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Vanessa (Parte 2) [BDSM]

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Meneghetti

unread,
Apr 4, 1998, 3:00:00 AM4/4/98
to

- Vanessa -
- e le sue avventure -

1. Capitolo 6
2. Capitolo 7
3. Capitolo 8
4. Capitolo 9
5. Capitolo 10

- Capitolo 6 -

Quando arrivai in ufficio, di ritorno dall'aeroporto, era
pomerigio inoltrato, le ragazze stavano uscendo, le incontrai per
le scale, scherzavano tra loro.

Col cuore in gola mi avviai verso la scrivania della Signora,
sapevo che sarei stata sottoposta ad un lungo interrogatorio,
finche' non avessi raccontato per filo e per segno, il pomeriggio
con il Notaio; eppure, non vedevo l'ora di essere messa alla
prova, di essere usata, anzi, di essere umiliata fin nel profondo
della mia anima marcia.

Trovai la Signora all'interno dell'ufficio del Notaio, mi
attendeva seduta ad una delle poltrone dinnanzi alla scrivania.

- Allora Vanessa? E' andato tutto bene?
- Si, Signora, il Signor Notaio e' partito.
- Bene, ricorda, anche ora che non c'e' il Notaio, ogni
qualvolta
dovrai entrare qui, quando saremo sole, dovrai sempre eseguire
il
rituale; su inizia ora.

Sveltamente mi spogliai e mi presentai a Lei, mi fece poggiare
con le reni alla scrivania, e dopo avermi ordinato di allargare le
gambe, mi stiro' verso l'esterno le piccole labbra, mi carezzo' e
mi inseri' due dita nella profondita' della mia intimita'.

- S'e' fatto tardi, rivestiti che ti porto a casa, ma non subito,
prima dovrai sottostare úad una piccola prova, per cui avverti
pure la tua famiglia che arriverai con un poco di ritardo.

Mentre telefonavo, Lei continuo' a sondare la mia intimita',
arrivando perfino a cercare di inserire quasi tutta la mano.

Una volta in strada, salimmo sulla macchina del Notaio, come
sempre mi sedetti sollevando la gonna, direttamente sulle natiche
nude, dato che la regola voleva che uscissi dall'ufficio senza
slip.

Col cuore in gola, osservai con poca curiosita' il percorso
seguito nel traffico delle 18:00, mi resi conto pero' che
procedevamo in direzione del mare, ne ebbi la conferma non appena
imboccammo la Cristoforo Colombo; dopo esserci lasciate alle
spalle la citta', la Signora mi ordino' di sollevarmi la gonna e
accarezzarmi, dicendo che dove andavamo, c'era bisogno che il mio
odore di femmina in calore si sentisse bene; non so, ma queste
parole mi misero in agitazione "femmina in calore" ora ero una
cagna, cosa mi sarebbe stato ordinato?

Lasciammo la Colombo in direzione dell'Infernetto, e ci
inoltrammo nel dedalo di stradine che separano alcune delle piu'
belle ville di Roma.

- Vanessa, stiamo andando a casa dell'Avvocato, ricordi? Gli
sei stata presentata in mattinata, ci sta aspettando, tranquilla,
non sarai sodomizzata, per ora, prima ti dovro' allenare, ma oggi,
saggeremo la tua docilita', devi sapere che l'Avvocato ama molto i
cani, ne ha di enormi, e molti di loro sono maschi, no, non sarai
data ad un cane, ma questi cani, come tutti del resto, per
riconoscere una persona usano fiutare tra le gambe, a volte con le
donne riescono ad inserire il muso sotto le gonne, ora, tu sei
senza slip, ed in piu' ti sei appena masturbata, quindi il tuo
odore sara' molto intenso.... mi capisci? Qualunque cosa avvenga,
per il tuo bene, non reagire, comunque dovrai abituarti ai cani,
gran parte del tuo addestramento futuro si terra' in questa villa
o in un Casale in Umbria, dove sarai sempre nuda, ricorda, non ti
e' permesso allontanare i cani dalla tua persona, a meno che non
diventino, come dire, troppo esigenti.

Nel frattempo, eravamo giunti ad un cancello bianco, che dopo
un colpo di Clackson si apri', credo elettricamente, dato che
quando passammo non c'era nessuno; subito arrivarono un paio di
Pastori Tedeschi e uno Shnauzer che riconoscendo la Signora le
iniziarono a fare le feste.

Davanti la casa ci attendeva l'Avvocato P...., mi sorrise
incoraggiante:

- Vieni pure fuori, Vanessa, lascia che i miei cani ti
conoscano, e lascia che io stesso ti conosca, magari in senso
biblico - e scoppio' a ridere.

