leggerla, non dovreste leggerla se siete minorenni, e in ogni caso si tratta
di una storia
di fantasia: l'autore e' decisamente contrario a ogni forma di sesso fra
individui non
consenzienti.
Stagione di ricatti per Roberta
p. 13 - La laurea di una schiava (a)
Roberta era nel laboratorio dell'Università, e stava completando il
materiale per la
discussione della tesi. Il grande momento era arrivato. Il giorno dopo,
avrebbe finalmente
presentato la sua tesi di fronte alla commissione. Benché la situazione si
fosse molto
complicata dall'iniziale ricatto di Lorenzo, Roberta aveva la sensazione che
quell'evento
l'avrebbe in parte liberata dalla sua terribile condizione.
Certo, se abbassava gli occhi e guardava com'era vestita, la sua terribile
condizione le
tornava subito alla mente. Lorenzo l'aveva voluta in calze e reggicalze,
tacchi alti, e
minigonna e top di velluto, tutto in nero. Il top, che costringeva le sue
grosse mammelle e
lasciava intravedere la forma dei capezzoli, era chiuso da una fila di
bottoncini che,
slacciati, consentivano un facile accesso al suo seno. Lorenzo se ne era
servito meno di
un'ora fa, facendola inginocchiare e scopandole le tette a fondo,
"premiandola" poi, come
diceva lui, con una abbondante razione di sperma direttamente in gola.
Mentre Roberta ripensava con vergogna a quell'ultimo fatto, ricevette una
mail inaspettata.
Il suo relatore, il professor Pisani, la convocava con estrema urgenza nel
suo ufficio.
Roberta trasali', e controllo' che i propri abiti, gia' sufficientemente
umilianti, non
fossero sporchi di sperma. Era un controllo che ormai era abituata a fare
ogni volta che si
trovava ad avere un incontro con persone "normali".
Nervosamente, mise lo zainetto in un cassetto della scrivania, chiuse il
cassetto a chiave,
e si avvio' verso l'ufficio del Pisani.
Quando entro' nell'ufficio, la prima cosa che Roberta capi' era che il
Pisani era
decisamente irritato. Lo sguardo che l'uomo diede agli indumenti con cui
Roberta si
presentava da lui esprimeva il piu' totale disprezzo. Il Pisani la fece
sedere sulla sedia
di fronte alla sua scrivania.
- Dunque, Roberta, - disse, - ho ricevuto un messaggio dalla Commissione che
non mi e'
piaciuto per niente.
Roberta arrossi', senza osare replicare. Il Pisani fece un pausa; vedendo
che Roberta non
rispondeva, riprese. - Per motivi di regolamento disciplinare
dell'Universita', si e' deciso
che la tua discussione venga fatta in sede privata, anticipatamente, domani
mattina.
Roberta guardo' Pisani fingendo di non capire, ma arrossendo ancora piu'
violentemente.
- Regolamento... disciplinare? - mormoro'.
- Sai per quale motivo sei accusata? - chiese il Pisani, freddamente. Era
evidente che si
aspettava che Roberta lo sapesse. La studentessa, tuttavia, non ebbe il
coraggio di parlare.
Fece cenno di no con il capo.
- La tua condotta sessuale, - disse il professore. - Sembra che ci siano
decine di foto che
ti ritraggono mentre dai sfogo alle tue voglie con i tuoi colleghi, negli
edifici pubblici
dell'Universita'. - Il Pisano calco' sulla parola "pubblici".
Roberta abbasso' il capo, con le lacrime agli occhi. - Capisco... -
mormoro'. Tutti gli
sforzi che aveva fatto per arrivare alla discussione di laurea erano vicini
a vanificarsi.
Si sentiva distrutta, piu' ancora che in imbarazzo.
Il Pisani la guardo' con calma. - Mi sembra di capire che e' tutto vero, -
disse, alzandosi
dalla sedia. - Visto che l'hai preso da meta' del corpo studentesco, mi
aspetto che tu abbia
intenzione di riservarmi un trattamento di favore.
