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FLAVIA MARCHETTI 17 anni dopo

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flaviama...@gmail.com

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Sep 29, 2020, 4:36:04 PM9/29/20
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Me lo aveva già detto da qualche settimana quello scimmione di barista del Caffè sotto casa, che ero nel mirino di quella strafiga che nel tavolino lì, a destra, teneva ben aperto il giornale innanzi a lei... quando in realtà non perdeva d’occhio ogni mia mossa.

Gek �€" lui si firma così �€" mi aveva detto di sapere che era lesbica, piena di quattrini che, quando s’invaghiva di qualcuna, faceva cose pazze pur di concupirla.

Sbocconcello il croissant rivolta a lei e la guardo attentamente: è veramente una bella ragazza. Sarà sui 35. Ben curata ed elegante. Sprigiona sensualità da ogni poro. Faccio fatica a non subirne il fascino.


Gek mi ha detto che mi aveva raddoppiato in altre occasioni quando si era incrociata con me nel locale. Appena ero uscita aveva chiesto informazioni su di me. Età, lavoro, vita sentimentale, soprattutto.

Gek di me sa tanto, e fino a una decina d’anni fa sapeva anche quando avevo il mio ciclo e il colore delle federe dei cuscini nel letto. Poi Gek si era maritato e io ero ritornata un’affezionata cliente.
<Sarà una questurina?> Gli avevo detto io
<Sé, questurina sto cazz!… Con una borsetta da qualche migliaio di euro?>

Gek aveva voluto fare bella figura con me, anche se non gliela davo più da anni. Aveva raccolto un dossier sicuramente più preciso di quelli dell’Ufficio delle Entrate, con l’aggiunta di un’attenta occhiata a quello che poteva raccontare la mutanda.
Un pomeriggio, a bar deserto, mi aveva raccontato disinteressatamente tutto.

< Si chiama Rosy, ed è la figlia di Bernardo Gasparrini Nicoletti. Quelli delle macchinette ciuccia-grana. (Slot machine). Sono pieni di pilla…. Peccato che sia infoiata per la pippa. Sarebbe anche un gran tronco di figa. Tutta roba che sfugge.… a noi maschietti.>
<Come fai a poter dire che le piace solo la pippa?>


< Me lo ha detto la Virginia che va da lei a fare le pulizie. Dice che spesso quando arriva al mattino lei è ancora a letto e, sempre, con una femmina. Sempre diversa. Non ti dico poi il casino che trova nella stanza: il televisore ancora acceso su canali porno. Capi di vestiario sparsi qua e là. Toys in giro per il letto.>

Debbo dire che Gèk, nulla sa della mia convivenza con Simona. Con lei non mi ha mai visto assieme. Qualche volta sono andata a prendermi un caffè con Oscar. Ma per lui anche se: «Mo è un cinno!» è una cosa molto più normale.


Sorseggio il caffè fissandola. Lei si comporta in egual misura. Ha ripiegato il giornale. Armeggia con un foglietto di carta e mentre ripongo la tazzina sul bancone. Il foglietto prende il volo e finisce a terra.

È la mossa giusta che mi fa avvicinare a lei: mi chino, lo raccatto, e glielo porgo. Intanto le ho mostrato un po’ di coscia e dai bottoni slacciati della camicetta, un po’ di tette. Questa mattina non ho indossato il reggiseno. Chissà?


Mi dice con entusiasmo: <Se lo perdevo era un disastro. Ho annotato qui tutte le cose che debbono comperare questa mattina. Non so tu che dovresti avere la mia età, ma la memoria ogni tanto fa cilecca. Grazie. Mi hai risparmiato di tornare in casa e di ricontrollare tutta la dispensa. Posso offrirti il caffè? Io sono Rosy>

< No, cara. Quello l’ho già bevuto. Se stai ancora qui, ne bevo un altro assieme a te alla salute della tua memoria… Io sono Flavia.> e mi siedo di fianco a lei.


