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Racconto Lungo: LA SFORTUNATA FANCIULLA

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Max Del Porco

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Jan 13, 2002, 11:41:56 AM1/13/02
to
LA SFORTUNATA FANCIULLA
by Max Del Porco


<<Questa nave è inaffondabile!>> ripetevano in coro i viaggiatori mentre
salivano sul <TITOPIC>, il fantasmagorico transatlantico, il più grande mai
concepito dall'ingegno umano. Come un vecchio dittatore il comandante
osservava la folla sciamare verso la nave per venire inghiottita dal suo
ventre capace, le mani appoggiate su una sbarra orizzontale di acciaio a
fare da parapetto ed i baffi protesi verso il cielo a captare segnali radio
deboli ed oscuri.
Quelli della prima classe si distinguevano dagli altri per gli abiti
eleganti, gli accessori lussuosi ed un arricciamento del labbro superiore
ogni qualvolta provenisse una zaffata di puzza dai paria, quelli della terza
classe, quelli <<che ce l'hanno messa a fare una terza classe su un
piroscafo così, potevano fare più larga la prima>>. In mezzo tra la popolosa
terza e la sofisticata prima c'era la seconda, una classuccia né carne né
pesce, guardata con fastidio tanto da quelli della terza (<<'Sti burini, ma
chi si credono di essere?>>) quanto da quelli della prima (<<'Sti
straccioni, ma chi si credono di essere?>>).
Il biglietto per salire a bordo non era stato facile da reperire, per
nessuno. Se i ricconi della prima si erano contesi i posti disponibili a
suon di quattrini, se parecchi passeggeri di seconda si erano indebitati pur
di essere presenti a quello storico primo viaggio, quelli di terza erano
saliti a bordo, in certi casi, ricorrendo ai più svariati sotterfugi.
Garzyna, per esempio, non avendo proprio nulla da offrire, aveva offerto se
stessa al nostromo pur di ritagliarsi un posticino. Una sera si era
avvicinata con occhi sognanti e con il vestito migliore, una vestaglietta
lacera e sporca, al <TITOPIC>. Il nostromo, che si chiamava Huber, l'aveva
scambiata per una mendicante. Lui da bordo le aveva urlato: <<Ehi!>>
<<Eh?>> aveva sobbalzato Garzyna. Aveva messo una mano sulla ringhiera della
passerella ed aveva provato l'insana tentazione di appoggiarci sopra anche
un piede.
<<Non si può chiedere l'elemosina, qua!>> aveva spiegato Huber dall'alto del
suo Q.I. pari a 78, con l'aria di chi ha capito tutto.
Garzyna aveva fatto a quel punto un ampio sospiro, in modo da smuovere il
più possibile il seno. Sapeva, da giovane troia quale era, che funzionava
quasi sempre. <<Peccato!>> aveva esclamato. <<Mi sarebbe piaciuto tanto
salire a bordo, anche solo per un quarto d'ora.>> Così dicendo aveva voltato
le spalle fingendo di andarsene.
<<Ehi!>> l'aveva richiamata Huber. <<Un quarto d'ora solo?>>
<<Magari. Sulla prua. Come al cinema.>>
<<Sulla prua?>> aveva ripetuto il nostromo. <<Si può fare, piccola.>> Nel
dire ciò aveva lanciato uno sguardo clinico e critico. Gambe tozze e
muscolose, non proprio dritte; non un mostro d'altezza; l'igiene lasciava
alquanto a desiderare; una leggera peluria diffusa; l'alito chissà, avrebbe
saputo dire dopo. <<Sali su>> aveva concluso, facendo un segno con la mano.
Garzyna aveva zompettato sino a raggiungere il marinaio.
<<Come ti chiami?>> aveva chiesto Huber.
<<Garzyna.>>
<<E cosa fai, nella vita?>>
<<La puttana>> aveva risposto senza esitare. Di cosa avrebbe dovuto
vergognarsi? Da generazioni le donne della sua famiglia facevano le puttane:
puttana era stata sua nonna, puttana sua madre e puttana era lei stessa.
Huber aveva sputato in acqua. Visto da vicino sembrava proprio un poco di
buono. <<Ascolta: ti farò visitare la nave, se in cambio tu mi fai un
servizietto.>>
<<Ok.>> aveva risposto Garzyna, ciondolando. <<Che servizietto vuoi?>>
Il marinaio l'aveva condotta sulla prua della nave, spingendola con una mano
aperta a palmo sul culo. <<Una chiavatina.>>
Garzyna aveva osservato stupita la lunghezza del piroscafo: <<Andare fino
alla prua è come fare su e giù sulla strada per tutta la notte!>>
Ogni tanto incrociavano qualche altro componente dell'equipaggio; tutti
strizzavano l'occhio a Huber.
<<Un'altra vittima, Huber?>>
<<Dove l'hai trovato questo cesso, Huber?>>
<<Cos'è, l'hai trovata al mercato delle pulci?>>
Estasiata, Garzyna aveva aspirato voluttuosamente il salmastro. Finalmente
la prua era lì, a testimoniare la possibilità di un amore grande almeno
quanto l'oceano, un amore in grado di stordirti con la sua potenza mentre il
vento ti carezza i capelli e di fronte a te c'è solamente l'infinito, ed una
colonna sonora coinvolgente e languida che suona.
<<Chinati>> aveva ordinato Huber.
Garzyna si era appoggiata con le mani sulla balaustra e, stendendo le
braccia, si era posizionata alla pecorina.
Huber aveva passato una mano sulla catena ingrassata che congiungeva l'
argano all'ancora. Si era accostato al corpo della giovane donna strusciando
il cazzo, ancora dentro i pantaloni, contro le sue natiche. Dopo pochi
istanti si era reso conto di essere pronto ed allora aveva tirato su la
gonnellina lacera, ripiegandola sulla schiena. Senza parlare aveva tirato
giù le mutande di Garzyna sino alle ginocchia e sfregato la mano aperta,
unta di grasso, tra le sue cosce.
<<Bene così>> aveva detto. <<Adesso ferma.>>
<<E chi si muove.>>
Il nostromo aveva sciolto freneticamente i lacci che tenevano chiusi i
pantaloni. Aveva lasciato che cadessero, frenandoli ad un certo punto
allargando le gambe. Inciampando aveva passato la punta del cazzo tra le
carni di Garzyna come un imbianchino col pennello. Aveva rabbrividito di
piacere nel sentire il grasso che aveva spalmato spalancare docilmente ogni
pertugio.
<<Oplà!>> aveva esclamato cavallerescamente (l'aveva sentito dire da un
nobile francese in un bordello di Singapore) non appena dentro. Senza
chiedersi in quale buco, aveva cominciato a pompare come un forsennato.
<<Bella vacca che sei!>> si era complimentato, galante.
<<Grazie.>>
<<Una troia come te me la sono sempre sognata.>>
Garzyna aveva ringraziato di nuovo, facendo attenzione a non sbattere i
denti contro il parapetto.
Alla fine, esausto ma soddisfatto, Huber le aveva chiesto: <<Saresti
disposta a fare questo tutte le sere?>>
<<Per un posto a bordo sì>> aveva affermato lei, sicura.
<<Dovrai darla via anche agli altri marinai, non solo a me.>>
Garzyna aveva fatto cenno di sì: le andava bene.
<<Ed ogni tanto dovrai fare un pompino al capitano.>>
Aveva accettato.
Le avevano quindi trovato uno stanzino in cui c'era della paglia per terra
per dormire, e nient'altro. Avevano spiegato che era l'unico posto
disponibile: se si accontentava bene, altrimenti poteva scendere a terra. Il
cavallo che doveva essere al suo posto era morto all'improvviso. Huber, dall
'alto del suo QI, fece la battuta: <<Ehi ragazzi! Al posto del cavallo ci
abbiamo la vacca!>>
<<Hurrà!>> urlarono tutti i marinai, confondendosi le grida con l'urlo della
sirena e lo schiamazzo della gente a bordo che salutava gli amici i parenti
gli amanti sul molo, in un clima di grande festa e gioia.
Una regia accorta fece udire il suono triste di un violino. Chiusa nel suo
sgabuzzino, seduta sul pagliericcio, Garzyna spremette un paio di lacrime
dagli occhi. Sua madre, stimata puttana, era morta di peduncolosi, mentre
suo padre, che secondo sua madre era un ricco mercante di Venezia, in realtà
era morto in quanto l'alcool che aveva in corpo era stato infettato da una
minima quantità di sangue scambiato in occasione di una pera collettiva in
un centro sociale. Sua nonna dopo averle insegnato l'arte del bocchino, si
era disinteressata di lei tranne che in punto di morte. Tra la commozione
generale, di fronte a Don Lauro, il parroco, con voce roca l'aveva chiamata
accanto a sé.
<<La mia. n..po..t.na>> aveva sussurrato tra un colpo di tosse ed uno
scatarro. <<Ri..cor..dt. il czz. il frn. uloooo. la pomp.>>
A quel punto Don Lauro aveva intonato il "Te Deum Ergo" ed aveva iniziato a
gettare secchiate di estrema unzione.
Suo nonno, quello non l'aveva mai conosciuto. Un giorno sua madre, mentre
batteva sulla soglia di casa nel quartiere a luci rosse, le aveva indicato
un vecchio curvo. <<Guarda, Garzyna! Quello è tuo nonno!>>
Colma di felicità lei aveva attraversato la strada facendo slalom tra i
passanti ed aveva afferrato il vecchio per la coda della giacca. <<Nonno!
Nonno!>>
Quello si era voltato e con cinica ferocia l'aveva colpita con un pugno in
un occhio. Mogia era ritornata dalla madre con l'occhio nero. Da allora
aveva visto passare il vecchio altre volte, ma aveva rinunciato a conoscerlo
e dopo aver saputo che era morto si era recata di nascosto al cimitero, per
accovacciarsi sopra la sua tomba e lasciarci tracce organiche.
Ma ormai era riuscita ad imbarcarsi sul <TITOPIC>: decise di lasciare alle
spalle quei tristi ricordi. Come ebbe aperto la porta del suo stanzino,
venne travolta dai suoni e dalla musica proveniente dalle classi superiori.
Dalla prima giungeva un dancing-rock di buona fattura, "Shake your fat
bottom" degli Smart Pissing, mentre dalla seconda provenivano le note di un'
orchestrina di liscio: "La sabbia scotta ma mai come tu", cantava la voce
solista.
<<Sei tu Garzyna?>> chiese una voce. Si voltò: era un marinaio.
<<In persona>> rispose.
<<Il capitano ti vuole vedere. Sali la scaletta.>>
Garzyna seguì le indicazioni e percorse alcuni gradini di ferro. Si trovò di
fronte ad una porta di legno. Una targhetta recava la scritta: <SALA
UFFICIALI>.
<<E' permesso?>>
Garzyna bussò delicatamente con le nocche. Visto che nessuno rispondeva,
spinse l'uscio ed entrò nella stanza.
Molti marinai erano attorno ad un tavolo molto lungo, che copriva quasi
interamente la distanza tra una parete e l'altra. Battevano le mani a tempo
mentre un altro marinaio era in piedi sopra il tavolo stesso.
<<Forza, Gianni!>> urlarono in coro.
Quello che si chiamava Gianni si concentrò, ed infine emise una scoreggia
lunga ed elaborata, al termine della quale tutti applaudirono.
<<Sei sempre il più forte!>> commentò qualcuno, emozionato.
Una voce che Garzyna conosceva si intromise dicendo: <<Adesso tocca a me.>>
Huber salì sul tavolo tra il silenzio generale.
<<Forza Huber!>> urlò Garzyna in preda a spontaneo entusiasmo. Tutti si
voltarono a guardarla, ma poi tornarono a seguire la gara.
Huber alzò la gamba destra, rimanendo in piedi su una sola; poi allungò l'
arto che aveva ritratto ed esplose un peto fragoroso. Gli applausi
scrosciarono convinti.
<<Bravo Hubeeeeer!>> gridò Garzyna.
Anche il nostromo scese dal tavolo fra il tripudio generale; ma calò un
silenzio rispettoso quando vi salì un tipo con la barba scura e lunghi
baffi, che sembrava appena uscito da uno spot pubblicitario del tonno in
scatola.
Un marinaio sgomitò Garzyna: <<Il capitano.>>
Questi, dopo una breve concentrazione, decentrò il culo rispetto all'asse
del corpo e sparò un autentico colpo di cannone che fece tendere sino al
limite di rottura la stoffa dei pantaloni. Scrosciarono gli applausi ed i
commenti dell'equipaggio furono unanimi: il capitano aveva vinto ancora una
volta la gara.
<<Bravooo!>> urlò Garzyna, battendo le mani.
Huber le andò vicino afferrandola per un braccio. <<Vieni, cocca>> disse. La
condusse al cospetto del vincitore. <<Capitano, questa è la baldracca di cui
le parlavo.>>
Il comandante squadrò la ragazza come avrebbe potuto fare un veterinario con
una giumenta. <<Ma è sana?>>
<<Ancora non è morto nessuno>> rispose Huber toccandosi i coglioni.
<<Hai fame?>> domandò il capitano, rivolgendosi direttamente a Garzyna, che
rispose: <<Molto. Ero abituata bene, a mangiare almeno una volta ogni due
giorni.>>
<<Allora ti nutriremo>> concluse il comandante toccandole le tette. <<Non
vorrei che queste si sgonfiassero. Cuoco!>>
Mentre tutto il resto dei marinai se ne stava andando, il cuoco accorse
trafelato.
<<Mayonnaise>> lo apostrofò il capitano. <<Cosa hai fatto da mangiare per
gli ufficiali, oggi?>>
<<Pollo allo spiedo.>>
<<Bene, così ci saranno le ossa>> commentò il comandante. <<Ed il rancio per
il resto della truppa?>>
<<Rat des champs aux champignons en bouillon d'araignée.>>
<<Una raffinatezza. E per i passeggeri?>>
<<Piatti internazionali, più presentabili per la prima classe e del tutto
vomitevoli per la terza.>>
<<E la seconda?>>
Mayonnaise tossicchiò. <<Poiché in seconda classe c'è il sig. Pangloss, che
è un grande filosofo, ho preparato un polpettone con gli avanzi.>>
<<Quali avanzi, se siamo partiti oggi?>>
<<Gli avanzi della scorsa crociera, signore.>>
<<Ma la scorsa crociera risale a più di quattro mesi fa, su un'altra nave.
La Pneumides.>>
<<Avevo congelato gli avanzi, signore.>>
Il capitano fece un gesto di assenso ed indicò la via della cucina. <<Ho
fame, voglio mangiare tra dieci minuti esatti.>>
<<Ogni suo desiderio è per me un ordine, signore!>> esclamò il cuoco,
condito in modo untuoso. Batté i tacchi e dopo aver effettuato un
dietrofront militare se ne andò.
<<Capitano, oh!... come si vede che lei è uno che comanda!>> esclamò
Garzyna, delirante.
<<Chiamami pure Armando, te lo concedo>> mormorò il capitano, senza farsi
udire troppo da Gilberto, il capitano in seconda, né da Ulderico, il
capitano di terza. Rivolto proprio a questi due, battendo le mani dispose:
<<Guaglioni, mettiamoci a tavola, che tra poco si mangia.>>
Un rumore di tre sedie di legno che si accostavano ad un tavolo dello stesso
materiale accompagnò la scena successiva.
<<Per te non c'è una sedia>> osservò Armando. <<Garzyna, mettiti sotto il
tavolo così ti lanciamo gli avanzi.>>
<<Grazie>> rispose la sfigata fanciulla. Si acquattò per terra e si infilò
sotto il desco. Già che era lì, pensò di mettere a frutto le conoscenze
professionali acquisite in tanti anni di onorato servizio, nonostante la
giovane età. Il capitano ogni qualvolta muoveva le gambe, provocava la
fuoriuscita di un notevole tanfo di merda: erano i gas dell'ultima
scoreggia, trattenuti a stento dai pantaloni di ordinanza. Sul davanti aveva
però un malloppo interessante. Gli altri due, i sottufficiali o come cazzo
si chiamavano, sembravano normodotati senza aspirazioni da primato.
Ulderico stava dicendo: <<Capitano, anche questa volta ha vinto lei, come
nell'ultima gara sulla Pneumides.>>
<<Mica per niente sono il capitano>> rispose questi, fingendo noncuranza.
<<L'arte della scoreggia è molto antica.>> Avrebbe fatto vedere lui a quei
guaglioni cos'era la cultura. <<E' dai tempi dell'era della pietra che gli
uomini scoreggiano, ed anche le donne.>>
A sottolineare questo profondo concetto, Garzyna (che aveva lo stomaco pieno
d'aria a causa di un digiuno che si stava protraendo da più di un giorno)
pensò di eliminare un po' di gonfiore addominale con una bella scoreggia. La
forma d'onda sonora risentì dei contorni slabbrati dell'orifizio che l'aveva
originata assumendo una tonalità grindcore.
<<Come volevasi dimostrare>> osservò Armando. <<Sopra le scoregge si è
costruita la civiltà, altro che cazzi.>>
La dotta conversazione venne interrotta da un marinaio con un vassoio.
<<Signori ufficiali, la cena è servita.>> Il giovane appoggiò un pollo
arrosto già a pezzi al centro della tavola. Quindi uscì per ritornare subito
dopo con un boccale d'acqua ed uno di vino. <<Il cuoco mi prega di riferire
che domani, se si riuscirà a pescare qualcosa, potrebbe esserci del pesce.>>
<<Bene>> disse Armando, congedando il marinaio con un gesto. Afferrò dal
vassoio una coscia di pollo e cominciò ad addentarla.
<<Buona.>>
Seguendo una rigida regola gerarchica, fu il secondo a scegliere
successivamente il pezzo di pollo preferito: Gilberto prese la seconda
coscia.
<<Sì, buona.>>
Ulderico, scoglionato, prese un'ala. Vaffanculo, le cosce erano solo due e
se le pappavano regolarmente i superiori. Fece tuttavia buon viso a cattivo
gioco, dicendo: <<Anche quest'ala è buona.>>
Gli altri due assentirono.
Sotto il tavolo, Garzyna udì il suono triste del violino che andava sempre
in onda ogni volta che la storia zoomava sul suo volto sudicio, ingenuo ma
perverso perché corrotto da un'infanzia triste. Mentre scorrevano i titoli
di testa di una trasmissione sulle donne di strada, sponsorizzata dalla
Beva-Cola, ripensò a quella volta in cui sua madre l'aveva fatta prostituire
per la prima volta. <<Ragazza mia>> le aveva detto subito dopo essersi
scolata una bibita a base di gin, e nient'altro. <<Oggi ci verrà a trovare
un signore distinto, molto perbene, che ha comprato la tua verginità.>> Il
suono del violino si fece più intenso e le corde vibrarono proprio come
corde di violino. <<Cosa devo fare, mamma?>> aveva chiesto lei con gli
occhioni grandi e spalancati sull'abisso come gli occhi di tutti i bambini.
<<Ti dirà lui cosa devi fare. E tu fallo.>> La madre aveva stappato un litro
di ottimo whisky di seconda mano e se lo stava trangugiando. Era suonato
successivamente il campanello della misera abitazione: non din-don, non
plin-plon, non ring-ring, ma scratch-scratch. <<Che campanello schifoso>>
aveva detto il nuovo arrivato. Garzyna lo aveva osservato attentamente,
intimorita. Aveva le labbra esageratamente rosse, come truccate con un
rossetto, che stonavano con il pallore del volto, bianco come ricoperto da
un pesante strato di cipria. Anche la voce aveva un non so che di femminile.
Quell'uomo aveva comprato qualcosa che non aveva capito bene, ma era
qualcosa che avrebbe dovuto dargli lei. <<E' questa la ragazza vergine?>>
aveva domandato rivolto alla madre. <<Io no di certo.>> La madre certe volte
aveva un lugubre senso dell'umorismo ed anche in quella circostanza ne aveva
fatto sfoggio. Il cliente aveva messo una mano all'interno della giacca e
quando l'ebbe tirata fuori, aveva alcune monete chiuse in un pugno che aveva
gettato sul tavolo, sparpagliandole. Garzyna aveva intuito disprezzo nel
gesto, ma sua madre si era gettata sopra quei tondini lucenti di varia
circonferenza pensando mentalmente a quante bottiglie ci si sarebbero potute
comprare. Con le braccia gonfie e pelose aveva attirato le monete verso il
proprio seno, facendole sprofondare nel solco tra le tette. <<E' tua>> aveva
detto al cliente. <<Dove?>> aveva chiesto quello, guardandosi intorno. <<Sul
tavolo>> era stata la risposta. In un accesso di spirito materno e
protettivo, la madre si era alzata tintinnante dalla sedia ed aveva detto a
brutto muso all'uomo: <<Sono la madre, e che cazzo! Voglio controllare cosa
le viene fatto!...>> Il cliente era indietreggiato di un passo. <<Allora per
prima cosa voglio vedere la fica, se è veramente vergine.>> Aveva pensato:
oggi come oggi non ci si può fidare di niente e di nessuno. Giravano certe
fregature! Erano mesi che cercava una vergine per soddisfare la sua insana
passione e forse questa volta ne aveva trovata una, anche se bruttarella.
<<Garzyna!>> aveva ordinato la madre. <<Togliti le mutande e stenditi sul
tavolo, e allarga le gambe.>> Lei aveva obbedito. Doveva farlo. Doveva
obbedire a sua madre, perché se non l'avesse fatto quella si sarebbe
incazzata e sarebbe stata capace di farle mangiare il suo stesso sterco per
una settimana, com'era già successo in passato. Si era distesa quindi
facendo aderire la schiena al tavolaccio rugoso, sentendo sotto di sé il
viscidume dell'unto e del grasso. Erano almeno due settimane che la madre
non dava un colpo di spugna al tavolo, e considerato com'era ridotta la
spugna, era questo il motivo per cui il tavolino sembrava tutto sommato
sufficientemente pulito, almeno rispetto al solito. Le mutande se le era
calate con disinvoltura (fattore genetico, probabilmente) ed una volta
sdraiata aveva allargato le gambe. Il cliente aveva estratto un monocolo da
orologiaio da un taschino e l'aveva posizionato sull'occhio destro chiudendo
il sinistro. Con le dita gelide aveva sfiorato la fica di Garzyna, quasi
temendo di sciupare i petali di un fiore. Poi aveva scostato le labbra. <<L'
imene c'è, ma non sembra proprio intatto>> aveva detto. <<Come, come?>> era
insorta la madre accompagnata dal suono delle monetine nella scollatura come
le campanelle di babbo natale. <<La figliola è una santa, la carriera ancora
non l'ha intrapresa.>> Garzyna era diventata rossa come un peperone. Alcuni
giorni prima aveva giocato a ficchino-ficchino con Flaviano, un simpatico
vecchietto che in cambio le aveva dato due caramelle. Quando Flaviano le
aveva ficcato lentamente un dito medio lungo ed ossuto in fica prima ed in
culo poi (di qui i due dolci: due i buchi), aveva sentito un po' di dolore
ma non ci aveva fatto caso più di tanto, mentre la menta deliziosa si
scioglieva in bocca portandola per alcuni istanti in paradiso. Il cliente
aveva mugugnato. <<Ok, sembra effettivamente vergine>> aveva ammesso.
<<Allora forza, tira fuori l'attrezzo e falla secca, così la iniziamo alla
vera vita>> aveva detto la madre, euforica. <<Ma io voglio solo leccare, non
scopare.>> Era stata una rivelazione. Il cliente si era accostato con la
bocca ed aveva iniziato ad esplorare la periferia genitale. Dopo aver
indugiato sulla clitoride, era sceso giù scostando con la lingua i lembi di
carne, ed infine aveva penetrato Garzyna assaporando l'esiguo spessore del
diaframma che con la sua angusta apertura permetteva alla lingua di andare
appena oltre, e solo con la punta, per perdersi all'interno della cavità
vaginale a mezz'aria, agitandosi inutilmente ma percependo incredibili
sapori. E Garzyna aveva chiuso gli occhi. Appena al buio, un flash aveva
illuminato la scena ed aveva capito tutto: mentre sua madre beveva un
quartino di grappino morbido riciclato, aveva realizzato che il cliente non
era un uomo, ma una donna, che aveva desiderato leccare la fica di un'altra
donna non ancora deflorata, come in effetti lei era, a parte quel piccolo
episodio del ficchino-ficchino: una sorta di rapporto improprio, non vero
sesso, come era scritto anche nel celebre trattato in lingua inglese "The
stagist" scritto da Clinton-Lewinsky.
Il suono di violino non sfumò gradualmente, ma venne interrotto in modo
brusco da un rutto di Armando, che con la bocca piena sentenziò: <<A parte
le scoregge, la società moderna si basa anche sul rutto.>> Osservò la coscia
di pollo spolpata, quindi lanciò l'osso per terra. <<Vai a prendere l'osso,
corri!>> esclamò. Diede una pedata a Garzyna sotto il tavolo.
La fanciulla non ci poteva credere: un osso tutto per lei, con persino dei
filamenti di carne ancora attaccati!
Armando ruttò ancora e si versò un bicchiere di vino, che inghiottì
rumorosamente; si pulì la bocca ed i baffi con la manica della divisa. Altro
rutto. Osservò Garzyna che, accucciata in un angolo, stava rosicchiando come
un cagnolino. <<Avete visto come lavora l'osso, con quella boccuccia?>>
disse rivolto agli altri due. Con le mani prese un altro pezzo di pollo e
lanciò un altro osso verso l'angolo dove era acquattata Garzyna. <<Tieni,
troiona. Ciuccia anche questo.>> Si tirò fuori l'uccello con le mani sporche
di unto. <<E poi questo>> concluse mostrando il cazzo. <<Così questa sera,
con poca fatica rimedi cena e digestivo. Non sei contenta?>>
<<Grazie, signore.>>
<<Poi anche ai miei due sottoposti.>>
<<Sì, anche a me una pompa>> disse Ulderico, lanciando verso Garzyna gli
avanzi del piatto. <<Tieni, mangia e poi vieni a pagare il costo del
viaggio, del pernottamento e del vitto.>>
Anche Gilberto, dopo aver bevuto un boccale di vino ed aver fatto una
pernacchietta con le labbra per osservare le bollicine, tirò il piatto in
direzione di Garzyna. Ruttò. <<Poi anche a me>> disse. <<Un bel pompino, con
l'ingoio. Ti permetterò di bere il mio sperma, che contiene un sacco di
cellule vive, che fanno bene alla pelle.>>
Garzyna ringraziò.
<<Forza, adesso vieni qua>> esortò Armando. <<Lascia perdere gli ossi:
potrai portarli dopo nella tua stalla.>>
<<Grazie.>>
<<Vieni, accovacciati tra le mie gambe e spompinami così come fa Martha
Blower nel film "Una notte a Santa Esmeralda". L'hai visto?>> Ulderico e
Gilberto improvvisarono un coretto, la celebre colonna sonora del
lungometraggio: "Mitico ipnotico optical swing". Alle loro spalle si
materializzò una diapositiva che reclamizzava lo yogurt "Vera panna",
sponsor ufficiale. <<Lui, l'uomo, el gringo, come lo chiamavano gli amici,
ovvero el diablo, come lo chiamavano i nemici, alias tombeur de femmes, come
lo chiamava la moglie, convoca la sua concubina ufficiale, appena acquistata
per corrispondenza, dicendole: accovacciati tra le mie gambe, e leccami.>>
La musica "a capella" eseguita dal numero due e dal numero tre assunse
vertici espressivi di rara bellezza. Garzyna si infilò tra le gambe larghe
di Armando, con il cazzo a portata di bocca. Il comandante però proseguì:
<<Lei, la concubina, tira fuori una lingua a doppia carreggiata, che non
appena tocca il membro di el diablo si liquefà saldandosi a quello. Non si
capisce più dove finisce l'uccello e dove comincia la lingua. Resteranno
attaccati in quel modo per sempre, ed il mondo si stupirà della loro
passione.>>
<<Una storia stupenda!>> ammise Garzyna, spalancando gli occhi.
Armando sospirò, passandole le mani ancora unte di grasso di pollo tra i
capelli. <<Film così non ne fanno più, purtroppo. Ma adesso accostati, e
cerca di mettere un po' di poesia nel tuo pompino.>>
La fanciulla afferrò il pene per la punta e diligentemente cominciò a
leccarlo, dal basso in alto.
<<Sapete una cosa?>> disse il comandante rivolto agli altri due uomini, che
risposero: <<No.>>
<<Secondo me questa vacca che abbiamo ospite al posto del cavallo, che tanto
alacremente slinguazza il mio frenulo e titilla la mia cappella gonfia come
un tubero, sarà una grande attrattiva per quelli della prima classe.
Potremmo organizzare una visita allo zoo.>>
<<Bella idea>> convenne Ulderico. Si era eccitato e si stava masturbando.
Armando passò più volte le dita unte tra i capelli di Garzyna che, per
effetto dello sporco, rimasero dritti come se trattati con del gel.
<<Capitano.>> La voce di Gilberto sembrò quella campionata di Tito Stagno.
<<La passeggera a pagamento, insomma la troiona, non è molto fruibile così
accovacciata tra le sue gambe. Perché non si mette seduto sul tavolino, così
che io, appropinquandomi alle sue terga, potrei nel frattempo.>>
<<Ma sì>> acconsentì il comandante. <<Così tu te la scopi, in qualche modo.
E tu, Ulderico?>> chiese Armando cambiando posizione.
<<Io, capitano, preferirei masturbarmi e guardare>> rispose l'ufficiale in
seconda. <<Sento che mi uscirà una delle mie famose sborrate torrenziali, e
vorrei poterla mostrare alla zoccola.>>
<<Wow!>> esclamò Garzyna. <<Grazie.>> Si mise alla pecorina continuando a
spompinare il comandante. Gilberto le si accostò con in mano un barattolo di
ketchup piccante. Ne spruzzò una dose abbondante sul fondoschiena, ed
osservò il denso liquido rosso colare tra le natiche.
<<Voglio provare questa ricetta di Mayonnaise>> spiegò.
<<Su di me? Che onore!>> esclamò Garzyna.
Armando non poté evitare un certo disappunto. <<Se parli sempre, benedetta
donna, qua facciamo le calende greche.>>
Gilberto spalmò il ketchup con grande accuratezza tra le cosce di Garzyna.
<<Sembra mestruo>> commentò facendo un passo indietro ed osservando l'opera
con distacco critico.
<<Fa vedere, fa vedere>> disse affannosamente Ulderico. Tra le sue mani
abili di esperto onanista il cazzo era diventato una colonna di marmo con
capitello ionico. Gilberto allargò le chiappe della donna in modo da
mostrare il buco del culo pieno di salsa rossa e la fica conciata allo
stesso modo.
<<Adesso me la scopo>> annunciò Gilberto. <<Secondo me, il rumore sarà:
splosh!>>
Ulderico scosse la testa. <<Secondo me, invece, sarà: sbleach!>>
<<Sbagliate entrambi>> disse Armando. Lui, la ricetta di Mayonnaise, l'aveva
già provata. <<Mi ci gioco un quinto dello stipendio che farà: sguatch!>>
<<Allora vediamo. anzi sentiamo.>> Gilberto si accostò a Garzyna e dopo aver
fatto un paio di volte su e giù col culo per prendere la misura giusta, la
penetrò.

