Ai miei genitori
A Maria Coliqui di Scoder
A Theodor Cico di Tirana
Allo SPAI di Ancona
Un giorno di agosto del 1998 mamma e babbo sono andati ad Ancona al
tribunale dei minorenni. C' era un ufficio molto grande e dentro vi erano
degli impiegati: delle signore e un uomo, una di queste signore era molto
nervosa, strillava e sbatteva la porta, era un po' antipatica. I miei
genitori hanno detto che volevano fare domanda per adottare un bambino
straniero.
La signora ha dato dei fogli di carta dicendo di scriverli e poi riportarli
da Lei. Fuori da quell' ufficio c' erano due signori, marito e moglie che si
lamentavano perché erano anni che aspettavano un bambino straniero per
adottarlo, c' era una signora che era lì per fare una domanda per prendere
un secondo bambino in Colombia.
Da Anona i miei genitori sono andati a San paolo di J. Per fare i documenti
al Comune e per far firmare dei fogli a nonno P. e nonna A. . Mamma si
ricorda si ricorda che l' impiegato disse " io penso che non riuscirete a
prendere un bambino c'è una mia cugina che sono 5 anni che aspetta e che
ogni volta ricomincia a fare i documenti da capo perché dopo un po' scadono"
. Poi sono andati a fare i documenti al Comune di C. e a casa hanno dovuto
rispondere a molte domande scritte che avevano avuto dalla signora del
Tribunale.
Dopo qualche giorno hanno riportato tutte le carte al tribunale. Passato
qualche mese il maresciallo dei carabinieri ha chiamato i miei genitori per
fare delle domande che poi ha spedito al Tribunale di Ancona. Dopo un altro
po' di tempo sono dovuti andare a visitasi da un dottore di T., hanno dovuto
fare tante analisi del sangue e i raggi X. Poi la psicologa e l' assistente
sociale di J. Hanno chiamato tante volte mamma e babbo per fare dei colloqui
e tante domande. Un bel giorno è arrivata per posta una lettera importante
dove c' era scritto che mamma e babbo potevano prendere un bambino e
diventare genitori.
Erano passati 9 mesi, il tempo giusto per far crescere un bambino nella
pancia della mamma. Il sogno era diventato realtà. Io sarei dovuto arrivare
in Italia a giugno del '99, ma purtroppo al tribunale di Ancona i giudici
erano in ferie ed hanno rimandato tutto a dopo l' estate, così ho dovuto
aspettare fino al 1 ottobre. Il Tribunale aveva dato ai miei genitori un
elenco di tutte le associazioni dove potevano andare per avere un bambino,
ce ne sono tante in Italia, alla fine mamma e babbo hanno scelto lo SPAI di
Ancona. Un giorno sono andati lì e si sino incontrati con la dott.sa Merlo,
hanno parlato con lei e lei ha detto che appena ci sarebbe stato un bambino
di circa 6 anni, che aspettava una famiglia lei avrebbe chiamato i miei
genitori per poter preparare tutto quello che serviva per partire e andare a
prenderlo. Sul tavolo della signora c' era una cartellina chiusa di colore
celeste, la dott.sa disse che lì c' erano delle foto e documenti dei bambini
un po' grandicelli di 6 anni , ce n' era rimasto uno un po' più piccolo, gli
altri erano già stati assegnati a coppie un po' più mature. Mia madre chiese
di vedere la foto di quel bambino che era rimasto, quel bambino ero io.
Quando i miei genitori videro quella foto dissero subito che avrebbero
voluto me, non importava che avessi nove anni invece che sei. La dott.sa
Merlo diede loro una settimana di tempo per pensarci, ma i miei genitori
avevano già deciso che io sarei diventato il loro figlio.
Mi chiamo Fatjon M. sono nato il 29 dicembre del 1990 all' orfanotrofio di
Tirana. Mia madre si chiamava Elmira e mio padre Vulmet, il mio cognome di
prima era Valisi. Mia madre era tanto agitata quando dovevo nascere, perché
desiderava tanto che fossi nato, però loro erano anche preoccupati perché
loro non lavoravano, erano ancora molto giovani. Il mio babbo è andato a
fare la guerra in Albania, quella volta comandava Hoxa ed era molto cattivo.
