Tutto a posto. Tranquillo vado al lavoro.
In metropolitana apro il Corriere della Sera e sfogliando arrivo alla
pagina degli spettacoli.
E trovo un articolo che fa così: Banfi: nonno in tv per favorire le
adozioni.
Leggo incuriosito e trovo questo passaggio dell'intervista:
... Cerchiamo di dare una famiglia a tutti, anche se un papà e una
mamma adottivi non sono la stessa cosa di quelli veri. Io li ho visti
i bambini adottati e alcuni di loro, russi, moldavi, ucraini, fanno
parte del cast del film: anche se si trovano bene nelle nuove
famiglie, anche se sono felici, se hanno giocattoli e vestiti firmati,
non sorridono, i loro occhi sono sempre appannati da un velo di
tristezza....
Bene, Lino Banfi è testimonial per il ministero per le Pari
Opportunità, di uno spot sulle adozioni!
Io sono arrabbiato, molto arrabbiato. E chiedo a tutti voi: su questa
cosa dobbiamo farci sentire. E' una vergogna.
E' inutile impegnarsi nella crescita, nell'educazione dei nostri
figli, perchè il sociologo di turno li ha già definiti.
Ovviamente lui vede in giro tanti bambini felici, loro sì con i
vestiti firmati e tanti giocattoli, vede in giro tanti adolescenti con
una enorme voglia di vivere, vede in giro famiglie unite, credibili,
significative.
Questo film per la tv andrà in onda in Febbraio.
Ciliegina sulla torta? Banfi, che nel film interpreta un nonno
adottivo, ha pensato bene di fare un pensiero per la sua giovane
attrice Patricia, che nel film interpreta la bambina adottiva.
Gli ha regalato durante le prove sul set un telefonino. Che bel
pensiero. Utile, proprio proprio necessario. Che bravo nonno!
Non ho altre parole da spendere. Facciamoci sentire!
"paolo Faccini" <pol...@tiscali.it> ha scritto nel messaggio
news:59277bd8.03100...@posting.google.com...
Ma per caso il ministro in questione vive su un altro pianeta?
> Hai assolutamente ragione. Già mi fa arrabbiare lo spot, visto che lo stato
> vende fumo con i suoi spot e niente viene fatto per semplificare almeno la
> parte burocratica di chi comincia il percorso adottivo.
> Valeria
> P.S. Domanda per istruttoria presentata a metà febbraio 2003. Ottobre 2003,
> tutto tace!
Ciao a tutti, non posso che associarmi.
Purtroppo non mi stupisco più di tanto. Nessuno è capitato su
"Scommettiamo che...?" della scorsa settimana? Era ospite proprio Lino
Banfi, e la Cuccarini lo presenta come il protagonista di una serie a
favore dell'adozione a distanza. A distanza? mi domando io. Naturalmente
no, si parla di adozione vera e propria, con tanto di spot appunto del
Ministero delle Pari Opportunità.
E adesso addirittura l'intervista sul Corriere.
Non credo che il ministro viva su un altro pianeta, é solo un triste
problema di immagine. A chi può far comodo parlare seriamente di adozione?
Ciao
Laura
P.S.: facilitare le pratiche per l'adozione? ma non c'era la nuova legge?
Val, siamo nella stessa barca...rema, rema!
--
questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad ab...@newsland.it
Sì, sul pianeta Sottocultura, il regno fatato del Luogo Comune dove non
ci si fanno domande, potrebbe venirgli il mal di testa.
--
Kiara del Kantutita - per email: kantutita_at_sax.it - URL: www.sax.it/kantutita
Gruppo Kantutita Famiglie del Mondo per un'educazione interculturale
sono d'accordo ad intraprendere iniziative per contestare la visione
distorta della realtà adottiva proposta da Banfi.
Stavo cercando sul corriere online la possibilità di leggere l'articolo
e scrivere alla redazione le mie impressioni.
--
Posted via Mailgate.ORG Server - http://www.Mailgate.ORG
ciao a tutti
paolo Faccini ha scritto:
> Sono in metropolitana, sto andando al lavoro.
> Oggi ho accompagnato Maria a scuola, e dopo averla salutata ho
> scambiato due parole con francesco, papà di federico, compagno di
> maria.