SFLACH!

<<Ricordavo male>> ammise Armando. <<Ma forse quella volta non fu col
ketchup, ma con la salsa tartara.>>
La regia optò per un primo piano sul suo volto. Sullo sfondo si accesero
dieci monitor giganti con la pubblicità dei profilattici da guerra e da
stupro "Wargasm".
<<Salsa o no, lei era comunque una tartara>> ricordò il comandante. <<Una
donna tozza e muscolosa, una di quelle indistruttibili, che non si lavano
mai ed hanno la pelle spessa mezzo centimetro. A quel tempo ero di stanza
presso la legione straniera. L'avevo imprigionata accerchiandola, da solo.
Si era arresa. Le puntai il fucile contro l'ombelico. Lei si denudò. Sul
ventre aveva un tatuaggio: vergine di guerra, c'era scritto. In inglese. Mi
eccitai; come dice Guccini si risvegliò in me la belva umana.>> Una lacrima
comparve all'angolo dell'occhio sinistro, ed un riflettore spot la fece
brillare a stella. <<Scoreggiai due o tre volte in segno di vittoria e la
violentai. Il rumore fu "sguatch-sguatch", è l'unica cosa che ricordo
nitidamente. Ma adesso, cari amici, lasciatemi sborrare allegramente. Sai,
ragazza, con la bocca lavori proprio bene.>>
<<Grazie>> disse in fretta Garzyna. Il cazzo del comandante vibrava, essendo
sul punto di esplodere. La puttana fece su e giù con la mano dando il via ai
fuochi d'artificio.
<<Oheahhhhohehhh!...>>
Armando quando veniva era solito cantare "Zombie" dei Cranberries. Garzyna
prese in volto tutto lo sperma. Alle sue spalle Gilberto intonò, con la voce
di Pavarotti, la romanza "Vengo, vengo". Poiché nei film porno gli attori
non sborrano mai dentro, l'ufficiale in seconda pensò bene di tirare fuori
il cazzo sfregandolo nel solco tra le natiche. La manovra è ben descritta in
parecchi manuali di sesso per casalinghe insoddisfatte e casalinghi
frustrati, ma anche nell'ultimo numero di "Marinai", rivista ufficiale degli
ufficiali. Un fiotto di caldo liquido seminale venne sputato a parabola
sulla schiena, ma il primo schizzo, di solito quello più potente, finì sui
capelli ad ultimare l'opera di insozzamento e consolidamento iniziata da
Armando con l'unto ed il grasso di pollo.
Ma il bello doveva ancora venire. <<Allontanatevi!>> avvertì Ulderico, con
il cazzo minacciosamente puntato verso la triade Armando-Garzyna-Gilberto. I
due ufficiali schizzarono via immediatamente, ben sapendo cosa sarebbe
successo di lì a pochi istanti, mentre Garzyna rimase sola a fissare, come
ipnotizzata, la cappella pulsante ed il movimento ritmico della mano di
Ulderico che faceva avanti-indietro, avanti-indietro, avanti-indietro.
<<Dio mio!>> urlò Garzyna cercando di proteggersi con le mani, quando venne
investita dal violento getto. Non per niente l'ufficiale era soprannominato
"sifone" dai colleghi. Le sue sborrate erano turbinose e durature. Dopo
trenta secondi, la sfigata fanciulla era ancora lì a proteggersi dal flusso
gelatinoso, colloso, appiccicoso e maestoso.
Poi, finalmente, ci fu una breve pausa. <<Adesso la fase due!>> annunciò
trionfante Ulderico.
Un secondo getto, ancor più violento e caldo del primo, si stampò sulla
figura nuda ed accovacciata di Garzyna, che non ebbe problemi a riconoscere
la natura del liquido. <<Ma questo è pisc.>> iniziò a dire, non riuscendo a
proseguire. La violenza del getto la sollevò da terra sbattendola contro la
parete di fondo. Vi aderì a braccia e gambe aperte assumendo la forma di una
X oppure, come notò Gilberto, che in passato era stato seminarista, l'
aspetto non proprio uguale di un cristo in croce od anche, come ebbe
impressione Armando, la sembianza dell'uomo di Leonardo. A pieno schermo l'
effetto del piscio che teneva sotto pressione il corpo di Garzyna era
bellissimo, al punto che la regia confinò la pubblicità di "Spuma d'Alga",
un bagnodoccia con sconto ed il 15% di prodotto in più, ad un rettangolo
minuscolo ritagliato in basso a destra. Sottoposta alla violenza della
pisciata, Garzyna sembrava voler urlare ma le corde vocali erano mute,
annegate dalle ondate di piscio, e la pelle (soprattutto sulle tette) si
affossava di volta in volta in punti sempre diversi come pressata da sottili
dita invisibili. <<Una energica sferzata di benessere>> recitò una voce
femminile fuori campo. <<Spuma d'Alga.>> Quando il flusso di orina cominciò
a perdere intensità, il riquadro con la pubblicità si allargò contraendosi,
al contrario, quello con Garzyna contro la parete. La fanciulla, venuta meno
la pressione della terribile pisciata, scivolò lentamente in basso finendo
col culo a terra.
Ulderico con malcelata soddisfazione rimise il cazzo dentro i pantaloni.
Appariva sollevato. <<Be'>> disse baldanzoso rivolto a Garzyna. <<Mi sembra
di averti fatto fare un'esperienza nuova, o no?>>
<<Grazie>> rispose lei, ancora frastornata. Barcollando si alzò in piedi.
Armando batté le mani. <<Marinai, forza! Bisogna pulire la sala ufficiali,
che fa schifo! Avanti!>>
La porta si aprì ed entrarono alcuni uomini, con in braccio un pesante tubo.
<<Forza!>> urlarono a qualcuno che era al di fuori della stanza. <<Aprite i
rubinetti!>>
<<Tu ferma lì!>> ordinò Armando a Garzyna. <<Sei lercia da vomitare. Adesso
ti diamo una bella strigliata.>>
Un getto d'acqua gelida investì la sfortunata fanciulla, sbattendola
nuovamente contro la parete di fondo. La durata di questa ennesima tortura
sembrò enorme. I marinai dovevano pulire per bene tutta la stanza ufficiali
e trattarono Garzyna alla stessa stregua del mobilio, delle pareti e del
pavimento. Quando fu il momento di far uscire l'acqua, il capitano diede
alcuni ordini secchi ed una grossa apertura si formò da una parte, essendosi
sollevata una specie di saracinesca. L'acqua confluì tutta in quella
direzione ed anche Garzyna venne trascinata. Scivolò, cadde nuovamente a
terra con il culo e piroettando su se stessa come una trottola uscì dalla
sala ufficiali. Intirizzita, si ritrovò sul ponte della terza classe. Si era
formato come un fiume d'acqua che terminava la sua corsa in mare. <<Dio
mio!>> pensò. Lontanissimo, il solito violino suonava. <<Finirò in mare, ed
addio.>> Invece, quando aveva già gli occhi chiusi pronta per il salto
finale, due robuste braccia la afferrarono in tempo. Aprì gli occhi e vide
per prima cosa il volto di Huber. <<Grazie! Mi hai salvata!>>
Il nostromo aveva le mani sporche di grasso, per aver toccato la catena dell
'ancora. <<Ho anche il tuo straccetto. Tieni.>> Porse a Garzyna la
vestaglietta lacera e contusa. <<Le mutande, però, non le ho trovate.>>
<<Grazie lo stesso, Huber, tanto non mi serviranno molto.>>
<<Ora mettiti qui alla pecorina e fammi chiavare. Poi vatti a riposare, che
mi sembri stanca>> osservò con fare paterno.
<<Sì Huber, farò come tu dici. Grazie.>>
Garzyna si mise alla pecorina allungando le braccia, dopo averle appoggiate
sulla balaustra di prua. Allargò le gambe. Huber aveva portato con sé un
mangianastri, appoggiato alla meglio dentro un salvagente arancione.
Tossicchiò: <<Un po' di romanticismo, che ne dici?>>
<<Grazie.>>
Con crudo realismo, un piano sequenza illustrò tutte le caratteristiche
tecniche dell'apparecchio, con il marchio ben in vista (sponsor ufficiale).
Si trattava di un DragonBlaster made in Korea, stereo, presa per cuffie
ergonomica, radio FM AM OC OL, pulsantiera servoassistita, rapporto S/N > 85
db, dolby sexy surround prologic, selettore automatico per il tipo di
nastro, antenna erettibile, antifurto, autoreverse, RDS, PVC, KGB, TTL, CIA,
WWF, CCD, 88 - 108 MHZ.
Dopo un'occhiata veloce al libretto di istruzioni, purtroppo solo in coreano
e vietnamita, il nostromo inserì una cassetta taroccata remasterizzata:
"Great Love Soundtracks". La voce melodiosa di una cantante si levò
leggermente distorta dall'economico altoparlante di plastica. Peggiorando l'
ascolto, Huber alzò a dismisura il volume. Garzyna conosceva bene quella
canzone: rivisse le emozionanti scene che aveva visto nei trailer trasmessi
dalla tv. Davanti a lei c'era solo l'oceano, che alitava in faccia il
profumo del salmastro ed il sapore dell'infinito, così come infinito avrebbe
dovuto essere il vero amore, quello che lei non disperava di incontrare,
prima o poi, magari proprio sul <TITOPIC>. Alle sue spalle, proprio come nel
film, un uomo le stava cingendo i fianchi. le somiglianze però finivano lì.
Huber le aveva passato la mano sporca di grasso tra le cosce; aveva poi dato
due o tre pennellate con l'uccello, un po' per farselo drizzare ed un po'
per saggiare l'effetto dell'unto. Entrambi i fori gli parvero cedevoli ed
accessibili per cui, proprio nel momento del crescendo musicale, diede un
formidabile colpo di reni e trafisse la puttana, senza chiedersi in quale
dei due buchi fosse entrato: a giudicare dalla sensazione, doveva essere
quello del culo. In breve però il piacere prese il sopravvento sul
raziocinio, nonostante il Q.I. pari a 78, e dimenandosi in modo forsennato
si condusse al cospetto dell'oblio finale.
<<Sei proprio una grande vacca>> si complimentò sfilandosi. Un dito sul
tasto stop e la musica si interruppe.
Garzyna ringraziò: <<La colonna sonora è stata bellissima, Huber>> disse.
Il nostromo mise l'apparecchio sottobraccio e salutò. <<Ci vediamo domani.
Buona notte.>>
<<Grazie, anche a te.>>
Il sole stava tramontando disegnando arabeschi sulla cresta delle onde.
Garzyna indossò la misera vestaglietta cercando di coprirsi il culo con la
sottanella molto corta. Tornò silenziosa verso il proprio giaciglio.
Dalla prima classe, un impianto oligofonico sperimentale stava trasmettendo
la melodia di "Be sure I'm your bitcha". La voce roca ma suadente di Timma
Robertson giunse netta e percepibile alle orecchie non troppo raffinate di
Garzyna, nonostante dalla seconda classe provenissero le note di una
roccabilly band: "The St. Louis Pilgrims Orchestra". Il brano, "What an
happy do", mise una certa allegria addosso alla sfigata fanciulla; allegria
che però sparì immediatamente non appena ebbe aperto la porta del proprio
giaciglio. Un misero pagliericcio l'attendeva sul nudo pavimento, e
cominciava a fare freddo. Si strinse tra le sue stesse braccia e si coprì
alla meglio con la paglia.
Dormiva da appena un paio d'ore, quando fu svegliata bruscamente da un
violento getto d'acqua. <<Ancora!>> pensò incredula, senza riuscire a
parlare. L'acqua gelida le mozzò il respiro nel petto impedendole di
fiatare. Alzò le braccia.
<<Fermi!>> disse una voce. Finalmente l'idrante smise di vomitare liquido.
<<Chi è là?>>
<<So. sono Garzyna>> rispose la fanciulla rabbrividendo per il freddo. <<Ma
voi. voi chi siete? Cosa volete?>>
<<Siamo gli addetti alla pulizia del cavallo>> rispose la stessa voce. Una
torcia elettrica si accese ed un uomo illuminò Garzyna con un fascio di
luce. <<Cosa ci fai qui?>>
<<Il. il cavallo non c'è>> spiegò Garzyna battendo i denti. <<Questa è la
mia cabina.>>
<<La tua cabina? Ah ah, ma questa è una stalla!>> rise l'uomo. Anche gli
altri risero. <<Come mai ti hanno messo qui?>>
<<Non avevo soldi, quindi mi sono potuta permettere solo questo posto>>
rispose la fanciulla.
<<E quanto ti fanno pagare, per questo posto?>>
<<Sono una puttana, e pago in natura.>> Di cosa avrebbe dovuto vergognarsi,
seconda parte? Sua madre sua nonna eccetera, insomma la tradizione di
famiglia era la prostituzione.
L'uomo che impugnava la torcia la illuminò dalla testa ai piedi. Il consueto
violino triste si udì in sottofondo. Le parole in sovrimpressione scorsero
da destra a sinistra.

.VIOLATA, UN'INFANZIA SOPRATTUTTO NUDA EMERGE DAGLI OCCHI DI QUESTA
FANCIULLA, ORMAI MAGGIORENNE. UN'INFANZIA INFELICE, .

<<Mi chiamo Joe, e sono l'ufficiale sanitario>> si presentò l'uomo con la
torcia, tendendo la mano. <<Tu non puoi vivere qui, in una stalla. Il
regolamento di bordo lo proibisce.>> Si guardò attorno: <<Ma non c'è neanche
una lampadina, cazzo?>>
<<Probabilmente al cavallo non sarebbe servita>> commentò una voce alle sue
spalle.
Joe rivolse il fascio di luce contro il proprio volto, che si arricchì di
ombre grottesche. <<Ascolta ragazza. Per il tuo bene.>>
<<Grazie>> disse Garzyna.
<<Sarei costretto a fare rapporto e farti gettare in mare, come zavorra non
registrata.>>
<<Povera me!>> piagnucolò la fanciulla.
<<Però, siccome sono un tipo compassionevole, potrei chiudere un occhio>>
proseguì Joe. <<Sempre che tu sia disposta a collaborare.>>
<<Oh sì! Grazie!>>
<<Potrei fingere che tu sia in effetti il cavallo, o meglio la cavalla.>>
Il volto di Garzyna si illuminò: <<Potrei, semmai, fare la vacca? Mi riesce
meglio.>>
<<Ok>> disse Joe ad uno dei suoi uomini, che aveva un pesante brogliaccio in
mano. <<Registra la presenza di una vacca a bordo. Spogliati>> ordinò alla
puttana. Non appena fu nuda, Joe le mise un dito in bocca per osservare la
dentatura.
<<Dentificazione tipica di una giumenta di venti anni>> dettò.
<<Den-ti-fi.>> ripeté quello col brogliaccio, scrivendo.
<<Gengive ben sanguificate.>>
<<Gen-gi.>>
<<Ora, ragazza, mettiti a quattro zampe proprio come una vacca.>>
Garzyna obbedì. Joe le mise un dito in culo. <<Ano dilatato>> dettò.
<<A-no di-.>>
L'ufficiale sanitario infilò quattro dita della mano destra nella fica della
puttana. <<Temperatura della vagina tipica di una vacca veramente vacca>>
osservò.
<<Tem-pe.>>
<<Per cui si conclude che la bestia in questione.>>
<<.stio-ne.>>
<<.gode di buona salute e può continuare il viaggio.>>
<<.gio.>>
<<.purché se ne stia chiusa nella stalla e non si mischi né con l'equipaggio
né con i passeggeri.>>
<<.ge-ri. Punto.>>
<<Povera me!>> si lamentò Garzyna. <<Sarò costretta a stare sempre chiusa
qua dentro!>>
Joe scosse la testa. <<Ma no!>> esclamò. <<Ascolta, ragazza mia. Sei vestita
con una vestaglietta misera e lacera, per giunta tutta bagnata. Hai del
grasso tra le cosce. Non porti le mutande.>>
<<Le ho perse>> spiegò Garzyna.
<<Ecco, non è da tutti perdersi le mutande e per giunta non averne un altro
paio di ricambio.>>
<<Povera me!>> ripeté la fanciulla.
<<Te lo dico io cosa devi fare>> suggerì Joe. <<Appena puoi, abbandona la
terza classe e vai in seconda. Cerca qualche cliente che ti ospiti in
cabina, ti dia dei soldi eccetera.>>
<<Eccetera?>>
<<Insomma, trova qualcuno che ti paghi adeguatamente per ciò che sai dare.
Sempre che tu sappia dare qualcosa di valore.>> Joe tirò fuori l'uccello.
<<Ragazzi>> disse ai sottoposti che erano alle sue spalle. <<Tirate fuori i
cazzi che ci facciamo spompinare dalla vacca.>>
<<Hurrà!>>
<<In questo modo>> proseguì l'ufficiale sanitario <<potremo darti un
giudizio sulle tue prestazioni, e suggerirti un prezzo di mercato. Non sei
contenta?>>
<<Grazie>> disse Garzyna, mettendosi in ginocchio in modo da stare con la
bocca all'altezza giusta.
<<Allora forza>> incitò Joe dirigendo il fascio di luce sul proprio cazzo.
La puttana si avvicinò ed illuminato dall'alto il suo volto parve ideale per
pubblicizzare "L'urlo dello sciacallo - La mano assassina è tornata", film
horror splatter demenzial-ironico.
La lingua di Garzyna saettò e come ebbe saettato, il membro di Joe acquisì
consapevolezza del proprio esistere.
<<L'inizio è da sei>> commentò severo l'ufficiale sanitario.
<<Grazie>> disse la fanciulla.
<<Parla poco e lavora, sennò ci facciamo notte>> ammonì Joe analogamente a
quanto aveva fatto poche ore prima Armando, il comandante. Garzyna non se lo
fece ripetere e slinguazzò alacremente. Intorno alla cappella Joe era pieno
di smegma. <<Già che ci sei, vaccona, dai una bella ripulita all'ambiente.>>
Gli altri uomini, in attesa con i cazzi sfoderati, risero di gusto.
<<Una vecchia baldracca che conobbi in un bordello di Pisa>> raccontò Joe
con voce sognante, <<mi confidò una volta, dopo che eravamo entrati in
confidenza, che il mio smegma ha il sapore del gorgonzola.>> Garzyna fece
cenno di sì con la testa. <<E sembra che questa caratteristica>> continuò
Joe <<sia genetica. Gorgonzola mio padre, gorgonzola mio nonno...>>
<<E groviera tua moglie!>> scherzò qualcuno.
L'ufficiale sanitario sborrò con una strana piega sulla bocca. <<Ah. ah. Sei
stato tu, vero, Floriano? E' tua questa battuta cretina, vero?>> domandò
ritraendosi col bacino ed allacciandosi la pattuella.
<<E' stata solo una battuta, Joe. Non ti incazzare>> disse la stessa voce.
<<Floriano, sai che non amo questo tipo di umorismo. E se io parlassi di tua
nonna, del suo rapporto lesbico con la fantesca?>>
<<Fai un po'.>> Floriano scosse le spalle, mentre Garzyna era passata a
lavorare di labbra e lingua sulla sua cappella.
<<Adesso, per farti capire quanto sei stato stronzo, rovinerò il tuo orgasmo
così come tu hai rovinato il mio, raccontandoti di tua nonna e di come
lesbicava con la fantesca>> minacciò Joe. <<Dovete sapere tutti che alla
nonna di Floriano piacevano le altre donne.>>
<<Ma sì, ma sì. lo sanno tutti, è scritto nel mio pidigrì>> si difese
Floriano. <<Ah.>> (un'abile mossa di Garzyna lo costrinse a deglutire),
<<forse non.>>
<<Capisci adesso quanto sei stato stronzo, con la battuta su mia moglie e
sul groviera?>> insistette Joe, pervicace. <<Dunque, tua nonna aveva
insistito tanto con tuo nonno affinché assumesse una filippina come
collaboratrice domestica, tale Mae Wong Ho, per le amiche semplicemente
Genoveffa. Io la chiamerò d'ora in avanti Ho.>>
<<Ma per piacere!...>> sbottò Floriano torcendosi per il godimento sotto l'
effetto delle lappate esperte di Garzyna.
Ma Joe sadicamente proseguì: <<Giusto per farti capire quanto sei stato
stronzo, caro mio, mica per altro. Dunque, Ho in realtà era da mesi l'amante
della nonna di Floriano, e la vegliarda aveva pensato, con quell'abile
mossa, di portarsi la femmina dentro casa in modo da poter fare sessantanove
su sessantanove alla faccia del marito.>>
<<Ideale.>>
<<Ideale cosa?>>
<<Ideale era il nome di mio nonno>> precisò Floriano. Nel frattempo era
venuto e Garzyna aveva ingoiato tutto lo sperma, passando senza pausa al
cazzo numero tre, quello di Merlano.
<<Be', ci sei riuscito>> disse Floriano. <<Ehi Joe>> canticchiò, <<hai reso
la mia sborrata aspra e poco piacevole. Ora penso che dovremo fare la stessa
cosa con Merlano.>>
<<Oh no!>> disse questi. <<Che c'entro io? Lasciatemi sborrare in santa
pace.>>
<<Dunque.>> rivangò Joe. <<Se non ricordo male, nel suo pidigrì si narra di
un suocero omosessuale.>>
<<Aaaaah!>> si lamentò Merlano, fingendo uno sbadiglio. <<Che palle questa
storia. Ho spiegato un sacco di volte come Angelo, mio suocero, abbia in
realtà ottenuto il certificato di "absolutely ethero" superando l'esame
previsto dal decreto ministeriale numero centoventotto, del 18 settembre
1956.>> Mentre stava parlando Garzyna, oltre a percorrere su e giù con la
mano il membro eretto, mordicchiava allegramente i coglioni con tenera
audacia.
<<E che sarebbe questo decreto?>> indagò Joe, curioso come un pollo che si
accosta ad una nuova pollastra.
<<Il candidato viene chiuso, completamente nudo, al buio, in una stanza con
un grande materasso e quindici volontarie femmine, anche loro completamente
nude.>>
<<Caspita!>> esclamò Garzyna.
<<Figliuola, non fermarti con la lingua e parla poco, altrimenti stiamo
freschi>> disse Merlano con tono lamentoso. Rivolto agli altri, così
continuò: <<Tutti e sedici, ovvero il candidato e le quindici volontarie,
vengono chiusi dentro a chiave dal segretario comunale alla presenza di un
notaio. Torneranno ad aprire la porta solo dopo sei ore.>>
<<E che succede, alla fine?>>
<<Alla fine, le quindici volontarie si riuniscono in sede plenaria ed
emettono un verdetto, ovvero stabiliscono a tutti gli effetti di legge se.
eh. eh.>>
Garzyna aveva ingoiato il cazzo di Merlano sino a fargli strimpellare le
corde vocali e gli stava strizzando i coglioni a mo' di pompetta. L'effetto
fu devastante sull'addetto alla manutenzione e pulizia del cavallo.
<<.Insomma>> disse quando si fu ripreso: <<all'unanimità le volontarie,
scelte tra le più laide volgari e sessualmente attive della cittadinanza,
stabilirono che Angelo, mio suocero, era assolutamente eterosessuale. Per
cui finiamola con questa storia.>> Merlano fece rientrare il cazzo in garage
e si abbottonò la patta. <<In ogni caso, se il tuo scopo era quello di
rovinare anche il mio orgasmo, ci sei riuscito. Complimenti.>>
<<Volevo solo farvi capire quanto sia stata poco opportuna la battuta su mia
moglie groviera>> insistette Joe. <<Adesso siamo pari, ed amici come
prima.>>
I tre fecero per andarsene.
<<Ehi Joe!>> canticchiò Garzyna. <<Ma la valutazione di mercato, me la date
o no?>>
Joe allargò le braccia, allontanandosi. <<Ma come facciamo? Il risultato è
stato falsato dalle battute cretine di.>>
I tre sparirono alla sua vista, dileguandosi tra le ombre sul ponte e
dissolvendosi tra le spire di una leggera foschia che era calata improvvisa.
Tremante per il freddo, con la vestaglietta bagnata e perciò inutilizzabile,
con la stalla non più abitabile essendo la paglia annegata in un mare d'
acqua, la sfigata fanciulla, completamente nuda, decise di tentare l'
avventura e di salire i gradini che l'avrebbero condotta alla seconda
classe, da cui provenivano le note di una celebre canzone di liscio: "Il
valzer va bene ma non pestarmi i piedi, honey" degli "It's good but so am I"
, un gruppo anglosassone con un trascorso heavy metal. Una zoomata sul ponte
inquadrò Garzyna a pieno schermo: aveva trovato un sacco di juta e con mezzi
di fortuna stava cercando di aprire tre buchi, uno per la testa e due per le
braccia. Non fu il solito suono di violino ad accompagnare la scena; al
contrario, una musichetta allegra avvertì che al "Magazzino dello Sconto" i
prezzi erano così bassi, ma così bassi, che il fatto di andare in giro nudi
poteva essere giustificato solo come libera scelta. Garzyna tese le
orecchie: le era sembrato di aver udito qualcosa parlare di abbigliamento.
Si infilò nel sacco e, rimediata una corda, la strinse in vita come una
cintura.
A metà della scala di ferro che conduceva alla seconda classe, c'era un
cancello chiuso a chiave con una persona di guardia.
<<Buon giorno>> salutò Garzyna, cercando di apparire il più cordiale
possibile.
<<Buona notte>> la corresse l'uomo di guardia. Con una pila elettrica
illuminò la fanciulla nel sacco. <<Chi sei? Cosa vuoi?>>
<<Vorrei fare un giro nella seconda classe.>>
<<Perché?>>
Garzyna si strinse nelle spalle. <<Sono una puttana, e magari potrei trovare
qualche buon cliente.>>
L'uomo di guardia aprì il cancello per osservare con più comodità la propria
interlocutrice. <<Così tu saresti una puttana? Vestita così, con un sacco,
come una pezzente?>>
<<Sì.>>
<<Ho sempre creduto che le puttane guadagnassero molto>> spiegò l'uomo,
accigliato.
<<Ecco. io.>> Garzyna si passò la lingua sulle labbra cercando le parole
giuste. <<In effetti, mi sto riposizionando sul mercato. Un'errata
valutazione di marketing ha fatto sì che, sino al momento attuale, io abbia
sottostimato il prodotto. Ora, il mio interesse per la seconda classe
consiste proprio in questo tentativo.>>
<<Capisco>> mentì l'uomo. La illuminò nuovamente dalla testa ai piedi.
<<Fisicamente non sei bella, ma neanche proprio brutta.>>
<<Grazie.>>
<<Potrei anche farti passare, ragazza mia, ma dovresti corrompermi, perché
il regolamento.>>
Garzyna scosse la testa. <<Al massimo potrei farti una sega, se ci metti
sopra cinque monete.>>
<<Cinque monete per una sega. Un po' troppo, figliuola. Facciamo così: tu ti
metti alla pecorina e ti lasci scopare. Io poi fingo di addormentarmi e ti
lascio salire in seconda. Oppure, se vuoi che ci metta sopra anche qualche
soldo, poiché io sono un amante del buco del culo, dovresti lasciarti
inculare.>>
<<Dieci monete ed affare fatto>> propose Garzyna. <<Pagamento anticipato.>>
Tese la mano e l'uomo vi lasciò cadere dieci monete.
<<Come ti chiami?>>
<<Garzyna.>>
<<Io Michele. Avanti, mettiti in qualche modo alla pecorina e porgi in modo
adeguato il culo.>> L'uomo tirò fuori il cazzo e cominciò a massaggiarlo.
Passò un dito sul buchetto della puttana. <<Uhm. è abbastanza dilatato, ma
anche piuttosto secco. Ci vorrebbe un lubrificante.>>
<<Huber fa con il grasso della catena.>>
<<Il nostromo? E' passato anche lui da queste parti?>> chiese Michele
divertito. <<Senti Garzyna, fai la brava: siccome io non posso abbandonare
questo posto sino alla fine del mio turno, vai tu sino alla prua e spalmati
un po' di grasso sul culo. Per benino, mi raccomando: non solo fuori e tutto
attorno, ma anche dentro. Infilati due dita unte di grasso e fai su e giù
quattro o cinque volte. Poi torna qua. Ricordati che ti ho pagato in
anticipo!>>
<<Non c'è problema>> disse Garzyna, partendo. <<Figurati se rinuncio ad
andare in seconda.>> Si recò velocemente sino alla prua dove, di fronte all'
oceano maestoso ed infinito, era stata più volte insieme ad Huber. Passò una
mano sulla solita catena e la ritrasse piena di grasso. La osservò con
attenzione: faceva proprio schifo. Annusò: anche l'odore non era buono.
<<Signora Garzyna.>> mormorò una voce.
La sfigata fanciulla si voltò e vide emergere da un cono d'ombra un marinaio
dall'aspetto infantile. <<Chi sei?>>
<<Mi chiamo Esperandio Aldegonzo de Maestrar, per gli amici semplicemente
Gonzo.>> Il giovane con fare rispettoso si tolse il berretto. <<Ero qui
sperando di vederla arrivare.>>
<<E cosa vuoi da me?>>
<<Ecco, signora.>> spiegò imbarazzato Gonzo. <<Non sono mai stato con una
donna, essendomi limitato alle seghe. Insomma, al mio paese nativo ho una
fidanzatina, Arabesca Gonzales de Patagogna, ma sono ormai tre anni che non
la vedo più. Le ho chiesto la prova d'amore, ma mi ha risposto che me l'
avrebbe data la volta successiva che ci saremmo visti. Quindi, a parte un po
' di petting pesante, in realtà neanche troppo pesante, almeno credo, io non
l'ho mai messo dentro ad una donna, e sto vivendo questa mancanza in modo
pericoloso per la mia autostima e per la mia integrità psico-fisica, come mi
ha spiegato il prof. Mannehimer del reparto di sanità mentale d'ausilio e d'
appoggio per il personale di bordo.>>
<<Caspita>> commentò Garzyna.
<<Ieri sera ho avuto una polluzione notturna torrenziale. Ho sognato mia
madre.>>

