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io sono Loris e sono figlio adottivo e nello stesso tempo gestore del sito
http://www.astronascente.it che tratta essenzialmente del problema della
ricerca delle origini biologiche.
Volevo semplicemente unirmi alle tue parole, esprimendomi ovviamente dalla
parte del figlio.
Ritengo che sia essenziale innanzitutto dire al proprio figlio che è stato
adottato, perché alcuni non lo dicono mai e prima o poi è il figlio a
scoprirlo e allora sì che le cose si complicano.
A me lo hanno detto a circa 8 anni e ti assicuro che è stato molto meglio
così, perché se l'avessi scoperto da solo sarebbe stato molto peggio,
considerato il rapporto negativo che già c'è ( e c'era prima di sapere di
essere stato adottato ) tra me e la mia famiglia adottiva.
Riguardo invece al modo con cui dirlo, a cui tu fai riferimento, può sì
essere di aiuto un libro che metta sotto forma di favola ciò che è una
realtà adottiva, ma giustamente credo sia meglio non "evadere" dalla realtà
e analizzare le del singole esigenze del bambino ( o ragazzo adottato ) per
raccontargli al meglio la storia della sua vita.
Quello che in pratica intendo dire, è che la favola può essere utilizzata
come elemento aggiuntivo per ammorbidire il discorso, ma non deve essere
l'unico tramite tra il genitore e il figlio che affrontano questa realtà per
la prima volta.
Ciao.
Loris :)
""andrea miti"" <andre...@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:000301c0b75e$b79cf6a0$c3831a97@win98...
Scusa, ma non ho capito bene cosa intendi per "racconto della nascita del
bambino nella nostra famiglia".
La prima ipotesi e' che tu gli racconti la sua storia ignorando
completamente il suo vissuto precedente all'ingresso nella tua famiglia.
Cosa evidentemente scorrettissima, ma francamente non penso tu intenda
questo.
La seconda ipotesi e' che tu gli racconti la verita' "nuda e cruda". Ma non
mi pare sia producente e necessario parlare subito di abbandono ad un
bambino in eta' da fiabe, e che per di piu' ignora completamente la sua
storia precedente all'ingresso in famiglia. Ammesso pure che lui comprenda
veramente quello che gli stai dicendo...
Scontata invece l'opportunita' di introdurre immediatamente l'argomento
dell'arrivo "non di pancia", ma con le dovute cautele secondo l'eta' del
bambino, e senza particolari traumatizzanti non strettamente necessari alla
sua comprensione della situazione. La fiaba e' solo la traduzione del
messaggio che vuoi trasmettere in un linguaggio comprensibile per il
bambino, e' uno stimolo per le sue domande. Non una bugia quindi, ma lo
strumento per arrivare alla verita'.
Ciao
Donatella
********
Fiabe e favole: un aiuto per crescere
di Annamaria Improta, Perla Fiumani, Leonardo Angelini e Masini
Elisabetta.
.....
Va a questo punto ricordata la sottile distinzione che esiste tra fiabe
e favole, giacché spesso i termini sono utilizzati come sinonimi, mentre
c'è una sostanziale differenza tanto nella struttura narrativa del testo
quanto nel contenuto:
Le FIABE raccontano, con una struttura narrativa ricca di particolari e
descrizioni, gesta di eroi generalmente "umani": principi azzurri,
principesse bellissime, streghe malvagie etc. In genere l'eroe
"positivo" viene insidiato dall' "antieroe" e sembra stia per
soccombere, quando, per un intervento magico, tutto si risolve per il
meglio ed il bene trionfa!
Le FAVOLE hanno, invece, una struttura narrativa più semplice e breve, i
protagonisti sono di solito animali parlanti che con le loro esperienze
ci mostrano una sorta di "saggezza popolare" che si concretizza nella
"morale" esplicitata alla fine della favola.
(...) Spesso i genitori s'interrogano sull'utilizzo delle fiabe e delle
favole nella prassi educativa dei propri figli, chiedendosi se è giusto
esporre il proprio bambino ad emozioni forti ma contemporaneamente
"negative", essi vorrebbero presentare ai propri bambini solo racconti
positivi che vanno incontro ai loro desideri. In realtà quest'
interrogativo, a ben vedere, risulta un po' inutile in quanto il bambino
non vivrà in una realtà "tutta rose e fiori", dovrà, invece fronteggiare
quotidianamente difficoltà di fronte alla quali deve essere preparato,
disponendo del più ampio numero di "cartucce" con le quali poter
affrontare le molteplici avversità della vita. A ciò va aggiunto un
altro aspetto di non minore importanza: il bambino ha spesso pensieri
distruttivi e/o aggressivi, del tutto normali all'interno del suo
processo di crescita, egli, tuttavia, non sa che questi sentimenti sono
"normali", perciò se gli vengono presentati esclusivamente modelli
positivi si alimentano automaticamente i suoi sensi di colpa.
Le fiabe e le favole presentano, invece al bambino una realtà
multisfaccettata, esse suggeriscono al piccolo immagini attraverso le
quali "egli può strutturare i propri sogni ad occhi aperti e con essi
dare una migliore direzione alla propria vita".
