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Aikido con Stephane Benedetti

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Andrea Francinelli

unread,
May 31, 2001, 4:00:45 PM5/31/01
to
Scusate, c'e' qualcuno tra voi che segue
l'Aikido del maestro Stephane
Benedetti o semplicemente
ha avuto il piacere di conoscerlo?

Andrea
Francinelli
a.fran...@libero.it
--------------------------------
Inviato via http://usenet.iol.it

T.A.C. One

unread,
Jun 1, 2001, 3:09:29 AM6/1/01
to
Gruppo: it.sport.arti-marziali
Andrea Francinelli ha scritto:

> Scusate, c'e' qualcuno tra voi che segue
> l'Aikido del maestro Stephane
> Benedetti o semplicemente
> ha avuto il piacere di conoscerlo?

Magari! Sono secoli che provo a fare stage con lui e non ci riesco! Mi
sa che - causa dissesto economico - salta pure lo stage di Giugno!!!!

Magari ci riprovo a febbraio :-)

Tac
(aikido)

Andrea Francinelli

unread,
Jun 1, 2001, 8:01:21 AM6/1/01
to
>Magari! Sono secoli che provo a fare stage con lui e non ci riesco! Mi
>sa che - causa dissesto economico - salta pure lo stage di Giugno!!!!
Grazie della risposta.

Per una serie di cose mi sono ritrovato in
Francia
ad Aix-en-Provence e ho cominciato a frequentare il
dojo di
Stephane. Poi ho saputo che vi sono alcuni
suoi dojo in Italia.
Stephane e' molto bravo e molto paziente, mi piace
il suo aikido. Non e'
che sai dove sono i soui dojo
in Italia. Mi ha detto che un buon grupo e'
a Milano.

Unha altra curiosita': dai tuoi post precedenti ho
visto che
segui Fujomoto (quindi Aikikai). Da quando
l'aikikai d'Italia permette di
partecipare anche a
stage fuori di quelli dell'aikikai? Qualche anno fa
(circa sei o sette) non mi sembrava fosse permesso.

Andrea Francinelli

T.A.C. One

unread,
Jun 1, 2001, 8:24:54 AM6/1/01
to
Gruppo: it.sport.arti-marziali
Andrea Francinelli ha scritto:

> Per una serie di cose mi sono ritrovato in


> Francia
> ad Aix-en-Provence e ho cominciato a frequentare il
> dojo di
> Stephane. Poi ho saputo che vi sono alcuni
> suoi dojo in Italia.
> Stephane e' molto bravo e molto paziente, mi piace
> il suo aikido.

Sono parecchio curioso.

> Non e'
> che sai dove sono i soui dojo
> in Italia. Mi ha detto che un buon grupo e'
> a Milano.

A Milano... Ma dai? Non l'avrei mai detto.
Purtroppo non so nulla dei 'suoi'. So che uno č a Trieste, il Muto Tu
Kan ( indirizzo: http://www.univ.trieste.it/~aikidots/ ). Ed ha un sito
internet, contente le date del sig. Benedetti qui in Italia.

Se scrivi a loro sicuramente ti sapranno dire.

> Unha altra curiosita': dai tuoi post precedenti ho
> visto che
> segui Fujomoto (quindi Aikikai). Da quando
> l'aikikai d'Italia permette di
> partecipare anche a
> stage fuori di quelli dell'aikikai? Qualche anno fa
> (circa sei o sette) non mi sembrava fosse permesso.

Non lo so, ma sicuramente arriverą Paolo Bottoni a risponderti.
Per me cmq č l'inverso: sono aikikai ma la maggior parte degli stage li
faccio con la uisp.
Cmq adesso gli esterni entrano tranquillamente a quel che ho visto...

Da quanto pratichi?

Tac
(aikido)

Paolo Bottoni

unread,
Jun 1, 2001, 9:15:42 AM6/1/01
to
"T.A.C. One" wrote

>>>
Da quando l'aikikai d'Italia permette di partecipare anche a stage fuori di
quelli dell'aikikai? Qualche anno fa (circa sei o sette) non mi sembrava
fosse permesso.
>>>

Leggende metropolitane. Naturalmente se fai parte dell'aikikai e ti fai 10
raduni fuori e 2/3 dentro potrebbero pure chiederti come pretendi di passare
agli esami visto che segui di piú un'altra scuola, ma questo mi sembra
comprensibile.

>>
Non lo so, ma sicuramente arriverà Paolo Bottoni a risponderti.
>>

Perché sei uno sfaticato; che c'entra che non lo sai, la risposta è sempre
il contrario di quello che crede la gente....


Paolo

T.A.C. One

unread,
Jun 1, 2001, 9:31:11 AM6/1/01
to
Gruppo: it.sport.arti-marziali
Paolo Bottoni ha scritto:

> Leggende metropolitane. Naturalmente se fai parte dell'aikikai e ti fai 10
> raduni fuori e 2/3 dentro potrebbero pure chiederti come pretendi di passare
> agli esami visto che segui di piú un'altra scuola, ma questo mi sembra
> comprensibile.

Oh.. basta non farli gli esami. :-)))))
(risposta politically correct....;-))


> Non lo so, ma sicuramente arriverà Paolo Bottoni a risponderti.
> >>
> Perché sei uno sfaticato; che c'entra che non lo sai, la risposta è sempre
> il contrario di quello che crede la gente....

Ma c'è piu' gusto se rispondi tu...

Tac
(aikido)

Paolo Bottoni

unread,
Jun 1, 2001, 11:17:17 AM6/1/01
to
"T.A.C. One" wrote

> Oh.. basta non farli gli esami. :-)))))
> (risposta politically correct....;-))


è vero, dimenticavo che agli esami non ci tiene nessuno


> Ma c'è piu' gusto se rispondi tu...

non hai tutti i torti: perlomeno c'è il gusto che stai zitto tu...

Paolo


T.A.C. One

unread,
Jun 1, 2001, 11:23:19 AM6/1/01
to
Gruppo: it.sport.arti-marziali
Paolo Bottoni ha scritto:

> > Oh.. basta non farli gli esami. :-)))))


> > (risposta politically correct....;-))
> è vero, dimenticavo che agli esami non ci tiene nessuno

Ma no!!... Piango tutte le notti!!! E' che oramai me ne sono fatto una
ragione....

Tac
(aikido)

Andrea Francinelli

unread,
Jun 1, 2001, 12:53:10 PM6/1/01
to
>A Milano... Ma dai? Non l'avrei mai detto.
>Purtroppo non so nulla dei
'suoi'. So che uno č a Trieste, il Muto Tu
>Kan ( indirizzo:
http://www.univ.trieste.it/~aikidots/ ). Ed ha un sito
>internet, contente
le date del sig. Benedetti qui in Italia.

