Ciao a tutti
Silvano
Dido Guerrieri vive a Seattle, credo che si goda la pensione. Scrive un
saggio periodico per Superbasket dove parla di utto un po' con sfondi
cestistici.
Io ricordo con piacere le sue pagine, ben scritte e ovviamente competenti.
Intanto mi chiedo come stia il suo gatto Poverino che ogni tanto citava e
ora non fa più. Non vorrei aver passato notizie sull salute del micio.
> Nessuno ha voglia di fare un po' di revival basket anni '70? Per
> esempio vi ricordate Jo Allen della Snaidero Udine, tanta tecnica e
> tanta ciccia?
Se facciamo anni 80, ti posso dare una mano. Nascendo nel 75 è dura
ricordarsi qualcosa che non sia uno scatolone impolverato scatolone con i
Giganti del Basket vecchi.
> Ciao a tutti
> Silvano
Ciao, Gabriele
Ok...
allora voglio sapere che fine ha fatto Jomy Sangodey (si scriverà così?
mah...)
millantava di essere cugino di tal Hakeem....
> Ciao, Gabriele
Ciao
Andrea
Lui non voleva fare il "Chi l'ha visto?" del basket anni 80, voleva fare una
versione cestistica di "Una rotonda sul mare" con un bel vintage anni 80
sulla palla al cesto...
Sangodey giocava a Treviso, poi posso provare a cercare qualcosa. Mettiamo
che a memoria, allora, vado meglio sui 90's.
UFF!
Non hai da pensare alla prossima avversaria di Treviso?
:-)
> Ciao
> Andrea
Ciao, Gabriele
No che non si scrive così... gnurant.... tanti anni di studio per il
ca**o...
Yommy Basket - A legend in Nigerian basketball when Hakeem first started to
play. His real name was Yommy Sangodeyi but his fans in his native Nigeria
called him Yommy Basket. When he took his jump shot everyone in the stands
would shout "Yommy" and then "Basket" after his shot swished through the
net. He eventually attended Sam Houston State and was drafted in the 3rd
round of the 1984 NBA Draft by the New Jersey Nets.
Da ricerche poco metodiche ho trovato che era stato ingaggiato nel 2001 da
una squadra in Belgio, dopo aver giocato in Brasile...
http://users.swing.be/alfab/index2.html?source=s00-01/equ00-01.html
> Ciao
> Andrea
Ciao, Lelio
eh, adesso!
"tanti anni di studio"... son parole grosse....
;-)
> per il ca**o...
per il callo?
il carro?
il casco?
il caspo?
il canto?
il campo?
Ce cazzo volevi dire, Lelio?
;-))
> > Ciao
> > Andrea
>
> Ciao, Lelio
Scusatemi tutti, ma dopo un bel bel po' che non potevi, ho il cazzeggio a
portata di mano ;-)
Ciao, ok la smetto, S.
> > > Ciao
> > > Andrea
> >
> > Ciao, Lelio
>
> Scusatemi tutti, ma dopo un bel bel po' che non potevi, ho il cazzeggio a
> portata di mano ;-)
CICCIOOOOOOOOOOO!
Era ora che ti rifacessi vivo!
Eri rimasto insabbiato e sotterrato dal tuo mucchietto di ossa in una
spiaggia della Riviera?
:-)))
> Ciao, ok la smetto, S.
Ciao, Gabriele "Da zero a dieci"
> > per il ca**o...
>
> per il callo?
> il carro?
> il casco?
> il caspo?
> il canto?
> il campo?
>
> Ce cazzo volevi dire, Lelio?
> ;-))
>
> > > Ciao
> > > Andrea
> >
> > Ciao, Lelio
>
> Scusatemi tutti, ma dopo un bel bel po' che non potevi, ho il cazzeggio a
> portata di mano ;-)
Per me Simko ( nel cazzeggio) n° 1.
>
> Ciao, ok la smetto, S.
--
Ciao,
tromba,.......... ricordati la vera saggezza è sapere di non sapere, ma una
cosa la so:
MADRIGALI VATTENE!
>
>
Ricordo con piacere i "Giganti del Basket" anni '70 con il direttore
Gianni Menichelli e Massimo Mangano, purtroppo entrambi scomparsi
troppo presto, e Marino Bartoletti prima che diventasse un teledivo.
Nel 1976 uscì un numero speciale per il decennale che ho conservato
per un sacco di anni. Qualcuno se lo ricorda?
Ciao
Silvano
Ho avuto poco tempo in questi giorni e colpevolmente non ho ancora risposto
ai tuoi piacevolissimi assist. Di Guerrieri ti ha già ben detto
Chocolatmaker.
Non ho un ricordo diretto di Joe Allen, ma a metà degli anni '70 ho avuto in
regalo le annate dei Giganti tra il '67 e il '71 e ho benissimo in mente le
sue foto, anche senza andarle a ripescare dagli scaffali...