Dopo soltanto dodici giorni dalla mia nascita sono rimasto solo. Dall'
ospedale mi hanno portato in un orfanotrofio a Tirana e lì sono rimasto fino
a tre anni, io non ricordo niente di quel periodo, ero troppo piccolo. Mi
hanno detto che le signore che lavorano lì tengono i bambini il più
possibile nelle culle, perché sono tanti e non possono stare attente a
tutti, forse anch' io ho trascorso la maggior parte di questi primi tre anni
di vita nella culla. Compiuti tre anni mi hanno portato a Scutari in un
orfanotrofio, perché in quello di Tirana ormai non potevo restare più, ero
troppo grande. A Scutari c' era la direttrice Maria Coliqui, lei è una donna
dai capelli neri, un po' robusta e con un bel sorriso. Maria era tanto buona
con tutti e lì c' erano tanti bambini soli come me. Durante il viaggio da
Tirana a Scutari si sono persi tutti i miei documenti e per questo non sono
stato adottato quando ero più piccolo, c'è voluto qualche anno per rifarli
tutti. L' orfanotrofio di Scutari era abbastanza bello, lungo le scale erano
pitturati sul muro tanti Topolino e Minnie, c' erano le camere con i lettini
di legno e una stanza per giocare. Dopo un giorno che ero lì, io e gli altri
bambini siamo diventati subito amici, non come in Italia che per fare
amicizia ci vogliono tanti mesi o anni . Maria per me era come una mamma,
faceva per noi tante cose e io saltavo e giocavo con i miei amici, qualche
volta io mi arrampicavo con loro su un albero del cortile del collegio dove
c' era anche un altalena ed uno scivolo. Un brutto giorno un bambino ha
messo una gamba sopra un ramo ed è caduto, allora io per salvarlo, mi sono
buttato e ho preso il bambino sul braccio, ma mi sono caduto.
A Natale Maria ci faceva i regali, a Pasqua invece c' era l' uovo i
cioccolato. Io quando mi svegliavo la mattina andavo nella cucina, era una
stanza grande con tanti ornelli e pentole grandissime, lì c' erano delle
cuoche e io chiedevo sempre cosa c' era da mangiare. Si mangiava una volta
sola al giorno e tutti i giorni c' erano le patate e mi piacevano tanto
quelle fritte. I miei amici del cuore erano Paolo e Ilir. Paolo era biondo
ed aveva i genitori separati , la mamma era andata via per sempre , in
Grecia e il babbo lo aveva messo in Istituto, ma paolo non poteva essere
adottato. Ilir invece era castano e un po' robusto , era solo come me, ora
anche lui ha trovato una famiglia, abita a Dolo vicino a Venezia ed ha una
sorella più grande Colombiana, la sua mamma fa l' impiegata e il suo babbo è
avvocato. Gli hanno cambiato il nome, ora non si chiama più Ilir, ma il suo
nome è Mario, però io lo chiamo sempre Ilir, ha un hanno più di me ed è
stato adottato quando aveva 10 anni.
Quando avevo 8 anni, un brutto giorno arrivò una macchina grande dove c' era
dentro una signora di nome Albina e c' era con lei un signora italiana e
molto robusta, ma non mi ricordo il suo nome, erano venute a prendermi per
portarmi via di lì e mettermi a Scutari in una casa famiglia. Io dovevo per
forza andare via da Maria, perché lì i bambini possono restare soltanto fino
ad 8 anni ed io avevo già compiuti. Mi ricordo che insieme ad un altro
bambino entrava in questo nuovo collegio, avevo tanta paura perché vedevo le
persone nuove e un po' serie, non mi fidavo di loro mi hanno fatto mettere
sul letto a castello per dormire, però sono stati buoni solo per un giorno
perché eravamo nuovi. Dopo una settimana mi facevano lavorare, io non potevo
fermami con il mio amico che mi aiutava e quando facevamo i birichini un
signora di nome Sana i menava con i tacchi delle scarpe con la scopa o con
la padella. In quella casa famiglia c' erano anche dei bambini che stavano
un po' male e qualcuno era più grande di me e loro a volte mi menavano, '
era una bambina bionda e piccolina sul passeggino. C' era un ragazzo di 14
anni che si toccava sempre il naso e qualche volta mi metteva davanti al mio
