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favole per dire ai bamb. che sono adottati

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Elisa

unread,
Mar 30, 2001, 5:09:57 AM3/30/01
to
chi è a conoscenza delle favole, che vengono utilizzate per introdurre ai bambini molto piccoli questo argomento?elisa

Giulia Franco

unread,
Mar 30, 2001, 5:47:48 AM3/30/01
to
ho trovato questa bibliografia, abbastanza ricca, sia per genitori che per bambini; pero' purtoppo è in FRANCESE!
 
Giulia

andrea miti

unread,
Mar 30, 2001, 6:31:02 AM3/30/01
to
E' vero,ci sono delle favole che introducono il tema dell'adozione,c'è
anche qualche libro in merito (ne ho visto uno da Feltrinelli,mi pare) però
io penso che non ci sia una favola che vada bene per tutti.Ognuno si
riconosce in una storia,ognuno si può identificare in un personaggio con
certe caratteristiche,che per un bambino può essere un orso,per un altro uno
gnomo e così via.Io di solito cerco di fare così:ogni sera comporta una
storia diversa per aiutare ad elaborare qualche vissuto della giornata
oppure scelgono loro il personaggio che desiderano.Quando ci sarà il nuovo
bimbo cercherò di capire cosa ha bisogno di sentire,credo che il nostro
istinto e le loro richieste ci aiuteranno giorno per giorno a costruire una
favola unica.Ciao Lucia


--
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via Mailgate.ORG Server - http://www.Mailgate.ORG

Loris

unread,
Mar 30, 2001, 9:01:18 AM3/30/01
to
Ciao Lucia,

io sono Loris e sono figlio adottivo e nello stesso tempo gestore del sito
http://www.astronascente.it che tratta essenzialmente del problema della
ricerca delle origini biologiche.

Volevo semplicemente unirmi alle tue parole, esprimendomi ovviamente dalla
parte del figlio.
Ritengo che sia essenziale innanzitutto dire al proprio figlio che è stato
adottato, perché alcuni non lo dicono mai e prima o poi è il figlio a
scoprirlo e allora sì che le cose si complicano.
A me lo hanno detto a circa 8 anni e ti assicuro che è stato molto meglio
così, perché se l'avessi scoperto da solo sarebbe stato molto peggio,
considerato il rapporto negativo che già c'è ( e c'era prima di sapere di
essere stato adottato ) tra me e la mia famiglia adottiva.
Riguardo invece al modo con cui dirlo, a cui tu fai riferimento, può sì
essere di aiuto un libro che metta sotto forma di favola ciò che è una
realtà adottiva, ma giustamente credo sia meglio non "evadere" dalla realtà
e analizzare le del singole esigenze del bambino ( o ragazzo adottato ) per
raccontargli al meglio la storia della sua vita.
Quello che in pratica intendo dire, è che la favola può essere utilizzata
come elemento aggiuntivo per ammorbidire il discorso, ma non deve essere
l'unico tramite tra il genitore e il figlio che affrontano questa realtà per
la prima volta.

Ciao.
Loris :)


""andrea miti"" <andre...@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:000301c0b75e$b79cf6a0$c3831a97@win98...

Giorgio Cavalli

unread,
Mar 30, 2001, 1:38:33 PM3/30/01
to
Cara Elisa,
l'editrice "Itaca" ha avviato una collana di storie (vere, ma rivolti ai bambini) dell'adozione, in collaborazione con "Famiglie per l'accoglienza". La collana si chiama "L'angelo Gelsomino".
Al momento sono disponibili due titoli, entrambi scritti da Emi Bondioli De Ponti : "Storia di Benedetta", (racconta la storia adottiva di una piccola neonata in un paese lontano); e "Storia di Ricciolo",  (storia altrettanto vera di un piccolo adottato malato, che poi è volato in cielo su una stellina: qui è a tema anche il dolore più grande: la malattia e la morte, a cui si vuole restituire un senso). Anche le illustrazioni sono veramente molto belle.
I libri si possono ordinare all'editrice, che ha un sito: www.itacalibri.it , o anche cercare presso la libreria "Arcobaleno" di Milano (viale Certosa), o presso le sedi cittadine di "Famiglie per l'accoglienza" ( www.famiglieperaccoglienza.it ).
Ciao, Giorgio Cavalli

