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E le 3 scelte?

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Raoul Pianca

unread,
Jan 8, 2000, 3:00:00 AM1/8/00
to
Ciao a tutti,
chiedo scusa in partenza ai fratelli del CNGEI e della FSE (o delle altre
associazioni) che partecipano al NG, ma questo credo sia un tema caro
soprattutto all'AGESCI: le tre scelte del Patto Associativo.

Durante lo scorso Campo invernale, mi sono trovato a parlarne con la Capo
Reparto, siamo arrivati ad un punto cruciale:

Al momento della Partenza, quando scegliamo se aderire al Patto prendendo la
Partenza Associativa od Extra, quanti di noi (o comunque quanti in generale)
hanno ben chiaro cosa significhi fare quelle tre scelte?

La Partenza Associativa implica la condivisione delle tre scelte (come in
realtà dovrebbe essere) o la volontà a fermarsi ancora nel nostro amato
Gruppo Scout perchè effettivamente ci piace (in qualche modo non troppo
"completo") fare servizio nelle unità e ci dispiace lasciare questa grossa
fetta della nostra storia?

Queste ultime righe esprimono il dubbio che ci è venuto. Abbiamo azzardato
una risposta: spesso scegliamo di entrare in Co.Ca. solo per non lasciare il
Gruppo, il Patto Associativo è davvero importante, ma viene in secondo
piano...
Con qualche anno di anzianità da Capi, stiamo iniziando solo ora ad
interrogarci sulla qualità del nostro servizio: stiamo o meno seguendo
quanto sta scritto sul P.A.? Quanto ci impegnamo a fare una proposta
educativa che attraverso il Patto che ci lega è comune a tutti i Gruppi
AGESCI?

Altra provocazione:
Condividere la scelta scout non è così difficile, ci siamo cresciuti dentro;
anche quella politica non dovrebbe far sorgere dubbi, ma quella cristiana...
Attenzione! Secondo noi non è tanto la Fede dei Capi che crea problemi (anzi
è proprio bello vedere una unità con tutto il suo staff che è raccolta in un
forte momento di preghiera vissuto da tutti), ma è la coerenza della scelta
fatta:

fino a dove è possibile spingersi per evitare di diventare dei bigotti agli
occhi dei ragazzi ? Che i ragazzi ci considerino punti di riferimento è
quanto ci auguriamo e ci impegnamo a fare, ma per mantenere viva la nostra
proposta non possiamo assolutamente deluderli e "scadergli"...

Mi piacerebbe leggere qualche vostra opinione...

Buona Strada!

P.S. Se volete ho il nuovo Patto Associativo non ancora pubblicato agli atti
del C.G. '99. E' in formato doc e potete richiederlo via e-mail.
--
________________________________________
ASK THE BOY !
Raoul Pianca - Akel...@iol.it
ScoutTAG: Genova 51 (GE) (AGESCI) Akela
________________________________________

Pietro Vecchio

unread,
Jan 9, 2000, 3:00:00 AM1/9/00
to
Raoul Pianca <Akel...@iol.it> wrote in message
KAKd4.8268$I3.8...@news.infostrada.it...
> Ciao a tutti,
Ciao!
>[...] Al momento della Partenza, quando scegliamo se aderire al Patto

prendendo la
> Partenza Associativa od Extra, quanti di noi (o comunque quanti in
generale)
> hanno ben chiaro cosa significhi fare quelle tre scelte?
> La Partenza Associativa implica la condivisione delle tre scelte (come in
> realtà dovrebbe essere) o la volontà a fermarsi ancora nel nostro amato
> Gruppo Scout perchè effettivamente ci piace (in qualche modo non troppo
> "completo") fare servizio nelle unità e ci dispiace lasciare questa
grossa
> fetta della nostra storia?
> Queste ultime righe esprimono il dubbio che ci è venuto. Abbiamo azzardato
> una risposta: spesso scegliamo di entrare in Co.Ca. solo per non lasciare
il
> Gruppo, il Patto Associativo è davvero importante, ma viene in secondo
> piano...
> Con qualche anno di anzianità da Capi, stiamo iniziando solo ora ad
> interrogarci sulla qualità del nostro servizio: stiamo o meno seguendo
> quanto sta scritto sul P.A.? Quanto ci impegnamo a fare una proposta
> educativa che attraverso il Patto che ci lega è comune a tutti i Gruppi
> AGESCI?

Mah... io credo che un buon numero di Rover e Scolte che alla partenza
chiedono di entrare in Co.Ca. abbiano peresente quello che fanno e le scelte
del Patto Associativo; comunque il fatto di trovare gioia nel servizio
(associativo) può essere un forte stimolo a continuare su quella strada,
senza nulla togliere agli altri aspetti presentati dal Patto.
Per evitare che la scelta del capo possa essere una scelta di comodo ("sono
scout da 12 anni e non mi va di smettere..." o simili) il compito spetta ai
Capi R/S !
In Clan si è continuamente chiamati a compiere delle scelte, penso alla
Carta di Clan, che non sono altro che i primi passi, "l'allenamento" per
essere capaci e maturi per una scelta come l'adesione al patto associativo!

> Altra provocazione:
[...]


> fino a dove è possibile spingersi per evitare di diventare dei bigotti
agli
> occhi dei ragazzi ? Che i ragazzi ci considerino punti di riferimento è
> quanto ci auguriamo e ci impegnamo a fare, ma per mantenere viva la nostra
> proposta non possiamo assolutamente deluderli e "scadergli"...

Se credete in quello che fate e lo testimoniate con coerenza, non abbiate
paura di sembrare bigotti... i ragazzi non sono stupidi: magari al primo
momento potranno pensarlo, ma poi sapranno rendersi conto che non è così.
Anzi...
Bè, poi è chiaro che la vostra proposta deve essere continuamente viva e
"pungente"...

> Buona Strada!
La strada è buona!


> ________________________________________
> ASK THE BOY !
> Raoul Pianca - Akel...@iol.it
> ScoutTAG: Genova 51 (GE) (AGESCI) Akela
> ________________________________________

Buona Caccia


--------------------------------------------------------------------------
Pietro Vecchio - Stambecco Prudente
ScoutTAG: Legnano 9 (MI) (AGESCI) Akela
--------------------------------------------------------------------------

Lele SV3

unread,
Jan 9, 2000, 3:00:00 AM1/9/00
to

Raoul Pianca <Akel...@iol.it> wrote in message
KAKd4.8268$I3.8...@news.infostrada.it...
> Ciao a tutti,
> chiedo scusa in partenza ai fratelli del CNGEI e della FSE (o delle altre
> associazioni) che partecipano al NG, ma questo credo sia un tema caro
> soprattutto all'AGESCI: le tre scelte del Patto Associativo.
>
> Durante lo scorso Campo invernale, mi sono trovato a parlarne con la Capo
> Reparto, siamo arrivati ad un punto cruciale:
>
> Al momento della Partenza, quando scegliamo se aderire al Patto prendendo
la
> Partenza Associativa od Extra,

Ahiiiiii! Un R/S quando sceglie la Partenza, sceglie la Partenza. STOP. Che
poi faccia servizio in Associazione o al di fuori non c'entra. Vi propogno
un'usanza da poco istituita nel nostro Gruppo (quando ho preso la Partenza
io mi sono visto consegnare un Patto Associativo come se fosse scontato che
sarei entrato in Co.Ca., una gaffe non da poco!): chi sceglie la Partenza
parte e basta... può sembrare banale ma non lo è!
Il Patto Associativo gli viene presentato in Clan negli incotri che facciamo
con i ragazzi che hanno chiesto di partire così come gli viene presentato
QUALUNQUE altro tipo di servizio presente sul territorio.
Mettiamo bene in chiaro con la persona in questione che SE vuole entrare in
Comunità Capi basta farcelo sapere chiamando il Capo Gruppo: può sembrare
molto "ufficiale" ma in questo modo è il partente che chiede e sceglie di
entrare e in questo modo si sottolinea chiaramente che è una sua precisa
volontà.
In passato abbiamo trascinato molti Capi in Co.Ca. perché rischiavamo di
chiudere delle Unità: stavano con noi uno o due anni e poi se ne andavano.
Abbiamo cercato di fare una scelta coraggiosa e di correre questo rischio a
fronte però di una scelta coerente e consapevole della persona.
Mi sembra un grosso errore parlare di Partenza Associativa ed
Extrassociativa... esiste solo la Partenza.