la ciabatta per farmi morire. A scuola non si andava quasi mai, a volte
avevamo un maestro che ci faceva colorare e disegnare. Dopo nove mesi che
ero lì, avevo quasi 9 anni, un giorno una sinora mi ha chiamato per dirmi
che fuori dal cancello ' erano la mia mamma e il mio babbo che mi
aspettavano, io non sapevo niente, non li avevo mai visti, ho abbracciato
prima mia madre e l' ho chiamata subito mami e quando l' abbracciavo a lei
veniva da piangere, io ero contento perché a me mai nessuno mi faceva le
coccole, poi il mio babbo mi ha preso in braccio. I miei genitori avevano
portato una borsa piena di dolci per tutti i bambini della casa famiglia,
non potevano portare giocattoli o regali solo per me, perché poi tra i
bambini avremmo litigato. Io ho chiesto il cioccolato kinder, ma in Albania
non c' era, allora mi hanno comperato un pallone arancione. Quando siamo
stati al tribunale di Scutari, lì davanti hanno sparato ad una signora che
era un giudice, ma per fortuna non è successo niente di grave, però abbiamo
preso un po' di paura e siamo andati dentro un bar di fonte. I miei genitori
mi hanno raccontato che il giudice che doveva decidere la mia adozione se ne
era andato in vacanza e allora all' ultimo momento una signorina notaio di
nome Violetta, molto gentile è andata a chiamare un altro giudice, ma questo
era particolarmente nervoso quel giorno e strillava e faceva un sacco di
storie; la seconda volta a babbo gli è stato detto di portargli in regalo
delle cioccolate, lui in Italia ha comprato una grande e bella scatola di
legno piena di cioccolatini e il giudice e allora il giudice si è calmato e
l' ha chiusa subito nella cassaforte del suo ufficio. Dopo qualche giorno
mamma e babbo sono rientrati in Italia, per completare i documenti, io sono
rimasto in casa famiglia e non avevo capito che i miei genitori sarebbero
ritornati dopo 15 giorni, ho pensato che non li avrei rivisti mai più e ho
pianto. Un bel giorno tornarono e questa volta mi aspettavano fuori dal
cancello della casa famiglia ed io ero solo dentro ad un pulmino blu che
ritornavo da una specie di scuola. Questa volta mamma e babbo avevano una
borsa con tutti i vestiti nuovi per me, le scarpe nuove da ginnastica e
tanti giocattoli tutti per me. Nella cucina della casa famiglia, mia mamma
ha dovuto spogliarmi tutto nudo e mi ha rivestito con tutte le cose nuove, i
miei vestiti vecchi li ho dovuti lasciare tutti lì perché servivano ad altri
bambini. Prima di lasciare la casa famiglia un mio compagno si è avvicinato
a Theodor e gli ha detto: "tu sei un angelo perché hai trovato dei genitori
per Fatjon, trovali anche per me." Dopo un ora siamo saliti in macchina per
andare da Maria a salutare tutti prima di lasciare Scutari, lì ho rivisto i
miei amici che mi hanno abbracciato e fatto tante feste, alcuni si
attaccavano ai pantaloni i mamma e babbo, altri volevano salire in macchina
nel nostro taxi e toccavano tutto. Mamma dice che li avrebbe portati via
tutti con lei. Il signore che guidava la macchina scherzava sempre con me,
poi c' era Theodor il nostro accompagnatore incaricato dallo SPAI di Ancona,
lui vive a Tirana, è buono come Maria e sa tante lingue ed ha una bambina di
nome Cristina che ha adottato alcuni anni fa. Cristina è molto carina e ha
occhi verdi. Durante il viaggio ho visto un pullman vecchio e di colore blu,
pieno di gente e c' era scritto Cingoli. Per fare 100 km. Da Scutari a
Tirana ci vogliono circa tre ore di macchina, perché le strade hanno
tantissime buche, lì c' era la strada che va in Kosovo dove c' è stata la
guerra e non si può viaggiare quando comincia a fare buio perché ci sono i
briganti ... . Nell' albergo di Tirana ho giocato con la macchina rossa col
telecomando, con il sapientino e altri giochi. Abbiamo cenato con Theodor
Cristina e la sua mamma e con Cristina abbiamo riso tanto, fino a che lei
per quanto rideva è caduta dalla sedia e la mamma le ha sgridato.