Marco Scarpati

unread,
Mar 31, 2001, 2:32:59 AM3/31/01
to
Scusate se sono un poco scemo, ma proprio non capisco perchè bisogna utilizzare favole per dire la verità.
Mi pare già abbastanza avventuroso il racconto della nascita del bambino nella nostra famiglia per non dover aggiungere altro.
L'importante è farlo presto. E non aspettare anni, anni  ed anni.
Senno, non ci sono favole che tengano...
Marco Scarpati

Donatella Carelli

unread,
Apr 1, 2001, 5:46:26 PM4/1/01
to

"Marco Scarpati" <marcos...@libero.it> wrote in message
000601c0b9b4$c16be760$19860f97@d5v8k7...


Scusa, ma non ho capito bene cosa intendi per "racconto della nascita del
bambino nella nostra famiglia".
La prima ipotesi e' che tu gli racconti la sua storia ignorando
completamente il suo vissuto precedente all'ingresso nella tua famiglia.
Cosa evidentemente scorrettissima, ma francamente non penso tu intenda
questo.
La seconda ipotesi e' che tu gli racconti la verita' "nuda e cruda". Ma non
mi pare sia producente e necessario parlare subito di abbandono ad un
bambino in eta' da fiabe, e che per di piu' ignora completamente la sua
storia precedente all'ingresso in famiglia. Ammesso pure che lui comprenda
veramente quello che gli stai dicendo...
Scontata invece l'opportunita' di introdurre immediatamente l'argomento
dell'arrivo "non di pancia", ma con le dovute cautele secondo l'eta' del
bambino, e senza particolari traumatizzanti non strettamente necessari alla
sua comprensione della situazione. La fiaba e' solo la traduzione del
messaggio che vuoi trasmettere in un linguaggio comprensibile per il
bambino, e' uno stimolo per le sue domande. Non una bugia quindi, ma lo
strumento per arrivare alla verita'.
Ciao
Donatella


duetopi

unread,
Apr 2, 2001, 4:15:31 AM4/2/01
to
Mi associo
 
la principale funzione della fiaba è dire al bambino cose che direttamente sono indicibili.
Cosa c'è di indicibile nella storia del bambino, nella sua vita?
Certo che bisogna saper graduare forma e contenuto all'età e alla possibilità del bambino, ma questo non deve diventare un'alibi.
Le fiabe sono molto carine, per i genitori, che così possono tirare fuori quello che realmente hanno dentro sotto mentite spoglie, con in più l'autogratificazione di sentirsi creativi per i loro bambini.
Tra l'altro, stiamo parlando di una delle forme di narrazione piu' complesse e difficili da gestire, basata essenzialmente su simboli. Quanti di noi sono in grado di controllarla?
Infine, la fiaba, per quanto affascinante come forma letteraria, come strumento pedagogico è quanto di piu' reazionario esista, e' uso di un potere, quello della conoscenza, per uno scopo recondito, quello di fornire al bambino una gerarchia di valori e di riferimenti sociali, con uno scopo manifesto paternalistico e pretestuoso, il bene e il divertimento del bambino.
 
Esagero?
Francesco

Kiara (Kantutita)

unread,
Apr 2, 2001, 5:14:28 AM4/2/01
to
(Ho messo il diesel perche' libero non funziona ancora...)
Ora dico la mia sulla fiaba. Sono andata a cercare sul web, ed ho
trovato...