Venni fuori dalla macchina, e andai a salutarlo, mentre tutti
e tre i cani vennero ad annusarmi, uno di essi, seppi poi si
chiamava Lupo, infilo il muso sotto la gonna, e quando sentii il
naso freddo a contatto con il mio sesso infuocato, mi scappo' un
piccolo gridolino che scateno' di nuovo l'ilarita' dell'Avvocato e
della Signora. Lupo venne richiamato, ma prima di lasciarmi, credo
proprio che mi abbia leccato.

Ora, non che non provassi repulsione ad essere stata leccata
sul sesso da un cane, eppure, mentre scendevo dalla macchina,
stavo di nuovo iniziandomi a bagnare, di nuovo ero eccitata, la
mia fantasia gia' mi vedeva data ai cani, diventata una vera cagna
per il piacere dei miei padroni, cosi' che quando credetti che
Lupo mi avesse leccata, ero troppo umida per sentire differenze.

Venni subito riportata alla realta' dalla Signora:

- Cara, ogni qual volta verrai qua', sola o in nostra
compagnia, a meno che non ti venga ordinato diversamente, dopo
essere scesa dalla macchina, dovrai toglierti gli abiti, riporli
con cura sul sedile della macchina, indossare queste scarpe con i
tacchi alti, ed eseguire quanto ti viene ordinato, probabilmente,
mentre ti spoglierai sarai disturbata dai cani, non dovrai cercare
mai di allontanarli, essi, possono tutto, tu, nulla se non ti
viene ordinato, dovrai poi girare intorno alla casa sino alla
piscina, e li se vorrai potrai metterti a prendere il sole sui
lettini sino a che non sarai chiamata. Hai capito tutto?

- Si Signora, tutto.
- Ah, un'altra cosa, non puoi entrare in casa se non ti viene
concesso, quindi sarai sempre fuori qualsiasi tempo ci sia. Bene,
ora spogliati pure ed indossa le scarpe.

Mi spogliai in fretta, sempre attorniata dai cani, che dopo
avermi annusata di nuovo se ne andarono, tranne Lupo, che
insisteva per infilare il muso tra le mie gambe, quando mi chinai
per allacciare le fibbie delle scarpe, mi fiuto da dietro, ed
avvertii distinatamente la sua lingua sulle natiche, la cosa non
sfuggi' ai Signori, che decisero che non sarei mai stat separata
da Lupo nei miei soggiorni in villa, mi ordinarono anzi, di
permettere a Lupo di averle tutte vinte nei miei confronti, visto
che sarebbe stato crudele che non ricambiassi l'affetto che lui mi
dimostrava.

Visto che non ricevevo ordini, mi avviai con passo malfermo
sui tacchi altissimi verso la piscina, non avevo mai messo tacchi
cosi' alti, quindi rischiai non poche storte di caviglie; la
piscina aveva la forma di fagiolo, ed era enorme, con un prato
all'inglese tutto intorno, qua e la disseminate nel prato c'erano
dei lettini in plastica, dei tavolini, ombrelloni e alcune
altalene, la privacy era assicuarata da un muro di cinta che
sicuramente superava i 3 metri, a sua volta coperto da un
perimetro di Cipressi, che elevavano una barriera verde e
profumata fin oltre i 6 8 metri.

Mi fecero accomodare su un lettino con un materassino, il
lettino aveva lo schienale rialzato, quindi mi ritrovai
praticamente seduta con le gambe allungate, iniziai a
rabbrividire, erano oramai le 19 passate, e la luce era quasi del
tutto scomparsa, tanto che l'Avvocato ando' ad accendere le
lampade da giardino, al suo ritorno, mi ordinarono di aprire le
gambe e scenderle ai lati del lettino, miritrovai cosi'
completamente aperta, senza nemmeno i peli a nascondere la mia
intimita', di nuovo, con sgomento, iniziai a bagnarmi, e sarebbe
passto inosservato se Lupo non avesse iniziato a uggiolare
trattenuto dall'Avvocato.

- Sembra che la piccola, si stia eccitando, Signora.
- Non speravo che Lupo fosse cosi' sensibile!
- E' proprio per questo che le sara' sempre vicino, il suo
comportamento sara' per noi il campanello d'allarme.
- Lo lasci, vediamo cosa le vuol fare. E tu, Vanessa, non
muoverti!