. (jingle) la la la la la la la .
Astrid Ausonia Ildebranda De Spincalonca, per tutti Ginetta, chiamò il
figlio dinanzi a sé. <<Figliolo, ora ti farò una magia.>>
Gonzo deglutì. In paese tutti dicevano che sua madre era una strega, ma lui
non ci aveva mai creduto. <<Che magia, mamma?>>
<<Spogliati completamente nudo, figliuolo, e poi chiudi gli occhi.>>
<<Nudo ma proprio nudo, mammina?>>
<<Non ti vergognerai di tua madre, Gonzo!>> Lo sguardo di Ginetta si era
fatto penetrante. <<La vuoi o non la vuoi la magia?>> domandò a bruciapelo,
allungando una mano e toccandogli la patta dei pantaloni.
<<Mi spoglio>> decise Gonzo. Si tolse prima il maglioncino quello ad
arabeschi stilizzati grigietto con il logo "Pentecoste" griffato in oro,
quindi la camicia "Pollo-frit" con le iniziali in basso a sinistra,
successivamente la maglietta della salute "Dr. Rauko" di cotone dentro e
lana fuori. Si tolse poi i jeans "Levati's" invecchiati artificialmente
stone-washed scoloriti e sdruciti, le scarpe boat-shoes di vero cuoio con
rifiniture di gomma bianca, i calzettoni "Long life - King size" in filo di
scozia, verdi. Dopo una breve esitazione, sfilò anche le mutande rosse
"Ultimo Baluardo" a doppia cucitura.
<<Ora chiudi gli occhi, figliolo>> invitò Ginetta. <<Non aprirli per nessun
motivo.>>
<<No, mammina.>>
<<Giuralo sulla buon'anima di tuo padre, Augusto Pretorio Alfonso De
Maestrar.>>
Gonzo alzò la mano destra e giurò. Attese quindi, emozionato, gli eventi.
Quale sarebbe stata la magia di sua madre? Ma allora era veramente una
strega, come dicevano in paese?
Per prima cosa, ebbe la sensazione di una mano abile che gli stesse
massaggiando l'uccello. L'illusione era perfetta. Un'alta marea di piacere
gli accese il ventre.
La seconda magia fu ancora più efficace, se possibile. L'impressione era
quella di un qualcosa di saettante, consistente eppure morbido, che gli
carezzava la cappella. Rimase senza fiato per lo stupore e per il
caleidoscopio di piacevoli vibrazioni. Un mugolio gli sfuggì dalla chiostra
dei denti alla terza portentosa magia. Il cazzo sembrava essere stato
circondato da un ambiente umido, caldo, morbido, vorace. Venne copiosamente.
Il realismo della magia si spinse a tal punto da fargli sentire qualcuno
davanti a lui che deglutiva con affanno.
<<Ora puoi aprire gli occhi, figliolo.>>
<<Mammina, hai della saliva che ti esce da un angolo della bocca.>>
Ginetta si pulì con la manica del vestito. <<Dimmi, ti è piaciuta la
magia?>>
<<Molto. Quando ne facciamo un'altra?>>
. la la la la la la la la la (fine jingle).

<<Che sogno bellissimo!>> disse Garzyna, mettendosi alla pecorina. Avanti a
sé il salmastro, l'oceano potente eppure tranquillo. La colonna sonora
sbocciò potente e melodiosa dal silenzio.
<<La ringrazio tanto>> proferì Gonzo tirando fuori il cazzo ed infilandolo
senza difficoltà nella fica della puttana. <<Finalmente colmerò questa
lacuna.>>
<<Figurati, grazie a te che mi hai regalato un sogno così bello.>>
<<Sei molto generosa, Garzyna>> constatò il marinaio, cominciando a muovere
il bacino. <<Perché sei venuta qua? Avevi un appuntamento con qualcuno?
Forse il nostromo?>>
La sfigata fanciulla scosse la testa in segno di diniego. <<Mi serviva un po
' di grasso.>>
<<Il grasso della catena?>> Gonzo l'aveva vista passare la mano sull'argano.
<<Per farci cosa? E perché sei vestita solo con un sacco che ti fa da
casacca?>>
<<Devo andare in seconda classe. Anzi, non è per metterti fretta, però io
avrei un appuntamento.>>
<<E tu pensi>> chiese Gonzo <<di avere il look giusto per la seconda classe,
sporca di grasso e ricoperta da un sacco di juta?>>
Invece di rispondere, Garzyna con grande abilità diede un colpo da cubista
all'indietro con le pelvi. Il giovane marinaio dal nome chilometrico non
resistette e sborrò contro la propria volontà. <<Alma de la mi segnora!>>
esclamò chiudendo gli occhi e trasalendo mentre i muscoli delle gambe si
irrigidivano ed i piedi si inclinavano sulla loro stessa punta. <<Madre de
dios.>> Si fece tre volte il segno della croce.
Amorevolmente Garzyna gli pulì la cappella con la lingua. <<Ora devo andare.
Ti lascerei volentieri una scarpina, ma come vedi non ne ho.>>
<<Sarai ugualmente e per sempre la mia principessa>> disse lui vedendola
andare via.
Non appena non fu più visibile a Gonzo, la puttana passò la mano sporca di
grasso tra le chiappe. Introdusse il dito medio nel proprio sfintere
muovendolo su e giù, fermandosi solo quando il movimento le parve fluido e
senza eccessivi attriti. Michele la attendeva impaziente a metà della scala
che conduceva alla classe superiore.
<<Ce ne hai messo di tempo!>> commentò vedendola arrivare. <<Tra un po'
facciamo giorno. Ti sei preparata?>>
<<Certo>> rispose Garzyna, sistemandosi alla pecorina.
<<Senti, così non va bene>> disse l'uomo. <<Ti sei messa con le ginocchia su
uno scalino più basso di quello su cui hai appoggiato i gomiti. Come
pretendi che io riesca ad incularti? Mettiti al contrario.>>
<<Così?>> domandò Garzyna dopo essersi girata. Ora il suo culo era ben
rivolto in alto.
<<Ottimamente>> ammise Michele. Si sfilò completamente i pantaloni e gli
slippini rossi di due capodanni prima, e si mise a cavalcioni sopra il corpo
della sfigata fanciulla, stringendone i fianchi con le cosce, alla
cavallerizza. Puntò il cazzo contro il buco del culo ed entrò agevolmente.
<<Fai qualche contrazione sfinterica, ti prego>> disse.
Questa cosa strana, della contrazione sfinterica, Garzyna era la prima volta
che la sentiva. <<Di cosa si tratta?>> domandò.
<<Ma guarda tu se devo essere io a fare il tuo aggiornamento professionale>>
commentò Michele, muovendosi lentamente avanti ed indietro col bacino.
<<Ti prego ti prego ti prego!>> insistette Garzyna.
<<Bene, se mi restituisci le dieci monete che ti ho dato, e che alla luce
delle tue scarse conoscenze erotiche sono effettivamente troppe, ti
insegnerò l'arte sofisticatissima di dare via il culo provocando il massimo
del piacere>> propose l'uomo. <<Ci stai?>>
<<Grazie.>>
<<Allora, concentrati ed ascolta attentamente le mie parole. Pensa ai
movimenti spontanei che fai all'atto della defecazione.>>
<<Professo', mi sa che qua ci ho bisogno di parecchie ripetizioni>> disse
Garzyna sconsolata.
<<Quando caghi>> precisò Michele.
<<Ecco, professo', sarebbe bene usare un linguaggio semplice con me,
altrimenti non afferro.>>
<<Concentrazione!>> intimò il professore affondando il cazzo nel culo.
<<Pensa ai movimenti della muscolatura interna quando fai la cacca. Tu hai
uno stronzo in culo e lo vuoi espellere.>>
<<Sì, ci sono.>>
<<Il mio cazzo nel tuo culo è lo stronzo.>>
<<Non mi permetterei mai, professo'!>>
<<Silenzio! Esegui il movimento.>>
Garzyna corrugò la fronte e si sforzò.
Michele sentì lo sfintere della sfigata fanciulla esercitare una spinta
verso l'esterno, come per sputare il cazzo. <<Molto bene, brava. Adesso
viene la parte più difficile. Sei pronta?>>
<<Sì, professo'.>>
<<Adesso dovresti fare il movimento inverso, ovvero succhiare con il culo.>>
<<Professo', e come si fa?>>
<<Contraendo la muscolatura interna delle viscere, si può fare. Muovi lo
sfintere come se volessi risucchiare nel profondo del tuo corpo lo stronzo,
ovvero il mio cazzo. Oh!...>>
<<Andava bene, professo'?>> domandò Garzyna, speranzosa. Aveva abbozzato un
timido risucchio ma non era sicura che fosse proprio l'azione di cui stavano
parlando.
<<Mo. molto bene>> giudicò Michele, che non si aspettava un così pronto
apprendimento da parte dell'alunna ed era stato colto di sorpresa, perdendo
quasi il controllo dei canali spermatici. <<Adesso, ragazza mia, non devi
fare altro che alternare i due movimenti, quello di risucchio e quello di
espulsione.>>
<<Lenta o veloce, professo'?>>
<<Lenta, benedetta figliuola. Lenta.>>
Garzyna contrasse le chiappe e, concentrandosi al massimo, aspirò il cazzo
verso un punto ideale all'interno del proprio corpo.
<<Ah. ahhhhh.>> esalò Michele.
Successivamente la sfigata fanciulla rilasciò la muscolatura lasciando che
la stessa, seguendo la sua naturale inclinazione, esercitasse una spinta
repulsiva verso l'esterno.
<<Mmmm.>> mugolò l'uomo. <<Cazzo se ci sai fare!>> Esplose una sculacciata
su una chiappa e cominciò a pompare come un forsennato.
<<Professo', già finita la lezione?>>
<<Scusami Garzyna>> disse Michele tirando via l'uccello, <<ma ad un certo
punto non ho più resistito e sono stato costretto a sborrare. Merito tuo.>>
<<Grazie.>>
<<Adesso, se vuoi ridarmi le dieci monete per l'aggiornamento
professionale.>>
La sfigata fanciulla si era cucita nella parte interna del sacco una specie
di tasca, usando un fazzoletto per il naso che aveva trovato in un bidone
della spazzatura. Infilò una mano nella scollatura, ammesso che potesse
chiamarsi tale, cosa messa in dubbio nel corso di un aspro dibattito tra il
rappresentante dei genitori cattolici ed il sottosegretario alla cultura On.
Baccatosta, ed impugnò le dieci monete.
<<Ecco>> disse porgendole a Michele. Si strinse nelle spalle.
<<Probabilmente non sono molto brava a fare affari.>>
<<Ti auguro miglior fortuna in seconda classe>> fece l'uomo, mettendosi il
danaro in tasca e scostandosi in modo da lasciarla passare.
<<Grazie, professo'>> salutò Garzyna zompettando verso il piano superiore.
Era notte fonda, e sul ponte della seconda classe non c'era anima viva;
almeno così sembrava ad un primo sguardo. Un vento gelido spirava sferzante
e maledetto, tuttavia una ripresa dal basso effettuata con ottica
grandangolare spinta rese epica la scena, accompagnata da una musica
trionfale di sottofondo. Tutto il mondo connesso poté vedere i piedi nudi di
Garzyna, violacei, abbandonare gli ultimi gradini della scala e posarsi sull
'ambito suolo di legno della seconda classe, e se al posto del legno ci
fosse stata la sabbia, nella mente di tutti sarebbe rimasta impressa l'
impronta del piede, rendendo la citazione felliniana assolutamente perfetta.
Sentito un rumore, Garzyna si voltò di scatto. La visibilità era ridotta a
pochi metri in quanto, nonostante il vento freddo, da più punti della nave
si sollevavano nuvole di vapore. Ebbe la sensazione che ci fosse qualcuno a
spiarla, senza volersi far vedere a sua volta. Scrutò con apprensione.
Dietro una colonna di fumo e nebbia vide per un attimo una figura in piedi,
stranamente vestita, con due antenne sulla testa ed un pacco su una spalla.
Per un istante brillò una lucina rossa, poi la visione scomparve.
<<Ehi! Pssst!>> sibilò una voce.
Garzyna si guardò intorno, spaventata. La seconda classe era ricca di
sorprese, diversa da come l'aveva immaginata.
<<Chi è?>> domandò con voce tremante.
<<Non avere paura>> disse la stessa voce. <<Guarda qua.>>
La sfigata fanciulla vide una porta socchiusa da cui si affacciava un volto
corredato da una lunghissima barba. <<Vieni dentro>> disse l'uomo,
accompagnando la frase con un gesto della mano. <<Non senti freddo?>>
Domanda retorica: la ragazza era un ghiacciolo.
Garzyna corse in direzione dello spiraglio di luce. Pochi passi e quando fu
proprio lì avanti, la porta si spalancò inghiottendola e richiudendosi alle
sue spalle. Il tepore di un ambiente finalmente caldo e confortevole la
carezzò dolcemente. La cabina era non molto grande ma ben illuminata, e
piacevolmente arredata. La sfigata fanciulla spalancò gli occhi: <<Che
bello!>>
<<E' la peggiore delle cabine>> affermò l'uomo, che era rimasto ad
osservarla con le mani dietro la schiena.
<<Oh, non direi, signore>> proruppe Garzyna. <<Mi sembra molto bella,
invece.>>
L'uomo allungò una mano: <<Mi chiamo Pangloss, Candido Pangloss. E tu?>>
<<Garzyna.>>
<<E cosa fai di bello, Garzyna, vestita così come sei, con il peggiore dei
vestiti?>>
La puttana raccontò brevemente cosa l'aveva spinta a salire a bordo, e per
quale motivo aveva messo piede nella seconda classe.
<<Posso ospitarti io, se tu in cambio sei disposta ad allietare la mia
notte>> propose Pangloss. <<Comunque>> aggiunse dopo una veloce riflessione
e dopo aver squadrato Garzyna da capo a piedi, <<tu confermi in pieno il mio
pessimismo. Sei certamente la peggiore delle puttane possibili.>>
<<Oh no!>> esclamò Garzyna, colta sul vivo. <<Le assicuro, signore, che io
invece, al contrario, sono la migliore puttana che potesse capitarle.>>
Pangloss scosse la testa. <<Lacera e sozza come sei, con del grasso nero tra
le cosce, puzzolente come un animale selvatico?>>
L'eco del solito violino triste si udì in lontananza. <<Colpa di una errata
politica di marketing>> spiegò Garzyna.
<<Come prima cosa, comunque, fatti una doccia>> suggerì Candido Pangloss.
<<Con l'acqua calda?>> si entusiasmò la sfigata fanciulla. Si tolse il sacco
di juta e fu subito nuda. <<Ecco il vantaggio di avere pochi abiti>>
commentò pensieroso l'uomo. Squadrò il corpo della ragazza con attenzione.
<<Darò un giudizio sul tuo fisico dopo che ti sarai tolta di dosso le squame
di sporco>> concluse. Indicò la porta della doccia. <<In seconda, le docce
non sono sofisticate come in prima, però non sono assenti come in terza. Vai
dentro, ragazza mia, e strigliati come una vacca: ne hai bisogno. Profumati
come un pulcino. Poi passeremo la seconda parte della notte a letto.>>
Sotto l'acqua Garzyna fu presa da un'insolita euforia. Aveva trovato un
bagnodoccia alle alghe gialle del mar degli Smargiassi e ci si era spalmata
tutto il corpo. Aveva poi girato i rubinetti e trasformato il denso liquido
profumato in schiuma attiva rigenerante antiossidante elimina-fatica anti
radicali liberi. Non poteva sapere che molti occhi erano puntati su di lei e
che uno degli sponsor ufficiali (Shower-fitness "your pleasure can't wait!")
stava sborsando fior di quattrini supplementari per un piccolo spot in
calce, sotto forma di una scritta scorrevole.

.TA FANCIULLA FINALMENTE HA TROVATO IL BENESSERE FISICO E PSICHICO GRAZIE
ALLO SHAMPOO-DOCCIA SHOWER-FITNESS ALLE ALGHE GIALLE DEL MAR DEGLI
SMARGIASSI. QUESTA SFORTUNA.

