Durante le vacanze di Natale del 1957, quasi ogni sera, tra noi
ragazzi si parlava della legge Merlin (stava per essere approvata) e
dei casini.
Questo era un tema che teneva banco per un po', grazie alla creatività
di Antonello Frizzino, con le sue mille fantasiose storie di amori a
pagamento, per finanziare i quali saccheggiava metodicamente e di
nascosto il borsellino di mamma ed il portafogli di papà.
Molti di noi non avevano l'età per frequentarle, le case.
Qualcuno, per porre rimedio alla propria immaturità anagrafica, si
faceva la barba tutti i giorni, per accelerare la crescita dei peli ed
aveva smesso i calzoncini corti o i pantaloni alla zuava.
Finchè un bel giorno, con la scolorina, aveva falsificato la carta
d'identità e, mescolato in una comitiva di più grandi, era riuscito a
varcare la mitica soglia; per poi ricostruire (cosa più importante del
tremebondo veloce coito), minuto per minuto e ridondante di fantasiosi
dettagli, il successo di quella spedizione proibita, a beneficio di
noialtri poveri verginelli.
Perciò, a stenti quindicenne, fidando sul mio aspetto da precoce
giovanottino, un fatidico giorno, decisi di fare a meno di Antonello
(che l'età non ce l'aveva manco lui, ma era più credibile, con la sua
faccia ed i baffetti alla Errol Flynn)
Così, infilato il vestito di flanella, la cravatta blu a tinta unita,
la camicia bianca di seta (<vado a ballare a una festa>, <a casa di
chi?> <mamma, non so,sono amici di Antonello> ), presi le Turmac
nascoste nell'armadio ed uscii di casa, odoroso di colonia.
Arrivai, come in trance, nei vicoli vicino la chiesa delle Scalze
(mi aveva sempre colpito quella strana associazione tra le monache,
di cui avevo elaborato una strana fantasia sul loro fatto di chiamarsi
così, e le signorine delle case -che strano- tutte attorno a quel
convento!...).
Era sera e faceva freddo, aveva piovuto e le fioche luci del vicolo
sembrava che avessero riservato gran parte della propria luminosità
per i riflessi sul selciato.
Dei passanti appariva in luce solo poco più della sagoma: i lineamenti
restavano abbastanza in ombra.
In questo confidavo.
Aspettai che non passasse nessuno: ecco, adesso!
Mi avvicinai con decisione al portoncino delle delizie, ma l'uscita
improvvisa di un cliente mi spinse d'istinto a tirare dritto per il
vicolo.
Aveva sorriso vedendomi? Mi conosceva, forse?
Oppure stava ridendo per il mio goffo tentativo, evidente nonostante
la manovra diversiva?
Camminai senza voltarmi, fino all'incrocio.
Svoltai nella piazzetta delle Scalze e mi sembrò che le monache mi
stessero guardando da dietro gli scuri.
Trovai il coraggio di fermarmi, col cuore a mille. Presi la scatola
delle sigarette e mi accesi con lo Zippo una Turmac piatta.
La fiamma resistette alla tramontana ed al tremito delle mani.
Recuperato un minimo di controllo, mi slacciai la cravatta: il
colletto della camicia era bagnato di sudore.
Cavai dal taschino il pettinino e mi lisciai i capelli umidi.
Passai di certo qualche minuto, piantato come un lampione davanti al
portoncino, prima di decidermi a suonare.
E siccome la maitresse venne subito ad aprire, feci un sobbalzo nel
vederla.
Era una donna sui cinquanta, più o meno dell'età di mia madre.
-E allora? Chi cerchi, carino, il papà o il fratello?-, celiò con
dolcezza.
-Ma io, veramente..sarei un cliente..-.
-Un cliente, dici..eh, carino? Ma forse hai sbagliato...La
Congregazione mariana è qui dietro...saranno cento, duecento metri,
più avanti, sulla sinistra dove c'è lo spiazzo, di fronte al Collegio-
e, nel dire così, indicò: -...vedi, là, laggiù-.
Preso in contropiede, confuso, sapevo benissimo dov'era la
Congregazione (ci andavo ogni giorno, dopo le lezioni proprio lì, al
Collegio dei gesuiti), ma mi voltai lo stesso per ubbidire alla
donna.
E mentre guardavo, come imbambolato, la maitresse mi stampò un caldo e
forte bacio sulla guancia, lasciandomi una netta impronta di
rossetto.
Un bacio tra il materno ed il voglioso.
Poi, subito, rientrò e richiuse la porta, lasciandomi lì, di sasso, a
bocca aperta.
Comunque, quello fu un episodio che mi guardai bene dal raccontare,
l'indomani al gruppo degli amici.
paolo austero
>La maitresse (Racconto breve)
>
>
>Durante le vacanze di Natale del 1957,
Bel racconto, delicato, e ben scritto.
a voler essere ipercritici direi che tratti c'č qualche eccesso
didascalico, che alla fine evidenzia un "distacco" eccessivo del
narrante, non so quanto voluto, ma che fa un po' "Pupi Avati", ed č
comunque un complimento.