> federico sta ultimamente prendendo un po' di mira maria, con
> appellativi tipo: brutta negra, extracomunitaria, marrone...
> Lei torna a casa triste e poi dopo un po' viene fuori il rospone.
> Abbiamo chiesto un colloquio con le maestre, ma intanto ho colto
> l'occasione di parlare con il papà, visto che siamo amici di lunga
> data.
> Non è certo il caso di drammatizzare, assolutamente, ma proprio per il
> famoso discorso della "circolarità dei rapporti" è giusto rendere
> partecipe e coinvolgere una famiglia di amici, in modo che insieme si
> possa aiutare maria e anche federico a capire l'adozione, il colore
> della pelle, la diversità.
> Tutto a posto. Tranquillo vado al lavoro.
> In metropolitana apro il Corriere della Sera e sfogliando arrivo alla
> pagina degli spettacoli.
> E trovo un articolo che fa così: Banfi: nonno in tv per favorire le
> adozioni.
> Leggo incuriosito e trovo questo passaggio dell'intervista:
> .... Cerchiamo di dare una famiglia a tutti, anche se un papà e una
> mamma adottivi non sono la stessa cosa di quelli veri. Io li ho visti
> i bambini adottati e alcuni di loro, russi, moldavi, ucraini, fanno
> parte del cast del film: anche se si trovano bene nelle nuove
> famiglie, anche se sono felici, se hanno giocattoli e vestiti firmati,
> non sorridono, i loro occhi sono sempre appannati da un velo di
> tristezza....
> Bene, Lino Banfi è testimonial per il ministero per le Pari
> Opportunità, di uno spot sulle adozioni!
> Io sono arrabbiato, molto arrabbiato. E chiedo a tutti voi: su questa
> cosa dobbiamo farci sentire. E' una vergogna.
> E' inutile impegnarsi nella crescita, nell'educazione dei nostri
> figli, perchè il sociologo di turno li ha già definiti.
> Ovviamente lui vede in giro tanti bambini felici, loro sì con i
> vestiti firmati e tanti giocattoli, vede in giro tanti adolescenti con
> una enorme voglia di vivere, vede in giro famiglie unite, credibili,
> significative.
> Questo film per la tv andrà in onda in Febbraio.
> Ciliegina sulla torta? Banfi, che nel film interpreta un nonno
> adottivo, ha pensato bene di fare un pensiero per la sua giovane
> attrice Patricia, che nel film interpreta la bambina adottiva.
> Gli ha regalato durante le prove sul set un telefonino. Che bel
> pensiero. Utile, proprio proprio necessario. Che bravo nonno!
> Non ho altre parole da spendere. Facciamoci sentire!
> Bene, Lino Banfi č testimonial per il ministero per le Pari
> Opportunitŕ, di uno spot sulle adozioni!
[...]
> Non ho altre parole da spendere. Facciamoci sentire!
Prima che uscissero sui media avevo postato questo
news:EDSbb.339267$lK4.10...@twister1.libero.it e non avendo ricevuto
risposta alcuna pensavo che a nessuno qui interessasse....sono contento non
sia cosě.
A chi serve questa campagna pubblicitaria? Al ministro? A noi genitori
adottivi? Agli aspiranti tali?
Ciao, GFO
Sabina
"paolo Faccini" <pol...@tiscali.it> ha scritto nel messaggio
news:59277bd8.03100...@posting.google.com...
> Mi chiedo l'utilità di una pubblicità per promuovere l'adozione, quando (a
> detta dei servizi sociali) pare che in Italia non ci siano bambini da
> adottare !!! (...col beneficio del dubbio)
La campagna pubblicitaria riguarda le adozioni internazionali.
[...]
> l'adozione nazionale fosse NAZIONALE e non REGIONALE e che una volta
> ottenuta l'idoneità nella propria regione, questa fosse valida su tutto il
> territorio nazionale e non solo nel "feudo" in cui si vive!!
Rimane il fatto che di bambini, soprattutto quando per bambini si intende
neonato-sano-bianco-no rischio giuridico, non ce ne sono moltissimi.
Per quanto riguarda la "regionalità" dell'idoneità nazionale non sono
d'accordo: per l'adozione internazionale non c'è nessuna "regionalità" e
vale, anche per la nazionale una volta ricevuta (di solito). Se viene fatta
solo domanda nella nazionale nessuno è obbligato a dire se la coppia è o
meno idonea.
