David.
Segue il mio contributo.
Contributo per la ri-identificazione del Tae Kwon Do (W.T.F.) come Arte
Marziale.
Di Davide Sorrentino
Perché questo saggio? A chi si rivolge questo contributo? Presto detto : lo
scopo della stesura di queste righe è quello di affrontare e proporre alcune
possibili soluzioni per un annoso problema : il Tae Kwon Do (WTF.) come
sport da combattimento o come Arte Marziale?
Lo spunto che mi ha spinto (mi sia perdonato il gioco di parole) a mettere
su carta per l'ennesima volta, ma stavolta, spero, in modo radicale e
definitivo le mie idee, che già da molto tempo mi frullavano nella mente,
specialmente dopo la lettura di un testo sul Tang Soo Do del M° Robert
Daniel Villalba [rappresentante del Tang soo do Moo duk Kwan in Italia;
aggiunto post], è stato un articolo scritto per un sito internet dedicato
al Tae Kwon Do da Steve Capener Istruttore Capo della Big Sky Taekwondo all'
Università del Montana, Missoula, Montana (USA), dal titolo : "Problems in
the Identity and Philosophy of Taekwondo and their historical causes"
("Problemi nell'identità e nella filosofia del Taekwondo e le loro cause
storiche"), articolo nel quale mi sono imbattuto, per fortuna, durante una
delle mie solite "crociere" in rete alla ricerca di qualcosa che potesse
giovare alla mia causa, dandole fondamento e solidità; e questo articolo non
ha fatto altro che rafforzare le mie idee sulla situazione del Taekwondo, in
quanto rispecchia un pensiero di fondo che è anche il mio e soprattutto
perché è una critica proveniente non da un praticante di un diverso stile ma
da un Maestro di Taekwondo.
Prima di analizzare l'articolo del M° Capener vorrei riproporre alcuni
pensieri da me scritti in precedenza (prima di imbattermi nelle righe di
Capener) che espongono molto chiaramente le mie idee a proposito del
Taekwondo; lì lo spunto fu differente. La scintilla fu generata dall'
osservazione di un particolare stile di Karate, il Kyokushinkai (e in genere
tutti gli stili di full contact karate : daidojuku, ashihara karate, enshin
karate, etc.; [riga aggiunta post] ), stile fondato dal grande Mas Oyama,
famoso per la sua durezza, dove si combatte a contatto pieno e senza l'uso
di protezioni; uno stile dove profonda, sentita e studiata è anche la
filosofia e l'etica. Ciò non fece altro che rafforzare in me l'idea che l'
attuale Taekwondo WTF è uno stile di combattimento incompleto, incompleto
sotto ogni punto di vista, pratico (combattimento, forme) e teorico (etica,
filosofia, storia), e soprattutto ha contribuito al mio convincimento che il
Taekwondo è ormai solo uno sport da combattimento, dove si cura solo l'
aspetto del combattimento, che per di più è stilisticamente incompleto; la
conferma : il Tae Kwon do è ora anche nuovo sport Olimpico; ma allora la
parola "Do", questo termine dal significato così profondo, che non "c'
azzecca" (.) niente con uno sport, che ci sta a fare??? Addio Arte
Marziale.! Ho realizzato così di non poter stare a queste condizioni, di non
poter condividere questa idea "sportiva" del Tae Kwon Do, questo sua essenza
incompleta; ma cosa posso fare, io, da solo, un umile istruttore II° dan?
Niente, per adesso; per adesso però posso scrivere qualcosa, con la speranza
di incontrare qualcuno che la pensi come me.
Così subito buttai giù alcune righe per fissare alcuni punti importanti
della mia considerazione, e più scrivevo più trovavo realistiche, possibili,
fattibili le mie idee, che ormai apparivano rivoluzionarie più che
riformatrici in senso stretto.
In primo luogo, la convinzione fondamentale è l'incompletezza del Taekwondo
dal punto di vista del combattimento e la certezza che in una situazione di
reale pericolo, questo stile non garantirebbe un buon mezzo di difesa
personale; in ciò giocando un ruolo fondamentalmente negativo, nonostante la
regola del contatto pieno :
- la pressoché totale mancanza di utilizzo di tecniche di pugno nel
combattimento, l'impossibilità di colpire al viso (sia pure in modo leggero)
e la conseguente distanza eccessiva fra i combattenti;
- l'eccessivo utilizzo di protezioni e la conseguente impreparazione al
dolore ;
- l'inesistenza, negli attuali metodi di allenamento, di appropriati e
mirati esercizi di indurimento delle armi naturali del corpo;
- l'impossibilità di portare calci bassi e quindi l'impreparazione del
combattente di difendersi e reagire, o quantomeno resistere, a tali tipi di
attacco;
- l'oblio della dimensione "difesa personale" e delle tecniche di rottura;
- la superficialità nello studio delle Forme, delle loro tecniche e del loro
significato;
- il totale disinteresse per l'etica, la filosofa e la storia dello stile.
