Pedro <
gg.fumaga...@gmail.com> ha scritto:
> Gert dal pozzo ha scritto:
>
>
> > ultramaratone e trail, oltre le 4-5H:
>
> per uscire dalla inevitabile crisi, io ho sempre avuto un grande beneficio
> quando ai ristori ho trovato il grana.
codesto ᅵ mistero biochimico: pochi zuccheri, tanti grassi, tante proteine.
come fa a esser utile? perᅵ lo dicono in diversi e ne ho visto mangiare. io
penso perchᅵ regala sazietᅵ ed ᅵ un cibo noto e gradito (idem per i panini al
salame o le crostate o la cioccolata), ed anche il cervello vuole la sua
parte, anche io infatti parlavo di "gusti noti". suppongo che in stato di
carenza di zuccheri il corpo si aggrappi ad ogni caloria ingurgitata, e che ci
siano dei meccanismi ormonali (serotonina?) dietro
ho trovato un articolo di Speciani, lo riposto per l'ennesima volta, conscio
che non sarᅵ l'ultima :) l'argomento ᅵ interessante e ogni tanto rispunta e
puᅵ essere utile ai nuovi ISANI. beninteso, non lo condivido in toto (ad
esempio io li consiglio gli zuccheri in una 42k) ma nel 95% dei punti sᅵ
DURANTE: l'alimentazione corretta nel giorno della gara
La dieta per la mattina della gara e durante lo sforzo
La dieta per il mattino della gara
Ogni sportivo ha i suoi riti e negli alberghi non ᅵ infrequente sentire
scalpiccii di passi fin dalle quattro del mattino, perchᅵ qualcuno si ᅵ alzato
a prepararsi gli spaghetti. Non ᅵ naturalmente necessario. Prima della
partenza ᅵ sempre buona norma cercare di partire a stomaco vuoto (inutile
portarsi dietro una digestione in corso) e nello stesso tempo a serbatoi
pieni. Abbiamo detto con chiarezza che lᅵunico serbatoio che ci interessa di
riempire ᅵ quello degli zuccheri, perchᅵ rappresenta il piᅵ importante fattore
limitante della prestazione. Qualunque cosa si decida di mangiare, dovrᅵ
quindi soddisfare a queste due condizioni:
1) Essere quasi completamente digerita al momento della partenza
2) Essere in grado di ripristinare le scorte di glicogeno consumate
durante la notte
Abbiamo giᅵ discusso (e lo vedremo meglio parlando di alimentazione in gara)
come sia controproducente innescare in gara dei processi digestivi, perchᅵ
questo sposta sangue dai distretti muscolari al tubo digerente, riducendo
quindi lᅵafflusso di ossigeno ai muscoli stessi. La colazione, se colazione
vera e propria si potrᅵ fare, dovrᅵ quindi essere sufficientemente digeribile,
o sufficientemente lontana dal via, da consentire una digestione completa o
quasi. In altre parole: se avremo tempo sufficiente (per esempio 3 ore)
potremo mangiare un paio di belle fette di pane nero con marmellata o miele,
con tᅵ o caffᅵ (attenzione al latte, che richiede ad alcuni tempi digestivi
piᅵ lunghi), una banana o altro frutto, o ancora della frutta secca. Se invece
il tempo sarᅵ ristretto (sveglia alle sei con partenza alle 8.00, che vuol
dire solo unᅵoretta di tempo tra fine colazione e inizio del
riscaldamento) sarᅵ possibile concedersi solo piccole quantitᅵ di sostanze
zuccherine, come per esempio caffᅵ o tᅵ con miele, magari accompagnata da una
fetta biscottata con un poᅵ di marmellata oppure da una banana. I tempi
governano le dosi di alimenti di cui fare uso. Il contenuto della colazione
(che nulla vieta di trasformare in un pranzo con pasta o riso se si ᅵ abituati
e se i tempi sono sufficienti) deve tuttavia fare attenzione allᅵeventuale
innalzamento della glicemia legato al consumo di zuccheri semplici ad alto
indice glicemico. Una colazione composta (ad esempio) da pane bianco, tᅵ
zuccherato, bevanda energetica, biscotti di farina bianca e marmellata
zuccherata, puᅵ alzare eccessivamente il contenuto di glucosio nel sangue, con
repentino intervento dellᅵinsulina. Lᅵintervento dellᅵinsulina (il corpo non