> Sabina
Ciao, GFO
> In metropolitana apro il Corriere della Sera e sfogliando arrivo alla
> pagina degli spettacoli.
Di oggi? Non lo trovo sul web, qualcuno ce l'ha sotto mano e lo vuole
postare?
Grazie!
Ciao, GFO
> Stefano & Cinzia ha scritto:
> >mi accodo a voi, anche io mi sono incavolata come una biscia quando la
> >faccia di Banfi è apparsa nello spot televisivo e dire le fesserie
suggerite
> >dal ministero delle pari opportunità.
> >
> >Ma per caso il ministro in questione vive su un altro pianeta?
> Sì, sul pianeta Sottocultura, il regno fatato del Luogo Comune dove non
> ci si fanno domande, potrebbe venirgli il mal di testa.
..o magari farle venire quel viso tirato e quelle rughette che in video
vengono tanto male...
Ciao
Laura
Proviamo a distinguere tra 1) il contenuto dello spot, che nessuno credo
abbia ancora visto, e 2) le opinioni personali del signor Lino Banfi.
Su 1), non mi aspetto molto e soprattutto non capisco l'obiettivo: c'è
bisogno di far pubblicità all'adozione (con ventimila coppie in attesa) o
piuttosto di migliorare la cultura diffusa dell'adozione e preparare meglio
queste coppie? Se è la seconda che ho detto, uno spot non serve a niente o
quasi.
Su 2), si tratta di opinioni superficiali e diseducative se espresse in
pubblico da una personalità che ha una forte credibilità "buonista";
opinioni pericolose perché purtroppo incontrano un senso comune sbagliato ma
molto diffuso. Vorrei ricordare (scusate, è un mio chiodo fisso) che una
parte della Chiesa (quella rappresentata da don Benzi, per esempio)
considera le adozioni una cosa "contro natura" e inevitabilmente un dramma".
Contro questa anti-cultura dell'adozione andrebbero fatti interventi (più
seri di uno spot).
Ciao (vanakkam)
Michele
--------------------------------
Inviato via http://arianna.libero.it/usenet
Cosi' otteniamo 2 scopi:
1. facciamo si che qualche trasmissione si occupi seriamente del tema
delle adozioni.
2. qulcuno magari prima di parlare...accende il cervello!!!
Facciamoci sentire!!
Luca&Monica
ci stiamo mobilitando per scrivere una protesta da mandare ai maggiori
quotidiani, a vari personaggi pubblici genitori adotti e a dei
parlamentari.
Questa sera probabilmente verrà redatta una bozza di lettera, si
pensava di fare come era stato fatto per Calimero.
Provate a darci un'occhiata.
> > Cerchiamo di dare una famiglia a tutti, anche se un papà e una
> > mamma adottivi non sono la stessa cosa di quelli veri. Io li ho visti
> > i bambini adottati e alcuni di loro, russi, moldavi, ucraini, fanno
> > parte del cast del film: anche se si trovano bene nelle nuove
> > famiglie, anche se sono felici, se hanno giocattoli e vestiti firmati,
> > non sorridono, i loro occhi sono sempre appannati da un velo di
> > tristezza....
> Proviamo a distinguere tra 1) il contenuto dello spot, che nessuno credo
> abbia ancora visto, e 2) le opinioni personali del signor Lino Banfi.
> Su 1), non mi aspetto molto e soprattutto non capisco l'obiettivo: c'è
> bisogno di far pubblicità all'adozione (con ventimila coppie in attesa) o
> piuttosto di migliorare la cultura diffusa dell'adozione e preparare meglio
> queste coppie? Se è la seconda che ho detto, uno spot non serve a niente o
> quasi.
Ciao, io lo spot l'ho visto, e non l'ho trovato esaltante. Secondo me è
solo buonista e, come sospetti, non contribuisce minimamente a diffondere
la cultura dell'adozione, ma, casomai, a tranquillizzare la coscienza di
chi continuerà a dirci, vedendo i nostri figli,
ma-come-siete-stati-bravi-e-come-è-stato-fortunato-lui/lei. Non siamo eroi
salvatori, ma genitori come gli altri.