Spendo volentieri due parole su Gianni Menichelli, visto che magari, a
differenza di Mangano, scomparso più recentemente, pochi lo ricordano,
confinato com'era in un quotidiano che certo non ha mai dimostrato grande
amore per il basket come La Stampa di Torino
Gianni Menichelli fu un apostolo del nostro sport, in anni in cui il basket
era in netta ascesa, e senza che il basket americano rappresentasse nulla di
più di un'entità sconosciuta di cui si favoleggiava, al massimo calzando le
Converse All Stars di tela azzurra. I Giganti erano il vero punto di
riferimento per gli appassionati, insieme alle telecronache di Aldo
Giordani, che allora come sempre esercitava la sua opera di divulgatore del
verbo cestistico.
Gli anni del dualismo Varese-Milano, della valanga gialloblu dell'Ignis che
trionfava in Europa (dieci finali di Coppa dei campioni consecutive, cinque
vinte, se non erro), delle prime medaglie agli Europei e delle delusioni
olimpiche (che sarebbero la sconfitta in finalina con Cuba a Monaco e la
tremenda sconfitta allo scadere dal +16 con la Jugoslavia a Montreal...),
della Forst Cantù terzo incomodo (Marzorati-Recalcati-Farina-Della
Fiori-Lienhard), degli sponsor che duravano anni, la Canon Venezia (Carraro,
Gorghetto, il grande Steve Hawes), la Sapori Siena (Bovone-Johnson prima
coppia di torri del nostro basket), la Brina Rieti che vide un già
prominente Lombardi chiudere la carriera e quindi non fare in tempo a
giocare col giovane Brunamonti, ancora probabilmente dedito al tennis...),
la Mobilquattro Milano col primo Chuck Jura, uno che coi suoi 23-25 anni
ancora oggi sarebbe un protagonista assoluto in Eurolega.
Mentre Giordani cercava di convertire gli infedeli, Menichelli officiava,
una volta al mese, con lo stesso spazio di oggi sui giornali (ma forse anche
di più, in diversi casi...) e nient'altro, per i fedeli della palla a
spicchi. Pungente la sua parte, ma sempre da innamorato del gioco prima di
tutto, era i Giganti del Basket, che non sono più stati la stessa cosa senza
di lui, pur ben retti per anni da Dario Colombo.
Nella mia personale scalata delle scoperte ( a parte la quasi casalinga
epopea del basket elvetico ticinese, di cui a suo tempo ho già parlato),
venne poi, nella seconda parte del decennio, il prodigioso Sergio Tavcar a
narrare le gesta della Jugoplastika di Solman e Jerkov, del Partizan di
Kicia e Praia, del Bosna di Delibasic e Tanjevic in panchina; prima che Dan
Peterson venisse a portare nelle case di quei fedeli di cui sopra finalmente
anche le immagini (alquanto nebulose su Prima Rete Indipendente) degli
occhialoni di Kareem, dei voli del Doctor e di quei due giovanotti appena
arrivati, quello nero col sorrisone e il 32 gialloviola e quello biondo che
non rideva mai e il 33 biancoverde...
...e siamo già agli anni '80...e qui molti di voi ci arrivano da soli ;-))
Ciao da Dido
Io ho trovato il numero dei Giganti con resoconto sulla finale europea di
Nantes e inserto NBA su vittoria del titolo di Phila. Lo vendo dai 350 euros
(o evris) in su.
ciao
lo
> Ciao
> Silvano
>
--------------------------------
Inviato via http://usenet.libero.it
Splendido ritratto del basket anni '70 in cui ho ritrovato tantissimi
personaggi. Mi unisco al ricordo del grande Aldo Giodani e voglio
citare gli pseudonimi che usava: Alfa Gamma; Mister Pressing; Al
Jordan.
Farei anche una citazione del basket femminile anni '70 con il grande
Geas di Sesto San Giovanni e le sue sfide al Daugawa Riga della
Semionova, al Clemont Ferrand della Chazalon e allo Sparta Praga della
bellissima Jarosova.
In quegli anni noi ragazzi eravamo tutti un po' innamorati di Mabel
Bocchi, che ora se non sbaglio si occupa di bridge, e di Rosy Bozzolo,
che sposò Gianni Menichelli. A dire la verità io stravedevo per Diana
Bitu, romena italianizzata dalle gambe infinite, che ogni tanto vedevo
a Milano in via Torino. Qualcuno ha sue notizie?
Saluti
Silvano
Mi accodo qui per comodità.
Ricordo un pò appannato, ma la mia prima partita di basket vista al
PalaDozza fu Fortitudo Eldorado vs Snaidero Udine con protagonista il
"panzone" tecnicamente sopraffino da una parte e dall'altra Paolino
Bergonzoni, Picchio Orlandi ed il mitico Gary Baron Schull (lacrimuccia che
scende). Ricordo i duelli tra il Barone e Jo Allen per il titolo cannonieri
(allora veniva ancora contagiato dal calcio) della serie A.
Come diceva Elton John in "Crocodile rock": I remember when i was young...