>Se scrivi a loro sicuramente
ti sapranno dire.

Purtroppo non parlo ancora bene Francese e
Stephane
non parla molto bene l'italiano,
quindi puo' darsi che abbia capito male.
Comunque la prossima volta che vado a lezione
glielo domando.
Questa
settimana ritorno in Italia e
non potro' ritornare prima di sabato
prossimo.


>Da quanto pratichi?

Ho iniziato nel '93 con l'Aikikai.
Il nostro dojo
era seguito da Kurihara. Dopo il suo abbandono ho
continuato a praticare presso lui. Poi negli ultimi
tempi, a causa di una
profonda crisi personale
(lavoro, famiglia etc...) sono stato fermo per
circa
un anno e mezzo.
La crisi mi ha portato in Francia... e ho
cominciato a
praticare. Potevo scegliere vari dojo, il primo che
mi e'
capitato di visitare e' stato quello di
Stephane. Mi e' piaciuto
l'ambiente e sono rimasto.

Spero di avere soddisfatto la tua curiosita'.
>Tac
>(aikido)


Andrea.

Andrea Francinelli

unread,
Jun 1, 2001, 12:54:35 PM6/1/01
to
>Leggende metropolitane. Naturalmente se fai parte dell'aikikai e ti fai 10
>raduni fuori e 2/3 dentro potrebbero pure chiederti come pretendi di
>passare
>agli esami visto che segui di piú un'altra scuola, ma questo mi
sembra
>comprensibile.

Quindi, di fatto, non lo permetteva.

Andrea
francinelli.
a.francinelli0libero.it

Paolo Bottoni

unread,
Jun 1, 2001, 1:45:10 PM6/1/01
to

"Andrea Francinelli" wrote

>>>
Quindi, di fatto, non lo permetteva.
>>>

Non mi pare di aver detto questo: ho detto che se segui 2/3 raduni della
scuola dove poi va a fare gli esami e 7/8 di un'altra scuola e' molto
probabile che ti troverai male agli esami, senza che nessuna "autorità
superiore" lo abbia stabilito per legge.

Paolo


T.A.C. One

unread,
Jun 4, 2001, 9:03:56 AM6/4/01
to
Gruppo: it.sport.arti-marziali
Andrea Francinelli ha scritto:

> Purtroppo non parlo ancora bene Francese e


> Stephane
> non parla molto bene l'italiano,
> quindi puo' darsi che abbia capito male.
> Comunque la prossima volta che vado a lezione
> glielo domando.

Ci farai sapere!

> >Da quanto pratichi?
>
> Ho iniziato nel '93 con l'Aikikai.
> Il nostro dojo
> era seguito da Kurihara.

Ma dai, con chi?

> La crisi mi ha portato in Francia... e ho
> cominciato a
> praticare. Potevo scegliere vari dojo, il primo che
> mi e'
> capitato di visitare e' stato quello di
> Stephane. Mi e' piaciuto
> l'ambiente e sono rimasto.

Bella fortuna capitare lě! Dal poco che ho visto sul suo libro e che mi
hanno riferito conoscenti deve essere mooolto bravo e interessantissimo
da seguire.

> Spero di avere soddisfatto la tua curiosita'.

Certo, a presto. Magari rimani nei dintorni! :)
E se trovi materiale su Stephane sul web non esitare a comunicarlo.

Tac
(aikido)

Andrea Francinelli

unread,
Jun 4, 2001, 1:02:44 PM6/4/01
to
> Ci farai sapere!

Of course...

> Bella fortuna capitare lì! Dal poco che ho visto sul suo libro e che mi


> hanno riferito conoscenti deve essere mooolto bravo e interessantissimo
> da seguire.

Si', confermo. Tra l'altro alcune lezioni sono normalmente
tenute da Michel... (non ricordo il cognome) che e' quel
signore con i baffi (ora non li ha piu') che sul libro di
Stephane fa quasi sempre da uke.
Anche lui e' molto bravo (e molto "duro" come l'aikido
francese), ma una persona veramente molto "umana".

Un altro maestro che insegna nel Dojo di Aix-en-Provence
e' Sam Noyce, 5° Dan credo (o superiore).
Anche egli straordinariamente cordiale e competente.

> Certo, a presto. Magari rimani nei dintorni! :)

Si'. Il fatto e' che, a meno di certe novita', in Francia
termino la mia "esperienza" alla fine di giugno. Comunque
cerchero' di mantenere i contatti con Stephane, se mi sara' possibile.

> E se trovi materiale su Stephane sul web non esitare a comunicarlo.

Ci puoi contare...

> Tac
> (aikido)

E' stato un piacere...

Andrea.

T.A.C. One

unread,
Jun 4, 2001, 1:35:58 PM6/4/01
to
In article <UaPS6.196$%m1....@news.infostrada.it>,
a.fran...@libero.it says...

> Si', confermo. Tra l'altro alcune lezioni sono normalmente
> tenute da Michel... (non ricordo il cognome) che e' quel
> signore con i baffi (ora non li ha piu') che sul libro di
> Stephane fa quasi sempre da uke.

Lo temevo!... :-)))))

> Anche lui e' molto bravo (e molto "duro" come l'aikido
> francese), ma una persona veramente molto "umana".

Si, dal libro traspare proprio questa sensazione.

L'aikido francese č duro? Ce ne parli un po' piu' approfonditamente? Come
ti č sembrato? Che differenze?

> E' stato un piacere...

Idem.

Tac
(aikido)

Andrea Francinelli

unread,
Jun 5, 2001, 1:35:34 AM6/5/01
to
> L'aikido francese č duro? Ce ne parli un po' piu' approfonditamente? Come
> ti č sembrato? Che differenze?

Non voglio generalizzare. Conosco poco l'Aikido Francese
visto che ho frequentato solo questo dojo.
Tuttavia la mia impressione e' stata quella di una grande
cura nell'esecuzione dei movimenti. Inoltre le tecniche sono
abbastanza dirette, e alcuni allievi sono ipercritici.
Inoltre molti mi docono esplicitamente che sono molto
"morbido" (in realta' curo molto la scioltezza: quando una
volta ho voluto essere un po' "duro" alcuni allievi hanno
trovato delle difficolta'). Con questo non voglio dire che
l'aikido italiano sia morbido: ad esempio ricordo alcune lezioni
che ho frequentato al dojo di Pesaro col M. Foglietta...
Loro pero' dicono: "tu es gentil..." o "tu es tres douce" o
ancora "ah, les italians... aikido spaghetti...". E visto come
li mangiano gli spaghetti in Francia, il significato e'
inequivocabile.... :-)

Comunque questo dell'aikido "leger" in Italia mi sa
molto piu' di luogo comune. Pero' questi francesi
bisogna capirli: sono molto orgogliosi della loro
nazionalita', all'inizio sono molto diffidenti con
chi e' "soto" (anche se poi devo dire che una
volta entrato in confidenza sono di una gentilezza
e di una disponibilita' impareggiabili) e poi loro si
considerano (forse anche a ragione) la culla e la
patria dell'aikido Europeo.