> quanti di noi (o comunque quanti in generale)
> hanno ben chiaro cosa significhi fare quelle tre scelte?

Qui sta il trucco: confrontaresi prima! Ci sono i Capi Clan apposta, ci sono
i compagni con cui hai condiviso tutta la tua vita scout apposta!!! Ci
rifletti insieme a loro e poi scegli...

> La Partenza Associativa implica la condivisione delle tre scelte (come in
> realtà dovrebbe essere) o la volontà a fermarsi ancora nel nostro amato
> Gruppo Scout perchè effettivamente ci piace (in qualche modo non troppo
> "completo") fare servizio nelle unità e ci dispiace lasciare questa
grossa
> fetta della nostra storia?

In alcuni Gruppi c'è l'usanza di "lasciar stare" il partente (ormai partito)
per un lungo periodo di tempo in modo che possa avere l'occasione di
"slegarsi" un po' dal gruppo e dal "senso di colpa" di non contribuire alla
gestione del Gruppo, in modo da vedere se il SERVIZIO che ha scelto come
stile di vita è da farsi in asssociazione o no... ATTENZIONE: il partente
tra le altre cose sceglie il SERVIZIO come STILE DI VITA non sceglie di fare
il CAPO REPARTO come stile di vita, eppure, molti, quando hanno preso la
Partenza sapevano già che avrebbero fatto gli Akela perché il gruppo era
nella bratta.

> Queste ultime righe esprimono il dubbio che ci è venuto. Abbiamo azzardato
> una risposta: spesso scegliamo di entrare in Co.Ca. solo per non lasciare
il
> Gruppo, il Patto Associativo è davvero importante, ma viene in secondo
> piano...
> Con qualche anno di anzianità da Capi, stiamo iniziando solo ora ad
> interrogarci sulla qualità del nostro servizio: stiamo o meno seguendo
> quanto sta scritto sul P.A.? Quanto ci impegnamo a fare una proposta
> educativa che attraverso il Patto che ci lega è comune a tutti i Gruppi
> AGESCI?
>

> Altra provocazione:
> Condividere la scelta scout non è così difficile, ci siamo cresciuti
dentro;
> anche quella politica non dovrebbe far sorgere dubbi, ma quella
cristiana...
> Attenzione! Secondo noi non è tanto la Fede dei Capi che crea problemi
(anzi
> è proprio bello vedere una unità con tutto il suo staff che è raccolta in
un
> forte momento di preghiera vissuto da tutti), ma è la coerenza della
scelta
> fatta:
>

> fino a dove è possibile spingersi per evitare di diventare dei bigotti
agli
> occhi dei ragazzi ? Che i ragazzi ci considerino punti di riferimento è
> quanto ci auguriamo e ci impegnamo a fare, ma per mantenere viva la nostra
> proposta non possiamo assolutamente deluderli e "scadergli"...

Credo che lo scoutismo regali una marea di occasioni per vivere la
spiritualità e la fede e non solo nei momenti "ufficiali" di catechesi.
Tante volte facciamo catechesi semplicemente mangiando insieme e vivendo un
campo sereno con un clima interpersonale equilibrato o giocoso. Non voglio
dire che non si debba programmare la catechesi come attività singola, penso
semplicemente che VIVIAMO continuamente la cateschesi anche quando non ce ne
accorgiamo (ci vuole un po' di fede anche in questo: Dio ci mette una pezza
anche sulla imperfezione delle nostre attività).

> Mi piacerebbe leggere qualche vostra opinione...
>
> Buona Strada!

Mi associo,
BUONA STRADA,

--
Samuel Curti
Delfino Responsabile Suscettibile
ScoutTag: Savona 3 (SV) (AGESCI) Capo Clan Orione
EMail.: sav...@libero.it

enea

unread,
Jan 9, 2000, 3:00:00 AM1/9/00
to

Raoul Pianca wrote:
>
> Al momento della Partenza, quando scegliamo se aderire al Patto prendendo la
> Partenza Associativa od Extra, quanti di noi (o comunque quanti in generale)

> hanno ben chiaro cosa significhi fare quelle tre scelte?
>
E' meglio parlare di partenza e basta; il PA e' richiesto solo a chi
decide di chiedere, dopo la partenza, di entrare in Coca.

Il punto da cui iniziare e' la carta di Clan.
Sappiamo pero' che sulla carta di clan sono di fatto ri-proposti i punti
del PA e solo in quest'ottica si pone il problema da te sollevato.
Postuliamo comunque di chiamare (come avviene in tutta italia) partenza
associativa la partenza di colui il quale decide poi di chiedere
l'ingresso in coca. :-)

> Queste ultime righe esprimono il dubbio che ci č venuto. Abbiamo azzardato


> una risposta: spesso scegliamo di entrare in Co.Ca. solo per non lasciare il

> Gruppo, il Patto Associativo č davvero importante, ma viene in secondo
> piano...

Il PA ha IMHO dei grossi limiti, che lo rendono ostico anche ai capi
piu' "vissuti" e convinti, figuriamoci per un neo-capo.
Comunque ritengo che il problema da te sollevato sia soprattutto di
principio, e quindi ha pochi risvolti pratici: la partenza grantisce che
il neo-capo ha acquisito e condivide i valori necessari. Ha un'eperienza
di servizio come r/s alle spalle che garantisce alla Coca una sua
adesione ad un certo modo di lavorare. Dove sta il problema?
Che differenza fa per un gruppo sapere di essere molto lontano da certe
posizioni ufficiali quando queste sono sostenute da tutti i capi della
sua coca?

Dobbiamo molto seranamente e onestamente chiederci cosa interessa alle
Coca nel momento in cui acconsente all'ingresso di un nuovo capo. Di
solito un capo nuovo fa sempre comodo, soprattutto se non ha tanti
grilli per la testa, non ha grosse lacune e, se eventualmente ne ha, e'
disposto a lasciarsi guidare e ad imparare l'arte del capo da chi ha
piu' esperienza.

Chi invece e' infuocato dai sacri testi, di solito, si rivela essere un
gran rompi-totani.

> Con qualche anno di anzianitŕ da Capi, stiamo iniziando solo ora ad
> interrogarci sulla qualitŕ del nostro servizio: stiamo o meno seguendo


> quanto sta scritto sul P.A.? Quanto ci impegnamo a fare una proposta

> educativa che attraverso il Patto che ci lega č comune a tutti i Gruppi
> AGESCI?
>

Secondo me e' proprio questo il problema: ci stiamo accorgendo da soli
(noi capi) che si puo' fare buon scoutismo anche senza le infinite
complicazioni che l'associazione propone, a scapito (ma non troppo)
della compatibilita' tra i gruppi.
Il buon senso, le tradizioni e i CFM e CFA in moltissimi casi
sostituiscono piu' che egregiamente il PA e i regolamenti.
E se non bastano, una lettura e un'interpretazione autonoma dei sacri
testi di BP risolve tutti i restanti problemi.
Tutto cio' va preso naturalmente con le dovute cautele, ma credo di non
sbagliarmi di molto.

Tra l'altro, ritengo che questo, sia un'altro dei motivi per cui di
fatto l'associazione si stia dividendo in due: un'associazione reale (i
gruppi e, in certi casi, le zone) che vive a prescindere dalla seconda:
l'associazione aliena che opera su un altro pianeta.


