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I 180 passi

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Stolcius Von Stolcenberg

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May 13, 2012, 10:21:16 AM5/13/12
to
Che 180 sia considerato da alcuni un numero aureo per la corsa, non è una novità(e anche in questo ng se ne è discusso a dovizia).

Jack Daniels, nel suo best seller "Daniels' Running Formula" ha osservato che quasi tutti i massimi esponenti della corsa di resistenza mantengono una cadenza >= a 180 passi al minuto(pam), mentre quelli di livello leggermente inferiore si collocano in un range di 165-175 pam.

Scendendo ancora di livello("recreational runners") la cadenza rallenta mostruosamente fino a un minimo di 80-85 pam.

Una ricerca dell Università del Wisconsin avrebbe avvalorato questa tesi.

Una cadenza sostenuta potrebbe infatti ridurre i rischi di infortunio.

Un aumento della cadenza del 5% ridurrebbe l'energia meccanica assorbita dal ginocchio di circa il 20% per ogni falcata.

Con un incremento del 10% la sollecitazione diminuirebbe addirittura del 34%.

In base a questi risultati, chi avesse una cadenza significativamente inferiore agli aurei 180 pam, dovrebbe ragionevolmente cercare di incrementarla.

Ciò contribuirebbe ad abbassare il rischio diinfortuni.

fonte: http://tinyurl.com/7b7ajrl

Che ne pensate?

Avete mai monitorato la vostra cadenza(molti accelerometri lo permettono)?

Se sì, qual è?

Un salutone,
Stolcius

simona70

unread,
May 14, 2012, 6:52:10 AM5/14/12
to
On 13 Mag, 16:21, Stolcius Von Stolcenberg <stolc...@gmail.com> wrote:
>
> Avete mai monitorato la vostra cadenza(molti accelerometri lo permettono)?
>
> Se sì, qual è?
>
> Un salutone,
> Stolcius

Mai contati... O meglio, una volta ci provai ma persi il conto molto
presto... :)

Ma, secondo te, questi passi bisogna contarli quando si sta correndo
a ritmo sostenuto o rilassato... ?

Simo

fede

unread,
May 15, 2012, 4:13:38 AM5/15/12
to
io ci sono arrivato dopo un pò con l'aiuto del lettore mp3+auricolari : ))
esistono playlist a bpm precisi.
all'inizio devo dire mi sembrava innaturale poichè il mio ritmo era
inferiore (non di molto), poi però nel giro di qualche settimana ho
abbandonato le cuffiette ed il gesto è diventato naturale ed automatico, mi
ha subito trasmesso la sensazione di minor fatica.
io i 180 li tengo per qualsiasi ritmo



"Stolcius Von Stolcenberg" ha scritto nel messaggio
news:32058650.2188.1336918876690.JavaMail.geo-discussion-forums@vbbhi10...

perrins

unread,
May 15, 2012, 5:44:35 AM5/15/12
to
Il 13/05/2012 16:21, Stolcius Von Stolcenberg ha scritto:

> Che 180 sia considerato da alcuni un numero aureo per la corsa

ma come passo si intende l'appoggio dello stesso piede o il passo
"semplice" ?

io non li ho mai contati, ma mi accorgo spesso che quando trovo qualcuno
davanti a me circa alla stessa velocità la maggior parte delle volte ho
passi più lenti.
però sono lungo, è una giustificazione? no...

fede

unread,
May 15, 2012, 5:57:30 AM5/15/12
to
si intende il passo semplice, infatti per calcolarlo si conta un piede e poi
si moltiplica x2



"perrins" ha scritto nel messaggio
news:5Apsr.169884$GZ3.1...@tornado.fastwebnet.it...

