Una giornata iniziata molto presto quando ancora era buio. Gli uomini della
Squadra mobile della questura fiorentina sono entrati in azione all'alba per
eseguire diverse perquisizioni nelle sedi del gruppo Cecchi Gori sia a
Firenze che a Roma. In cabina di regia, in via Zara, è rimasto il capo della
Mobile, Michele Giuttari (nella foto), l'investigatore che negli ultimi anni
ha puntato l'attenzione, su mandato della procura, non solo sull'inchiesta
mostro-ter, ma anche sui presunti affari «sporchi» del gruppo
cinematografico di Vittorio Cecchi Gori, delle società collegate, finanzirie
e non. Sul campo tre funzionari: il vice capo della Mobile Fabio Cilona, il
responsabile dell'attività di contrasto alla criminalità economica Fabio
Pocek e Fausto Vinci, uno degli investigatori più vicini a Giuttari.
La Mobile, nel silenzio, ha operato settimana dopo settimana cercando
riscontri e documentando una grande mole di lavoro. Ieri i blitz.
Quando ha aperto i fascicoli sulla vicenda dei presunti affari «sporchi» del
Gruppo Cg, Giuttari e i suoi uomini conoscevano già bene Aldo Ferrari, il
faccendiere parmigiano. Ieri una giornata convulsa in questura: stanze
vuote, telefoni roventi. Quasi tutti gli uomini fuori per il caso Cecchi
Gori.
Luigi Caroppo
Come sulle montagne russe. Leggeri cali di tensione si alternano a picchiate
vertiginose nell'angoscia, in una sarabanda di emozioni forti per i tifosi,
per una città che ha ormai perso ogni fiducia nel futuro della Fiorentina e
per chi lavora negli uffici di piazza Savonarola. Ieri mattina verso le 8
impiegati e dirigenti hanno trovato ad aspettarli gli uomini della squadra
mobile, agli ordini del dottor Fabio Cilona, con il compito di perquisire la
sede e sequestrare documenti, contratti, matrici d'assegni e moltissimo
altro materiale contabile, relativo agli anni fra il '98 e il 2001, da
mettere a disposizione dei pubblici ministeri Luca Turco e Gabriele
Mazzotta, che indagano su Vittorio Cecchi Gori, accusato di riciclaggio in
concorso con altre cinque persone. Il blitz, che ha coinvolto altri uffici
del gruppo Cecchi Gori, è durato fino al pomeriggio. Mancavano cinque minuti
alle 16 quando i quattro della Mobile hanno iniziato a caricare su una
«Cytroen Saxo» e su una «Alfa 145 twin spark» decine di cartelle color viola
e altri contenitori. Alla fine si sono ritrovati con i bagagliai pieni di 81
fascicoli con indicato sulla costola verticale diciture tipo «Merril Lynch»,
«contratti», «forniture» e di due scatoloni di cartone sigillati con larghi
giri di scotch da pacchi. La perquisizione è iniziata come in un film, un
poliziesco americano che la Cecchi Gori Group non si sarebbe mai sognata di
produrre. «State lontani dalle scrivanie, non toccate i telefoni e i vostri
cellulari»: hanno detto gli investigatori agli stupefatti dipendenti viola,
che stavano per iniziare una normale giornata di lavoro, che invece sarà
ricordata come un'altra pagina nera nella storia della Fiorentina. Poi è
iniziato l'esame e il sequestro delle decine di atti. Nessuno è stato preso
dal panico solo perché è apparso chiaro, fin dalle prime battute, che
l'apertura dell'istruttoria fallimentare davanti al giudice Sebastiano
Puliga non aveva niente a che vedere con le perquisizioni e i sequestri, in
corso negli uffici della sede. La situazione, però, non è ancora del tutto
limpida, anche perché il filone d'inchiesta sul riciclaggio potrebbe
scoprire altri elementi di scarsa chiarezza nelle carte prese in consegna
nella sede della Fiorentina. Per gli inquirenti si prospetta un duro lavoro
di studio su migliaia di pagine di documenti, bilanci, contratti, movimenti
di conti bancari, compravendite di giocatori, forniture, fatturazioni. Una
mole di materiale impressionante in un'indagine che si annuncia lunga e
complessa. La Fiorentina dal canto suo può continuare a operare sul mercato
e cercare di concludere altre cessioni, oltre a quelle che le stanno già
consentendo di rientrare in sintonia con i parametri federali indispensabili
per l'iscrizione al campionato.
