La signora Walker generalizza indebitamente la sua rispettabilissima
esperienza personale. Se lei ha amato molto di più il figlio biologico, non
è detto che sia una regola universale.
La domanda è: davvero si può amare di più un figlio che un altro?
La risposta credo la conosciamo tutti.
ciao (vanakkam)
Michele
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Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
perchè ? cosa generalizza ?
Racconta la sua esperienza. Punto
Se lei ha amato molto di più il figlio biologico, non
> è detto che sia una regola universale.
d'accordissimo
> La domanda è: davvero si può amare di più un figlio che un altro?
> La risposta credo la conosciamo tutti.
Perdonami ma la tua risposta mi sa di precotto da servizi sociali.
o meglio, la signora walker, che naturalmente ha espresso la sua
opinione, dice che il figlio biologico ha una connessione naturale a
monte (i famosi 9 mesi nella pancia) che il figlio adottivo non può
avere nè avrà mai.
Detto questo, chiederei se è impossibile che ciò accada o se in realtà
la signora stia smascherando un tabù.
Una risposta che può dare, credo, chi ha una esperienza genitoriale doppia.
io voglio tanto bene sia a Mattia bio di 10 anni che a Vanbac adottivo di 2 in egual misura
Pallanza Nicola
Non ho letto (non so voi) il libro della Walker che è uscito solo negli Usa,
ma sono nuscite diverse recensioni, da cui mi par di capire che al signora
generalizza eccome, del resto è un'affermata scrittrice di saggi su temi
razziali, familiari, femministi. Inoltre non si scirve un librto così solo
per dire "sentite un po' che cosa strana, unica e imparagonabile mi è
capitata".
Oltretutto l'esperienza della signora Walker è abbastanza particolare: la
sua è un'adozione speciale (figlio della sorella morta, mi pare...), e la
stessa autrice confessa che la sua esperienza può essere influenzata dal
fatto di non essersi sentita a sua volta amata e accettata dalla madre.
Insoma mi pare un caso molto, molto individuale su cui non credo sia
possibile fare molte riflessioni generali.
> Detto questo, chiederei se è impossibile che ciò accada o se in realtà
> la signora stia smascherando un tabù.
Non mi sono mai fermato davanti ai tabù. L'amore "diverso" per i propri
figli è una realtà che vivono tutti, genitori adottivi e non, genitori con
figli ""misti" e non - ma diverso non vuol sempre dire più o meno in
quantità o valore. Se poi di questa avvertita diversità sia causa (o
paravento...) la differenza di generazione (pancia o giudice), non so,
avendo solo figli adottivi. Lo ritengo possibile: così come il viceversa
(amare di più il figlio adottato). Pronto ad ascoltare testimonianzze sulla
questione, ma non credo che il libro della signora Walker sia d'aiuto.
Troppo particolare, troppo - a quanto si capisce - autocentrato e
sensazionalista (i libri bisogna pur venderli, e il battage internazionale -
guardate su google - mi insospettisce).
cut
Non ho letto il libro, nè recensioni varie, quindi non posso esprimere un
giudizio sui contenuti.
Non ho nemmeno figli biologici, quindi non posso parlare di differenze in
merito al tipo di amore che ci lega ad essi, ma so per certo come e quanto
amo mia figlia, che sento con lei un legame indissolubile e unico e che, già
al secondo giorno in cui andammo a trovarla in ospedale (era appena nata)
riconoscevo il suo pianto in mezzo a quelli degli altri bimbi.
Penso che chiunque affronti l'adozione con la giusta consapevolezza nella
mente e nel cuore ami i propri figli esattamente come chi li genera. Sarò
banale, ma la penso così.
non abbiamo avuto la gioia di avere un figlio biologico... ma mi
risulta difficile, anzi impossibile immaginare di poter amare un
figlio più di quanto ami i miei due figli adottivi; è un sentimento
assoluto e non riesco a relativizzarlo. Mi sembra di averli con me da
sempre e questo sentimento è ampiamente condiviso dalla mamma.
ciao. Marco.
Sono d'accordo con te, come mi capita spesso di esserlo. Fastidioso.
Aggiungo che anche io amo in modo diverso i miei 3 diversi figli e loro
amano me in 3 modi diversi. E ci detestiamo anche in 3 modi diversi,
quando serve.
Mia madre ha cresciuto 5 figli, e 1 non era nato dalla sua pancia e non
era figlio suo neanche sulla carta.
Eppure ha sempre detto che ha avuto un rapporto piu' intenso con lui
perche' si sentiva di dover compensare un vuoto.
Non era scorretto nei confronti degli altri? E nei suoi? Considerarlo
per forza *diverso*? Era amarlo di piu'? Amava meno me? Oddio ...
So solo che e' una grande rompiscatole, che continua ancora a rompere e
che ha cresciuto mio fratello appunto come fratello per me e figlio per
lei e che non si possono pesare gli affetti in modo superficiale o banale.
Penso invece che fino alla mia generazione, almeno, era la diversita di
trattamento tra figli maschi e figlie femmine che complicava non poco i
legami. Come ad esempio l'accesso all'istruzione o alla vita sociale.
Ciao
Giulia