Gert dal pozzo

unread,
May 15, 2012, 6:46:56 AM5/15/12
to
Stolcius Von Stolcenberg <stol...@gmail.com> ha scritto:

> Jack Daniels

ROTFL

> nel suo best seller "Daniels' Running Formula" ha osservato che quasi
tutti i massimi esponenti della corsa di resistenza mantengono una
cadenza >= a 180 passi al minuto(pam), mentre quelli di livello
leggermente inferiore si collocano in un range di 165-175 pam.
>
> Scendendo ancora di livello("recreational runners") la cadenza
rallenta mostruosamente fino a un minimo di 80-85 pam.
>
> Una ricerca dell Università del Wisconsin avrebbe avvalorato questa
tesi.

signori, la ricerca di una qualsiasi università del sarcazzistan non è
detto sia verità assoluta o anche solo degna di essere oggetto di
discussione: per fare un esempio, mai sentito parlare dell' IgNobel
Prize?
molto semplicemente, essendo la velocità = falcata per cadenza, è
sostanzialmente ovvio che chi è più veloce abbia una cadenza maggiore
dato che la falcata per ovvi motivi geometrici più di tanto non può
aumentare senza far decadere poi la velocità

già più interessanti le probabilità di infortunio: ma anche qui,
occorrerebbe vedere come è stata fatta la ricerca e se in sostanza la
funzione di probabilità di infortunio in relazione alla cadenza è stata
resa indipendente da altri fattori che predispongono all'infortunio come
i Km corsi settimanalmente, l'età, il sovrappeso, gli anni di attività
podistica, i carichi di allenamento, le calzature utilizzate et cetera
(ho i miei dubbi)

a naso, potrebbe esserci una correlazione tra cadenza lenta e infortuni:
ad esempio cadenza lenta = appoggio troppo duraturo del piede a terra e
conseguente rischi di infortuni ad esempio all'achilleo


Mauro55

unread,
May 15, 2012, 2:32:25 PM5/15/12
to
Il Tue, 15 May 2012 10:13:38 +0200, "fede" <fu...@tin.it> ha scritto:

>io ci sono arrivato dopo un pò con l'aiuto del lettore mp3+auricolari : ))
>esistono playlist a bpm precisi.
>all'inizio devo dire mi sembrava innaturale poichè il mio ritmo era
>inferiore (non di molto), poi però nel giro di qualche settimana ho
>abbandonato le cuffiette ed il gesto è diventato naturale ed automatico, mi
>ha subito trasmesso la sensazione di minor fatica.
>io i 180 li tengo per qualsiasi ritmo


Avevo letto anch' io qualche cosa in merito e per curiosità avevo
fatto delle prove.
La mia frequenza passi va dai 175 per il lento ai 195 in
gara/ripetute.

Oggi ho rifatto una verifica durante la mia uscita ed i valori sono
quelli.

Sempre avuto il "passo-corto" ....

Ciao
Mauro55

run_lurker

unread,
May 15, 2012, 5:14:12 PM5/15/12
to
Stolcius Von Stolcenberg:

> Avete mai monitorato la vostra cadenza(molti accelerometri lo permettono)?
> Se sě, qual č?

Oggi mi sono misurato, per curiosita'... mentre correvo a circa 4/4:10 ho
contato 15 appoggi sullo stesso piede in 10s.
Che moltiplicato per 6 e quindi per 2 dovrebbe dare i passi al minuto...
ovvero 180.

Saluti


--

questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad ab...@newsland.it


Stolcius Von Stolcenberg

unread,
May 16, 2012, 6:15:46 PM5/16/12
to
Il giorno martedì 15 maggio 2012 12:46:56 UTC+2, Gert dal pozzo ha scritto:

> signori, la ricerca di una qualsiasi università del sarcazzistan non è
> detto sia verità assoluta o anche solo degna di essere oggetto di
> discussione: per fare un esempio, mai sentito parlare dell' IgNobel
> Prize?

D'accordissimo sul fatto che non solo la ricerca in questione(la quale, come tante, potrebbe basarsi su un campione risicato di osservazioni), ma qualsiasi ricerca non dovrebbe mai porsi come la verità assoluta.

E' solo un punto di partenza.
Può essere falsificata.
Può essere anche resa più "solida" da altre ricerche, le quali, comunque, in nessun caso potrebbero mai darle il crisma di "verità assoluta".

Oltretutto il mio è stato solo un relata refero: bisognerebbe leggersi la ricerca originale(e magari si scopre che certe conclusioni sono state equivocate. Tutto è possibile!).