********
Fiabe e favole: un aiuto per crescere
di Annamaria Improta, Perla Fiumani, Leonardo Angelini e Masini
Elisabetta.
.....
Va a questo punto ricordata la sottile distinzione che esiste tra fiabe
e favole, giacché spesso i termini sono utilizzati come sinonimi, mentre
c'è una sostanziale differenza tanto nella struttura narrativa del testo
quanto nel contenuto:
Le FIABE raccontano, con una struttura narrativa ricca di particolari e
descrizioni, gesta di eroi generalmente "umani": principi azzurri,
principesse bellissime, streghe malvagie etc. In genere l'eroe
"positivo" viene insidiato dall' "antieroe" e sembra stia per
soccombere, quando, per un intervento magico, tutto si risolve per il
meglio ed il bene trionfa!
Le FAVOLE hanno, invece, una struttura narrativa più semplice e breve, i
protagonisti sono di solito animali parlanti che con le loro esperienze
ci mostrano una sorta di "saggezza popolare" che si concretizza nella
"morale" esplicitata alla fine della favola.
(...) Spesso i genitori s'interrogano sull'utilizzo delle fiabe e delle
favole nella prassi educativa dei propri figli, chiedendosi se è giusto
esporre il proprio bambino ad emozioni forti ma contemporaneamente
"negative", essi vorrebbero presentare ai propri bambini solo racconti
positivi che vanno incontro ai loro desideri. In realtà quest'
interrogativo, a ben vedere, risulta un po' inutile in quanto il bambino
non vivrà in una realtà "tutta rose e fiori", dovrà, invece fronteggiare
quotidianamente difficoltà di fronte alla quali deve essere preparato,
disponendo del più ampio numero di "cartucce" con le quali poter
affrontare le molteplici avversità della vita. A ciò va aggiunto un
altro aspetto di non minore importanza: il bambino ha spesso pensieri
distruttivi e/o aggressivi, del tutto normali all'interno del suo
processo di crescita, egli, tuttavia, non sa che questi sentimenti sono
"normali", perciò se gli vengono presentati esclusivamente modelli
positivi si alimentano automaticamente i suoi sensi di colpa.
Le fiabe e le favole presentano, invece al bambino una realtà
multisfaccettata, esse suggeriscono al piccolo immagini attraverso le
quali "egli può strutturare i propri sogni ad occhi aperti e con essi
dare una migliore direzione alla propria vita".

Bibliografia:
B. Bettelheim, Il mondo incantato, ed. Feltrinelli, 1977
L. Angelini, Le fiabe e la varietà delle culture- funzione terapeutica e
preventiva delle fiabe- L'esempio di Locorotondo", CLEUP, Pd, 1989

http://www.psiconline.it/settori/psic_infanzia/articoli2.htm#Fiabe%20e%2
0favole:%20un%20aiuto%20per%20cr2
*********

La fiaba media quindi dei significati che il bambino non riesce ancora a
far propri. Non avete mai raccontato che i regali li porta S. Lucia, o
Babbo Natale? O che il Coniglietto Pasquale porta le uova e piccoli
regalini e li lascia nei cespugli?
Forse e' meglio operare un ulteriore transfer, e scegliere dei
personaggi immaginari, come ho trovato nel link in lingua francese:
"une maman, quand on est un petit oiseau orphelin, ce n'est pas
forcément un animal qui vous ressemble, mais quelqu'un qui vous serre
dans ses bras, qui joue avec vous et qui peut vous aimer . comme Madame
Ours" - "Una mamma, quando si e' un uccellino orfano, non e' per forza
un animale che vi assomiglia, ma qualcuno che vi stringe tra le braccia,
che gioca con voi e che puo' amarvi... come la Signora Orso"

--
Kiara del Kantutita
kant...@sax.it
Gruppo Kantutita Famiglie del Mondo per un'educazione interculturale
www.sax.it/kantutita

""duetopi"" <due...@pobox.com> ha scritto...

marcoscarpati

unread,
Apr 2, 2001, 6:32:09 AM4/2/01
to
Posso nutrire qualche dubbio sulla eccessiva edulcorazione che si possa fare con le favole, fino a giungere a quelle "bugie pietose" che tacciono i particolari scabrosi (quali sono?).
Ovvio: la nascita in famiglia non vuol dire tacere, ma partire dal fatto che lui è nato, in maniera diversa, in quella famiglia in cui adesso è. Che quei genitori che lui vede sono proprio i suoi, ma che c'è anche qualcosa di altro.
Non so...