> > Ciao a tutti
> > Silvano
>
> Ho avuto poco tempo in questi giorni e colpevolmente non ho ancora
risposto
> ai tuoi piacevolissimi assist. Di Guerrieri ti ha già ben detto
> Chocolatmaker.
> Non ho un ricordo diretto di Joe Allen, ma a metà degli anni '70 ho avuto
in
> regalo le annate dei Giganti tra il '67 e il '71 e ho benissimo in mente
le
> sue foto, anche senza andarle a ripescare dagli scaffali...
Guerrieri lo ricordo piacevolmente per gli editoriali che scriveva. Come
tecnico forse era troppo avanti. Diede il suo meglio mi pare con la
Mobilquattro di Jura. La sua annata in Fortitudo fu penalizzata dalla scelta
di Gil McGregor come sostituto del Barone. Impresa ardua in senso assoluto
per come Gary aveva incarnato il nostro spirito e senso di appartenenza alla
Effe, poi lo sfigatissimo Gil ebbe una lesione agli occhi in una gara di
preseason che gli pregiudicò la carriera.
Menichelli indubbiamente un grande nell'opera di diffusione del basket.
Attendevo con ansia l'uscita (mensile) dei GdB per divorarne il contenuto.
Assieme a Giordani, seppur traviati da un'attenzione particolare per l'area
lombarda, hanno segnato un epoca pionieristica, il passaggio dalla
pallacanestro al basket. Dovrei avere le intere annate dal '72 al '77 da
qualche parte. Di quel periodo mi sono rimasti alcuni ricordi, ad esempio:
- l'importanza nella scelta dell'americano (il giocatore proveniente da
federazione estera era generalmente USA al 99,5%). Lo straniero forniva il
50% del potenziale della squadra, sbagliato quello era la lotta per non
retrocedere per le piccole squadre oppure stagione mediocre per chi aveva
maggiori ambizioni. Se poi si infortunava non era sostituibile. Quasi come
ora insomma ;-)
- l'introduzione del doppio straniero, che consentì di vedere anche
giocatori stranieri in ruoli diversi da quello di pivot (la denominazione di
allora per il sandrone più grosso che prendeva rimbalzi e segnava nell'area
piccola).
- vedere i primi giocatori italiani schiacciare. Sembrerà impossibile in un
era dove schiacciano già i cadetti e anche qualche allievo ma allora
facevano fatica anche i lunghi italiani a schiacciare (per dire come
l'atletismo si sia modificato in una trentina d'anni.
- la Nazionale squadra di tutti, senza le polemiche campanilistiche che
l'hanno recentemente circondata. Ed anche maggiormente considerata dalla Tv
di stato.
> Nella mia personale scalata delle scoperte ( a parte la quasi casalinga
> epopea del basket elvetico ticinese, di cui a suo tempo ho già parlato),
> venne poi, nella seconda parte del decennio, il prodigioso Sergio Tavcar a
> narrare le gesta della Jugoplastika di Solman e Jerkov, del Partizan di
> Kicia e Praia, del Bosna di Delibasic e Tanjevic in panchina; prima che
Dan
> Peterson venisse a portare nelle case di quei fedeli di cui sopra
finalmente
> anche le immagini (alquanto nebulose su Prima Rete Indipendente) degli
> occhialoni di Kareem, dei voli del Doctor e di quei due giovanotti appena
> arrivati, quello nero col sorrisone e il 32 gialloviola e quello biondo
che
> non rideva mai e il 33 biancoverde...
Magiche le cronache di Sergione con personaggi clamorosi come un'orso
panzone peloso di una squadra minore che non aveva nulla a che vedere col
basket sbertucciato implacabilmente dal cronista slavo. Ed un certo Dunbar,
giocatore americano in forza ad una squadra svizzera che sparava trentelli
ed ad un certo punto cercato pure in Italia dalla vnera; i fratelli Picco.
> ...e siamo già agli anni '80...e qui molti di voi ci arrivano da soli ;-))
Ugh.
> Ciao da Dido
Ciao
Effeblu
> In quegli anni noi ragazzi eravamo tutti un po' innamorati di Mabel
> Bocchi, che ora se non sbaglio si occupa di bridge,
E' il fratello che gioca in nazionale ed ha anche vinto gli ultimi
campionati del mondo.
> Saluti
> Silvano
1) Mo ssssoccmèl Tromba: golf e bridge... che razza di fighetto sei!
2) questo mi pare proprio il thread giusto per segnalare una simpatica
intervista a Chuck Jura che si trova su legabasket, sezione news di IERI 10
giugno.
Dice tra l'altro che sarà al Palaverde per gara3, ed ancora che ci sarà una
fantomatica "notte delle stelle" per vecchi campioni degli anni 80, alla
quale ovviamente anche lui parteciperà...
Sul punto, nessuno sa dovecomequandoperchèquanto?
Non mi dispiacerebbe assistere.....
> > Saluti
> > Silvano
> Ciao,
> tromba,.......... ricordati la vera saggezza è sapere di non sapere
Bene, hai dato retta a Mk, vedo, siamo tutti più allegri ;-))
Ciao S.
