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Immagina di avere quattordici anni. Sentire dei rumori strani, lamenti, urla
soffocate, provenire dalla camera dei tuoi genitori e di entrare, temendo
che qualcuno stia male. Spalancare la porta e vedere tua madre distesa a
carponi sul letto, sodomizzata brutalmente da tuo padre. Rimanere qualche
secondo a bocca aperta per la scena inaspettata, cercando di capire che
succede, quindi sentirti urlare da tua madre, che nel frattempo si è accorta
della tua presenza, di tornare nella tua stanza e di non rompere. A me è
successo.
Mia madre è una schiava del sesso anale. Adesso ha 55 anni, ben portati,
nonostante sia visibilmente soprappeso. L'ho vista scopare per anni, prima
di trovare una donna da sposare. Ma, nonostante la bellezza di mia moglie,
il mio sogno resta la cara, vecchia, dolce mamma.
Anna, mia madre, è una bionda naturale di 72 chili, ha un seno enorme e
molto sodo nonostante gli anni: indossa, infatti, la quarta di reggiseno,
coppa doppia d (!!!). Fin da piccolo, mi sono abituato a vederla passeggiare
seminuda per casa. Il suo capo di biancheria preferito, al tempo, consisteva
in un corpetto color carne che modellasse le sue curve, comprimendole in un
ruvido abbraccio. Anna insegnava francese al liceo. Aveva studiato nelle
migliori scuole straniere, laureandosi con il massimo dei voti alla Sorbona
di Parigi, in pieno sessantotto. Passava per una donna di ferro. Era temuta
non solo dai suoi studenti, ma, persino, dai colleghi. Chissà cos'avrebbero
pensato, tutte queste persone che la conoscevano autoritaria in quei
tailleur scuri e stivali, vedendola sottomessa alle fantasie erotiche del
marito.
Sottomessa, si, sottomessa era la parola giusta. Nella vita normale
arrogante, a letto si sottoponeva a qualsiasi desiderio del marito, senza
discutere. Anna amava esser maltrattata a letto.
Antonio, mio padre, siciliano, ex-operaio vetero-comunista, ora ricco
capitalista, era dotato di un fallo a dir poco taurino: poco più lungo della
media, aveva un calibro enorme, tanto da non poter esser tenuto da una sola
mano. Il cazzo più largo che io abbia mai avuto modo di vedere, neppure su
internet. Impressionante.
Da piccolo, papà, era sempre fuori per lavoro. La mamma senza presenze
maschili in casa, al di fuori di me, mi aveva abituato a vederla nuda. Per
me era normale vederla cambiarsi, farsi la doccia, persino radersi il pube.
A nove anni, quando mio padre si stabilì definitivamente nella mia città,
tutto questo scomparve, fino a quando, come dicevo poc'anzi, scoprii l'
attività sessuale dei miei genitori. Non so quanti di voi abbiano visto i
propri genitori scopare, vi assicuro che a me, dopo l'attimo di
sbigottimento iniziale, quella visione piacque tanto da costringermi a
passare intere serate in bianco, aspettando che i miei genitori si dessero
da fare a letto.
Ne valse la pena: nei successivi cinque anni, assistetti a rapporti talmente
anormali e rari, che con difficoltà trovai qualcosa di simile su internet.
Sessualmente, i miei genitori sono facilmente inquadrabili. La mamma è la
classica donna che ama il sesso in tutte le sue forme, meglio se
trasgressive. Mio padre, un fanatico del sesso anale. La somma di questi due
elementi, rendevano la loro coppia qualcosa di esplosivo. Ancora ora, a 55
anni di età praticano sesso ancora ogni sera, quasi sempre di tipo anale.
Per non so quale, strano, motivo i miei genitori praticano sesso vaginale
solo due sere all'anno: la notte di Natale e quella di Capodanno. Tutti gli
altri giorni solo sesso anale. L'11 agosto, poi, anniversario del loro
matrimonio, lo dedicano alle fantasie feticistiche. Di abitudinario, nei
loro rapporti sessuali, vi è solo, tuttavia il maniacale rispetto delle date
ed i "preliminari" (se così si possono chiamare).
I loro preliminari sono la cosa più buffa a cui io mai abbia potuto
assistere: finito il film di seconda serata, la mamma si alza e va a
lavarsi, poi, completamente nuda, si distende a letto a pancia in giù,
protendendo le chiappe al marito. Egli, senza dire nulla, le infila prima un
dito, poi due, nell'ano, poi, senza inumidirlo (non dico di lubrificante, ma
neppure di saliva), le posiziona l'enorme cazzo davanti all'ano e comincia
spingere, con calma, fino a sprofondarlo per metà della sua lunghezza,
dentro il corpo di mia madre. A quel punto, comincia ad andare avanti ed
indietro fino a quando lei, gli dice che le sta facendo male. Da quel
momento papà accelera la violenza dei colpi, dandoli in sequenza di tre
forti e tre leggeri ed aumentando l'entità delle bordate ad ogni lamento di
mia madre (che comunque le regge molto bene). Quando sente di esser prossimo
a venire si ferma per qualche minuto, per poi ripartire, con maggior foga.