> fino a dove č possibile spingersi per evitare di diventare dei bigotti agli
> occhi dei ragazzi ?

Questo e' credo il punto piu' delicato solo perche' e' difficile
definire il prototipo del buon cristiano cattolico. E' un buon cristiano
chi accetta passivamente e con fiducia cieca i dettami della chiesa, o
chi cerca di mantenere uno spirito critico? (La pillola del giorno dopo
gratis alle studentesse francesi e' giusta, discutibile o sbagliata come
sostengono i vescovi? Solo per fare un esempio).
Potresti comunque farmi un esempio di comportamento cristiano che puo'
farci sembrare bigotti agli occhi dei ragazzi?
Mi sembra crei molti piu' problemi, da questo punto di vista, la scelta
scout...


> P.S. Se volete ho il nuovo Patto Associativo non ancora pubblicato agli atti
> del C.G. '99. E' in formato doc e potete richiederlo via e-mail.

Si grazie :-))


Ciao
Tiziano

ScoutTag: Marano 1 (VI)(AGESCI) Capo Clan

Checco

unread,
Jan 10, 2000, 3:00:00 AM1/10/00
to
> Al momento della Partenza, quando scegliamo se aderire al Patto prendendo
la
> Partenza Associativa od Extra, quanti di noi (o comunque quanti in
generale)
> hanno ben chiaro cosa significhi fare quelle tre scelte?
>
> La Partenza Associativa implica la condivisione delle tre scelte (come in
> realtà dovrebbe essere) o la volontà a fermarsi ancora nel nostro amato
> Gruppo Scout perchè effettivamente ci piace (in qualche modo non troppo
> "completo") fare servizio nelle unità e ci dispiace lasciare questa
grossa
> fetta della nostra storia?

Ciao sono Checco e sono un capo reparto di Bologna (del Bologna 10).
Penso che non si possa parlare di partenza Associativa o Extra, ma di
partenza e basta!!!
Alla donna/uomo della partenza non viene chiesto di aderire al patto
associativo, ma viene chiesta la SCELTA di FEDE, la SCELTA di SERVIZIO e la
SCELTA di AUTONOMIA, ecco perché non si può parlare di partenza Associativa
o Extra; con la partenza viene chiesto alla donna/uomo di vivere secondo
queste tre scelte, sarà poi lei/lui che deciderà se giocarsi (secondo le tre
scelta) dentro o fuori l'associazione.
L'adesione al patto associativo avviene con l'entrata in Co.Ca. !!!

Sono però anche d'accordo con te quando dici che spesso si entra in Co.Ca
per una sorta di nostalgia del mondo scout!!!
Soprattutto quelli che sono scout da lupetti vivono spesso la partenza come
la fine del loro cammino scout e per paura di mollare questo (fantastico)
mondo decidono di entrare in Co.Ca. , sono però anche quelli che dopo due o
tre anni di capo in unità mollano tutto!!!
Cerchiamo di fare in modo che in nostri ragazzi in clan si formino prima
come persone che come capi scout; un capo scout che prima non è una persona
farà poca strada!!!

Francesco Rossi (Checco)
[Bisonte Selvaggio]
ICQ: #48861487
checco...@tin.it
ScoutTAG: Bologna 10 (BO) (AGESCI) Capo reparto

Raoul Pianca

unread,
Jan 10, 2000, 3:00:00 AM1/10/00
to

Ciao di nuovo!

Ho letto i vs. msg. e ringrazio i Capi Clan che hanno risposto, con le
vostre parole ho eliminato qualche dubbio metodologico, non ho mai fatto
branca R/S e la mia preparazione è prettamente L/C (sia CFM che CFA).
Quando ero in aria di partenza (e mi scuso per l'involontaria distinzione
fra associativa ed extra, ma è nel modo di parlarne da noi, anche se
sappiamo che la "Partenza" in sè non prevede un affiancamento di
aggettivo...) non mi hanno proposto granchè in termini di P.A., e se lo
avessero fatto... beh, non mi ha colpito più di tanto. Per quanto ricordo mi
è stata data una copia del P.A. solo quando son partito per il mio hike,
niente più (...leggitelo...)
Sarà anche per questo che personalmente non ho vissuto seriamente l'adesione
alle tre scelte al momento della mia entrata in Co.Ca. e mi ritrovo solo ora
a pensarci bene...

Comunque, tolti i fatti personali, concordo (anche se non pienamente) con
chi ha detto che si riesce a fare una buona proposta senza avere i
"paraocchi" e senza seguire più o meno alla lettera le restrizioni che
l'AGESCI si è imposta.

Come sappiamo tutti il metodo va applicato a seconda della realtà con la
quale abbiamo a che fare, ma attenzione! Secondo me (e non credo che sia
un'opinione così personale) una cosa è il metodo e una cosa è il Capo che lo
usa!
Il P.A. si rivolge ai Capi in prima persona e il metodo è "solo" uno
strumento (nell'accezione più grande possibile).

Fatta questa distinzione, ritorno a pormi la domanda:
la nostra proposta aderisce alle scelte che abbiamo fatto?

Educhiamo i ragazzi affinchè sviluppino uno spirito critico ed
un'interdipendenza tra pensiero ed azione confidando nella nostra e nella
loro coerenza, ma (ad es. per chi me lo ha chiesto) come ci poniamo riguardo
alla posizione della Chiesa circa i rapporti sessuali prematrimoniali o gli
anticoncezionali?
In alcuni Reparti e Clan si fanno attività o capitoli sull'educazione
sessuale, quanti di noi predicano le decisioni della Chiesa o si pongono
come ESEMPIO?
Quanti di noi riescono a farne comunque "pubblicità" senza passare come
bigotti (e qui la parola ci sta bene) ?
In questo caso la proposta che facciamo è valida (secondo il metodo), ma la
viviamo un po' meno serenamente noi...che ci sentiamo incoerenti (alzi la
mano chi non si sente o si sentirebbe così !)...

Non ho ancora letto il PUC, mi impegno a farlo prossimamente (mattonazzo!);
mi chiedo con quante altre cose che potrei trovar là sopra mi troverò in
imbarazzo, forse il mio è solo un caso, ma non ne sono così sicuro...

ditemi la vostra!

Grazie ancora, buona strada a tutti e buona caccia all'altro Akela che
partecipa alla discussione! Jau!

Monica

unread,
Jan 11, 2000, 3:00:00 AM1/11/00
to
Ciao Tiziano,
sono Monica del Pordenone 2 Agesci.
Condivido tutto quello che hai detto, riguardo la Carta di Clan e la
Partenza, i valori e la Coca (non allego il msg per brevità), ma proprio per
questo su un punto non mi ci ritrovo.

> > Con qualche anno di anzianità da Capi, stiamo iniziando solo ora ad
> > interrogarci sulla qualità del nostro servizio: stiamo o meno seguendo


> > quanto sta scritto sul P.A.? Quanto ci impegnamo a fare una proposta

> > educativa che attraverso il Patto che ci lega è comune a tutti i Gruppi


> > AGESCI?
> >
>
> Secondo me e' proprio questo il problema: ci stiamo accorgendo da soli
> (noi capi) che si puo' fare buon scoutismo anche senza le infinite
> complicazioni che l'associazione propone, a scapito (ma non troppo)
> della compatibilita' tra i gruppi.
> Il buon senso, le tradizioni e i CFM e CFA in moltissimi casi
> sostituiscono piu' che egregiamente il PA e i regolamenti.
> E se non bastano, una lettura e un'interpretazione autonoma dei sacri
> testi di BP risolve tutti i restanti problemi.
> Tutto cio' va preso naturalmente con le dovute cautele, ma credo di non
> sbagliarmi di molto.

