Era da tanto che ne parlavamo. Ricordo una volta, anni fa, mia moglie era
seduta su di me. Mi dava le spalle e saltava con impeto . Ogni tanto
rallentava il ritmo fino quasi a fermarsi e subentrava in Lei un fremere
convulso . Ad un certo punto si fermò spingendoselo quanto più possibile e
strofinandosi avanti e dietro, tra un sospiro ed un ritorno di orgasmo mi
disse: "voglio un dito in culo". La sua voce era irriconoscibile profonda,
rotta da rantolii, roca. Pensai sul momento che la mia Francesca aveva una
natura diversa. La mia Francesca gentile, delicata, razionale e saggia,
assumeva un ruolo diverso. Emergeva l'istinto, la selvaggia espressione
animale quale fosse una femmina di felino in calore. Ero dentro di lei che
si strofinava su di me. Sentivo il calore umido del suo umore che mi
allagava l'inguine. Il suo corpo umido che rifletteva la scarna luce di un
abatjour velato. Il suo culo tondo tornito che si sbatteva sulle mie cosce e
disegnava nella mia mente un'idea di abbondanza succulenta, di una viva
espressione del divenire che si sostituiva alla sensazione del sacro. Un
simulacro da profanare, un mistero da svelare: un culo da sfondare. Con le
mani le aprii il solco ed il suo foro era lì con la sua pelle rosea intorno
che s'allontanava sfumando. Una pelle crespa che partiva a raggiera dal suo
centro e si diramava in tutte le direzioni. Si muoveva e col movimento
vedevo il suo leggero contrarsi: si andava consumando lo sciame del suo
orgasmo-- e me lo porgeva. Pensai alla Francesca quasi pudica, riservata,
dall'aspetto e dai modi casti. Pensai a Francesca porca, audace, affamata.
Alla sua timidezza, alla sua espressione dolce, romantica, dispersa nei
sogni. Pensai alla sua libidine, ai suoi modi crudi, alla sua espressione
forte, voluta tale, senza fronzoli, quasi imperiosa; "voglio un dito in
culo". Le mie mani che l'aprivano e con la destra mi infilavo nel solco ed
il mio dito indice che si poneva sopra, scavava con delicatezza. Concentrato
sul suo respiro, ne avvertivo le variazioni--.il suo orgasmo impetuoso,
travolgente, gridato aveva lasciato spazio ad uno continuo, soffice,
disperso come una eco che lentamente --nel crepaccio--si disperde. Il mio
indice destro che si infilava, veniva preso, attratto e scivolava dentro
lentamente--quasi assorbito e Francesca che tornava a
muoversi--disperata--senza tregua e la sua voce che saliva e gridava. Francy
piangeva il mio indice destro non più solo, accompagnato dai miei medi e dal
mio indice sinistro che la allargava fino a farle luce. La sua cavità aperta
da infilarci il mio sesso senza ostacoli dentro in tutta la sua dimensione,
duro da matti e la mia foga che si alimentava nel suo culo. Il mio sbattere
veloce, l'intensità della mia penetrazione, le sue grida ed il suo volto
bagnato di lacrime, il suo corpo tremante, madido di sudore ed i miei
affondi penetranti che le mozzavano il respiro. Le sue mani a fermarmi e la
sua voce imperiosa che mi incitava. Un turbinio di sensazioni nel mio
cervello: la mia preoccupazione di farle male, la mia voglia di penetrarla
tutta, la mia voglia di violarla, consumarla, possederla e la sua di
sentirsi troia. Analizzavo le mie sensazioni osservando le sue reazioni. Mai
un freno una richiesta di moderazione. Le sue mani a volte a controllarmi ma
mai a frenarmi del tutto e la sua incitazione, la sua voce diversa,
Francesca sembrava una donna diversa: la mia Francy sembrava diversa. Il mio
orgasmo improvviso, mosso dal mio cervello, impetuoso ed irresistibile in
lei si gonfia ed il mio respiro che cresce. Il suo grido che parte
dall'acuto per divenire basso, prolungato, mentre mi lascio andare, i suoi
movimenti discontinui ma forti, spontanei, improvvisi, i miei flussi
ripetuti. Il primo lo sente, avverto la sua soddisfazione, e poi ancora fino
a sfinirmi e Lei che rallenta il suo respiro, si strofina ancora e rantola
soddisfatta. Il mio pene che esce dal suo culo ed una piccola pioggia che
bagna i miei testicoli e le mie cosce. Francesca ancora in ginocchio, la sua
testa appoggiata sul letto e le sue braccia piegate a sorreggersi che le
braccia, il suo culo davanti ai mie occhi armonioso, tondo, gustoso e la sua
cavità anale che lentamente si ricompone chiudendo lo spazio della nostra
invadente intensità. E' stato allora che ne abbiamo parlato, subito dopo,
quasi per scherzo, per essere audaci, per masturbarci il cervello, per dar
sfogo ad una fantasia appena scoperta. Il nostro inconscio perverso emergeva
e per scherzo ne esploravamo tutto il percorso. La mia domanda, gettata là
quasi banale: " Francy perché mi hai quasi ordinato di metterti un dito in
culo?" E lei, subito in difesa, insospettita dalla domanda, con ritrosia: "
non lo so--ma se ti ha dato fastidio non lo faccio più". Capivo il suo