sa che stiamo per partire per unᅵultramaratona) abbassa la glicemia,
trasformando in grassi gli zuccheri assunti in eccesso, senza piᅵ alcuna
utilitᅵ per la nostra gara (ricordiamoci infatti che il nostro serbatoio di
grassi, anche se siamo magri e tonici, ᅵ praticamente illimitato). Non solo,
ma lᅵinsulina, rimuovendo anche parte degli zuccheri ᅵgiustiᅵ del sangue, puᅵ
provocarci ipoglicemia reattiva, cioᅵ un calo zuccherino che puᅵ affliggerci
proprio nei primi difficili km di gara, regalandoci brutte sensazioni (di
stanchezza e di demotivazione) in un momento nel quale non ne avremmo
assolutamente bisogno. Eᅵ dunque importante evitare che la colazione ci faccia
salire eccessivamente la glicemia, se non vogliamo trovarci alla partenza con
le gambe tagliate. Per evitare che questo succeda dovremo evitare sia zucchero
bianco, bibite ᅵenergeticheᅵ al glucosio o saccarosio e farine raffinate, sia
limitare le quantitᅵ a quanto effettivamente consumato durante la notte (8 ore
di sonno ᅵcostanoᅵ poco piᅵ di 2-300 kcal): di piᅵ non ci serve. Non ha nessun
senso, infine, cibarsi al mattino con alimenti contenenti grassi oppure
proteine in quantitᅵ rilevanti. In quel momento abbiamo bisogno solo di
carboidrati per ripristinare le scorte impoverite durante la notte, e di cibi
altamente digeribili: il che va in contraddizione con una scelta che preveda
anche i grassi (i piᅵ lenti da digerire tra tutti i nutrienti). Tutto quanto
detto vale naturalmente anche per le partenze pomeridiane: basterᅵ tirare
indietro le lancette secondo quanto detto, tenendo come punto fermo di
riferimento la partenza della gara (o meglio lᅵinizio del riscaldamento).
Pochi minuti prima della partenza, se lo desideriamo, possiamo anche succhiare
una pastiglia di carboidrati come quelli che ci vengono offerti solitamente in
gara. Il problema della glicemia a quel punto non esiste piᅵ, perchᅵ una volta
partiti, il consumo di glicogeno muscolare rende preferenziale la via del
ripristino delle scorte piuttosto che quella dellᅵaccumulo nel sangue. Non ci
cambierᅵ la vita, ma giᅵ che siamo lᅵ, non lasciamo nulla al caso e partiamo
con i serbatoi pieni fino allᅵorlo. Se la gente comune avesse unᅵidea di
quanti ritiri e sofferenze anche nella maratona siano dovuti a cattiva
alimentazione nelle 24 ore precedenti la gara, verrebbe posta sicuramente
maggiore attenzione a questo aspetto da parte di tutti.
Cosa mangiare durante la gara
Siamo dunque partiti. E qui inizia il bello.
Per decidere se, quando, quanto e che cosa mangiare, occorre chiarire un paio
di punti essenziali sui meccanismi energetici in corse di lunga e lunghissima
durata. Vediamo a grandi linee cosa succede al nostro organismo in una 42 km.
In un recente articolo che ho pubblicato su "Correre" troviamo l'equazione del
consumo energetico, che vi ripropongo qui.
Consumo (kcal) = K x (Peso atleta) x (km percorsi)
dove K rappresenta il cosiddetto ᅵcoefficiente di economicitᅵ di corsaᅵ, che
penalizza chi abbia corsa dispendiosa e inefficiente.
Prendendo un valore medio di K pari a 1, se pesiamo 60 kg (e non abbiamo
grasso superfluo), per una maratona ne consumeremo circa 2500 kcal (60 kg x
42,195 km) per arrivare in fondo. Ma in realtᅵ, le nostre scorte di glicogeno,
immagazzinate in fegato e muscoli, ammontano a sole 1800 kcal circa. Anche con
una buona tecnica di corsa, portando il nostro coefficiente K al valore di 0,9
invece del valore standard (pari a uno) dovremo mettere in campo circa
2200kcal. La percentuale di zuccheri che dovremmo quindi usare per portare a
termine la gara alla massima velocitᅵ possibile, ma senza accenno di crisi,
sarᅵ data dal rapporto tra 1800 e 2200, cioᅵ in pratica 82% (corrispondente ad
un 18% di grassi).