Trasalendo per quella frase inaspettata, Roberta alzo' gli occhi al
professore. - C... certo
professor Pisani, - mormoro', mentre l'uomo, senza tante discussioni, si
slacciava i
calzoni. Il Pisani era un uomo oltre la cinquantina, robusto, piacente.
Roberta vide il suo
membro per un solo istante, mentre lei le metteva una mano in testa e la
spingeva a se',
ficcandoglielo in bocca. Roberta fece come per iniziare a servirlo con la
bocca, ma il
Pisani la fermò. - Stai ferma, - le disse, iniziando a spingere con foga
nella sua gola, con
bruschi movimenti di bacino, - mi piace prenderle a fondo, le troie. Penso
che tu sia
abbastanza esperta da saper prendere un cazzo in gola.
Con quel fare violento e deciso, il professor Pisani scopo' la bocca di
Roberta a lungo.
Roberta piangeva e tremava, ma lasciava che l'uomo la usasse. - Slacciati i
bottoncini
centrali del top, - le disse lui a un tratto. Roberta porto' le mani al top,
e slaccio' sei
bottoncini al centro, scoprendo parte dell'incavo fra i suoi seni. Il Pisani
aspetto' che
avesse fatto, quindi lo sfilo' dalla bocca della ragazza. Guardo' Roberta,
che teneva il
capo chino, e le sollevo' il mento. - Guardami, - le disse. Roberta alzo'
gli occhi lucidi
di pianto, incontrando lo sguardo del Pisani mentre l'uomo le faceva
lentamente scivolare il
membro fra i seni, infilandolo nell'apertura del top. L'indumento stringeva
gia' alquanto i
seni di Roberta, ma il Pisani li afferro' ugualmente, con una stretta
brutale, premendoli
sul suo membro. Quindi, guardando Roberta negli occhi, inizio' a scoparle
lentamente le
grosse, morbide mammelle. - Risparmiami quelle stupide lacrime, - le disse,
- altrimenti, se
proprio vuoi avere la faccia bagnata, ti ci sborro sopra e ti costringo a
uscire dal mio
ufficio cosi'.
Roberta si asciugo' velocemente le lacrime. - Mi perdoni, sigmore, -
mormoro'. Il Pisani
continuo' a prenderle i seni a fondo per diversi minuti, finche' non fu
prossimo a venire.
Quindi, sposto' il proprio membro dall'incavo fra i seni della studentessa,
infilandolo fra
il top e la mammella sinistra. Il glande era a contatto con il capezzolo
della ragazza. Il
Pisani strizzo' con violenza i seni di Roberta fra le dita mentre schizzava
una prima dose
di sperma. La ragazza percepi' il calore del seme dell'uomo su tutto il
capezzolo. Pisani
sposto' il membro, massaggiandoselo mentre lo direzionava sul capezzolo
destro, appena in
tempo per il secondo schizzo. Il top di Roberta, che prima lei,
controllando, aveva trovato
pulito, ora era imbrattato da due grosse macchie scure sui seni.
Il Pisani lo sfilo' e lo mise di nuovo in bocca alla ragazza. Questa volta,
la lasci' fare,
dandole il tempo di pulirlo accuratamente con la lingua, leccandolo piu'
volte tutto
attorno.
Quando il professore fu soddisfatto, lo sfilo' dalla bocca di Roberta e
torno' al suo posto.
Roberta attese nuovi ordini, seduta in silenzio, con il top slacciato e
bagnato. - Ora
voglio vedere la tua fica, - disse il Pisani, battendo con due dita sulla
superficie della
sua scrivania. - Seduta a cosce aperte. E non smettere di guardarmi.