Tutti elementi questi che differenziano un'Arte Marziale da un mero sport da
combattimento !
In sostanza, la mia idea del Tae Kwon Do perfetto, il Tae Kwon Do come Arte
Marziale e non come sport, (è inutile aggiungere che non mi interessa che
sia entrato nelle Olimpiadi) implica necessariamente la rivalutazione di
quegli aspetti e la reintroduzione di quegli elementi che ho più sopra
citato.
E nello scritto di Capener ho trovato la conferma che non sono il solo a
pensarla in un certo modo; ma soprattutto, grazie a Capener, ho avuto la
conferma del fatto, da me sempre sospettato, che il Tae Kwon Do nelle due
forme oggi praticate (ITF e WTF) è il frutto di abili manipolazioni (direi
quasi di ingegneria genetica applicata alle arti marziali.!) e di una grande
mistificazione storica, di un'alterazione storica, frutto di una potente
politica nazionalistica.
Capener analizza il problema da due punti di vista : l'identità storica del
Tae Kwon Do e la sua filosofia.
Il primo problema : l'identità storica del Tae Kwon Do.
Capener lo illustra molto chiaramente : << E' stato affermato il Taekwondo è
lo strumento diplomatico più efficace della Corea (del Sud, ndr.), grazie al
quale si è ottenuto ciò che i diplomatici coreani più abili non sono stati
capaci di realizzare : portare le genti occidentali al rispetto della
bandiera coreana (con una prima nota che richiama un testo sul Taekwondo di
Kim Young Oak del 1990 : "I Principi che hanno governato la costruzione
della filosofia del Taekwondo"; ndr.); è stato ulteriormente provato che il
Taekwondo, come sport nazionale della Corea e come uno dei depositari
cultura tradizionale coreana, gioca un ruolo fondamentale nel preservare la
cultura tradizionale della Corea, a dispetto cultura imperialistica
occidentale>> (con una seconda nota che richiama il testo di Shin Chang Hwa
: "Studio sul Taekwondo come dimensione culturale della diplomazia coreana"
,1993; ndr.).
Capener continua dicendo che al Taekwondo sono state affidate pesanti
responsabilità in quanto è stato popolarizzato come un prodotto unicamente
della cultura coreana; egli giustamente nota che, come tale, il Taekwondo è
dato come ininterrottamente presente nella storia coreana, cioè sin dagli
inizi del Periodo dei Tre Regni, ossia quasi 2000 anni fa; conseguenza : il
Taekwondo ha acquistato una tale importanza, in qualità di depositario delle
tradizioni coreane, da legittimare la sua elevazione a istituzione
tradizionale del popolo coreano, forte di un antico e misterioso passato,
tale da garantirgli il rispetto dei non-coreani, altresì servendo come
simbolo per l'orgoglio nazionale degli stessi coreani.
Il M° Capener affronta poi il nocciolo della questione, ciò che per lui
rappresenta, a buon ragione, il massimo impedimento alla crescita e allo
sviluppo del Taekwondo, portandoci così al secondo problema (che si
riallaccerà inevitabilmente al primo) : la filosofia del Taekwondo : << .il
Taekwondo sembra aver raggiunto il suo traguardo, il suo obbiettivo di un
riconoscimento internazionale con l'inclusione nelle Olimpiadi di Sidney
come nuova disciplina olimpica, testimoniando l'incredibile crescita del
Taekwondo come sport negli ultimi 35 anni >> ecco il problema : il Taekwondo
è ora minato nelle sue basi filosofiche, per quanto riguarda la sua identità
e il suo futuro sviluppo.
Insomma, l'arte marziale cede il passo allo sport.
La causa principale di questi problemi, secondo Capener, la cui tesi
condivido sin da ora, è da trovare nella storia delle origini del Taekwondo.
Ma prima di affrontare questo argomento, è utile affrontarne preliminarmente
un altro affinché il primo ci risulti più chiaro; per capire meglio la tesi
di Capener è infatti utile conoscere qualche lineamento di storia coreana.