Il 1^ ottobre 1999 siamo partiti dall' aeroporto di Tirana, ho lasciato il
mio paese per andare in Italia. Sono stato in aereo, io ho visto le nuvole,
i paesi albanesi e siamo arrivati fino a Bologna. nell' aereo ho rivisto un
educatrice che era stata nel collegio di Maria diversi anni prima e mi ha
riconosciuto e ha detto ai miei genitori che io ero un bambino bravo. Sono
salite tante persone anche anziane con abiti lunghi e neri e fazzoletti in
testa, qualcuna aveva con sé una borsa di plastica con dentro il vaso con la
terra e la pianta di rosmarino, per loro era una cosa preziosa. All'
aeroporto la polizia italiana ha controllato tutti i nostri documenti ed un
poliziotto mi ha detto: " Mi raccomando fai il bravo in Italia". Io e babbo
spingevamo il carrello con le nostre valige sopra e poi siamo arrivati al
parcheggio dell' aeroporto dove c' era la macchina di mamma. Durate il
viaggio in macchina ho visto le montagne, ho visto le gallerie che non
sapevo cosa fossero, Dopo qualche ora di macchina siamo arrivati a C. , dove
c' era la mia casa in via T. n. 87 e ho visto mia cugina Patrizia, zia
Gabriella, zio Agostino, zio Righetto, zio Luigino, nonna Adalgisa, zia
Simonetta, i cugini Eleonora e Andrea, che sono un po' più piccoli di me c'
era Marco M., Filippo e nonna Anita. Tutti stavano nel giardini della nostra
casa ad aspettarci e cantavano una canzone nella mia lingua e le parole
dicevano: 2 Ben arrivato Fatjon, ben arrivato, i vogliamo tutti tanto bene".
E la mia nonna mi abbracciava per andare di sopra ed entrare in casa. C' era
pure il mio cane pastore tedesco di nome Quenny che non mi facevano toccare
per paura che mi mordesse, invece non mi ha morso mai e' mi vuole tanto bene
. C' erano da mangiare le buone colazioni, le buone cene e i buoni pranzi.
Ho mangiato le pizzette, i dolci e la torta. Dopo un po' mentre tenevo un
dolcetto in mano, siccome non mi andava più di mangiare, mi sono messo a
piangere e mia madre aveva tanta paura che stavo male e voleva chiamare il
dottore, però mia zia Simonetta si era accorta che non stavo male era 'solo
perché non mi andava più il dolce. In collegio non si potevano sprecare le
cose da mangiare e io pensavo che mi avrebbero sgridato. Mia zia Patrizia ha
fatto tutti i festoni da tutte le parti, ha attaccato un fiocco azzurro
sulla porta di casa e un disegno di una cicogna che porta un bambino da
Scutari a C., con la cartina geografica. Era ora di dormire, tutti mi hanno
accompagnato a letto nella mia nuova cameretta, io piegavo bene i miei
vestiti nuovi, mi spogliavo da solo zitto zitto , preoccupato per mia madre
in Albania. La mattina mi svegliavo presto perché non sono un dormiglione.
Dopo 10 giorni sono andato a scuola alle 8, però io non capivo quello che
dicevano le maestre e i bambini. A casa quando mi parlavano facevano i
gesti, poi mamma aveva attaccato tanti cartelli agli oggetti più importanti
della cucina, della camera e del bagno. Mia madre mi ha accompagnato a
scuola e per qualche giorno è restata un po' in classe con me, glielo aveva
chiesto la maestra Albina, io non capivo le parole e non sapevo scrivere e
leggere perché non me lo avevano insegnato prima, però piano piano imparavo.
