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Perchè vuoi adottare un bambino?

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Aldo

unread,
Aug 21, 2004, 6:09:32 AM8/21/04
to
Ho fatto domanda d'aodozione. Tra alcuni giorni ci sarà il colloquio con
assitente sociale e psicologo.
Cosa bisogna rispondere alla domanda: "perchè volete adottare un bambino"?

A mio avviso non esiste un motivo specifico, al di là di un generico
desiderio di avere un figlio. E' un po' come chiuedere perchè mi sono
sposato.
Però so che talvolta gli assistenti sociali sono schifiltosi.
Quale sarebbe una risposta "ecumenica", che accontenti tutti?


Aldo

unread,
Aug 21, 2004, 6:53:49 AM8/21/04
to

@iol.it Mickey

unread,
Aug 24, 2004, 7:06:34 AM8/24/04
to
Per mia esperienza personale, sii semplicemente sincero.

Quando è stato il nostro turno, abbiamo detto quello che realmente
sentivamo. Fino alla fine ho pensato che non ci avrebbero "promosso", ma non
è stato così. Hanno scavato nelle cose che non trovavano chiare, ma hanno
accettato le nostre idee, anche se non coincidevano affatto con le loro.

Buona fortuna.

M.

----------
Nell'articolo <412b...@x-privat.org>, "Aldo" <s...@tiscali.it> è stato
scritto:

Blue Cloud

unread,
Aug 24, 2004, 7:46:16 AM8/24/04
to
Aldo ha scritto :

> Cosa bisogna rispondere alla domanda: "perchè volete adottare un bambino"?
> A mio avviso non esiste un motivo specifico, al di là di un generico
> desiderio di avere un figlio.

Hai desiderio di amare, crescere, educare un bambino? E allora perchè non
dirlo?

> E' un po' come chiedere perchè mi sono sposato.

Beh, non è esattamente la stessa cosa...Nel matrimonio ci si sceglie l'un
l'altro, nell'adozione non ci si sceglie, si accoglie un figlio così com'è.
Ma questo avviene anche se invece di essere un figlio adottivo è un figlio
biologico :-)

> Però so che talvolta gli assistenti sociali sono schifiltosi.
> Quale sarebbe una risposta "ecumenica", che accontenti tutti?

Non credo che vi sia bisogno di una risposta "ecumenica"...Siate
semplicemente voi stessi, e vedrete che tutto andrà bene. Nell'attesa poi
potreste leggere qualche libro sull'adozione, ce ne sono di ottimi, anche
consigliati su questo newsgroup...dà un'occhiata qui:

http://snipurl.com/8mdb

Ciao!

Blue


Basilio Secondo

unread,
Aug 24, 2004, 9:22:15 AM8/24/04
to
Il 21 Ago 2004, 12:53, "Aldo" <s...@tiscali.it> ha scritto:
> Ho fatto domanda d'aodozione. Tra alcuni giorni ci sarà il colloquio con
> assitente sociale e psicologo.
> Cosa bisogna rispondere alla domanda: "perchè volete adottare un bambino"?
>
> A mio avviso non esiste un motivo specifico, al di là di un generico
> desiderio di avere un figlio. E' un po' come chiuedere perchè mi sono
> sposato.

Già, perché mai hai voluto abbandonare una vita dorata in cui facevi quello
che volevi per metterti insieme ad un'altra persona, con i suoi gusti e con
la quale la convivenza non è sempre rose e fiori?

> Però so che talvolta gli assistenti sociali sono schifiltosi.
> Quale sarebbe una risposta "ecumenica", che accontenti tutti?

Ponetevi la domanda e provate a dare una risposta, perché dovreste mollare
una vita un po' meno comoda di quando eravate single ma comunque nella quale
potete uscire quando volete, andare in vacanza dove volete e non dovete
preoccuparvi di stare dietro ai problemi di un piccolo moccioso?
Una volta che avete chiarito a voi stessi il perché non avrete problemi con
l'assistente sociale.

Saluti
Basileus

--------------------------------
Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/

Aldo

unread,
Aug 24, 2004, 10:20:59 AM8/24/04
to
Basilio Secondo ha scritto:

> Ponetevi la domanda e provate a dare una risposta, perché dovreste mollare
> una vita un po' meno comoda di quando eravate single ma comunque nella quale
> potete uscire quando volete, andare in vacanza dove volete e non dovete
> preoccuparvi di stare dietro ai problemi di un piccolo moccioso?
> Una volta che avete chiarito a voi stessi il perché non avrete problemi con
> l'assistente sociale.