Per il resto non ho fatto altro che applicare
alcuni insegnamenti tratti dall' "Hagakure":

"Per grandi che siano le sue
abilita', un uomo antipatico agli altri non val nulla.
Uno invece che lavora sodo, che ama le sue mansioni,
che e' estremamente umile, e si tien volentieri in
subordine rispetto ai suoi pari, costui sara' ben
voluto".

o anche:

"Ma ancora piu' in alto di questo livello, si situan
coloro il cui volto non tradisce mai il loro pensiero,
e che mai esibiscono la loro bravura - anzi,
fingono ignoranza ed incompetenza. Quel che
piu' conta rispettano le abilita' degli altri."

Non che io sia particolarmente bravo o cosa,
pero' il fatto di mostrarsi "finti tonti" mi e'
risultato utile. Del resto, grazie a questa tecnica
mi e' stato possibile entrare in confidenza con
molti e dare loro alcuni piccoli consigli o
contributi, sempre seguendo il consiglio di
"Hagakure" che dice: "Rimproverare gli altri e
correggere le altrui pecche e' importante. E',
anzi, un atto di carita': primo requisito del samurai.
Bisogna pero' esercitare tale compito nel modo piu'
acconcio. E' facile riscontrare difetti nell'altrui
condotta; ugualmente facile e' criticarli. Molti
ritengono che sia un atto di cortesia dir in faccia
alle persone certe cose che esse non vorrebbero
udire e se poi quelle non dan retta alle tue critiche,
ebbene, te ne lavi le mani, non puoi far nient'altro.
Tale metodo e' tutt'altro che lodevole. Non da'
risultati migliori chenne' se tu ti mettessi
ostinatamente a insultare e svergognare la gente.
E' solo un modo per sgravarsi la coscienza.
La critica deve cominciare solo dopo aver accertato
che la persona sia disposta ad accettarla, solo dopo
esserle diventati amici, aver condiviso i suoi interessi
ed essersi comportati in modo da guadagnarci la sua
completa fiducia, dimodoche' l'altro presti fede a
cio' che io gli dico.[...] Si elogi prima la forza dell'altro,
lo si incoraggi, lo si metta di umore adeguato, lo si renda
ricettivo e desideroso di consigli come lo e', dell'acqua,
l'assetato. Quindi correggere i suoi difetti. Criticar
bene e' estremamente difficile."

Lo stile delle lezioni e' un po' diverso da quello italiano
(almeno quello che conosco io): niente
aikitaiso ne' taisabaki all'inizio (a parte le lezioni con Michel,
dove si fa' un po' di riscaldamento e respirazione). Quando
fa molto freddo si utilizza come riscaldamento un po' di
suwariwaza (ikkio e iriminage fatti abbastanza veloce).
Poi subito lezione.
In piu' di sei mesi non ho notato tecniche molto sofisticate.
Si curano molto le base con attachi da aihanmi, gyakuhanmi,
shomen uchi.
Si lavora spesso con jo e bokken.
L'ikkio e alcune forme di kotegaeshi sono un po'
diverse da come le avevo imparate in italia.
E' un aikido molto "didattico". Tutto sommato mi piace,
e, cosa molto piu' importante, Stephane ha
saputo creare un ambiente di lavoro veramente
cordiale e costruttivo, capace di mettere a propiro
agio chiunque e di accogliere anche chi e' "soto"
come me.

Andrea.

(P.S: scusa la lunghezza del post ma e' servito piu'
a me che a te, per riflettere su questa mia insolita
ed imprevista esperienza. Magari anche qualcuno
nel NG potra' trovare qualcosa da imparare in
questo messaggio, come io trovo sempre qualcosa
da imparare in tutti i messagi che leggo...)


Valerio Gianascio

unread,
Jun 5, 2001, 4:17:15 AM6/5/01
to
> Lo stile delle lezioni e' un po' diverso da quello italiano
> (almeno quello che conosco io): niente
> aikitaiso ne' taisabaki all'inizio (a parte le lezioni con Michel,
Forse perché il tempo a disposizione è quello che è e "non vale la pena"
dilungarsi col taiso? Ho frequentato lezioni di 1 ora e anche se molto
intense, cioè si è contenti di fermarsi alla fine, iniziavano direttamente,
certamente con un ritmo blando all'inizio, per poi andare in crescendo.

Per ritornare a Stéphane, tiene regolarmente degli stage a Milano almeno 2
volte l'anno, invitato dall'associazione Aiko.

L'ultima volta era a fine gennaio. La prossima dovrebbe essere in autunno...


A presto.
Valerio

____________________________________________________________________

The Swiss Aikido Web home page: http://www.aikido.ch/


T.A.C. One

unread,
Jun 5, 2001, 5:13:47 AM6/5/01
to
Gruppo: it.sport.arti-marziali
Valerio Gianascio ha scritto:

> Per ritornare a Stéphane, tiene regolarmente degli stage a Milano almeno 2
> volte l'anno, invitato dall'associazione Aiko.
>
> L'ultima volta era a fine gennaio. La prossima dovrebbe essere in autunno...

Ora ricordo! E' vero, sapevo anch'io che ogni tanto veniva a Milano.

Sai mica dove si possono trovare le date degli stage, sul net?

Tac
(aikido)

Paolo Bottoni

unread,
Jun 5, 2001, 5:39:42 AM6/5/01
to
"Valerio Gianascio" wrote


> Per ritornare a Stéphane, tiene regolarmente degli stage a Milano almeno 2
> volte l'anno, invitato dall'associazione Aiko.
>
> L'ultima volta era a fine gennaio. La prossima dovrebbe essere in
autunno...

giusto, e questo č l'indirizzo di riferimento per gli stages Aiko di Milano:
fr...@mstnet.it


Paolo


Francesca

unread,
Jun 5, 2001, 8:08:58 AM6/5/01
to

Andrea Francinelli <a.fran...@libero.it> wrote in message
Gc_S6.4268$%m1.1...@news.infostrada.it...