Roberta si alzo', con le gambe che le tremavano. Timidamente, avanzo' verso
il professore,
guardandolo, sforzandosi di non piangere. Si sedette sulla scrivania del
Pisani, sollevando
la gonna fino sui fianchi e mostrando il suo pube depilato e l'orlo delle
calze che le
adornavano le cosce. Senza farselo ripetere, allargo' le cosce mostrando la
propria vagina
aperta al professore. Lui abbasso' lo sguardo sul sesso di Roberta, quindi
torno' a
guardarla negli occhi. - Avvicinala, ho voglia di leccarla, - le disse.
Roberta scivolo' con
le natiche nude in avanti sulla superficie della scrivania, sedendosi in
modo che la sua
vagina sporgesse oltre il bordo. Il Pisani avvicino' ancora un po' Roberta
afferrandola per
le cosce, e poi, inizio' a toccarla. Prima le tasto' lentamente la fessura,
massaggiandola
col palmo della mano. Poi le prese le grandi labbra, una a una, tirandole
verso l'esterno e
lasciandole andare, come se stesse giocherellando. Le afferro' entrambe,
tenendole con
pollici e indici, e le allargo', tirando con forza verso l'esterno. Attese
il primo gemito
di dolore di Roberta, e poi diede uno strattone piu' forte a entrambe.
Alzando gli occhi
alla ragazza, le disse freddamente: - E' diventata una grossa fica da vacca,
a forza di
prendere cazzi. Hai un buco enorme, non trovi puttana? - - Si, signore-- -
mormoro' lei. Il
Pisani tiro' piu' forte, avvicinandosi e dando una lunga leccata in
profondita' alla vagina
di Roberta. - Non invidio il tuo fidanzato-- ormai dubito che tu senta
qualcosa quando ti
scopa-- - continuo' il Pisani, fissando Roberta negli occhi. - Scommetto che
e' cosi' grossa
che potresti infilarci tutta la mano. Sdraiati.
Roberta, appoggiando dapprima i gomiti, si distese poi con la schiena sulla
superficie della
scrivania. Il Pisani accosto' nuovamente la bocca alla vagina aperta della
ragazza,
riprendendo a leccarla a fondo, spingendo con la lingua sulle grandi e
piccole labbra.
Quindi si alzo' dalla sedia, e, guardando Roberta che attendeva ordini a
cosce spalancate,
libero' il lato destro della scrivania. Quindi, le indico' la superficie che
aveva liberato.
Roberta si sposto' verso il bordo destro della scrivania, sempre guardando
il Pisani. L'uomo
le prese la mano e se la appoggio' sul membro gia' nuovamente eretto.
Quindi, infilo' due
dita della mano sinistra nella vagina di Roberta, e due dita della mano
destra gliele mise
in bocca. - Nella seduta di domani mattina, la commissione ha organizzato
una punizione
esemplare per te, - le disse, iniziando a fotterle bocca e vagina con le
dita, mentre
Roberta, senza farselo ordinare, gli massaggiava dolcemente il membro con la
mano. - Ma non
ti nascondo che non si tratta qualcosa di esattamente nei limiti del
regolamento. Sei libera
di rifiutare di parteciparvi, ovviamente, ma questo non ti portera'
certamente grandi
benefici. E' chiaro?
Roberta annui'. - Non ho sentito, troia, - disse Pisani, spingendo le dita
piu' a fondo. -
Si' signore - mormoro' lei, con voce soffocata. - Bene. Non sono autorizzato
a rivelarti
molto, tranne che la commissione ha persino scelto cosa indosserai:
un'uniforme da
scolaretta. - Il Pisani sorrise. - Tuttavia, quale tuo relatore, ho il
diritto ad apportare
alcune modifiche. - L'uomo sfilo' la mano dalla vagina di Roberta, e le
prese l'orlo di una
delle calze. - Queste restano, - disse. - E anche le scarpe coi tacchi.