Quando Garzyna uscì dalla doccia un'orchestrina di liscio aveva appena
iniziato "Mia suocera quella sì", un tango-rap di discreta fattura. Il
cantante intonò la prima strofa: "Non lasciarmi amor / ancora una volta sol
/ con tua madre che / mira al mio cuor." e la sfigata fanciulla si esibì di
fronte a Pangloss che si stava lisciando la barba sprofondato in un puff.
Ruotò il proprio corpo allargando le braccia: <<Oplà!>>
<<Uhm!...>> borbottò l'uomo. <<Sei proprio la peggiore delle puttane
possibili e questo in cui viviamo è il peggiore dei mondi possibili.>>
<<Non direi>> lo contraddisse Garzyna. <<Innanzitutto sono giovane.>> Si
diede una pacca su una natica. <<Carne fresca. Magari un po' bitorzoluta, le
gambe non proprio drittissime, la silhouette non proprio da fotomodella, ma
conterà anche la professionalità, no? A proposito, lei cosa fa?>>
<<Filosofeggio>> rispose Pangloss.
<<Oh, mi spiace!>> esclamò avvilita Garzyna. Che così riprese: <<Stiamo
vivendo l'avventura di una splendida crociera su una splendida nave. Tra un
po' ci ficcheremo dentro un letto soffice e pulito. Cosa si può chiedere di
più alla vita?>>
Pangloss borbottò qualcosa di incomprensibile. <<Siediti sulle mie
ginocchia>> ordinò. Quando ebbe Garzyna a portata di mano, cominciò a
carezzarne la parte interna delle cosce. <<Tu l'hai visto>> disse a
bruciapelo.
<<Cosa?>>
<<Poco fa, sul ponte della nave, in mezzo ai fumi ed ai vapori. L'hai
visto.>>
Garzyna ricordò la strana figura che aveva individuato. Un brivido percorse
il suo corpo. <<Una sagoma con due antenne in testa. Un marziano?>> Pangloss
fece cenno di no con il capo. Si era messo a toccare le tette ed a
giocherellare con i capezzoli della sfigata fanciulla, che esclamò: <<Mio
dio, forse erano due corna! Il diavolo!>>
<<In un certo senso>> ammise Pangloss. <<Non tutti sanno della loro
esistenza.>>
<<Loro chi?>>
<<I dèmoni.>>
Spaventata Garzyna nascose il volto tra la barba del filosofo.
<<Ma non devi avere eccessiva paura di loro>> confidò Candido Pangloss.
<<Sono esseri che pretendono di controllare tutto ed avere tutti in loro
potere. Anzi, in un certo senso possono fare il nostro gioco.>>
<<Quale gioco?>>
Il filosofo prese Garzyna tra le braccia e la depositò sul letto. <<Quante
cose vuoi sapere, ragazza mia. Sappi che io questi demoni li conosco molto
bene. Sono stato in mezzo a loro. So dove vivono, cosa fanno, cosa
vogliono.>> Si denudò mostrando un cazzo già sull'attenti. Con passo agile
si gettò sul letto. <<Spegni questa candela>> disse alla puttana.
Garzyna si accovacciò sopra il corpo di Pangloss ed aiutandosi con una mano
si penetrò. Cominciò quindi a muoversi lentamente. <<Cosa sono allora questi
demoni?>>
Il filosofo la carezzò sui fianchi e sulle natiche. <<Cambiamo discorso,
Garzyna. Sapessi come mi piace vedere le tue tette che si agitano e sbattono
l'una contro l'altra, mentre diligentemente fotti. Forse hai ragione tu,
figliuola: non è esatto dire che questo è il peggiore dei mondi possibili
così come è ingiusto dire che tu sei la peggiore tra le puttane.>> Sospirò
contraendo i muscoli delle gambe ed allargando le dita dei piedi.
La sfigata fanciulla si chinò su di lui per baciarlo sul collo ed
infilargli, subito dopo, la lingua in un orecchio. <<Grazie>> sussurrò. Con
sua enorme sorpresa anche il filosofo ne approfittò per mormorare,
pianissimo, qualcosa. <<C'è un livello superiore oltre la prima classe.>>
<<Eh?!>> fece Garzyna, sollevandosi. Ma Pangloss la tirò nuovamente giù
circondandole il collo con un braccio.
<<Ci sono cose che non si possono dire a voce alta>> sussurrò. <<C'è un
livello segreto superiore alla prima classe. Lì abitano i dèmoni, in un
lusso incredibile e tra meraviglie di ogni genere. Loro potranno renderti
ricca e felice, almeno secondo ciò che loro intendono per felicità e
ricchezza. Hai capito cosa ho detto?>>
<<Forse>> sospirò Garzyna.
Pangloss la strinse più forte a sé. Parlando se possibile ancor più
sottovoce, le disse: <<Non parlare a nessuno dei dèmoni. Tu ne hai visto
uno, e puoi crederci. Ma gli altri ti prenderebbero per pazza. Ed ora, la
cosa più importante.>>
Garzyna sentì il cazzo del filosofo gonfiarsi dentro di sé. <<Il litargirio
in chimica indica l'ossido di piombo, giallo o rossastro, usato nell'arte
ceramica ed in farmacia.>>
Pangloss accentuò i colpi di reni. Anche Garzyna venne presa da una certa
frenesia. Il filosofo accostò la bocca all'orecchio della puttana e ci
salivò dentro sputacchiando e sussurrando: <<Non lo dimenticare mai,
ragazza. Può essere importantissimo! Il litargirio in chimica indica l'
ossido di piombo, giallo o rossastro, usato nell'arte ceramica ed in
farmacia. Ripeti nel mio orecchio, piano.>>
Mentre Pangloss menava dei gran colpi di reni dandole l'impressione di
cavalcare un cavallo selvaggio, Garzyna accostò le labbra al suo padiglione
auricolare e mormorò: <<Il. il litargirio in chimica indica l'ossido di
piombo usato nell'arte ceramica ed in farmacia.>>
<<Giallo o rossastro!>> la richiamò il filosofo, continuando a sussurrare
pianissimo. Si inarcò rimanendo in posizione sollevata rispetto al piano del
letto per qualche secondo; poi, sgonfiandosi come un pupazzo di gomma, si
abbandonò sulla schiena. <<Bene ragazza, quanto a scopare sai scopare.>>
<<Grazie>> sussurrò Garzyna.
Pangloss si girò su un fianco e spense la luce allungando un braccio. <<Ora
buona notte>> disse tirando su le coperte.
<<Buona notte, grazie.>>
Nella stanza regnò il silenzio. La sfigata fanciulla tese le orecchie:
probabilmente dalla prima classe giungevano deboli le note di "Smells like
teen spirits" dei Nirvana. Si addormentò ripensando a tutto ciò che le era
capitato, soprattutto all'incontro con lo strano personaggio che la stava
ospitando nel proprio letto. Un tipo bizzarro, che saltava continuamente da
un argomento ad un altro, che sembrava saperla lunga su tutto ma che
raccontava strane storie su dèmoni che abitavano in una classe superiore
alla prima. Anche se era pur vero che lei stessa aveva intravisto una figura
con due corna sulla testa, tra fumi di nebbia e vapori che bollivano verso
il cielo, l'assunto sembrava incredibile.
Morfeo l'accolse tra le proprie braccia, finalmente al calduccio. Convinta
di essere stata tutto sommato fortunata, si addormentò tirando giù le
palpebre. Una luce proiettò discreta sul suo viso una scritta blu
fosforescente, accompagnata da una ninna nanna: "Camomilla idrosolubile
Fancelli. Il buon sonno è un tuo diritto."

fate la nanna bastoncini di pesce
felici nella scatola di cartone
fate la ninna ché il sonno cresce
tra gli spruzzi di limone

fate la nanna penne all'arrabbiata
coperte da sintetico peperoncino
la sposa offre come portata
all'amor suo il bocconcino

fate la nanna sughi già pronti
nei barattoli di vetro sigillati
alta qualità con ottimi sconti
i sapori ancor più migliorati

Slappy! Acqua minerale per il tuo cagnolino. Che si prende cura del suo
fegato. Slappy! Slap! Slap! Slap! Slap! Lo "slap" ritmico distolse Garzyna
da un sogno. Erano anni che non sognava. Per forza, erano anni che non
dormiva così bene. Slap slap slap! Con lentezza sollevò la palpebra
sinistra. Nel campo visivo comparve un oblò da cui filtrava un raggio di
sole. Slap slap slap! E quel rumore. Ma, soprattutto, quel caldo umido tra
le cosce. Con più precisione: nella fica. Slap slap slap! Una sagoma
indistinta si era infilata sotto le coperte ed infilata tra le sue gambe.
Slap slap slap! E stava leccando con energia la sua passera. Sensazione
piacevole nel dormiveglia, ma ora che si era svegliata e che la CPU aveva
preso il controllo totale dei centri sensoriali, un grido di allarme si era
levato nella sfera razionale della rotonda cerebrale. Accompagnata da un
sottofondo sonoro in crescendo a voler sottolineare la suspence, Garzyna
sollevò di scatto le coperte.
<<Ciao!>> Una giapponesina, o forse una cinesina, o forse una coreanina,
aveva alzato la testa. Sorrideva ed aveva le labbra col rossetto sfatto,
circondate da una aureola di patina luminescente.
<<Chi. chi sei?>> chiese Garzyna guardandosi attorno. <<Ed il signor
Pangloss dov'è?>>
<<E' lui che mi ha mandato qua.>>
<<A leccare la mia fica?>>
<<Stavo semplicemente prendendomi un acconto sui miei onorari.>>

JINGLE: .parlami d'amore, Mariù!... (immagini sfocate)
Pangloss bussò alla porta della cabina 15, seconda classe.
<<Oh. caro Candido!>> lo salutò una signora grassoccia, dopo aver aperto la
porta. <<A che devo l'onore di una tua visita?>>
Pangloss assunse il tono di un capomafia. <<Mi sei venuta in mente tu,
Elastasia, perché avrei bisogno di una sarta. E so che tu sei una delle più
grandi e famose.>>
<<Detto da te, ideatore del pessimismo dialettico, mi sembra un complimento
straordinario!>> si schermì la stilista.
Pangloss fece un cenno di diniego con una mano. <<Ho conosciuto una
guagliona che sta demolendo le mie teorie. Quasi quasi mi sto convincendo
del contrario, cara Elastasia. Ovvero.>> (abbassò il tono della voce),
<<forse viviamo nel migliore dei mondi possibili. È un'idea che mi è
frullata in testa parlando con questa guagliona di cui ti parlavo.>>
Elastasia sorrise maliziosa. <<Colpo di fulmine, Pangloss?>>
<<Solo una puttana che scalda il mio letto>> precisò il filosofo. <<Solo che
non tiene un vestito decente, la sfigata guagliona. E non tiene neanche una
lira. Se tu avessi un tuo apprendista che vuole scopazzare un pochino,
potresti mandarlo nella mia cabina. Lui prepara il vestito, la guagliona lo
fa trombare.>>
Elastasia corrugò la fronte e pensò fittamente. <<Ne avrei uno, ma purtroppo
non è qui sulla nave. E poi è gay, ha preferito rimanere a Rho col
fidanzato.>>
<<Sorbole!>> commentò Pangloss.
<<Però qui con me ho Sta Mi Cin>> proseguì la stilista.
<<Cos'è, un antibiotico?>>
<<E' una mia collaboratrice, lesbica. Da quando è salita sulla nave non fa
altro che lamentarsi che non trova materia prima. Potrei mandare lei, se la
tua puttana non disdegna le esperienze saffiche.>>
Pangloss fece un cenno di assenso. <<Tu mandala.>>
FINE JINGLE: .parlami d'amore, Mariù!... (immagini nitide)

Sta Mi Cin aveva un metro in una borsetta. <<Ora prendiamo un po' di misure
per il tuo vestito. Come lo vuoi, finto sciatto od elegante classico?>>
<<Elegante, grazie>> rispose Garzyna.
<<Allora ci vuole quest'altro metro.>> Sta Mi Cin frugò nella borsa e ne
tirò fuori uno parzialmente flessibile, a forma di cazzo. <<Tutte le donne
più eleganti si fanno prendere le misure in questo modo.>>
<<Caspita!>> esclamò la sfigata fanciulla, sbarrando gli occhi. <<Non avevo
mai visto un metro simile.>>
<<Solo le più grandi stiliste ne fanno uso>> affermò Sta Mi Cin,
accendendosi una sigaretta col pacchetto bene in vista: SMARTSMOKE, nuoce
gravemente alla salute ma vi rende interessanti. La vita è breve, meglio un
giorno da fumatore che cento da mediocri, purché la sigaretta sia SMARTSMOKE
(sponsor ufficiale).
La sarta emise una nuvola di fumo, sospirando. <<Be', coraggio, che abbiamo
molto da lavorare. Hai fatto colazione?>>
<<No>> disse Garzyna.
<<Perfetto, rimani a digiuno. Ora mettiti alla pecorina, che cominciamo a
prendere la misura più importante.>>
La sfigata fanciulla si posizionò a quattro zampe sul letto.
Sta Mi Cin allargò le chiappe con le dita. <<Uh! Ma che buco del culo
usurato!>> esclamò. <<L'hai dato via così tante volte?>> Tuttavia vi si
accostò con il naso ed aspirò profondamente. <<Anche tu fai uso di quell'
orribile bagnodoccia?>> (Le immagini vibrarono causa un problema tecnico. La
frase fu poco udibile). La sarta allungò la lingua e cominciò a leccare il
culo di Garzyna. <<Ti piace?>> domandò.
<<Sì, grazie.>>
Questa volta il violinista doveva essere molto vicino: il suono era forte e
malinconico, proprio fuori della cabina. La tristezza per un attimo si
impadronì del corpo e della mente della sfigata fanciulla.
<<Garzyna!>> aveva urlato sua madre. Lei era accorsa tremante: quando il
tono di voce era quello, si presagivano grandi sventure. <<Sì, mamma?>>
<<Garzyna!>> La vecchia baldracca, con le caviglie enormi a causa dell'
elefantiasi e le calze tirate giù, le vene varicose bene in mostra ed il
puzzo emanato dalla persona, aveva sbattuto sotto il naso della figlia il
sacchetto vuoto dei Chococopo-pop's. <<Chi ha mangiato gli ultimi tre?>>
Gli occhi della sfigata fanciulla si erano riempiti di lacrime. <<Avevo
tanta fame, mammina!>>
<<Cretina!>> La madre le aveva mollato un ceffone di grado cinque scala
Mercalli. <<Adesso cosa mangio, io? Sta a vedere che mi tocca mettermi a
lavorare a stomaco vuoto. Sai quale è la punizione che ti spetta, vero?>>
<<Mammina, no, ti prego!>> Garzyna aveva alzato le braccia sino a coprirsi
il volto.
<<Invece sì>> aveva detto inesorabile la madre, scaccolandosi il naso con le
dita. <<Chiama subito Bongo.>>
<<No!>>
<<Chiamalo!>>
<<No!>>
<<Bongoooo!>> si era messa a barrire lei stessa. <<Bongo, cucciolone, vieni
qua!>>
Il cane dei vicini (una coppia neozelandese di origine basca) non aveva
tardato a farsi sentire, raspando l'uscio della porta. Era un bell'
esemplare di Krotter Irlandese dal pelo fulvo. Come la madre gli aveva
aperto l'uscio, si era messo a fare le feste appoggiando le zampe anteriori
sulle spalle e leccandole la dentiera. <<Bella bestiona!>> aveva commentato
la madre toccando con delicatezza lo scroto dell'animale. <<Ora dovrai
punire la mia figliuola, così impara a rubare i Chococopo-pop's. Garzyna,
mettiti per terra alla pecorina!>>
La sfigata fanciulla aveva obbedito, singhiozzando e tirando su con il naso.
<<Tirati su la sottanella e giù le mutande!>> aveva intimato con ferocia la
madre. <<Avanti, sennò Bongo si innervosisce!>>
Pochi istanti ancora e Garzyna aveva sentito le zampe dell'animale ferirle i
fianchi. Il cazzo ossuto canino le era penetrato nel culo e l'animale aveva
cominciato a pompare da par suo, mordendole il collo e sbavandole sulla
nuca.
Come era migliorata da allora la sua vita! Adesso a leccarle il culo non c'
era un pur volonteroso animale, ma una sarta orientale lesbica. Il violino
si allontanò scemando il proprio suono triste.
Sta Mi Cin infilò una estremità del metro semirigido, sagomata a forma di
cazzo, nel culo di Garzyna. Spinse bene in fondo. <<Trattienilo, mi
raccomando>> disse.
<<Mmmmm.>> mugolò la sfigata fanciulla.
La sarta manovrò l'altra estremità in modo da misurare la distanza tra il
buco della fica e quello del culo. <<Tre centimetri e mezzo. Ferma così.>>
Non sapendo dove appoggiare temporaneamente il metro, infilò l'altra
estremità, anch'essa falliforme, nella fica. <<Non ti muovere.>> Un flash
illuminò la stanza. Sta Mi Cin rimise la macchinetta digitale nella
borsetta, non senza che la regia omaggiasse come di prammatica la Canon
(sponsor ufficiale). La foto avrebbe fatto una bella figura in
alt.sex.penetrations. <<Ora tira fuori la lingua.>> Come Garzyna ebbe
obbedito, la sarta (che nel frattempo si era completamente denudata
rivelando alla platea due seni minuti ma aguzzi) le afferrò la testa
muovendola su e giù in modo di passare la lingua tra le proprie cosce.
<<Ma.>> sputacchiò Garzyna, <<siamo sicuri che tutto questa serva per il
vestito?>>
<<Assolutamente!>> esclamò con sicurezza la donna orientale. <<Inoltre te lo
stai pagando. Non sei contenta?>>
<<Grazie.>>
Tra le mani di Sta Mi Cin comparve come per magia un dildo. <<Apri la
boccuccia e tieni questo in gola.>> La donna orientale, dopo che Garzyna
ebbe obbedito, tornò nei pressi della sua borsa. <<Ferma lì, non ti
muovere.>> Due colpi di flash si susseguirono a breve distanza. Cazzo,
quella sfigata fanciulla stava regalando momenti felici. Un altro post su
alt.sex.penetrations era sicuro. Sta Mi Cin infilò le mani nella borsetta e
ne estrasse un frustino ed un paio di manette. <<Buona, non ti muovere>>
intimò a Garzyna. <<Abbi un po' di pazienza.>> La borsa era veramente
capace, un po' come quella di Eta-beta dei fumetti, o di Mary Poppins
protagonista dell'omonimo film. Sta Mi Cin indossò due stivali di cuoio nero
e lucido che arrivavano sino a ben oltre il ginocchio, ed una giarrettiera
di latex nero che lasciava scoperta la fica ed il culo. <<Attendi senza
muoverti, mi raccomando!>>
<<Mmmm!>> assentì Garzyna.
La sarta mise un corpetto attorno al busto, anch'esso di cuoio nero, che
lasciava nudi i seni, stretti in due aperture appositamente sagomate. Due
guanti anch'essi neri sulle mani. Si truccò pesantemente il volto. <<Abbi
pazienza ancora un attimo.>>
<<Mmmmm!>>
<<Ti stai guadagnando il vestito, lo sai. Un capo di rara eleganza.>>
<<Mmmmm!>>
Sta Mi Cin allestì in furia il set da ripresa. Allungò le gambe di un
cavalletto e ci montò sopra la videocamera (una Sony zero lux, zoom 10x,
microcassetta DV, sponsor ufficiale). Diede uno sguardo veloce al video LCD
incorporato ed aggiustò l'inquadratura, calcolando che doveva apparire anche
lei stessa nella scena.
<<Mmmmm?>> domandò Garzyna.
<<Siamo quasi pronte>> assicurò Sta Mi Cin, spingendo il tasto [REC]. Il
nastro non aveva ancora concluso il suo primo mezzo giro, che la sarta era
già entrata nel campo di ripresa saltando sul letto ed ammanettando dietro
la schiena i polsi della sfigata fanciulla. <<Guai a te se ti muovi: addio
vestito!>> minacciò la donna orientale.
La frusta sibilò in aria e si abbatté obliqua sulle natiche di Garzyna.
<<Mmmmm.!>>
<<Ferma e buona. Pensa al vestito.>>
Un altro colpo vibrò in aria.
<<Ma che cazzo.>> avrebbe voluto dire Garzyna, senza riuscirci a causa del
dildo in bocca. Un altro colpo di frusta la segnò proprio in mezzo al solco
del culo.
Fu a quel punto che la sfigata fanciulla udì una voce provenire da sotto il
letto: <<Garzyna, non ti lamentare! Avevi ragione tu!>>
Un ennesima frustata fece sobbalzare la sfigata fanciulla: <<Mmmm! Mmmm!>>
<<Questo è davvero il migliore dei mondi possibili!>> proseguì la voce.
<<Sei proprio una troia!>> esclamò Sta Mi Cin colpendo ancora una volta le
giovani carni di Garzyna.
In prima classe una radiolina a tutto volume urlava "Harvester of sorrow"
dei Metallica.
<<Se non fossi stata lì sul letto a prendere frustate, ti sarebbe potuto
capitare di molto peggio>> proseguì la voce, con affanno. <<Magari ti
avrebbe violentato un elefante, inculato un dromedario o seviziato un
gorilla.>>
<<Puttana!>> urlò Sta Mi Cin facendo sibilare il frustino, che abbattendosi
tra fica e culo fece volare via il metro semirigido bi-falliforme. La sarta
orientale alla vista dei due pertugi aperti e dilatati si fece prendere dall
'entusiasmo ed una fitta serie di frustate si abbatté sulle natiche della
sfigata fanciulla. <<Farò sanguinare le tue oscene caverne!>> declamò Sta Mi
Cin.
<<Mmmm!>>
<<Pensa a quanto sei fortunata, Garzyna! C'è gente che pagherebbe per essere
frustata sul culo come sta capitando a te; e non solo tu sei frustata
gratis, ma addirittura ti stai pagando un lussuoso vestito! Avevi ragione
tu, ragazza, ed io dovrò rivedere alla luce di questa scoperta tutta la mia
filosofia: nessun mondo possibile può essere migliore di questo. Come sono
stato fortunato ad incontrarti!>> La voce proveniente da sotto il letto non
accennava ad arrestarsi. <<Sicuramente finirà col piacerti, Garzyna. Non
voglio tediarti con concetti troppo profondi quali l'unità degli opposti
eccetera, ma vedrai che il dolore si trasformerà in piacere, cara la mia
ragazza; e questa sarà la prova che viviamo nel migliore dei mondi
possibili, e che.>>
<<Zoccola!>>
<<Mmmm!...>>
<<.che tu stai vivendo la migliore tra le vite possibili!>>
Finalmente Sta Mi Cin decise che il vestito era stato lautamente pagato.
Diede un ultimo sguardo sognante alle strisce rosse sul culo della sfigata
fanciulla e corse a spegnere la videocamera. <<Uff!...>> borbottò, <<sono
tutta sudata.>> In un lampo si tolse l'abbigliamento sadomaso ed il trucco
vistoso; quindi indossò l'anonimo vestito con cui era arrivata. Tolse le
manette a Garzyna e rimise tutto nella propria borsa. <<Ti cucirò un abitino
coi fiocchi>> promise. Passò la mano per un'ultima carezza sulle natiche.
<<E salutami il tuo anfitrione: spero che si sia divertito.>> Uscì
velocemente dalla cabina.
<<Il migliore dei divertimenti possibili>> ammise euforico Pangloss, uscendo
a fatica da sotto il letto. <<Garzyna, sei stata fantastica. Sentire lo
schiocco della frusta ed il tuo gemito sopraggiungere impetuoso subito dopo,
come il tuono dopo il lampo, mi ha provocato una grossa erezione.>>
<<Grazie>> disse la sfigata fanciulla. Come per omaggio le era rimasto il
dildo che Sta Mi Cin le aveva ficcato in bocca, e che adesso teneva in mano
con grande disinvoltura, come una tennista col manico di una racchetta.
Candido Pangloss proseguì: <<Adesso spegni i miei ardori, fortunata
fanciulla. Poi sarà mia cura provvedere al tuo sostentamento pagandoti una
lussuosa colazione.>>
A sentire la parola "colazione", Garzyna raggiunse quasi l'orgasmo. <<Wow!>>
Il filosofo si sdraiò sul letto di schiena. <<Sopra è meglio che sotto>>
considerò. Slacciò la patta dei pantaloni ed il suo cazzo svettò indicando
il cielo. <<Mettiti a cavalcioni su di me e galoppa forsennatamente, ragazza
mia.>>
<<Non vedo l'ora di fare colazione>> pregustò Garzyna. Si accomodò sopra il
filosofo e si penetrò aiutandosi con una mano. <<Quando sarà pronto il
vestito?>>
<<Domani.>>
<<Ed oggi, come faccio?>>
<<Ti vestirai in qualche modo, non ti preoccupare. Piuttosto trotta. E
ricorda>> disse abbassando la voce: << il letargirio in chimica indica l'
ossido di piombo usato nell'arte ceramica ed in farmacia.>>
<<Ok>> fece Garzyna agitandosi. Ma perché Pangloss teneva tanto a quella
frase? E perché abbassava così tanto la voce per pronunciarla?

<<Questi ed altri interrogativi troveranno forse soluzione nelle scene che
vedremo oggi>> disse la presentatrice-psicologa, sorridendo untuosa. Sedette
su uno sgabello assurdamente alto. La regia la inquadrò dal basso, in modo
da frugare con l'occhio elettronico al di sotto della gonna lunga, ma con
ampio spacco.
Adria accavallò sapientemente le gambe. <<Ricordo che i nostri canali
digitali interattivi consentiranno a tutti gli abbonati di ricevere via
satellite, ventiquattrore su ventiquattro, le immagini ed i suoni in diretta
da tutti i punti più importanti a bordo del <TITOPIC>. Tutti gli altri
telespettatori potranno seguire le puntate speciali in onda in prima serata
ogni giovedì.>>
Accavallò nuovamente le gambe. Gli accordi con lo sponsor ufficiale,
"Soffici Sogni", erano chiari: avrebbe dovuto mostrare le mutande almeno un
paio di volte, anche fugacemente.
<<Soffici sogni. per te e per meeeeee.>> cantò il jingle in background.
Adria sorrise cercando di apparire simpatica ma anche, soprattutto, un po'
porcona.