La tensione, che si legge nitida sui volti di chi lavora in piazza
Savonarola, resta molto alta, insieme al timore che ogni sforzo per salvare
la società alla fine sia vano. Un soffio di vento ogni tanto fa svolazzare
il bandierone con il giglio issato sul balcone, ma nessuno pensa che il
labaro viola possa tornare tanto presto a essere di «Firenze vanto e
gloria». L'unica certezza, per adesso, sono le auto della polizia che
rientrano in Procura cariche di documenti. E non è un bello spettacolo.
di Duccio Moschella
Bianchi resta ancora al suo posto: «Mi trovo in forte difficoltà»
Giornata di lavoro intenso per Ottavio Bianchi, ufficialmente il massimo
dirigente della Fiorentina dopo le dimissioni-choc di Mario Sconcerti, per
il direttore sportivo Giuseppe Pavone e per tutto lo staff di piazza
Savonarola. Superato lo choc della perquisizione Bianchi ha provato a
gestire l'ordinaria amministrazione: «La Fiorentina va avanti - si è
limitato a commentare il responsabile dell'area tecnica - ci sono tanti
aspetti che non possono subire intoppi: si va dall'organizzazione dei ritiri
estivi, che sono confermati, a quella del settore giovanile, dalle
amichevoli alla gestione delle visite mediche. Insomma, una serie di
scadenze che non possiamo sottovalutare». Già, ma quale Fiorentina sarà?
«Non possiamo definire l'organigramma se prima non è chiusa la questione
patrimoniale. Certo, pensavamo di essere molto più avanti con il lavoro».
Non pensa di mollare tutto in queste condizioni? «Una società non può essere
lasciata allo sbando, non sarebbe da professionisti. L'organizzazione va
avanti. Anche se il momento è difficile dobbiamo cercare di dare continuità.
Ho parlato qualche volta con Luna, che però è impegnato a far sopravvivere
la società e il presidente l'ho sentito una volta sola».
E Mancini? «E' nelle mie stesse condizioni. Devo garantirgli la massima
serenità possibile, ma sono io stesso in difficoltà. Che stia pensando di
lasciare? No, non credo proprio».
D. M.
"Consiglieri, con Vittorio mai più allo stadio"
«Mai più allo stadio con Cecchi Gori presidente della Fiorentina». Massimo
Pieri, consigliere comunale (Forza Italia) invita tutti i suoi colleghi a
restituire la tessera di accesso alla Tribuna dello stadio "Franchi" se
Vittorio Cecchi Gori resterà al vertice della società. Pieri ha gia
annunciato la sua rinuncia all'assessore allo sport Eugenio Giani. «Ora -
sottolinea Pieri- è giunto il momento per ribadire tutta la nostra
contrarietà nei confronti di un uomo che negli ultimi tempi sembra voler
sfasciare il patrimonio della Fiorentina».
Da parte sua, Federico Tondi (capogruppo del Ccd in Palazzo Vecchio) propone
l'ingresso di un rappresentante del Comune di Firenze nel prossimo consiglio
di amministrazione della Fiorentina. «Lasciando alla magistratura il compito
di fare luce sui fatti oggetto di indagine -dice Tondi- è opportuno che il
Comune si attivi concretamente per sostenere la squadra gigliata». Secondo
Tondi, in questa prima fase, un gruppo di consiglieri comunali «potrebbe
seguire da vicino le vicenmde societarie, garantendo che tutto sia fatto per
permettere alla Fiorentina di iscriversi al campionato, evirtando il
completo smantellamento della rosa»
La Fiorentina ha affidato la sua versione dei fatti a un comunicato uscito
nel sito Internet ufficiale. «Le perquisizioni - si legge nella nota - sono
state ordinate dalla Procura nell'ambito dell'inchiesta sulle operazioni che
hanno coinvolto alcune persone del Gruppo Cecchi Gori». «Si tiene a
precisare che le perquisizioni e il conseguente sequestro - si legge nel
comunicato - non sono da collegarsi con il procedimento in corso presso il
tribunale civile di Firenze, ma solo all'indagine effettuata dalla Procura
della Repubblica e che non riguarda la Fiorentina Calcio».
Il sindaco fa un appello a Vittorio: «E' l'ora di passare la mano»
Il sindaco di Firenze, che fin qui ha seguito la crisi viola senza esporsi,
esce allo scoperto e chiede a Cecchi Gori di «fare un passo indietro».