Ed in una 100 km? Se pesiamo sempre 60 kg (e non abbiamo grasso superfluo),
pur disponendo delle solite 1800 kcal sotto forma di glicogeno, ma ne
consumeremo circa 6000 (60 kg x 100 km) per arrivare in fondo. Anzi
consumeremo 5400 kcal soltanto, perchᅵ avendo una buona tecnica di corsa
(relativamente economica) il nostro coefficiente K scenderᅵ al valore di 0,9
invece del valore standard (pari a uno) fin qui usato per semplificare i
calcoli. La percentuale di zuccheri che dovremmo quindi usare per portare a
termine la nostra migliore gara, alla massima velocitᅵ possibile, senza
incorrere nella crisi, sarᅵ data dal rapporto tra 1800 e 5400, cioᅵ in pratica
il 33% (corrispondente ad un 67% di grassi).
Si ᅵ detto in precedenza che piᅵ bassa ᅵ la percentuale di grassi usata nel
mix energetico, e piᅵ alta sarᅵ la velocitᅵ che possiamo permetterci di
tenere. Sarᅵ dunque nostra cura cercare di assimilare la maggior quantitᅵ
possibile di zuccheri in gara per alzare la percentuale di energia proveniente
dagli zuccheri rispetto a quella complessiva (giᅵ lᅵabbiamo fatto migliorando
il nostro stile di corsa: ciᅵ ha portato il rapporto grassi/totale dall'82% al
72% in maratona e dal 70% al 67% nelle ultra).
Nelle ultramaratona, dato il ritmo relativamente piᅵ blando ed il maggior
tempo a disposizione, ᅵ possibile una qualche forma di digestione e quindi
diretto utilizzo di zuccheri ingeriti. Ammettiamo, ad esempio, a puro titolo
di ipotesi, che sia possibile assimilare altre 900 kcal in gara sotto forma di
zuccheri. Questo sposterebbe il rapporto a (1800+900)/5400, ovvero con un mix
al 50% di grassi e al 50% di zuccheri. A paritᅵ di tutte le altre condizioni
questo significherebbe una possibilitᅵ di accelerazione del ritmo (secondo la
regoletta empirica dellᅵ1% in piᅵ per ogni 2% di grassi in meno
consumati) dellᅵ8,5%. Unᅵenormitᅵ. Vuol dire, per un atleta che pensava di
correre a 4ᅵ20/km lᅵintera gara (tempo finale di 7h13ᅵ), potersi permettere di
correrla a 3ᅵ57/km (6h34ᅵ!!!). Eᅵ chiara lᅵimportanza del fattore zuccheri in
gara e prima della gara? Una volta stabilita perᅵ questa interdipendenza
occorre capire come fare ad assimilare la maggiore quantitᅵ di zuccheri
possibile senza subire effetti collaterali (come la digestione) i cui esiti
abbiamo del tutto omesso in questa simulazione.
Zuccheri e digestione
Il problema della digestione ᅵ in effetti abbastanza complesso da aggirare,
perchᅵ quasi qualunque sostanza da noi assunta impegna, poco o tanto che sia,
i nostri processi, sottraendo sangue alle arterie dirette ai muscoli. Diciamo
allora che la differenza puᅵ essere fatta tra quel poco e quel tanto. Ove
esistessero sostanze zuccherine di alto valore energetico (in termini di kcal)
ma di facilissima digestione, il problema sarebbe, almeno in parte, aggirato.
Proviamo dunque a stilare una sorta di ᅵclassificaᅵ tra alimenti diversi per
capire quali di questi possano essere piᅵ adatti alla digestione in corsa,
tenendo presente che i normali tempi di elaborazione degli alimenti vengono
spesso alterati in gara dai livelli ormonali accresciuti di cortisolo e
catecolamine, nonchᅵ dai continui sobbalzi a cui ᅵ soggetto lᅵintero apparato
digerente, che non consentono una funzionalitᅵ particolarmente efficiente.