Credo che questo tipo di risposte sarebbe proprio quello che potrebbe far
incazzare e forse giustamente, lo psicologo: rinuncio ad una vita di
godimento perché ho ambizioni di santità.

Personalmente penso che la visita dello psicologo o tende ad accertare
situazioni davvero anomale o morbose potenzialmente dannose per il bambino
oppure diventa una inquisizione pericolosa.

Comunque io non devo interrogare proprio niente, sono tranquillo e credo
abbastanza consapevole dei problemi che potrei avere. Il problema che ho
oggi è di potermi trovare di fronte qualche psicologo con manie di
onnipotenza che pensa di scavarmi nell’anima chissà cosa, quando deve
prendere solo atto che si tratta di una coppia normale, che, volendo un
figlio, preferisce adottarlo e, come tutti i genitori del mondo, non si fa
un problema se per il bambino deve rinunciare ad una pizza.

--


questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad ab...@newsland.it


David Bucciarelli

unread,
Aug 24, 2004, 11:54:03 AM8/24/04
to
la sincerita'.......solo la sincerita' e' l'unica arma che ti puoi
giocare....
se gli assistenti sociali sono bastardi non sara' cercare una risposta
appropriata
che ti fara acquistare punti..
pero'. almeno.. non rimpiangerai mai di aver detto quello che piu'
intimamente sentivi di dire in quel momento..

in bocca al lupo e fatti forza...


--
Posted via Mailgate.ORG Server - http://www.Mailgate.ORG

Andrea

unread,
Aug 25, 2004, 7:12:16 AM8/25/04
to
> Però so che talvolta gli assistenti sociali sono schifiltosi.

ARGHHHH (rispondo ora perchè ero in vacanza, le mie meritate ferire ;P )

Non siamo schifiltosi, non voglia frasi fatte o altre cose, la verità è
sempre la miglior cosa, davvero, al di la delle frasi fatte.. Stai per
adottare un bambino, perchè vuoi farlo? rispondi a chi ti chiederà questa
cosa come se tu rispondessi a te stesso. Immagino che tu, insieme a tua
moglie, abbiate valutato bene questa cosa. Perfetto. Come siete giunti a
questa decisione? quali sono i motivi che vi hanno spinto a scegliere di
adottare? Queste sono le domande che ti devi fare per poi poter essere
sereno al colloquio.
Non ci sono risposte ecumeniche, anzi, forse è proprio sbagliato cercare una
risposta che vada bene a tutti, perchè vedo molto più di buon occhio una
coppia sincera che si porta dietro le proprie paure, piuttosto di una che si
è imparata il discorsetto a memoria...

Ciao

Andrea


Basilio Secondo

unread,
Aug 25, 2004, 8:22:05 AM8/25/04
to
Il 24 Ago 2004, 16:20, s...@tiscali.it (Aldo) ha scritto:

>
(cut)


> Credo che questo tipo di risposte sarebbe proprio quello che potrebbe far
> incazzare e forse giustamente, lo psicologo: rinuncio ad una vita di
> godimento perché ho ambizioni di santità.

Si, credo che mi inquieterei anch'io ad una risposta del genere.
Per diventare santi si può far ricorso all'eremitaggio, al cilicio o al
martirio, che sono mezzi più efficaci.

> Personalmente penso che la visita dello psicologo o tende ad accertare
> situazioni davvero anomale o morbose potenzialmente dannose per il bambino
> oppure diventa una inquisizione pericolosa.

Dovrebbe servire anche ad altro, IMHO. ad esempio a capire se i coniugi
hanno le idee chiare, o se hanno la possibilità di affrontare una situazione
difficile da soli o se necessitano di aiuto.

> Comunque io non devo interrogare proprio niente, sono tranquillo e credo
> abbastanza consapevole dei problemi che potrei avere. Il problema che ho
> oggi è di potermi trovare di fronte qualche psicologo con manie di

> onnipotenza che pensa di scavarmi nellanima chissà cosa, quando deve


> prendere solo atto che si tratta di una coppia normale, che, volendo un
> figlio, preferisce adottarlo e, come tutti i genitori del mondo, non si fa
> un problema se per il bambino deve rinunciare ad una pizza.

Ci sono anche gli psicologi con le manie di onnipotenza, ma sono decisamente
rari.
Certo avrete valutato che adottare spesso vuol dire attendere anni,
affrontare disagi, nutrire speranze che spesso vengono deluse ed affrontare
alla fine di tutto questo una situazione che nel migliore dei casi è solo
leggermente problematica.
Lo psicologo dovrà valutare se voi siete consapevoli di questo.
Se lo siete credo che non avrete problemi.