Lasciarono il cane, Lupo mi si avvicino', mi annuso' le
ascelle [evidentemente avevo inconsciamente iniziato a sudare], mi
lappo' i seni e punto' il muso freddo sulla mia natura spalancata,
uggiolo' di piu' ed improvvisamente inizio' a lappare con brevi
colpetti; inizialmente provai repulsione, ebbi anche dei conati di
vomito, ma poi, il mio corpo reagi' autonomamente, ancora una
volta, mi tradiva, ancora una volta mi degradava, questa volta al
livello di una CAGNA!

Raggiunsi quasi l'orgasmo, sotto la lingua rasposa di Lupo,
pero' mi venne bloccato allorche' richiamarono il cane,
evidentemente ben addestrato, mi abbandono' all'istante, ed io
rimasi li' a meta', poi con sollievo sentii la Signora ordinarmi
di mettermi in ginocchio voltandole le spalle, mi inarcai
allorche' Lupo si approprio' della mia vagina da dietro, e
ricomincio' a leccarmi, facendomi sentire il naso all'interno del
solco delle natiche, ma, ancora una volta lo richiamarono, ed io,
ancora una volta rimasi a meta'.

Con la coda dell'occhio vidi l'Avvocato avvicinarsi
sbottonandosi la patta, non gli vidi il sesso, ma in un colpo mi
affondo' nella vagina , si mosse furiosamente, sebbene ben
lubrificata, dalla precedente suzione, il sesso dell'Avvocato era
enorme, provai dolore, ma venni, venni tra il piacere ed il
dolore, e venne anche l'Avvocato, che evidentemente era troppo
eccitato per contenersi.

Esausta mi fecero rialzare, li seguii sin quasi alla macchina,
li da una panca la Signora estrasse un accappatoio, mentre
l'Avvocato preso un tubo per innaffiare, ed aperto un rubinetto,
mi schizzo' l'acqua addosso, badando a non bagnarmi i capelli, mi
lavarono completamente, dovetti anche mettermi a 4 zampe per
permettere loro di investire con il getto d'acqua il mio sesso.

Mentre mi asciugava, dopo avermi fatto indossare
l'accappatoio, la Signora, mi spiego' che in quella panca ogni
volta sarei arrivata, avrei trovato le scarpe e l'accappatoio, e
li' avrei dovuto mettere i miei vestiti se non fossi arrivata con
una macchina personale, come in effetti avrei dovuto fare
l'indomani mattina verso le 10.

Dopo aver salutato l'Avvocato ed essere ripartiti, la Signora
mi dette le istruzioni per l'indomani:

- Domani mattina, passerai prima in ufficio, dove sai,
prenderai le chiavi della Delta dell'ufficio, e verrai qui
dall'Avvocato, ripetendo il cerimoniale di questa sera, vi
rimarrai tutta la giornata, alle 18 potrai tornare in ufficio dal
quale io poi ti accompagnero' a casa; qui, sarai sottoposta ad un
assaggio di un po di tutto in questi 3 giorni, da domani stesso
iniziera' il tuo allenamento alla sodomia, ci pensera' la
domestica dell'Avvocato a preparare tutto. Ricorda, domani ne io
ne' l'Avvocato saremo presenti, sarai agli ordini della Domestica,
ti rivolgerai a lei chiamandola Tata, e le obbedirai ciecamente,
tra le altre cose appena arrivata sarai frustata.

- Si Signora.

- Cosa te ne pare di Lupo?

- E' un bel cane, mi spaventa un poco, e' come se stesse
sempre per saltarmi addosso.

- Cosa hai provato mentre ti leccava? Che effetto ti ha fatto
essere la sua CAGNA?

- All'inizio provai repulsione...
- Stavi quasi per vomitare!
- ...., ma poi, mi ha eccitata, sarei arrivata all'orgasmo.
Non so, ora mi sembra irreale quanto successo, ma mentre accadeva
ero felice di essere la sua CAGNA.

- Bene, lo sarai sempre la sua CAGNA, vedrai, fra non molto lo
sarai completamente, fino in fondo, e sicuramente ti piacera'!
- Vuol dire, che dovro' farci l'amore?
- Certo, non ti sei forse fatta leccare oggi? Vedrai, un
domani per te sara' del tutto naturale ricambiargli il favore, e
non solo a lui, anche agli altri, ed in Umbria, anche ad altri
animali. Non fare quella faccia, ti piaceva essere leccata, ti
piacera' anche il resto...
- Se Lei ed il Signor Notaio desiderate questo, lo faro', ma
non sara' facile per me, mi ripugna l'idea.
- A me e sopratutto al Notaio va che tu sia CAGNA e quanto di
peggio possa essere, ma vedrai, gia' domani sarai piu' gentile con
Lupo, anche perche', le effusioni di Lupo, saranno gli unici
momenti di piacere che potrai permetterti durante questi 3 giorni,
e forse anche gli unici durante il mese che ti vedra' impegnata
negli esercizi per la sodomia e per divenire una vera CAGNA sia
per Lupo sia per Noi.