Questi problemi si aggravano quanto piᅵ alta ᅵ la ᅵsofferenzaᅵ competitiva o ᅵ
tanto per usare un parametro noto a tutti ᅵ quanto piᅵ alte sono le
pulsazioni. Incominciamo dunque ad eliminare tutti i cibi solidi complessi
contenenti dosi rilevanti di grassi o di proteine. La loro digestione in gara
sarebbe lunga e complessa, e i benefici nulli perchᅵ di grassi ne abbiamo a
sufficienza per fare 3 o 4 ultramaratone di seguito, e le proteine dovremmo
immediatamente trasformarle in zuccheri, con conseguente appesantimento della
funzione epatica ed allungamento dei tempi di elaborazione intestinale. Sembra
ovvio? Non tanto, visto che in maratona si vedono spesso atleti addentare
delle improbabili barrette 40-30-30 (utilissime in altre situazioni, ma non in
quella) oppure pezzetti di cioccolato (ricco di
grassi) o di biscotto (con la margarina), o ancora aminoacidi ramificati. La
seconda attenzione dobbiamo averla nei confronti dei cibi solidi rispetto a
quelli liquidi. Eᅵ nozione che dovrebbe essere nota a qualsiasi medico che lo
stomaco ha una via ᅵdirettaᅵ per il passaggio dei liquidi al duodeno, e una
via invece completa per tutti i cibi solidi che lo attraversano. Il passaggio
dei liquidi dura dunque pochissimo, mentre un cibo semisolido puᅵ fermarsi
anche unᅵora a livello gastrico. E a noi non serve che la digestione avvenga
dopo la linea del traguardo, no? Ovvia conseguenza di questo discorso ᅵ quindi
la necessitᅵ di fare conto in gara solo su sostanze disciolte in acqua e
specificamente zuccherine, che siano anche molto rapidamente digeribili e
possibilmente ad alto indice glicemico (che ᅵ una conseguenza diretta delle
caratteristiche appena descritte). Meglio ancora se tali sostanze fossero
semplicemente diffusibili, ovvero in grado di raggiungere il sangue
attraversando direttamente le pareti del tubo digerente. Vediamo quindi che
cosa possiamo mettere, una volta scartati i cibi solidi, allᅵinterno del
liquido che ingeriremo. Piᅵ avanti ci concentreremo sulle quantitᅵ piᅵ idonee
da assumere (fermo restando che in questo caso, tanto piᅵ, tanto meglio).
Possiamo trovare nei vari preparati da gara:
- maltodestrine
- glucosio (= destrosio)
- sciroppo di glucosio
- saccarosio
- fruttosio
- altri zuccheri
Ciascuno di questi ha una specificitᅵ di azione legata alla propria biochimica
di assorbimento. Non sarᅵ esercizio inutile comprendere come vengono assorbiti
ed assimilati dopo lᅵingestione. Le maltodestrine non sono altro che delle vie
di mezzo tra il glucosio
(monomero) e lᅵamido o il glicogeno (che sono polimeri del glucosio stesso).
In pratica, se il glucosio ᅵ una perlina di una collana, lᅵamido (vegetale) e
il glicogeno (animale) sono le forme di accumulazione cellulare di quelle
perline, ovvero le intere collane. Le maltodestrine sono come delle piccole
collanine da 5-20 perline. Sono quindi di piᅵ veloce assimilazione rispetto
agli amidi (un piatto di pasta), ma sicuramente di piᅵ lenta assimilazione
rispetto ad uno zucchero semplice come il glucosio. In gara, quindi, non pare
avere molto senso lᅵuso di maltodestrine. Molto piᅵ utile, semmai, lᅵuso del
glucosio che richiede minor tempo per essere assimilato, e non crea problemi
di innalzamento glicemico, visto che in corsa lᅵeccesso ematico (insieme
allᅵeventuale insulina prodotta) serve proprio a distribuire con efficienza il
glucosio alle cellule muscolari affaticate (e svuotate). Piᅵ utili potranno
quindi essere le maltodestrine, se prese poco prima dellᅵinizio della gara,
per prevenire repentini innalzamenti della glicemia. In gara, tuttavia, non
sembrano di maggiore utilitᅵ rispetto ad un qualsiasi zucchero semplice. Lo
sciroppo di glucosio si trova come ingrediente in numerosi preparati liquidi
da bere in gara. Si tratta sempre di glucosio mescolato ad acqua, molto