imbarazzo, sapeva che la mia abitudine di osservare ogni cosa, la mia
capacità di sintesi dei comportamenti, la mia presunzione di sapere e capire
ogni cosa, aveva già elaborato la sua teoria. Francy sapeva che io avevo
scoperto la sua natura. La Francesca pubblica--. posata, riflessiva, seria,
controllata, precisa e la Francesca privata--.. vogliosa, audace,
sorprendente, istintiva--.troia. "Tesoro- le dico-ti sei accorta che mi piaci
così?" e lei: " si ed è piaciuto anche a me". Si è lasciata così andare con
le sue fantasie, con i suoi sogni di essere violentata: "sogno una violenza
condivisa di un uomo che mi prende come io voglio". Mi racconta di sognare
di essere violentata da uomini che lei sceglie per farlo, di essere
violentata senza opporre alcuna resistenza. Mi racconta di una violenza in
cui la sua iniziativa prevale su quella del partner. Le dico che questa non
è violenza ma solo una sua voglia di essere scopata da gente occasionale, da
sconosciuti, una sua forma di bramosia del piacere perverso: una sua follia
sessuale, il suo sentirsi animale prima che donna, il suo prevalere
dell'istinto femminile. Continua a raccontare i suoi sogni, si ferma spesso
sui particolari e sempre su un pene tanto grosso e duro da farle male.
Sembra che sia una sua libidine latente quella della sensazione del dolore:
" ti ho chiesto di mettermi un dito in culo perché volevo sentire questa
sensazione di dolore fisico". Le domando d'un tratto: " e se mentre lo
facessimo--tu su di me--da dietro un altro--uno sconosciuto..te lo infilasse
nel culo". Francesca diventò rossa e sentii la sua voce cambiare ancora.
Avvertii un fremito nel suo corpo, mi accorsi di aver colpito nel segno:
"Tiv non parliamo di queste cose--è una cosa assurda--impensabile" e
continuando a manifestare col suo corpo un impulso inconfondibile e la sua
voce divenire tremante insicura--ansiosa: " è inutile che ne parliamo--sai che
non farei mai una cosa del genere". "Invece ne parliamo- replicai secco-la
tua voce ed il tuo corpo tradisce il tuo pensiero. Pensi che non mi sia
accorto che solo il pensiero ti toglie il respiro?" " E' ciò che hai
pensato- le chiesi all'improvviso-quando mi hai chiesto di metterti un dito
in culo?" La sua risposta secca: "Si". La invitai a parlarmene, mentre il
mio cazzo, riprendeva ad indurirsi. Francy mi guardò negli occhi, sorridente
ed imbarazzata, la sua mano ora mi accarezzava il pene, capì che le sue
perversioni erano le mie e che alimentavano la mia voglia e confessò la sua
voglia di essere presa da due ed anche più uomini contemporaneamente:
"voglio sentirmi porca, toccata dappertutto, voglio sentire le loro mani che
si infilano dentro di me, le loro bocche sul mio corpo sui miei capezzoli,
voglio sentire i loro cazzi infoiati che mi prendono da ogni parte senza
darmi tregua. Voglio sentirmi bagnata dalla loro sperma". La guardavo tra il
curioso ed il meravigliato ed il suo modo di esprimersi di svelarmi le sue
sensazioni mi scuotevano, mi faceva star teso, ansioso anch'io, certamente
eccitato. Il mio sguardo deve averla turbata tanto da farle dire: "Tiv mi
vergogno a raccontarti tutto questo, mi dispiace farti del male- non vorrei
che pensassi di me--" La interrompo per dirle che il rapporto di coppia è
sentimento e sesso e quest'ultimo ha una dimensione di ignoto e di inconscio
che non possiamo controllare a priori: " Francy non può far male ciò che
rientra nella nostra natura- le dico- e la nostra natura è questa- Il nostro
piacere lo gestiremo insieme anche e quando lo vorremo con la nostra
fantasia". Parlammo per tanto tempo, soffermandoci su particolari, su
voglie, su pensieri, su idee ed anche su persone. Coinvolgevo la sua
fantasia su persone che conoscevamo. Mia moglie la vedevo riempita di sperma
dappertutto, le colava dalla bocca, dal mento. La sua pancia ne conteneva
una quantità tale da dover esserci stato un esercito intero a masturbarsi su
di lei. Le sue cavità erano così piene di cazzi da sembrarmi ne avessero
preso una inequivocabile forma e le sue mani così mosse e smaniose quasi
fossero strumento appositamente inventato. Desiderava di tutto, le andava
bene grosso, piccolo e lungo. Uomini aitanti e smagriti ragionieri, biondi,
bruni e rossi. Mi raccontò che la sua fantasia più sconvolgente era quella
di farsela leccare da un impiegato dell'ufficio postale. Quello di
quell'agenzia a due passi da casa che aveva una lingua grossa quanto quella
di un bue e la faccia sadica ed arcigna: una faccia da porco. La divertiva
il pensiero di questo signore un po' grasso, nudo, peloso che smanioso, con
la testa in mezzo alle sue gambe le leccava la fica e la guardava con la sua
faccia da porco e la faceva sentire porca, tanto e scandalosamente porca.