č una questione di gusti, anzi, di presunzione, del tipo "io questa
cosa qui l'avrei scritta diversamente", ed č quel genere di pensieri
che vengono quando quello che leggi ti "prende", che poi si, alla fine
il racconto m'č piaciuto e basta.
Ovviamente le mie evanescenti critiche non sono in alcun modo motivate
dal fatto che quando eravamo insieme nel Klondike, nel 1858, mi hai
fottuto l'ultima pepita per andartene da quella bagascia di Molly
Gordon, giů al saloon, lasciandomi solo, al freddo, a parlare con uno
strano papero con palandrana azzurrra e cilindro, che blaterava di
fantastilioni, numero uno, banda bassotti e nipoti nullafacenti, che
poi a me Molly Gordon (puttana!) mi piaceva assai, e tu (bastardo!) lo
sapevi bene....
A.
> Bel racconto, delicato, e ben scritto.
Grazie per gli apprezzamenti.
Sono contento che tu abbia colto lo spirito "delicato" a cui tenevo molto.
Ho cercato di adoperare una certa "delicata" tenerezza nel descrivere, ,
l'ansia adolescenziale nel varcare la soglia (dell'età adulta, e non solo
del casino...).
Volevo che apparisse come un desueto -forse "necessario"- rito di
iniziazione, quasi imposto dal gruppo.
Al quale -prima o poi- ogni ragazzo doveva offrire una credibile cronaca
delle proprie avventure sessuali.
E siccome, in provincia, le ragazzine uscivano scortate da fratelli e
sorelle e non accadeva di frequente che facessero da partner per la
perdita della verginità dei maschi,
ecco allora "le case", con la loro proibita fascinazione e mistero...
a cui, prima o poi, bisognava accedere...
(o almeno così viene raccontato da chi era testimone dell'epoca...)
> a voler essere ipercritici direi che tratti c'è qualche eccesso
> didascalico, che alla fine evidenzia un "distacco" eccessivo del
> narrante, non so quanto voluto, ma che fa un po' "Pupi Avati", ed è
> comunque un complimento.
> è una questione di gusti, anzi, di presunzione, del tipo "io questa
> cosa qui l'avrei scritta diversamente", ed è quel genere di pensieri
> che vengono quando quello che leggi ti "prende", che poi si, alla fine
> il racconto m'è piaciuto e basta.
Nella scrittura del racconto mi sono trovato in bilico tra due stati
d'animo opposti: la tenera partecipazione, stemperata da un po' di
nostalgico sorriso e la consapevolezza della irrimediabile lontananza
di un microcosmo scomparso per sempre.
E quindi "lontano", comunque distante, malgrado il rimpianto.
Una distanza da rappresentare -secondo me- con immagini quasi meticolose,
da fissare in qualche modo con i precisi dettagli della scena.
> Ovviamente le mie evanescenti critiche non sono in alcun modo motivate
> dal fatto che quando eravamo insieme nel Klondike, nel 1858, mi hai
> fottuto l'ultima pepita per andartene da quella bagascia di Molly
> Gordon, giù al saloon, lasciandomi solo, al freddo, a parlare con uno
> strano papero con palandrana azzurrra e cilindro, che blaterava di
> fantastilioni, numero uno, banda bassotti e nipoti nullafacenti, che
> poi a me Molly Gordon (puttana!) mi piaceva assai, e tu (bastardo!) lo
> sapevi bene....
..il Klondike e Paperopoli non sono poi così distanti tra loro!
E poi quella Molly, lasciamo perdere!...ha mollato anche me,
per quello stronzo di Rockerduck, che diceva di avercela più grossa
( ...la pepita!)
Grazie per la lettura ed il commento, attento e lusinghiero.
p.a.
--
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> Durante le vacanze di Natale del 1957, quasi ogni sera, tra noi
> ragazzi si parlava della legge Merlin (stava per essere approvata) e
> dei casini.
Piacevole lettura, davvero. Mi è rimasto impresso l'accenno che hai fatto
alle Turmac piatte. Ricordo che quando ero bambino mio padre mi mandava
dal tabaccaio sotto casa a comprargli le sigarette, le acquistava sciolte,
due, tre, quattro, cinque per volta, non di più. Erano Alfa o Nazionali
semplici, chissà se esistono ancora in commercio.
Da qualche parte ho letto che Totò durante le pause della lavorazione di
un film ha scritto su di un pacchetto di sigarette "Turmac" le parole di
"Malafemmina".
complimenti.
farfallna
> Durante le vacanze di Natale del 1957, quasi ogni sera, tra noi
> ragazzi si parlava della legge Merlin (stava per essere approvata) e
> dei casini.