concentrato fino a costituire uno sciroppo. Il saccarosio, o zucchero da
cucina, ᅵ invece costituito dallᅵunione di glucosio e fruttosio (lo zucchero
della frutta). Eᅵ quindi un disaccaride, ovvero uno zucchero costituito da due
sole ᅵperlineᅵ. Eᅵ anchᅵesso molto adatto allᅵassunzione in gara, ed ha due
diverse velocitᅵ di assimilazione: una (rapidissima) per il glucosio, lᅵaltra,
molto piᅵ lenta, per il fruttosio, che segue una via alternativa per essere
metabolizzato (quella del fruttosio-1-fosfato), che sta alla base del suo
indice glicemico molto basso. Se nella vita di tutti i giorni ᅵ importante
evitare lᅵassunzione di saccarosio diretta o indiretta (bibite, marmellate,
gelati), la gara ᅵ invece il momento in cui tale apporto ᅵ non solo
consentito, ma anche consigliato, proprio per la sua rapiditᅵ di assimilazione
e distribuzione ai distretti muscolari, abbinata alla relativa facilitᅵ
digestiva. Non pensiamo, comunque, che lᅵimpegno digestivo sia nullo. Anche se
si tratta di zuccheri semplici, il furto di sangue ai distretti muscolari
avviene sempre, riducendo in parte lᅵeffetto positivo dellᅵassunzione di
carboidrati dallᅵesterno. Il fruttosio assunto da solo, come giᅵ detto, segue
una via metabolica relativamente lenta ed ᅵ perciᅵ meno adatto per
lᅵassunzione sotto sforzo. Sarebbe invece piᅵ adatto come dolcificante per la
vita di tutti i giorni, ma non dimentichiamo che il fruttosio in polvere ᅵ
comunque un prodotto chimico raffinato (anche se ottenuto dalla frutta) ed ᅵ
quindi privo di qualunque presenza vitaminica o minerale: sarᅵ, quindi, buona
abitudine, nella vita quotidiana, assumerlo attraverso la frutta e la verdura
che ne sono ben fornite. Tra gli altri zuccheri semplici che qua e lᅵ si
trovano in gel e barrette, un cenno merita il glicerolo (o glicerina) che
impegna la digestione in modo limitatissimo. La glicerina, infatti, si
trasforma rapidamente nella cellula in diossiacetonfosfato, un intermedio
della glicolisi, entrando rapidamente nel ciclo della produzione di ATP. Uno
qualunque degli acidi organici intermedi del ciclo di Krebs (la via metabolica
piᅵ produttiva in condizioni di sufficiente apporto di ossigeno) potrebbe
essere altrettanto utile come fonte di rapida produzione di energia: ad
esempio lᅵacido citrico, lᅵacido succinico, lᅵacido ossalacetico, lᅵacido
alfachetoglutarico. Tuttavia la fornitura di questi composti sotto sforzo deve
essere ancora adeguatamente testata dal punto di vista della penetrazione
cellulare e dellᅵeventuale acidificazione sanguigna, il che richiederᅵ
sicuramente ancora qualche tempo.
Lᅵassunzione di acqua in gara
Una volta compreso il fatto che gli zuccheri scelti debbano essere disciolti
in acqua ed essere quanto piᅵ possibile rapidamente assorbiti e messi in
circolo (e distribuiti ai muscoli), dobbiamo porci il problema di quanti
zuccheri possano essere ingeriti nel corso della gara, in quale forma e in
quale diluizione. Alcuni ricercatori hanno fissato lᅵattenzione sulle
possibilitᅵ limite di assorbimento dellᅵacqua in gara da parte degli atleti.
Dal dato teorico dei due litri consumati in una maratona ᅵmediaᅵ (abbastanza
soleggiata, ma non necessariamente estiva), nel quale tuttavia andrebbero
computate altre perdite di peso collaterali, si passa ad una consistente
variabilitᅵ legata appunto allᅵinsolazione, ma anche allᅵumiditᅵ relativa
(impedimento alla rimozione del sudore), al numero di ghiandole sudoripare del
soggetto, alla lunghezza in km o alla durata della prova. Come sempre, una
volta esaminati i lavori scientifici esistenti sullᅵargomento, ᅵ necessario
rifarsi allᅵesperienza pratica: in una 100 km bere circa 100 ml di acqua ad
ogni ristoro (uno ogni 5 km) significa bere 2 litri dᅵacqua complessivamente.