Questa non è solo un'intervista: «E' anche il tentativo di trovare una via
d'uscita», dice Leonardo Domenici.
Che cosa chiede a Cecchi Gori?
«Lui ha sempre detto che vuol bene alla Fiorentina. Bene, credo che ora
possa dimostrarlo».
Come?
«Credo che il pericolo maggiore, in questo momento, sia la mancanza di
chiarezza. Cecchi Gori dovrebbe capire che si è logorato il rapporto con la
città: sarebbe un atto d'amore verso Firenze e la Fiorentina se Vittorio
gestisse la società nel modo migliore fino a quando, mi auguro, qualcuno si
farà avanti per rilevarla».
In altre parole: sta chiedendo a Cecchi Gori di lasciare.
«Parlo ora solo perché si è conclusa, o quasi, la fase più delicata per la
Fiorentina: quella delle cessioni necessarie per iscriversi al campionato.
La squadra ce la farà, ma deve rinascere la società, rigenerarsi in un modo
diverso, magari con meno ambizioni rispetto al passato, ma con un progetto
più vicino alla città. Credo anche che il ciclo di Cecchi Gori si sia
esaurito. Vittorio comunque potrebbe essere decisivo...».
In che modo?
«I problemi non si risolverebbero automaticamente se Cecchi Gori se ne
andasse. Il passo indietro, per come lo vedo io, è questo: Vittorio dovrebbe
annunciare che lascerà la Fiorentina e la gestirà, in attesa di un
compratore, in modo da renderla appetibile».
Si aspetta che Cecchi Gori segua questo consiglio?
«Sarebbe un atto di responsabilità e comunque credo che non ci siano uomini
per tutte le stagioni. Se Vittorio annunciasse la scelta di lasciare la
Fiorentina dovrebbe anche, credo, continuare a impegnarsi e indicare le
prospettive per il futuro. Quello, per ora, è una grande incognita».
Ci sono compratori per la Fiorentina?
«Che io sappia per ora no. Ma un po' di chiarezza potrebbe essere utile
anche in questo senso. Penso che Firenze si accontenterebbe di un progetto
ridimensionato rispetto al passato: giovani, simpatia, serietà. Credo che il
calcio dei miliardi alla fine si sgonfierà. Non voglio fare del populismo
ma...».
Ma?
«Sono il sindaco di una città, conosco mille problemi, compreso quello degli
sfratti. E poi leggo che si paga un giocatore 160 miliardi, so che ci sono
stipendi pazzeschi, gli stessi che in parte hanno creato uno squilibrio
nella società viola. Insomma, credo che dovremmo trovare una dimensione più
sostenibile e giusta, se volete anche più simpatica. Firenze potrebbe
diventare un esempio da seguire.
Ha parlato con Cecchi Gori?
«L'ho cercato, ma non è stato possibile parlarci. Lo sentii il giorno prima
dell'assemblea dei soci e mi assicurò con non ci sarebbero stati problemi».
Cosa vorrebbe dirgli ora?
«Che umanamente sono molto dispiaciuto. E che dovrebbe prendere atto di
questa situazione, per il bene di Firenze».
E anche per il suo, vorrebbe forse aggiungere: questo il sindaco non lo
dice, ma forse lo pensa.
di Angelo Giorgetti
Il maggiordomo è in vacanza, la cassaforte resta chiusa
Quando il maggiordomo è in vacanza...
Non è il titolo di un film, ma è la causa di un intoppo nelle perquisizioni
degli investigatori a casa Cecchi Gori. Un inconveniente un po' da commedia,
in un momento decisamente drammatico per Vittorio Cecchi Gori.
Ieri sera, gli uomini della squadra mobile di Firenze si sono trovati di
fronte a una cassaforte chiusa nella bella casa di Vittorio Cecchi Gori sul
lungarno Corsini.
Cassaforte chiusa e combinazione inaccessibile, perché l'unico a conoscerla
è il maggiordomo di casa CecchiGori che si trovava, per l'appunto, in ferie.
Così, fino a tarda sera, gli investigatori erano ancora in attesa di poter
aprire la cassaforte di casa Cecchi Gori, a Firenze sul lungarno Corsini.
L'unico a conoscere la combinazione della cassaforte, infatti, è il
maggiordomo che è stato subito ricercato dagli investigatori per farlo
tornare precipitosamente dalle vacanze.