Aldo

unread,
Aug 22, 2004, 9:48:42 AM8/22/04
to

"Andrea" <and...@andrea.it> ha scritto nel messaggio
news:ku_Wc.186475$5D1.8...@news4.tin.it...

Sei un assistente sociale? Non devi sentirti offeso. Io faccio un altro
lavoro e se qualcuno parla male della mia categoria non mi sento offeso,
perchè ho degli ottimi colleghi e degli altri molto meno buoni.

Hai letto più sopra la storia, se è vera, dei servizi sociali che tolgono
alla madre psicotica e violenta il figlio dopo 8, dico 8, anni? Tu come li
valuti quegli assitenti sociali?

Nel caso in questione non è un problema di sincerità. Se parlo con un amico
io sono sincerissimo. Ma l'assistente sociale in questa fase si pone come un
esaminatore e non sai cosa gli frulla in testa. E se dovesse dare un
giudiìzio negativo si apre un casino immenso. Tanto per cominciare non si
sono resi disponibili il pomeriggio e ho dovuto prendere un giorno di
permesso per questo "colloquio". Questo ti dà già l'idea del modo in cui si
porgono.
E comunque anche su questo NG degli assitenti sociali si parla
prevalentemente male.

Ecco perchè non devo dirgli quello che penso ma quello che lui vuole
sentire.
Poi la consulenza me la faccio fare da qualcuno che non deve mettere i voti.
Allora potrò essere sincero. Fermo restando che credo che quello che penso
vada largamente bene.


Andrea

unread,
Aug 25, 2004, 12:18:57 PM8/25/04
to
> Sei un assistente sociale? Non devi sentirti offeso. Io faccio un altro
> lavoro e se qualcuno parla male della mia categoria non mi sento offeso,
> perchč ho degli ottimi colleghi e degli altri molto meno buoni.

No, non sono offeso, purtroppo so quel'č la fama della nostra categoria.
Perň... non tutti siamo cosě, spesso le persone fanno fatica a trovare
aspetti positivi nella nostra professione perchč si parla di noi solo quando
sbagliamo (questo NG č una delle isole rare dove ogni tanto si legge di
qualche ass. soc. che ha lasciato un segno positivo). Puň essere difficile,
perň cerca, e cercate, di vedere gli ass. soc. come delle persone che sono
li per aiutarvi (e in tal caso aiutare il minore) e non per mettervi il
bastone tra le ruote. Se cosě fosse (non dico che non capiti) vi consiglio
di rivolgervi all'ordine degli ass. soc. della vostra regione...


> Hai letto piů sopra la storia, se č vera, dei servizi sociali che tolgono


> alla madre psicotica e violenta il figlio dopo 8, dico 8, anni? Tu come li
> valuti quegli assitenti sociali?

Ah ah, qui c'č un po di confusione. Gli ass. sco di per se non possono fare
niente, cosě come i giudici di per se fanno poco. Per una pratica di
allontanamento il percorso č questo: mandato della procura dei minori presso
il TdM al servizio sociale di indagare su una situazione potenzialmente
lesiva per un minore --> relazione dei SS al TdM --> decisione del TdM (cosa
che avviene spesso sui consigli che gli ass soc danno nella loro relazione).
E' un iter intrecciato, appunto perchč la decisione possa essere presa
congiuntamente e non solo dal ass. soc o dal giudice (anche perchč l'ass.
soc. non ha funzioni in merito a questo). Nel caso sotto... non so cosa
avevano consigliato i colleghi, puň essere che se ne siano fregati e dopo la
cura presso la psicologa non abbiano fatto + niente, oppure puň essere che
controllassero la situazione ma il giudice non voleva decidere per
l'allontanamento, oppure... oppure...
Certo, qualcuno ha sbagliato, senza ombra di dubbio... ma chi?

> Nel caso in questione non č un problema di sinceritŕ. Se parlo con un


amico
> io sono sincerissimo. Ma l'assistente sociale in questa fase si pone come
un
> esaminatore e non sai cosa gli frulla in testa. E se dovesse dare un

> giudiězio negativo si apre un casino immenso.

Beh... non conosco il tuo caso quindi parlo in generale, se io esprimo un
giudizio negativo lo faccio perchč ritengo la famiglia non idonea ad
adottare in quel momento in cui l'ho "esaminata", non perchč mi sta
simpatica o meno...
Quindi, agisco in tutela del minore, non in funzione del mio umore...