Giunse finalmente il giorno della vestizione. Non appena Sta Mi Cin bussò
alla porta della cabina di Pangloss, Garzyna ebbe un sussulto al cuore.
Dalla prima classe un vecchio jukebox suonava le eteree assonanze di "Kiss
me, kick me, fuck me" dei Progressive Assault.
<<Salve>> salutò la sarta a mani congiunte, abbozzando un inchino. Appoggiò
la borsa su una sedia e ne estrasse un pacco morbido di carta. <<E' un
modello nato da una vecchia idea di Elastasia>> spiegò. Anche Garzyna
congiunse le mani trattenendo il respiro. Sta Mi Cin ruppe con le unghie l'
involucro di carta marrone, rivelando una specie di tunica sacerdotale. <<Et
voilà!>>
<<Bellissimo>> commentò Pangloss.
<<Indossalo>> disse Sta Mi Cin porgendo il vestito alla sfigata fanciulla,
che non se lo fece ripetere due volte. Garzyna introdusse prima il capo,
quindi le braccia, proprio come era solita fare con il sacco di juta. Le
differenze però finivano lì; il tessuto del sacco era ruvido, mentre quello
del vestito che aveva acquistato a suon di frustate sul culo era una carezza
calda per tutto il corpo. Il colore del sacco era un marrone sporco color
cacca di cammello, mentre l'abito che finalmente stava indossando era pieno
di ghirigori colorati, complessivamente sul verdino.
Fu a quel punto che una voce fuori campo, maschile, avvertì: <<Pronti per la
prova numero 1. La sfilata di moda sul ponte.>>
<<Cosa?>> chiese Garzyna.
<<Sarà un gioco di società>> ipotizzò Sta Mi Cin.
<<No, no!>> fece invece Candido Pangloss. <<Sono loro, i dèmoni! Garzyna, mi
raccomando. Fai bella figura, fatti notare. Il vestito di gran classe ce l'
hai. Anzi, sai che ti dico? Hai il migliore degli abiti possibili.>>
<<Grazie>> si pavoneggiò la sfigata fanciulla. <<Ma come si sfila? Non l'ho
mai fatto.>> Abbozzò due o tre passi all'interno della cabina.
<<Non così rigida>> spiegò Sta Mi Cin. <<Devi essere flessuosa.>>
<<Mamma mia!>>
<<Ondeggia, muovi il culo come una vera troia. Ricordati>> aggiunse la sarta
<<che le vere troie non stanno mai in strada e nemmeno nei bordelli. Allarga
le braccia come una farfalla ninfomane. Voilà! Vedi queste scollature sul
davanti? Ondeggia, ondeggia in modo da lasciar intravedere i capezzoli. E
questi spacchi ai lati delle gambe, li senti? Devi essere puttanescamente
consapevole della loro presenza.>>
<<Caspita>> osservò Garzyna.
<<Allunga il passo, ogni tanto, e scopri le gambe. Voilà!>>
<<Sono così emozionata. ma non ho neanche un paio di mutande da indossare.
Povera me!>> si lamentò la sfigata fanciulla.
<<Che ci fai?>> chiese Sta Mi Cin. <<Se qualcuno dovesse accorgersene e
chiederti come mai non porti gli slip, tu rispondi che sei solita non
metterli.>>
Garzyna fece cenno di sì. Del resto, la menzogna non era lontana dalla
verità.
<<Allora forza!>> la incitò Pangloss. <<Vai e sfila.>>
La puttana uscì sul ponte. Altre donne si erano radunate; lanciarono uno
sguardo sprezzante nei confronti della nuova arrivata. Qualcuno le bussò su
una spalla. Si voltò trovandosi faccia a faccia con un demone, in pieno
giorno. Lo riconobbe subito: le antenne corte e sottili in testa, una lucina
rossa accanto all'obiettivo della telecamera appoggiata su una spalla.
<<Madonna!>> esclamò Garzyna.
<<Mettiti in fila con le altre>> ordinò l'uomo, attaccandole sul vestito un
cartoncino adesivo recante il numero 25.
Molti passeggeri della prima classe, avuta notizia della prova che si stava
per svolgere sul ponte della seconda, si erano affacciati per guardare di
sotto. Particolarmente numerosi erano i giovani maschi. La regia zoomò sul
volto di Alexander Exbohemienne IV, rampollo di una ricca famiglia. Suo
nonno era stato un umilissimo robivecchi finché non aveva trovato, in un
bidone della spazzatura, il biglietto vincente della lotteria di capodanno:
sedici miliardi. A quel punto era però saltata fuori una matrona di Roma
che, fotocopia notarile alla mano, aveva dimostrato che il biglietto era
suo, e che lo aveva perso facendo da mangiare al gatto. La matrona non era
stata in grado di dimostrare, però, l'esistenza del gatto, che aveva ucciso
a colpi di mazzuolo ritenendolo responsabile dello smarrimento del biglietto
vincente. Ne era sfociata una causa che si era risolta transattivamente dopo
poche udienze. I due, il nonno di Alexander e la matrona, avevano finito con
l'innamorarsi e dopo essersi sposati avevano fondato la "Hi-tech Hair
Computer", fabbrica costruttrice di bigodini ad alta tecnologia,
programmabili via USB da qualsiasi PC con i driver giusti.
Alexander esaminò le ragazze servendosi di un piccolo binocolo da teatro. L'
ultima arrivata, vestita con una strana tunica, sembrava proprio una
racchiona.
<<Numero uno!>> gracchiò un altoparlante. La prima della fila si staccò dal
resto del gruppo, e percorse in cima ad altissimi tacchi il percorso
tracciato da un tappeto rosso.
<<Povera me!>> pensò Garzyna. Lei era a piedi nudi, senza niente sotto,
neanche gli slip. Si ricordò delle parole di Sta Mi Cin e ripensò a quante
volte aveva visto le sfilate di moda sulla televisione a colori di Flaviano,
quello del ficchino-ficchino. Le modelle, quelle vere, le professioniste,
erano sempre seminude. La sarta l'aveva spiegato: le vere mignotte non
stanno nei bordelli e non battono per strada. Tuttavia non riuscì a
rincuorarsi completamente, per cui si rivolse alla numero 24, che aveva di
fronte: una donna tozza e lievemente pelosa in volto, mora, con uno
scialletto giallino sulle spalle ed una rosa sgualcita tra le mani, un
tailleur monocromatico di seta semitrasparente, calze a rete e biancheria
intima di "Soffici sogni", uno degli sponsor ufficiali. <<Ma che si deve
fare?>> domandò ansiosa.
<<E che ne so?>> rispose quella con l'alito che puzzava di cappuccino.
<<Pare che c'è la tv che fa le riprese.>>
In preda ad un'agitazione sempre più insostenibile, Garzyna si voltò verso
la concorrente numero 26, alle sue spalle. Era una signora di mezza età con
una vertiginosa minigonna viola, camicia trasparente che lasciava
intravedere una sciarpa color panna che avvolgeva morbidamente il seno,
flaccido e cascante. <<La tv? Dicono che c'è la tv.>>
<<Sarà qualche emittente privata>> rispose la numero 26, sorridente.
<<E che dobbiamo fare?>>
<<Sfiliamo, no?>> La signora ancheggiò tentando di essere provocante, ma
riuscendo solamente ad apparire grottesca. Posò una mano sul proprio culo e
l'altra sui capelli, girando su se stessa. <<Così, come quelle zoccole che
si vedono al tiggì della moda.>>
<<Diciassette>> gracchiò l'altoparlante.
Dall'alto della prima classe, Alexander mise a fuoco il binocolo. <<Guarda
questa come troieggia>> commentò. <<Cazzo, ma non ce n'è nemmeno una,
bona.>> Vicino a lui c'era Paul Veriera, magnate brasiliano del caffè.
Sorrise mettendo in mostra una dentatura abbacinante. <<Divertente, però.
Divertente.>>
Quando fu la volta di Garzyna, ovviamente l'altoparlante pronunciò: <<Numero
25.>> La 24 era sfilata lungo tutto il ponte tra gli applausi del pubblico,
scomparendo all'estremità opposta della nave.
Garzyna timidamente allungò un piede. La numero 26, impaziente, la spintonò
costringendola a fare di corsa i primi quattro passi. <<Forza, muovi il
culo>> si disse. Un riflettore ad occhio di bue la illuminò in trasparenza.
<<Cazzo!>> esclamò Alexander, mettendo a fuoco il binocolo. <<Questa sotto
il vestito non porta le mutande!>>
<<Certo che è proprio una racchiona>> commentò Paul Veriera, strizzando gli
occhi.
<<Passo lungo>> pensò Garzyna. Un'ampia falcata le avrebbe consentito di
mettere in mostra le cosce, secondo gli insegnamenti di Sta Mi Cin.
<<Racchiona, ma provocante>> concluse Alexander. <<Non è da tutte andare in
giro senza mutande.>>
<<E senza scarpe>> aggiunse Paul.
<<Deve essere un tipo interessante per una nottata alla nostra maniera.>> Il
ricco Exbohemienne strizzò l'occhio all'amico brasiliano. <<Magari quando
non ci sono mamy e papy, la invitiamo alla mia suite imperiale, le facciamo
pregustare lo sfarzo ed il lusso, e ce la scopiamo. Mi sa che quella è una
che la da via.>>
Paul Veriera fece un cenno di assenso. <<Finita la sfilata scendo e la
contatto. Che ne dici? Cosa fanno stasera mamy e papy?>>
Alexander scrollò le spalle. <<Andranno al circolo a giocare a carte come
tutte le sere. Prima delle quattro o cinque della mattina non saranno di
ritorno.>>
<<Brava!>> urlò qualcuno a Garzyna. Mancavano pochi metri ormai alla fine
del tappeto rosso, e la sfigata fanciulla assaporava il gusto della fine. Un
cameraman le si piazzò davanti e la inquadrò indietreggiando.

.TO PIU' VOLTE, HA IL SUO MOMENTO DI GLORIA GRAZIE ALLA SFILATA DI MODA DA
NOI ORGANIZZATA. QUESTA SFORTUNATA E POVERA RAGAZZA, CHE ABBIAMO GIA' PIU
VOLTE INQUADRA.

<<Forza, forza, forza!>> Un uomo fece cenno a Garzyna di andare verso di
lui. La abbracciò non mancando di tastarle il culo. <<Brava.>>
Un altro dèmone munito di microfono la tirò a sé. <<Come ti chiami?>>
<<Garzyna.>>
<<Oh be', Garzyna, brava. Cosa ti ha spinto a partecipare alla sfilata?>>
<<Non so, io credevo che fosse obbligatoria. insomma non mi sono posta il
problema.>>
L'uomo mentre la intervistava si guardava attorno. <<E brava. Complimenti.
Il vestito?>>
<<E' una mia creazione>> disse Elastasia, cercando di entrare nel campo
visivo della telecamera.
<<Complimenti ancora>> la congedò l'intervistatore.
<<Grazie.>>
<<Garzyna?>>
La sfigata fanciulla si guardò attorno: <<Sì?>>
Un uomo vestito completamente di bianco le sorrise. Dalla dentatura partì un
accecante riflesso di luce. <<Mi chiamo Paul Veriera. Io ed un amico la
abbiamo ammirata dall'alto. Abbiamo una piccola suite in prima classe, e
vorremmo invitarla per la cena.>> Pausa. <<Sempre che lei non abbia altri
impegni.>>
Al solo sentire la frase "prima classe", Garzyna impallidì. <<Grazie. io.
no, non credo di avere altre impegni.>>
Paul fece schioccare le dita e come per magia apparve un servitore in livrea
scura con un vassoio. <<Un drink, Garzyna?>>
<<Be', grazie. Accipicchia.>>
<<Accipicchia. cosa?>>
La sfigata fanciulla si schermì. <<Ecco. tutte queste attenzioni. Non ci
sono abituata, non credo nemmeno di avere vinto la sfilata.>>
In effetti poco più in là erano tutti attorno alla numero 12, che era stata
premiata da una giuria di esperti. Si trattava di un essere umano di sesso
femminile, filiforme, che aveva partecipato ricoperta da una calzamaglia a
strati con strappi stile "finto vissuto".
Il brasiliano sorrise sparando una fucilata laser. <<Lei ha vinto, secondo
il nostro personale giudizio.>> Si inchinò. <<La aspettiamo per l'ora di
cena. Prima classe, suite imperiale Alexander IV.>>
<<Grazie>> fece Garzyna, contraccambiando l'inchino.
Come Paul Veriera fu scomparso alla sua vista, la sfigata fanciulla si
diresse a piccoli passi in direzione della cabina di Pangloss che, come l'
ebbe vista entrare, chiese: <<Allora?>>
<<Sono stata invitata in prima!>> esclamò Garzyna.
<<Grande notizia>> commentò il filosofo.

Sta Mi Cin appoggiò la videocamera sul tavolino da tè. Aprì lo sportellino
in modo da orientare il minuscolo schermo LCD verso la propria visuale. In
precedenza aveva coperto l'oblò con una pesante tenda, e si era
completamente denudata. Nella semioscurità, dopo essersi sincerata di avere
a portata di mano la propria borsa, sedette su una soffice poltrona ed
allargò a dismisura le gambe appoggiando le cosce sui braccioli, rimanendo
leggermente sollevata con il culo.
[PLAY]
Dopo alcune righe orizzontali di aggiustamento del tracking, l'immagine
divenne stabile. Vide se stessa truccata da femdom, ma l'attenzione venne
rapita dalla figura della sfigata fanciulla, nuda alla pecorina con le mani
incatenate dietro la schiena, che sussultava sul letto ad ogni colpo di
frusta.
Sta Mi Cin si lasciò sfuggire un sospiro disperato. Le dita della mano
destra si spostarono là dove le carni si incrociano e si divaricano,
pigiando i tasti del piacere solitario. Dalla prima classe giungevano le
note di un quartetto d'archi che tentava di arrangiare "Two minutes to
midnight" degli Iron Maiden. Socchiuse gli occhi. Abilmente titillò la
propria clitoride sino al punto in cui credette di non poter resistere.
Senza distogliere lo sguardo dallo schermo LCD, frugò con la mano libera all
'interno della propria borsetta ed al tatto riconobbe la gomma liscia ma
nerboruta del fallo "Dragon Ball", di squisita fattura e di ragguardevoli
dimensioni, prodotto dalla "Just another size" di Singapore (sponsor
ufficiale). L'oggetto affondò senza incontrare particolare resistenza nella
fica. Flop flop flop flop. Sta Mi Cin aumentò il ritmo del movimento a
stantuffo, con la testa rivolta in alto per il godimento ma le pupille torte
in basso, verso lo schermo. Sul letto, la sfigata fanciulla sussultava e
gemeva ad ogni schiocco di frustino. Il ricordo della situazione vissuta dal
vero incendiò le carni di Sta Mi Cin che, tolto il megadildo dalla fica, lo
inserì d'impeto nel culo, spingendo a fondo finché lo sfintere non parve
essere vicino al punto di rottura.
<<Oh! My god!>> declamò in inglese. Erano anni che al momento dell'orgasmo
ragionava in quella lingua, senza sapere perché. Le dita smisero a poco a
poco di far vibrare le corde del piacere ed il respiro si acquietò. <<Come
sei bella, cassettina mia.>> Tolto il nastro dalla videocamera, lo portò
alle labbra e lo baciò. Purtroppo a bordo non aveva nessuna possibilità di
duplicazione.

Il tramonto era particolarmente spettacolare sul <TITOPIC>, quella sera. In
terza classe avevano già mangiato da un pezzo, nel refettorio comune. Forse
per questo motivo si levava triste un canto blues, "Mon Dieu I'm gotta
sleep", evocativo e digestivo, cantato in coro da equipaggio e passeggeri.
Il sole era una semisfera rossa all'orizzonte; bastava guardare in direzione
opposta e si poteva vedere la luna, pallida come un foglio bianco che deve
essere ancora riempito di parole.
In seconda classe la texture sonora era quella dei piatti e delle stoviglie
che cozzavano tra loro. Nella sala merende il buffet era pronto, gli
affamati avventori già in fila.
In questo scenario complessivo, Garzyna si mosse per andare in prima classe.
Naturalmente a metà scala c'era il solito Michele.
<<Professo', sempre tu?>> domandò la sfigata fanciulla.
<<Eh sì, questa notte sono di turno qua.>> Acuì lo sguardo. <<Ma guarda un
po', la mia amica mignotta. Non dirmi che vorresti salire addirittura in
prima classe.>>
<<Ed invece sì>> affermò Garzyna mettendo le mani sui fianchi. <<Sono attesa
alla suite imperiale Alexander IV.>>
<<Tu?>> ridacchiò Michele. <<Ah ah! Vorresti farmi credere che non hanno
donne, da quelle parti, con tutti quei soldi che girano?>>
<<Mi hanno visto alla sfilata e mi hanno apprezzato>> spiegò Garzyna. <<Ma
non vedi, professo', il vestito?>>
<<Be' sì>> ammise Michele, <<molto meglio del sacco che avevi addosso l'
altra volta. Ma i piedi sono sempre nudi, e.>> Con un gesto improvviso
sollevò l'abito. <<.anche le mutande, vedo che non le hai più trovate.>>
Garzyna batté i piedi per terra, spazientita. <<Va bene professo', ma adesso
fammi passare, altrimenti arrivo tardi.>>
<<Che fretta hai, ragazza mia? Non sai che le persone importanti arrivano
sempre per ultime?>> L'uomo di guardia slacciò i pantaloni e tirò fuori l'
uccello, guardandosi attorno. <<E' un po' presto, speriamo non venga
nessuno>> disse. <<A parte le telecamere in mondovisione via satellite>>
aggiunse. <<Avrei voglia di verificare se non hai dimenticato la mia lezione
sulle contrazioni sfinteriche.>>
Garzyna obiettò che aveva l'ano secco e che non avrebbe potuto andarselo ad
umettare con il grasso della catena, per due motivi: <<Innanzitutto,
professo', dovrei scendere fino alla terza classe e manco me lo sogno; poi
non posso mica presentarmi con le cosce unte di nero in prima classe.
Quelli, professo', sono persone scic, se decidono di incularti non usano
mica il ketchup la maionese lo scatarro o chissà che: quelli tirano fuori un
tubetto di vaselina comprato in farmacia.>>
<<Come questo?>> Michele estrasse un tubetto da un taschino della camicia.
"Scivol-in fluido", sponsor ufficiale. <<Coraggio, ragazza. Una inculata
sveltina e ti lascio andare dai tuoi ammiratori che hanno affittato la suite
imperiale.>> Nascose a stento un risolino. <<Ammesso che questa storia dell'
appuntamento sia vera, e non una tua fantasticheria.>>
<<E' vera, professo'!>> esclamò Garzyna. Si posizionò a gambe larghe sulla
scaletta a chiocciola, che a stento avrebbe consentito il passaggio
contemporaneo di due persone. Michele si posizionò alle sue spalle e la
carezzò tra le chiappe, con il dito medio a lubrificare il buco del culo.
<<In fica sei già tutta bagnata.>> Nel movimento la mano dell'uomo si era
spinta in avanti sino ad esplorare l'altro anfratto. <<Bene, vuol dire che
sei già eccitata al pensiero di inghiottire col tuo budello questo mio
cazzo. Ricordi la lezione?>>
<<Eccome, professo'! Ingurgito e rigurgito.>>
<<Bra. brava.>> Michele si stava impegnando nel primo tentativo di
penetrazione. Non era facile farlo in piedi; la volta precedente era notte
fonda ed aveva fatto sistemare la sfigata fanciulla alla pecorina sui
gradini. Era sicuro che non avrebbe mai più trovato un culo altrettanto
comodo da violare. <<Allarga leggermente le gambe, ragazza mia.>> Piegò le
ginocchia e si inarcò riuscendo finalmente ad entrare. Subito lo sfintere di
Garzyna lo accolse con un lungo e lento risucchio. Michele contrasse la
muscolatura delle cosce e dei glutei. <<Molto bene.>> Spinse quanto più
possibile a fondo. La puttana dolcemente tentò di espellere l'organo
estraneo. <<Oh oh. movimento straordinario, tesoro mio.>> Dalla prima
classe giunsero le note di "Sad but true" dei Metallica. Michele sussultò,
vibrò, mugolò, disse qualcosa con voce strozzata ed infine venne. <<Mio
dio!>> esclamò sopraffatto dal piacere. <<Ora vorrei tanto riuscire in ciò
che non ho mai fatto, la pisciata nel culo.>>
<<Anche questa è nuova, professo'!>>
<<Se ne parla, ragazza mia.>> L'uomo cercò di rimanerle dentro, anche se col
cazzo ormai quasi del tutto floscio. <<Però secondo me è solo un mito,
irrealizzabile. Se rimango così teso, non riesco ad orinare. Sono troppo
contratto.>>
<<Caspita.>>
<<Se rilascio la muscolatura, sicuramente mi verrebbe da pisciare, ma
altrettanto certamente il tuo delizioso culetto non riuscirebbe più a
trattenermi.>>
Garzyna sentì un liquido caldo riempirle le budella.
<<Miracolo, ragazza mia!>> Michele era euforico. <<Ci sto riuscendo, sto
pisciando nel tuo culo! Il tutto grazie alla tua abilità nell'effettuare l'
operazione di risucchio all'interno. Bravissima!>>
<<Grazie.>>
L'uomo le afferrò i seni strizzandoli sino a farle male. <<Tu sì che fai
sentire un uomo realmente padrone della situazione, Garzyna!>>
<<Grazie, professo'!>>
Michele si staccò con il membro ancora gocciolante ed un po' sporco di
merda. Senza farsi accorgere lo pulì con un lembo del vestito della sfigata
fanciulla.
<<Vai, ragazza mia>> disse ansimante. <<Sali le scale sino alla prima
classe.>>
<<Grazie, professo'!>> La sfigata fanciulla percorse di corsa gli ultimi
gradini, accompagnata dalla voce di Michele: <<E stai attenta, la prima è un
mondo strano, molto diverso!>>
<<Il migliore dei mondi possibili!>> urlò lei, pensando a Pangloss.
<<Come?>> domandò l'uomo, senza ottenere alcuna risposta.
Appena messo piede sul ponte della prima, Garzyna rimase senza fiato. Tutto
era diverso, ogni cosa era imbottita e rifinita con cura. Con i piedi nudi
pestò un tappeto di vero pelo di Asucaciuk indiano. Innumerevoli lampioncini
stile rococò illuminavano ogni angolo. Un complesso rock stava suonando una
versione punk di "Paranoid" dei Black Sabbath. La sfigata fanciulla spalancò
gli occhioni. <<E' tutto stupendo>> pensò.
<<La signora Garzyna?>> chiese una voce maschile. Un servitore, compunto, la
stava aspettando.
<<Presente!>> esclamò lei alzando la mano.
<<Ho il gradito compito di accompagnare la vostra signoria alla suite
imperiale, ove il signor Alexander Exbohemienne IV ed il signor Paul Veriera
la stanno attendendo.>>
Garzyna avrebbe voluto chiedere spiegazioni sulla signoria che sarebbe
dovuta arrivare, ma si trattenne. <<Be', andiamo allora.>>
<<Mi chiamo Battista>> si presentò il servitore.
<<Ovviamente>> commentò Garzyna, che si sentiva già parte del jet-set.
Battista ridacchiò. Una limousine era parcheggiata nei pressi. <<Prego,
mademoiselle. Salga.>>
Alcuni fotografi scattarono dei fotogrammi; i flash lampeggiarono come lampi
in una notte di tempesta. Garzyna si guardò attorno per essere certa che il
servitore stesse dicendo proprio a lei, quindi salì sull'automobile.
La suite imperiale era molto più grande di qualsiasi aspettativa. La
limousine percorse pochi metri sul ponte del <TITOPIC> sino ad un incrocio;
quindi svoltò decisamente a destra. Garzyna ebbe modo di appurare sia il
confort del veicolo (una Rolls rielaborata dal noto stilista-meccanico De
Frondieur: aria condizionata, stazione meteorologica, servofreno,
tvcolorsexymovie, parchimetro perpetuo prepagato, doppi servizi, campo da
tennis nel bagagliaio e doccia-sauna a scomparsa), sia l'enormità del
piroscafo, non percepibile dal ponte delle classi inferiori. La limousine
imboccò una superstrada puntando in direzione di un gruppo di colline che si
vedevano in lontananza.
<<E' stupefacente>> mormorò Garzyna, seduta sul sedile posteriore.
<<Roba ordinaria, da queste parti, mademoiselle>> riferì Battista,
programmando il pilota automatico.
<<Mi chiami semplicemente Garzyna>> si schermì la sfigata fanciulla.
L'autoradio si accese automaticamente emanando le note suggestive di
"Idioteque" dei Radiohead.
<<La musica è di suo gradimento, mademoiselle?>>
La puttana avrebbe preferito "Tre parole" di Valeria Rossi, ma evitò di
dirlo. Assunse un'espressione aristocratica. <<Non male, Battista>> rispose.
Giunsero quindi ad un cancello sormontato da una scritta lampeggiante al
neon, blu cangiante: <SUITE IMPERIALE ALEXANDER IV>. Battista fece
schioccare le dita ed il cancello si aprì. La suite era circondata da un
parco secolare di cinquemila metri quadrati.
<<Ma come sono possibili piante così vecchie su una nave appena costruita?>>
domandò Garzyna.
<<Con i soldi si può tutto, mademoiselle.>>
Oltre al parco, nella suite c'era un lunapark, un casinò con donne facili e
slotmachine in cui si vinceva sempre, due night (uno con spogliarelli, l'
altro con pizzeria), ed una piscina olimpionica con giochi d'acqua e scherzi
a schizzi. La limousine invece parcheggiò avanti al "Crusadero", un
ristorante con tanto di celebrità la cui presenza era garantita.
Paul Veriera era lì. Aprì galantemente la porta della limousine. <<Signora,
benvenuta nel nostro modesto alloggio.>>
<<Grazie.>>
Il brasiliano offrì il proprio braccio. <<E' un onore per me accompagnarla
all'interno del ristorante.>>
<<Caspita.>>
Una pesante porta di cristallo si scostò leggiadra. L'interno del salone era
un tripudio di specchi e vetri colorati. <<Che bello!>> ammirò Garzyna,
spalancando gli occhioni.
<<Il progetto degli interni è di Sir Edward Blake Sixtynine. Lo conosce?>>
<<No, non mi sembra.>>
Un discreto numero di persone, disposte su due file, li attendevano. A
braccetto di Paul Veriera, Garzyna si infilò tra due ali infarcite di
personaggi celebri: Emma Salubris, conduttrice di "Quarta mattinata",
programma di varietà e cultura multimediale; Annunziata Sostituzione,
presentatrice del quiz "Quando e come ti mollo", riservato alle coppie in
crisi; Gustavo Parlabèn, noto commentatore sportivo e radiotelecronista;
Maicol Menarca, attrice porno; Pippo Martini, rappresentante diventato
famoso per una strana vicenda personale; Gregorio Pecchi, attore porno;
Lilly Truder, giornalista tv e spogliarellista per hobby; Pippo Gaudio,
sempre presente ovunque, più dotato di ubiquità che non molti santi; Lino
Banfi; un sosia di Elvis Presley; Maria D'Impippi, di "C'è un pacco per te".
Tutti applaudirono al passaggio di Garzyna e del suo accompagnatore.
<<Accipicchia!>> esclamò la sfigata fanciulla. <<Qui c'è l'ai sosàiti.>>
Paul Veriera si complimentò per la pronuncia e le presentò Alexander
Exbohemienne IV, che li aveva attesi in fondo. <<Signora>> disse il ricco
rampollo, <<la stavo attendendo con trepidazione.>>
<<Caspita.>>
<<Vuole accomodarsi?>>
Il tavolo più esclusivo, trasversale rispetto agli altri due, era per loro:
al centro, al posto d'onore, Garzyna; ai lati Alexander e Paul. Gli altri
celebri ospiti si accomodarono presso altri due tavoli posti ad angolo
retto.
Alexander Exbohemienne IV batté elegantemente le mani e subito un maitre
accorse trafelato. Si chiamava Giuseppe Feltrati, diplomato col massimo dei
voti ad una scuola alberghiera di Senigallia.
<<Potremmo cominciare con un antipastino leggero, un bateaud d'autre temps
aux chaffonaise corredato di plateu d'austrisse a la cochon, alla flambè>>
esordì congiungendo le mani ed assumendo un aspetto vagamente gay.
<<Oppure>> proseguì guardando Garzyna negli occhi, <<ci sarebbe anche un
pateracchio d'insalata alla Guttemberg, con patrisòn escavée ed una salsa
fatta a mano da me personalmente di tartaro mix e trabattòn on the rock.>>
<<Scelga lei, mia importante ospite>> disse Alexander allungando una mano
tra le cosce di Garzyna. <<Preferisce il plateau d'austrisse a la cochon,
flambè, oppure il trabattòn on the rock?>>
Anche Paul Veriera mise una mano su una coscia di Garzyna. <<Il trabattòn,
secondo me, allappa>> suggerì schioccando la lingua. <<Io andrei con un po'
di culatello.>> La mano si spostò sul gluteo. <<Un bel culatello fresco, con
un po' di burro e pane.>> Il brasiliano sorrise, e dai suoi denti
bianchissimi partì un effetto speciale di luce, una lama laser abbacinante
che si riflesse più volte negli innumerevoli specchi e si ingrandì passando
attraverso le gemme dei pesanti lampadari di cristallo.

IL DENTIFRICIO BALUGINAR (sponsor ufficiale) SI PERMETTE DI RICORDARE A
TUTTI I TELESPETTATORI LA SUA LINEA COMPLETA PER IL TRATTAMENTO DEI DENTI E
LA DEPILAZIONE DELLA LINGUA.