Piacevole lettura, davvero. Mi è rimasto impresso l'accenno alle Turmac
>La maitresse (Racconto breve)
bello! si legge con un sorriso appena accennato, si partecipa, si fa il tifo
per questo ragazzino e per il suo goffo tentativo di varcare quella porta,
che e' fisica e simbolica insieme.
delicato, si, affettuoso il tuo sguardo, bello il finale.
complimenti
giulia
--
Ad una ad una le notti, tra le nostre città separate,
s'aggiungono alla notte che ci unisce. (Neruda)
CUT.
> Da qualche parte ho letto che Totň durante le pause della lavorazione di
> un film ha scritto su di un pacchetto di sigarette "Turmac" le parole di
> "Malafemmina".
In realtŕ le turmac e le piů esotiche muratti venivano
confezionate in scatole di cartoncino spesso, a forma
di cofanetto. Nel deliri del lusso relativo, veniva
inserita anche una cartina per appunti che, immagino,
servě al Principe per il suo sfogo.
Perchč malafemmena era l'incazzatura contro la
Pampanini che, credo, lo lasciava per il piů giovane,
affascinante e promettente produttore, Morris Ergas.
Sulla cartina delel muratti, invece, mia sorella ebbe da
Gregory Peck l'autografo, a Venezia per il festival
del 1952!!!
Gossip d'epoca.
> La maitresse (Racconto breve)
Carino, semplice semplice.
Mio caro paolo, sono molto lieto che questo "racconto"
sia piaciuto a parecchi lettori ed anche io, rileggendolo,
l'ho apprezzato.
La circostanaza a me favorevole di averlo già letto è dovuta
alla tua benevola e generosa volontà di farmi leggere qualcosa
in più di un semplice racconto da cui vai estrapolando
brani anche molto sugosi ma che, per me, decontestualizzati,
hanno qualche limite.
Poiché però non voglio tradire la tua fiducia, nè ancora una
volta farmi riconoscere come gaffeur stratosferico, chiedo a te
se non sia il caso di svelare l'arcano, le mie allusioni, ecc.
Infatti il tema da introdurre sarebbe interessante, coinvolgerebbe
la definizione di racconto, da cui il mio virgolettato, e il rapporto
fra questi e il romanzo.
A te la palla?
lehaim da haimle
> Carino, semplice semplice.
Grazie davvero, per la lettura ed il commento.
..Per quel rompiballe dell'austero paolo,
portato per natura alla ridondanza,
essere riuscito a descrivere qualcosa
con semplicità e senza involuzioni,
credimi, è un gran bel risultato!
Ciao
p.a.
Grazie, giulia, per la sempre attenta lettura e per il sempre puntuale
commento.
(...io, invece, vado a sprazzi! Non mi riesce sempre di leggere e
commentare con assiduitą e con un minimo di tempestivitą.
Adesso, per esempio, ho stampato un po' di racconti e spero di leggerli e
commentarli in tempi "umani"...)
> bello! si legge con un sorriso appena accennato, si partecipa, si fa il tifo
> per questo ragazzino e per il suo goffo tentativo di varcare quella porta,
> che e' fisica e simbolica insieme.
> delicato, si, affettuoso il tuo sguardo, bello il finale.
Hai colto, con il tuo solito sensibile acume, tema e modi del racconto
come da me cercati. (In risposta ad Anchise ho approfondito la cosa, evito
perciņ di tornarci su).
> complimenti
..arrossisco per i tuoi complimenti, o nostra padrona e guida!...
(di nascosto, faccio la ruota come un vanitoso pavone...)
un devoto abbraccio da
paolo
> La maitresse (Racconto breve)
Bel racconto, di una delicatezza d'altri tempi. Azzeccatissime le tinte e
gli accenni al passato.
Ben dimensionato inoltre se inteso come frammento, come foto di questa
prima, intensa ed importante emozione adolescienziale.
Tuttavia il protagonista č cosě interessante da meritare un racconto tutto
suo. Fossi in te ci penserei.
Complimenti. Ciao, lu
LOL, visto?
> Piacevole lettura, davvero. Mi è rimasto impresso l'accenno alle Turmac
> piatte. Ricordo che quando ero bambino mio padre mi mandava dal tabaccaio
> sotto casa a comprargli le sigarette, le acquistava sciolte, due, tre,
> quattro, cinque per volta, non di più. Erano Alfa o Nazionali semplici,
> chissà se esistono ancora in commercio.
Anche noi, bambini e adolescenti degli anni '50, compravamo, sfusi e pochi
alla volta, quegli zmpironi spacca-polmoni.
Roba non trattata, certo, buona comunque per farci sentire grandi,
tra colpi di tosse e conati di vomito, nei cessi di scuola o nel giardino
dietro una casa abbandonata, aperta alle nostre scorribande lontano da
occhi indiscreti, teatro dei vari riti di passaggio dall'infanzia all'età
adulta...
> Da qualche parte ho letto che Totò durante le pause della lavorazione di
> un film ha scritto su di un pacchetto di sigarette "Turmac" le parole di
> "Malafemmina".