> Chuck Jura
> Dice tra l'altro che sarà al Palaverde per gara3, ed ancora che ci sarà una
> fantomatica "notte delle stelle" per vecchi campioni degli anni 80, alla
> quale ovviamente anche lui parteciperà...
>
> Sul punto, nessuno sa dovecomequandoperchèquanto?
Riporto:
Venerdì sera il Taliercio si vestirà a festa per ospitare una
stracittadina che ha fatto la storia del basket lagunare: Mestre-Reyer
(inizio ore 20).
Protagonisti saranno tantissimi indimenticati ex di entrambre le
squadre(...)
L'incasso della manifestazione verrà devoluto verrà devoluto in
beneficenza per il progetto "Aiutiamo Milvia" e all'Avis: il costo del
biglietto sarà di otto euro.
Ecco alcuni dei nomi dei partecipanti alla gara esibizione: con la
casacca mestrina Renato Villalta, Claudio Pilutti, Pietro Generali e
Chuck Jura, che saranno guidati in panchina da Ettore Messina, Gianni
Asti, Roberto Zamarin e Andrea Mazzon.
Sulla sponda granata, in campo Praja Dalipagic, Stefano Gorghetto, Luca
Silvestrin, Franco Binotto, Nane Grattoni e Nane Vianello, che avranno
come un pool di coach d'eccezione come Tonino Zorzi, Giulio Geroli,
Frank Vitucci, Mario De Sisti, Marco Calamai, Andrea Zanchi, Waldi
Medeot.
> Ciao S.
Ciao, Lelio
--
Posted via Mailgate.ORG Server - http://www.Mailgate.ORG
> 1) Mo ssssoccmèl Tromba: golf e bridge... che razza di fighetto sei!
A bridge io non gioco più, bastano sorella e nipote, ma in quanto a gioco di
fighetti ti comunico che ti sbagli di grosso.
> Bene, hai dato retta a Mk, vedo, siamo tutti più allegri ;-))
Che culo. -((
> Ciao S.
>
--
> Splendido ritratto del basket anni '70 in cui ho ritrovato tantissimi
> personaggi. Mi unisco al ricordo del grande Aldo Giodani e voglio
> citare gli pseudonimi che usava: Alfa Gamma; Mister Pressing; Al
> Jordan.
Almeno otto anni dopo la prima uscita di Superbasket, sulla casella postale
in sede campeggiava un'etichetta "Guerin Basket" che era tutta un
programma...come le lettere al direttore che in parte si autoscriveva
(leggere certi nominativi, please)
E poi, visto che tra finale NBA e italiane qualche volta l'asterisco torna
di moda, come non ricordare (a proposito della Milanocentricità giustamente
ricordata da Effeblu), anni dopo l'evento, l'asterisco posto sull'albo d'oro
del campionato all'anno 1984 con la dizione "vitolato ma convalidato"? ;-))
> Farei anche una citazione del basket femminile anni '70 con il grande
> Geas di Sesto San Giovanni e le sue sfide al Daugawa Riga della
> Semionova, al Clemont Ferrand della Chazalon e allo Sparta Praga della
> bellissima Jarosova.
Hana Jarosova...sarà in viaggio verso i 60...:-(
Grande medaglia italiana a Cagliari '74, dietro URSS e appunto
Cecoslovacchia del duo Jarosova-Jiraskova. Ma nessuno può davvero, senza
averla vista, capire cos'era la Semionova nel basket femminile di allora
> In quegli anni noi ragazzi eravamo tutti un po' innamorati di Mabel
> Bocchi, che ora se non sbaglio si occupa di bridge, e di Rosy Bozzolo,
> che sposò Gianni Menichelli.
Mabel miglior giocatrice ai mondiali del '75 (grande quarto posto) e direi
senza discussioni ancora largamente da considerare miglior giocatrice
italiana di sempre
A dire la verità io stravedevo per Diana
> Bitu, romena italianizzata dalle gambe infinite, che ogni tanto vedevo
> a Milano in via Torino. Qualcuno ha sue notizie?
Probabilmente lei i 60 li ha raggiunti, visto che era una giocatrice già di
lungo corso. Nessuna notizia
> Saluti
> Silvano
Ciao da Dido
Hai visto giocare anche Angelini?
> Guerrieri lo ricordo piacevolmente per gli editoriali che scriveva. Come
> tecnico forse era troppo avanti. Diede il suo meglio mi pare con la
> Mobilquattro di Jura. La sua annata in Fortitudo fu penalizzata dalla
scelta
> di Gil McGregor come sostituto del Barone. Impresa ardua in senso assoluto
> per come Gary aveva incarnato il nostro spirito e senso di appartenenza
alla
> Effe, poi lo sfigatissimo Gil ebbe una lesione agli occhi in una gara di
> preseason che gli pregiudicò la carriera.