Una 100 km siciliana con temperature desertiche ne richiederᅵ 4-5 volte tanta,
mentre una 100 km invernale in Piemonte richiederᅵ forse solo 5-600 ml
complessivi. Eᅵ in questi ambiti che occorre provvedere allᅵapporto di
zuccheri di facile assimilazione, ricordando che soluzioni troppo concentrate
vengono assorbite con molta lentezza, e che quindi ᅵ prudente non assumere mai
concentrazioni superiori al 10%. Qui, a differenza dellᅵassorbimento dᅵacqua,
i dati diventano un poᅵ piᅵ precisi, perchᅵ il limite massimo di assorbimento
del glucosio ᅵ dato, secondo Hawley e Bosch, dalla velocitᅵ di rilascio del
glucosio stesso da parte del fegato, pari a circa 1 g/minuto . Eᅵ probabile
che questo problema possa essere parzialmente aggirato proprio con
lᅵassunzione di carboidrati che superino il ᅵfiltroᅵ del fegato: il giᅵ citato
glicerolo e gli altri acidi organici intermedi del ciclo di Krebs. Tuttavia
prendiamo per buono il dato scientifico che pone dunque a 60 g di glucosio per
ora il massimo degli zuccheri assimilabili. In condizioni reali questo valore
tenderᅵ ad abbassarsi per la difficoltᅵ pratica di bere in gara un litro
dᅵacqua ogni ora. Assumiamo quindi che ᅵ con unᅵaccorta distribuzione delle
soste e unᅵassistenza personalizzata ᅵ si arrivino a bere i famosi due litri
totali dellᅵultramaratona ᅵmediaᅵ giᅵ presa ad esempio, con una concentrazione
pari al 10% di glucosio. Ciᅵ significa la possibilitᅵ concreta, in una 100 km,
di assimilare circa 200 g di glucosio, che fanno la bellezza di 800 kcal che
vanno ad aggiungersi agli zuccheri giᅵ disponibili prima della partenza. Il
nostro calcolo puramente ipotetico di 900 kcal aggiuntive si ᅵ dunque
dimostrato approssimativamente corretto, e ci permette di trarre la seguente
conclusione: lᅵassunzione mirata in corsa di zuccheri disciolti in acqua e di
pronta assimilazione (purchᅵ ripetuta e nei dosaggi corretti) ci puᅵ
consentire di velocizzare il nostro ritmo gara allᅵincirca di 20 secondi/km.
Che non ᅵ poco. E se consideriamo quanta gente, invece, continua a nutrirsi in
corsa con cibi solidi o contenenti piccole o grandi quantitᅵ di grassi o di
proteine, si capisce con quale facilitᅵ vengano, talvolta, dissipati mesi e
mesi di preparazione atletica (magari ottima) a fronte di una conoscenza
imperfetta delle dinamiche con cui il nostro organismo assimila i nutrienti.
Nudi alla meta?
Il problema deve comunque essere osservato anche sotto una visuale un poᅵ piᅵ
completa, prevedendo aspetti diversi per le diverse distanze. Per la maratona
molti avranno avuto modo di leggere quanto da me scritto sulla
rivista ᅵCorrereᅵ in diverse occasioni, quando suggerisco ᅵ a fronte di un
buona preparazione svolta ᅵ di fare a meno di qualunque integrazione
zuccherina in gara. Sulla maratona resto piuttosto convinto di questo fatto,
perchᅵ gli effetti di unᅵeventuale integrazione sarebbero davvero limitati (in
800 ml dᅵacqua possiamo sciogliere al massimo 80 g di glucosio, per un totale
di 320 calorie aggiuntive: non inutili, certo, ma che potrebbero comportare
una complicazione digestiva i cui effetti negativi potrebbero parificare