Forse ho frainteso, in questo caso me ne scuso, ma da come scrivi sembra
che metodo e scelte siano sullo stesso piano... beh, secondo me una cosa è
aver aderito a dei valori, un'altra decidere di dare il totem o no, di dare
una specialità in un modo o nell'altro, di usare il gioco secondo una certa
progressione o un'altra... il PA parla di valori e di scelte, non si
sostituiscono con tradizioni e buon senso (che è necessario, ma non
sufficiente).
Ti capisco perfettamente quando parli di complicazioni, ma non ci metterei
il PA tra queste, per prima cosa perchè parliamo di scelte di fondo, e poi
anche perchè questo è stato costruito con il contributo dei capi, e
chiamarsi fuori solo perchè la nostra CoCa non aveva tempo di discuterne o
uno non c'era in Route Nazionale non mi sembra una scusa valida.
Mi scuso ancora se ho frainteso il tuo discorso, che, ripeto, sono d'accordo
che si può applicare benissimo alle scelte economiche o di rappresentanza o
a certi eventi e così via.
Ciao e buona strada

--
Monica Ruffati
ScoutTag: Pordenone 2 (PN) (AGESCI) ex-Capoclan
a...@struinfo.it

Samuel Curti

unread,
Jan 11, 2000, 3:00:00 AM1/11/00
to
> Educhiamo i ragazzi affinchè sviluppino uno spirito critico ed
> un'interdipendenza tra pensiero ed azione confidando nella nostra e nella
> loro coerenza...

A questo punto non vedo davvero il problema... ti sei risposto da solo!
Ciascuno di noi deve presentarsi autenticamente ai propri ragazzi, cercando
di non mistificare la sua immagine costruendo un personaggio che non esiste.
La puzza di imbroglio la sentono a miglia di distanza in questo caso.
Io spero sempre che nessuno di noi pratichi abitudini talmente scandalose da
diventare in assoluto antieducative: ci impegegniamo ad amare i nostri
ragazzi per quello che sono, incondizionatamente, aiutiamoli a fare lo
stesso con noi... si abitueranno a farlo con tutti... e insegeremo un grande
valore: la tolleranza.
Allo stesso tempo è la Comunità Capi che si impegna a garantire, nel suo
insieme, che la proposta che facciamo ai ragazzi abbia contenuto e coerenza.
Il trucco per risolvere con eleganza la faccenda è: esiste davvero vera
correzione fraterna fra noi Capi?

> Non ho ancora letto il PUC, mi impegno a farlo prossimamente
(mattonazzo!);

Non farlo!!!!!!!!! Il nostro assistente, un giovane prete trentatreenne con
un passato da lanciatore del disco ed un paio d'anni di farmacia ne è quasi
rimasto schiacciato. Come vedi nè l'allenamento nè la medicina hanno potuto
nulla contro la mappazza del PUC.

Ovviamente è uno scherzo. Ma non troppo.

Mi rendo conto che il problema della sessualità e dei dogmi della chiesa è
di ben altra natura ma vi racconto una scena di vita rover (vera e vissuta)
che c'entra con la testimonianza di un Capo (io).

Al bivacco di novembre siamo andati in un posto dove credevo che non ci
sarebbe stata la Messa. Sono andato dal mio AE e gli ho esposto il problema
e lui mi ha proposto di fare una liturgia eucaristica, mi avrebbe fornito
del pane e del vino consacrato e mi avrebbe dato un messale. Ovviamente me
la stavo già facendo nei rigorosissimi clazonci dell'uniforme in velluto blu
pensando a come si sarebbero potute bagnare, sparpagliare, sporcare 15 ostie
consacrate nel mio zaino.
Arrivati sul posto ho scoperto che c'era la possibilità di sentire una Messa
con un Prete Vero e mi sono detto: "Samu, Dio esiste".

Non conoscevo il Don in questione.

Abbiamo rasentato la follia pura durante quella celebrazione. Noi eravamo
abituati ad un certo tipo di riflessione ad una preghiera consapevole e
partecipata... questo prete aveva il CORAGGIO di farci ripetere a memoria i
dieci comandamenti o che sapessimo le 7 OPERE DI MISERICORDIA CORPORALI E
SPIRITUALI (mi sa che mi ritirano il Brevetto dopo questa). Ma dico,
scherziamo?
Tutta la Comunità R/S era in preda al delirio (compreso il loro Capo Clan),
siccome sono ragazzi intelligenti se sono ridacchiata persino all'invettiva:
"VOI a SAVONA fate le VEGLIE e non sapete pregare, per pregare dovete
ripetere, ripetere, RIPETERE"
...figuratevi che MIMAVA le parole delle letture ed ha aperto la Messa con
un ripetete con me:
- Signore!
- Signore...
- PERDONAMI.
- Perdonami.
- Se non ho fatto tutto.
- Se non ho fatto... (pausa di smarimento... ma che cosa dice?)...

Poi, siamo usciti di Chiesa e mi sono voltato verso l'altare per farmi
l'abituale e scontato segno di croce che faccio per inerzia quando esco di
chiesa. Di colpo non era più il segno della routine: se due o più sono
riuniti nel mio nome...
Il prete era un pazzo e questo è assodato ma noi come Comunità non avremmo
dovuto vivere la Messa in un altro modo? C'era Dio in mezzo a noi in quel
momento? Se non c'era era colpa del prete (pazzo)?
Ancora oggi so di aver sbagliato a non partecipare in un certo modo a quella
Messa perché so che se Dio non c'era in quel momento era un po' anche colpa
mia (qualcuno non si è nemmeno comunicato tanto era sicuro che "quella Messa
non valeva")... tuttavia alla Route Invernale ne è uscita una lunga
chiacchierata in cui ci siamo chiariti le idee... E' stato un ottimo spunto
e credo che ci abbia rafforzati...
Mi chiedo: era meglio la mia liturgia eucaristica con le letturine tutte per
benine, i segni studiati a tavolino in puro stile scout con il mio vulcanico
AE, il momento di confronto ad hoc eccetera o quella Messa tanto strana da
farci reinterrogare sul nostro senso profondo di essere critiani? Tutt'ora
non lo so.
Si sbaglia, si corregge, ma la vita E' un Grande Gioco e come tale va
vissuta!!!

--
Samuel Curti - Delfino Responsabile Suscettibile


ScoutTag: Savona 3 (SV) (AGESCI) Capo Clan Orione

EMail.: samuel...@libero.it


enea

unread,
Jan 11, 2000, 3:00:00 AM1/11/00
to

Monica wrote:

> > Secondo me e' proprio questo il problema: ci stiamo accorgendo da soli
> > (noi capi) che si puo' fare buon scoutismo anche senza le infinite
> > complicazioni che l'associazione propone, a scapito (ma non troppo)
> > della compatibilita' tra i gruppi.
> > Il buon senso, le tradizioni e i CFM e CFA in moltissimi casi
> > sostituiscono piu' che egregiamente il PA e i regolamenti.
>

> Forse ho frainteso, in questo caso me ne scuso, ma da come scrivi sembra
> che metodo e scelte siano sullo stesso piano... beh, secondo me una cosa è

> aver aderito a dei valori, un'altra decidere di dare...

Ciao Monica,
effettivamente ho scritto questo passo dando per scontate un mucchio di
cose e scordandone altre.
La premessa fondamentale che dovevo fare era che: il PA una volta letto
e capito spesso si dimentica. E cosi' molte cose che andiamo a fare pur
essendo coerenti con esso, non sono direttamente collegate ad esso. In
piu', essendo che non e' sostanzialmente cambiato, i valori di
riferimento sono rimasti (e non poteva essere diversamente) gli stessi.

Ma il PA e' si' un insieme di valori, ma e' anche un "ispiratore" di
modi di agire.
E sono proprio a quest'ultimi che io mi riferivo.

Dato che le tradizioni, non sono solo attivita' ma sono soprattutto
adesione a certi valori scontati, ecco che le due cose si intersecano e
possono diventare mutuamente interscambiabili.
Il mio gruppo, ad esempio, vive tradizionalmente la dimensione "natura"
in montagna.
Questo lo sanno e lo accettano tutti.
Credo che nessuno di noi capi si sia mai posto il dubbio se questo e' in
linea con il PA, o di sapere come la dimensione natura viene
interpretata dal PA (anche se in realta' lo sappiamo tutti).