A cosa serve lo spot? temo solo a promuovere l'operato del Ministro delle
Pari Opportunità. Lo dice lei stessa, nei comunicati stampa (cito a
memoria semplificando):"il contributo di 1000 euro per le famiglie che
adottano il secondo figlio servirà anche a promuovere le adozioni
internazionali, il cui trend è in ascesa negli ultimi anni".
E allora vai con lo spot: non solo noi genitori adottivi siamo tanto
bravi, ma anche il governo che ci aiuta così ha la sua aureola.
> Su 2), si tratta di opinioni superficiali e diseducative se espresse in
> pubblico da una personalità che ha una forte credibilità "buonista";
> opinioni pericolose perché purtroppo incontrano un senso comune sbagliato ma
> molto diffuso.
Infatti. Per di più, direi, diffonde un'irritante forma di razzismo al
contrario: i bambini che lui conosce sul set e che cita sono moldavi,
russi, ucraini, quelli con un velo di tristezza negli occhi. Quelli che
vorrebbe portare a casa, perchè li vede tristi e abbandonati durante i
suoi viaggi in Africa come portavoce dell'Unicef, sono quelli di colore
che (continuo a citare a memoria) "forse più di altri avrebbero bisogno di
una famiglia che li ami". Mio figlio non è del colore sbagliato. Nessun
figlio lo è, che sia bianco, nero, o a pois.
Vorrei ricordare (scusate, è un mio chiodo fisso) che una
> parte della Chiesa (quella rappresentata da don Benzi, per esempio)
> considera le adozioni una cosa "contro natura" e inevitabilmente un dramma".
> Contro questa anti-cultura dell'adozione andrebbero fatti interventi (più
> seri di uno spot).
Purtroppo, e lo dico da credente, hai ragione.
> Ciao (vanakkam)
> Michele
Ciao
Laura
> --------------------------------
> Inviato via http://arianna.libero.it/usenet
«Spot e fiction sull’affidamento di bambini. E mi confesso in
un’autobiografia»
ROMA - Una villa abbandonata sull’Aurelia, all’estrema periferia di
Roma: una costruzione fatiscente, tetra, inquietante. Nella finzione
filmica, rappresenta un orfanotrofio ucraino: un luogo desolato, dove
una trentina di bambini aspetta di trovare una famiglia. È il set di
«Raccontami una storia», miniserie in due puntate prodotta da Carlo
Bixio della Publipei per Raifiction, di cui è protagonista Lino Banfi,
con la regia di Riccardo Donna e la sceneggiatura di Ivan Cotroneo. Una
vicenda di adozioni difficili: il colonnello in congedo Salvatore
Sansone (Banfi) combatte una battaglia legale per l’affidamento di una
bimba, Mariuska di 6 anni, che sua figlia Laura (Aisha Cerami) e suo
genero Marco, scomparsi drammaticamente in un incidente d’auto, avevano
adottato in un orfanotrofio sulle sponde del mar Nero. La fiction,
girata anche a Kiev, Peschiera del Garda e Gardaland, andrà in onda su
Raiuno nel prossimo febbraio.
Stavolta, il famoso nonno Libero di «Un medico in famiglia», che a
Natale pubblicherà la sua autobiografia («Una parola è troppa e due sono
poche»), impersona un nonno adottivo. Curiosa coincidenza: proprio in
questi giorni, l’attore pugliese, già ambasciatore dell’Unicef, è
testimonial, per il ministero per le Pari Opportunità, di uno spot sulle
adozioni.
Perché?
«Cerchiamo di dare una famiglia a tutti, anche se un papà e una mamma
adottivi non sono la stessa cosa di quelli veri. Io li ho visti i
bambini adottati e alcuni di loro, russi, moldavi, ucraini, fanno parte
del cast del film: anche se si trovano bene nelle nuove famiglie, anche
se sono felici, se hanno giocattoli e vestiti firmati, non sorridono, i
loro occhi sono sempre appannati da un velo di tristezza».
È stato difficile entrare in sintonia con la piccola protagonista che la
affianca nella storia?
«Patricia per fortuna ha i suoi genitori, ma avendo davvero sei anni ed
essendo straniera all’inizio era chiusa e piuttosto restìa a comunicare.