Le prime tracce di vita in Corea risalgono alla fine del III° millennio
a.C., quando, secondo la leggenda, il mitico re Tan gun fondò il primo stato
coreano : Ko Chosun; ma le origini storiche possono essere trovate solo a
partire da cd. Periodo dei Tre Regni,dal I° secolo a.C. al VII° secolo d.C.
quando i tre regni di Silla, Koguryo e Paekche si contendevano il dominio
sulla penisola; solo nel 661 la penisola fu unificata sotto un unico regno,
quello di Silla, fondando l'omonima dinastia che poté regnare, grazie
soprattutto al prezioso appoggiò della potente dinastia cinese dei T'ang e
alla creazione di un efficacissimo corpo di guerrieri "d'elite" definito
Hwarang ("giovani in fiore") istruito secondo i canoni del Buddismo e del
Confucianesimo così come scritti dal Monaco fondatore Bopsa e dediti allo
studi delle arti di combattimento e di guerra così come alla letteratura e
alle arti; Silla dominò fino al 935, anno in cui successe la dinastia Koryo,
che regnò fino al 1227; risale a questo periodo uno dei capitoli più scuri
della storia della Corea : l'invasione dei mongoli che già avevano
conquistato la Cina e il cui impero si estese su quasi tutto il continente
asiatico. La dominazione mongola durò cento anni ma solo nel 1391 si poté
fondare una nuova dinastia : la dinastia Yi, che governò incontrastata fino
al 1910. E qui arriviamo al periodo che più ci interessa; infatti risale a
quell'anno l'occupazione della Corea da parte del Giappone che si protrasse
fino al 1945.
Quando le truppe nipponiche invasero la Corea, la privarono dei suoi
contenuti autoctoni e originali, logicamente a favore di quelli propri; e vi
importarono anche le arti marziali, compreso il Karate, insieme ai propri
costumi; dal momento che la Corea era diventata una provincia dell'Impero
del Sol Levante, i giovani coreani vennero arruolati nell'esercito
giapponese prestando il loro servizio nelle varie parti dell'Impero. In
questo modo molti coreani ebbero modo di apprendere nel Giappone centrale (l
'Honshu) il Karate Do, "La Via della mano vuota", così come codificato dal
M° Funakoshi, stile che i coreani chiamavano Kong soo do; altri invece
impararono il Karate nelle isole Ryu Kyu (Okinawa), il To De, che è diverso
da quello praticato in Giappone, del quale è il progenitore, stile che in
coreano è conosciuto come Tang soo do ("La Via della mano cinese").
Tornati in patria alla fine della guerra e dopo la liberazione, i coreani
divenuti esperti nel Karate miscelarono le tecniche di quest'arte con quelle
di stili coreani autoctoni, tra cui il Tae kyon, e ben presto cominciarono
ad aprirsi diverse scuole di arti marziali proposte come Korean Karate,
chiamate Kong soo do o Tang soo do; tra queste, quella che più ci interessa
è la Oh Do Kwan, fondata dal M° Choi Hong Hi e dalla quale nascerà poi il
Taekwondo.
Nota giustamente Carpener come ciò contrasti fortemente con la propaganda
sulla storia del Taekwondo e sul suo ininterrotto sviluppo per quasi 2000
anni all'interno della Corea.
In effetti, ciò che realmente successe fu questo. In un primo periodo, fino
ai primi anni '60, il nome Taekwondo non esisteva ancora (sebbene ci sono
prove che uno stile denominato "Tae kwon bop" era popolarmente conosciuto e
praticato, ma non nelle forme che noi conosciamo); quello che poi sarà
abilmente trasformato nel Taekwondo, era conosciuto, lo abbiamo detto come
Karate coreano, nelle forme del Tang soo do e del Kong soo do (c'era anche
una scuola di Kwon bop Kempo, di diretta derivazione cinese, fondata dal M°
Pyon In Yun, e tante altre.).
Ma non dimentichiamoci che il popolo coreano usciva da 35 anni di
dominazione straniera: <<.è comprensibile.>>, come ci fa notare il M°
Villalba nel suo testo sul Tang Soo do <<.la reazione liberatoria del popolo
coreano (.); per rivitalizzare i contenuti culturali di una nazione
sottomessa per 35 anni, bisognava in qualche modo delegittimare i modelli
comportamentali imposti dagli invasori in modo coercitivo. Era dunque
necessario ridestare gli antichi valori tradizionali e ricrearne di nuovi
dove fosse necessario (.). Il ripristino socio-culturale che seguì interesso
tutti i campi della società (.), ovviamente le arti marziali (che sarebbero
poi diventate un ottimo mezzo diplomatico, ndr.), facenti parte del bagaglio
culturale e pertanto della stessa identità del popolo coreano non poterono
sfuggire a tale processo di rinnovamento>>.