Questo e' un esempio stupido, ma ce ne sono anche di piu' complessi
(vedi la fede, che ha animato questo NG per settimane).
Insomma, il punto e' che il PA non entra quasi mai nelle verifiche e
nelle decisioni importanti.
Dati per scontati i suoi valori, l'azione si ispira ad altro.

C'e' un problema educativo molto concreto? Il tal lupetto ha questo
problema? I capi noviziato rompono le scatole? La tal persona chiede di
entrare in coca due mesi dopo che se ne' andato dal Clan senza prendere
la partenza?
Se c'e' una soluzione quasi sicuramente non saltera' fuori ne dal PA ne
dai regolamenti.

Le infinite complicazioni a cui mi riferivo, poi, sono i centomila
progetti (da quello del capo, su, su fino a quello nazionale, se esiste
ancora), le infinite riunioni di zona, i regolamenti polimorfi, la mania
di unificare cio' che non e' unificabile (ad esempio le cerimonie delle
promesse dei lupetti), etc, etc.

Sara' che a Marano siamo un po' anarchici, ma rimane il fatto che
(almeno io) siamo molto pragmatici.

Monica

unread,
Jan 11, 2000, 3:00:00 AM1/11/00
to

Raoul Pianca <Akel...@iol.it> wrote in message >
> Ciao di nuovo!

Ciao Raoul, sono Monica, ci siamo gią sentiti tempo fa.

> Quando ero in aria di partenza (e mi scuso per l'involontaria distinzione

> fra associativa ed extra, ma č nel modo di parlarne da noi, anche se
> sappiamo che la "Partenza" in sč non prevede un affiancamento di
> aggettivo...)

cattiva abitudine dura da sradicare, purtroppo, sono anni che la combatto
perchč genera un milione di fraintendimenti negli R/S, pił di quanto si
creda (provare per credere)

> non mi hanno proposto granchč in termini di P.A., e se lo
> avessero fatto... beh, non mi ha colpito pił di tanto. Per quanto
ricordo mi
> č stata data una copia del P.A. solo quando son partito per il mio hike,
> niente pił (...leggitelo...)
> Sarą anche per questo che personalmente non ho vissuto seriamente


l'adesione
> alle tre scelte al momento della mia entrata in Co.Ca. e mi ritrovo solo
ora
> a pensarci bene...

Il fatto č che proporre il PA e l'adesione ad esso č, per come la vedo io,
compito della CoCa, che ha aderito al PA e che accoglie i nuovi capi in
Associazione e si prende l'impegno di formazione permanente.
Come Capoclan ne ho parlato a volte (del PA) in clan a livello
"informativo", a volte in modo pił approfondito con qualche R/S che era
interessato a capire meglio l'Associazione, sia in caso di Partenza che no,
ma non sempre, non č necessario (e teniamo conto del fatto che non č neppure
semplice), anzi, per capire il PA bisogna aver fatto propria l'idea di
scelta, di valori guida, quello di cui parlava Checco. Il PA viene cmq dopo
la scelta di Partenza.
Se, quindi, č responsabilitą della CoCa (cosa di cui sono convinta), credo
che tu abbia messo il dito nella piaga, cioč nel problema della formazione
in CoCa e del tirocinio, di cui tanto si parla ma che spesso viene
trascurata. L'idea del tutor dovrebbe servire a questo, ma a volte non
funziona molto bene.
E', secondo me, un punto debole dell'associazione che emerge anche dai CFM
su cui bisogna lavorare ancora.
Si potrebbe aprire una discussione al riguardo, ora che ci penso.

> Fatta questa distinzione, ritorno a pormi la domanda:
> la nostra proposta aderisce alle scelte che abbiamo fatto?
>

> Educhiamo i ragazzi affinchč sviluppino uno spirito critico ed


> un'interdipendenza tra pensiero ed azione confidando nella nostra e nella

> loro coerenza, ma (ad es. per chi me lo ha chiesto) come ci poniamo
riguardo
> alla posizione della Chiesa circa i rapporti sessuali prematrimoniali o
gli
> anticoncezionali?

> In alcuni Reparti e Clan si fanno attivitą o capitoli sull'educazione


> sessuale, quanti di noi predicano le decisioni della Chiesa o si pongono
> come ESEMPIO?

> Quanti di noi riescono a farne comunque "pubblicitą" senza passare come


> bigotti (e qui la parola ci sta bene) ?

> In questo caso la proposta che facciamo č valida (secondo il metodo), ma


la
> viviamo un po' meno serenamente noi...che ci sentiamo incoerenti (alzi la

> mano chi non si sente o si sentirebbe cosģ !)...

Ma allora č soprattutto un problema di scelta di fede? Lo dico perchč non
citi problemi riguardo, ad esempio, l'essenzialitą o la manualitą o il
rispetto della natura (quante volte vado in macchina e potrei andare in bici
o a piedi partendo per tempo? ehm...).
Cmq la tua domanda č chiara.
Nel problema che poni parli di coerenza e di esempio, ma la prima cosa,
secondo me, non č tanto predicare decisioni o posizioni, qunato capire
l'idea di uomo e di donna che c'č alla base, in questo caso, delle
affermazioni della Chiesa, non si tratta solo di seguire dei "dettami" (come
hai detto tu, chi non si sente incoerente? come ha detto Lui, chi č senza
peccato...), ma di condividere o meno il valore di base: se non lo
condividi, che dettami vuoi seguire?
Certo, poi il valore lo devi testimoniare, altrimenti manca la scelta di
mettere in pratica, ma volevo sottolineare che il problema č profondo e
anche personale, oltre che di CoCa.
Non sto dicendo che sia cosģ facile, o che a volte non mi prenda l'angoscia
di essere inadeguata o che non passi dei momenti a chiedermi fino a che
punto sono disposta a seguire le mie scelte...
Credo perņ, che proprio perchč educhiamo ad agire con spirito critico e a
guidare la propria canoa, dobbiamo partire dal senso di quello che facciamo
e dalle scelte, anche con i ragazzi, cercando anche di superare la
tentazione di essere supercapi che non sbagliano mai (sempre nel modo
adeguato e comprensibile all'etą dei ragazzi che ci sono affidati).
Non dimentichiamoci che il perchč delle cose diventa fondamentale da una
certa etą in poi, quando non si accettano pił regole "imposte".
In particolare, poi, proprio i "dettami" della Chiesa sono spesso vissuti
dai ragazzi come imposizioni, mentre derivano da un'idea di uomo e donna ben
precisa, quindi riproporli in chiave di regole non aiuta pił di tanto (non
mi spingo oltre, qualche assistente potrebbe meglio di me chiarire le cose).
Ritornando alle scelte in generale, credo che la fatica di proporsi come
persone autentiche e coerenti sia una delle maggiori sfide di noi capi, e
anche una spinta a crescere incredibile, perchč i ragazzi ci mettono di
fronte alle nostre scelte personali.
Credo che vada presa con spirito positivo, interrogandosi, sapendo che non
siamo infallibili, che a volte siamo deboli, ma che questo non ci condanna
definitivamente, se siamo in grado di chiarirci le nostre scelte.
Certo, scoprirlo dopo 3-4 anni di servizio educativo, magari gią da
capounitą, non č un granchč (speriamo di non aver fatto troppi danni nel
frattempo!), e qui ritorniamo al ruolo della CoCa nei confronti dei giovani
capi.
Senza contare il fatto che entrare in CoCa senza aver chiare alcune idee
porta molto spesso a un abbandono dopo due-tre anni, ma son cose gią dette.