L’ho dovuta conquistare a poco a poco e meno male che, con i bambini sul
set, ho una certa dimestichezza. Così, come ho fatto con Annuncia per
"Un medico in famiglia", ho instaurato con Patricia un rapporto di
fiducia e d’affetto: un rapporto costruito giorno per giorno, proprio
come avviene nella storia del film. Sì, perché il colonnello Sansone
all’inizio non ha nessuna intenzione di fare il nonno».
Non vuole responsabilità?
«Rivendica la sua libertà e la sua autonomia. Sogna di andare in
pensione, per potersi finalmente godere la vita con i suoi vecchi amici.
E quando la figlia, che non riesce a diventare mamma, gli manifesta il
desiderio di adottare un bambino, il vigoroso colonnello ribatte: "Non è
che poi mi piazzate a casa col nipotino... io mi voglio divertire".
Tant’è, ma entrando in contatto col mondo degli orfanotrofi, comincerà a
sentirsi sempre più coinvolto. Finché, si ritroverà da solo con Mariuska
e, per tenerla con sé, si lancerà in spericolate avventure. Il
personaggio che interpreto mi piace proprio perché cambia e si evolve
nel corso della storia».
Non teme di essere etichettato, artisticamente, come il «nonno
d’Italia»?
«Non credo che i personaggi ti possano incastrare in formule fisse:
tutto dipende da come li interpreti. Quando ho vestito i panni del frate
in "Un posto tranquillo", c’era gente che mi fermava per strada
salutandomi come fra’ Raniero. E poi, io sono nonno veramente: la mia
scuola sono i miei nipotini Virginia di 10 anni e Pietro di 5. Amo i
bambini e, lavorare con loro, mi ha insegnato molte cose: sono anime
pulite, schiette e, se non sei sincero con loro, te lo dicono in faccia
e ti rifiutano».
Nella realtà, lei avrebbe adottato dei bambini?
«Ho avuto la fortuna di avere figli miei, altrimenti certo che che li
avrei adottati. È che non ho più l’età, ma mi piacerebbe tanto dare una
famiglia ai bimbi di colore abbandonati. Come ambasciatore dell’Unicef,
ho girato molti paesi africani e le assicuro che spesso mi sarei portato
via qualcuna di quelle creature tristi e solitarie: forse loro hanno più
bisogno d’affetto degli altri».
Intanto però sta scrivendo la sua autobiografia. Sentiva il bisogno di
un bilancio esistenziale?
«Non vuole essere un vero bilancio, ma una riflessione a cuore aperto
sulla mia storia privata e su quella artistica . Il confronto è infatti
tra Zagaria, il mio vero cognome, e Banfi, lo pseudonimo d’arte. L’ho
intitolata "Una parola è troppa e due sono poche", usando la frase che
ripeto spesso in "Un medico in famiglia" e che mi ha portato fortuna».
Prestigiacomo: Bonus di mille euro per ogni bambino adottato
Con gli asili condominiali confermato l’impegno per i servizi all’infanzia
“Esprimo particolare soddisfazione per la previsione in finanziaria
dell’assegno di mille euro per ogni bambino adottato. Una misura che tende
ad incentivare ulteriormente un trend di forte crescita, soprattutto per
quel che riguarda le adozioni internazionali (cresciute del 50% nei primi
sei mesi del 2003 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno) e che
arricchisce uno scenario di complessivo favore del sistema adozioni.
Di particolare rilievo inoltre è la norma introdotta sugli asili nido
condominiali con la quale il governo conferma la strada del sostegno forte
ai servizi per la prima infanzia e l’incentivazione delle misure di
conciliazione famiglia-lavoro.
Così come fatto nelle due precedenti finanziarie - con la
previsione dei micro-nidi nei posti di lavoro e la creazione di un fondo
per il finanziamento di asili nido e micro nidi nei posti di lavoro,
interventi per i quali sono stati ribadite le agevolazioni fiscali e gli
stanziamenti – è stato aggiunto un nuovo tassello alla modernizzazione del
sistema asili nel nostro paese.
Prevedendo una semplice comunicazione preventiva al sindaco per il cambio
di destinazione d'uso dei locali condominiali che si intendono adibire ad
asilo nido, si compie un nuovo passo avanti in direzione di servizi più
articolati ed in grado di far fronte dalla diverse esigenze delle
famiglie”.