Ciao

Andrea

Aldo

unread,
Aug 25, 2004, 12:47:34 PM8/25/04
to

"Andrea" <and...@andrea.it> ha scritto nel messaggio
news:RZ2Xc.147284$OR2.7...@news3.tin.it...

>
si parla di noi solo quando
> sbagliamo (questo NG č una delle isole rare dove ogni tanto si legge di
> qualche ass. soc. che ha lasciato un segno positivo).

Certo, di tutte le categorie si parla solo quando sbagliano. In questo <Ng a
me sembra di aver sentito parlare in prevalenza male.


>
> Ah ah, qui c'č un po di confusione. Gli ass. sco di per se non possono
fare
> niente, cosě come i giudici di per se fanno poco. Per una pratica di
> allontanamento il percorso č questo: mandato della procura dei minori
presso
> il TdM al servizio sociale di indagare su una situazione potenzialmente
> lesiva per un minore --> relazione dei SS al TdM --> decisione del TdM
(cosa
> che avviene spesso sui consigli che gli ass soc danno nella loro
relazione).

Si, l'ass.soc. di per sč non decide niente ma il giudice in linea di massima
decide secondo quello che dice l'ass.soc. Comunque se la storia in questione
fosse vera ci sarebbe davvero da fare esposti al CSM o agli ordini degli
ass. soc. perchč un bambino che ha subito traumi di quel genere secondo me
non lo si recupera piů.

>
> Beh... non conosco il tuo caso quindi parlo in generale, se io esprimo un
> giudizio negativo lo faccio perchč ritengo la famiglia non idonea ad
> adottare in quel momento in cui l'ho "esaminata", non perchč mi sta
> simpatica o meno...
> Quindi, agisco in tutela del minore, non in funzione del mio umore...

Non č un fatto di umore ma di parametri. Quando fai un interogazione di
storia sai cosa devi dire se vuoi prendere 8. In questo caso invece non sai
cosa dire perchč non sai cosa cerca. Io posso dire quello che sento e
secondo lui potrebbe essere un uon motivo per un diniego. Non č solo un
esame ma anche un esame infido.


Aldo

unread,
Aug 25, 2004, 1:20:14 PM8/25/04
to
"Basilio Secondo" <bulgar...@hotmail.com> ha scritto nel messaggio
news:151Z96Z0Z8Y10...@usenet.libero.it...

> Il 24 Ago 2004, 16:20, s...@tiscali.it (Aldo) ha
scritto:
>
> adottare spesso vuol dire attendere anni,
> affrontare disagi, nutrire speranze che spesso vengono deluse ed
affrontare
> alla fine di tutto questo una situazione che nel migliore dei casi è solo
> leggermente problematica.

Non ho capito cosa vuol dire "situazione che nel migliore dei casi è solo
leggermente problematica". Vuoi dire che nella maggior parte dei casi la
situazione è seriamente problematica?


Basilio Secondo

unread,
Aug 26, 2004, 2:07:11 AM8/26/04
to

No, vuol dire che un figlio adottivo presenta sempre più problemi di uno
biologico, dato che ha un vissuto non certamente positivo.
Poi ci sono infinite variazioni, credo che i casi davvero difficili non
siano la maggioranza, ma non dimentichiamoci mai di quella percentuale
(piccola sin che si vuole) di adozioni che non vanno a buon fine.
E' evidente che in tali casi i genitori adottivi non c'è l'hanno fatta.

Per questo avere le idee chiare, ed anche avere un'assistente sociale che ti
aiuta a chiarirle non è una cattiva cosa.

Andrea

unread,
Aug 26, 2004, 5:30:04 AM8/26/04
to
> Certo, di tutte le categorie si parla solo quando sbagliano. In questo <Ng
a
> me sembra di aver sentito parlare in prevalenza male.

In prevalenza ;P ma ogni tanto capita che qualcuno parli bene... (e per
fortuna!!!)


> Si, l'ass.soc. di per sè non decide niente ma il giudice in linea di


massima
> decide secondo quello che dice l'ass.soc. Comunque se la storia in
questione
> fosse vera ci sarebbe davvero da fare esposti al CSM o agli ordini degli

> ass. soc. perchè un bambino che ha subito traumi di quel genere secondo me
> non lo si recupera più.

Conoscere una parte di storia spesso significa conoscere l'1% di quello che
sta dietro alla storia stessa. Esprimere giudizi così, conoscendo davvero
poco è affrettato e, a mio parere, controproducente. Se non ci fossero stati
interventi per otto anni o giù di li, ti darei ragione, ma siccome non si
evince tale cosa dal racconto, non posso esprimermi.