L'uomo ritrasse entrambe le mani e si sposto' vicino alla testa di Roberta,
mettendoglielo
nuovamente in bocca. La ragazza lo accolse dolcemente. Quindi, il Pisani lo
sfilo' e giro'
intorno alla scrivania, posizionandosi davanti alla vagina aperta della
studentessa. -
Togliti le scarpe, - le disse. Roberta piego' le gambe all'indietro, una a
una, per
raggiungere le proprie scarpe con le mani e sfilarle, lasciandole cadere a
terra. Il
professore le mise le mani sulle cosce, e le fece poi scivolare giu' lungo
le belle gambe
ben tornite della ragazza, fino alle caviglie. - Mi hanno sempre arrapato i
tuoi piedini,
maialina, - le disse. - Ora posso finalmente togliermi la soddisfazione di
scoparli.
Tenendola per le caviglie, porto' i piedi di Roberta a contatto con il suo
membro,
mantenendolo sempre orientato verso la vagina aperta della ragazza.
Stringendo i piedi di
lei, inizio' a farlo scivolare fra le piante dei piedi di Roberta. - Senti
come me lo fai
diventare duro? - disse lui, fissandola. - Si, signore, - mormoro' la
ragazza. Mentre si
masturbava fra i piedi di Roberta, Pisani inizio' ad avvicinare il bacino al
ventre di lei,
costringendola a piegare le ginocchia e aprirsi ancora di piu'. L'uomo
continuo' a godersi
la ragazza in quel modo a lungo. Quando fu prossimo all'orgasmo, le afferro'
entrambi i
piedi con una mano, usando l'altra per aprirle le labbra della vagina.
Quindi, si abbandono'
al piacere, iniziando a schizzare direttamente nel sesso aperto della
studentessa. I primi
due grossi schizzi coprirono la fessura della ragazza di un denso strato di
seme. Quindi,
l'uomo deposito' due nuovi schizzi sulle piante dei piedi di lei,
trattenendole attorno a
contatto con il proprio glande.
Quando si fu completamente scaricato, il Pisani sollevo' le gambe della
ragazza verso
l'alto, appoggiandosi i polpacci di lei sulle spalle, e si asciugo' il
membro strofinandolo
prima fra le natiche morbide e accoglienti della studentessa, e poi sulle
sue cosce,
insozzandole ulteriormente le calze. Ripulitosi in quel modo, l'uomo si
riallaccio' i
pantaloni e torno' a sedersi. - Scendi dalla scrivania, - le disse. Roberta
obbedi'.
Istintivamente, porto' una mano alla propria vagina per trattenere il seme
che le colava
giu' per le cosce. Senza neppure guardarla, il Pisani le disse, - togli la
mano da li',
porca.
Roberta obbedi', restando in piedi di fianco alla scrivania. - Posso...
andare? - mormoro'.
Il professore rimase in silenzio per qualche secondo. - Perche'? - chiese
poi. - Posso
tenerti qui per tutto il pomeriggio. Potrei avere voglia di sborrarti di
nuovo addosso.
Mettiti li' nell'angolo, in ginocchio. - Prese le scarpe di Roberta da
terra, e gliele
butto' nell'angolo dell'ufficio in cui le aveva detto di mettersi. -
Rimettile, - disse.
Roberta annui' in silenzio, indossando le scarpe sui piedi ancora sporchi di
sperma. In
silenzio, si inginocchio' nell'angolo, rivolta verso il professore,
divaricando leggermente
le cosce. L'uomo le diede uno sguardo. Le guance di Roberta erano nuovamente
rigate di
lacrime. - Ti ho gia' detto cosa ti succedera' se continui a piangere.
Invece di fare i
capricci, tira fuori le tette, e masturbati mentre io finisco di sbrigare la
posta. In
silenzio, fica e ano.