Gèk sogghigna nel portarci i nuovi caffè che lui, di sua iniziativa, correda con quattro baci di cioccolata: <Vedi, lui ha capito tutto. Ha visto che ci siamo simpatiche e con i cioccolatini applaude alla nostra simpatia.> Commento. Rosy ride un po’ sguaiatamente. Con le procaci labbra che si ritrova risulta tanto sensuale nel farlo.

Incomincia a coinvolgermi. Si sono invertiti i ruoli: io che dovevo venire intortata, mi ritrovo nella posizione dell’intortatrice. Le propongo: <Se vuoi, posso venire con te e farti compagnia mentre fai i tuoi acquisti.… Dovevo andare in ufficio ma non ne ho la minima voglia.>
< Se puoi fare fughino a me fa solo piacere.> Lo dice con entusiastica gioia. Ci alziamo.
Nell’uscire, Gèk mi richiama indietro e bisbiglia: <Ocio ai succhiotti sul collo.>
<Imbecille!>


Siamo innanzi al Liceo Minghetti. Rosy si ferma bruscamente. Si avvicina. Mi squadra attentamente: <Ecco, dove ci eravamo già incontrate… Tu hai fatto il liceo qui?>
<Sicuro! Dalla prima all’ultima. Gita a Parigi, compresa.>
< E… Cento anni fa hai anche partecipato all’occupazione della scuola. Ricordi?>


<Come no. Ci fu una notte che per me fu molto intensa… �€" La guardo anch’io con molta più attenzione e tutt’altro spirito �€" ora si che mi si è aperto uno squarcio sul mondo dei ricordi. Tu sei quella Rosa che nel bel mezzo della notte si venne ad infilare nel mio sacco a pelo chiedendo asilo.>


< A quel tempo ero la ragazza di Belardinelli, il leader di quell’occupazione. Lui mi aveva fatto arrabbiare e l’avevo mollato. Dovevo però trovare un rifugio per quella notte. Mica potevo tornare a casa alle due di notte. Tu mi offristi di dormire con te nel tuo sacco a pelo.…>



< E tu mi portasti alla deriva con le tue dita. L’ho sempre considerata la mia iniziazione all’amore saffico. Ti ho pensato per un po’ di tempo ma nella confusione di quei momenti non ci eravamo scambiate alcun riferimento. Dopo pochi giorni, l’anno scolastico si era concluso. Per diverse settimane con la mente ripercorsi quei brividi che mi avevi fatto conoscere quella notte, in quello spoglio corridoio della scuola.> Eravamo per strada ma un affettuoso abbraccio ci sarebbe stato proprio bene. Al braccio di lei la seguo nel suo giro di acquisti.



<Vedi… Io abito qui. E per non perderci nei prossimi 17 anni ti do anche questo. �€" Mi allunga un suo biglietto da visita con tutti i riferimenti per poterla rintracciare. �€" Se ti va ti invito a venire su da me per un aperitivo.… Sono brava, sai. Ho fatto anche un corso da barman.> Accetto.
In ascensore mi viene di prenderle la mano: <È molto bello ritrovarsi per caso dopo 17 anni.> Mi fa una leggera carezza ad una gota.
Come me, abita all’ultimo piano. È un appartamento molto grande e luminoso. È nel successivo isolato a quello in cui abito.

Si da daffare con mixer e bottiglie e in un men che non si dica saltano fuori due luminosi spritz:<A due belle ragazzine che si ritrovano 17 anni dopo, in due belle ragazze.>

Non aggiungo altro al suo brindisi. Un cin, un sorso. Appoggio il bicchiere. So già come proseguirà. Anche lei ha appoggiato il bicchiere. Le prendo i polsi. La traggo a me. Le tette si schiacciano l’un l’altra. Le lingue si fondono: <Ti va?> La seguo.