> Andrea.
>
> (P.S: scusa la lunghezza del post ma e' servito piu'
> a me che a te, per riflettere su questa mia insolita
> ed imprevista esperienza. Magari anche qualcuno
> nel NG potra' trovare qualcosa da imparare in
> questo messaggio, come io trovo sempre qualcosa
> da imparare in tutti i messagi che leggo...)

Mmmm, piacevole da leggere questo post, anche grazie alle citazioni. Grazie
quindi per averlo scritto.

Francesca
(Aikido)


Paolo (Lallo) Girri

unread,
Jun 5, 2001, 2:50:15 PM6/5/01
to
"Andrea Francinelli" <a.fran...@libero.it> ha scritto
---

> Criticar
> bene e' estremamente difficile."
---

Ciao,

grazie per la citazione dall'Hagakure...
sembra scritto pensando ad un dojo di aikido, dove tutti hanno l'amor proprio
di un samurai!! :-) Personalmente sono specialista nel mantenere un basso
profilo, ed è verissimo che si finisce per rinunciare al confronto...

---


> (P.S: scusa la lunghezza del post ma e' servito piu'
> a me che a te, per riflettere su questa mia insolita
> ed imprevista esperienza. Magari anche qualcuno
> nel NG potra' trovare qualcosa da imparare in
> questo messaggio, come io trovo sempre qualcosa
> da imparare in tutti i messagi che leggo...)

Giusto, e a me è piaciuto molto leggere della tua esperienza francese... non
giro molto e a volte mi faccio delle idee preconcette. Posso chiederti a casa
con chi praticavi?

Ciao,
Lallo
(aikido)

Andrea Francinelli

unread,
Jun 5, 2001, 3:00:54 PM6/5/01
to
> Mmmm, piacevole da leggere questo post, anche grazie alle citazioni.
Grazie
> quindi per averlo scritto.

Figurati! Come dicevo e' stato molto utile anche a me.

> Francesca
> (Aikido)

Andrea Francinelli
a.fran...@libero.it

Andrea Francinelli

unread,
Jun 5, 2001, 3:22:23 PM6/5/01
to
> Giusto, e a me č piaciuto molto leggere della tua esperienza francese...

non
> giro molto e a volte mi faccio delle idee preconcette. Posso chiederti a
casa
> con chi praticavi?

Sicuro. Maestro Mario Nataloni (3° Dan?), dojo di Civitanova Marche.
Dopo la dipartita di Kurihara dall'aikikai il nostro dojo si e'
affiliato.
Poi sono successe varie cose di cui non so dirti molto
precisamente, un po perche' a causa di problemi personali
ultimamente non ho seguito piu' (per circa un anno e mezzo).

Comunque pare (e sottolineo il pare) che il mio maestro sia
stato, se si puo' dire, "allontanato" da un suo allievo.
(Ho sentito questo dalle parole del mio maestro, ma e'
il suono di una sola campana, quindi non sono in grado di
dire obbiettivamente cosa sia accaduto e non voglio
dare alcun giudizio in merito).

Dalle ultime notizie che so (poiche' sono ancora in
contatto col mio maestro, alcuni ex allievi voglio
riaprire il dojo di Aikido. Probabilmente di
nuovo con l'aikikai, o forse col CONI....
Io ho proposto con l'aikikai di Francia ;-))
(ma ovviamente scherzavo, visto che in futuro non
so se mi stabiliro' definitivamente in Francia o in
altro luogo, oppure ritornero' dalle mie parti...)

Comunque, riguardo la mia storia, sono approdato
in Francia (per la cronaca, l'occasione e' stata
un Master presso la ST Microelectronics di Rousset),
con pochi mezzi e tanta voglia di fare esperienze
(e, da un certo punto di vista, con tanta voglia di
darmi certe risposte, e cercare "qualcosa" ...).
Ho sentito il bisogno di ritornare a fare AM.
All'inizio cercavo un dojo di Aikijujutsu,
tanto per cominciare qualcosa di nuovo,
ma non ne ho trovati di buoni (in Francia va molto
l'Aikibudo). Poi ho ripiegato di nuovo sull'aikido
visto che ad Aix-en-Provence, dove momentaneamente
risiedo, sono disponibili almeno tre dojo.
Una sera ho visitato quello di Stephane, mi e' piaciuto,
e il resto e' cosa nota...

Ciao.

Andrea.

T.A.C. One

unread,
Jun 6, 2001, 4:03:57 AM6/6/01
to
Gruppo: it.sport.arti-marziali
Andrea Francinelli ha scritto:

Bellissimo post, Andrea, molto gradevole da leggere! :-)

> Lo stile delle lezioni e' un po' diverso da quello italiano
> (almeno quello che conosco io): niente
> aikitaiso ne' taisabaki all'inizio (a parte le lezioni con Michel,
> dove si fa' un po' di riscaldamento e respirazione).

A me questo tipo di approccio piace parecchio.

> L'ikkio e alcune forme di kotegaeshi sono un po'
> diverse da come le avevo imparate in italia.

Immagino. Puoi descrivere sommariamente le differenze? (senza avere la
pretesa che noi le capiamo, è ovvio ;-)))

> e, cosa molto piu' importante, Stephane ha
> saputo creare un ambiente di lavoro veramente
> cordiale e costruttivo,

E' la cosa piu' importante :-).

Ciao e grazie

Tac
(aikido)

Paolo (Lallo) Girri

unread,
Jun 6, 2001, 4:11:40 AM6/6/01
to
"Andrea Francinelli" <a.fran...@libero.it> ha scritto
...

> Dalle ultime notizie che so (poiche' sono ancora in
> contatto col mio maestro, alcuni ex allievi voglio
> riaprire il dojo di Aikido. Probabilmente di
> nuovo con l'aikikai, o forse col CONI....
> Io ho proposto con l'aikikai di Francia ;-))
> (ma ovviamente scherzavo, visto che in futuro non
> so se mi stabiliro' definitivamente in Francia o in
> altro luogo, oppure ritornero' dalle mie parti...)

Sicuramente farai aikido :) ...sembra un punto fermo.

...


> All'inizio cercavo un dojo di Aikijujutsu,
> tanto per cominciare qualcosa di nuovo,
> ma non ne ho trovati di buoni (in Francia va molto
> l'Aikibudo).

Per Aikibudo si intende una disciplina derivata dall'aikido tout court?
O esistono scuole che insegnano veramente l'aikido ante-guerra!?

> Poi ho ripiegato di nuovo sull'aikido
> visto che ad Aix-en-Provence, dove momentaneamente
> risiedo, sono disponibili almeno tre dojo.
> Una sera ho visitato quello di Stephane, mi e' piaciuto,
> e il resto e' cosa nota...