Stefania Prestigiacomo
Roma, 30 settembre 2003
"...mi piacerebbe tanto dare una
famiglia ai bimbi di colore abbandonati. Come ambasciatore
dell’Unicef,
ho girato molti paesi africani e le assicuro che spesso mi sarei
portato
via qualcuna di quelle creature tristi e solitarie: forse loro hanno
piů
bisogno d’affetto degli altri»..."
MANCAVA SOLO QUESTA AFFERMAZIONE PER TOCCARE IL FONDO!
LO SAPEVATE CHE COLORO CHE SONO NATI IN AFRICA SONO PIU' TRISTI E
SOLITARI DEGLI ALTRI?
E CHE HANNO ANCOR PIU' BISOGNO D'AFFETTO?
Com'e' facile dire "mi sarei portato via qualcuna di quelle
creature...": non c'e' dubbio, e' la persona adatta per uno spot sulle
adozioni....
andiamo anche noi (che siamo in attesa da tanto tempo) a portarci via
qualche "creatura"....
Mi fermo qui, forse e' meglio!
Facciamoci sentire!
Lalla
La seconda che hai detto :-)
> Se è la seconda che ho detto, uno spot non serve a niente o quasi.
Infatti.
> Su 2), si tratta di opinioni superficiali e diseducative se espresse
> in pubblico da una personalità che ha una forte credibilità "buonista";
> opinioni pericolose perché purtroppo incontrano un senso comune sbagliato
> ma molto diffuso.
E il senso comune sbagliato sostiene che è sufficiente generare per
essere *veri* genitori, in nome del Sacro Legame di Sangue.
Che poi i "veri" genitori violentino il figlio, o gli spengano le
sigarette in faccia, o cerchino di ammazzarlo (e magari ci riescano
pure) ha poca importanza: sono comunque i *veri* genitori, diffidate da
quelle pessime imitazioni che sono i genitori adottivi.
Diffondere una mentalità del genere significa rendere un pessimo
servizio non soltanto alle famiglie adottive (che vengono riconfermate
ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno, come famiglie di serie B)
ma anche ai figli adottivi, che vengono considerati, sotto sotto, non
*veri figli di chi li ha accolti* ma soltanto figli di nessuno.
> Vorrei ricordare (scusate, è un mio chiodo fisso) che una parte della
> Chiesa (quella rappresentata da don Benzi, per esempio) considera le
> adozioni una cosa "contro natura" e inevitabilmente un dramma".
Non tutta la Chiesa, fortunatamente, la pensa come don Benzi (vedi
quanto il Papa ha detto a proposito dell'adozione), ma, da credente, mi
rattrista e mi fa molto arrabbiare sentire certe cose dette proprio da
un sacerdote.
Che l'adozione sia in qualche modo un dramma è IMVHO anche vero: ma nel
senso che è profondamente ingiusto che coloro che l'hanno generato non
si occupino del proprio figlio.
Se tutte le madri e tutti i padri si prendessero cura dei figli che
hanno generato, non ci sarebbero più bambini da adottare, e forse il
mondo sarebbe un po' migliore...
Rimane però il fatto che *esistono* delle persone che non si prendono
cura dei loro figli.
Continuare a sostenere che per nessun motivo i figli andrebbero separati
dai loro genitori biologici significa:
a) fregarsene totalmente del fatto che un bambino possa essere non
nutrito, non accudito, maltrattato, da quelli che ci ostina a
considerare gli unici genitori, in nome del Legame di Sangue (quanto mi
era piaciuto studiare Winnicott, che sosteneva che il bambino ha bisogno
di una "figura materna" in grado di dargli nutrimento e affetto, e che
non ha importanza che la "figura materna sia la madre, il padre, oppure
i genitori adottivi: ciò che conta non è la parentela biologica ma il
fatto che il bambino riceva le cure e le attenzioni di cui ha bisogno)
b) sostenere che l'amore di una persona verso un'altra persona non fa
parte della natura umana (ne conseguirebbe, per un puro fatto di logica,
che dovrebbero essere ammessi esclusivamente i matrimoni tra
consanguinei)
> Contro questa anti-cultura dell'adozione andrebbero fatti interventi (più
> seri di uno spot).
Verissimo.
Ciao!