Kiara (Kantutita)

unread,
Apr 2, 2001, 6:46:17 AM4/2/01
to
Attenzione: raccontare una fiaba su un'orsa che adotta un uccellino non
credo che debba andare contro il raccontare la "verita' vera", che del
resto personalmente ho detto a mio figlio non appena e' stato in grado
di capire l'italiano, accompagnandola con gli stessi gesti che aveva
usato lui (indicandomi il ventre mi aveva detto 'io da li'' e gli ho
replicato 'no, da quello di un'altra'). La fiaba aiuta il bambino a
interiorizzare, a metabolizzare, ad interpretare, ad adattare al suo
vissuto, fors'anche ad esorcizzarlo. Perche' la fiaba dovrebbe
'edulcorare'? E anche se fosse, non sarebbe d'aiuto per evitare qualche
incubo?

--
Kiara del Kantutita
kant...@sax.it
Gruppo Kantutita Famiglie del Mondo per un'educazione interculturale
www.sax.it/kantutita


""marcoscarpati"" <marcos...@iol.it> ha scritto nel messaggio
news:000601c0bb60$2612e180$9e980f97@p3e2l2...


Posso nutrire qualche dubbio sulla eccessiva edulcorazione che si possa
fare con le favole, fino a giungere a quelle "bugie pietose" che
tacciono i particolari scabrosi (quali sono?).
Ovvio: la nascita in famiglia non vuol dire tacere, ma partire dal fatto

che lui č nato, in maniera diversa, in quella famiglia in cui adesso č.
Che quei genitori che lui vede sono proprio i suoi, ma che c'č anche

andrea miti

unread,
Apr 2, 2001, 9:05:09 AM4/2/01
to
Scusa Francesco,questo lo puoi dire se uno parla di Biacaneve o Cappuccetto
Rosso,ma se la fiaba la invento io i valori che trasmetto li decido
io,decido se deve divertire,se deve far riflettere,se deve commuovere.Per
quanto mi riguarda io non tiro fuori più di tanto di strettamente
mio,se non la mia capacità creativa.I soggetti che scelgo devono essere
adatti al bambino.è lui che deve potersi identificare,e lui con i suoi
commenti e le sue domande da un indirizzo allo svolgimento.Nnon c'è
niente di indicibile nella storia di un bambino ma integrata con
contesti e personaggi diversi può essere addolcita e resa molto più
accettabile in un'età in cui non si possono capire per esempio le
motivazioni di certi eventi dolorosi.Prova a dire ad un bambino piccolo che
sua madre l'ha abbandonato per povertà e che quindi non era cattiva,anzi
forse così gli ha salvato la vita .In ogni caso anche se tu racconti la
verità nuda e cruda nella scelta delle parole la condisci sempre con il tuo
vissuto e la tua interpretazione dei fatti ma dato chei nostri figli li
dobbiamo educare noi non mi sembra una cosa così terribile.Ciao Lucia

marisa del guercio

unread,
Apr 2, 2001, 12:48:38 PM4/2/01
to
Le favole e le fiabe sono un ottimo 'strumento' per entrare in contatto con i bimbi, per contenere i loro vissuti prima ancora che loro sappiano rappresentarseli. E' anche vero che i bimbi scelgono personaggi e storia in base alla loro personalità e dunque al genitore non resta che assecondarli. La verità sulla storia di vita non è una favola ma può assumere il linguaggio metaforico ed essere narrata. A questo riguardo vi consiglio gli articoli della psicologa Donatella Guidi sulla 'verità narrabile'. Con l'invito ai neogenitori di non aspettare anni per comunicare ad un bambino che è stato adottato: penserà che la sua storia sia talmente brutta e triste che neanche i suoi genitori la riescono a gestire. ciao