> Non è un fatto di umore ma di parametri. Quando fai un interogazione di


> storia sai cosa devi dire se vuoi prendere 8. In questo caso invece non
sai

> cosa dire perchè non sai cosa cerca. Io posso dire quello che sento e
> secondo lui potrebbe essere un uon motivo per un diniego. Non è solo un


> esame ma anche un esame infido.

Non sai cosa dire nel colloquio perchè innanzitutto tu sei diverso da
qualunque altro, quindi porti con te la tua storia e le tue motivazioni. Non
è infido... al massimo posso darti ragione sul fatto che qualche ass. soc.
può essere infido, ma non la procedura. E' fatta per capire le motivazioni
di quella coppia, che sicuramente saranno diverse da quelle che la coppia
dopo porterà. E oltre alle motivazioni si valuta anche l'adeguatezza o meno
di una coppia, con alcuni parametri sicuramente, ma non sono un test a
crocette dal quale poi si ricava un punteggio.


Blue Cloud

unread,
Aug 26, 2004, 6:44:11 AM8/26/04
to
Sembra che Andrea abbia detto :

>> Certo, di tutte le categorie si parla solo quando sbagliano. In questo Ng a me
>> sembra di aver sentito parlare in prevalenza male.
> In prevalenza ;P ma ogni tanto capita che qualcuno parli bene... (e per
> fortuna!!!)

Beh, io nel mio percorso adottivo ho avuto la fortuna di avere incontrato
un'assistente sociale, una psicologa nonchè un giudice davvero in gamba...
:-)

>> Si, l'ass.soc. di per sè non decide niente ma il giudice in linea di massima
>> decide secondo quello che dice l'ass.soc. Comunque se la storia in questione
>> fosse vera ci sarebbe davvero da fare esposti al CSM o agli ordini degli
>> ass. soc. perchè un bambino che ha subito traumi di quel genere secondo me
>> non lo si recupera più.
> Conoscere una parte di storia spesso significa conoscere l'1% di quello che
> sta dietro alla storia stessa. Esprimere giudizi così, conoscendo davvero
> poco è affrettato e, a mio parere, controproducente.

Ho raccontato della storia quello che ho saputo dalle insegnanti di scuola
elementare, dall'insegnante di sostegno del ragazzino e dagli assistenti
educatori che seguivano il ragazzino all'interno dell'istituto dove si
trovava. L'ho saputo perchè, in qualità di insegnante di sostegno, era un
caso che avrei potuto trovarmi a seguire (poi non è andata così, perchè ho
cambiato scuola).
Può darsi che mi abbiano raccontato l'1% della storia.
Ma quell''1% mi ha dato lo stesso da pensare.

> Se non ci fossero stati interventi per otto anni o giù di li,
> ti darei ragione, ma siccome non si evince tale cosa dal
> racconto, non posso esprimermi.

Andrea, scusa, ma non capisco il senso delle tue parole... :(

A quanto mi è stato detto, gli interventi ci sono stati per 8 anni circa
(dall'epoca in cui il ragazzino andava alla scuola materna per tutto il tempo
della scuola elementare, e stavano continuando al momento in cui il ragazzino
stava entrando alle medie).
Non dico che questi interventi non avrebbero dovuto esserci. Anzi, sono
convinta che tali interventi fossero necessari.
Mi chiedo però come mai, se il bambino, nonostante la cura psicologica della
madre, continua ad essere pieno di lividi e inizia a manifestare sintomi di
ADHD, non si è pensato dopo qualche tempo quanto meno ad un affido
eterofamigliare, invece di lasciare passare così gli anni.

Scusa, Andrea, ma sono particolarmente sensibile al problema, avendo adottato
(AN a rischio giuridico) una bimba che è stata maltrattata (e ne porta ancora
le cicatrici in faccia).

Ciao!

Blue


Basilio Secondo

unread,
Aug 26, 2004, 7:40:22 AM8/26/04
to
Il 26 Ago 2004, 12:44, Blue Cloud <nuage...@nospam.net> ha scritto:
(cut)

> Non dico che questi interventi non avrebbero dovuto esserci. Anzi, sono
> convinta che tali interventi fossero necessari.
> Mi chiedo però come mai, se il bambino, nonostante la cura psicologica
della
> madre, continua ad essere pieno di lividi e inizia a manifestare sintomi
di
> ADHD, non si è pensato dopo qualche tempo quanto meno ad un affido
> eterofamigliare, invece di lasciare passare così gli anni.