Grazie del racconto...
adesso sei il rappresentante dell'aikido francese sul ng, di quello meno
"leger". :-))

Ciao,
Lallo


Andrea Francinelli

unread,
Jun 6, 2001, 5:23:00 AM6/6/01
to
> Immagino. Puoi descrivere sommariamente le differenze? (senza avere la
> pretesa che noi le capiamo, è ovvio ;-)))

Nulla di trascendentale...
L'ikkyo come lo conoscevo io (supponiamo hanmi destro,
per intenderci, quindi uke blocca la mano destra con la sua
destra), si avanza con la destra e si blocca in posizione di
ikkyo con la destra avanti. Ricordo che si diceva di non
mettere la sinistra avanti poiche' uke, anche se a terra, poteva
essere in grado di aggrapparla e di reagire.
E questo lo ho sempre visto cosi' sia da Kurihara che
da Fujimoto (che da tutti i Maestri con cui ho tirato
durante gli stages).

Nel dojo di Stephane ho visto che, mentre con la mano si
esegue ikkyo, si avanza con la gamba sinistra direttamente contro uke
(molto potentemente) in modo da squilibrarlo tutto all'indietro.
Come risultato non si ha quasi mai il blocco di uke sul gomito.
Generalmente uke cade tutto all'indietro. Poi si esegue la
immobilizzazione a terra. I francesi insistono molto su questo
tipo di ikkyo. Provando quello che conoscevo io difficilmente
funzionava.

Secondo me il "problema" e' che i due tipi di tecnica
fanno riferimento a due diversi stati di uke.
Infatti l'idea che mi sono fatto e' che non esiste una
tecnica valida ed una no: dipende molto da uke.
L'ikkyo francese va molto bene quando uke prende e tira
(o sta fermo in situazione immobile), pero' secondo me non
e' l'ottimo quando uke viene a bloccare avanzando (a meno che
di non eseguire la tecnica con largo anticipo, allora forse
potrebbe funzionare). La tecnica "italian style" in questo
caso si presta meglio IMHO.

Uno dei difetti (?) dei francesi e' che non sono molto
impetuosi negli attacchi. Sembrano piu' "irrealistici".
Ad esempio, ti bloccano e si piazzano li' come salami
(anche se sono molto duri). Be', le prime volte, mi veniva da
fare come mi aveva insegnato il mio maestro (e come una volta
mi fede Roberto Foglietta quando ero poco piu' che principiante),
cioe' darli un bel calcio all'altezza delle reni...
In effetti, come anche diceva Mario Nataloni, uno non viene a
bloccare per fermarsi..., generalmente vuole fare qualcosa.
E da li' nasce la tecnica che conosciamo.
Comunque nel caso di blocco la tecnica Francese e' molto
efficace (in effetti e' Tori che "attacca" Uke...)

Il kotegaeshi, in certi casi, viene eseguito non proprio come
una vera e propria torsione del polso. Su attacco da chudantsuki
ad esempio, e' piu' simile ad un gokyo, con una torsione del
polso non all'esterno, ma verso l'avambraccio.
Proprio durante una delle ultime lezioni Stephane ha spiegato
che se in quel caso si tenta di piegare il polso all' esterno
uke potrebbe riattaccare di lato.
Comunque questo tipo di kotegaeshi lo avevo gia' visto
fare da Kurihara nel suo dojo.

Per il resto, a parte le due citate e le lievi sottigliezze,
che comunque sono
riscotrabili da dojo a dojo anche in Italia, non mi sembra
di rilevare grosse differenze.

> > e, cosa molto piu' importante, Stephane ha
> > saputo creare un ambiente di lavoro veramente
> > cordiale e costruttivo,
>
> E' la cosa piu' importante :-).

Si', e' vero.

Ciao
Andrea.


Andrea Francinelli

unread,
Jun 6, 2001, 5:32:50 AM6/6/01
to
> Sicuramente farai aikido :) ...sembra un punto fermo.

Sai che sinceramente non so rispondere? Come ti ho
detto all'inizio ero orientato (e ne sono attirato tuttora)
verso l'Aikijujutsu...
Inoltre mi piacerebbe anche fare un po' di Kendo.
Comunque per ora mi trovo bene cosi', in futuro
si vedra'. Dipende molto da dove andro' a finire...
L'unica cosa che mi dispiacerebbe molto, se dovessi
andare a fare Aikijujutsu e' che non vengono studiate
le tecniche di jo.

> Per Aikibudo si intende una disciplina derivata dall'aikido tout court?
> O esistono scuole che insegnano veramente l'aikido ante-guerra!?

Non ho capito bene esattamente. Ho provato a chiedere.
Gli allievi di Stephane (anche Michel ho sentito che ne
parlava), lo descrivono come una specie di Aikido
(le tecniche dovrebbero essere piu' o meno le stesse),
pero' molto duro, rude. Molto fisico.
Lo mimavano per scherzo e sembrava di avere avanti
dei gorilla che facevano delle tecniche di Aikido.
Ovviamente esageravano, pero' il senso mi hanno
assicurato che era quello.
Provero' ad informarmi. Dovrebbe esserci un dojo ad
Aix-en-Provence.

> Grazie del racconto...
> adesso sei il rappresentante dell'aikido francese sul ng, di quello meno
> "leger". :-))

Quale onore... :-)
Non mi date questa responsabilita'...
E poi io sono veramente morbido..., un tenerone.

> Ciao,
> Lallo

Ciao.
Andrea.


T.A.C. One

unread,
Jun 6, 2001, 5:52:32 AM6/6/01
to
Gruppo: it.sport.arti-marziali
Andrea Francinelli ha scritto:

> Nulla di trascendentale...


> L'ikkyo come lo conoscevo io (supponiamo hanmi destro,
> per intenderci, quindi uke blocca la mano destra con la sua
> destra), si avanza con la destra e si blocca in posizione di
> ikkyo con la destra avanti. Ricordo che si diceva di non
> mettere la sinistra avanti poiche' uke, anche se a terra, poteva
> essere in grado di aggrapparla e di reagire.
> E questo lo ho sempre visto cosi' sia da Kurihara che
> da Fujimoto (che da tutti i Maestri con cui ho tirato
> durante gli stages).
>
> Nel dojo di Stephane ho visto che, mentre con la mano si
> esegue ikkyo, si avanza con la gamba sinistra direttamente contro uke
> (molto potentemente) in modo da squilibrarlo tutto all'indietro.
> Come risultato non si ha quasi mai il blocco di uke sul gomito.
> Generalmente uke cade tutto all'indietro. Poi si esegue la
> immobilizzazione a terra. I francesi insistono molto su questo
> tipo di ikkyo. Provando quello che conoscevo io difficilmente
> funzionava.