>
> Non ho ancora letto il PUC, mi impegno a farlo prossimamente
(mattonazzo!);

> mi chiedo con quante altre cose che potrei trovar lą sopra mi troverņ in
> imbarazzo, forse il mio č solo un caso, ma non ne sono cosģ sicuro...

Spero che tu legga il Sentiero Fede, non l'originale PUC, č un po' pił
leggibile (ma non vale leggersi solo i libriccini di metodo, eh!).
Sarebbe grave, credo, se non ci fosse niente che ti "imbarazza" e ti fa
riflettere in un testo cosģ! Se non ci trovi niente di imbarazzante dimmelo,
che ti scrivo per chiederti dei consigli :-))
Questa č la dura realtą: non siamo sempre bravi come vorremmo, e ogni tanto
ci scontriamo con idee e situazioni che ci mettono in crisi... da quando
sono capo (pił di dieci anni, sob) entro in crisi ricorrente per questi
motivi, e meno male, altrimenti sarei davvero un fossile! :-)
Ormai me ne sono fatta una ragione.

Buona caccia, buon volo e buona strada

Carlo Catalano

unread,
Jan 12, 2000, 3:00:00 AM1/12/00
to
> Mi piacerebbe leggere qualche vostra opinione...
>
> Buona Strada!

Mi associo,
BUONA STRADA,

eccomi qua. penso che il ragazzo, non deve trovare il cammino della
vita, gia' delineato (come un sentiero tracciato e percio' gia'
percorso) ma deve avere di fronte delle strade (di cui conosce la fine
e grossomodo il tragitto), da poter scegliere.
Faccio fatica a capire le motivazioni di un periodo di sosta, che imo
crea solo una discontinuita' nella vita, pero' mi sembra una cosa
quasi ovvia, che la scelta di prendere la partenza non sia legata al
fatto di rimanere in associazione.
Carlo Catalano
http://www.geocities.com/Vienna/9110 ®!!
guarda pure:
http://www.arcanet.it/debra/POHA/PohA.htm

Monica

unread,
Jan 12, 2000, 3:00:00 AM1/12/00
to

> Ciao Monica,

Ciao Tiziano

> effettivamente ho scritto questo passo dando per scontate un mucchio di
> cose e scordandone altre.
> La premessa fondamentale che dovevo fare era che: il PA una volta letto
> e capito spesso si dimentica. E cosi' molte cose che andiamo a fare pur
> essendo coerenti con esso, non sono direttamente collegate ad esso. In
> piu', essendo che non e' sostanzialmente cambiato, i valori di
> riferimento sono rimasti (e non poteva essere diversamente) gli stessi.
>
> Ma il PA e' si' un insieme di valori, ma e' anche un "ispiratore" di
> modi di agire.
> E sono proprio a quest'ultimi che io mi riferivo.
>
> Dato che le tradizioni, non sono solo attivita' ma sono soprattutto
> adesione a certi valori scontati, ecco che le due cose si intersecano e
> possono diventare mutuamente interscambiabili.
> Il mio gruppo, ad esempio, vive tradizionalmente la dimensione "natura"
> in montagna.
> Questo lo sanno e lo accettano tutti.
> Credo che nessuno di noi capi si sia mai posto il dubbio se questo e' in
> linea con il PA, o di sapere come la dimensione natura viene
> interpretata dal PA (anche se in realta' lo sappiamo tutti).

Beh, non lo vedo come una cosa del tutto positiva. Almeno chiedersi da dove
nascono le nostre scelte, mi sembra fondamentale... č questo che non
condivido, non avere piena coscienza del fatto che, come dici tu, il PA č
l'ispiratore dei modi di agire e anche della "tradizione" che citavi, etc.

> (...) Dati per scontati i suoi valori, l'azione si ispira ad altro.

Non sono pienamente d'accordo sull'adesione scontata, perchč se uno non ha
mai letto e riflettuto un po' sul PA (o peggio non sa neanche cos'č) non puň
essere scontato che vi aderisce, che l'ha scelto! Semplicemente non lo sa.
Le tradizioni, secondo me, non sostiuiscono questa coscienza, perchč non
sono valori in sč, anche se possono sottendere dei valori: a volte seguire
una tradizione potrebbe essere sbagliato, mentre se ci capiamo sul valore in
cui crediamo possiamo trovare il modo "migliore" per tradurlo in azioni.
Questo non implica che smetteremo di discutere, anzi! :-)
Appunto perchč ci sono molti modi di trasmettere lo stesso valore.

Detto questo, sul resto non mi č chiaro perchč dici che


> Se c'e' una soluzione quasi sicuramente non saltera' fuori ne dal PA ne
> dai regolamenti.

Mi sta anche bene (a parte che PA e regolamenti sono, secondo me, su un
piano diverso), č logico, dai valori non saltano fuori delle ricette
automatiche, ma quello č il punto di partenza! Altrimenti da dove si parte?
Non vedo come fare delle scelte consapevoli se non ci si confronta con dei
valori di riferimento. Non si possono relegare i valori "fuori dal mondo"
solo perchč non sono abbastanza pragmatici!
Se ho pagato l'idraulico in nero perchč cosě mi ha fatto lo sconto, dovrň
pur chiedermi se sono complice nell'evasione delle tasse e se come cristiano
e buon cittadino ho messo in pratica quello in cui credo/cerco di credere!
Certo, nel Vangelo come nel PA non troverň la ricetta per il mio problema,
ma posso cercare la risposta. (Esempio stupido, ma reale :-)))
Comunque termino, perchč forse stiamo intendendo la stessa cosa, e ci stiamo
incartando sulle parole per esprimere concetti simili. In questo caso
scusami ancora, ti assicuro che la polemica non mi interessa proprio.
Fraternamente

Raoul Pianca

unread,
Jan 13, 2000, 3:00:00 AM1/13/00
to
Grazie ancora,
più va avanti questa discussione più idee e dubbi mi vengono!

Ringrazio Monica che ha lanciato una interessante questione: i Capi giovani,
il tutor, il tirocinio e l'approfondimento in CoCa del PA al momento
dell'ingresso di nuovi Capi: quanto, come e perchè sarebbe utile parlarne?
(Spero sia un prossimo argomento di discussione sul ng.)

Ringrazio Samuel per il suo racconto, capisco quanto una stranezza del
genere sarebbe davvero utile a tutti...

A questo punto condivido l'idea che non ci dobbiamo sentire "onniscienti" e
sicuri e padroni delle nostre scelte, ma il fatto di avere dei dubbi e delle
perplessità circa la coerenza, fa bene a noi e alla nostra proposta, così
non ci "sediamo" e andiamo avanti, facendo strada coi nostri ragazzi.
Ho letto i msg. precedenti, ne traggo una morale (ovvia direi):

Ci dobbiamo porre come uomini e donne autentici che hanno fatto proprie
scelte ragionate e che coerentemente le vivono tutti i giorni, non solo se
(per caso?) hanno un fazzolettone al collo. Poco importa se anche i ragazzi
che educhiamo un giorno faranno le stesse scelte, purchè siano le LORO
scelte.
In senso scout, in senso cristiano ed in senso politico, NOI abbiamo già
deciso.
La coerenza e la perseveranza nel seguire queste scelte sono i motori che
impediscono di ritenerci arrivati.
Quando vedremo i nostri L/C, i nostri E/G ed i nostri R/S affrontare
serenamente a viso aperto e con entusiasmo la realtà, sapremo che le scelte
di servizio che avevamo fatto erano giuste.

Quante belle parole, eh? Magari l'italiano fa un po' schifo, ma i concetti
sono pregevoli ... :-P

Quanto abbiamo scelto dovrebbe (prima o poi) entrare davvero a far parte di
noi completamente, e a quel punto credo che sia per esperienza, sia per
lungimiranza, la nostra azione educativa sarà realmente efficace, in tutti i
sensi!