Dopo dieci ore è finita la perquisizione al quarto piano di palazzo
Borghese, una delle abitazioni romane di Vittorio Cecchi Gori.
Il risveglio per il presidente della Fiorentina era stato molto brusco e
assolutamente inaspettato. Il funzionario della Mobile Fabio Pocek e una
decina di investigatori, coordinati a Firenze dal capo Michele Giuttari,
sono arrivati poco prima delle 8, con tre periti contabili nominati dalla
procura. Dovevano consegnargli un'informazione di garanzia per concorso in
riciclaggio insieme al decreto di perquisizione.
Al termine, intorno alle 18, sono stati caricati sulle berline della
questura decine e decine di fascicoli con documenti del Gruppo.
Nell'abitazione in Largo Fontanella Borghese, Vittorio Cecchi Gori stava
dormendo con Valeria Marini, sua compagna da alcuni mesi (uscita nel corso
della mattinata da una porta secondaria), quando si sono presentati i
poliziotti.
Durante il sopralluogo particolare attenzione è stata rivolta anche alla
stanza da letto che era divisa dalle altre da un'entrata-specchio. Quasi
nascosta, quindi, se non si conosceva il meccanismo per sbloccare la
serratura. E durante i controlli sarebbero saltati fuori anche nove grammi
di cocaina da una cassaforte. Antonio Conte, uno degli avvocati di Cecchi
Gori ha smentito che, nel corso della perquisizione, siano state trovate
bustine contenenti cocaina.
Ieri la svolta nell'inchiesta, avviata nel novembre scorso e riguardante,
allora, solo due personaggio del Gruppo CG.
L'informazione di garanzia notificata a Cecchi Gori riguarda il concorso in
riciclaggio per aver emesso, durante il '99, 68 cambiali per un importo di
un miliardo ciascuna a fronte di un falso finanziamento della stessa cifra,
così ostacolando l' identificazione della provenienza illecita di cospicue
somme di denaro. Questo il reato che viene ipotizzato dai pm Luca Turco e
Gabriele Mazzotta nei confronti dell'ex senatore Vittorio Cecchi Gori, in
concorso con altri cinque indagati, tra cui, appunto, il suo braccio destro
Paolo Cardini (nella foto a sinistra), Luigi Barone, amministratore di
alcune società del gruppo Cecchi Gori, e il mediatore d'affari Aldo Ferrari.
Quando scattò l'inchiesta si parlò di indagine sui due uomini di Cecchi
Gori, ma «a titolo personale».
L'ipotesi accusatoria parla di assegni per centinaia di milioni emessi dalla
«Cecchi Gori Finmavi» e dalla «Cecchi Gori distribuzione» e poi consegnati a
Ferrari. Quest' ultimo, ricorda uno dei sui legali Massimo Megli, disse nel
corso degli interrogatori che i soldi, per un importo di un miliardo e 300
milioni, gli furono dati a titolo di compenso per la sua mediazione per il
finanziamento destinato al gruppo Cecchi Gori per l' acquisizione di diritti
di film.
Ma secondo l'accusa ci sarebbe nelle mani di Ferrari una documentazione
fideiussoria per un valore «molto superiore» a quell'importo, ma
sostanzialmente «fittizia». Insomma l'inchiesta della Procura ipotizza
affari sporchi, molto sporchi con il passaggio di molto denaro 'macchiato'
in cambio di, molto meno, pulito.
Il Gruppo Cecchi Gori ha controbattuto alle accuse: «Il Gruppo è totalmente
estraneo ad ogni addebito e vittima di una truffa intentata da terzi nei
confronti di alcuni membri della società Cecchi Gori».
Il presidente della Fiorentina ha seguito tutte le fasi della perquisizione,
alternando colloqui con i suoi avvocati a telefonate. «Il senatore - ha
detto l'avvocato Conte - si è reso disponibile a fornire ogni chiarimento».
Il legale ha, inoltre, annunciato che «si porranno in essere tutte le azioni
a tutela del gruppo e nei confronti dei collaboratori coinvolti, al quale il
senatore esprime tutta la sua solidarietà».
di Luigi Caroppo
«Ma il Gruppo non ha visto una lira»
Il vertice del Gruppo Cecchi Gori sarebbe stato all'oscuro di tutto anche
quando i due uomini del presidente, Cardini e Barone, avevano contatti con
il mediatore Ferrari per cercare contatti «giusti» con istituti di credito.