Lasciare passare gli anni è comodo, dopotutto.
Anch'io ho vissuto una brutta esperienza, oltre a quelle che ho sentito
raccontare, di una situazione in cui si è preferito lasciare passare il
tempo piuttosto che intervenire, e i risultati di questo modo d'agire si
vedranno tra qualche anno.

> Scusa, Andrea, ma sono particolarmente sensibile al problema, avendo
adottato
> (AN a rischio giuridico) una bimba che è stata maltrattata (e ne porta
ancora
> le cicatrici in faccia).

AN a rischio giuridico in un caso di maltrattamento, questo suona davvero
male.
E' vero che la legge è legge, però suona proprio male.

Blue Cloud

unread,
Aug 26, 2004, 8:45:06 AM8/26/04
to
Il 26/08/2004, Basilio Secondo ha detto :

> Lasciare passare gli anni è comodo, dopotutto.
> Anch'io ho vissuto una brutta esperienza, oltre a quelle che ho sentito
> raccontare, di una situazione in cui si è preferito lasciare passare il
> tempo piuttosto che intervenire, e i risultati di questo modo d'agire si
> vedranno tra qualche anno.

Già. E poi quando si vedono i risultati, che si fa? Si interviene? Nella mia
(poca) esperienza di insegnante di sostegno, non sempre questo avviene...

>> Scusa, Andrea, ma sono particolarmente sensibile al problema, avendo adottato
>> (AN a rischio giuridico) una bimba che è stata maltrattata (e ne porta ancora
>> le cicatrici in faccia).
> AN a rischio giuridico in un caso di maltrattamento, questo suona davvero
> male.
> E' vero che la legge è legge, però suona proprio male.

Non so che dirti. Le cicatrici in faccia ci sono. Si vedono poco quando non è
abbronzata, di più quando lo è. Fortunatamente sono piccole, e non ci si fa
gran caso.
Il rischio giuridico era dovuto al fatto che (maltrattamenti o meno) la
bambina era stata riconosciuta alla nascita, e quindi il TdM ha il dovere di
sentire tutti i parenti, prima di procedere all'adozione. In alcuni casi, so
che in presenza di maltrattamenti i giudici hanno deciso di togliere il
rischio giuridico.

In altri casi invece il rischio giuridico è stato definito dal giudice
"altissimo".
Cito da un mio post precedente:
Bambino di 6 mesi per il quale si chiede la disponibilità all'adozione.
Storia del bambino: è figlio di una donna sposata che ha già avuto altri 5
figli, tutti dati in adozione dallo stesso TdM. E' stato riconosciuto alla
nascita da entrambi i coniugi, ma non è figlio del marito, bensì di un altro
uomo.
La madre ha tentato di annegare il bimbo nel lavandino di casa: per tale
motivo il figlio le è stato tolto ed è stata aperta la procedura di
adottabilità.
Questo caso mi è stato presentato da un giudice, perchè mi era stata chiesta
la disponibilità all'adozione (poi hanno scelto un'altra coppia).

Nel caso di mia figlia il rischio giuridico è stato tenuto, anche se mi è
stato detto che era un rischio basso.
So solo che quando ho chiesto al giudice a cosa fossero dovuti sia il trauma
cranico che le cicatrici mi è stato risposto: "Signora, è meglio che lei non
lo sappia".
Forse, se mia figlia si ricorda il perché, me lo dirà lei. Per ora non ha mai
parlato della cosa, ma neppure mi ha mai chiesto come mai ha quei segni.

> Saluti
> Basileus

Ricambio i saluti :)

Blue


Andrea

unread,
Aug 26, 2004, 11:17:57 AM8/26/04
to
> Beh, io nel mio percorso adottivo ho avuto la fortuna di avere incontrato
> un'assistente sociale, una psicologa nonchè un giudice davvero in gamba...
> :-)

Evvai =)))))

> Ho raccontato della storia quello che ho saputo dalle insegnanti di scuola
> elementare, dall'insegnante di sostegno del ragazzino e dagli assistenti
> educatori che seguivano il ragazzino all'interno dell'istituto dove si
> trovava. L'ho saputo perchè, in qualità di insegnante di sostegno, era un
> caso che avrei potuto trovarmi a seguire (poi non è andata così, perchè ho
> cambiato scuola).
> Può darsi che mi abbiano raccontato l'1% della storia.
> Ma quell''1% mi ha dato lo stesso da pensare.