Improvvisamente, poi, lei gli chiede di mettersi di sopra. Si sollevano, lei
si alza e si impala con impeto inaudito tra temibili lamenti, fino a quando,
dopo qualche minuto, mio padre non raggiunge l'orgasmo.
Questa la meccanica, semplice e banale di quasi tutti i loro rapporti
sessuali. Capita, ogni tanto (raramente, purtroppo) che mia madre rifiuti di
venir sodomizzata. Ed è un esperienza veramente carina da vedere, in quando
scappa per tutta casa, inseguita da papà. Dopo qualche minuto di
inseguimento si getta sul letto, porgendogli il sedere, per una
sodomizzazione più violenta del solito.
E' molto divertente ascoltare i dialoghi, a letto, dei miei genitori. Mio
padre, in genere, tace, al limite le chiede di resistere o come sta (facendo
seguire colpi sempre più violenti, fino a quando la mamma non è costretta a
dire che le fa male). Anna, invece, è decisamente più varia: ama, infatti,
scherzare, sulle dimensioni titaniche del cazzo di mio padre e sul dolore
che le provoca prenderlo nel sedere. Lo fa con una voce dolcissima, molto
infantile, e gioendo del dolore che sta provando (è facile sentirla ridere
mentre dice "oh povera me, quanto fa male, è troppo grosso e duro per lì
dentro").
Il massimo, tuttavia, lo danno in quella che io chiamo "la notte del
sacrificio": l'11 agosto, data del loro anniversario. In quella nottata ogni
cosa è permessa a mio padre ed è facile sentire mia madre implorare papà di
non fermarsi, senza preoccuparsi di farle male. Nei primi anni l'11
settembre non corrispondeva ad altro che ad una sodomizzazione più crudele e
più lunga del solito.
Negli ultimi anni, tuttavia, è diventata molto di più. Elencherò brevemente
quello a cui ho potuto assistere, in ordine cronologico:
1.. gara di resistenza: la mamma con un fazzoletto in bocca che cerca di
resistere ai colpi di violenza sempre maggiore (con papà che le chiede "come
va tesoro, adesso?" di continuo).
2.. violente sculacciate a cui è seguita una notevole sodomizzazione.
Quella estate mia madre era rimasta incinta e non voleva altri figli. Papà
aveva acconsentito a patto che lei si sottoponesse a rapporti più cruenti
del solito (tutta l'estate fu una vera e propria "notte del sacrificio").
3.. dopo averle infilato un'intero plateau di cubetti di ghiaccio nell'
ano, una temibile sodomizzazione.
4.. enorme clistere, poi, con tutto ancora dentro, una violentissima
inculata: spettacolari le espressioni della mamma
5.. Il quinto anno (l'ultimo che trascorsi con i miei) fu veramente
terrificante. La mamma era legata a mani e piedi. Papà fece scaldare con un
accendino due monete, che le posò sui capezzoli. Ricordo ancora le urla
tremende di mia madre. Poi, fumando una sigaretta, si divertì a posargliela
ed infine a spegnerla tra le sue gambe (credo sul clitoride, ma ero lontano
e non si vedeva bene.
Qualche hanno dopo, passai qualche giorno da loro, proprio durante la "notte
del sacrificio". Quell'anno mia madre si sottopose ad un violento
fist-fucking anale. Dal suo comportamento ebbi l'impressione che non fosse
la prima volta che subisse un simile trattamento. Certo, il cazzo di mio
padre era grosso, ma che riuscisse ad accogliere una mano nel suo ano, mi
sembrò inverosimile. Come il quinto anno, anche questa volta, prima delle
pratiche anali, vi furono un po' di torture. Questa volta la mamma non era
legata, ma aveva degli elastici che le cingevano il grosso seno. Notai che
si era fatta fare il piercing ad entrambi i capezzoli ed anche al clitoride.
La tortura consistette nel farle scivolare della cera bollente da una
candela. Dopo un po' di questo trattamento, la mamma si girò e mettendosi un
cuscino tra le gambe a mo' di appoggio disse a mio padre "certo che non
capisco che piacere tu possa provare con la mano". Poi, invitandolo a
violarla, gli disse: "mettila tutta dentro, non ti preoccupare se mi fai
male, tesoro". Papà non se lo fece ripetere due volte ed iniziò a farle
penetrare la mano fino al gomito. Non fu semplice. La penetrazione durò
molto a lungo. Mia madre faceva mugolii rauchi e dei rumori simili a sordi
ruggiti. Ad un certo punto, chiudendo gli occhi, si mise a tirare pugni
contro il materasso, cercando sollievo.
Negli ultimi anni sono certo che mia madre si fosse accorta della mia
presenza. In effetti durante i suoi violenti rapporti sessuali guardava
spesso in direzione della porta, magari lanciando dei sorrisi, come se
sapesse che la stavo spiando dal buco della serratura. Avevo l'impressione
che tutte quelle depravazioni fossero frutto della sua fantasia malsana e
questo mi provocava un eccitazione ancora maggiore. Ogni tanto veniva a
trovarmi (oramai abitavo in un'altra città) ed avevo l'impressione che
sapesse che anche in quelle occasioni sapesse che io ero lì, a spiarla dal
buco della serratura. Una volta, addirittura, spalancò la porta,
completamente nuda, trovandomi appollaiato a guardarla.
--- continua, se volete ---
E' un po fantozziano nei termini...