Nel novembre scorso, Marco Duradoni, amministratore delegato del GCG, disse
che «Vittorio Cecchi Gori non sapeva niente di questi rapporti, come tutti
gli altri del Gruppo, a parte le due persone che sono state vittime di una
truffa».
Sì, proprio una truffa, visto che «il Gruppo non ha visto una lira da queste
operazioni».
Allora come ieri Cecchi Gori ha mostrato solidarietà ai suoi uomini rimasti
coinvolti in questa inchiesta ed ha continuato a ripetere che il Gruppo è
estraneo a qualsiasi ipotesi di riciclaggio di denaro. Adesso i magitrati
vaglieranno, con l'ausilio degli esperti contabili, la documentazione
sequestrata a Firenze e Roma.
Aldo Ferrari, 55 anni, è personaggio noto alla questura e alla procura
fiorentina. E' stato definito il «re Mida» del terzo millennio, capace di
muovere capitali ingenti da un paese all'altro. Sangue spezzino, nella
giardino della sua abitazione a Trezzano, in provincia di Parma, gli uomini
della Mobile trovarono un vero e proprio tesoro: quindici miliardi. Secondo
gli investigatori si trattata, però, di un tesoro «sporco»: soldi di
illecita provenienza.
Ferrari ha sette passaporti diplomatici. Nel '93 fu arrestato per una mega
truffa ai danni di una trentina di aziende, nel '96 la scoperta del tesoro,
i rapporti con una banca 'fantasma', la Cassa della Mutualità di Serre.
Poi il coinvolgimento con alcuni uomini del Gruppo Cecchi Gori.
Barucci pronto a scendere in campo: «Ma voglio chiarezza dall'inizio»
Un consiglio di amministrazione nuovo di zecca, senza Vittorio Cecchi Gori,
e con una serie di figure di alto livello professionale. Un consiglio di
amministrazione che costituisca la «garanzia» per il risanamento della
società e, al tempo stesso, gestisca gli affari correnti e funzioni da
sponda per chi volesse davvero comprare la Fiorentina. Il futuro viola più
immediato potrebbe essere questo, ma solo se il tribunale mercoledì
decreterà l'archiviazione dell'istanza di fallimento. In caso contrario non
sarebbe possibile formulare alcuna previsione. Ad esempio: quale potrebbe
essere il curatore fallimentare in grado di trattare con competenza la
dismissione dei giocatori per evitare lo svilimento del patrimonio della
società? Per assurdo andrebbe nominato Moggi o un altro esperto di mercato.
E ancora: cosa succederebbe all'intero sistema calcio se il curatore
revocasse alcune operazioni svolte negli ultimi due anni, magari la cessione
di Batistuta, Rui Costa e Toldo? Potrebbero saltare ingaggi, acquisti e
cessioni, con il coinvolgimento a catena delle altre società. Nel futuro
direttivo sarebbe gradito l'ingresso di un rappresentante del Comune di
Firenze, mentre i cinque che hanno lavorato sul progetto di risanamento
presentato al giudice Puliga (Corsi, Castandi, D'Avirro, Parenti, Cantini),
non entrerebbero e rimarrebbero esterni.
In questo contesto il professor Piero Barucci (nella foto) diventerebbe il
candidato numero uno per una carica di grande responsabilità. «Se c'è da
dare una mano alla Fiorentina io non mi tiro certo indietro - risponde
Barucci - bisogna che le cose siano chiare fin dall'inizio. L'azionista di
maggioranza (cioè Cecchi Gori, ndr) dovrebbe conferire al consiglio un
mandato pieno, senza vincoli di alcun genere. Sì, la strada mi sembra buona,
a patto che si eviti la catastrofe maggiore».
Cioè?
«Il fallimento. Un atto che bloccherebbe di fatto anche la possibile vendita
della Fiorentina. Il curatore avrebbe tanti di quegli impedimenti nell'agire
che sarebbe impossibile procedere alla cessione della società, che viceversa
va tenuta, come si dice nel linguaggio giuridico, in bonis. Il fallimento
sarebbe la fine per tutti, tifosi compresi».