Ricordo molto bene. Sponsor Alco, giusto? Credo un distacco di retina per
il centrone, e le considerazioni che fai più sotto sulla fondamentale
importanza dell'allora unico americano (cosa che dava vita all'altra
celeberrima figura dell'americano di coppa, tesserabile solo per l'Europa)
si adattano perfettamente al caso.
A rivedere quel che ricordo io della carriera di Dido Guerrieri (a partire
dagli anni '70, dopo il suo assistentato in nazionale), il comune
denominatore delle sue squadre è sempre stato il gioco in velocità,
contropiede e transizione, molta libertà agli attaccanti: la Mobilquattro,
la Vigevano che mi vide abbonato, la Berloni Torino, la stessa Roma, anche
se non era più quella dei trionfi di Bianchini, erano tutte versioni,
diverse per talento dei singoli, di una stessa idea di gioco.
Grande gestore di giocatori, si trovò in squadra negli anni fior di nomi, da
Dawkins a Gervin, spesso venuti con l'idea di svernare al sole a carriera
finita e senza sudare e dal prof portati sempre a rendere.
A proposito dell'ex Iceman, visto col Doctor alla prima palla a due delle
finali NBA, indimenticabile una sua intervista sotto la doccia prima di un
Roma-Milano: insaponandosi con l'aria di chi non ha un pensiero al mondo e
pregusta semmai la prossima cena in qualche esclusivo ristorante romano,
soddisfa la platea con un "Daremo il massimo", prima di chiedere il permesso
di risciacquarsi...
> Menichelli indubbiamente un grande nell'opera di diffusione del basket.
> Attendevo con ansia l'uscita (mensile) dei GdB per divorarne il contenuto.
> Assieme a Giordani, seppur traviati da un'attenzione particolare per
l'area
> lombarda, hanno segnato un epoca pionieristica, il passaggio dalla
> pallacanestro al basket.
Beh, erano anni in cui il famoso Trofeo Lombardia prestagionale era seguito
quasi quanto il campionato...Però direi che l'appunto tocchi più Giordani di
Menichelli, almeno a mio ricordo
Dovrei avere le intere annate dal '72 al '77 da
> qualche parte. Di quel periodo mi sono rimasti alcuni ricordi, ad esempio:
> - l'importanza nella scelta dell'americano (il giocatore proveniente da
> federazione estera era generalmente USA al 99,5%). Lo straniero forniva il
> 50% del potenziale della squadra, sbagliato quello era la lotta per non
> retrocedere per le piccole squadre oppure stagione mediocre per chi aveva
> maggiori ambizioni. Se poi si infortunava non era sostituibile. Quasi come
> ora insomma ;-)
Veramente un'altro mondo. Mi ricordo ad esempio che Brindisi vide
infortunarsi alle prime partite Vaughn (padre di quello che è stato nell'Nba
qualche anno e poi credo in Grecia) e questo segnò la retrocessione in serie
B. Perchè di quegli anni è anche la poi copiatissima invenzione della A2,
direi 1974, per arrivare poi ai playoff pochi anni dopo. Simko ricordava
qualche giorno fa lo scudetto vinto a Varese nel '76, credo proprio l'ultimo
con la formula della poule finale a sei. Se non erro infatti nel '77 Varese
si prese la rivincita con un 2-1 che rappresentò la prima finale della
storia (dopo i famosi sopareggi Ignis-Simmenthal)
> - l'introduzione del doppio straniero, che consentì di vedere anche
> giocatori stranieri in ruoli diversi da quello di pivot (la denominazione
di
> allora per il sandrone più grosso che prendeva rimbalzi e segnava
nell'area
> piccola).
Secondo straniero secondo boom, titolavano appunto i Giganti. E fu così: i
playoff, la A2 (che spesso aveva fior di squadre, in grado di dare fastidio,
se non proprio per lo scudetto, a molte delle prime squadre di A1) e il
doppio straniero a far vedere non solo i centri ma anche play e guardie di
altra dimensione.
Anche atletica, naturalmente...
> - vedere i primi giocatori italiani schiacciare. Sembrerà impossibile in
un
> era dove schiacciano già i cadetti e anche qualche allievo ma allora
> facevano fatica anche i lunghi italiani a schiacciare (per dire come
> l'atletismo si sia modificato in una trentina d'anni.
Verissimo. Pochi in quegli anni gli atleti moderni. A parte Meneghin e il
Marzorati giovane, direi le ali, Bariviera prima, Bertolotti e Bonamico poi.
Carraro aveva due belle gambe
> - la Nazionale squadra di tutti, senza le polemiche campanilistiche che
> l'hanno recentemente circondata. Ed anche maggiormente considerata dalla
Tv
> di stato.
>
Verissimo, la Nazionale raccoglieva tutto il movimento su di sè. Quanto alla
tv, proprio Giordani, anni dopo, ricordava giustamente che le partite non
erano magari moltissime, magari una o due volte al mese; in compenso, quando
c'era basket, era un partita intera e soprattutto era uno dei due canali,
più la Svizzera per chi era a tiro, solo dopo Capodistria e Montecarlo...
Sai lo share, se solo quella parola fosse già circolata in Italia...
