quel polo del lusso e dell’intrattenimento che è
una delle gambe sulle quali John Elkann intende far correre la
conglomerata finanziaria, tanto più dopo la scomparsa di Sergio
Marchionne. La Ferrari è già ben posizionata con il suo marchio e con
i suoi prodotti. La zebra juventina, nelle intenzioni degli eredi
Agnelli, dovrebbe diventare il pendant del cavallino rampante.
Ma che c’entra Elliott e perché mai un fondo sovrano, sia pur
“attivista”, dovrebbe diventare un patron del calcio come un De
Laurentiis, un Cairo o un Lotito? L’ingresso nel Milan è avvenuto un
po’ per caso un po’ per necessità, però risponde perfettamente alla
strategia di Paul Elliott Singer: intervenire in aziende in crisi, ma
piene di potenzialità; cambiare il management, rovesciare la
governance come un guanto: rilanciare l’impresa e poi vendere o magari
tenerla se produce abbastanza valore. Esattamente quel che è successo
al Milan dopo che è stato svelato il bluff di Mr Li Yonghong; ma è
quel che sta accadendo anche con Tim; come pure nella Hyundai. E qui
torna in ballo Exor.
Nell’aprile scorso, Elliott aveva annunciato di essere entrato nel
capitale della Hyundai Motors (che comprende anche la Kia) con l’1,5%.
Il gruppo fa ancora capo alla famiglia Chung e ha cominciato una fase
di riorganizzazione interna per ridurre le partecipazioni incrociate
croce e delizia dei grandi conglomerati asiatici. Elliott ha
contestato il piano di cessioni ritenendolo insufficiente e, a
differenza da quel che è accaduto alla Samsung, questa volta è
riuscito a bloccare l’intero progetto, dimostrando la sua capacità di
attrarre gli azionisti istituzionali.
“
Da mesi circola sui mercati internazionali la voce che siano in corso
avances se non proprio veri e propri negoziati tra la Fiat Chrysler e
Hyundai per una possibile alleanza, un matrimonio, o una fusione alla
pari. Nell’aprile scorso, Elliott aveva annunciato di essere entrato
nel capitale della Hyundai Motors. Potrebbe fare da intermediario,
addirittura da sensale di nozze?
Da mesi circola sui mercati internazionali la voce che siano in corso
avances se non proprio veri e propri negoziati tra la Fiat Chrysler e
Hyundai per una possibile alleanza, un matrimonio, o una fusione alla
pari. Fca capitalizza circa 24 miliardi di euro e Hyundai Motors 21,
mentre l’intero chaebol che mette insieme dall’acciaio ai robot, dalle
navi alle costruzioni, arriva a 70 miliardi. A fine giugno si era
parlato persino di una opa che Hyundai avrebbe lanciato dopo l’addio
di Marchionne. La scomparsa prematura di Super Sergio ha depresso gli
investitori di borsa, che ora sono desiderosi di rifarsi con nuovi
pingui guadagni.
Quale ruolo avrebbe Elliott in questa operazione? Singer potrebbe fare
da intermediario, addirittura da sensale di nozze? Qui entriamo
davvero nel campo delle speculazioni. La cosa certa è che il fondo
americano, il più grande al mondo, con un patrimonio gestito di 34
miliardi di euro, ovunque va vuole contare, rifiuta lo status quo,
crea nuovi equilibri, intende pesare nelle scelte strategiche. Lo ha
fatto in Tim bloccando Vivendi, lo ha fatto in Leonardo contestando la
vendita dell’Ansaldo ai giapponesi di Hitachi, lo ha fatto contro il
governo argentino costretto a rimborsare tango bonds per 2,4 miliardi
di dollari, dieci volte il capitale investito dal fondo. Chi sfida
Singer va incontro a guai certi. In Italia si è fatto rappresentare da
Paolo Scaroni, manager di lungo corso, già capo di Enel ed Eni, amico
di un Silvio Berlusconi pieno di rimpianti per la vendita del Milan
alla quale lo ha costretto soprattutto la figlia Marina, desiderosa di
sistemare i conti di Fininvest. Scaroni è un uomo di peso e di
relazioni, anche politiche, ora Elliott dice di volere che il Milan
torni a contare anche sull’arena politica. Vedremo che cosa significa
in concreto.
Quanto a Exor, la morte di Marchionne accelera la trasformazione della
galassia Agnelli, soprattutto la ricerca di un partner per Fca troppo
grande per occupare una nicchia, troppo piccola per sopravvivere tra
colossi che sfornano dieci milioni di auto come Volkswagen, Toyota,
Renault-Nissan. Nel 2015 Marchionne aveva corteggiato la General
Motors, ma la top manager Mary Barra non si era fatta irretire. Da un
lato lei non avrebbe mai ceduto il posto all’uomo dal maglioncino
nero, dall’altra gli azionisti non gradivano la presenza ingombrante
di Exor in una public company dal capitale molto diffuso. Hyundai ha
un assetto diverso, con la presenza dominante di una famiglia, quella
del fondatore Chung Ju-yung. Inoltre, il suo radicamento in Asia apre
le porte a un mercato nel quale Fiat Chrysler non è mai riuscita a
sfondare. Non diamo nulla per fatto, naturalmente. Tuttavia oggi siamo
già oltre gli scenari da tavolino. Anche grazie all’attivismo di
Elliott.