Le Turmac piatte che, come chiosa haimle, venivano vendute in scatole
piatte di cartone e -tra noi- erano riservate agli adolescenti benestanti,
perchè più care...
Però ad alcuni di noi ragazzini d'estate capitava di andare in vacanza con
i padri gesuiti, nei collegi e case dell'ordine, sparsi nell'arco alpino.
La Svizzera era lì, a portata di mano (bengodi del vizio a base di
sigarette liquori e cioccolato, venduti senza le pesanti tasse italiane).
A quella sirena non resistevano neppure i preti, che non mancavano di
organizzare ogni anno la sognata gita in pullman...
Al ritorno, orgogliosi del nostro bottino da piccoli contrabbandieri, ci
sentivamo davvero adulti e lo dividevamo con gli altri che erano rimasti a
casa.
> complimenti.
Davvero grazie, farfallina, per il gentile commento.
paolo austero
> Mio caro paolo, sono molto lieto che questo racconto
> sia piaciuto a parecchi lettori ed anche io, rileggendolo,
> l'ho apprezzato.
Grazie, davvero, haimle carissimo, per la sempre puntuale lettura
ed il giudizio,
che mi fa molto piacere.
> La circostanaza a me favorevole di averlo già letto è dovuta
> alla tua benevola e generosa volontà di farmi leggere qualcosa
> in più di un semplice racconto da cui vai estrapolando
> brani anche molto sugosi ma che, per me, decontestualizzati,
> hanno qualche limite.
> Poiché però non voglio tradire la tua fiducia, nè ancora una
> volta farmi riconoscere come gaffeur stratosferico, chiedo a te
> se non sia il caso di svelare l'arcano, le mie allusioni, ecc.
Accolgo con piacere il tuo invito.
Perciò, ecco svelato l'arcano a cui ti riferisci.
E' vero (ed è noto a quelli -come te- con cui ho scambi di mail
in privato):
molti dei "racconti" che ho postato sono stralci più o meno brevi
di un mio romanzo , in qualche caso un po' rimaneggiati
per poterli rendere autonomi.
Magari qualche passaggio può risultare un po' oscuro,
per effetto della sua estrapolazione
dal più ampio contesto.
Ho comunque scelto i brani più autonomi, dotati in qualche modo
di vita propria.
Il romanzo è piuttosto complesso, a più voci,
composto da storie parallele, private,
che si intrecciano in modo più o meno casuale,
sullo sfondo delle vicende pubbliche .
Ho tentato in qualche modo -non so quanto riuscito-
di descrivere qualche tratto delle mutazioni,
culturali e antropologiche, degli ultimi cinquant'anni.
Molti sono i personaggi minori e molte le situazioni in flashback.
Ho lavorato molto sulla struttura e sullo stile,
eterogeneo come le vicende, le persone,
le culture di cui racconto.
Non dirò qui -per non violare le regole che impongono forme
di pubblicità- titolo ed editore.
Posso dire che, proprio la struttura del romanzo, piuttosto
post-moderna e frammentaria,
permette di isolarne alcuni pezzi, già dotati nel testo originale,
di autonomia di racconto.
Concludendo, non credo di avere mancato in qualche modo
nei confronti di chi mi ha letto.
Se qualcuno la pensasse diversamente, chiedo comunque a lui scusa.
La farina in ogni modo è del mio sacco,
anche se utilizzata in modi diversi.
E' naturale che coloro che hanno potuto ri-leggermi,
possano avere avuto sensazioni diverse
nelle due esperienze: l'inquadramento in un contesto più ampio (
il romanzo) può avere arricchito i significati e le emozioni
(se ce ne sono state..!) rispetto alla lettura breve.
Ma non ne sono così sicuro.
Le sensazioni del lettore di fronte a un romanzo,
piuttosto che ad un racconto,
possono essere le più diverse, da soggetto a soggetto,
e per lo stesso lettore,
influenzate da tantissimi fattori, tra cui la lunghezza del testo.
Poi, credo che certi frammenti, isolati da un quadro più ampio,
possano venire addirittura enfatizzati piuttosto che indeboliti.
Forse.
A me interessava comunque capire sino a che punto certe parti
narrative
potessero vivere indipendentemente dall'intero corpo.
E poi, sai, non essendo un autore di best-seller,
sono ancor più felice se -in qualche modo-
i lettori di una mia creatura possano aumentare di numero..!
> Infatti il tema da introdurre sarebbe interessante, coinvolgerebbe
> la definizione di racconto, da cui il mio virgolettato, e il rapporto
> fra questi e il romanzo.
> A te la palla?
...palla raccolta!
Oltre alla differente lunghezza, racconto e romanzo, si sa,
differiscono per ben altro (e tu, haimle, ed anche lume
da diverse angolature lo sottolineate).
Il racconto è costituito in genere da una struttura piuttosto
semplice:
spesso si basa su una battuta, una beffa, un evento
o un'emozione nella vita di un personaggio.