Come se non bastassero i guai esistenti, adesso è arrivato anche l'avviso di
garanzia per Cecchi Gori. «Non credo che incida nel discorso sull'attuale
problema della Fiorentina, ma è certamente un bruttissimo colpo sul piano
dell'immagine».
di David Guetta
Barucci Docente e tifoso Doc
Piero Barucci, classe 1933, è stato ministro del tesoro del primo governo
guidato da Giuliano Amato nel 1992. Ma a sulla poltrona di ministro
«tecnico» era arrivato dopo essere stato per molti anni docente
universitario a Siena e Firenze (qui è stato anche preside di Economia e
Commercio). Tra gli altri incarichi importanti di Barucci quelli di
presidente del Monte dei Paschi di Siena e, nel 1987, dell'Associazione
bancaria italiana. Va però sottolineato che la sua notorietà è dovuta anche
alla partecipazione televisiva fissa nei primi anni di «Quelli che il
calcio» con Fabio Fazio. Il suo ruolo? Tifoso Doc della Fiorentina.
Mancio promosso a pieni voti al Supercorso ma potrebbe anche decidere di
lasciare
Un ambiente in fibrillazione può far perdere la pazienza anche ai più
ottimisti e fargli esclamare: «Vorrei sapere chi me l'ha fatto fare».
Roberto Mancini ancora non è a questo stadio, ma ogni giorno che passa la
situazione rischia di degenerare. Il tecnico viola, che tra l'altro ha già
un'offerta da un'altra squadra di serie A, ha lasciato ieri mattina presto
Coverciano, dopo aver sostenuto e passato gli esami per il patentino di
allenatore professionista di prima categoria, con destinazione Costa
Smeralda, dove fra l'altro sabato 14 luglio dovrebbe iniziare il pre-ritiro
viola. Ci sarà ancora Mancio sulla panchina viola? «Non so cosa dire, sono
in difficoltà - replica l'allenatore -. Ma ho parlato con Luciano Luna, mi
ha detto di stare tranquillo. Il momento non è facile, ma possiamo venirne
fuori». Ma che Fiorentina si aspetta di avere a disposizione? «Aspetto il 14
per vedere chi c'è. Ancora non lo so». Intanto, dopo le cessioni eccellenti
di Toldo e Rui Costa, potrebbe essere il turno di Enrico Chiesa, che la
Fiorentina ha ufficialmente messo all'asta. I viola dovranno dire addio
anche a Marchionni, che dovrebbe prendere la via di Parma, mentre Amoroso è
conteso da Juve, Torino e Bologna. Ha tale proposito il ds felsineo Cinquini
ha stretto d'assedio il portiere della Samp, Sereni, da utilizzare come
eventuale pedina di scambio con i viola quando le acque si saranno salvate.
Dalla Roma è pronta invece una maxi-offerta per il giovane talento viola
Moretti. E se dovesse partire anche il difensore, dall'ingaggio tra l'altro
in linea con il contenimento del budget, allora sì che Mancio potrebbe
pensare di cambiare aria.
Mancini va in Versilia e si incontra con Fratini
Incontro balneare che potrebbe segnare il futuro della Fiorentina.
Immortalati dall'obiettivo di Lauro Lenzoni al bagno Eldorado di Marina di
Pietrasanta si sono ritrovati il tecnico viola Roberto Mancini, il vice
Luciano Chiarugi e Sandro Fratini, re della moda e proprietario dei marchi
Rifle e Calvin Klein. Fratini è tifosissimo viola e da tempo si vocifera
possa rilevare la società. Così, in questo momento burrascoso (a dir poco)
per il futuro della Fiorentina, l'incontro potrebbe assumere un significato
particolare.
INIZIATIVA DEI TIFOSI
"L'Atf invita tutta la tifoseria viola ad attaccare sulle cancellate dello
stadio Artemio Franchi - e se non bastasse su quello dei campini -
striscioni di protesta contro Vittorio Cecchi Gori. Il nostro stadio dovrà
diventare per alcuni giorni il simbolo della protesta contro colui che sta
distruggendo la nostra Fiorentina". E così, alla fine hanno ceduto alle
pressanti richieste dei molti tifosi che chiedevano di "fare qualcosa", che
non riuscivano a convivere con il senso di impotenza che provano tutti i
fiorentini in questo giorni, che vogliono ancora provare a ribellarsi al
declino della Fiorentina. Hanno deciso di farsi sentire, o meglio, vedere.
Hanno deciso di esternare il loro dissenso, il loro malcontento, la loro
protesta facendola leggere a tutta Firenze, ma anche all'Italia intera.