> Magiche le cronache di Sergione con personaggi clamorosi come un'orso
> panzone peloso di una squadra minore che non aveva nulla a che vedere col
> basket sbertucciato implacabilmente dal cronista slavo.
Col Vrankovic degli esordi (come si capisce, siamo già negli '80), festeggiò
in diretta l'avvenuto apprendimento del suo secondo movimento offensivo dopo
il passo e gancio verso il centro area, cioè quello svitamento verso la
linea di fondo che in effetti di lì in poi esibì.
I movimenti rimasero poi per sempre due...
Ed un certo Dunbar,
> giocatore americano in forza ad una squadra svizzera che sparava trentelli
> ed ad un certo punto cercato pure in Italia dalla vnera; i fratelli Picco.
Eh, la famosa Federale... giocava in coppia con Manuel Raga, esiliato
dall'Italia (vigeva tra l'altro la regola che un americano non riconfermato
da una squadra non potesse l'anno dopo passare a un'altra dello stesso
campionato) dall'arrivo di uno biondo col numero nove, uno che forse più di
tutti nel campionato italiano ha dato a lungo l'impressione di non potere
letteralmente sbagliare un tiro
> Ugh.
>
> Ciao
> Effeblu
>
Va beh, torniamo alla realtà del presente, quello che NON mi permetterà di
vedere questa sera la finale scudetto...
Ciao da Dido
Ciao a tutti
Silvano
No, penso che avesse smesso l'anno prima oppure avendone vista una sola
quell'anno fosse fuori per indigestione, ehm, per infortunio. :-)
> > Guerrieri lo ricordo piacevolmente per gli editoriali che scriveva. Come
> > tecnico forse era troppo avanti. Diede il suo meglio mi pare con la
> > Mobilquattro di Jura. La sua annata in Fortitudo fu penalizzata dalla
> scelta
> > di Gil McGregor come sostituto del Barone. Impresa ardua in senso
assoluto
> > per come Gary aveva incarnato il nostro spirito e senso di appartenenza
> alla
> > Effe, poi lo sfigatissimo Gil ebbe una lesione agli occhi in una gara di
> > preseason che gli pregiudicō la carriera.
>
> Ricordo molto bene. Sponsor Alco, giusto? Credo un distacco di retina per
> il centrone, e le considerazioni che fai pių sotto sulla fondamentale
> importanza dell'allora unico americano (cosa che dava vita all'altra
> celeberrima figura dell'americano di coppa, tesserabile solo per l'Europa)
> si adattano perfettamente al caso.
Giā. Per noi fu una vera delusione dopo il mitico Barone. Se fosse successo
ora sarebbe stato tagliato a ottobre massimo. Allora ce lo tenemmo per tutto
l'anno, sostenendolo nonostante tutto. Pare che in una gara pre infortunio
avesse fatto un mazzo cosė al sig. Hawes a Venezia. Per miracolo ci
salvammo.
> A rivedere quel che ricordo io della carriera di Dido Guerrieri (a partire
> dagli anni '70, dopo il suo assistentato in nazionale), il comune
> denominatore delle sue squadre č sempre stato il gioco in velocitā,
> contropiede e transizione, molta libertā agli attaccanti: la Mobilquattro,
> la Vigevano che mi vide abbonato, la Berloni Torino, la stessa Roma, anche
> se non era pių quella dei trionfi di Bianchini, erano tutte versioni,
> diverse per talento dei singoli, di una stessa idea di gioco.
Come dicevo era avanti un decennio. La sua Mobilquattro giocava molto bene,
aveva un grande Chuck e un discreto quintetto ma contro VA, MI e Cantų di
allora non bastava mica.
> Grande gestore di giocatori, si trovō in squadra negli anni fior di nomi,
da
> Dawkins a Gervin, spesso venuti con l'idea di svernare al sole a carriera
> finita e senza sudare e dal prof portati sempre a rendere.
> A proposito dell'ex Iceman, visto col Doctor alla prima palla a due delle
> finali NBA, indimenticabile una sua intervista sotto la doccia prima di un
> Roma-Milano: insaponandosi con l'aria di chi non ha un pensiero al mondo e
> pregusta semmai la prossima cena in qualche esclusivo ristorante romano,
> soddisfa la platea con un "Daremo il massimo", prima di chiedere il
permesso
> di risciacquarsi...
In Italia spesso sono venuti dei barbagianni dal mondo NBA (Wilkins, Askew e
altri ancora) ma sono venuti anche dei signori professionisti. Anzi in
alcuni casi dei Signori in generale (Artis Gilmore, Gervin, Bradley).
> > Menichelli indubbiamente un grande nell'opera di diffusione del basket.
> > Attendevo con ansia l'uscita (mensile) dei GdB per divorarne il
contenuto.
> > Assieme a Giordani, seppur traviati da un'attenzione particolare per
> l'area
> > lombarda, hanno segnato un epoca pionieristica, il passaggio dalla
> > pallacanestro al basket.