Capisco. Ci ho pensato varie volte. Da notare che l'ikkyo sulla gamba
destra viene cmq effettuato spesso spingendo verso la faccia, prima
tornare indietro.

Le seguenti sono riflessioni personali opinabilissime e non tutte
necessariamente connesse al discorso in atto:

Il tentativo di afferrare la gamba dipende dalla posizione di uke.
Facendo ikkyo sulla gamba esterna il tentativo è, fra le altre cose, di
accorciare la distanza. Al che uke cerca il contatto e scivola con le
sue anche dietro le nostre. Questaè una posizione di maggior (ma non
assoluta) sicurezza per lui (perchè è + difficile tirare un calcio alle
costole o una gomitata alle costole, se evade bene e al momento giusto)
e si apre la via alla presa alle gambe.
Dipende dall'azione di uke e dalle possibilità che lascia tori.
All'ultimo stage a Milano è stato spiegato che su un attacco di shomen
le anche di uke entrano, su un attacco menuchi (dal basso) restano
davanti a tori (come se uke effettuasse una parata alta... insomma un
po' alla francese).

Direi che è un aspetto parecchio interessante, soprattutto nell'ottica
di uno studio delle tecniche di aspirazione (di cui non capisco peraltro
molto..) - i metodi per attirare uke verso di se. Ad occhio direi che se
siamo orientati verso il ventre di uke lo spingiamo, se siamo orientati
verso i lombi lo attiriamo.
(stephane nel suo libro parla di asse saggitale se non erro).


> L'ikkyo francese va molto bene quando uke prende e tira
> (o sta fermo in situazione immobile), pero' secondo me non
> e' l'ottimo quando uke viene a bloccare avanzando (a meno che
> di non eseguire la tecnica con largo anticipo, allora forse
> potrebbe funzionare). La tecnica "italian style" in questo
> caso si presta meglio IMHO.

Capisco. A me in genere piace molto lo studio statico. Quindi uke che si
'piazza' appunto.

> In effetti, come anche diceva Mario Nataloni, uno non viene a
> bloccare per fermarsi..., generalmente vuole fare qualcosa.
> E da li' nasce la tecnica che conosciamo.

Chiaro. Anche se studiando lentamente, molte volte è piu' semplice
rendersi conto delle possibilità che si hanno.

> Il kotegaeshi, in certi casi, viene eseguito non proprio come
> una vera e propria torsione del polso. Su attacco da chudantsuki
> ad esempio, e' piu' simile ad un gokyo, con una torsione del
> polso non all'esterno, ma verso l'avambraccio.
> Proprio durante una delle ultime lezioni Stephane ha spiegato
> che se in quel caso si tenta di piegare il polso all' esterno
> uke potrebbe riattaccare di lato.
> Comunque questo tipo di kotegaeshi lo avevo gia' visto
> fare da Kurihara nel suo dojo.

Capisco, sono state sottoposto anch'io ad entrambi i tipidi kotegaeshi.
Personalmente vedo la leva come il metodo per limitare la mobilità di
uke e, una volta avuto il controllo del suo corpo, poter applicare con
tutto il corpo un impulso che lo squilibri. Quindi proiezione di
squilibrio, piuttosto che causata dal dolore di una leva al polso. In un
certo senso la proiezione viene da sotto (lo squilibrio dei suoi piedi)
piuttosto che da sopra (la leva).
Certo facile a dirsi.... (credo che questo modo di proiettare sia una
prerogativa della stragrande maggior parte dei maestri di aikido)
Il kotegaeshi il linea mi piace molto per il tipo di caduta che provoca,
meno saltata, e piu' vicina al suolo (solitamente ;-))).

> Per il resto, a parte le due citate e le lievi sottigliezze,
> che comunque sono
> riscotrabili da dojo a dojo anche in Italia, non mi sembra
> di rilevare grosse differenze.

Mi parli della didattica delle cadute e del tenkan?

Ciao!

Tac
(aikido)

Paolo Bottoni

unread,
Jun 6, 2001, 6:52:42 AM6/6/01
to
"Andrea Francinelli" wrote

> Nel dojo di Stephane ho visto che, mentre con la mano si
> esegue ikkyo, si avanza con la gamba sinistra direttamente contro uke
> (molto potentemente) in modo da squilibrarlo tutto all'indietro.

non è questione di "scuola francese" o "scuola italiana": sono i 2 modi
fondamentali di fare ikkyo e i maestri storici si dividono grosso modo 50% e
50% tra l'uno e l'altro; avanzando con la gamba interna (quella dalla parte
di uke) l'immobilizzazione lavora prevalentemente sulla spalla, avanzando
con quella esterna sul gomito.

Quale è meglio? Tutte e due... Secondo me bisogna seguire l'impostazione del
maestro che hai scelto (o che ti è piovuto tra capo e collo) ma devi anche
conoscere e saper applicare ogni altro sistema che ti viene spiegato.


>>>
L'ikkyo francese va molto bene quando uke prende e tira (o sta fermo in
situazione immobile), pero' secondo me non e' l'ottimo quando uke viene a
bloccare avanzando
>>>

Questo magari no: io credo che vada bene in tutte le situazioni, ma
certamente è un modo che richiede tempistica e taisabaki diversi; d'altra
parte "loro" possono dire la stessa cosa di "noi"...

<<<
Il kotegaeshi, in certi casi, viene eseguito non proprio come una vera e
propria torsione del polso. Su attacco da chudantsuki ad esempio, e' piu'
simile ad un gokyo, con una torsione del polso non all'esterno, ma verso
l'avambraccio.
>>>

E' vero che il kotegaeshi "classico" richiede molta precisione per non
esporsi, peró secondo me l'altro a lungo andare diventa controproducente per
le articolazioni. Nulla da eccepire quando viene eseguito da un praticante
di livello adeguato, ma nella scuola "francese" vedi carriolate di
principianti e medi che fanno un kotegaeshi molto pericoloso per uke. E loro
diranno che da noi se ne vedono tanti inefficaci... Come al solito hanno in
fondo tutti ragione.

Paolo


Andrea Francinelli

unread,
Jun 6, 2001, 3:29:56 PM6/6/01
to
> Capisco. A me in genere piace molto lo studio statico. Quindi uke che si
> 'piazza' appunto.

Si, anche a me piace il "go no keiko". L'unico mio difetto in questo
tipo di studio e' che tendo a diventare rigido e non riesco a
concentrarmi molto sulla tecnica. In certi casi preferisco il
"ju no keiko", anche se, come dice Stephane nel suo libro:
"... sono due modi complementari e non e' auspicabile
privilegiare l'uno all'altro".

> Chiaro. Anche se studiando lentamente, molte volte è piu' semplice
> rendersi conto delle possibilità che si hanno.