Le linee direttrici di questa "coreanizzazione" furono essenzialmente tre :
1) si doveva scegliere un nuovo nome per la nuova arte marziale nazionale;
un nome che ovviamente non fosse giapponese;
2) la creazione di un metodo di combattimento e di allenamento che fosse
totalmente differente dal Karate;
3) lo sforzo di ricollegare il nuovo stile alla millenaria storia della
Corea, come prodotto tipicamente della cultura coreana.
Centrale fu anche e soprattutto l'opera di cancellazione dal nuovo stile
delle sue origini giapponesi mentre si insisteva nel propagandare che le
sue origini erano da ricercare nelle arti marziali tradizionali coreane
come il Tae kyon e il Subak ki. Ciò che in parte è anche vero.
<<Innanzitutto>> continua il M° Villalba <<il nome Taekwondo (proposto dal
M° Choi Hong Hi, fondatore della scuola Oh Do Kwan e considerato, a ragione
il fondatore del Taekwon-do così come praticato nella I.T.F. (International
Taekwon-do Federation; vedi righe seguenti; note mie)) sostituì i nomi
coreani del Karate do, Kong soo do e Tang soo do furono aboliti; il nome
coreano Hyong ("kata" in giapponese) fu sostituito in un primo momento dal
termine "Tul" dalla ITF e poi dal termine Poom sé dalla WTF.
Cambiarono anche le forme assieme ai nomi : esse mantennero alcune delle
tecniche tradizionali di combattimento prestabilito e ne incorporarono altre
completamente inedite; in questo modo la nuova arte marziale aveva ben poche
somiglianze con il Karate coreano originale (tang soo e kong soo do),
avvicinandosi di fatto più agli antichi stili del Tae Kyon e del Taekwon bop
per le svariate tecniche di calcio.
Velocemente, nel giro di due generazioni, furono amalgamati elementi tecnici
di diverse fonti e le istituzioni ufficiali provvidero a promuovere l'ideale
identità nazionale anche nel settore delle arti marziali>>.
Ecco quindi (il M° Villalba tralascia questo passaggio importante) che nasce
la World Taekwondo Federation (WTF) e l'organizzazione del Taekwon-do
originale (l'ITF) e con essa il suo fondatore, il M° Choi, viene aspramente
combattuta perché non ha voluto seguire questo ulteriore processo di
modernizzazione e politicizzazione dell'arte marziale coreana Taekwondo.
Da allora in poi l'ascesa del Taekwondo WTF è stata rapidissima : con un
editto del Presidente della Repubblica Sud Coreana Park Chung Hee nel 1971
il Taekwondo della WTF (e non della ITF) fu dichiarato sport nazionale , si
fecero avanti moltissimi sponsor e grazie a loro il nuovo Taekwondo si
diffuse in tutto il mondo nella sua nuova forma; grazie anche all'appoggio
di proveniente dagli ambienti culturali, politici ed economici si costruì a
Seul il Kukkiwon, la sede del Taekwondo mondiale
Rapida è stata anche l'ascesa del Taekwondo nel panorama delle discipline
olimpiche : sport olimpico dimostrativo a partire dalle Olimpiadi del 1988
tenutesi a Seul, il Taekwondo è diventato ufficialmente disciplina olimpica
a partire dalle passate Olimpiadi di Sidney 2000.
Anche se ci sarebbe moltissimo altro da dire per quanto riguarda i primi
vent'anni di vita del Taekwondo (1950-1970), possiamo dire che il quadro
così delineato sinteticamente sulla storia del Taekwondo è quello che più
corrisponde alla verità.
E avendo chiaro in mente questo quadro ben si possono comprendere le
difficoltà per chi voglia intendere il Taekwondo come Arte Marziale e non
come mero sport di combattimento, come invece esso risulta dall'opera di
"competizionalizzazione" portata avanti in questi anni dalla WTF.
Allora, per rispondere alla domanda <<il Taekwondo è sport o arte
marziale?>> dobbiamo procedere ad una distinzione, distinzione che gli
stessi coreani, come ci fa notare Capener, hanno fatto per primi.
Dobbiamo distinguere (anche se sembra assurdo, ma è così) tra il Taekwondo
come Arte Marziale e il Taekwondo come sport, come risultato del processo di
sportivizzazione dell'arte marziale; in tal modo possiamo affermare che
diversi saranno gli scopi e i valori dei due diversi aspetti del Taekwondo :
1. gli scopi del Taekwondo come arte marziale sono il miglioramento della
propria persona, sia fisico che spirituale, mentre lo scopo del Taekwondo
come sport è sostanzialmente dimostrare la superiorità sul proprio
avversario ossia vincere.