Questo sarà vero (riferendomi ad una lettera comparsa su Proposta Educativa
del 23 Ottobre '99) finchè continueranno ad esistere Capi nella nostra
Associazione in grado di COMUNICARE con i ragazzi; Capi che sanno dire "non
lo so, mi informo"; "scusami, ho sbagliato"; "grazie!"; "siete proprio
bravi" e che non pensano solo che c'è quella tale attività da fare tra le
ore tot e le ore tot+unpo'
o che ai Campi tra un'attività e l'altra ci si può riposare solo chiusi con
lo staff nella camera dello staff a chiacchierare di cose che non c'entrano
niente con lo staff...
Stiamo attenti! I ragazzi ci osservano, capiscono quanto siamo autentici e
se le cose che proponiamo le facciamo solo perchè è nel nostro incarico
farle, ma soprattutto riescono a misurare la "distanza" che costruiamo noi
da loro, e qui non ci sono Patti Associativi o regolamenti metodologici che
tengano...

Buona strada!

P.S. Questo msg. non vuole essere di "chiusura" alla discussione sul PA,
anzi!

enea

unread,
Jan 14, 2000, 3:00:00 AM1/14/00
to

Monica wrote:

> > Se c'e' una soluzione quasi sicuramente non saltera' fuori ne dal PA ne
> > dai regolamenti.
>
> Mi sta anche bene (a parte che PA e regolamenti sono, secondo me, su un

> piano diverso), è logico, dai valori non saltano fuori delle ricette
> automatiche, ma quello è il punto di partenza!

Stiamo in realta' vedendo la stessa cosa sotto due punti di vista.
Pensa ad esempio al passo del PA nel quale si dice che l'associazione si
apre ai ragazzi delle nuove religioni per spirito di dialogo ecumenico,
etc, etc.
Questo e' il chiaro esempio di ispirazione di modo di agire (dove
addirittura il valore che sottende non s'intende :-)). O dove si dice
che
"Giocare, vivere l'avventura e camminare nella natura insegna il senso
dell'essenziale e della semplicità". Tutte queste cose le fanno tutti
gli scout del mondo, anche senza avere il PA.

Allora nel momento in cui ti definisci scout, assumi di condividere uno
spirito che va molto al di la' del PA, ma che nel PA puo' trovare
conferma o smentita.

E poi scusa, non ci credo che nella tua Coca quando c'e' da risolvere un
problema vi mettete a ripassare il PA e a cercare il valore che meglio
conduce a un'azione che ..... Credo che abbiate anche voi un'idea chiara
di cosa significa essere Scout (idea che e': sia PA sia BP sia
tradizioni). E cercate la soluzione, a partire da cio' che reputate piu'
giusto senza andare a scartabellare i regolamenti.
Si applica il ragionamento per induzione: se sei scout (e sai di
esserlo) e concepisci un'idea, all'ora quell'idea e' un'idea da scout.
(Il Generale De Gaulle, statista francese che godette per un certo
periodo di smisurata popolarita', diceva: "quando voglio sapere cosa
pensa la
Francia, mi chiedo come la penso io" :-))

In realta', comunque, la cosa sembra molto piu' complicata di quello che
e' in realta':
il discorso e' semplicemente che in tanti anni che sono in coca, il PA
l'ho sentito nominare ufficilamente solo un paio di volte (e sempre, chi
lo citava, dava per scontato che tutti sapessero di cosa stava parlando,
e credo proprio che fosse cosi'); un po' piu' spesso si tirano in ballo
i regolamenti; quello che accade sempre invece e' che le decisioni
vengono dalla propria esperienza, basandosi su azioni e modi di agire
"tradizionali".
Cosi' facendo riusciamo a fare (credo e spero) scoutismo di buona
qualita'.
Ergo, PA e regolamenti, giocano un ruolo secondario nella vita reale di
un gruppo.

> Comunque termino, perchè forse stiamo intendendo la stessa cosa, e ci stiamo


> incartando sulle parole per esprimere concetti simili. In questo caso
> scusami ancora, ti assicuro che la polemica non mi interessa proprio.
> Fraternamente
>

Sono convinto di si'. Comunque mi sto incartando, e sto andando a parare
dove non volevo.
Sono assolutamente convinto che il nst PA abbia dei grossissimi limiti,
che minano la sua possibilita' di utilizzo a 360°.
Il PA negli anni '70 aveva una forza che lo rendeva un documento di
riferimento importante e soprattutto originale per i tempi, e per l'idea
che tutti avevano di scoutismo classico.
Quello di adesso, in confronto, e' una <volgarita'>.

Monica

unread,
Jan 17, 2000, 3:00:00 AM1/17/00
to

enea <ru...@astras.pd.astro.it> wrote in message
387EEB2A...@astras.pd.astro.it...

>
>
> Monica wrote:
>
> > > Se c'e' una soluzione quasi sicuramente non saltera' fuori ne dal PA
ne
> > > dai regolamenti.
> >
> > Mi sta anche bene (a parte che PA e regolamenti sono, secondo me, su un
> > piano diverso), è logico, dai valori non saltano fuori delle ricette
> > automatiche, ma quello è il punto di partenza!
>
> Stiamo in realta' vedendo la stessa cosa sotto due punti di vista.
> Pensa ad esempio (...)
Dopo aver letto questo tuo msg, ne sono convinta: certo che mi ci è voluto
un bel po' di tempo! La senilità...:-))

> Tutte queste cose le fanno tutti
> gli scout del mondo, anche senza avere il PA.
>
> Allora nel momento in cui ti definisci scout, assumi di condividere uno
> spirito che va molto al di la' del PA, ma che nel PA puo' trovare
> conferma o smentita.

ma se trova una smentita?:-P

> E poi scusa, non ci credo che nella tua Coca quando c'e' da risolvere un
> problema vi mettete a ripassare il PA e a cercare il valore che meglio
> conduce a un'azione che .....

No no, non intendevo certo questo. Ne facevo più un fatto personale di
conoscenza del PA e consapevolezza della propria adesione, un discorso in
linea generale sulle proprie scelte. Almeno, mi sembrava che Raoul si
riferisse a questo.

> Cosi' facendo riusciamo a fare (credo e spero) scoutismo di buona
> qualita'.
> Ergo, PA e regolamenti, giocano un ruolo secondario nella vita reale di
> un gruppo.

Ok, trovato il punto! Io mi accanisco sull'idea che secondo me non si può
dire che il PA giochi un ruolo secondario, perchè parto dall'idea
dell'adesione di base: posso poi non tirarlo in ballo, ma resta la base
delle mie/nostre azioni. Solo che, principale o secondario che sia, nella
descrizione che hai fatto tu non cambia proprio nulla! :-) Quindi non vado
oltre queste sterili affermazioni.

> Sono assolutamente convinto che il nst PA abbia dei grossissimi limiti,
> che minano la sua possibilita' di utilizzo a 360°.
> Il PA negli anni '70 aveva una forza che lo rendeva un documento di
> riferimento importante e soprattutto originale per i tempi, e per l'idea
> che tutti avevano di scoutismo classico.
> Quello di adesso, in confronto, e' una <volgarita'>.

Ti riferisci a un tuo vissuto personale?
Mi interessa questa cosa, io negli anni '70 non c'ero (sono entrata in CoCa
nel 1988) ma concordo abbastanza con questa tua analisi; mi ritrovo a volte
a chiedermi se nello sforzo di rendere il PA più moderno e attuale abbiamo
perso di vista qualcosa.
Ciao
--
Monica

enea

unread,
Jan 18, 2000, 3:00:00 AM1/18/00
to

Monica wrote:

>
> Ti riferisci a un tuo vissuto personale?
> Mi interessa questa cosa, io negli anni '70 non c'ero (sono entrata in CoCa
> nel 1988) ma concordo abbastanza con questa tua analisi; mi ritrovo a volte
> a chiedermi se nello sforzo di rendere il PA più moderno e attuale abbiamo
> perso di vista qualcosa.
> Ciao

In realta' quello che ho fatto e' stato informarmi, leggere e tentare di
capire.