Inutile dire che scherzando e ridendo ci immergemmo in un amplesso nuovo e
che la mia lingua, pur non essendo simile a quella dell'impiegato della
posta le scivolava dentro a leccarle le pareti,
le labbra piccole e poi le grandi il suo clitoride turgido e sensibile. La
sua bocca furiosa, insaziabile a leccarmi ogni volta il pene già immerso nel
suo culo e poi nella sua fica e poi ancora in culo ed ogni volta prima di
infilarlo ancora la sua bocca e la sua lingua a cogliere il suo sapore. Due
corpi impazziti due bocche voraci, senza limiti, densi dei nostri odori: il
suo acre del suo umore e la mia bocca a nutrirsi del suo orgasmo e la sua
bocca ad assaporare sul mio pene i suoi odori misti tra loro e poi il sapore
dolciastro del mio sperma.
Decidemmo dopo quella sera di provare con un fallo finto--.ma l'effetto ci
sembrò molto scarso. Non era lo strumento che faceva la differenza: era il
pensiero --.era la nostra fantasia.
Questa lentamente ci ossessionava--emergeva sempre più invadente e spesso ci
lasciava senza fiato.
Sempre da allora quando facevamo l'amore parlavamo di esperienze nuove, di
penetrazioni multiple. Di quella sua voglia di sentirsi occupata
dappertutto--contemporaneamente. Abbiamo scherzato tante volte, ho usato le
mie dita, ma mi ripeteva che la sensazione che immaginava nelle sue fantasie
erotiche era diversa. Era una sensazione forte, trasgressiva. Ho
incominciato a parlarle, facendo l'amore, inventando storie e sensazioni.
Mentre era su di me sfrenata come sempre ad infilarsi sul mio pene, tra le
mie spinte e le sue le dicevo, ad esempio: "amore dai apriti bene" - e con
le mie mani le separavo le natiche - "ora quel signore tanto distinto che
abbiamo conosciuto ieri, quello che non ti staccava gli occhi di dosso, te
lo infila dolcemente nel sedere" - ed il mio dito scivolava nel suo solco e
si infilava lentamente. La sentivo agitare, muoversi ossessivamente,
cresceva il suo respiro: era evidente che provava una sensazione
sconvolgente che la prendeva dappertutto e la faceva fremere. Un brivido
intenso si impossessava del suo corpo, un brivido lungo, continuo,
travolgente un brivido contagioso che entrava dentro di me e mi conduceva ad
un orgasmo spasmodico, misto al suo. Quante volte mentre mi infilavo dentro
di lei a pecora mi ha detto: "Tiv se avessi un altro cazzo davanti alla mia
bocca!" - e poi - "amore con il tuo dentro di me ed io che lecco e strapazzo
l'altro grosso, duro, nervoso" - e poi ancora - "mentre tu mi inondi con il
tuo seme, e sento in me diffondersi il tuo calore, è meraviglioso sentire
l'altro gonfio che esplode nella mia bocca sulla mia faccia, sopra di me".
Mi infiammava con le sue fantasie, mi eccitava dall'interno del cervello.
Sentivo un brivido che percorrendo la spina dorsale mi attraversava i
testicoli e tutto il mio pene teso. Che infinita sensazione di immersione in
un gusto della perdizione, quel desiderio di trasgressione che contagiava
anche me, mi induriva da far quasi male. Non osavo parlarle di questo senso
di forte coinvolgimento che provavo nel vedere la sua fantasia così
disponibile ad ogni gioco perverso. La mia ragione non voleva ammettere il
coinvolgimento del mio istinto e la fantasia erotica che occupava il mio
corpo, e che si diffondeva nel mio cervello fino a farmi desiderare che il
suo sogno si avverasse.
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Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
Ho trovato il tuo racconto realistico e coinvolgete soprattutto perché
non è particolarmente originale.
: ))
Che potere incredibile che ha la mente vero?
Basta un filo rosso teso, una frase, un nome ed ecco che anche il sesso
matrimoniale vibra, tira e fa diventare sensibile la pelle.
Non dirò di più e mi limiterò a segnalarti solo una perplessità: inizio
e fine sono troppo poco delineati, non so se capisci cosa voglio dire.
Inoltre ho avuto quasi la sensazione di un ricordo, un racconto al
passato, un velo di nostalgia. Ma spesso ho le allucinazioni quindi
dimmi tu.
Dimenticavo: la formattazione fa schifo.
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acciaio
> Mia moglie--.è una porca
>
> Era da tanto che ne parlavamo.
intenso e umano.
Molto umano.
Quasi ruspante, come si diceva tempo fa.
per il circolo letterario, da buttare.
Per me, una confessione letta con piacere.
un bacio
Susy