Arrivate che fummo al solito parcheggio, dovetti masturbarla
sino all'orgasmo, poi scendendo, ripetei il rituale per
reindossare gli slip, e dopo che mi ebbe ordinato di non
masturbarmi me ne potei tornare a casa.

Mia madre, come tutte le madri, si accorse che c'era qualcosa
che mi turbava, mi chiese cosa avessi, ma non riuscivo a parlare,
ero sconvolta, divenire schiava di una persona, va bene, lo
sognavo da tanto, ma divenire addirittura una CAGNA per un cane e
chissa' cosa per chissa' quali animali? Questo non me lo sarei mai
aspettato, ma se mentre lo facevo ne provavo piacere, non
significava forse che vi ero predestinata? Quanto avrei voluto
studiare di piu' S. Agostino durante le ore di Filosofia, invece
di lasciarmi tirare i peli della vagina dal mio compagno di banco.

Alla fine dietro le insistenze di mia madre, mi azzardai a
dire una bugia, le dissi che sia la Signora sia il Notaio,
ritenevano che sarei potuta divenire un'ottima segretaria, e che
presto avrei accompagnato il Notaio nei suoi viaggi
infrasettimanali, forse a partire dal prossimo mese, le dissi
anche che secondo me, si sbagliavano, non me la sentivo di
viaggiare e che forse avrei rifiutato; apriti cielo, non l'avessi
mai detto, mi disse che sarei stata una stupida se non avessi
approfittato della situazione, e che se loro, persone di livello e
spessore, credevano che io avessi delle possibilita', che li
lasciassi fare, sicuramente loro sapevano, nel loro campo, cio'
che per me era meglio, che ne potevo sapere io, povera stupidella?

Cosi' alla fine, tutti i miei dubbi vennero dissipati ad opera
di una bugia, in fondo, anelavo ad essere la migliore delle
schiave, ma non avendo esperienza, non potevo giudicare i metodi
dei miei padroni, e se Loro ritenevano che del mio apprendistato
dovessero far parte anche degli animali, era certo per formarmi
meglio che mi si ordinava di essere CAGNA. E Cagna sarei stata, mi
dissi, finche' diversamente non sarebbe stato disposto per me.

Quella notte, sognai di cani e cavalli, che mi fiutavano e mi
montavano, che accarezzavo e succhiavo, di uomini e donne che
abusavano del mio corpo, ai quali mi abbandonavo con riconoscenza
e totale dedizione.

Al mattino mentre mi dirigevo in ufficio prima, e verso la
villa poi, ero impaziente di incontrare Lupo.


- Capitolo 7 -

Quel mattino, dopo aver preso le chiavi ed essermi tolta gli
slip, mi precipitai in macchina, ero impaziente di arrivare alla
villa all'Infernetto, non so come riuscii ad evitare di aver
incidenti, ma, mano che mi avvicinavo alla mia destinazione
avvertivo come un senso di spossatezza, i battitti accelleravano,
a volte sembrava che il cuore perdesse i colpi, e faticavo ad
avere una respirazione controllata, in poche parole ero
impaziente, non vedevo loro di venire usata, ma, ancora non
riuscivo ad ammettere con me stessa, che in effetti era l'affetto
che Lupo dimostrava nei miei confronti a mettermi in tale stato
d'animo, inconsciamente bramavo le sue effusioni, anche se ancora
non ero disposta ad ammetterlo conscientemente, anzi mi rifuggiavo
nel fatto che lo facevo solo per obbedire e per meglio servire i
miei padroni, che in poco meno di una settimana avevano ottenuto
da me addirittura che mi dessi a piu' persone donne o uomini che
fossero, ma non solo, che mi trasfromarsi a loro comando in una
cagna, non a parole, ma in una vera cagna.

Arrivai alla villa, dopo aver suonato, il cancello bianco si
apri', fermai la macchina nel vialetto davanti la villa, uscii,
e... francamente rimasi delusa quando non vidi arrivare nessun
cane, nemmeno Lupo; certa di essere osservata, mi spogliai con
cura, e riposi gli abiti sulla spalliera del sedile di guida,
richiusi lo sportello e dopo aver indossato le scarpe con i tacchi
vertiginosi che presi nella cassapanca, mi avviai verso il retro,
verso la piscina.