La stanza è inondata dal pallido sole dell’autunno appena iniziato. La finestra dà s’una terrazza da cui si vede uno scorcio della mia.
Rosy si getta sul letto e, da sdraiata, si sfila ogni indumento: <Così non mi hai avuta neppure allora… Ti piaccio?>







<Te lo dirò dopo che ti avrò assaggiata.> Rido gioiosamente, tuffandomi con libidine sulle sue tette. Mi accarezza con dolcezza e si lascia andare alla mia frenesia: piccoli e delicati morsi. Giochi di lingua ai capezzoli. Le labbra risalgono e si uniscono alle sue. Nella sua bocca sento tutta la sua passione. Una passione che viene da lontano. Le mie labbra ridiscendono. L’ombelico mi dice che sono sulla strada giusta: i primi peli man mano si infittiscono. Mi ritrovo sull’inguine destro. Comincerò da qui a smaltire la mia bramosia. Qualche passo oltre: il delicato perineo che, solo a lambirlo, la fa sussultare. E sono sul buco del culo. Ne traccio il periplo con la punta della lingua. Lei gradisce e lo allarga più che può. È bello tondo. Apprezza e con la voce strozzata mi dice cose… Mi racconta. Io non colgo, tanto sono presa dalla mia esplorazione. Torno dal culo in punta di lingua. Sono sull’inguine sinistro. Mi sollevo. Le sorrido. Mi chiama. Vuole che la baci. Lo faccio in velocità. L’eccitazione mi vuole là:
sulla figa!
È rorida. Colma di umori.
L’affronto dall’alto.
Con la punta stimolo lì, dove ama rifugiarsi il clitoride. Lo stano. Mostra la cuspide. Gli rendo omaggio.
Mi dedico un po’ al buco della piscia e vedo la figa aprirsi in tutta la sua maestosità.
Scendo di un po’ ed eccomi innanzi al canale del piacere. Lo lambisco. Lo penetro. Lo succhio.
Rosy si agita. Inarca la schiena. Vibra tutta. Emette mugolii ad alta intensità.




È il momento che mi passa per la mente un flash di Simona. Una sua figura erotica che di tanto in tanto mette in atto. Tra di noi, la chiamiamo la macchina naturale dell’amore: Torno a stuzzicare il clitoride con la lingua. Due dita si infilano nel canale del piacere. Il pollice dell’altra mano si introduce nel buco-del-culo. Ogni mia appendice prende a muoversi in sincronia con le altre. Rosy impazzisce per l’effetto. Sbrodola. Sento che è prigioniera dell’orgasmo. Il mio impegno, ora, è di mantenerglielo più lungo possibile. Rallento e riduco le attività delle mani. Resto sulla figa solo con le labbra per qualche bacio alle sue: gonfie e palpitanti.
< Chissà se saprò darti qualcosa di simile a quanto ho avuto da te?>
< Non ti preoccupare. Sono talmente felice di questo nostro incontro che solo che tu mi tocchi mi avvii già ad un orgasmo fantasmagorico.>
Lei mi invita ad appoggiare la figa sulla sua bocca.

Subito percepisco la grande passione che Rosy mi vuole trasmettere. Scivolo nel piacere e questo eccita la mia partner che mi spinge in una girandola verso il top del godimento.

L’aperitivo che avevamo lasciato nei bicchieri ci rinfresca le bocche.


<Non ricordo di essermi mai impegnata in un match così pregnante. Sei più giovane di me, ma ne sai un pacco in più. Chi è stata la tua maestra? Io, con due matrimoni, ho avuto solo maestri di bocchino. Sto un po’ riprendendomi dall’inizio dell’anno. Dal momento del secondo divorzio.>
Così le parlo della mia vita sentimentale con Simona.
<Capisco. Speravo di trattenerti qui con me all’infinito. Tamponare così la mia solitudine che comincia già a crearmi problemi.>


<Non posso lasciare Simona. Io e lei ci amiamo veramente. Con te dovremmo forse scoprirlo. Vedrai che sarò da te molte più volte di quanto tu possa credere. Oggi mi sei rimasta nel cuore.… Poi, abitiamo così vicini che ti basta un “Ti voglio!” dalla terrazza e sarò subito qua.>

< È di notte che vado in paranoia. Mi desto da incubi per ritrovarmi in questa casa grande… In quella stanza grande… In quel letto immenso… Completamente sola. Piombo nella disperazione.>
Ci abbracciamo. Piange tra le mie braccia. Mi supplica di restare a pranzo con lei


Ho trascorso tutto il pomeriggio con lei. Abbiamo rifatto l’amore: è fortissima nel ditalino, ma di lingua ha tanto da imparare. Ho soprasseduto al 69. Vedremo più avanti.
Con la passione è tanto generosa.… Non la trattiene e sa quando tirarla fuori.