Giorgio Cavalli

unread,
Apr 3, 2001, 4:38:52 PM4/3/01
to
"Tra l'altro, stiamo parlando di una delle forme di narrazione piu' complesse e difficili da gestire, basata essenzialmente su simboli. Quanti di noi sono in grado di controllarla?
Infine, la fiaba, per quanto affascinante come forma letteraria, come strumento pedagogico è quanto di piu' reazionario esista, e' uso di un potere, quello della conoscenza, per uno scopo recondito, quello di fornire al bambino una gerarchia di valori e di riferimenti sociali, con uno scopo manifesto paternalistico e pretestuoso, il bene e il divertimento del bambino".
 
Esagero?
Francesco
 
Sì. esageri !!  Giorgio
 

da Michele

unread,
Apr 4, 2001, 9:08:29 AM4/4/01
to

Francesco scrive:

>Infine, la fiaba, per quanto affascinante come forma letteraria, come >strumento pedagogico è quanto di piu' reazionario esista, e' uso di un >potere, quello della conoscenza, per uno scopo recondito, quello di >fornire al bambino una gerarchia di valori e di riferimenti sociali, >con uno scopo manifesto paternalistico e pretestuoso, il bene e il >divertimento del bambino.

Capisco bene o proponi di non raccontare mai alcuna favola ad alcun bambino?
Poveri bambini...

Marco Scarpati scrive:

>Scusate se sono un poco scemo, ma proprio non capisco perchè bisogna >utilizzare favole per dire la verità.
>Mi pare già abbastanza avventuroso il racconto della nascita del >bambino nella nostra famiglia per non dover aggiungere altro.

La favola non sostituisce il racocnto della vaerità. Lo affianca,
lo precede come cornice di senso, come strumento di paragone...
Ovvio che non bisogna raccontare favole bugiarde (cioè favole con
particolari che contraddicono il racconto "reale" che pian piano
andremo arricchendo di aprticolari).
Ma non capisco tutto questo astio contro il discorso mitico, che
è una delle forme più affascinanti e spontanee dell'approccio
dell'uomo alla conoscenza, al pensiero, alla generalizzazione,
alla razionalizzazione delle sue paure profonde, oltre che una
palestra "protetta" per allenarsi ai sentimenti e alle emozioni.
Se tutte le fiabe che l'uomo per secoli ha raccontato ai bambini
fossero fasciste (Francesco) o complicate e bugiarde (Marco), avremmo
avuto generazioni di succubi, o di ingannati.

Io sono fiero delle favole che ho amato.

Ciao
Michele


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duetopi

unread,
Apr 4, 2001, 12:28:25 PM4/4/01
to
Caro Michele
Patrizia (la lurker che ho sposato) mi sgrida sempre per la veemenza dei miei messaggi.
Non faccio fioretti che non sapro' mantenere, ma ho molto apprezzato il tuo post.
 
>La favola non sostituisce il racocnto della vaerità. Lo affianca,


Sono d'accordo,
quello che secondo me è sbagliato, è usare le favole per raccontare a un bambino la sua storia.
Mi spiego: adeguare il racconto alla capacita' di comprensione e accettazione di un bambino piccolo e' difficile.
Ma la soluzione non sta nell'uso della favola. Non puoi raccontare a tuo figlio che e' stato abbandonato parlandogli di scimmiette o elfi.
Devi farti carico di raccontargli una storia, la sua, sempre la stessa, ma commisurata a lui.
 