Blue
> Secondo me è solo buonista e, come sospetti, non contribuisce minimamente
> a diffondere la cultura dell'adozione, ma, casomai, a tranquillizzare
> la coscienza di chi continuerà a dirci, vedendo i nostri figli,
> ma-come-siete-stati-bravi-e-come-è-stato-fortunato-lui/lei.
> Non siamo eroi salvatori, ma genitori come gli altri.
Quoto e confermo.
> A cosa serve lo spot? temo solo a promuovere l'operato del Ministro
> delle Pari Opportunità. Lo dice lei stessa, nei comunicati stampa (cito
> a memoria semplificando):"il contributo di 1000 euro per le famiglie
> che adottano il secondo figlio servirà anche a promuovere le adozioni
> internazionali, il cui trend è in ascesa negli ultimi anni".
> E allora vai con lo spot: non solo noi genitori adottivi siamo tanto
> bravi, ma anche il governo che ci aiuta così ha la sua aureola.
Peccato che lo stesso governo si sia dimenticato, a tutt'oggi, di fare
la famosa anagrafe dei minori istituita dalla legge 149/2001...Due pesi
e due misure?
> Mio figlio non è del colore sbagliato.
Nemmeno mia figlia è del colore sbagliato.
> Nessun figlio lo è, che sia bianco, nero, o a pois.
Ri-quoto e ri-confermo: sono completamente d'accordo con te.
Ciao!
Blue
Non è che per caso qualcuno ha scambiato l'adozione per il Supermarket
del Bimbo?
> Mi fermo qui, forse e' meglio!
Forse è meglio che mi fermi anch'io...
Blue
> (dall'intervista a Lino Banfi apparsa sul Corriere della Sera):
> «Cerchiamo di dare una famiglia a tutti, anche se un papà e una mamma
> adottivi non sono la stessa cosa di quelli veri.
Infatti i papà e le mamme adottive sono falsi, in quanto costruiti in
poliestere espanso.
> Io li ho visti i bambini adottati e alcuni di loro, russi, moldavi,
> ucraini, fanno parte del cast del film: anche se si trovano bene nelle
> nuove famiglie, anche se sono felici, se hanno giocattoli e vestiti
> firmati, non sorridono, i loro occhi sono sempre appannati da un velo
> di tristezza».
Sicuramente erano molto più felici in istituto, oppure quando venivano
massacrati di botte o violentati dai loro genitori "veri".
> «Ho avuto la fortuna di avere figli miei, altrimenti certo che che li
> avrei adottati.
Perchè, se li avesse adottati non sarebbero stati ugualmente suoi figli?
> È che non ho più l’età, ma mi piacerebbe tanto dare una famiglia ai
> bimbi di colore abbandonati.
Invece i bambini abbandonati biondi, con gli occhi azzurri e la pelle
color latte non hanno nessun bisogno di avere una famiglia che li
accolga, of course.
> Come ambasciatore dell’Unicef, ho girato molti paesi africani e le
> assicuro che spesso mi sarei portato via qualcuna di quelle creature
> tristi e solitarie: forse loro hanno più bisogno d’affetto degli altri».
Risposta sbagliata: adottare *non* significa portare via un bambino, ma
accoglierlo, in quanto nessuno della famiglia di origine è in grado di
farlo. E sono due cose molto, molto diverse.
Per quanto riguarda poi i bambini africani, dubito siano più tristi e
solitari dei bambini russi, cileni, brasiliani, bulgari, tedeschi,
inglesi o italiani che stanno negli istituti o che vivono con genitori
che non sono in grado di prendersene cura.
Credevo che mia figlia (italiana) avesse anche lei bisogno di affetto,
per il semplice fatto che:
a) aveva subito in famiglia maltrattamenti pesanti, al punto che ha
ancora le cicatrici
b) stava in istituto e nessuno della famiglia d'origine intendeva
occuparsene.
Si vede che mi sbagliavo.
<mode: commento sarcastico all'intervista OFF>
Blue
> Peccato che lo stesso governo si sia dimenticato, a tutt'oggi, di fare
> la famosa anagrafe dei minori istituita dalla legge 149/2001...Due pesi
> e due misure?
Beh, come ce lo fai un bello spot sopra? No, no, non vende....
>> Ciao!
> Blue
Ciao anche a te!
Laura