La materia del romanzo, al contrario, è molto più articolata,
sia sul piano delle azioni sia su quello dei personaggi,
che vengono descritti nella varietà dei loro caratteri
fisici e psicologici e sono attentamente seguiti nella loro
evoluzione.
Anche lo sfondo è analizzato nei suoi aspetti sociali,
ambientali e talvolta storici.
Naturalmente, in assoluta umiltà, imho.
Un affettuoso saluto
paolo austero
>> Tuttavia il protagonista č cosě interessante da meritare un racconto
>> tutto
>> suo. Fossi in te ci penserei.
> LOL, visto?
<mode De Niro on>
Ehi ce l'hai con me?!
Stai parlando con me?!
<mode De Niro off>
> Bel racconto, di una delicatezza d'altri tempi. Azzeccatissime le tinte e
> gli accenni al passato.
> Ben dimensionato inoltre se inteso come frammento, come foto di questa
> prima, intensa ed importante emozione adolescienziale.
> Tuttavia il protagonista è così interessante da meritare un racconto tutto
> suo. Fossi in te ci penserei.
> Complimenti. Ciao, lu
lume, ti ringrazio davvero per il bel commento.
..la "delicatezza d'altri tempi" forse, è tutto merito dell'...età
anagrafica dell'autore!
Ti rimando alla mia risposta al commento di haimle, sul rapporto tra
frammento e contesto più ampio.
La tua sensibilità di lettore ha avvertito l'occhio particolare che ho
riservato a questo personaggio.
il "racconto" è, infatti, un flashback del personaggio principale di un
mio romanzo. Questi poi, da adulto, non è quello che può definirsi un
personaggio positivo. E', come molti, un miscuglio di di buona cultura,
intelligenza e acume.
Potrebbe definirsi un intellettuale borghese, disponibile all'intrigo, al
compromesso; è anche cinico, opportunista, vendicativo. I suoi ricordi di
bambino ce ne restituiscono il lato migliore, i legami famigliari con un
padre disaffettivo ed autoritario, lo colgono nella sua crescita in un
ambiente provinciale, e poi, da uomo fatto seguono il suo percorso di vita
nella Roma dagli anni '60 a tangentopoli.
Alla prossima, grazie ancora e ciao
paolo a.
>
>E' vero (ed č noto a quelli -come te- con cui ho scambi di mail
>in privato):
>molti dei "racconti" che ho postato sono stralci piů o meno brevi
>di un mio romanzo , in qualche caso un po' rimaneggiati
>per poterli rendere autonomi.
Beh, innanzitutto auguri per il tuo libro, epperň cambia la
prospettiva ed il contesto, per cui la mia critica, affettuosa e spero
utile, diventa un po' piů severa:
1) Togli tutte quelle parentesi!!!!! :-))) o la elimini o la inserisci
nel testo.
2) Controlla la punteggiatura, che nel tuo stile assume un netto
rilievo:
a) le virgole, che non possono essere relegate a mero contenitore di
subordinate (in alternativa alle parentesi :-) ) ma danno anche il
metro, il ritmo.
b) valuta qualche "a capo" in eccesso.
3) guarda alla coerenza tra il narrare e gli stati d'animo, perchč lo
stile piacevole e pacato del racconto, negli spazi dilatati del
romanzo puň spingere alla "trance", cosě come l'eccesso di subordinate
puň spezzare il ritmo.
4) aggettivi: apprezzo la tua misura, perň ti consiglio di
riguardarli, che come sempre a volte son troppi e altre volte mancano.
Lima, amico mio, lima e cesello, un lavoraccio.
Come ti dicevo č questione di gustie stili personali. Perň, specie in
un romanzo, il ritmo č importante, ed č bene che ci sia maggior
armonia tra la delicatezza con cui tratti gli argomenti e i tempi, i
modi e la struttura del narrare.
Con un esempio faccio prima, spero mi perdonerai la presunzione da
"editor", ma č solo perchč ho difficoltŕ a spiegarmi. Il tutto con
stima e affetto, nonostante il guttalax che hai abbondantemente
versato nella mia minestra di fagioli quando eravamo in campeggio in
Valtellina, era il 1966, o sbaglio?
>Preso in contropiede, confuso, sapevo benissimo dov'era la
>Congregazione (ci andavo ogni giorno, dopo le lezioni proprio lě, al
>Collegio dei gesuiti), ma mi voltai lo stesso per ubbidire alla
>donna.
>E mentre guardavo, come imbambolato, la maitresse mi stampň un caldo e
>forte bacio sulla guancia, lasciandomi una netta impronta di
>rossetto.
>Un bacio tra il materno ed il voglioso.
>Poi, subito, rientrň e richiuse la porta, lasciandomi lě, di sasso, a
>bocca aperta.
Fui preso in contropiede. Confuso, feci per voltarmi come per ubbidire
immediatamente alla donna, rendendo cosě evidente che sapevo
benissimo dove fosse la Congregazione, dato che ci andavo ogni giorno.