Bibliografia:
B. Bettelheim, Il mondo incantato, ed. Feltrinelli, 1977
L. Angelini, Le fiabe e la varietà delle culture- funzione terapeutica e
preventiva delle fiabe- L'esempio di Locorotondo", CLEUP, Pd, 1989
http://www.psiconline.it/settori/psic_infanzia/articoli2.htm#Fiabe%20e%2
0favole:%20un%20aiuto%20per%20cr2
*********
La fiaba media quindi dei significati che il bambino non riesce ancora a
far propri. Non avete mai raccontato che i regali li porta S. Lucia, o
Babbo Natale? O che il Coniglietto Pasquale porta le uova e piccoli
regalini e li lascia nei cespugli?
Forse e' meglio operare un ulteriore transfer, e scegliere dei
personaggi immaginari, come ho trovato nel link in lingua francese:
"une maman, quand on est un petit oiseau orphelin, ce n'est pas
forcément un animal qui vous ressemble, mais quelqu'un qui vous serre
dans ses bras, qui joue avec vous et qui peut vous aimer . comme Madame
Ours" - "Una mamma, quando si e' un uccellino orfano, non e' per forza
un animale che vi assomiglia, ma qualcuno che vi stringe tra le braccia,
che gioca con voi e che puo' amarvi... come la Signora Orso"
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Kiara del Kantutita
kant...@sax.it
Gruppo Kantutita Famiglie del Mondo per un'educazione interculturale
www.sax.it/kantutita
""duetopi"" <due...@pobox.com> ha scritto...
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Kiara del Kantutita
kant...@sax.it
Gruppo Kantutita Famiglie del Mondo per un'educazione interculturale
www.sax.it/kantutita
""marcoscarpati"" <marcos...@iol.it> ha scritto nel messaggio
news:000601c0bb60$2612e180$9e980f97@p3e2l2...
Posso nutrire qualche dubbio sulla eccessiva edulcorazione che si possa
fare con le favole, fino a giungere a quelle "bugie pietose" che
tacciono i particolari scabrosi (quali sono?).
Ovvio: la nascita in famiglia non vuol dire tacere, ma partire dal fatto
che lui č nato, in maniera diversa, in quella famiglia in cui adesso č.
Che quei genitori che lui vede sono proprio i suoi, ma che c'č anche
>Infine, la fiaba, per quanto affascinante come forma letteraria, come >strumento pedagogico è quanto di piu' reazionario esista, e' uso di un >potere, quello della conoscenza, per uno scopo recondito, quello di >fornire al bambino una gerarchia di valori e di riferimenti sociali, >con uno scopo manifesto paternalistico e pretestuoso, il bene e il >divertimento del bambino.
Capisco bene o proponi di non raccontare mai alcuna favola ad alcun bambino?
Poveri bambini...
Marco Scarpati scrive:
>Scusate se sono un poco scemo, ma proprio non capisco perchè bisogna >utilizzare favole per dire la verità.
>Mi pare già abbastanza avventuroso il racconto della nascita del >bambino nella nostra famiglia per non dover aggiungere altro.
La favola non sostituisce il racocnto della vaerità. Lo affianca,
lo precede come cornice di senso, come strumento di paragone...
Ovvio che non bisogna raccontare favole bugiarde (cioè favole con
particolari che contraddicono il racconto "reale" che pian piano
andremo arricchendo di aprticolari).
Ma non capisco tutto questo astio contro il discorso mitico, che
è una delle forme più affascinanti e spontanee dell'approccio
dell'uomo alla conoscenza, al pensiero, alla generalizzazione,
alla razionalizzazione delle sue paure profonde, oltre che una
palestra "protetta" per allenarsi ai sentimenti e alle emozioni.
Se tutte le fiabe che l'uomo per secoli ha raccontato ai bambini
fossero fasciste (Francesco) o complicate e bugiarde (Marco), avremmo
avuto generazioni di succubi, o di ingannati.
Io sono fiero delle favole che ho amato.
Ciao
Michele
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Posted from 209-128-71-105.bayarea.net [209.128.71.105]
Avevo avuto l'impressione di un sospetto generalizzato verso le fiabe
in generale, cioè verso la possibilità di comunicare coi nostri figli
ANCHE attraverso il discorso "mitico". Tra l'altro, leggendo da adulto
le fiabe cosiddette "per bambini", ci si scopre tutt'altro che elementi
di repressione o sottili tentativi di persuasione omologatrice: direi
piuttosto che quasi sempre spira alle spalle del piccolo eroe un vento
di autonomia, a volte di vera rbellione al mondo degli adulti. Erano
fiabe che stimolavano a cavarsela da soli in un mondo pieno di pericoli,
di soprusi (pensa a Pollicino, a Hansel e Gretel).
Personalmente, non ho mai "favolizzato" il racconto delle origini che
facciamo fin dall'inizio a nostra figlia, arricchendolo via via
di particolari. Ma qualche richiamo "ti ricordi la gabbianella" sì,
a volte l'ho usato.