Certo, anche a me, ma, professionalmente parlando, è troppo poco... può
sembrare crudele, ma ci sono pochi elementi per valutare a fondo la
situazione, al di la degli evidentissimi lividi (con ciò non voglio dire che
questi siano elementi da sottovalutare, anzi...)


> > Se non ci fossero stati interventi per otto anni o giù di li,
> > ti darei ragione, ma siccome non si evince tale cosa dal
> > racconto, non posso esprimermi.
>
> Andrea, scusa, ma non capisco il senso delle tue parole... :(

Riporto quello che hai scritto e poi cerco di spiegarmi meglio:

> tre anni le maestre d'asilo avevano segnalato il caso ai servizi sociali
>perchè il bambino era sempre pieno di lividi.
>Da rapida indagine venne fuori che sua madre lo picchiava con le catene.
>I servizi sociali decisero perciò di mettere in cura la madre da una
>psicologa.
>Dopo 8 anni (!!!) e visto che la madre non accennava minimamente a
>migliorare, il TdM ha disposto l'allontanamento del ragazzino dalla
famiglia
>e il suo ricovero presso una struttura di accoglienza ma *solo* per le ore
>diurne, in modo tale che potesse tornare alla sera a dormire a casa della
>madre.

Ok, allora da quello che tu hai scritto si può trarre quanto segue:
- bambino maltrattato dalla madre con patologia psichica, e forse
psichiatrica
- i Servizi Sociali inviano in cura la madra da una psicologa
- dopo 8 anni affidamento parziale ad una struttura con ritorno in casa la
notte

Quello che mi lascia un po interdetto è quanto segue:
in quegli otto anni di cure psicologiche alla madre che è successo? come si
sono mossi i servizi? la prassi un caso di minore maltrattato è (a parte
essere allontanato dal nucleo) costante monitoraggio della situazione,
verifiche settimanali o bisettimanali, visite domiciliari concordate e non,
ecc...

Ora... da quello che tu dici si capisce poco di questo, con ciò non voglio
difendere assolutamente l'operato dei servizi che avevano in carico questo
minore perchè , ed è evidente, sono stati commessi degli errori. Però, a
livello teorico, in quegli otto anni ci saranno stati dei risultati, anche
dalla terapia con la psicologa. Manca un pezzo di storia, manca il sapere
che cosa ha fatto e che cosa è venuto fuori dalla psicologa. Manca un pezzo
di vita del bambino...
Ma manca a me... non agli operatori che hanno seguito il caso, questo è il
senso... Aldo mi ha chiesto un parere sulla storia, così com'è riportata non
posso darlo, non ho elementi sufficienti per capire l'operato dei servizi.


> Mi chiedo però come mai, se il bambino, nonostante la cura psicologica
della
> madre, continua ad essere pieno di lividi e inizia a manifestare sintomi
di
> ADHD, non si è pensato dopo qualche tempo quanto meno ad un affido
> eterofamigliare, invece di lasciare passare così gli anni.

Questo non lo so, è nel pezzo di storia che non c'è, potrebbe darsi che la
madre sia stata tranquilla per otto anni e poi abbia ricominciato...

> Scusa, Andrea, ma sono particolarmente sensibile al problema, avendo
adottato
> (AN a rischio giuridico) una bimba che è stata maltrattata (e ne porta
ancora
> le cicatrici in faccia).

Non voglio minimizzare il problema, davvero, solo che per esprimere un
parere sull'operato dei servizi quegli elementi sono troppo pochi... spero
di aver spiegato il senso di quello che volevo dire, se fosse così... sono
qui

A presto

Andrea


Federica

unread,
Aug 26, 2004, 11:26:01 AM8/26/04
to
abbiamo avuto oggi il primo colloquio con l'assistente sociale e lo
psicologo. Alla risposta abbiamo semplicemnete dtto la verità: non
riusciamo ad averne uno. Quindi ne vogliamo adottare uno,
semplicemente perché vogliamo un figlio.

Blue Cloud

unread,
Aug 27, 2004, 8:04:10 AM8/27/04
to
Dicono che Andrea abbia usato la sua tastiera per scrivere :

>> Beh, io nel mio percorso adottivo ho avuto la fortuna di avere incontrato
>> un'assistente sociale, una psicologa nonchè un giudice davvero in gamba...
>> :-)
> Evvai =)))))

^____^

>> Può darsi che mi abbiano raccontato l'1% della storia.
>> Ma quell''1% mi ha dato lo stesso da pensare.
> Certo, anche a me, ma, professionalmente parlando, è troppo poco... può sembrare
> crudele, ma ci sono pochi elementi per valutare a fondo la situazione, al di la
> degli evidentissimi lividi (con ciò non voglio dire che questi siano elementi
> da sottovalutare, anzi...)