Si', pero' anche qui dipende molto dal tipo di uke che hai di fronte.
Spesso uke non si presta (non che egli debba fingere o
compiacere Tori, come molte volte accade).
Parlo di atteggiamento "mentale" di alcuni Uke, spesso giovani
o principianti che, non afferrando il concetto della tecnica come
studio, tendono a metterti fretta o a voler spesso concludere
il movimento, senza capire che magari Tori sta facendi movimenti
lenti e controllati per cercare di "sentire" la reazione del
corpo di Uke al movimento.

> Capisco, sono state sottoposto anch'io ad entrambi i tipidi kotegaeshi.

>[...]

Io non mi trovo molto a mio agio col kotegaeshi stile "gokyo".
A me sembra piu' efficace la torsione esterna, e non solo sul
polso; se possibile anche trasmettendo la torsione al gomito,
come una specie di shihonage. Mi rendo conto che e' un
po' pericoloso, in ogni caso quando pratico cerco sempre di
non essere brusco.
Comunque e' solo una questione di preferenza personale,
forse derivata dal fatto che mi sono abituato a farlo sempre
cosi' e mi e' molto difficile cambiare.

> Mi parli della didattica delle cadute e del tenkan?

Non ho molto da dire. Il tenkan e' sempre ampio e
completo (180° pieni). Ad esempio Kurihara per
velocizzare alcune tecniche utilizzava il "mezzo tenkan",
cioe' un tenkan non proprio completo (piu' di 90° ma
meno di 180°). Generalmente la posizione finale
e' dietro Uke (laterale-dietro). Pero' dipende dalla
tecnica.

Riguardo le cadute ho notato che semplicemente non
vengono spiegate... Nel senso che ho potuto notare molti
principianti un po' "abbandonati" a loro stessi.
Ovviamente sono seguiti dai vari allievi con cui si trovano
a tirare, pero' non c'e' mai nessuno che ha dato loro
le basi per ukemi, shikko, tenkan etc...
In questo la metodologia e' un po' diversa da quella
che ho potuto notarequando frequentavo il mio dojo,
dove i principianti erano molto seguiti.
In ogni caso durante la lezione Stephane o chi per lui,
gira tra le varie coppie, correggendo i movimenti,
rispiegando la tecnica, mostrando i vari errori.

Comunque ho visto una volta una cintura nera, che faceva da
Uke a Stephane durante una spiegazione, cadere non
molto elegantemente durante uno shihonage. Tendeva
ad aprirsi e cadere di schiena. Inoltre si vedeva che non
era molto a suo agio con quel tipo di ukemi.

Andrea.

Andrea Francinelli

unread,
Jun 6, 2001, 3:29:57 PM6/6/01
to
> non è questione di "scuola francese" o "scuola italiana": sono i 2 modi
> fondamentali di fare ikkyo e i maestri storici si dividono grosso modo 50%
e
> 50% tra l'uno e l'altro; avanzando con la gamba interna (quella dalla
parte
> di uke) l'immobilizzazione lavora prevalentemente sulla spalla, avanzando
> con quella esterna sul gomito.

Non volevo fare una distinzione due scuole. Ho gia' detto che non
voglio generalizzare poiche' conosco solo questo dojo.
Per quanto ne so magari, in tutta la Francia, solo qui fanno
questo tipo di ikkyo. E comunque sapevo gia' che in altre parti
si adottava questo tipo di ikkyo: il mio maestro lo accennava
a lezione. Inoltre in vari libri di Aikido ho visto ikkyo in questo
modo. Non voglio dire che la "scuola francese" lo fa cosi' e
la "scuola italiana" lo fa cosa'. Anzi, a mio modo di vedere non
dovrebbe esistere una scuola francese, una scuola italiana, una
scuola tedesca, una scuola islandese..., l'Aikido dovrebbe essere
uno. Altrimenti l'idea di "Ai" andrebbe a farsi benedire.

> E' vero che il kotegaeshi "classico" richiede molta precisione per non
> esporsi, peró secondo me l'altro a lungo andare diventa controproducente
per
> le articolazioni. Nulla da eccepire quando viene eseguito da un praticante
> di livello adeguato, ma nella scuola "francese" vedi carriolate di
> principianti e medi che fanno un kotegaeshi molto pericoloso per uke. E
loro
> diranno che da noi se ne vedono tanti inefficaci... Come al solito hanno
in
> fondo tutti ragione.

Non mi risulta nel mio caso. Quando ho tirato kotegaeshi come
lo ho sempre fatto, molti (anche cinture nere) cadevano come pere
(e ti assicuro che non cadono facilmente). Al contrario io ho trovato
una buona percentuale dei loro kotegaeshi inefficaci. Ma forse questo
dipende dal fatto che ho un polso molto allenato ed eccezionalmente
sciolto.

Andrea.


Paolo Bottoni

unread,
Jun 6, 2001, 4:25:37 PM6/6/01
to
"Andrea Francinelli" wrote

>>>
a mio modo di vedere non dovrebbe esistere una scuola francese, una scuola
italiana, una
scuola tedesca, una scuola islandese..., l'Aikido dovrebbe essere uno.
Altrimenti l'idea di "Ai" andrebbe a farsi benedire.
>>>

L'aikido è uno ma ognuno lo fa a modo suo... è proprio questa la sfida.
Empiricamente io osservo che in Francia ha una certa prevalenza il metodo
con la gamba esterna, ma probabilmente non è dovuto al fatto che siano
francesi ma ai maestri che hanno lasciato l'impronta da queste parti. Dico
da queste parti perché oltre che al Dojo Centrale io pratico con la sezione
franofona dell'Aikikai del Belgio.


>>>
Non mi risulta nel mio caso. Quando ho tirato kotegaeshi come lo ho sempre
fatto, molti (anche cinture nere) cadevano come pere (e ti assicuro che non
cadono facilmente). Al contrario io ho trovato
una buona percentuale dei loro kotegaeshi inefficaci. Ma forse questo
dipende dal fatto che ho un polso molto allenato ed eccezionalmente sciolto.
>>>

Con le cinture nere si puó fare, ma con la media dei praticanti e/o
francofoni francesi è meglio controllare prima di tirargli kotegaeshi che
siano preparati; nel dojo dove insegno io NESSUNO quando sono arrivato
sapeva fare la caduta di kotegaeshi quindi non ho mai tirato sul serio per
piú di un anno; loro mi consideravano inefficace... Peró anche con il "loro"
kotegaeshi vale la stessa cosa: se non vuoi cadere un tori normale non te lo
tira a fondo perché puó farti veramente male (ma forse ho fatto
confusione.... i normali sono gli altri...).