Ma mentre stavo lě, come imbambolato, la maitresse mi baciň. Fu un
bacio caldo e forte, tra il materno ed il voglioso, e durň un tempo
che non saprei dire, dato che la Maitresse rientrň e chiuse la porta,
lasciandomi lě, di sasso, a bocca aperta, con una netta impronta di
rossetto, profumato di Casino.
Tienici aggiornato, sulla tua avventura editoriale, che organizziamo
uno spammatone storico. :-)
A.
---------------
Fui preso in contropiede. Confuso, feci per voltarmi come per ubbidire
immediatamente alla donna, rendendo cosě evidente che sapevo
benissimo dove fosse la Congregazione, dato che ci andavo ogni giorno.
Ma mentre stavo lě, come imbambolato, la maitresse mi baciň. Fu un
bacio caldo e forte, tra il materno ed il voglioso, e durň un tempo
che non saprei dire, dato che la Maitresse rientrň e chiuse la porta
lasciandomi lě di sasso, a bocca aperta, con una netta impronta di
rossetto, profumato di Casino.
----------------
A.
> Beh, innanzitutto auguri per il tuo libro, epperò cambia la
> prospettiva ed il contesto, per cui la mia critica, affettuosa e spero
> utile, diventa un po' più severa:
Utilissima, la tua critica!
Ti ho letto, in ginocchio o prono, fai tu, in attesa della meritata
punizione!
> 1) Togli tutte quelle parentesi!!!!! :-))) o la elimini o la inserisci
> nel testo.
> 2) Controlla la punteggiatura, che nel tuo stile assume un netto
> rilievo:
> a) le virgole, che non possono essere relegate a mero contenitore di
> subordinate (in alternativa alle parentesi :-) ) ma danno anche il
> metro, il ritmo.
> b) valuta qualche "a capo" in eccesso.
Critiche preziose, che vanno a segno: ho -è vero- il difetto di abbondare
nell'uso di ingredienti. Virgole, parentesi e puntini di sospensione!
L'abuso rende di certo la minestra un po' indigesta e difficile da mandar
giù...
Gli "a capo" piuttosto a cazzo sono dovuti alle ripetute riformattazioni:
il robocoso mi rifiutava i post (...erano due giorni che cercavo di
rispondere ad haimle!)
> 3) guarda alla coerenza tra il narrare e gli stati d'animo, perchè lo
> stile piacevole e pacato del racconto, negli spazi dilatati del
> romanzo può spingere alla "trance", così come l'eccesso di subordinate
> può spezzare il ritmo.
Lo svariare dei tempi e dei luoghi, come il passare ad es. da un
ragionamento ad un delirio, mi intriga abbastanza. Cosa difficile, lo so.
Ma "per aspera ad astra"...salvo cascare giù con il botto!
Sul ritmo che si spezza, invece, concordo.
> 4) aggettivi: apprezzo la tua misura, però ti consiglio di
> riguardarli, che come sempre a volte son troppi e altre volte mancano.
> Lima, amico mio, lima e cesello, un lavoraccio.
Sono ancheincline ad una certa -come dire- insistita verbosità.
La voglia di descrizioni minuziose può meglio esprimersi, talvolta, con
l'uso di sostantivi, piuttosto che aggettivi.
Enumerare le cose, o le parti di queste, riesce meglio che descrivere
queste con reiterate aggettivazioni.
> Con un esempio faccio prima, spero mi perdonerai la presunzione da
> "editor", ma è solo perchè ho difficoltà a spiegarmi.
L'opera è sempre "aperta". Ragion per cui ciascuno di noi -per fortuna- la
scriverebbe in modo del tutto differente.
Il mio libro è stato pubblicato nel 2004 ed una, peraltro favorevole,
recensione di Elio Paoloni lamentava che un accurato lavoro da parte di
un editor avrebbe favorito una maggiore scorrevolezza nella lettura.
Il guaio è che il curatore della collana era entusiasta del testo e non
voleva che si cambiasse una virgola!..
Magari ti avessi potuto avere allora come editor! (davvero!)
>...Il tutto con
> stima e affetto, nonostante il guttalax che hai abbondantemente
> versato nella mia minestra di fagioli quando eravamo in campeggio in
> Valtellina, era il 1966, o sbaglio?
..no, guarda, ti sbagli: era il 1959 , stavamo a Fiera di Primiero ad una
festa da ballo. Si trattava di una fialetta puzzolente che ti versai di
nascosto, mentre eri tutto preso in un bollente guancia-a-guancia con
quella ragazzotta tedesca..!
Il guttalax lo propinò A ME quel cazzo di haimle, che ancora se la ride.
Ma io ho dimenticato, sai? diglielo, se lo vedi, che ho dimenticato...
> Fui preso in contropiede. Confuso, feci per voltarmi come per ubbidire
> immediatamente alla donna, rendendo così evidente che sapevo
> benissimo dove fosse la Congregazione, dato che ci andavo ogni giorno.