Alle otto e mezza ho appuntamento con Simona al San Pietro, per una lauta mangiata di crostacei. Prima, riesco a passare sotto la doccia per togliermi di dosso il profumo di cui Rosy si cosparge il corpo a strati.
Simona è gioviale, chiacchierona e un tantino maliziosa. Passiamo veramente una bella serata assieme.
Non voglio rovinare quel suo buon umore e non le accenno alla mia conquista del giorno.
Tra di noi non ce gelosia. Non ce n’è bisogno: sappiamo che Noi non ci lasceremo mai!

Gliele ho sempre raccontate le mie marachelle, ma mai così a caldo. Magari domani dopo aver fatto l’amore potrei eccitarla per ripetere il 69. Le descriverei, soprattutto, le moine di Rosy quando ho attivato su di lei, la nostra Macchina naturale dell’amore.
Esageriamo un po’ con il vino questa sera. Siamo un po’ sbronze. Basterà un terapeutico 69 a darci sonno e sogno.

Non sarà così.

Le luci del bagno fanno da corollario alla nostra preparazione per la notte. Sono i faretti dello specchio ad illuminarci mentre ci spogliamo. Simona dimostra una certa eccitazione. Vuole aiutarmi. Mi slaccia il reggiseno per farmi alcune carezze alle tette.

La giornata è stata, per me, piena di simili effusioni. Simona non ne è al corrente ed io non voglio deluderla. Mi concedo a lei che ne approfitta per abbassarmi il tanga e arzigogolare con le dita tra i peli del triangolino.
Mi piace da matti!
<Mi faccio una doccia e ti voglio mia.> Non è una minaccia, è il desiderio che sta montando in lei.
L’abbandono.


Le sue docce sono sempre esageratamente lunghe. Si gira e rigira beandosi dello scroscio d’acqua sull’epidermide. Ne trae tutti i godimenti che possono dare le goccioline che vanno e vengono sul corpo. Si apre e si accarezza la figa. La sciacqua con cura. La saggia con le dita. Ne prova un brivido. Se ne compiace.
Si sciacqua accuratamente le ascelle. Sa che è da lì che io inizio a leccarle le tette. Cosa che a lei piace tanto.



L’aspetto guardando fuori dalla finestra. L’occhio dirige lo sguardo verso la terrazza di Rosy. Mi torna in mente la sua paura di affrontare in solitudine la notte. Quella finestra è illuminata. La chiamo al telefono. La mia voce le dà gioia. Si stupisce che abbia avuto un pensiero per lei: < Che bello Flà! Starai con me tutta la notte?>
Non voglio illuderla. Le dico la verità:
<Ingannavo il tempo in attesa che Simona faccia la doccia per infilarmi sotto le coperte con lei.>
<Farete l’amore?>
<Sicuramente.>

< Come ti invidio. Come vorrei essere lì ed essere stretta tra di voi. Sentire il calore dei vostri corpi che mi pressano. Wow!> Certamente ha preso a toccarsi la figa.
< Stasera no. Me la voglio pappare tutta io, la mia Simoncina!…>
< Egoista!>

< Non è detto che questa tua fantasia possa realizzarsi al più presto. Stanotte ti fischieranno le orecchie. Parleremo di te. Vedrai che succederà.>
< A tre non l’ho ancora sperimentato. Potrebbe essere quello che mi darà pace… Ci conto.>
< Sento che Simona sta tornando. Ti devo lasciare, ma sarai nei nostri pensieri. Un bacio. A domani.>


Dietro quei vetri intravedo una sagoma che saluta. Dietro di me sento il calore del corpo di Simona. Sento le sue tette contro le mie scapole. Le mani che mi afferrano i seni. Mi giro. Le lingue si uniscono. I ventri premono uno contro l’altro.
La notte sta per iniziare veramente con entusiasmo!
©FlaviaMarchetti2020

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