Ormai, le telecamere dei network nazionali sono accese ventiquattro ore su
ventiquattro su Firenze e le vicende viola e non sarà difficile far
conoscere al mondo il pensiero dei fiorentini. O almeno dei tifosi aderenti
all'ATF impegnati attivamente da mesi nel cercare di convincere il
presidente viola ad andarsene e a spiegare agli scettici che le dimissioni
di Cecchi Gori avrebbero potuto salvare la Fiorentina da una situazione di
crisi economica conosciuta a molti.
Per giorni i leader delle curve sono stati spronati ad organizzare
manifestazioni di protesta e per giorni, con grande pazienza e saggezza
hanno convinto tutti che scendere in piazza, anche per il corteo più
pacifico - poteva essere rischioso perché la situazione avrebbe potuto
degenerare con facilità. Col passare dei giorni e, soprattutto, con il
frenetico succedersi degli eventi stava diventando difficile tenere a freno
la rabbia e gli istinti dei tifosi e così ecco un'iniziativa, originale e
coinvolgente, destinata a far parlare e leggere per giorni.
Le vicende giudiziarie di Cecchi Gori sono state vissute con grande
partecipazione ieri in città. Non c'era timore, non preoccupazione, ma
sornioni sorrisi: come se alle indagini fosse affidato il compito di
costringere Cecchi Gori ad andarsene, come se il destino del presidente non
interessasse nessuno. L'inizio della contestazione è fissato per domani
mattina alle dieci. L'ATF si raccomanda affinché tutto sia fatto nel
rispetto dello stadio con striscioni fatti con carta e stoffa e fermati con
nastro adesivo o con lacci di stoffa". Conoscendo l'animo dei fiorentini è
facile prevedere che ci saranno scritte ironiche e sarcastiche, ma in questi
giorni impregnati di rabbia, dolore e rancore è assai probabile che la
vernice sulle lenzuola tracci scritte dai contenuti cattivi. Sono lontani i
tempi dell'iniziativa "uno stadio tutto viola" che voleva riempire il
Franchi di abbonati e di colore.
Domani il Franchi si riempirà di striscioni di disprezzo e di protesta.
di Valentina Conte
Uckmar ha fiducia nella Fiorentina
Dopo aver "sonnecchiato" per qualche giorno, comprensibilmente disorientati,
i responsabili del sito Internet della Fiorentina (www.acfiorentina.it) ieri
si sono ampiamente riscattati dando con una buona tempestività la notizia
delle perquisizioni «alla sede sociale ed amministrativa di Piazza
Savonarola in relazione all'indagine della Procura della Repubblica di
Firenze sulle operazioni che hanno coinvolto alcune persone del Gruppo
Cecchi Gori», precisando che l'indagine e la perquisizione non riguardano la
Fiorentina. Così, dopo aver in pratica ignorato per diversi giorni i "no" di
Toldo e Rui al Parma, di fronte a una notizia decisamente scomoda, il sito
si è risvegliato.
E, nel momento drammatico, però, il sito viola ha potuto anche mettere una
notizia positiva, o una "notizia importante" come l'ha battezzata alle
19.03. Riprendendo i lanci di agenzia, ha messo on line la dichiarazione del
presidente della Co.vi.soc. Viktor Uckmar: «Con i risultati delle cessioni
sembra che la situazione finanziaria della A.C. Fiorentina Spa sia
migliorata. Non ci dovrebbero essere quindi problemi per l'iscrizione al
campionato».
Cauto ottimismo e consapevolezza di aver presentato un piano di risanamento
reale, che restituirà una Fiorentina certamente impoverita tecnicamente, ma
sana sul piano economico. E' questo l'atteggiamento di Francesco Corsi e
Giampiero Castaldi, due dei cinque professionisti che rappresentano la
società nella vicenda dell'istanza di fallimento. «Non esistono i
presupposti per il fallimento - spiega Corsi - perché manca lo stato di
insolvenza, presente invece in altre situazioni come Verona e Bologna. C'era
uno sbilancio economico, che è stato sanato con la cessione di Rui Costa e
Toldo». E se venisse nominato un curatore? «Appesantirebbe l'attuale stato
delle cose. Non mi pare, con tutto il rispetto per le decisioni dei giudici,
che la situazione della Fiorentina richieda un simile intervento». Il
problema però non è solo l'iscrizione al campionato, perché i debiti
complessivi ammontano a ben 316 miliardi. «Abbiamo previsto tutto - risponde
Castaldi - e infatti per il 15 ottobre prossimo saremo in grado di pagare le
cifre dovute a Irpef e Inps. Vorrei anche smentire tutti coloro che parlano
di liquidazione della Fiorentina. Il nostro è semplicemente un piano di
ristrutturazione per uscire da un momento difficile. Un nuovo consiglio di
amministrazione? Credo che sia una possibilità da augurarsi nel prossimo
futuro».