>
> Beh, erano anni in cui il famoso Trofeo Lombardia prestagionale era
seguito
> quasi quanto il campionato...Perō direi che l'appunto tocchi pių Giordani
di
> Menichelli, almeno a mio ricordo
Bč, diciamo che il Jordan era pių spudorato. Menichelli lo inserisco perchč
per vedere una foto dei biancoblų di allora su GdB dovevo sperare di
intravederli nelle immagini scattate contro Ignis, Simmenthal o Cantų. E
altrettanto per gli articoli. D'altronde si era in A da poco meno di un
decennio.
> Dovrei avere le intere annate dal '72 al '77 da
> > qualche parte. Di quel periodo mi sono rimasti alcuni ricordi, ad
esempio:
> > - l'importanza nella scelta dell'americano (il giocatore proveniente da
> > federazione estera era generalmente USA al 99,5%). Lo straniero forniva
il
> > 50% del potenziale della squadra, sbagliato quello era la lotta per non
> > retrocedere per le piccole squadre oppure stagione mediocre per chi
aveva
> > maggiori ambizioni. Se poi si infortunava non era sostituibile. Quasi
come
> > ora insomma ;-)
>
> Veramente un'altro mondo. Mi ricordo ad esempio che Brindisi vide
> infortunarsi alle prime partite Vaughn (padre di quello che č stato
nell'Nba
> qualche anno e poi credo in Grecia) e questo segnō la retrocessione in
serie
> B. Perchč di quegli anni č anche la poi copiatissima invenzione della A2,
> direi 1974, per arrivare poi ai playoff pochi anni dopo. Simko ricordava
> qualche giorno fa lo scudetto vinto a Varese nel '76, credo proprio
l'ultimo
> con la formula della poule finale a sei. Se non erro infatti nel '77
Varese
> si prese la rivincita con un 2-1 che rappresentō la prima finale della
> storia (dopo i famosi sopareggi Ignis-Simmenthal)
Noi trovammo, penso l'anno dopo il povero Gil McGregor, un grande giocatore,
Ron De Vries, 211 cm. Buon tiratore, bianco di evidenti origini olandesi.
Buona squadra con Caglieris e altri innesti e Nikolic credo in panca. Quando
si infortunō alla schiena quasi a metā campionato iniziō la sfida per
restare in A avendo come centro il mitico Giauro. Sfida che andō male e
perdemmo credo per classifica avulsa o spareggi la possibilitā di restare in
A. Fortunatamente una delle neopromosse rinunciō o ampliarono il numero di
squadre creando A1 e A2. Ma se avesse tenuto botta avremmo potuto arrivare
nelle prime 4 o 5, un successone per quei tempi e quei budgets.
> > - l'introduzione del doppio straniero, che consentė di vedere anche
> > giocatori stranieri in ruoli diversi da quello di pivot (la
denominazione
> di
> > allora per il sandrone pių grosso che prendeva rimbalzi e segnava
> nell'area
> > piccola).
>
> Secondo straniero secondo boom, titolavano appunto i Giganti. E fu cosė: i
> playoff, la A2 (che spesso aveva fior di squadre, in grado di dare
fastidio,
> se non proprio per lo scudetto, a molte delle prime squadre di A1) e il
> doppio straniero a far vedere non solo i centri ma anche play e guardie di
> altra dimensione.
> Anche atletica, naturalmente...
Giā.
> > - vedere i primi giocatori italiani schiacciare. Sembrerā impossibile in
> un
> > era dove schiacciano giā i cadetti e anche qualche allievo ma allora
> > facevano fatica anche i lunghi italiani a schiacciare (per dire come
> > l'atletismo si sia modificato in una trentina d'anni.
>
> Verissimo. Pochi in quegli anni gli atleti moderni. A parte Meneghin e il
> Marzorati giovane, direi le ali, Bariviera prima, Bertolotti e Bonamico
poi.
> Carraro aveva due belle gambe
Carraro e Gergati il Rosso furono, mi sembra, tra i primi italiani sotto i 2
metri a schiacciare e ad aggiungere alla tecnica un atletismo degno.
Bellissima la Canon di allora con Hawes, Gorghetto, Carraro, Milani,
Spillare e altri italiani tra i primi giocatori moderni.
> > - la Nazionale squadra di tutti, senza le polemiche campanilistiche che
> > l'hanno recentemente circondata. Ed anche maggiormente considerata dalla
> Tv
> > di stato.
> >
>
> Verissimo, la Nazionale raccoglieva tutto il movimento su di sč. Quanto
alla
> tv, proprio Giordani, anni dopo, ricordava giustamente che le partite non
> erano magari moltissime, magari una o due volte al mese; in compenso,
quando
> c'era basket, era un partita intera e soprattutto era uno dei due canali,
> pių la Svizzera per chi era a tiro, solo dopo Capodistria e Montecarlo...
> Sai lo share, se solo quella parola fosse giā circolata in Italia...