> Ma mentre stavo lì, come imbambolato, la maitresse mi baciò. Fu un
> bacio caldo e forte, tra il materno ed il voglioso, e durò un tempo
> che non saprei dire, dato che la Maitresse rientrò e chiuse la porta,
> lasciandomi lì, di sasso, a bocca aperta, con una netta impronta di
> rossetto, profumato di Casino.
Molto bello, cazzarola! Specie quel bacio "profumato di Casino"!
(...sono verde per il travaso di bile! Però , dài, anche la mia versione
non era da buttare, in fin dei conti!...)
Grazie per i consigli, davvero.
Con rinnovata stima e simpatia.
p.a.
LOL! Adesso ti sarà tutto meno oscuro.
Scusa se ho usato l tuo thread
ma mi sembrava che ci fossimo messi
d'accordo!
Cià, bello.
> > Mio caro paolo, sono molto lieto che questo racconto
> > sia piaciuto a parecchi lettori ed anche io, rileggendolo,
> > l'ho apprezzato.
>
> Grazie, davvero, haimle carissimo, per la sempre puntuale lettura
fuuuiii, manco mal! Ero preoccupato e timoroso
d'averti spiazzato ma mi smbra che adeso le cose siano
più chiare per tutti. Poi l'intervento di lume sembrava quasi
"gioco di squadra"
> Accolgo con piacere il tuo invito.
> Perciò, ecco svelato l'arcano a cui ti riferisci.
CUT
>
>> Non dirò qui -per non violare le regole che impongono forme
> di pubblicità- titolo ed editore.
E perchè no scusa, mica siamo in RAI!
Se, come credo, è solo modestia, mi prenderò la responsabilità
di farlo io, non è un segreto, penso.
> Concludendo, non credo di avere mancato in qualche modo
> nei confronti di chi mi ha letto.
Ma no che dici, non era questo il punto. Ma che i personaggi di
un romanzo soffrano se proposti decontestualizzati mi sembra fin
banale da dire e, al massimo, avresti mancato verso te stesso.
In prv ti chiederò nulla osta.
lehaim da haimle
>
>Lo svariare dei tempi e dei luoghi, come il passare ad es. da un
>ragionamento ad un delirio, mi intriga abbastanza. Cosa difficile, lo so.
>Ma "per aspera ad astra"...salvo cascare giù con il botto!
>Sul ritmo che si spezza, invece, concordo.
Ma no, non caschi mica! e poi tieni presente che le mie sono
indicazioni limitate dal non aver idea dell'economia complessiva del
tuo lavoro... e non è cosa da poco, quindi potrei averti detto un mare
di cazzate :-)
>> 4) aggettivi: apprezzo la tua misura, però ti consiglio di
>> riguardarli, che come sempre a volte son troppi e altre volte mancano.
>> Lima, amico mio, lima e cesello, un lavoraccio.
>
>Sono ancheincline ad una certa -come dire- insistita verbosità.
>La voglia di descrizioni minuziose può meglio esprimersi, talvolta, con
>l'uso di sostantivi, piuttosto che aggettivi.
>Enumerare le cose, o le parti di queste, riesce meglio che descrivere
>queste con reiterate aggettivazioni.
Io detesto l'eccesso di aggettivazione, che per un periodo è andato
così di moda tra i giovani scrittori italiani, e come te credo che i
nomi abbiano una loro autonoma potenza descrittiva. Però senza
esagerare :-)
>> Con un esempio faccio prima, spero mi perdonerai la presunzione da
>> "editor", ma è solo perchè ho difficoltà a spiegarmi.
>
>L'opera è sempre "aperta". Ragion per cui ciascuno di noi -per fortuna- la
>scriverebbe in modo del tutto differente.
>Il mio libro è stato pubblicato nel 2004 ed una, peraltro favorevole,
>recensione di Elio Paoloni lamentava che un accurato lavoro da parte di
>un editor avrebbe favorito una maggiore scorrevolezza nella lettura.
Onestamente concordo. Leggendoti mi rendo conto, ad esempio, che gli
elementi "fondanti" della storia, detti e non detti, ci sono tutti, ma
spesso seguono un ordine logico ed espositivo che può appesantire la
lettura. Il che, se in un racconto può anche essere visto come una
scelta stilistica, in un romanzo può anche affaticare.
>Il guaio è che il curatore della collana era entusiasta del testo e non
>voleva che si cambiasse una virgola!..
>Magari ti avessi potuto avere allora come editor! (davvero!)
rotfl, te lo cestinavano, sient'ammè :-)
>
>Molto bello, cazzarola! Specie quel bacio "profumato di Casino"!
>(...sono verde per il travaso di bile! Però , dài, anche la mia versione
>non era da buttare, in fin dei conti!...)
...maddai, il tuo lavoro è buono, davvero.
Circa un anno fa mi capitò di leggere una sceneggiatura (meglio
omettere i nomi, và), che faceva veramente acqua da tutte le parti.
altro che "editor", quella è stata roba da rivoltare come un
calzino... ed era pure un lavoro finanziato con tanti euro euri ...
che se l'avessero postata qui sarebbe andata a finire a frizzi e
lazzi.