Questo è per dire il vero un certo retaggio del passato. La "nouvelle vague"
francese cura molto bene ogni particolare, e anche se non sono mai stato ad
uno stage di Benedetti lo noto dai suoi libri.

Paolo


Paolo Bottoni

unread,
Jun 7, 2001, 3:08:23 AM6/7/01
to

"Paolo Bottoni" wrote

>>>
Empiricamente io osservo che in Francia ha una certa prevalenza il metodo
con la gamba esterna
>>>

Ooops!!!... naturalmente volevo dire interna (lato uke)


Paolo


T.A.C. One

unread,
Jun 7, 2001, 3:29:14 AM6/7/01
to
Gruppo: it.sport.arti-marziali
Andrea Francinelli ha scritto:

> > Capisco, sono state sottoposto anch'io ad entrambi i tipidi kotegaeshi.


> >[...]
>
> Io non mi trovo molto a mio agio col kotegaeshi stile "gokyo".
> A me sembra piu' efficace la torsione esterna, e non solo sul
> polso; se possibile anche trasmettendo la torsione al gomito,
> come una specie di shihonage. Mi rendo conto che e' un
> po' pericoloso, in ogni caso quando pratico cerco sempre di
> non essere brusco.

Ciao. Io preferisco francamente il kotegaeshi senza torsione. Mi piace
piu' il tipo di caduta: posso staccarmi piu' tardi dal suolo, e cercare
maggiormente il suolo. Mi rendo conto che questo potrebbe voler dire
semplicemente che è meno efficace ma semplicemente mi piace piu'
l'effetto.

Mi rendo conto che è una tecnica che non può prescindere da un buon
sbilanciamento preliminare, per funzionare. L'altro in una situazione
morta magari ti dà piu possibilità.
Penso che in entrambi come in tutte le tecniche bisogna trasmettere la
forza al gomito e possibilmente al resto del corpo, per evitare traumi
al braccio.

> Comunque e' solo una questione di preferenza personale,
> forse derivata dal fatto che mi sono abituato a farlo sempre
> cosi' e mi e' molto difficile cambiare.

Probabile. Personalmente tendo a farlo esterno solo quando la prima
parte della tecnica non va bene.

> Comunque ho visto una volta una cintura nera, che faceva da
> Uke a Stephane durante una spiegazione, cadere non
> molto elegantemente durante uno shihonage.

Capita dappertutto :-).

Tac
(aikido)

Gaetano Dellisanti

unread,
Jun 7, 2001, 4:01:52 AM6/7/01
to
In _XnT6.24299$Lk7.6...@news.chello.be, Paolo Bottoni,

pbo...@ycompuserve.com, il 6-06-2001 12:52 ha scritto:

> non è questione di "scuola francese" o "scuola italiana": sono i 2 modi
> fondamentali di fare ikkyo e i maestri storici si dividono grosso modo 50% e
> 50% tra l'uno e l'altro; avanzando con la gamba interna (quella dalla parte
> di uke) l'immobilizzazione lavora prevalentemente sulla spalla, avanzando
> con quella esterna sul gomito.
>
> Quale è meglio? Tutte e due... Secondo me bisogna seguire l'impostazione del
> maestro che hai scelto (o che ti è piovuto tra capo e collo) ma devi anche
> conoscere e saper applicare ogni altro sistema che ti viene spiegato.


E questo è il grande segreto di un buon praticante, la disponibilità
nell'osservare ogni lavoro che viene proposto, consapevoli di sperimentare
il frutto di uno studio certamente motivato poichè ogni Maestro propone la
personale sintesi di una ricerca in continua definizione.

Nino

Gaetano Dellisanti

unread,
Jun 7, 2001, 4:01:56 AM6/7/01
to
In _XnT6.24299$Lk7.6...@news.chello.be, Paolo Bottoni,
pbo...@ycompuserve.com, il 6-06-2001 12:52 ha scritto:

> E loro
> diranno che da noi se ne vedono tanti inefficaci... Come al solito hanno in
> fondo tutti ragione.


Già.

nino

Gaetano Dellisanti

unread,
Jun 7, 2001, 4:02:00 AM6/7/01
to
In 5lwT6.24814$Lk7.6...@news.chello.be, Paolo Bottoni,

pbo...@ycompuserve.com, il 6-06-2001 22:25 ha scritto:

> Questo è per dire il vero un certo retaggio del passato. La "nouvelle vague"
> francese cura molto bene ogni particolare, e anche se non sono mai stato ad
> uno stage di Benedetti lo noto dai suoi libri.


Con pregi e difetti, in Francia, l'istituto della *scuola quadri* (sarebbe
la formazione insegnanti) in ambedue le grandi federazioni è sviluppatissimo
e pone al centro della riflessione didattica la definizione, lo sviluppo e
la divulgazione del corso base. Posso parlare solo per l'ambiente FFAAA (che
comunque non è una entità aikidoisticamente monolitica) dove la
preoccupazione indirizzata ad una continua diffusione e promozione della
disciplina legata al fatto che esistono delle possibilità professionali (non
pensate al paradiso terrestre) ha determinato una condivisione dei metodi e
delle didattiche che cura molto dettagli tecnici. A pensarci bene non si
tratta di nulla di particolarmente nuovo... se prendete, ad esempio, *aikido
dinamico* di Shioda vedrete un atteggiamento allo studio certamente
ispiratore di atteggiamenti didattici particolarmente attenti.
Un altro settore di grosso intervento, in sede formativa, degli insegnanti
francesi riguarda i corsi dedicati ai bambini.

Nino


Paolo Bottoni

unread,
Jun 7, 2001, 7:51:33 AM6/7/01
to
parlavamo del diavolo?... penso che non si dimenticheranno di inviarlo come
al solito anchu qui, ma in attesa ecco il succo della notizia


***********

IL MU TOKU KAN DOJO DI TRIESTE ORGANIZZA UNO STAGE DI AIKIDO DIRETTO DA
STEPHANE BENEDETTI SENSEI 6° DAN AIKIKAI HOMBU DOJO TOKYO
NEI GIORNI DAL 28 GIUGNO AL 3 LUGLIO 2001 PRESSO IL DOJO DEL PALASPORT DI
CHIARBOLA Via Visinada, 5 - TRIESTE - ITALIA

COSTO DELLO STAGE COMPLETO: lire 350.000
(sabato e domenica: lire 120.000 - una frazione: lire 60.000)


PER INFORMAZIONI: 040/764644 - 349/6464997 - 348/2657827 - 380/3095294
muto...@adriacom.it - muto...@estelnet.it
http://www.univ.trieste.it/aikidots

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