quelli positivi). Il piacere di correre completamente a stomaco vuoto puᅵ
sicuramente bilanciare lᅵeventuale aleatorio vantaggio dellᅵassunzione di
zuccheri. Non mi sento tuttavia di criticare chi assuma, secondo le modalitᅵ
prima descritte, piccole quantitᅵ di zuccheri disciolte in acqua ad ogni
rifornimento. Non altrettanto tenero sono invece con chi succhi e mangi
continuamente pastiglie, zuccherini, gel e quantᅵaltro di solido o semisolido,
impegnando la digestione e sottraendo sangue e ossigeno ai muscoli. Gli
svantaggi che andrᅵ a patire saranno sicuramente superiori rispetto ai
vantaggi ottenuti. Nel caso della 100 km e della 24 ore, perᅵ, le cose possono
un pochino cambiare. Posto infatti per vero che sia utile e necessario
assumere carboidrati disciolti in acqua con le modalitᅵ appena descritte, in
una gara di 8 ore e piᅵ (fino anche alla 24 ore) i bisogni del nostro
organismo sono anche di tipo diverso, psicologico, visivo e olfattivo: ciᅵ che
nessuno zucchero disciolto ᅵ in grado di darci. Non ᅵ un caso che dopo 50 km
si incomincino a sognare ad occhi aperti fumanti piatti di spaghetti al
pomodoro, e si guardino con concupiscenza le focaccine nelle mani dei bimbi
che ci fanno il tifo a lato della strada. Tranquilli: ᅵ il nostro corpo che
chiede aiuto, e lo fa con i cibi che conosce, di cui gli mancano non solo le
calorie (che sarebbero forse soddisfatte dalle soluzioni zuccherine) ma anche
le vitamine, i minerali, la fibra, che il nostro olfatto legge come odori e
sapori attraenti. La soluzione sta in una sana via di mezzo. Io consiglio ai
miei atleti nelle ultramaratone di alternare alle soluzioni zuccherine anche
qualche frutto, scelto tra i piᅵ digeribili e graditi al momento. Possono
andare bene spicchi dᅵarancia, acini dᅵuva, susine, albicocche, mele, o anche
banane (anche se non da tutti digerite con la stessa facilitᅵ). Volendo ᅵ
possibile anche bere delle spremute di frutta giᅵ pronte (magari dolcificate
in modo mirato). Se riusciamo a cavarcela con questo solo tipo di apporto
avremo il massimo dei vantaggi e le minime difficoltᅵ dal punto di vista
digestivo. Mano ancora un poᅵ piᅵ larga si puᅵ avere nelle 24 ore o in altre
gare ᅵultraᅵ di lunga durata in montagna. Lᅵ le esigenze del corpo di avere
elementi nutritivi piᅵ variati si fanno sentire con forza, ma possono tutto
sommato anche essere accontentate con piᅵ concessivitᅵ grazie anche alle pause
che periodicamente lᅵatleta si prende (per massaggi, bagno o altro), e al
minor impegno cardiaco che viene mantenuto per lᅵintera durata della gara.
Anche qui, tuttavia, mi sento di sconsigliare lᅵassunzione di qualunque
alimento che contenga grassi o proteine in misura consistente. Certo che se
nella 24 ore si considera come possa variare lᅵequazione da me impostata sulla
percentuale di grassi e zuccheri in gara grazie allᅵalimentazione, si trovano
dei risultati sorprendenti. Inserite i vostri dati con il sistema (pur
approssimativo) che ho messo a punto, e rimarrete stupiti. Lᅵassunzione di
alimenti in gara ᅵ dunque una pratica preziosa, ma che richiede grande
attenzione. Con unᅵaccorta alimentazione il risultato puᅵ cambiare. E non di
poco.
Aminoacidi o no?