Vero è che molti coach consigliano di aumentare il cosiddetto turnover al fine di limitare gli infortuni; ma è altrettanto vero che essi, in genere, si basano sulle tesi di Daniels(ma perchè l'hai rotflato?), il che rende il discorso un po' circolare...

> molto semplicemente, essendo la velocità = falcata per cadenza, è
> sostanzialmente ovvio che chi è più veloce abbia una cadenza maggiore
> dato che la falcata per ovvi motivi geometrici più di tanto non può
> aumentare senza far decadere poi la velocità

Sì, hai ragione, ma almeno nel mio caso(tapascio senza speranza), se aumentare il turnover contribuisse a diminuire il rischio di infortuni, sacrificherei la velocità molto volentieri.

> già più interessanti le probabilità di infortunio: ma anche qui,
> occorrerebbe vedere come è stata fatta la ricerca e se in sostanza la
> funzione di probabilità di infortunio in relazione alla cadenza è stata
> resa indipendente da altri fattori che predispongono all'infortunio come
> i Km corsi settimanalmente, l'età, il sovrappeso, gli anni di attività
> podistica, i carichi di allenamento, le calzature utilizzate et cetera
> (ho i miei dubbi)

Nulla da ridire: concordo su tutte le osservazioni.

> a naso, potrebbe esserci una correlazione tra cadenza lenta e infortuni:
> ad esempio cadenza lenta = appoggio troppo duraturo del piede a terra e
> conseguente rischi di infortuni ad esempio all'achilleo

Forse questo è il motivo dell'onnipresenza del consiglio di incrementare il turnover.
Principianti e tapasci configurano una categoria popolosa e popolare, pertanto
,probabilmente, la "dritta" e mirata a correggere difetti come la "corsa a balzelloni" e l'overstride, tanto diffusi tra essi.

Grazie, Gert :-))

Un salutone,
Stolcius

Stolcius Von Stolcenberg

unread,
May 16, 2012, 6:19:49 PM5/16/12
to
Penso che si tratti di una media.
Per il resto la dinamica, con i dovuti dubbi e distinguo, è stata già analizzata in modo chiaro e preciso da Gert.

Un salutone,
Stolcius
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Gert dal pozzo

unread,
May 17, 2012, 2:27:58 AM5/17/12
to
Stolcius Von Stolcenberg <stol...@gmail.com> ha scritto:

> Vero è che molti coach consigliano di aumentare il cosiddetto turnover
al fine di limitare gli infortuni; ma è altrettanto vero che essi, in
genere, si basano sulle tesi di Daniels(ma perchè l'hai rotflato?)

perchè si chiama come il whisky


> Sì, hai ragione, ma almeno nel mio caso(tapascio senza speranza), se
aumentare il turnover contribuisse a diminuire il rischio di infortuni,
sacrificherei la velocità molto volentieri.

no, quello che intendevo dire è che a parità di forma aumentare la cadenza
del passo equivarrebbe a ridurre la falcata. cosa mica tanto facile da
fare e allenare ... più pratico aumentare la cadenza aumentando la
velocità e quindi allenandosi di più

è che io sono perplesso (perplesso, non contrario) riguardo un pò tutti le
tecniche che promettono - e talvolta magari mantengono le promesse - la
riduzione degli infortuni, che sia l'aumento della cadenza o il cambio di
appoggio stile barefoot running, *a parità di carico degli allenamenti*.
perchè la nostra abitudine motoria si è forgiata fin da bambini, il nostro
corpo ha le sue geometrie e le sue attitudini maturate in anni ed anni, i
propriocettori si sono formati ed adattati ... cambiare tutto questo non è
facile e immediato e richiede impegno, e non so quanto il cambiare stile
in modo così sostanzioso sia efficace per tutti