Hai mai visto "la signora in giallo"? C'e' questa qua che gira, domanda,
si informa. Raccoglie un mucchio di informazioni, poi alla fine alcune
di queste si rivelano cruciali per risolvere il caso.
Ecco io ho fatto lo stesso, e tre indizi mi hanno aiutato a risolvere il
caso:

Nel 1994o5 vado al secondo tempo. Trovo un prete fantastico (un po'
prolisso ma molto arguto). Ci racconta che e' uno di quelli che ha
scritto di suo pugno delle parti del primo PA. E' raggiante per questo:
ci racconta i retroscena, le difficolta' e il clima di quegli anni.
Conclude dicendo che spera che l'AGESCI, quando decidera' di cambiarlo,
si dimentichi di quello vecchio e ne scriva uno tutto nuovo. Perche'?
Perche' un AE che piu' di chiunque altro conosceva quell'eccellente
lavoro si augurava che venisse completamente riscritto?

Questa e' stata la prima spia.

La seconda e' stata durante la route dei piani di verteglia. Ci dicono
che non si e' ancora deciso se riscriverlo o modificarlo (il PA
naturalmente). Io penso "probabilmente dipendera' dal fatto o meno che
escano nuove idee". Partecipo al fuoco incrociato di Enzo Biachi. Parla
un'ora e mezza di suo, poi risponde a delle domande.
Rimango sconvolto. Dice delle cose incredibili. Cose che pochi sanno, ma
molti immaginano. E le dice con semplicita', e indica una posizione che
dovremmo prendere, totalmente rivoluzionaria rispetto a quella che
avevamo. Ma sono posizioni scomode, difficilmente farebbero contenta la
chiesa e la CEI.
Qualche mese dopo pubblicano su Proposta Educativa il riassunto dei vari
lavori (da cui si dovrebbe evincere il nuovo PA). Cerco il paragrafo che
parla dei fuochi incrociati. Lo trovo....niente. Non c'e' niente. 'azzo
ma l'avevano registrato quando parlava: dov'e'?
Ci sono solo le sue risposte alle domande che gli sono state rivolte,
per altro su temi non completamente legati ai suoi discorsi precedenti.

Terza spia: pubblicano quello che dovrebbe essere il testo provvisorio
del nuovo PA (di fatto, il nuovo PA, visto che non e' cambiato). In quel
periodo potevo partecipare anche alla mailing-list educatori. Quello che
ormai e' diventato il mio eroe, Mimmo Sorrentino (un boss :-)), scrive
una lettera nella quale demolisce passo, dopo passo, il nuovo testo del
PA (o almeno le sue parti piu' importanti), e lo fa in maniera
assolutamente non estremistica, ma riportando delle gravissime
incongruenze logiche presenti nel testo attuale. Si e' naturalmente
generato un threand di discussione, ma piu' leggevo, piu' mi convincevo:
A guardare il nuovo PA con la mente, e non solo con il cuore di chi lo
ha scritto, non si puo' che restare delusi.
Perche'? ....troppo lungo. :-P

Lory

unread,
Jan 19, 2000, 3:00:00 AM1/19/00
to

Pietro Vecchio <Pietro....@tin.it> wrote in message
85aiua$i6o$1...@nslave1.tin.it...


> Raoul Pianca <Akel...@iol.it> wrote in message

> KAKd4.8268$I3.8...@news.infostrada.it...
> > Ciao a tutti,
> Ciao!

> >[...] Al momento della Partenza, quando scegliamo se aderire al Patto


> prendendo la
> > Partenza Associativa od Extra, quanti di noi (o comunque quanti in
> generale)
> > hanno ben chiaro cosa significhi fare quelle tre scelte?
> > La Partenza Associativa implica la condivisione delle tre scelte (come
in
> > realtà dovrebbe essere) o la volontà a fermarsi ancora nel nostro amato
> > Gruppo Scout perchè effettivamente ci piace (in qualche modo non troppo
> > "completo") fare servizio nelle unità e ci dispiace lasciare questa
> grossa
> > fetta della nostra storia?

> > Queste ultime righe esprimono il dubbio che ci è venuto. Abbiamo


azzardato
> > una risposta: spesso scegliamo di entrare in Co.Ca. solo per non
lasciare
> il

> > Gruppo, il Patto Associativo è davvero importante, ma viene in secondo
> > piano...


> > Con qualche anno di anzianità da Capi, stiamo iniziando solo ora ad
> > interrogarci sulla qualità del nostro servizio: stiamo o meno seguendo
> > quanto sta scritto sul P.A.? Quanto ci impegnamo a fare una proposta
> > educativa che attraverso il Patto che ci lega è comune a tutti i Gruppi
> > AGESCI?
>

> Mah... io credo che un buon numero di Rover e Scolte che alla partenza
> chiedono di entrare in Co.Ca. abbiano peresente quello che fanno e le
scelte
> del Patto Associativo; comunque il fatto di trovare gioia nel servizio
> (associativo) può essere un forte stimolo a continuare su quella strada,
> senza nulla togliere agli altri aspetti presentati dal Patto.
> Per evitare che la scelta del capo possa essere una scelta di comodo
("sono
> scout da 12 anni e non mi va di smettere..." o simili) il compito spetta
ai
> Capi R/S !
> In Clan si è continuamente chiamati a compiere delle scelte, penso alla
> Carta di Clan, che non sono altro che i primi passi, "l'allenamento" per
> essere capaci e maturi per una scelta come l'adesione al patto
associativo!
>
> > Altra provocazione:
> [...]

> > fino a dove è possibile spingersi per evitare di diventare dei bigotti
> agli


> > occhi dei ragazzi ? Che i ragazzi ci considerino punti di riferimento è
> > quanto ci auguriamo e ci impegnamo a fare, ma per mantenere viva la
nostra
> > proposta non possiamo assolutamente deluderli e "scadergli"...
>

> Se credete in quello che fate e lo testimoniate con coerenza, non abbiate
> paura di sembrare bigotti... i ragazzi non sono stupidi: magari al primo
> momento potranno pensarlo, ma poi sapranno rendersi conto che non è così.
> Anzi...
> Bè, poi è chiaro che la vostra proposta deve essere continuamente viva e
> "pungente"...
>
> > Buona Strada!
> La strada è buona!

> > ________________________________________
> > ASK THE BOY !
> > Raoul Pianca - Akel...@iol.it
> > ScoutTAG: Genova 51 (GE) (AGESCI) Akela
> > ________________________________________
>

> Buona Caccia
>
>
> --------------------------------------------------------------------------
> Pietro Vecchio - Stambecco Prudente
> ScoutTAG: Legnano 9 (MI) (AGESCI) Akela
> --------------------------------------------------------------------------
>
>

Innanzi tutto ti rispondo dicendo che la Partenza è una e si chiama
"Partenza" e basta
poi in che ambito fare servizio se associativo o meno è un'altra cosa.
Se non c'è la partenza e quindi non si sono maturate le fatitiche 3 scelte
allora c'è
"L'uscita o la strada" chiamatela come volete.
Sfatiamo il dubbio e vi assicuro che mi sono confrontata su ciò
Non esiste assolutamente la Partenza extra Associativa o Associativa.
Se riusciamo a fare un discorso del genere capiamo subito che l'entrata in
Co.Ca
può (e non "deve") essere una cosa successiva è allora che si può fare
riferimento
al P.A., così sono anche + chiare le tre scelte 1)Di servizio (associtivo o
non)
2)Di fede 3)Politica. Le ultime 2 neanche le descrivo, mi sembrano ovvio....
Sarebbe bene parlare ad un Rover/Scolta di Partenza e basta di 3 scelte,
sarà lui a decidere cosa fare di ciò, non è bello far coincidere l'entrata
in CoCa con la partenza....
Fraternamente a tutti Buona Caccia
Lorenza

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