- Si, signore, - mormoro' Roberta, arrossendo. Si sollevo' il top, scoprendo
del tutto i
grossi seni. Quindi, porto' le mani fra le cosce, la destra alla vagina e la
sinistra
all'ano, iniziando a toccarsi. Il Pisani abbasso' lo sguardo al monitor del
proprio computer
e inizio' a sbrigare le sue cose, senza degnarla d'uno sguardo. Roberta lo
guardava, in
docile attesa di ordini, le dita che fottevano lentamente i suoi buchi.
Sentiva l'odore
dello sperma di Pisani, che le insozzava le dita e le colava lentamente
lungo l'interno
delle cosce. Per oltre un'ora, resto' in quella posizione umiliante,
continuando a
masturbarsi, senza osare raggiungere un orgasmo. Quando il professore ebbe
finito quello che
stava facendo, sollevo' gli occhi alla ragazza, appoggiandosi comodamente
allo schienale
della sedia.
- Alcune delle foto che sono finite in mano alla commissione ti ritraggono
mentre ti fai
torturare i seni, - le disse. - Cosa ti piacerebbe che facessi alle tue
tette?
Roberta esito', senza smettere di toccarsi. - Tutto quello che vuole,
professore, -
mormoro'.
- Avanti, suggerisci, - fece lui, guardandola con occhi gelidi.
Roberta lo guardo', tremando. - Potrebbe... legarmele... - mormoro'. - E
frustarmele con la
cinghia...
Il Pisani scosse il capo. - Fatti venire in mente qualcosa di piu'
eccitante. Non vuoi
essere la tettona obbediente del tuo professore?
- S... si signore, - mormoro' lei. - Ma... io non so...
- Non mi fare arrabbiare, Roberta, per il tuo bene.
Roberta arrossi'. L'uomo continuava a fissarla, mentre lei, suo malgrado, si
masturbava la
vagina e l'ano. - Allora? - insistette lui, con severita'. - Po...
potrebbe... - mormoro'
Roberta, - potrebbe... calpestarmele... - mormoro'. L'uomo la guardo' con
calma. - Come
sarebbe?
- Se... se mi sdraio per terra... bocconi... - mormoro' lei, arrossendo, -
posso... farle
sporgere... ai lati... in modo che lei possa... schiacciarle con i piedi...
- Mentre suo
malgrado proponeva quella tortura al suo aguzzino, la ragazza tremava
visibilmente.
- Interessante, - disse infine il Pisani, appoggiandole il membro alla
bocca, e
strusciandole il glande sulle labbra. - E' questo che vuoi? Ti ecciterebbe
farti calpestare
le poppe?
Roberta lo guardo' sottomessa. - S... si, signore, - menti'.
- Bocconi non mi piace, pero', - disse lui, - non potrei guardarti negli
occhi. Inoltre non
ho voglia di alzarmi. Striscia fin qui e vieni sotto la scrivania. Roberta
si sposto', in
ginocchio, fino alla scrivania del Pisani. La scrivania poggiava su due
larghe assi
laterali, che erano unite da un sostegno centrale anch'esso di legno,
all'interno del quale
correvano le canaline dei fili elettrici. La posizione del sostegno era tale
che chi era
seduto alla scrivania avrebbe potuto appoggiarci i piedi. Il Pisani guardo'
la ragazza
inginocchiata ai suoi piedi. - Puoi appoggiarle li' sopra, - le disse,
indicandole il
sostegno.
Roberta annui', obbediente, e appoggio' i grossi seni nudi sul sostegno. Il
Pisani si
appoggio' piu' comodamente con la schiena alla sedia, e appoggio' i piedi
sui seni della
ragazza. - E ora, - disse, iniziando a premere sulla carne di lei, -
facciamo due
chiacchiere. Ci sono alcune cose che non so di te. Quanti anni hai?
- Ventitre, professore, - mormoro' Roberta, socchiudendo gli occhi per il
dolore, mentre lui
le schiacciava i seni sempre piu' forte, aumentando lentamente la pressione.
- Sei
fidanzata?