<<Oh sì, sono d'accordo>> fece Garzyna. <<Un po' di culatello con burro e
pane.>>
Il maitre si inchinò e sparì silenziosamente. Un diffuso chiacchiericcio si
sparse per la sala. Alexander scartò un grissino e lo passò, sotto il
tavolo, tra le cosce di Garzyna. <<Permette, signora?>> domandò. <<A me
piace così, umettato.>>
<<Prego, si serva>> disse la sfigata fanciulla, allargando le gambe.
Quattro camerieri pattinando elegantemente si avvicinarono ai tavoli,
tenendo in equilibrio su una sola mano dei vassoi d'argento. La musica e le
parole di "Pattina su di me, fallo spesso", love song dei Syntax Error, si
diffuse attraverso una schiera di altoparlanti nascosti dietro quadri di
arte moderna, tra cui "Nudi con lavanda vaginale" di Pento Minuto, e "Natura
morta dell'uomo impotente" di Van Cock.
Al termine del culatello, Giuseppe Feltrati apparve nuovamente di fronte a
Garzyna. <<Come primo piatto, madame, potrei suggerire un trespiròn d'
aspàrage fitt in another place, cotto al forno e microondato
successivamente. Oppure.>>
<<Andiamo avanti>> fece Garzyna, lanciando uno sguardo a Paul Veriera.
<<.oppure un babottòn a la couvage fritée cosparso d'eau du mer assaisonné
avec carotes et oignon.>>
<<Il babottòn ritorna su tutto>> sussurrò il brasiliano in un orecchio della
sfigata fanciulla. <<Meglio un bel piatto di spaghetti aglio olio e
peperoncino.>>
Le ghiandole salivari di Garzyna resuscitarono immediatamente. <<Spaghetti
aglio olio peperoncino, per tutti>> ordinò.
Il maitre si inchinò ed indietreggiando si ritirò in cucina.
Tra le acclamazioni dei presenti, fu Maria D'Impippi ad alzarsi in piedi.
<<In attesa degli spaghetti, vorrei fare un brindisi>> annunciò col tipico
vocione. <<Tutti voi ricorderete una celebre puntata del mio show, "C'è un
pacco per te", che raggiunse il massimo dell'ascolto ed il massimo dello
share.>> Fece una pausa studiata. <<Si tratta per la precisione della
puntata cui partecipò Filippo Martini, ormai celebre, apparso più volte a
fianco del Gabibbo.>>
Gli sguardi di tutti si posarono su Pippo Martini. <<Eh?>>
<<Pippo mi ha promesso che un giorno o l'altro avrebbe raccontato cosa è
accaduto dopo la trasmissione. Vero, Filippo?>>
<<Eh? Ah sì, Maria, te l'ho promesso, è vero. Ma non credo che questa sia la
serata adatt.>>
<<Evviva!>> esclamò la presentatrice battendo le mani, imitata da tutti gli
altri. <<Forza, Pippo, alzati in piedi e racconta.>>
<<Eh?>>
Suo malgrado l'uomo, imbarazzatissimo, si alzò in piedi aggiustando il nodo
della cravatta. Il silenzio regnò padrone, in attesa delle sue parole.
<<Dunque.>>

* FLASHBACK * BONUS TRACK * FLASHBACK * BONUS TRACK *

<<Evviva! Ha detto sì!>> urlò la presentatrice. Si udì un suono trionfale di
orchestra. La parete con il monitor si sollevò.
Pippo venne afferrato per un braccio e costretto ad alzarsi. Susy, capelli
al vento, stava correndo verso di lui a braccia aperte. Il pubblico
applaudiva entusiasta.
Non aveva ben chiaro in mente cosa fare, cosa dire.
Nessuna ipotesi su ciò che sarebbe potuto accadere dopo.
Veronica allungò una gamba e spinse col piede, all'indietro, il televisore,
che dopo essersi rovesciato a terra esplose con effetti speciali.
Mentre andava in onda la sigla di chiusura e le immagini sfumavano sugli
schermi degli utenti, Susy gettò le braccia al collo di Pippo e fece aderire
il proprio corpo a quello dell'uomo. <<Voglio essere tua, subito, alla tua
maniera, qui!>> alitò con bollente fiato di drago. Subito dopo, senza dargli
il tempo di parlare, posò una mano sul suo inguine, tastando. Trovando della
consistenza un po' molliccia, disse con voce triste: <<Cosa c'è, lupaccio?
Non ti piaccio?>>
<<Eh?>>
<<Non ti eccito, lupaccio?>>
<<Ah!... no, cioè volevo dire sì, certo che mi ecciti, Susina.>> Voleva
essere gentile, ma il diminutivo suonò comico. <<E' che qui, proprio qui,
insomma.>>
Nel frattempo Maria D'Impippi, smessi gli abiti di scena, era tornata ad
apostrofare pesantemente i tecnici di studio: <<Avanti, cacacazzi!
Sgombrare, che deve venire tra dieci minuti quello scimunito di Mike con "La
ruota della fortuna"! Avanti!>> incitò battendo rumorosamente le mani.
Indietreggiò per osservare l'intero studio televisivo, e nel farlo urtò
Pippo e Susy che stavano alle sue spalle. <<Ah! Voi due>> disse. <<Non
vorrete mica scopare qui. Tra un po' arriva Mike e quello pensa ormai solo
al lavoro.>> Ondeggiò velocemente la mano destra con il pollice e l'indice
sollevati. <<Nisba, non glielo tira su nessuno, neanche Kylie Minogue che>>
abbassò la voce, <<detto tra noi, non è poi tutta questa grande strafica.>>
Pippo fece un sorrisino incerto di circostanza. Dentro di sé pensò che
"kylie minogue" significasse, probabilmente, "cliente successivo" in qualche
supermercato finnico. <<Andate via, se proprio volete trombare conosco io un
posticino elegante e tranquillo.>> Porse un bigliettino da visita su cu c'
era scritto: "Il quinto squillo", hotel restaurant. Susy afferrò velocemente
il pezzetto di carta e tirò via Pippo. <<Chiamate un taxi>> urlò la
presentatrice.
I due uscirono dagli studi di Canale Pingue, l'uno a rimorchio dell'altra
che faceva da traino. Appena fuori Susy compose il numero del radiotaxi. Il
cellulare di Pippo, invece, squillò. Lupaccio sobbalzò: si era scordato
della presenza del piccolo apparecchio; anzi, gli sembrava di averlo
lasciato spento. Il display mostrava il numero di casa: era costretto a
rispondere.
<<Allora, che succede?>> domandò irritata la voce di Veronica. <<Quando
torni?>>
<<Eh? Ah, sì.>> sperò di mentire in modo disinvolto. <<Prestissimo, anzi
subito, cara. Il tempo di un panino e di prendere l'aereo.>>
<<Pronto, radiotaxi?>> disse Susy a voce alta. <<Dovrebbe venire
urgentemente qui avanti gli studios di Canale Pingue. No, non sono la
Cuccarini.>>
<<Lupaccio?...>> Il tono di Veronica era indagatore. <<Chi c'è con te? Ho
sentito una voce chiamare un taxi.>>
<<Eh eh.>> ridacchiò debolmente Pippo. <<Un taxi, certo cara. Per essere
prima a casa, cara, certo. La voce? Oh, ma è un'assistente di studio.
Apostrofo? Senza apostrofo, cara, è un maschio, ma ha la voce un po' così.
Qua sono tutti un po' così, sai com'è. il mondo dello spettacolo.>>
<<Non sarà invece quella smorfiosa, come si chiama: quella Susy?>>
<<Tra cinque minuti?>> rispose Susy al proprio cellulare. <<Siamo in due>>
disse a voce alta con l'intento di farsi udire. <<Sì, in due!>>
<<Lupaccio, dimmi la verità.>> La voce di Veronica assunse una colorazione
drammatica. <<Quella troia ti si è attaccata addosso come una ventosa, come
una sanguisuga, e vorrebbe.>>
A questo punto Susy strappò il cellulare a Pippo, che si mise le mani tra i
capelli.
<<Pronto!>> disse la sanguisuga.
<<Chi. chi.>>
<<Sono io, la tua fine! Lupaccio questa notte viene con me, stronza!>>
Veronica accecata dall'ira pensò al peggiore insulto possibile, ma ogni
parola le si strozzava in gola e nessuna parolaccia era sufficiente ad
esprimere lo sdegno che stava provando. <<Puttana!>> esclamò infine.
<<Zitta tu, donna dell'odio! Hai visto come tutti mi applaudivano? Hai
visto, becera bertuccia, che figura di merda hai fatto con il tuo egoismo?>>
<<Ma per piacere.>> mormorò Pippo. Stava girando intorno a Susy sperando di
strapparle il cellulare, ma abilmente la donna riusciva a non farglielo
prendere roteando a sua volta su se stessa.
<<Questa notte il tuo lupaccio sarà mio>> insistette Susy con ferocia, <<e
mi prenderà alla sua maniera. Contenta, brutta zoccola?>>
<<Ma. troia che non sei altro. io.>>
<<Anzi, sai che faccio, brutto scimpanzé? Mentre stiamo scopando alla sua
maniera, ti chiamo al telefono, così creperai dalla rabbia e dall'invidia.
Tiè!>> Detto ciò, Susy scagliò per terra il telefonino di Pippo e lo
calpestò più volte.
<<Ma. Susy cara, il mio cell.>>
<<Tua moglie è proprio insopportabile!>>
<<Eh? Però.>>
<<Una zoccola, una battona, ecco cos'è.>> Improvvisamente il sorriso tornò
sulle labbra della donna. <<Ma adesso pensiamo solo a noi, lupaccio da
lupanare. Sei pronto?>>
<<Eh? Ah. sì, certo. ehm>> tossicchiò, <<abbastanza.>>
<<Perché farlo alla tua maniera non è da tutti, vero, caro il mio superuomo
superdotato?>> Susy strizzò l'occhio destro. <<Non vedo l'ora di essere
piena del tuo liquido. Non vedo l'ora di sentirmi una lurida palla gonfia
del tuo sperma, che profonderai abbondantemente nel mio corpo, profanandolo
da tutte le parti e magari anche da qualche altra parte che solo tu conosci,
instancabile cavaliere.>>
Quella donna era proprio fuori di testa. Pippo era consapevole che sarebbe
riuscito a farne una sola schizzando qualche goccetta, come era suo costume.
Forse due, se fosse stato in particolare vena e se gli fosse stata concessa
qualche ora di riposo tra le due prestazioni.
Ma Susy aveva delle aspettative ben diverse. <<Mi sfiancherai senza farmi
rifiatare, dilanierai le mie carni, mi sbatterai con violenza per tutta la
notte. Voglio dodici ore di sesso pesante, lupaccio. Dodici ore in cui mi
ridurrai alla tua maniera, un contenitore di liquido seminale, un.>>
Nel frattempo era arrivato il taxi. Salirono.
<<Dove?>> chiese l'autista. Pippo diede l'indirizzo, leggendolo sul
biglietto che gli aveva passato Susy; la quale, inarrestabile, continuò nel
suo canto epico, incurante del tassinaro.
<<.verrò da te trapanata con indicibile trasporto. E mi sborrerai qui, in
bocca ove io voglio berti, ed anche qui, tra le gambe, ove innaffierai il
mio giardino tropicale, ed anche là, in quell'altro posto.>>
<<Oggi c'è un traffico>> disse il tassista. <<Fa pure un sacco caldo.>>
<<Sì, calduccio>> convenne Pippo.
<<.e ne voglio persino sotto le ascelle, nell'incavo delle ginocchia. Voglio
sentirlo scivolare tra le natiche, lento eppure travolgente.>>
<<Forte la sua amica, dotto'>> disse infine il tassista.<<Prima coi colleghi
al bar non ci siamo persi neanche un secondo della trasmissione. Vi ho
riconosciuti subito, ma per motivi di praivasi (sapete com'è, la
professionalità) ho fatto finta di niente.>> Passò con il rosso. <<Però, che
femmina che ha rimorchiato, dotto'. Ma non la invidio, io non so se sarei
capace di soddisfare una come questa. Una bomba.>>
<<Eh.>> sospirò Pippo.
<<Ma per lei, dotto', non dovrebbe essere un problema. Ho sentito quello che
diceva la presentatrice, quella con la voce da maschio. Ha detto che lei,
dotto', non è nuovo a queste storie. Insomma ha detto che è un drago, che fa
sesso tutti i giorni almeno per il novanta per cento del tempo sempre con
donne diverse, non so se ho capito male. Dicevano, anche le femmine che
stavano al bar del parcheggio, che un uomo come lei, dotto', una forza
erotica della natura così prorompente, non so se mi spiego, sarebbe
egoistico che fosse di una donna sola.>>
Pippo si schermì. <<Se ne dicono tante, di esagerazioni.>>
Finalmente giunsero in albergo. Il portiere, come li vide entrare, li
riconobbe entrambi. <<Ammazza che figata!>> esclamò. <<Io pensavo che erano
tutte storie inventate. invece eccovi qua! Corneliaaaa!>> chiamò facendo
vibrare l'epa abbondante e svolazzare i tre capelli che aveva sulla testa
rotonda.
<<Ahò!>> rispose una voce un po' seccata.
<<Corne', e vieni un po' a vedere chi c'è! Non crederai ai tuoi occhi!>>
<<Chi, Lucio Battisti?>>
<<Ma no, che quello è morto!>> si spazientì il portiere.
<<Non potremmo sbrigarci?>> chiese Susy.
L'uomo fece cenno di pazientare qualche minuto ed in effetti da una
porticina sul retro apparve Cornelia, nell'atto di asciugarsi le mani su un
sinale.>>
<<Te possino ammazzatte!>> esclamò sbalordita. <<Ma poco fa stavate in
televisione! Ci siete piaciuti tanto, tutti e due, così romantichi, così
belli e freschi, eh? Non è così, Gilbè?>>
<<Che stanza volete? Toh, ve le diamo anche tutte, ve possino ammazzatte!>>
Sparse le chiavi sul bancone. <<La quindici, per esempio, è.>>
<<Questa va benissimo>> disse Susy, afferrandone una. <<Andiamo, lupaccio.>>
La stanza non era male: il frigobar era pieno di carta igienica e l'aria
condizionata era garantita da una finestra che non chiudeva perfettamente.
Un preservativo solo, già usato, era nascosto molto bene sotto la moquette
un tempo verde, ora marrone.
<<Il nostro nido d'amore!>> esclamò sognante Susy. <<Lupaccio.>> Prese le
mani all'uomo, guardandolo negli occhi. <<Tu sai quanto ho atteso questo
momento.>> Si avvinghiò improvvisamente a lui strappandogli l'anima con un
bacio sfinente. Quando si staccò, ansante, incuté timore a Pippo, che per
cavarsi d'impaccio disse: <<Ok, Susina. vado al bagno a prepararmi.>>
<<Quando uscirai, io sarò sul letto completamente nuda, rovente!>>
<<Eh? Ahhhhhhhhssssì, bene.>>
<<Anche tu, mi raccomando: dovrai apparire al mio cospetto completamente
ignudo, con la gioiosa e terribile arma da guerra protesa e pronta ad
infierire!>>
<<Certo. certo.>>
Pippo entrò nel bagno e chiuse la porta dietro di sé. Sconvolto, si appoggiò
al muro. Tutto sommato, era contento di farsi una scopata con Susy, ma
sapeva di non essere assolutamente in grado di compiere le epiche gesta che
la partner richiedeva con sguardo delirante. Certo, pensò: per le femmine
era tutto facile, bastava allargare le cosce, o le chiappe, o prenderlo in
bocca o tra le tette, al limite prenderlo in mano e la storia era bell'e
finita. Ma i maschi no, dovevano per forza di cose drizzarsi il pisello,
altrimenti non c'era niente da fare. Tirò giù le braghe: aveva un paio di
anonime mutande stile boxer. E poi lei lo voleva nudo. Tirò giù anche gli
slip ed osservò il proprio cazzo: che effetto avrebbe fatto? Era moscetto.
Sarebbe potuto entrare palpandoselo disinvolto, dicendo: allora, svegliamo
la bestia? Oppure avrebbe potuto rotearlo come una fionda: lanciamo il primo
colpo?
Cazzo. Sedette sconsolato sul bidet: era in crisi nera.
<<Belva, sei pronta a mordere?>> urlò Susy.
Decise che avrebbe confessato alla donna le proprie ansie. Avrebbe spiegato
l'equivoco. Lui non era un supermaschio sciupafemmine, il dispensatore di
sperma che lei credeva. Lui era semplicemente Filippo Martini,
rappresentante di cose tutto sommato inutili e venditore porta a porta.
Uscì dal bagno. Si coprì l'inguine con le mani. <<Susy.>>
<<Sì.?>> Lei lo squadrò golosa, da capo a piedi. Era completamente nuda a
cosce larghe. Con una mano carezzava la propria fica pelosa, già ricca di
umori. Aveva i seni un po' cadenti ma tutto sommato.
<<Ascoltami, Susy. Io. devo confessarti che.>>
<<Che?...>> lo incoraggiò lei.
<<Ecco, io non sono questo drago del sesso che tu credi. Io sono un amante
normale, credo, uno tutto sommato anche fedele che qualche rara volta. be'
sì, siamo di carne, no? Però.>>
<<Cosa vuoi dirmi?>> domandò Susy, portandosi alla bocca un capezzolo e
succhiandolo.
Pippo deglutì. <<Non sono in grado di sbatterti per dodici ore, Susy. Non
riuscirò mai a riempirti di sperma. Io. sono un amante modesto, ecco.
Modesto. Sei tu che hai creato attorno a me questa fama di grande scopatore.
Io.>>
La reazione di Susy fu molto diversa da come se la sarebbe aspettata. Con
delicatezza lo abbracciò e lo portò accanto a sé sul letto. <<Ti ho
spaventato, eh, povero pulcino?>> Lo baciò in un orecchio. <<Paura di me, di
una donna fragile ed indifesa? Ma tu non hai capito, lupaccio. Io voglio
fare sesso con l'artista, con il geniale scrittore che ha scritto quel
travolgente racconto di cui non ricordo il titolo, ma che ha acceso le mie
carni.>> Scostò le mani di Pippo che ancora coprivano l'inguine, e cominciò
a massaggiargli l'uccello. <<Tu hai talento, lupaccio. Non ho mai letto
dieci righe più potenti, che mi hanno sconvolto e mi hanno fatto desiderare
di incontrarti.>>
Pippo era più che mai convinto che quelle dieci righe fossero una vera e
propria schifezza, ma Susy era fatta così. si era chinata sul suo grembo e
gli stava spompinando il cazzo. Era brava. Chissà con quanti uomini era
andata, la Susina.
Alla fine, contrariamente ad ogni aspettativa, Pippo riuscì ad eiaculare tre
volte. Forse non gli era mai successo prima. Una volta liberata la psiche
dall'angoscia della prestazione, le cose erano andate per il meglio. Si
voltò su un fianco e guardò il gioco delle ombre sul muro. Susy si era
seduta e stava sfogliando delle carte.
<<Che fai, non dormi?>> domandò Pippo. Aveva la mente già proiettata al
giorno dopo: come avrebbe agito con Veronica? E Susy, avrebbe accampato
altre pretese?
<<Ieri ho stampato dei racconti erotici da internet>> spiegò Susy. <<Vuoi
che te li legga?>>
<<Eh? Ah, se non ti scoccia.>>
<<Sai, c'è gente bravissima. Senti cosa scrive questa, Selenia.>>
<<Sel.>>
<<Lacerami le mutande e slargami le chiappe, frullami gli interstizi e
distruggimi finché, esausta, non stapperemo quella bottiglia che mi hai
infilato nella fica. Non senti che poesia e che forza promana da queste
parole?>>
<<Be', in effetti.>>
<<Non ho mai avuto un rapporto saffico, ma questa Selenia mi ispira proprio.
Che dici, la contatto?>>
<<Boh.>>
<<E senti questo qua, Rolex.>>
<<Rolex?!>>
<<Fa i sorbetti, no.>>
<<Gelati?>>
<<No, poesie, ma anche racconti. ce n'è uno con una certa Patrizia! Secondo
me se l'è scopata sul serio.>>
<<Chi?>>
<<Quasi quasi gli scrivo. Ah, e senti questo qui. Senti che periodo.>>
<<Periodo?>>
<<Parla di una certa Elfrida. Secondo me questo qui l'ha conosciuta
veramente una Elfrida. Che dici? Gli mando una email?>>
<<Non so, Susina. Vedi tu.>> Pippo chiuse gli occhi.
<<Mi infilo lentamente la palla dell'albero di natale. mio dio, lupaccio!
Questa mi fa sborrare con solo tre parole. E' fortissima: si chiama Julia.
Io.>>
Pippo si addormentò.
Susy continuò a leggere e sognare ad occhi aperti sino all'alba.