lnzndr

unread,
May 17, 2012, 3:41:10 AM5/17/12
to
Concordo su tutto.
dopo un inverno di prove, anch'io ritengo che la cadenza sia legata
principalmente al tipo di appoggio e, ma in minor misura, alla velocità.
a parità di velocità e di soggetto, appoggio su avampiede=cadenza più
elevata, in quanto il passo è più corto e l'impatto più centrale, sotto al
baricentro.
al contrario, a minore frequenza, si allunga il passo, si appoggia
inevitabilmente di tallone, in zona avanzata rispetto al baricentro.
la prova del nove si ha correndo anche solo una ventina di metri senza
scarpe: si sta sugli avampiedi e si fanno passettini corti e frequenti.
il numero di 180 è una delle solite medie delle medie delle medie, tipo
220 - età per il cuore, ma è conosciuto anche in ambito ciclistico, dove i
90 giri di pedivella sono un riferimento standard.
concordo anche con i metodi di misura all'antica. quando, per curiosità,
voglio controllare la cadenza, io conto un piede per 30" e moltiplico per 4.
di solito rilevo valori superiori a 180, ma vado veramente pianissimo...
Ciao.


VonKappel

unread,
May 17, 2012, 7:47:01 AM5/17/12
to
Stolcius Von Stolcenberg,

> Che 180 sia considerato da alcuni un numero aureo per la corsa, non è una novità(e anche in questo ng se ne è
> discusso a dovizia).
>
> Jack Daniels, nel suo best seller "Daniels' Running Formula" ha osservato che quasi tutti i massimi esponenti della
> corsa di resistenza mantengono una cadenza >= a 180 passi al minuto(pam), mentre quelli di livello leggermente
> inferiore si collocano in un range di 165-175 pam.
>
> Scendendo ancora di livello("recreational runners") la cadenza rallenta mostruosamente fino a un minimo di 80-85 pam.

80?
Puo succedere solo camminando piano.

--
Forse solo il silenzio esiste davvero. (José Saramago)

perrins

unread,
May 17, 2012, 2:57:13 PM5/17/12
to
Il 13/05/2012 16:21, Stolcius Von Stolcenberg ha scritto:
> Che 180 sia considerato da alcuni un numero aureo per la corsa, non è una novità(e anche in questo ng se ne è discusso a dovizia).

oggi ho contato:
5'00/km tranquilli: 152-156 (4 misurazioni)

poi ho fatto 3 km a 4'20: 156-160 (4 misurazioni)

allora?
io l'avevo detto che ero "lento"...

Stolcius Von Stolcenberg

unread,
May 17, 2012, 5:48:47 PM5/17/12
to
Il giorno giovedì 17 maggio 2012 08:27:58 UTC+2, Gert dal pozzo ha scritto:

> perchè si chiama come il whisky

Ahi ahi, il mio povero neurone ha sfarfallato di nuovo.
E pensare che essendo un "Michele" dovrei intendermene! ;-)

Certo, se il coach si fosse chiamato Glenn Grant avrei di certo fatto la mia porca figura! :-D

Be', però bisogna dire che il Daniels in questione fu giudicato dal Runner's World magazine "The World's Best Coach": un alto tributo alla carriera.

Per la cronaca, intorno alla metà degli anni 50 si dimostrò un pentatleta di un certo qual smalto(o malto? o doppio malto? boh!), vincendo la medaglia d'argento nel "1956 Summer Olympics"(fonte: http://en.wikipedia.org/wiki/Jack_Daniels_%28coach%29 )".

> perchè la nostra abitudine motoria si è forgiata fin da bambini, il nostro
> corpo ha le sue geometrie e le sue attitudini maturate in anni ed anni, i
> propriocettori si sono formati ed adattati ... cambiare tutto questo non è
> facile e immediato e richiede impegno, e non so quanto il cambiare stile
> in modo così sostanzioso sia efficace per tutti

Sì, sì, hai ragione: qui sta il busillis.
Anche concedendo alla ricerca della Wisconsin University(Istituto di livello mondiale da 5 stelle d'eccellenza) la massima attendibilità, non si può assolutamente scartare, per fare un esempio, che la diminuzione di sollecitazione su un ginocchio del 34% non possa comportare un più sensibile aumento di rischio di infortunio sia a livello tendineo che muscolare per i complessi meccanismi che hai illustrato.

Un salutone,
Stolcius

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