«I sindaci revisori - aggiunge Corsi - sono rimasti molto soddisfatti delle
nostre proposte, adesso non ci rimane che aspettare con serenità il prossimo
11 luglio». Sulla perquisizione in sede risponde l'avvocato Nino D'Avirro,
il legale della società. «La Fiorentina è completamente estranea a questa
vicenda, che fra l'altro mi pare che veda gli imputati più che altro come
vittime di un'operazione fraudolenta portata avanti a loro danno».
D.G.
Da Altomonte a Pupo e al dj Diaco: l'esercito di acquirenti attende sviluppi
Quella rappresentata da Shaharam Tootoonchi non è la sola cordata
interessata a rilevare la Fiorentina. Acquirenti, più o meno conosciuti.
Dopo il gruppo che ha per figura di riferimento Domenico Altomonte -
direttore sportivo del Rovigo - si è costituito quello che ha in Pupo, Enzo
Ghinazzi, per intendersi, l'uomo più conosciuto. Il cantante ha alle spalle
un gruppo di orafi aretini. E nei giorni scorsi si è unito a Pupo anche il
giovanissimo Dj Pierluigi Diaco, che porterà anche un finanziatore, del
quale, ovviamente, non è stata svelata l'identità. Certamente l'improvvisa
piega persa dalla vicenda Fiorentina potrebbe consigliare tutti gli
acquirenti a frenare, per capire realmente cosa potrebbe succedere alla
società viola.
Non è escluso, comunque, che possano esserci dei colpi di scena nelle
prossime ore.
C'è anche il Primo Ministro degli Emirati Arabi, Maktum Ben Rachid al Maktun
nella cordata italo-araba interessata all'acquisto della Fiorentina Calcio.
Della cordata l'uomo più conosciuto al mondo del calcio è senza dubbio
Roberto Mezzaroma, ex europarlamentare, che rilevò, con Franco Sensi, la
Roma nel momento più difficile. Potrebbe essere un buon viatico per questa
cordata di cui fanno parte numerosi imprenditori, in prevalenza di Prato, ma
anche rappresentanti di Forza Italia. Il portavoce del gruppo Shaharam
Tootoonchi ha reso note, ieri, le strategie della cordata, l'unica al
momento uscita allo scoperto. E allora ecco l'elenco completo di cui fanno
parte Giuseppe Ingrà, presidente della Imperial Spa, Angelo Pollina,
consigliere regionale di Forza Italia, Gianni Montano, costruttore edile del
Principato di Monaco, Luis Micheli Clavier, ex consigliere e capogruppo
regionale di Forza Italia, Giuseppe Rossi, finanziere e membro del Consiglio
Grande della Repubblica di San Marino, Claudio Gozzi e Giovanni Fava,
imprenditori di Mantova, Luca Tempestini, Bruno Berti, Aldo Mannario, Angelo
Paganini, Antonio Grasso, Paolo Lodovisi e Lorenzo Pagliai, imprenditori di
Prato.
La cordata ha già provveduto ad incaricare l'avvocato fiorentino Gian Paolo
Olivetti Rason di valutare gli aspetti legali della vicenda e presentare
un'offerta d'acquisto per la società gigliata. Per questo nei prossimi
giorni l'avvocato Olivetti Rason prenderà contatto con il giudice Sebastiano
Puliga. «La nostra offerta - ha detto Tootoonchi - potrà essere ovviamente
formalizzata solo dopo aver fatto verificare dai nostri professionisti
l'effettiva situazione economica della Fiorentina. È nostro interesse creare
una squadra vincente con un gruppo dirigenziale che sia di gradimento alla
città» di Firenze.
Infine è confermato «un serio interessamento ed una concreta disponibilità
di capitali». Tootoonchi ha ribadito che si è voluto sensibilizzare la
situazione della Fiorentina anche all'imprenditoria araba e dei maggiori
paesi islamici perché «esistono molti magnati e grandi imprenditori
interessati ad investire nel nostro paese».
di Giampaolo Marchini
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A. C.
F.
NUMQUAM EST FIDELIS
CUM POTENTE SOCIETAS