* FINE DELLA BONUS TRACK *

<<Dio mio, che vicenda romantica!>> commentò Maria D'Impippi. <<E con tua
moglie, Veronica, come sono andate le cose?>>
<<Abbiamo divorziato>> rispose Pippo, sedendosi. <<Adesso sta insieme ad un
allevatore di procioni che ha conosciuto ad un congresso del partito
umanista.>>
Paul Veriera si tolse di bocca uno stuzzicadenti con le proprie iniziali.
<<Complimenti allo chef>> disse al maitre. Questi si inchinò sino a sfiorare
il pavimento con la fronte. <<Questa pietanza mi è sembrata eccezionale. A
lei è piaciuta, mon cherì?>> domandò rivolgendosi a Garzyna.
<<Oh sì, un sacco.>>
<<Veramente buona>> fece eco Alexander, dando fuoco ad un sigaro con un
accendino atomico moderatamente radioattivo.
Infatti, mentre Pippo aveva raccontato la fine della propria vicenda, la
cena era proseguita giungendo quasi alla fine.
Alexander emise una nuvola di fumo. <<Vorrei complimentarmi personalmente
con il cuoco>> disse a Giuseppe Feltrati.
<<Lo farò venire subito>> ossequiò il maitre.
Baron De Gastogne, cuoco frutto di un riuscito incrocio operato da un
allevatore pugliese di cuochi, si presentò gongolante al tavolo. Era un uomo
di media età in evidente sovrappeso. <<Lor signori hanno chiamato?>>
<<Volevamo complimentarci>> spiegò Paul Veriera.
<<E magari avere una piccola lezione di cucina>> aggiunse Alexander.
Baron nascose a fatica un'espressione soddisfatta. <<A vostra disposizione,
eccellenze.>>
Pippo Gaudio, tra le celebrità presenti, si alzò in piedi. <<Io, per
esempio, vorrei sapere quali ingredienti avete usato e quale tecnica avete
adottato per la preparazione del "Porco di Pompei".>>
Il cuoco batté le mani soddisfatto, assumendo per pochi secondi l'aspetto di
Oliver Hardy. Il "porco di Pompei" era un piatto cui teneva molto, frutto di
lunghi studi. <<La pietanza da lei citata è la mia elaborazione di una
ricetta contenuta nel Satyricon di Petronio Arbitro, che voi tutti
conoscerete.>>
<<Altroché!>> disse Garzyna. Sapeva benissimo che gli arbitri erano tutti
dei gran cornuti, ed avevano mogli ed altre parenti strette che esercitavano
la sua stessa professione.
Baron De Gastogne assunse un look compiaciuto. <<Per illustrarvi
sommariamente come si prepara, avrei bisogno di un porcello sul tavolo. In
mancanza, mi arrangerò.>>
<<Ma perché arrangiarsi, ostregheta!>> esclamò Paul Veriera. Un'iride
completa di colori si materializzò all'interno del suo sorriso: erano le
scorie del cibo a fare da filtro polarizzatore. Il brasiliano indicò Garzyna
seduta al suo fianco. <<Sono certo che la nostra graziosissima ospite, donna
emancipata e disinvolta, libera, indipendente, colta.>>
<<Vivace>> suggerì Alexander Exbohemienne IV.
<<...vivace, rampante, eccetera, e quando dico eccetera intendo dire che le
lodi non sarebbero finite, sono certo che.>>
<<Ma sì!>> corse in suo aiuto Alexander. <<La nostra ospite, se accetterà i
nostri sinceri complimenti, forse si presterà a fare da porcella sul
tavolo.>>
Tutti, celebrità comprese, persino il segretario personale di Paperotti,
posarono il loro sguardo ansioso sulla sfigata fanciulla, che dopo aver
tentato inutilmente di nascondersi sotto il tavolo, disse: <<Ah be', occhei,
grazie.>>
Gli applausi scrosciarono spontanei e sinceramente entusiasti.
<<Bene, oui!>> fece il cuoco facendo finta di conoscere il francese.
<<Madàm, dovrebbe a questo punto denudarsi e disporsi a mo' di porcella sul
tavolo.>>
<<Volentieri>> assentì Garzyna. Si tolse con facilità l'unico abito che
stava indossando, quello che si era pagata a suon di frustate sul culo.
Poiché tutti la guardavano, si ricordò dei suggerimenti di Sta Mi Cin. <<Io
non porto mai mutande né scarpe>> affermò rimanendo completamente nuda.
<<Almeno d'estate>> aggiunse.
<<Che brava! Che bella!>> applaudì Paul Veriera. <<Questa giovane ragazza ha
un proprio life style!>>
Con grande fracasso tutti si posizionarono con le sedie attorno al tavolo
sul quale era nel frattempo salita Garzyna, galantemente aiutata da
Alexander. Baron De Gastogne con ampi gesti la invitò a posizionarsi
accovacciata. <<Oui, madàm, trebbièn. Ecco, il culo un po' più in alto,
esposto dovrei dire. Trebbièn, sembra proprio un'autentica porcella.>> Era
vero: Garzyna, un po' grassoccia, gambe e braccia un po' tozze, accovacciata
alla pecorina con le chiappe all'insù e la testa appoggiata sopra i polsi,
sembrava proprio un grasso maiale.
Baron arrotò la erre meglio che potè. <<Ora, gentile pubblico, chiamerò la
mia troupe che mi aiuterà nella preparazione del mio celebre piatto "Il
porco di Pompei", elaborazione di una ricetta presente nel Satyricon.>>
Batté le mani ed accorsero cinque inservienti, elegantemente vestiti di
bianco. Uno di essi spinse un tavolo a rotelle su cui erano disposti
strumenti di lavoro ed ingredienti. <<La prima cosa, messiè e madàm, a parte
l'uccisione dell'animale ed il suo scuoiamento, cosa che ora non possiamo
fare trattandosi di una simulazione, è ungere tutto il corpo della bestia
con un liquido di mia invenzione, ottenuto miscelando nel modo opportuno
olio, aceto, salsa worchester, ketchup, senape, succo di priapo, scaglie di
melone, limone, latte grasso di pecora, spremuta di mandarancio e di
guaracanà, poche gocce di tabasco ed un tocco di colon di astice.>>
I presenti emisero gridolini di meraviglia.
<<Il modo migliore di procedere all'unzione è quello di usare un pennello da
cucina. Da cosa si distingue un pennello da cucina da uno per la pittura?>>
domandò Baron assumendo un tono didascalico. <<Dal fatto che con quello da
cucina ci si cucina, mentre quello per dipingere si intinge nella vernice>>
spiegò. <<Sconsiglio di usare per entrambe le cose lo stesso pennello: i
sapori si guasterebbero.>> Un inserviente, un tipo dall'aria
extracomunitaria con permesso irregolare, porse un pennellone al cuoco che
lo immerse religiosamente dentro un liquido untuoso e denso all'interno di
un pentolino d'argento. <<Normalmente le vere porcelle non hanno tutti
questi capelli, ma comunque cominciamo a pennellare.>> Applicò uno strato di
intingolo sulla schiena di Garzyna, partendo dalla nuca sino ai fianchi. In
silenzio, fece su e giù varie volte, stando bene attento a non lasciare
scoperto nemmeno un millimetro di superficie. <<Questo mio preparato rende
morbida la pelle dura della bestia e la prepara, insaporendola, alla
cottura. Et voilà!>> esclamò guardando con fare critico la propria opera.
<<Trebbièn. Ora vi prego di prestare molta attenzione. Dobbiamo lavorare il
sedere dell'animale. Voi non immaginate, madàm e messiè, quanta cura
richieda il culo di una porcella e quanta roba ci si può trovare dentro:
davvero di tutto. Per cui, occorre lo strumento adatto.>> Un altro
inserviente che assomigliava vagamente a Gianni Rivera porse al cuoco uno
scovolino. Baron De Gastogne mostrò l'oggetto alla platea attenta. <<Occorre
infilare lo scovolino nel budello della porcella, irrorare la zona dell'
operazione continuamente con acqua fresca, e fare su e giù in modo da
ripulire il più possibile ogni anfratto.>> Bussò con le nocche sul capo di
Garzyna. <<Procedo?>>
<<Ok, va bene>> rispose la sfigata fanciulla. <<Pianino>> si raccomandò.
Il cuoco schioccò le dita. <<Gustavino>> disse rivolto all'inserviente che
gli aveva porto lo strumento, <<mentre io ripulisco tu innaffia con acqua
fresca.>>
Gustavino afferrò una brocca e fece colare un filo d'acqua gelida tra le
natiche di Garzyna. <<Brrrr, che freddo!>> rabbrividì la puttana.
Baron con due dita allargò le natiche. Accostò lo scovolino al buco del culo
della sfigata fanciulla. <<A questo punto>> spiegò, <<di solito non si hanno
tanti riguardi, avendo a che fare con porcelle morte. In questo caso, però,
abbiamo a che fare con una porcella viva.>> Tutti scoppiarono a ridere,
persino la sfigata fanciulla, per cui si corresse: <<Volevo dire che in
questo caso abbiamo a che fare con una madàm.>> Sorrise compiaciuto. <<Per
cui faremo prima ciò che di solito si fa dopo: spalmeremo un po' di
intingolo sul culo.>> Passò il pennello tre o quattro volte tra le chiappe
di Garzyna. <<Et voilà.>> Accostò nuovamente lo scovolino ed esercitando una
certa pressione lo introdusse nello sfintere della finta porcella.
<<Trebbièn.>> Fece su e giù con lo strumento, che per via della sua naturale
conformazione penetrava facilmente, ma usciva esercitando un certo attrito
che faceva gemere la sfigata fanciulla. <<Et voilà!>> disse alla fine.
<<Gustavino, passami il wurstel. No, non quello piccolo, ma uno di quelli
grossi.>> Una volta avuto il salsicciotto in mano, il cuoco spiegò:
<<Introdurre due o tre wurstel nell'ano del porco sino ad intasarne le
budella, è assolutamente indispensabile. Ma il massimo si ottiene infilando
alternativamente un wurstel ed una grossa carota, un altro wurstel ed un'
altra grossa carota, e così via finché non c'è più spazio.>> Accostò il
wurstel al buco del culo e lo introdusse lentamente dentro.
Fu Pippo Gaudio a rompere il religioso silenzio con cui venivano seguite le
operazioni. <<Ma gli antichi romani a Pompei non ce li avevano mica i
wurstel.>>
<<Muy bien, muy bien!>> esclamò il cuoco confondendo lo spagnolo con il
francese. <<Rispondere a questa domanda aiuterà a prevenire le osservazioni
degli iperrealisti. La ricetta è una mia elaborazione, l'ho già detto; non
segue pedissequamente quella presente sul Satyricon.>> Sospirò. <<Ma
proseguiamo senza indugio. Gustavino, la carota.>> Finì di introdurre il
wurstel spingendolo dentro con l'ortaggio, che iniziò ad infilare a sua
volta. <<Come andiamo, madàm?>> domandò premuroso a Garzyna. <<Si sente
piena, scerì?>>
La sfigata fanciulla era un po' preoccupata. <<Mi sento un po' pesante>>
confessò.
<<Ci limiteremo ad una sola carota ed un solo wurstel>> annunciò Baron De
Gastogne, <<altrimenti la nostra porcella>> (tutti risero), <<.la nostra
madàm>> si corresse, <<finirà col farsi male. Contenta, scerì?>>
<<Grazie>> disse la sfigata fanciulla.
<<Ora>> proseguì il cuoco, <<dovremmo aprire la bestia e riempirla di
piccioni ripieni.>> Afferrò un enorme coltello. <<Ma non possiamo, la
simulazione non può spingersi sino a quel punto.>> Nel frattempo, il culo di
Garzyna stava espellendo la carota. Baron facendo finta di niente la
reinserì al suo posto. <<Et vualà!>> fece allargando le mani. <<La lezione,
gentilissimo pubblico, è finita.>>
Tutte le celebrità applaudirono con convinzione. Quindi si dileguarono,
alcune non senza aver dato una benevola pacca sul culo della porcella, salvo
poi assumere un'espressione schifata ritrovandosi la mano tutta unta. Quasi
tutti si pulirono più o meno furtivamente sul vestito di Garzyna. Alla fine,
con un lungo inchino, anche il cuoco si congedò.
Dal culo della puttana, che era rimasta nella stessa posizione non sapendo
bene come comportarsi, uscirono prima la carota e quindi il wurstel.
<<Oh, scusate!>> esclamò Garzyna, dopo che ebbe emesso una scoreggia.
Paul Veriera fece sentire la propria voce. <<Non c'è di che preoccuparsi,
signora. Ma la prego, scenda dal tavolo mettendo i piedi per terra.>> La
fanciulla respirò sollevata. <<Adesso io ed il mio amico Alexander
prenderemo il nostro contentino, poi la ospiteremo qui, nella suite
imperiale Alexander IV sino a domani mattina.>>
<<Che bello! Grazie!>>
<<Ecco>> proseguì il brasiliano. <<Sarà bene che mi spogli completamente in
quanto lei è tutta unta.>> Si denudò mostrando un fisico asciutto e
scattante, dopo di che si sistemò parzialmente disteso su un divano stile
rock-cock che era contro una parete, a breve distanza. Fece eloquenti gesti
a Garzyna, che gli salì sopra a cavalcioni. Il brasiliano raccolse le tette
della sfigata fanciulla tra le mani e lasciò che fosse lei a muovere il
bacino in modo da farsi penetrare.
<<Aspettatemi>> disse Alexander. Sino a quel momento non si era fatto
sentire perché, colto da un insano istinto coprofago, si era messo a
sbocconcellare la carota ed il wurstel cagati da Garzyna. Del resto, nell'
ambiente della prima classe le perversioni le aveva ormai provate tutte, più
o meno omologate, per cui quella era l'ultima che gli rimaneva: e quale
occasione poteva essere più ghiotta, in tutti i sensi? Si spogliò anche lui
completamente e si accostò alle terga della sfigata fanciulla che, avendo il
buco del culo addirittura viscido a causa del terribile intingolo spalmato
da Baron De Gastogne, si lasciò inculare docilmente.
<<Ahhh.>> gemette Paul Veriera. <<Sei entrato. Senti il mio cazzo?>>
<<Lo sento, brutto frocio che non sei altro>> rispose Alexander Exbohemienne
IV.
<<Finalmente sei qui, vicino a me.>>
<<Solo una sottile parete di carne divide le nostre cappelle.>>
Garzyna avrebbe voluto e potuto dire: <<Scusate se ci sono io, in mezzo>>,
ma la sfigata fanciulla era troppo tale per obiettare qualcosa. Il momento
sarebbe stato adatto per una di quelle tristi sviolinate che aveva spesso
udito, ma in prima classe il misterioso violinista sembrava non aver
accesso. Al suo posto si udì un assolo di Jimi Hendrix uscire dagli
altoparlanti nascosti dietro ai quadri.
<<Sììììì!>> urlò Paul Veriera. <<Dai, Alex, vediamo se riusciamo a venire
insieme.>>
<<Al mio tre>> disse Alexander con voce strozzata. <<Uno. due. tre!>>
Vennero, ed in grande quantità. Sborrarono a più non posso dentro Garzyna,
poi fuori ma sempre addosso al suo corpo, poi l'uno addosso all'altro. Poi
Paul Veriera prese in bocca quello di Alexander, Alexander successivamente
prese nel culo quello di Paul Veriera, e così facendo giunsero le ore
piccole, molto piccole, ovvero quasi grandi.
Il brasiliano si stiracchiò. <<Sarà ora di andare a dormire>> obiettò.
<<Domani devo incontrare il figlio di Gheddafi per un acquisto del 15% della
Beva Cola.>>
<<Mah!>> ribatté Alexander. <<Ok. Io mi ritiro nella mia stanza a giocare
con la playstation. Poi sghiaccerò un pisolino.>>
Guardarono entrambi Garzyna.
<<Lei, signora>> disse Paul Veriera, <<vada dove vuole. Qui nella suite
troverà di tutto. Buona notte.>> I due si dileguarono.
Garzyna corse verso il suo vestito, che giaceva abbandonato per terra. Lo
raccolse e lo osservò: faceva schifo, unto e pieno di ditate. Sembrava
persino sporco di merda. Non ebbe il coraggio di metterlo. Faceva molto
caldo. Le porte erano tutte aperte, ma nel ristorante non c'era più nessuno.
Bella forza, si disse. Non si trattava di un vero ristorante, ma di un
semplice accessorio della Suite Imperiale Alexander IV, come la pista di sci
e tutto il resto. Vide delle luci in un ampio cortile al di là di un arco in
muratura, e corse in quella direzione. Si trovò così al bordo della piscina
olimpionica in dotazione alla suite. Toccò l'acqua con le dita: era
piacevolmente calda. Lei era sporca ed unta. Si tuffò.

Quando Sta Mi Cin entrò nella cabina di comando, c'erano solo il capitano
Armando ed il sottufficiale Ulderico. <<Eccomi>> disse.
Armando scoreggiò. Gli era rimasto in canna un colpo che non era stato
necessario per vincere l'ultima gara in sala ufficiali. Guardò l'orologio:
<<Cazzo, ma tu non dormi mai>> commentò.
La sarta sorrise. <<Ho del materiale porno autentico>> annunciò. Sapeva che
soprattutto Armando era un grosso amatore, quindi mostrò la piccola cassetta
MiniDV.
<<E cosa ci sarebbe, dentro?>> chiese il capitano.
<<Un rapporto sadomaso avvenuto proprio qui, all'interno del <TITOPIC>.>>
<<E tu come mai ne sei in possesso?>>
<<Affari miei. Per cinquecento monete è tua>> disse ad Armando. Rivolgendosi
ad Ulderico: <<Oppure tua.>>
<<Be', io non compro niente a scatola chiusa>> affermò Ulderico. <<Mostraci
almeno un pezzo del filmato.>>
<<D'accordo, però solo pochi secondi>> concesse Sta Mi Cin. Dalla sua fedele
borsetta estrasse la telecamera con schermo LCD incorporato. Inserì il
nastro e spinse il tasto PLAY. Dopo pochi istanti apparve Garzyna sul letto
che gemeva ad ogni colpo di frusta, con un fallo di gomma in bocca ed una
strana cosa semirigida che con una estremità stava nel culo e con l'altra
nella fica. A frustare era un tipetto magro tutto truccato e ricoperto con
accessori di cuoio.
<<Ma quella sul letto. boh!>> disse Armando. <<Forse.>>
Sta Mi Cin spinse lo STOP. <<Non si guarda gratis. O si compra, o compra
qualcun altro.>>
<<Dai, facci vedere un altro po'>> supplicò Ulderico.
La sarta fece cenno di no.
All'orizzonte, tra la nebbia, si delineò (ovviamente) il profilo di un
iceberg, cui nessuno dette peso.

BONG! O, forse, CRASH!

Garzyna, nella piscina, notò un'onda. Strano, non sapeva che nelle piscine
potessero formarsi onde. Ma stava in prima classe, ed in prima classe c'
erano le più grandi meraviglie. Si rimise a fare il morto.

Armando bussò freneticamente alla porta di Pangloss. Il filosofo aprì
visibilmente scocciato. <<Cosa c'è? Perché a quest'ora?>>
Armando parlò col tono di una pescivendola di Pescasseroli scippata.
<<Mannaggia! Abbiamo intruppato contro un iceberg e si è rotta la nave!
Bisogna avvertire quelli della tv! Mi hanno detto che lei.>>

<<Pangloss!>> lo accolse il capostruttura nonché responsabile del palinsesto
Abramo Tredolci. <<Allora, ti sei deciso? Te la tagli questa barba ed
accetti di fare il seguito di "Un sillogismo ed un gargarismo", programma di
prima mattina?>>
Candido scosse la testa. <<Mi hanno avvertito che abbiamo centrato un
iceberg.>>

L'ing. navale Alfranco De Prognosi venne portato a bordo con un elicottero
di proprietà della società televisiva, ed introdotto nel cosiddetto "ultimo
strato", ovvero una struttura superiore alla prima classe in cui c'erano gli
studi tv. Chiese ed ottenne un tavolo libero, sul quale srotolò il progetto
del <TITOPIC>. Nel parlare, con il dito indice indicò le parti della nave di
cui stava illustrando le caratteristiche.
<<Qui c'è una paratia stagna>> spiegò. <<Qua invece ho messo una pompa con
un sensore che dovrebbe eliminare l'acqua in eccesso. Dove è avvenuto l'urto
con l'iceberg?>>
Glielo indicarono.
<<Affonderemo tra quaranta minuti esatti>> svelò. <<Poi la nave si alzerà
con la prua, rotolerà tre volte su se stessa, e si apriranno per effetto
della pressione tutti i boccaporti. Bisogna evacuare tutti con gli
elicotteri.>>

Adria era incazzata. Cosa aveva il capostruttura nonché responsabile del
palinsesto Abramo Tredolci per buttarla giù dal letto così di fretta, all'
alba, con una telefonata della sua segretaria? Mentre un taxi la portava
agli studi televisivi, compose nervosa un numero sul cellulare. <<Abry? Sono
Adry.>>
<<Ciao Adry. Hai fatto bene a chiamarmi. Oggi bisogna preparare in fretta e
furia l'ultima puntata di "Il grande battello".>>
<<Sarai scemo, Abry. Sono previste altre dodici puntate.>>
<<Ascolta, Adry. Il <TITOPIC> ha colpito un iceberg e sta affondando. Manca
ancora qualcuno all'appello, ma stiamo portando in salvo tutti. Abbiamo
deciso che ha vinto quella sfigata fanciulla che ne ha passate di tutti i
colori, ma non riusciamo a trovarla.>>
<<Perbacco, Abry! Che notizia! Il battello affondato! Quale sfigata
fanciulla? Ah sì, ho capito. Trovatela.>>
<<Oltretutto, Adry, quella lì, ignorante com'è.>>

Garzyna si guardò intorno perplessa. L'acqua sembrava più salata e più
fredda, ma soprattutto i bordi della piscina sembravano essersi allontanati
diventando invisibili, come se la piscina stessa si fosse dilatata a
dismisura diventando grande quanto il mare. Inoltre le onde erano in
aumento.
Cominciò a nuotare freneticamente, salvo fermarsi dopo poche bracciate.
Infatti, non c'era nessuna direzione in cui nuotare. Tuttavia non fece in
tempo a provare paura: giunsero alcuni elicotteri ed uno di essi calò una
corda.

sior capitàn, c'è un uomo in mezzo al mare
sior capitàn, venitelo a salvaaareeeeee.

Un remake techno della canzone del trio Lescano introdusse a sorpresa l'
ultima puntata de: <IL GRANDE BATTELLO>.
Adria sorrise cercando di assumere la consueta espressione da mignotta,
quella che le aveva consentito di battere la concorrenza per la conduzione
del programma. Sedette sul solito sgabello.
<<Salve, salve a tutti!>> salutò mentre la musica scemava e gli applausi a
comando scrosciavano. <<Eccoci dunque ad una puntata straordinaria del
"Grande battello": straordinaria perché non prevista. Ed inoltre, almeno per
quest'anno, sarà anche l'ultima.>>
Su alcuni cartelloni luminosi non inquadrati dalle telecamere apparve: OH
NOOOO!
Il pubblico emise dei mormorii di disapprovazione.
<<Eh sì, lo so, dispiace a tutti>> proseguì Adria. <<Dispiace a me, dispiace
alla regia, dispiace agli sponsor. ma purtroppo non c'è altro da fare,
perché questa mattina, all'alba, proprio all'inizio dell'alba, il <TITOPIC>
è affondato. Nessuno si è fatto male, infatti abbiamo portato tutti in
salvo. Ed avremo comunque un vincitore, o forse una vincitrice, chissà. Ma
intanto, per tutti coloro che non hanno potuto seguire in diretta via
satellite le drammatiche immagini dell'inabissamento, vi mostriamo una
sintesi. Buona visione!>>
<<Questa sintesi vi è offerta da "Sterk", il vero salvagente>> annunciò una
voce fuori campo, calda e suadente. Una ciambella a papera apparve su tutti
i monitor e su un grande schermo centrale che si era nel frattempo
illuminato alle spalle di Adria. <<Sterk! E galleggerai come uno stronzo.>>
Mentre le drammatiche immagini andavano in onda, riprese sia dall'interno
della nave sia dagli elicotteri, Adria venne raggiunta da uno stuolo di
truccatori e dal soggettista, che le disse: <<Hanno trovato la ragazza!>>
<<La vincitrice?>> chiese la conduttrice a labbra strette (le stavano
delineando il contorno delle labbra).
<<Appena in onda, ti metteremo in contatto con la zona del recupero. Pensa,
la cretina era in mezzo al mare e stava pensando di nuotare in una
piscina!>>
Finalmente la sintesi dell'affondamento del <TITOPIC> terminò e le luci si
accesero. Un cameraman si sdraiò sotto lo sgabello su cui era seduta Adria,
in modo da poter rispettare il contratto con lo sponsor ("Soffici sogni",
biancheria intima). La conduttrice accavallò sapientemente le gambe. <<E
così abbiamo mostrato gli slip per la prima delle due volte>> pensò.
<<Adria!>> Lo schermo gigante alle sue spalle si era riempito del volto di
un uomo: Marco Baccuzzi, inviato speciale.
<<Sì Marco. dove sei.>>
<<Su un elicottero, Adria.>> L'uomo aveva i capelli al vento, un pesante
giubbotto abbottonato sino al collo, ed una cuffia sulle orecchie. <<Le
operazioni di recupero sono praticamente finite e tutti sono in salvo.>>
<<Ecco, quindi questa notizia è confermata>> osservò la conduttrice.
<<Allora voi, cosa state facendo?>>
<<Le email che abbiamo ricevuto, oltre ai clic sul sito internet, hanno
indicato chiaramente chi è il vincitore, anzi la vincitrice dell'edizione di
quest'anno del "Grande Battello".>>
<<Ah. bene!>> La conduttrice fece finta di non averlo saputo. I tabelloni
luminosi indicarono al pubblico l'atteggiamento da tenere: [MERAVIGLIA +
ECCITAZIONE].
<<Ooooooooh!...>> rumoreggiò la platea.
<<La vincitrice è quella sfortunata fanciulla che abbiamo inquadrato più
volte, a bordo. Evidentemente le sue peripezie le hanno fatto guadagnare la
simpatia dei telespettatori.>>
<<Fantastico!>> esclamò Adria. <<E dove si trova adesso?>>
<<Guarda, la stiamo recuperando proprio ora dal mare!>>
Le telecamere inquadrarono Garzyna che, appesa ad una corda, veniva
sollevata dall'acqua.
<<Portatela qua, in studio!>> intimò la conduttrice.
<<Adria, tra non molto saremo lì>> affermò Marco Baccuzzi.
Primo piano sul volto della conduttrice: <<Tra poco, una volta tirata a
bordo la ragazza, ci collegheremo con l'elicottero. Adesso, rivediamo
velocemente alcuni momenti della vita a bordo di questa disgraziata
fanciulla.>>
Sul solito maxischermo apparvero alcune riprese, accompagnate da un triste
suono di violino. La sequenza in cui Garzyna preparava il sacco di juta per
farne un vestito, la mandarono in onda due volte di seguito.
Il faccione di Marco Baccuzzi apparve nuovamente. <<Adria, abbiamo qui la
vincitrice appena ripescata dal mare, come una sirena!>> Le telecamere
inquadrarono l'interno dell'elicottero; Garzyna era seduta su una scatola di
cartone, tremante, avvolta in un grande asciugamano. <<Si chiama Garzyna. E'
sola, infelice, triste, infreddolita e nuda.>>
<<Ciao, Garzyna! Sono Adria!>>
La sfigata fanciulla, inquadrata a pieno schermo, alzò il capo di scatto.
<<Chi?>>
<<Adria, la conduttrice del "Grande Battello"!>>
<<Ma dov'è?>>
<<E' in studio, ti sta parlando attraverso degli altoparlanti>> spiegò
benevolo Marco Baccuzzi.
<<Garzyna!>> La voce di Adria sembrava provenire da un altro mondo. <<Ho da
darti una splendida notizia.>>
<<Avete ritrovato il mio vestito?>>
Il pubblico scoppiò a ridere senza indicazione sui cartelloni luminosi.
Persino Adria non riuscì a riprendere subito la parola. Quella ragazza non
lo sapeva, ma bucava lo schermo e rimaneva immediatamente simpatica al
pubblico. Altro che sfigata fanciulla! Se solo se ne fosse resa conto, e se
fosse stata meno ignorante di come era.
<<Ascoltami!>> Il tono della conduttrice fu perentorio. <<Potresti aver
vinto la bella somma di due milioni e cinquecentomila euro, generosamente
messa in palio dai nostri sponsor!>>
<<Caspita. Grazie>> disse la sfortunata fanciulla.
Adria si rivolse al cronista. <<Marco!>>
<<Dimmi, Adria.>>
<<Quanto tempo impiegherete per arrivare?>>
<<Il pilota dice un'oretta.>>
Lo schermo si spense. <<Bene, tra un'oretta avremo in studio la vincitrice
di quest'anno, e vediamo se riuscirà a portarsi a casa il bel malloppo, in
lire, di quasi cinque miliardi. Intanto. salutiamo il notaio, Dr. De
Magistris, che attesterà ufficialmente l'esito delle votazioni.>>
Astolfio De Magistris era membro di una stirpe di notai. Notaio era suo
padre, notaia sua madre, così come notai erano stati i suoi nonni e
bisnonni. Facendo delle accurate ricerche araldiche, aveva scoperto con
soddisfazione che all'età della pietra, nel villaggio di Hatù, africa, un
suo antenato, Bjornborg, faceva il notaio incidendo i contratti su tavolette
di argilla. Scivolò curvo verso la conduttrice, per baciarle la mano.
<<Sempre più bella, Adria.>>
<<Grazie, come è gentile, notaio!>> si schermì lei. <<Allora?>>
Astolfio scrutò le carte che aveva con sé. <<Ho controllato più volte le
lettere, i tagliandi, le email, le cliccate sul sito, le scritte sui muri, i
rumors, la lotteria di capodanno collegata e persino le opinioni degli
sponsor, che come tutti sanno valgono per trecento voti normali. Ebbene, non
c'è alcun dubbio che la più votata sia stata Graziana.>>
<<Graziana?>> Adria impallidì guardandosi attorno.
<<Oh oh!>> ridacchiò goffamente il notaio. <<Ho commesso un piccolo errore:
Garzyna. Quella ragazza ha un nome così strano...>>
Il volto di Adria tornò ad essere roseo. <<E come si sono suddivisi, questi
voti?>>
<<Decisive sono state le cliccate sul sito vu-vu-vu grande mantello com.>>
<<Quale sito, notaio?>>
Dalla regia una voce maschile rimarcò: <<Www.grandebattello.com.>>
<<Ah, sì, sì.>> mormorò Astolfio, scartabellando. <<Certo. Spero di non aver
sbagliato sito. No, è impossibile, e poi sono state tantissime le lettere
con scritto: voto Graziana.>>
<<Garzyna>> lo corresse Adria.
<<.e le email all'indirizzo grandecastello-chiocciola.>>
<<Grandebattello chiocciola rete punto tv>> declamò la voce fuori campo.
<<Infatti, infatti>> confermò Astolfio. <<Tutte a dire che calciatore dell'
anno è.>>
A questo punto la regia optò per un radicale cambio di inquadratura. Zoomata
su Adria per tagliare fuori il notaio, che venne afferrato per le braccia da
due assistenti di scena e portato dietro le quinte. <<Come abbiamo sentito,
non ci sono dubbi: la vincitrice è lei, Garzyna. Ma come mai, secondo voi,
questa fanciulla sfortunata ha raccolto così tanti consensi? Abbiamo ospite
il Prof. Dorando Anastopulos, ordinario di psicologia di massa e curve
tendenziali del comportamento collettivo all'Università della Sorbona di
Parigi.>> Una telecamera inquadrò un signore anziano vestito in modo molto
casual, con i capelli alla Einstein. <<Buonasera, professore!>>
<<Buonasera>> salutò Dorando con voce tremula e fioca.
<<Cosa pensa, professore, della schiacciante vittoria di questa sfortunata
fanciulla?>>
Dorando Anastopulos tossicchiò imbarazzato. <<Effetto cucciolo>> spiegò.
<<Vale a dire?>>
<<E' evidente. La vincitrice è apparsa talmente infelice nella sua
quotidianità da ispirare la solidale simpatia da parte dello spettatore
medio che, non dobbiamo dimenticarlo, statisticamente ha un Q.I. pari a 78,
un livello di istruzione medio-basso, ed un reddito appena superiore alla
soglia di povertà.>>
Adria annuì soddisfatta. <<Infatti, a voler sottolineare quanto detto dal
professor Anastopulos, abbiamo qui, come ospite, il telespettatore medio!>>
Si udì a destra uno squillo di trombe, ed un altro squillo rispose a
sinistra. Il tutto si trasformò in un jingle jazzato sulle note del celebre
swing "I have another place to go, baby, fuck you" di Johan Trussardi,
mentre sullo sfondo, illuminato da un occhio di bue, un siparietto si
allargò lasciando entrare un giovane sorridente, vestito con cravattino e
pseudofrack alla Fantozzi.
<<Gasparre Dremlitch!>> annunciò entusiasta Adria.
Si sistemarono entrambi su un divano. La regia abbassò le luci dando l'
illusione di un colloquio intimo.
Poiché il giovane non era male, Adria accavallò le gambe ed assunse un'
espressione fortemente provocante. <<Allora, Gasparre. La Broxa, la società
che abbiamo incaricato, ha scelto te tra un campione di
duemilioniseicentoventicinquemila e rotti telespettatori, in quanto hai
tutti, ma proprio tutti, i tratti distintivi del telespettatore medio.
Grazie a questa caratteristica, hai vinto una bellissima Mazuka Spider 1.8
GTI, sedici valvole, cinque marce, tre posti, quattro ruote più quella di
scorta, un bagagliaio sufficiente per il biberon del pupo e la pupù del
cagnolino, volante ruotabile e specchietto retrovisore riflettente.
Contento?>>
Gasparre non riuscì a nascondere una certa delusione. <<Avrei preferito.>>
Alcuni disturbi di trasmissione impedirono di udire la frase.
<<Abbiamo avuto un piccolo problema tecnico>> sorrise Adria. <<Dunque,
Gasparre, come mai sei un appassionato telespettatore del "Grande Battello"?
perché ti piace tanto questa trasmissione?>>
<<C'era mio fratello sulla barca>> rispose tranquillo il telespettatore
medio.
<<Però!>> esclamò la conduttrice. <<Dobbiamo dedurne che nella media hanno
avuto tutti un parente a bordo. E come si chiama tuo fratello?>>
<<Huber. Il nostromo.>>
<<Infatti avete lo stesso Q.I.>> osservò Adria. <<Che lavoro fai tu,
invece?>>
<<Il palombaro ad alta profondità. Restauratore di coralli.>>
<<Dove abiti?>>
<<In transilvania.>>
<<Hai famiglia?>>
<<Sono contrario al matrimonio, ma convivo con quattro donne. La prima,
Marisonda, la conobbi nel.>>
Per fortuna intervenne la voce fuori campo. Calda e suadente, disse:
<<Adria, finalmente Garzyna è qui!>>
La conduttrice inspirò profondamente. Una musica sfacciatamente country si
levò ariosa, le luci si alzarono illuminando lo studio a giorno. Un
assistente non inquadrato fece ampi gesti indicando ad Adria che poteva
lanciarsi nella presentazione.
<<Il grande momento è giunto>> mormorò Adria, rivolgendosi personalmente ad
ognuno dei telespettatori. <<Ed ecco a voi. Garzyna, la sfortunata
fanciulla!>>
Sui tabelloni luminosi apparve l'imperativo categorico: [APPLAUSI VIOLENTI].
In un tripudio di suoni, luci e colori, in un turbine di coriandoli, Garzyna
si materializzò come dal nulla, vestita da suora. La fecero accomodare in
una poltrona.
<<Come mai vestita da suora?>> domandò Adria.
<<Purtroppo non avevamo nessun vestito adatto alla sua taglia, un po'
tozza>> rispose la solita voce fuori campo, <<per cui abbiamo dovuto
ripiegare su un abito di scena, lo stesso usato per una comparsa nello
sceneggiato storico "Tutte le donne di Don Abbondio".>>
Una telecamera la inquadrò a pieno schermo. Al solito pubblico di guardoni,
affezionati al programma, si aggiunse quello di estrazione cattolico-bigotta
e moralista: l'ascolto raggiunse vette altissime.
A Vigevano, una casalinga rimestando con un cucchiaio di legno in un
pentolone, osservò: <<Finalmente una figura pia, in questa trasmissione.>>
<<Allora, Garzyna, sei contenta di aver vinto?>>
<<Altroché>> rispose seria la sfigata fanciulla.
<<Lo sai che puoi vincere cinque miliardi, vero?>>
<<Grazie.>>
<<Ma dovrai rispondere ad una domanda. Una domanda sola, tre minuti di tempo
per pensarci bene.>> In sottofondo si udì il battito di un cuore.