Per paradosso c'era pių attenzione allora sulla tv di Stato, perchč ricordo
perfettamente una finale o semifinale di Coppa dei Campioni tra l'Ignis e
l'Armata Rossa con Belov e Zharmuhamedov trasmessa in prime time si direbbe
ora (anche perchč a ora pių tarda sarei stato in branda) ed erano credo i
primissimi '70 o fine '60. E lė cominciai ad interessarmi di quello strano
sport da sandroni e a frequentare il campetto vicino casa, dove conquistarsi
un posto era una bella gara con i ragazzi pių grandi.
> > Magiche le cronache di Sergione con personaggi clamorosi come un'orso
> > panzone peloso di una squadra minore che non aveva nulla a che vedere
col
> > basket sbertucciato implacabilmente dal cronista slavo.
>
> Col Vrankovic degli esordi (come si capisce, siamo giā negli '80),
festeggiō
> in diretta l'avvenuto apprendimento del suo secondo movimento offensivo
dopo
> il passo e gancio verso il centro area, cioč quello svitamento verso la
> linea di fondo che in effetti di lė in poi esibė.
> I movimenti rimasero poi per sempre due...
Sono stato folgorato! Dai meandri della memoria č uscito il nome dell'orco
peloso: Tassich. Diventō un mito tra noi ragazzi, un pō come Duenas anche se
pių scarso e piccoletto.
> Ed un certo Dunbar,
> > giocatore americano in forza ad una squadra svizzera che sparava
trentelli
> > ed ad un certo punto cercato pure in Italia dalla vnera; i fratelli
Picco.
>
> Eh, la famosa Federale... giocava in coppia con Manuel Raga, esiliato
> dall'Italia (vigeva tra l'altro la regola che un americano non
riconfermato
> da una squadra non potesse l'anno dopo passare a un'altra dello stesso
> campionato) dall'arrivo di uno biondo col numero nove, uno che forse pių
di
> tutti nel campionato italiano ha dato a lungo l'impressione di non potere
> letteralmente sbagliare un tiro
Bob č stato veramente un grande. Un Signore, grandi movimenti senza palla
per ricevere (anche grazie al granitico Dino e a Bisson) mi piaceva molto
l'Ignis del Prof. e dei Rusconi, Ossola, Morse, Bisson, Meneghin, Zanatta,
Flaborea. Peccato per i tifosi che si esibirono in un bel "10, 100, 1000
Mathausen" con tanto di croci in occasione di una gara interna contro il
Maccabi. Da allora mi sono stati un pō antipatici. Anzi, un pō molto.
Altro che la Fossa. Ma ognuno ha i suoi problemi.
> Va beh, torniamo alla realtā del presente, quello che NON mi permetterā di
> vedere questa sera la finale scudetto...
Tra mezz'ora vado a prendere il posto nella sauna di Piazza Azzarita. Ci
sono solo 36 gradi (fuori) e l'umiditā non voglio neanche saperla. Speriamo
di sopravvivere.
Ma sopratutto: Forza ragazzi!!
E' vero, ottime le telecronache di Tavcar. Non male anche quelle della
TV della svizzera italiana fatte da un telecronista, di cui non
ricordo il nome, competente e passionale ma con un terrificante
accento ticinese.
Vero, ma queste notizie mettono una tale malinconia. Come fare per
descrivere la divina Jarosova a chi non ha fatto in tempo a vederla?
Saluti (con lacrimuccia nostalgica incorporata)
Silvano
Poteva essere tale Giuseppe (da non confondersi con l'attore Giampiero)
Albertini?
Nei mitici '70 questo su TSI faceva tutto: calcio, hockey e penso proprio
anche il basket.
Viganello superstar!!
;-))
Ciao S.
"Due azioni combinate e perfette sono il segreto di un grande successo
sportivo"
Giuseppe Albertini (giornalista sportivo internazionale)
Dallo spot di un noto rasoio....
Però il telecronista in questione era, ed incredibilmente ancora è (anche la
TSI2, cioè il canale sportivo, io purtroppo non lo prendo) il solo un po'
meno mitico Arnaldo Cremonesi. Quello che parla ancora di pivò, detto
(giustamente, peraltro...) alla francese. Mi è capitato di vedere qualche
anno fa brani di sue telecronache delle finali NBA: per lui parlare di
Pippen o di Nicolet era praticamente la stessa cosa ;-))
Ciao da Dido
No, non era Giuseppe Albertini, che perň mi risulta abbia fatto
qualche telecronaca di basket agli albori sulla RAI. E poi Abertini
era una specie di gentleman inglese con una dizione italiana perfetta.
Quello di cui parlo io era un tipo molto piů ruspante. Forse Dido
ricorda il nome della voce che arrivava dalla mitica palestra della
Gerra.
Ciao
Silvano
Due punti per Dido. Proprio Arnaldo Cremonesi. Non lo sento da una
vita, anch'io non prendo la svizzera.
Avrei voluto parlare delle terrificanti telecronache fatte sulla RAI
da Ennio Vitanza, ma fa troppo caldo e non voglio infierire.
Ciao da Silvano