Ehmm..non soltanto i lividi, ma anche il fatto che il bambino abbia iniziato
a picchiare i compagni, scappare da scuola, non riuscire a stare seduto per
più di 5 minuti, non riuscire a prestare attenzione durante le attività
didattiche, ecc.
Tutte cose che, mi hanno detto, si sono manifestate alle elementari e che
sono continuate anche dopo il suo ricovero diurno (quando l'ho conosciuto io,
il caso era stato presentato perchè il bambino doveva entrare in prima
media).
Ora io non sono una psicologa, ovviamente ;o) ma credo che se un bambino
manifesta questi comportamenti, non è un bambino molto sereno.
Le maestre hanno anche detto che il bambino veniva curato con gli
psicofarmaci per riuscire a farlo stare un po' tranquillo, col risultato che
aveva smesso sì di essere iperattivo, in compenso però si addormentava in
classe.

Tra l'altro io all'epoca seguivo un ragazzino di prima media che all'epoca
era ospitato a tempo pieno nello stesso istituto e che aveva gli stessi
atteggiamenti. Il mio cucciolo era reduce da un affido fallito dopo 8 anni, e
visto che il padre non riusciva a tenerlo con se', era finito in istituto in
attesa che il TdM decidesse della sua sorte.

> Ok, allora da quello che tu hai scritto si può trarre quanto segue:
> - bambino maltrattato dalla madre con patologia psichica, e forse
> psichiatrica
> - i Servizi Sociali inviano in cura la madra da una psicologa
> - dopo 8 anni affidamento parziale ad una struttura con ritorno in casa la
> notte
> Quello che mi lascia un po interdetto è quanto segue:
> in quegli otto anni di cure psicologiche alla madre che è successo? come si
> sono mossi i servizi? la prassi un caso di minore maltrattato è (a parte
> essere allontanato dal nucleo) costante monitoraggio della situazione,
> verifiche settimanali o bisettimanali, visite domiciliari concordate e non,
> ecc...
> Ora... da quello che tu dici si capisce poco di questo, con ciò non voglio
> difendere assolutamente l'operato dei servizi che avevano in carico questo
> minore perchè , ed è evidente, sono stati commessi degli errori. Però, a
> livello teorico, in quegli otto anni ci saranno stati dei risultati, anche
> dalla terapia con la psicologa. Manca un pezzo di storia, manca il sapere
> che cosa ha fatto e che cosa è venuto fuori dalla psicologa. Manca un pezzo
> di vita del bambino...
> Ma manca a me... non agli operatori che hanno seguito il caso, questo è il
> senso... Aldo mi ha chiesto un parere sulla storia, così com'è riportata non
> posso darlo, non ho elementi sufficienti per capire l'operato dei servizi.

Penso che il monitoraggio, le visite ecc. siano state fatte.
Penso anche che i servizi sociali fossero al corrente del comportamento del
bambino sia scuola sia all'interno dell'istituto (più di una volta il mio
cucciolo è arrivato con gli occhi pesti a scuola, e richiesto di spiegare
cosa fosse successo, mi diceva che si era pestato col ragazzino di cui sopra,
che pure era più piccolo di lui..)

>> Mi chiedo però come mai, se il bambino, nonostante la cura psicologica della
>> madre, continua ad essere pieno di lividi e inizia a manifestare sintomi di
>> ADHD, non si è pensato dopo qualche tempo quanto meno ad un affido
>> eterofamigliare, invece di lasciare passare così gli anni.
> Questo non lo so, è nel pezzo di storia che non c'è, potrebbe darsi che la
> madre sia stata tranquilla per otto anni e poi abbia ricominciato...

Secondo quello che sostenevano le maestre e le assistenti educatrici, non
aveva proprio smesso... :-(

>> Scusa, Andrea, ma sono particolarmente sensibile al problema, avendo adottato
>> (AN a rischio giuridico) una bimba che è stata maltrattata (e ne porta ancora
>> le cicatrici in faccia).
> Non voglio minimizzare il problema, davvero, solo che per esprimere un
> parere sull'operato dei servizi quegli elementi sono troppo pochi...

Non intendo dare pareri...dico solo quello che mi è stato detto, e mi faccio
delle domande.

> spero di aver spiegato il senso di quello che volevo dire, se fosse così... sono
> qui

Mi fa piacere parlare con te :-)

> A presto
> Andrea

Ciao!

Blue


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