TU-TUM. TU-TUM. TU-TUM.

<<Allora, sei pronta?>> La conduttrice sembrò diventare vagamente ostile.
Garzyna alzò le spalle. <<Per me.>>

TU-TUM. TU-TUM. TU-TUM.

<<Cinque miliardi. basta rispondere alla domanda che farò tra poco.>>
<<Caspita.>>

TU-TUM. TU-TUM. TU-TUM.

Un assistente porse una busta ad Adria. La conduttrice la aprì estraendone
un foglio.
<<Allora, Garzyna. Ascolta: in chimica indica l'ossido di piombo, giallo o
rossastro, usato nell'arte ceramica ed in farmacia. Che cos'è?>>

TU-TUM. TU-TUM. TU-TUM.

Ma sì, erano le parole che le aveva inculcato Pangloss, orgasmo dopo
orgasmo.

TU-TUM. TU-TUM. TU-TUM.

Come cazzo si chiamava quella cosa?
<<Sono in palio cinque miliardi>> ripeté lentamente Adria, beffarda.

TU-TUM. TU-TUM. TU-TUM.

<<Ancora trenta secondi...>>

TU-TUM. TU-TUM. TU-TUM.

Grazyna esitò prima di rispondere. Una parola le era venuta in mente, ma non
era sicura che fosse quella giusta.

TU-TUM. TU-TUM. TU-TUM.

<<Quindici secondi!>> esclamò la voce fuori campo.

TU-TUM. TU-TUM. TU-TUM.

<<Il. il litargirio>> rispose la sfigata fanciulla.

TU-T.

Il cuore cessò di battere.
<<Speriamo che abbia vinto>> disse un macchinista alla stazione di Pantiere,
guardando la tv al dopolavoro ferroviario. <<Almeno tutti quei soldi
finiranno in opere di bene. Com'è dolce quella suorina!>>
Adria era rimasta senza fiato. Aveva la gola secca. Chissà come l'avrebbero
presa gli sponsor. <<Esatto!>> urlò. <<Incredibile! Garzyna, ma ti rendi
conto che hai vinto cinque miliardi?>>
<<Caspita. Grazie.>>
<<E non hai altro da dire? Coraggio, dì qualcosa ai telespettatori!>>

Garzyna aveva una grande confusione in mente. Aveva sempre fatto la puttana
ed era letteralmente morta di fame; per una volta che si era vestita da
suora, i soldi fioccavano. Cosa doveva dire? Aveva un vestito ed un ruolo da
sostenere. Congiunse le mani, raggiungendo in breve la commozione. La regia,
abilmente, mandò in onda una musica celestiale, la stessa della pubblicità
delle caramelle "Ovoidal Flagrancy".
<<Ringrazio dio per questa grande gioia>> esordì. Stupita, notò che la sua
stessa voce sembrava diversa dal solito, e che le parole uscivano
spontaneamente dalla bocca, senza sforzo, come se l'abito indossato avesse
influenzato i pensieri e la capacità di parlare. <<Questa vincita è il
frutto di continue preghiere, ed enormi sacrifici. La dedico a tutti gli
uomini di buona volontà che faticosamente, ma dignitosamente, si guadagnano
il pane tutti i giorni. La dedico alle famiglie, ai sacerdoti, al santo
padre, ai bambini, alcuni dei quali tanto soffrono. La dedico a.>>
La musica aumentò di volume fino a sovrastare la voce, che divenne
incomprensibile. Il mondo intero ammirò quella coraggiosa e giovane suora
che muoveva la bocca e sicuramente stava dicendo cose di grande interesse, e
bontà. Molti si inginocchiarono quando Garzyna mosse le mani in segno di
benedizione. Tutti si inchinarono di fronte alla nuova divinità mediatica,
persino Adria. La commozione fece piangere molti.
Gli sponsor piangono ancora.


--
MAX DEL PORCO
www.maxdelporco.it


birr@

unread,
Jan 13, 2002, 4:28:58 PM1/13/02
to
> LA SFORTUNATA FANCIULLA
> by Max Del Porco

Salvato nell'apposita cartella! :)
Purtroppo in sto periodo ho pochissimo tempo ed č meglio che non mi
distragga troppo.....
anzi.... che cazzo (IT) ci faccio qui????

Torno ai miei "studi" :-/

Birr@


Sandro

unread,
Jan 14, 2002, 10:17:33 AM1/14/02
to
> LA SFORTUNATA FANCIULLA
> by Max Del Porco

Ok, preso, salvato e stampato.
Le tue quarantotto pagine si sono posizionate in cima al mucchio di libri
sul mio comodino... prometto che inizio stasera!

Intanto un semplice saluto, il commento in seguito :o)

Ciao
Sandro

--
ICQ # 25766363
san...@bluvelvet.net
www.bluvelvet.net

KoAn

unread,
Jan 14, 2002, 10:11:48 AM1/14/02
to
On Sun, 13 Jan 2002 17:41:56 +0100, Max Del Porco wrote:

> LA SFORTUNATA FANCIULLA
> by Max Del Porco

Letto tutto d'un fiato e ci sono passi che ho trovato letteralmente
geniali: tutta la scena nella cabina del comandante, dalla gara di peti
all'inondazione, la gara del veterinario con i tre scagnozzi,
la scena con Sta Mi Cin, la scelta della colonna sonora
e il modo in cui hai delineato il personaggio di Garzyna.
Proprio perche' mi e' piaciuto cosi' tanto ho trovato il finale un po'
debole e se vuoi, tirato per i capelli.
Mi spiace inoltre che sia scomparso Candido Pangloss, sai come siamo noi
lettori quando ci affezioniamo ai personaggi...

Comunque grande :)
K.

Max Del Porco

unread,
Jan 14, 2002, 1:09:29 PM1/14/02
to
Olè birr@!!! Ogni tanto spumeggi da queste parti.

Leggi con comodo...

mdp

Max Del Porco

unread,
Jan 14, 2002, 1:07:19 PM1/14/02
to

"KoAn" <ko...@geeks.it> ha scritto nel messaggio
news:pan.2002.01.14.16...@geeks.it...

Grazie Koan, sono contento che ti sia nel complesso piaciuto.

Circa il finale, avrei forse dovuto farlo "più lungo" ma mi sono detto, ad
un certo punto, che il racconto doveva essere "terminato" (alla
Schwarzenegger).

Bye
mdp

--
Max Del Porco
www.maxdelporco.com

Max Del Porco

unread,
Jan 14, 2002, 1:10:32 PM1/14/02
to

"Sandro" <san...@soloparole.com> ha scritto nel messaggio
news:a1ustm$t9d54$1...@ID-123725.news.dfncis.de...

> Intanto un semplice saluto, il commento in seguito :o)

Hello! Oh yeah! I'm waitin' for!

mdp

Paola B

unread,
Jan 14, 2002, 5:10:50 PM1/14/02
to

"Max Del Porco" <maxde...@galactica.it> ha scritto

> LA SFORTUNATA FANCIULLA
> by Max Del Porco
>

No no, tu non mi freghi!!
Sei Stefano Benni sotto mentite spoglie! L'altra faccia di Stefano Benni,
che scrive qui cio' che Feltrinelli non potra' mai pubblicare....stessa
presa per i fondelli dello spettacolo-tv demente...stessi nomi celebri
storpiati ma riconoscibilissimi..

Dimelo dimmelo che sei tu!!!

Anche se non lo sei, e' stato grandioso! Stampato e letto tutto!
Ho preso anche appunti per nuove fantasie erotiche..
;)))

ciaoo
Paola

lume

unread,
Jan 15, 2002, 6:23:11 AM1/15/02
to
"Max Del Porco" ha scritto:
LA SFORTUNATA FANCIULLA

Ciao Max,

Sono stato a lungo indeciso se commentare questo tuo racconto, per il motivo
che, ultimamente, non mi va di scrivere giudizi che non siano più che
positivi; a maggior ragione nel tuo caso! (caro il mio immanicato che non
sei altro! ;o) )
Però ho pensato che una tale "fatica" letteraria (hai scritto più pagine tu
in un solo racconto di quante ne scriverò mai io su ISR) non poteva essere
ignorata e che sicuramente tu avresti preferito un commento non
completamente positivo piuttosto che silenzio (almeno, per me sarebbe così).
Ed Allora eccomi...

Secondo me il racconto parte molto bene, nel migliore stile Maxdelporchiano:
comico-erotico-satirico.
L'ambientazione sembra il frutto di una collaborazione tra De Sade e Max
Bunker (Garzyna, novella Justine, pare proprio aggirarsi in un fumetto del
gruppo TNT); climax quali quelle delle descrizioni degli oggetti tecnologici
e delle canzoni, "pepano" deliziosamente tutta la prima parte (a proposito,
complimenti per la colonna sonora che mi sono permesso di riportare in
fondo, già organizzata in album doppio: sicuramente la miglior colonna
sonora mai sentita su ISR; ti consiglio di masterizzare dei cd e di
venderli!).

Tutta la prima parte, nonostante la lunghezza, si divora con piacere. Questo
più o meno fino a quando Garzyna sale in prima classe per l'appuntamento.
Poi succede una cosa strana...

[inciso]
Un anno fa, commentando il tuo "Crazy Cow" scrissi:

"...simile ad un serpente che si mangia la
coda, ha finito col rimanere vittima della sua stessa ironia, irriso dal
suo stesso sarcasmo! Ed infatti è proprio questo il messaggio nascosto che
non mi è piaciuto: la ricerca del grottesco a tutti i costi non può non
essere tradotta come sottile (e forse non immediatamente percettibile)
satira verso il racconto erotico! E non sto parlando solo di QUESTO, bensì
del racconto erotico in generale!"

e terminavo:

"non vorrei che questo sia un segnale di un certo suo malessere e di una
certa stanchezza che lo porti, col tempo, ad approdare verso altri lidi
narrativi; sarebbe una gran fortuna per altri lettori ma una bella sfiga
per noi!"

(In un certo senso ci avevo azzeccato: poco tempo dopo ci abbandonavi per
ias per sei mesi)

...Qui succede la stessa cosa: cadi nel tuo solito "vizio"; il grottesco ti
prende la mano e ti porta via allontanandoti dal lettore che, nel frattempo,
si è affezionato a storia e personaggi e non ti segue più.
Non è solamente il fatto che, ad esempio, il ponte superiore della nave si
trasformi in autostrada, colline e tenute faraoniche o che compaiano, a
confondere, personaggi di altri racconti; è la satira stessa che ti sfugge
di mano.
I flash iniziali sulla vita di Garzyna, ad esempio, sono piacevoli, ma il
lungo inciso sul finale di Burp proprio non ci sta. Qui riesci in un'impresa
impossibile (che solo MDP, nel bene e nel male, può fare): rovinare in un
colpo solo due racconti! La storia di Pippo Martini rimane, imho, il tuo
capolavoro in questo genere, però deve terminare come è terminata! Il finale
qui infilato (te lo dico con affetto!) proprio non c'entra un tubo! Inoltre
è lungo e spezza il ritmo (ricorda che a quel punto il lettore comincia ad
essere un pochino stanco).
Nella seconda parte, in generale, dai la sensazione di esserti un po' perso:
la lunghezza del racconto non si giustifica più e le stesse climax che
all'inizio facevano ridere, alla fine diventano quasi pesanti; anche gli
obiettivi della tua satira (cinema, tv, letteratura erotica) sono un po' gli
stessi trattati in Burp. L'impressione è quindi quella di non leggere nulla
di veramente nuovo.

Nel finale invece ti riprendi alla grande (stilisticamente parlando) anche
se la conclusione si intuisce (ovviamente) con facilità.

Il giudizio globale rimane comunque quello di un ottimo lavoro, ma non
superiore a Burp, che rimane, nel suo genere, il mio preferito, e del quale
difendo a spada tratta il finale originale anche contro il volere del suo
stesso autore.

Complimenti, ciao, lume.

*** Colonna sonora de "La Sfortunata Fanciulla" ***

CD 1

1. "Te Deum Ergo" - Don Lauro
2. "Shake your fat bottom" - Smart Pissing
3. "La sabbia scotta ma mai come tu" - Orchestra di liscio del Titopic
4. "Mitico ipnotico optical swing" - Ulderico e Gilberto
5. "Zombie" - Cranberries
6. "Vengo, vengo" - Pavarotti
7. "Great Love Soundtracks" - Autori vari
8. "Be sure I'm your bitcha" - Timma Robertson
9. "What an happy do" - The St. Louis Pilgrims Orchestra
10. "Il valzer va bene ma non pestarmi i piedi, honey" - It's good but so
am I
11. "Mia suocera quella sì" - Orchestra di liscio del Titopic

CD 2

12. "Smells like teen spirits" - Nirvana
13. "Harvester of sorrow" - Metallica.
14. "Kiss me, kick me, fuck me" - Progressive Assault
15. "Two minutes to midnight" - Iron Maiden (quartetto d'archi)
16. "Mon Dieu I'm gotta sleep" - Equipaggio e passeggeri del Titopic
17. "Sad but true" - Metallica
18. "Paranoid" - Black Sabbath
19. "Idioteque" - Radiohead
20. "Pattina su di me, fallo spesso" - Syntax Error
21. "I have another place to go, baby, fuck you" - Johan Trussardi

("Tre parole" - Valeria Rossi, scusa, ma l'ho tolta!)


Max Del Porco

unread,
Jan 15, 2002, 1:34:27 PM1/15/02
to

"lume" <LEV'M'ANANZ....@hotmail.com> ha scritto nel messaggio
news:a213fu$tj392$1...@ID-80014.news.dfncis.de...

Ah ah! Eccezionale la compilation, non ci avevo mica pensato!

Grazie per il tuo commento e per l'attenzione con cui hai letto il racconto.
Sei andato talmente in profondità che meriti una risposta adeguata.

Il grottesco è il mio pane. Lo so che certe volte esagero, anche su ias me
l'hanno detto (il rischio è di mandare tutto in burletta).

L'idea della bonus track mi è venuta in quanto mi piace citarmi addosso. E'
una vanità se vuoi. Non è quindi il vero finale di Pippo Martini, non è un
remake, ma una semplice citazione. Al racconto originale non verrà mai
aggiunta la bonus track, che rimane un racconto nel racconto.

E' vero che nel finale ripercorro strade note (la satira tv, eccetera) ma
che vuoi farci, anche di Fellini hanno detto che ha fatto sempre lo stesso
film, così come di molti altri, ai quali non oso paragonarmi.

Circa il mio scostarmi dal racconto erotico, è vero che io non sono forse
uno che scrive racconti erotici. Probabilmente chi ama leggere racconti
erotici cerca un realismo in grado di coinvolgerlo eccetera eccetera
eccetera. Nel mio caso il sesso è solo un elemento grasso e volgare, al pari
del cibo (La grande abbufata insegna), la televisione, la reclame... insomma
fa parte, così banalizzato e pornografico, di un dipinto in cui sono
ritratte tutte le volgarità-banalità dell'era in cui viviamo, e che io
guardo con occhio insieme impaurito e divertito, insieme critico e
compiacente.

Il climax del racconto non poteva che andare verso una spettacolarizzazione
sempre maggiore di questa ambiguità, fino al momento massimo, la "suorina"
che vince i miliardi, la puttana che per via del costume di scena che
indossa cambia persino il modo di parlare, ma che commuove anche quando la
musica sopraffà la sua voce e nessuno può sapere di cosa stia parlando: un
feticcio mediatico, elettronico, tutto ciò che ognuno di noi sarebbe se
comparisse in certe trasmissioni: non ciò che realmente siamo, ma i pixel di
uno schermo tv e l'immagine che di noi viene percepita. (Hai mai sentito
Golem alla radio, di Gianluca Nicoletti?)

Circa la stanchezza del lettore... be', ad un certo punto c'è stata anche
quella dello scrittore, che ha deciso che il racconto doveva terminare.

Altre cose (forse) interessanti le dirò in risposta ad un altro post. Ciao
Lume, e grazie!

mdp

Max Del Porco

unread,
Jan 15, 2002, 1:46:46 PM1/15/02
to

"Paola B" <mi...@blu.it> ha scritto nel messaggio
news:a1vla4$k28$1...@atlantis.cu.mi.it...

> >
> No no, tu non mi freghi!!
> Sei Stefano Benni sotto mentite spoglie!

E tu sei Paola Barale!

> Dimelo dimmelo che sei tu!!!

Non sono lui. Sei cmq la seconda che mi accomuna a Benni (lo ha fatto anche
Sil per email).

In realtà io ho letto pochissimo di Benni e non è certo uno scrittore che mi
ha influenzato. I nomi storpiati, i richiami veri a cose e canzoni esistenti
accanto ad altre del tutto inventate, sono farina del mio sacco.

Fermo restando che amo l'assurdo, il surrealismo, le atmosfere felliniane
eccetera eccetera, questo racconto ha un padre spirituale: Candido di
Voltaire. L'ho letto molti anni fa e la memoria fa acqua, ma il ritmo
narrativo, l'ambientazione su una nave, il filosofo Pangloss sono
"citazioni" che ho sparso a piene mani.

Candido in realtà è Garzyna; Pangloss, che nel libello di Voltaire è un
filosofo ottimista ("questo è il migliore dei mondi possibili"), l'ho
ribattezzato Candido Pangloss e l'ho fatto diventare iniziamente pessimista,
poi convertito da Garzyna all'ottimismo.

Quello di Voltaire è un pamphlet in cui l'autore dileggia alcuni personaggi
del suo tempo contrari alla sua mentalità illuminista.

Più modestamente, io ho cercato di dipingere con animo divertito il caos
multimediale del nostro tempo, che un po' mi tedia per la sua volgarità
intrinseca, ma un po' mi diverte anche, e tanto. E mi piacerebbe esserne
protagonista, qualche volta. Penso che mi ci troverei benissimo.

Cmq grazie per i complimenti! Ciao (felice di esserti stato utile per le
fantasie erotiche)

mdp

Blade

unread,
Jan 15, 2002, 12:14:32 PM1/15/02
to
ciao Max :)

complimenti vivissimi da un lurker .. il tuo racconto
mi ha
tenuto gli occhi incollati al monitor e la mano
al mouse posizionato sulla
scrollbar dall'inizio alla
fine! All'inizio ho pensato a Justine,
nonostante la
differenza di base :) tra il tuo personaggio e quello
di
Sade ... poi, all'apparire di quello strano personaggio,
ho pensato ad una
metafora di Inferno, Purgatorio e Paradiso
o qualcosa del genere), ed il
finale .. davvero una simpatica
sorpresa! Delirante, divertente,
simpaticissimo ... davvero un
grande racconto !

saluti :)

Blade

--------------------------------
Inviato via http://usenet.iol.it

Max Del Porco

unread,
Jan 15, 2002, 5:01:48 PM1/15/02
to

"Blade" <Blade...@yahoo.com> ha scritto nel messaggio
news:163Z162Z21Z12Y1...@usenet.iol.it...

> ciao Max :)

Ciao Blade, grazie per i complimenti!

> Delirante, divertente,
> simpaticissimo ... davvero un
> grande racconto !

Non potevi trovare aggettivi migliori per farmi piacere!
Alla prossima!

mdp


Scarlet

unread,
Jan 17, 2002, 5:20:43 AM1/17/02
to

"Max Del Porco" <maxde...@galactica.it> ha scritto nel messaggio
news:a1sde8$sqgfv$1...@ID-30898.news.dfncis.de...

> LA SFORTUNATA FANCIULLA
> by Max Del Porco
>
Tutti si inchinarono di fronte alla nuova divinità mediatica,
> persino Adria. La commozione fece piangere molti.
> Gli sponsor piangono ancora.
>

Caspita. Grazie.
Ehm, pardon, mi sono fatta influenzare!
Che dire? Un racconto così lungo e complesso meriterebbe un commento che io
non sono in grado di scrivere.
Molto mdp style, ho apprezzato la carrellata dei personaggi degli altri
racconti (anche Garzyna, poi, non è nuova, vero?), gli stacchi degli
sponsor, la colonna sonora, la nave i cui tre livelli richiamavano
l'inferno, il purgatorio e il paradiso...
Insomma, ci sarebbero un bel po' di cosine che ho gradito, non ultimo un
certo compiacimento dello scrittore che trasuda qua e là, quando sembra di
sentire una risatina diabolica echeggiare tra un corridoio e l'altro.
Caspita. Grazie, Max :-)

Scarlet


www.soloparole.com


Max Del Porco

unread,
Jan 17, 2002, 1:39:58 PM1/17/02
to

"Scarlet" <sca...@box.it> ha scritto nel messaggio
news:a268i7$1tn$1...@serv1.albacom.net...

> Caspita. Grazie.

Grazie a te, Scarlet!

> Insomma, ci sarebbero un bel po' di cosine che ho gradito, non ultimo un

> certo compiacimento dello scrittore che trasuda qua e lą, quando sembra di


> sentire una risatina diabolica echeggiare tra un corridoio e l'altro.

Sģ, č vero, complimenti per il fine udito.
Mi sono divertito un sacco a scrivere questo racconto, per almeno due terzi,
e noto con piacere che questo divertimento in qlc modo trapela.

Bye bye
mdp

Moemi

unread,
Jan 20, 2002, 11:38:14 AM1/20/02
to
> LA SFORTUNATA FANCIULLA> by Max Del Porco

Finalmente ho finito di leggere il tuo racconto. Anzi no...dire "Finalmente"
non è giusto perchè quando un racconto mi piace non vorrei mai vedere la
parola "fine".
E questo mi è piaciuto, altrochè!!! C'è di tutto..però... è vero mi ricorda
un pò i racconti di Stefano Benni...tipo "la compagnia dei celestini"....
E sai? La faccenda dei puntini di sospensione non mi disturba neanche un
pò...anzi, il punto che li ha sostituiti gli dà un'aria
"Celentanesca"...tipo "la frase finisce lì" (se vi sta bene se no...cazzi
vostri!)
Certo...difficile da decidere dove interrompere un racconto così, ma forse
io l'avrei fatto...c'è sempre la pubblicità ad interrompere un bel film
quando devi andare in bagno!!!
Cmq mi è piaciuto tanto..e grazie x aver messo anche Pippo Martini che mi
ossessiona da un pò....Applausiiiiiiiii!!!Bacioni Mo

Max Del Porco

unread,
Jan 20, 2002, 12:29:02 PM1/20/02
to

"Moemi" <ushk...@vizzavi.it> ha scritto nel messaggio
news:27505372.02012...@posting.google.com...

> C'è di tutto..però... è vero mi ricorda
> un pò i racconti di Stefano Benni...tipo "la compagnia dei celestini"....

Pur avendo letto moltissimo, ripeto che Benni lo conosco solo di nome.
Bisognerà che inizi a leggerlo, a questo punto.

> E sai? La faccenda dei puntini di sospensione non mi disturba neanche un
> pò...anzi, il punto che li ha sostituiti gli dà un'aria
> "Celentanesca"...tipo "la frase finisce lì" (se vi sta bene se no...cazzi
> vostri!)

Eh eh eh... può darsi. Io però preferisco la punteggiatura in originale.

> Certo...difficile da decidere dove interrompere un racconto così, ma forse
> io l'avrei fatto...c'è sempre la pubblicità ad interrompere un bel film
> quando devi andare in bagno!!!

Si può sempre stampare il racconto e portarselo dietro... sai mai.

> Cmq mi è piaciuto tanto..e grazie x aver messo anche Pippo Martini che mi
> ossessiona da un pò....Applausiiiiiiiii!!!Bacioni Mo

Finalmente qlc che apprezza la bonus track!
Ciao e grazie.

mdp

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