La prima lezione era una lettura dal titolo : " il topo rode la rete e
libera il leone " ma io non riuscivo a capire, non sapevo nemmeno una parola
di italiano. ' era un bambino della mia classe che piangeva spesso perché
voleva la sua mamma, e allora la mia mamma non poteva più stare in classe
con me, perché anche lui voleva la sua. Io ero più grande di loro, avevo 8
anni e mezzo e loro ne avevano 6 e io ero stufo di stare con loro, facevano
le lagne, che in Albania non faceva nessuno. Dopo un po' o imparato ad
andare in bicicletta perché mi ha insegnato il babbo, io cadevo sempre nella
pozzanghera. Dopo Natale ho compiuto i 9 anni ed ho invitato tutti i miei
compagni a casa mia e ho scritto tutti i bigliettini per venire alla mia
festa. Ho fatto poi la seconda elementare, piano piano imparavo, qualche
volta litigavo con i bambini più vivaci e venivo a casa scontento. Quando o
visto il mare per la prima volta era inverno ma poi a luglio i siamo stati
per due settimane, Io al mare volevo soltanto giocare e quando c' era da
fare i compiti dicevo sempre di no, allora babbo mi ha dato una punizione
per un giorno non potevo fare il bagno. Babbo mi ha detto: " perché fai il
cattivo ?" Ed io ho risposto che mi mancava il mio cane Quenny. Dopo ho
saltato una classe perché mi ero messo in testa che i miei compagni erano
troppo piccoli per me e io mi arrabbiavo quando mi portavano in giro perché
andavo a scuola con quelli piccoli. La maestra Tiziana mi ha detto:" Tu ti
senti di saltare una classe ? " ed io ho detto di si. Tiziana mi ha detto
" quest' estate lavoreremo tanto" L' estate ho lavorato tanto, ho dato l'
esame di terza e mi è andato bene. A settembre ho incominciato a fare la
quarta, c' erano tante maestre nuove e i compagni non erano più quelli di
prima, io ero contento ma avevo un po' paura di fare la quarta classe. E'
arrivata la maestra Laura che mi dava le schede ed io ero un po' arrabbiato
perché non le volevo fare, dopo però ho capito che me le dava per il bene
mio.
La notte di pasqua ho ricevuto il Battesimo, prima mi sono dovuto preparare
con il catechismo. Quando siamo entrati dopo un po' si è spenta la luce e
tutti facevano la fila per andare fuori ad accendere il cero. Io ho chiesto
cosa significasse e Patrizia, che è la mia madrina, mi ha spiegato che il
fuoco significa che dio è più forte del buio e di tutte le cose brutte. Il
fuoco significa che senza luce non si vede niente, è tutto nero e si ha
paura. La luce significa gioia. Il prete mi ha versato l' acqua santa,
questo significa che faccio lo stesso cammino di Gesù: da Fatjon a Fatjon
che è diventato figlio di Dio. Dopo quasi un mese ho fatto la prima
Comunione. La comunione è stata bella, o tenuto l' acquasantiera e per
ultimo ho preso l' ostia. Ho ricevuto per regalo la chitarra, l' orologio,
il braccialetto e il monopattino la bibbia, dei grandi libri e siamo andati
a mangiare al ristorante. Adesso io faccio la 4^ A e i miei maestri si
chiamano: Wanda, Barbara, Maria Angela, Emanuela e Quinto. Il maestro Quinto
è troppo simpatico perché qualche volta mi fa le battute e mi da le pacche
sulle spalle. Ogni tanto il maestro mi spiega come devo comportarmi con i
compagni, perché io qualche volta mi arrabbio con loro e non li sopporto
tanto quando parlano dei pokemon, di Dragonbol e dei digimon e dicono che
loro sono eroi, a me non piacciono questi eroi. La maestra Wanda, quando i
bambini mi portano in giro perché non leggo e scrivo proprio bene, lei
ricorda spesso a loro che io ho saltato una classe e che prima non andavo a
scuola come loro. Lei mi vuole bene e mi aiuta quando sono in difficoltà. La
maestra Barbara è un po' severa mi ha dato tre note quando non mi sono
comportato bene a scuola, però me le meritavo. Quando mi fa male la testa mi
sorride per farmi coraggio e tante volte mi da qualche bacio. La maestra
Maria Angela è dolce e parla a voce bassa, qualche volta, quando mi da le
schede da fare a casa io non sono tanto contento, però so che lei lo fa per
me. La maestra Emanuela fa inglese, a me lei è simpatica, però l' inglese mi
resta difficile da imparare e tante volte non ci metto tanta voglia. Due
volte alla settimana vado al palazzetto per giocare a pallamano, le nostra
allenatrice è Loretta che qualche volta se non rispetto le regole del gioco
mi da la punizione e mi manda fuori per due minuti. La pallamano mi piace
perché i sono bambini grandi come me e qualche volta andiamo a Camerano per
i tornei, abbiamo anche vinto delle coppe. Qui finisce la mia storia, ci
risentiamo tra qualche anno.
Fatjon M."