- Lo... ero... professore... sono successe alcune cose... non so se siamo
ancora insieme...
- Ma tu sei innamorata di lui?
- Si, professore... - mormoro' ancora Roberta, con le lacrime agli occhi.
- Me lo stai facendo diventare di nuovo duro, - le disse quindi, simulando
un tono di
rimprovero. - Saro' costretto a fartelo prendere ancora, lo sai.
- Si, professore...
L'uomo sposto' i piedi. - Appoggia solo i capezzoli, ora, - le disse.
Roberta obbedi', spostando indietro il busto e i seni, e sistemandosi in
modo che solo le
estremita' dei seni e i capezzoli poggiassero sul sostegno. Pisani attese
che lei si fosse
sistemata, e sollevo' di nuovo i piedi, schiacciandole questa volta i
capezzoli. - Tiramelo
fuori e masturbami, - le ordino'. Roberta allungo' le mani, slacciando i
pantaloni del
professore, socchiudendo gli occhi per il dolore mentre lui di nuovo
aumentava lentamente la
pressione delle suole sui suoi delicati capezzoli. Quando l'ebbe tirato
fuori, inizio' a
massaggiarlo lentamente.
- Ora avvicina la bocca piu' che puoi, e fai una bella "O" con le labbra.
Roberta si chino' in avanti, gemendo di dolore, i seni inchiodati al
sostegno dalla crudele
pressione delle suole del Pisani. Atteggio' le labbra nell'umiliante
espressione che il
professore le aveva chiesto, l'espressione di una bambola gonfiabile.
- Voglio che mi masturbi, ma tienilo orientato in modo che i miei schizzi
centrino quella
boccuccia da troia.
- Si... professore... - mormoro' lei, senza muovere le labbra. Inizio' a far
scorrere la
mano sul membro eretto dell'uomo.
- Non ti permettero' di pulirti, quindi e' nel tuo interesse che tu riesca a
centrarti la
bocca.
Roberta annui', avvicinandosi ancora e prendendo a masturbare freneticamente
l'uomo. Il
Pisani la guardava e strusciava i piedi sul sostegno, tormentando i
capezzoli della ragazza
in quel modo sadico. Lei lo prese con due mani, massaggiandolo
vigorosamente, il volto
proteso verso quel membro turgido, la bocca aperta e pronta a ricevere lo
sperma del
professore. Un paio di volte, l'uomo le prese il capo, allentando la
pressione sui seni,
tirandola verso di se' e infilando il glande nella "O" formata dalle labbra
di Roberta, per
poi schiacciare con piu' forza i seni di lei, costringendola a ritrarsi.
Infine, venne per
la terza volta. I primi due schizzi, meno abbondanti dei precedenti,
finirono direttamente
nella bocca di Roberta. Solo il terzo, piu' debole, la colpi' sul mento. Lui
le sorrise, e
sposto' i piedi per darle liberta' di movimento. La ragazza si chino' in
avanti, con i seni
arrossati e dolenti, e gli ripuli' il membro con cura con la bocca. Quando
ebbe finito, il
Pisani si riallaccio' i pantaloni.
- Puoi rivestirti e andartene, adesso, - le disse. - Ci vediamo domani
mattina. Passerai dal
mio ufficio alle otto e trenta per indossare gli abiti che la commissione ha
scelto per te,
ma ricordati di farti trovare con calze e tacchi alti.
- Si, professore, - mormoro' ancora lei. Nonostante il dolore e
l'umiliazione che l'uomo le
aveva procurato, si constrinse a ringraziarlo. In preda all'imbarazzo e alla
vergogna, si
rivesti' in fretta. Aveva i vestiti, le calze, il viso e le mani sporche di
sperma, ma
sapeva che non le sarebbe stato concesso di pulirsi.
Mentre usciva dall'ufficio, scoppio' ancora una volta in lacrime...
Fine p. 13 (a)
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