Devo trovar motivazioni... allora scrivo di come lunedì ho fatto il
personale nella mezza (da 1h24' che era).
Sì, magari sarebbe meglio correre, ma io scrivo. Ed è già tanto,
credetemi.
[da
http://anonimasportivi.blogspot.it ]
Mezza Maratona Gualtieri (RE)
La mezza maratona di Gualtieri gode di un posto al sole nel mio
(presunto) cuoricino.
E' stata la mia prima "mezza", 2 anni fa, nel 2010. Correvo da
pochissimo e senza nessuna qualità né variabilità degli allenamenti, ero
ancora molto pesante (ancor più di ora! 96 kg!), non mi ero preparato per
una simile distanza ma, essendo in preda al "più km possibile", mi buttai.
Fu una gara dura ed emozionante, con la costante paura di doversi
fermare, con il costante disagio di "non essere bravo" come gli altri,
con un primo duello personale vinto a metà gara e un secondo doppio
duello vinto allo sprint finale. Alla fine l'urina era rosso sangue:
avevo dato tutto. Portai a casa un onorevole 1h30"56" e una bellissima
maglietta tecnica BROOKS.
Quest'anno, dopo l'infortunio che mi ha fatto saltare la Valli e Pinete,
non potevo mancare. Dovevo fare una mezza, un po' perché rimane la "mia"
gara, un po' perché dovevo testarmi per i Campionati Italiani di
triathlon medio (IMMINENTI!), un po' perché è un periodo genericamente di
crisi a 360°, anche sportiva (dopo l'abolizione del nuoto, il ritiro per
foratura di Tirrenia, la brutta caduta in bici)... speravo mi desse un
po' di carica e di "rigore".
Ma nulla, la settimana prima avrei dovuto fare:
- corsa: pochi km ma di qualità, con ripetute brevi e medie, per tenere
agile la gamba
- bici: molti km e molte uscite, per allenare il motore e non imbastirmi
la gamba
Invece ho fatto:
- corsa: molti km a fondo medio o addirittura lento
- bici: una beneamata fava, grazie ad una serie indicibile di rotture
meccaniche del mezzo
In più, causa impegni vari, ho saltato ben 3 giorni di allenamento. Non
succedeva da un po'...
Il morale il giorno prima della gara? ZERO con abbuffata galattica di
dolciumi pasquali.
Il morale il giorno della gara? ZERO con colazione di solo caffè_latte
(almeno!).
Però vado, via... al massimo torno a casa senza gareggiare. Poi arrivi,
paghi l'iscrizione, ritiri il pettorale, lo attacchi sulla canotta, inizi
a scaldarti, ti senti anche abbastanza sciolto e leggero, il sole fa
capolino, le vetrine riflettono la tua immagine muscolosa... finisce che
ti sale l'orgoglio, il paragone tra te e gli altri ti gonfia il petto,
insomma ti vien voglia di provarci (e di non buttar via i 15 mauri
dell'iscrizione!).
OK, siamo in modalità GARA. Riscaldamento abbondante e minuzioso, con
stretching della Divina Scuola di Hokuto che impressiona tutti. Entro in
griglia tra i primi deciso a mantenere una posizione di start consona:
lascio ovviamente passare avanti i top runner colorati. Un attimo di
distrazione e mi ritrovo però dietro una signorotta 50enne che dice,
preoccupata: "Speriamo che non mi schiaccino". Ma brutta demente
cerebrolesa: se sai che vai piano, che cazzo ti metti davanti ai keniani
che corrono il lento a 2'30"/km. Pezzo d'imbecille. Ce n'è sempre uno di
questi mentecatti. Morite. Comunque, arriva lo start: BUM! Le prime
posizioni non sono serratissime e la signora me la cavo dal cazzo subito
senza problemi. I neri scappano subito, io tengo abbastanza bene il
secondo gruppo e la cosa mi dà coraggio: si vede che il lavoro per
velocizzarmi paga. Ma durerà? Quanto? Boh.
Primo minigiro in centro concluso a ritmi di un duathlon sprint: minchia!
Ora c'è la parte dura: 2 giri da 9 km sugli argini, con qualche salitella
e soprattutto MOLTO VENTO. Vengo superato, ma supero, riprendo, vengo
ripreso. Pian piano i gruppi si sgranano, ci si studia, ci si dà il
cambio davanti tirando un po'. Si fa quel genere di conoscenza fatta NON
di parole, ma di passi, di silenzi, di fiatoni che scoppiano e
riprendono, di respirazioni affannate che cercano sollievo. C'è un
legame, cazzo.
Qualcuno sembra forte, ma poi scoppia al secondo giro. Il pezzo di
strada giù dall'argine con il vento contro ucciderebbe un bufalo. Si dà
qualcosa in più per non staccarsi da quelli davanti, si dà qualcosa in
più per staccare quelli dietro. Risultato: morte fisica per tutti. Ma
siamo al secondo giro, il ritmo gara è nelle gambe. C'è consapevolezza.
Gli sguardi sporadici al GPS restituiscono dati positivi. Ora so che il
personale di 1h24'09" è già "il passato".
Il tempo di gioire dura poco, perchè si esce nuovamente dall'argine e
inizia la crisi. Le gambe sono di legno, la caviglia è agile come due
pezzi di ghisa saldati insieme, i muscoli del piede sono in acido e non
spingono, la falcata è ridotta: soltanto uno sforzo mentale enorme cerca
di mantenerla innaturalmente lunga (si fa per dire...).
La donna e il suo pacer sono rimasti gli unici con me. Davanti e dietro,
il vuoto. Allungano, mi staccano, io non riesco a dare di più perché ho
forzato contro vento per non perderli, li lascio andare in paese. Poi
però questo gettar la spugna mi fa prendere fiato, mentre loro
evidentemente pagano il ritmo elevato (o forse solo lei, non ho ancora
capito se lui fosse solo un pacer oppure un concorrente "normale" che
dava tutto, perché spesso allungava molto anche su di lei lasciandola
scoperta e sola al vento).
Vabbe', sta di fatto che recupero, allungo, recupero, allungo... LI
RIPRENDO! LI PASSO A 5-600 m dalla fine! E continuo a staccarli! Ormai
sono al sicuro, ma cerco di soffrire ancora un po' per non avere
rimpianti, vedo il display che segna 1h19'49"... 50"... 51". Sul 52"
taglio il traguardo. Ho abbattuto il muro dell'ora_e_venti. Cazzo.
E con che premesse, poi. Mi sa che la scienza ancora sia ben lontana
dall'aver capito i meccanismi del nostro corpo...
Premiazione lunga dei primi 20 sul palco (io 19°! fiuuu...), con gran
cerimoniale. Apprezzabile, nonostante il vento freddo, l'abbigliamento
insufficiente e la voglia di tornare a casa a riposarsi. Un'altra bella
esperienza.