Vi sono atleti che hanno lᅵabitudine da tempo di assumere aminoacidi
ramificati nel corso della prestazione. Trovo questa pratica inutile, visto
che gli aminoacidi in oggetto vengono comunque ᅵ nel corso dello sforzo ᅵ
smontati nelle loro componenti energetiche simil-zuccherine. Non vedo, quindi,
a quale scopo affaticare il fegato per smontarli quando ᅵ possibile con uguale
sforzo (e miglior risultato) fare uso di zuccheri semplici. Il problema ᅵ un
altro, che viene sempre sottaciuto da chi produce queste
sostanze: lᅵeffetto psicologico legato alla loro assunzione. Tra i nostri
recettori cerebrali, infatti, ve nᅵᅵ uno comune per 4 aminoacidi, che sono i
tre ramificati (leucina, isoleucina e valina) e il triptofano. Giᅵ il
triptofano (precursore della serotonina) ha piᅵ difficoltᅵ degli altri ad
essere assorbito. Se poi cᅵᅵ affollamento di ramificati, il suo passaggio
diventa quasi nullo. Questo significa che il cervello puᅵ produrre meno
serotonina, col risultato di sentirsi piᅵ irrequieto e turbato, ma
probabilmente anche piᅵ combattivo ed aggressivo. Da lᅵ nasce probabilmente la
sensazione di forza susseguente allᅵuso di ramificati. A noi amatori perᅵ non
piace scherzare col fuoco, e la mente preferiamo averla del tutto integra per
affrontare le sfide piᅵ belle. Ma soprattutto abbiamo anche una vita privata,
una famiglia, forse dei figli (cosᅵ come accade anche a molti top runners e ᅵ
oggi ᅵ alla totalitᅵ dei nazionali di ultramaratona), e non ci piace che
qualcuno giochi sulla nostra testa senza spiegarci come. Se voglio essere piᅵ
aggressivo conosco giᅵ dei modi per esserlo, senza che qualcuno me lo imponga
attraverso lᅵuso di integratori. Soprattutto, senza dirmelo. Di aminoacidi
ramificati non ᅵ mai morto nessuno. Forse, perᅵ, se mangiamo una buona
bistecca o un bellᅵuovo, facciamo un pieno di aminoacidi molto piᅵ equilibrato
e salutare che con la bustina xy. Piᅵ utile potrebbe semmai essere lᅵapporto
di glicina e prolina, aminoacidi costituenti ben il 66% del collagene,
proteina fondamentale per la struttura dei nostri legamenti, tendini e
articolazioni. Le carni che mangiamo sono sempre attentamente ᅵripuliteᅵ
da ᅵnervettiᅵ, legamenti, cartilagini, cosᅵ che lᅵapporto di questi aminoacidi
risulta sempre carente. Eᅵ vero, non sono essenziali, ma se mancano (essendo
presenti in grande quantitᅵ in tutti i
tessuti) richiedono una continua trasformazione di altri aminoacidi per
ottenerne le quantitᅵ corrette. Resta sempre valido, comunque, il discorso che
se riusciamo ad assumerli con il cibo di tutti i giorni ᅵ mille volte meglio.
Non facciamoci stordire dal mercato degli integratori ᅵurlatoᅵ in modo
scomposto, che vuole farci credere che con una bustina si ottengano chissᅵ
quali risultati. Le cose da imparare sono quelle che abbiamo fin qui visto.
Investiamo in cultura e conoscenza. Integratori che di volta in volta siano
idonei a soddisfare le caratteristiche richieste, li potremo acquistare ed
utilizzare senza alcun problema. Gli altri li lasceremo sullo scaffale finchᅵ
la polvere non li seppellirᅵ.
Per maratoneti ed ancor piᅵ per chi prepara una ultramaratonea ᅵ importante a
mio giudizio anche unᅵintegrazione vitaminica basata su antiossidanti come le
vit. A, C ed E. Ciascuno dovrᅵ sentire il proprio medico curante per questo
aspetto, ma ᅵ certo che la quantitᅵ di radicali liberi prodotta durante gli
allenamenti piᅵ duri e i momenti di carico piᅵ pesante deve essere in qualche
modo contrastata.
Lᅵintegrazione salina
Una notazione infine per il reintegro di sali. Una gara di durata, anche in
condizioni di normale insolazione, temperatura e umiditᅵ, richiede un piccolo
reintegro di sali. Il sudore elimina solitamente (in proporzione al fabbisogno
interno) piᅵ magnesio che sodio, ed ᅵ quindi utile prevedere che la miscela di
sali da ripristinare ne contenga in minima parte. Possiamo, in linea di
massima, fidarci dei prodotti presenti sul mercato, ma miscelandoli con
criterio alla soluzione zuccherina sulla quale abbiamo fino ad ora discusso.
Con una concentrazione di circa 1 g per litro di sali minerali (in particolare
magnesio, sodio, potassio e cloro) allontaniamo il rischio (peraltro piuttosto
raro) della cosiddetta iponatremia, ovvero quella condizione patologica che si
instaura allorchᅵ la concentrazione di sodio dellᅵatleta diminuisce fortemente
a causa del reintegro con sola acqua dei liquidi perduti in gara. Sarᅵ
sufficiente mescolare i sali nella quantitᅵ indicata alla soluzione che avremo
preparato, e quanto perso sarᅵ facilmente ripristinato nel corso della
competizione.