2. Il Taekwondo come arte marziale riflette i valori spirituali tipici dell'
Oriente; il Taekwondo come sport riflette invece quelli occidentali.
3. il Taekwondo come arte marziale è un processo che non ha mai fine, è una
ricerca; il Taekwondo come sport è alla ricerca di risultati. Eccetera.
Ora, se noi riusciamo ad avere e a portare avanti una visione completa di
questa realtà così complessa, bene; altrimenti non avremo mai la possibilità
di capire, di conoscere il vero significato dell'Arte Marziale.
Il compito spetta in primo luogo a Maestri e Istruttori. Spetta innanzitutto
a noi cercare, sviluppare e riscoprire, anche se ciò non ci è stato
insegnato; dobbiamo sforzarci nell'opera di ri-identificazione del Taekwondo
come Arte Marziale.
[Post. Dopo 2 anni : Ritengo che tuttavia ciò sia impossibile]
Davide Sorrentino.
Tu puoi fare molto, come tutti noi.
E lo stai facendo.
Cio' che hai scritto e che ho quotato piu' sopra e' molto importante.
Sottoscrivo in pieno.
Maestro Mario Cosentino
http://web.tiscalinet.it/MarioCosentino
www.juko-junior-club.it
ICQ 46225702
Milano
David.
"Mario Cosentino" <marioco...@tiscalinet.it> ha scritto nel messaggio
news:aa3vku$7pu$1...@atlantis.cu.mi.it...
"David" <hwa...@iol.it> ha scritto nel messaggio
news:z6fx8.79423$SR5.2...@twister1.libero.it...
David ha scritto:
> Uè ragazzi!!!
> Ma vi siete già scocciati di parlare???
> Sto aspettando!!!!
> David.
Impara a quotare! 411 righe di post x 5 righe effettive!!
"Alfonso Grossi" <ing.g...@tiscalinet.it> ha scritto nel messaggio
news:3CC69AEB...@tiscalinet.it...
>Hai ragione!
>Come si fa?
Devi cancellare tutto il resto...
Niente di piu' semplice! =)
--
dorje (togli il paradenti per rispondermi!)
David ha scritto:
> Hai ragione!
> Come si fa?
basta cancellare le righe sotto
> Impara a quotare! 411 righe di post x 5 righe effettive!!
Non è che tu sia _proprio_ un maestro di quoting però... :-PPP
ciao,
Jashugan
(WingTsun)
--
«Ha tinto le mie vesti d'un rosso a tutti sconosciuto. Ora non vi è
più nessuno che le sfiori. Uccide gli uomini in viaggio e, guardando
il cielo, una donna piange».
(Hiroaki Samura)
Jashugan ha scritto:
> On Wed, 24 Apr 2002 13:45:47 +0200, Alfonso Grossi says...
>
> > Impara a quotare! 411 righe di post x 5 righe effettive!!
>
> Non è che tu sia _proprio_ un maestro di quoting però... :-PPP
Il quoting-do lo pratico solo da un paio d'anni, dammi tempo! ^____^
Da medico aggiungo: per fortuna !!
Infatti codeste tecniche non danno alcun aumento della durezza delle
armi naturali del corpo; hanno sostanzialmente i seguenti effetti:
- ispessimento della __cute__ della regione trattata;
- desensibilizzazione della __cute__ in questione;
- microdanni cumulativi ed __irreversibili__ a carico delle articolazioni
della regione trattata.
Possibile eccezione a quanto detto i microtraumi applicati alla
superficie delle ossa lunghe (es. condizionamento della tibia) che
__forse__ determina un ispessimento della corticale ossea oltre a
__sicuramente__ determinare una perdita della sensibilità della regione.
Dovendo lavorare con le mani accetto tranquillamente l'eventualità di
sbucciarmi la pelle del dorso della mano se un giorno dovessi tirare un
pugno serio a qualcuno, piuttosto che avere la pelle più grossa e
insensibile, accompagnata dall'artrosi delle articolazioni.
L'efficacia del pugno non cambia.
--
Tae Kyon
Caro Taekyon,
quanto dici è in parte giusto...ma ti renderai conto che nella pratica del
taekwondo wtf non si da nessun risalto al potenziamento fisico...non dico
che uno deve farsi uscire i calli alle mani o ai piedi...ma quanto meno,
credo, dovrebbero essere costantemente praticati degli opportuni esercizi di
allenamento al dolore...tieni conto poi che da noi le tecniche di kyok pa
(tameshiwari) sono cadute praticamente in disuso...così secondo me non va...
Ciao!
David