>Grazie per i consigli, davvero.
>Con rinnovata stima e simpatia.
Stima e simpatia ampiamente ricambiate, oh Austero.
Tieni presente una cosa, tu c'hai l'animo partenopeo, e ci sono due
cose che geneticamente identificano un napoletano:
1) Da un chilo di roba è capace di produrre 8 chili di monnezza.
2) Con tre parole vorrebbe esprimere una quindicina di concetti,
perchè è pigro, ma poi, dato che è intelligente, capisce che deve
spiegarsi meglio e ci ritorna sopra, in ordine sparso, che poi alla
fine è bellissimo, ed è un modo intrinsecamente allegro di raccontare,
però... :-)
A.
Mi accodo qui, non me ne vogliano né haimle, cui reggo lo strascico da
sposa, né l'austero paolo, per la risposta tardiva, e pure breve.
Anche io son tra i fortunati che han letto (e riletto, ma poi ti dirò
con calma, o p. a., promesso: gli è che esco da un buio informatico
tremendo...) l'opera completa. E a me, invece, pare che i brani e gli
episodi "estrapolati" siano efficaci. In particolare, per il racconto
"Le mani"; ma anche per questo.
I personaggi sono coccolati e sentiti, e questo è bello.
L'episodio in sé è delicato, sensuale, un filo perverso come forse è il
sesso dei fanciulli di quell'età (e non solo?): per il riferimento alla
madre, voglio dire.
Così, al volo, complimenti.
Giuro che in seguito sarò più approfondita e seria.
Baci
Becky
(p. s. grrrrrrrrrrrrrrr! grrrrrrrrrrr! con te non posso venir meno allo
scorbutismo)
> Anche io son tra i fortunati che han letto (e riletto, ma poi ti dirò
> con calma, o p. a., promesso: gli è che esco da un buio informatico
> tremendo...) l'opera completa.
..gasp!... gulp...(suoni inarticolati di imbarazzata felicità..! per la
parola "fortunati"...)
Per il resto, capisco. Anch'io mi sono "cecato" a furia di alternare buio
e luce (...ma l'informatica - nel mio caso- non c'entra un cacchio!).
E a me, invece, pare che i brani e gli
> episodi "estrapolati" siano efficaci. In particolare, per il racconto
> "Le mani"; ma anche per questo.
Questa è, sul serio, il giudizio a cui tengo particolarmente , ovviamente
da parte di qualcuno che avesse potuto fare il confronto!
Sì, perchè io sono convinto che il meccanismo strutturale del romanzo (per
frammenti e sommatorie) avrebbe consentito, senza troppi danni,
l'estrapolazione dal contesto di alcune parti .
> I personaggi sono coccolati e sentiti, e questo è bello.
Credo che la cura dei personaggi, i "paesaggi interiori", siano sempre un
aspetto fondamentale del raccontare, forse il più importante.
In questo modo, anche le descrizioni degli oggetti, delle "cose" che
appartengono loro, di quelle che usano, lasciano, dimenticano, diventino
più essenziali, più "vere", quasi parti stesse dei personaggi.
> L'episodio in sé è delicato, sensuale, un filo perverso come forse è il
> sesso dei fanciulli di quell'età (e non solo?): per il riferimento alla
> madre, voglio dire.
Certamente. E penso che se tutti riuscissimo a non opprimere il "nostro"
fanciullo, i suoi sogni, ma anche i suoi tabù, le nostre emozioni ne
guadagnerebbero!...Anche l'eros, di sicuro! :-)
> Così, al volo, complimenti.
> Giuro che in seguito sarò più approfondita e seria.
Grazie, davvero, Becky!
> Baci
> Becky
> (p. s. grrrrrrrrrrrrrrr! grrrrrrrrrrr! con te non posso venir meno allo
> scorbutismo)
...mamma mia che impressione!
Un bacio a te, porcospina!
paolo
(..)
L'iniziazione del maschio al bordello è un tema sfruttatissimo nel cinema e
nella letteratura italiana di n certo periodo.
Ciò nonostante il tuo racconto è fresco e di lunghezza assolutamente adatta
alla lettura su usenet.
bravo.
violetta
> L'iniziazione del maschio al bordello č un tema sfruttatissimo nel cinema e
> nella letteratura italiana di n certo periodo.
Scusa il ritardo.
Grazie per lettura e commento.
Ho immaginato che il personaggio del racconto, come molti allora, tentasse
d'introdursi nel bordello non tanto per scoprire quel mondo, quanto per
tentare di svelare finalmente il mistero del sesso, di cui tanto gli
adolescenti favoleggiavano...
Un mondo, per i ragazzini di oggi, piů accessibile e poco "misterioso"...
> Ciň nonostante il tuo racconto č fresco e di lunghezza assolutamente adatta
> alla lettura su usenet.
> bravo.
Grazie davvero da un
paolo arrossito