Non ho astio per le fiabe, ma mi irrita chi pensa che mettendo qualche cerbiatto e qualche diminutivo qua e la si possa comunicare meglio con un bambino, si possa dirgli cose che, dette direttamente e in forma piana, il bambino non potrebbe capire o accettare.
Quello che si fa e' mettere al riparo se stessi dalla responsabilita' delle parole.
 
 
>Se tutte le fiabe che l'uomo per secoli ha raccontato ai bambini
>fossero fasciste (Francesco) o complicate e bugiarde (Marco), avremmo
>avuto generazioni di succubi, o di ingannati.
 
In realta' avevo parlato di reazione, non di fascismo.
Il termine l'ho preso a prestito dal linguaggio politico, ma non volevo parlare di politica.
Intendevo reazione alla possibilita' di cambiamento offerta dall'educazione di un figlio, reazione alla possibilita' di spezzare il cerchio della mistificazione, del sopruso e dell'incapacita' di comunicare.
I nostri figli, essendo stati abbandonati, sono vittime di questo cerchio in maniera lampante, cosi' come probabilmante lo sono stati i loro genitori.
Noi teoricamente dovremmo saperlo spezzare.
Il punto e' che dovremmo saper spezzare anche il nostro cerchio, quello di cui siamo stati (se lo siamo stati) vittime noi.
Tarzan e' perfetto (questa è per Axm, quel furbetto), purche' non diventi un alibi.
 
Una favola usata male non genera succubi, ma sicuramente non li aiuta a liberarsi.
 
Francesco
 


 
 

da Michele

unread,
Apr 4, 2001, 3:44:33 PM4/4/01
to
Francesco,
direi che ci ritroviamo d'accordo. Il pericolo non sono le fiabe, ma
le fiabe "sbagliate", cioè quelle costruite apposta, magari in buona
fede ma maldestramente, forse per non dire apertamente cose che, è vero
a qualsiasi età i nostri figli sono in grado di capire, purché siano
dette con le parole e i modi adatti a loro (e con sincerità).

Avevo avuto l'impressione di un sospetto generalizzato verso le fiabe
in generale, cioè verso la possibilità di comunicare coi nostri figli
ANCHE attraverso il discorso "mitico". Tra l'altro, leggendo da adulto
le fiabe cosiddette "per bambini", ci si scopre tutt'altro che elementi
di repressione o sottili tentativi di persuasione omologatrice: direi
piuttosto che quasi sempre spira alle spalle del piccolo eroe un vento
di autonomia, a volte di vera rbellione al mondo degli adulti. Erano
fiabe che stimolavano a cavarsela da soli in un mondo pieno di pericoli,
di soprusi (pensa a Pollicino, a Hansel e Gretel).

Personalmente, non ho mai "favolizzato" il racconto delle origini che
facciamo fin dall'inizio a nostra figlia, arricchendolo via via
di particolari. Ma qualche richiamo "ti ricordi la gabbianella" sì,
a volte l'ho usato.

Carmen e Danilo Savarese

unread,
Apr 6, 2001, 9:36:48 AM4/6/01
to
RE:
>Non ho astio per le fiabe, ma mi irrita chi pensa che mettendo qualche cerbiatto e qualche diminutivo qua e la si possa> >comunicare meglio con un bambino, si possa dirgli cose che, dette direttamente e in forma piana, il bambino non potrebbe capire >o accettare.
>Quello che si fa e' mettere al riparo se stessi dalla responsabilita' delle parole.
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
 
 
Le favole possono aiutare i bambini ad elaborare quel "quid" che avvertono,ma non riescono ad esprimere;quel certo disagio che possono provare,ma non manifestano e attraverso i personaggi della favola possono liberarsi delle proprie paure,perchè non sentendosi chiamati in causa direttamente,abbassano le proprie difese per immedesimarsi nei personaggi e attraverso essi elaborare le proprie ansie senza passare attraverso il processo  del razionalizzare.
 
Carmen
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