Mi diressi verso un lettino al sole, ma questa volta privo del
materassino, mi guardai intorno e verso la casa, e non vedendo
alcun segno mi sdraiai sul lettino; sebbene fosse al sole, e
fossero le 10 e trenta, il lettino era ancora fresco, e mi dette
un po' di brividi, ma presto mi riscaldai al sole.

Passo' un po di tempo, non saprei quanto, mi stavo crogiolando
al sole quando avvertii di fianco a me una presenza, nell'aprire
gli occhi sentii una voce con un forte accento straniero
apostrofarmi:

- Buon giorno Vanessa, prego, si alzi che debbo controllarla.

Mi alzai, e osservai la donna che mi aveva rivolta la parola,
era anziana, seppi poi che aveva all'incirca una 50ina d'anni, ed
era la domestica dell'avvocato, seppi anche, in seguito, che ella
stessa aveva a poco a poco avviato l'Avvocato verso la
dominazione.

- Cara bambina, ogni qual volta le rivolgero' la parola, si
rivolgera' a me dicendo Si Tata o No Tata, non le e' permesso il
silenzio cosi' come le e' permesso aggiungere altro se non
espressamente invitata; ha capito?
- Si Tata.
- Meglio cosi', ora mi siedo, e Lei fara' esattamente cio' che
le chiedero' di fare, mi aspetto che lei obbedisca velocemente,
senza indugi, ma l'avverto, ho istruzione di sottoporla ad una
seduta di frusta indipendentemente dal suo comportamento; ma ora
venga qui davanti a me.

Si sedette, e lei mi attiro' tra le sue gambe, era vestita
proprio come ci si immagina sia vestita una domestica, una gonna
lunga, una camicetta abbottonata al collo con un sottile
cravattino annodato a fiocco, ed un grembiulone bianco che quasi
l'avvolgeva tutta, un paio di scarpe basse con fibia ed una
crestina.
Mi carezzo le gambe, risali' sino alle natiche, le soppeso'
alla base, le strinse e le apri', poi passo al sesso, stiro' le
labbra della vulva, sino a scoprirmi la clitoride, passo' ai seni,
li strinse, li torse, poi strinse i capezzoli, mi ordino poi di
girarmi, e di piegarmi ad angolo retto, e mi chiese di aprirmi le
natiche io stessa affinche' potesse controllare i miei orifizi.
Si accerto' del grado di umidita' che permeava la mia natura,
e inseri', o meglio, tento' di inserire un dito nell'ano,
strappandomi dei gemiti di dolore; alla fine evidentemente
soddisfatta, mi fece rialzare e mi disse:

- Bene, il Notaio ha ragione, Lei va allargata, ed a questo
provvederemo subito, per ora rimanga in piedi.

E da un tavolinetto basso che non avevo notato, apparecchio
per la colazione, c'erano Te', Caffe' Latte, fette biscottate e
marmellata, mi preparo' una tazza di Te' dopo essersi informata
sui miei gusti ed un paio di tartine di marmellata.

Mentre mangiavo, sempre in piedi, con una sua mano che mi
sondava tra le gambe che dovevo tenere divaricate per permetterle
di toccarmi, mi guardai intorno alla ricerca di segni che
svelassero la presenza di Lupo; evidentemente era stata messa al
corente della situazione, per cui dopo un po mi disse:

- Sta cercando Lupo, vero? Ebbene, ora si trova nel suo box,
fra non molto lo andremo a trovare, infatti ci servira' il suo
aiuto, poi potra' rimanere con lui sino all'ora di pranzo.

Dopo aver sparecchiato la tavola e ripulito, mi accompagno'
all'altalena, era una di quelle altalene da giardino, dalla forma
a tenda canadese, ma ben piu' alta, sui 2 metri, dalla cui sbarra
centrale pendevano le catenelle con il seggiolino in ferro, oltre
alle catenelle dell'altalena, vi erano due piccole catene che
terminavano con due bracciali in cuoio, mi fece salire su di un
panchetto, e mi aggancio' i polsi nei bracciali, poi dopo aver
tolto il panchetto rimasi appesa per le braccia, i piedi toccavano
appena per gli alluci, e la pelle del mio corpo era tesa dalla
posizione.

- Benissimo, ora le somministrero' 30 colpi, divisi in questo
modo, 10 sulle natiche, 10 sui seni e 10 tra le gambe sulla
vagina, durante tutto questo voglio che lei conti da 1 a 10 per
ogni colpo che ricevera', ma sappia che non ammetto defaillance,
per cui ogni errore, lo paghera con 10 colpi in piu' non appena
potra' passare almeno una settimana qui da noi, inoltre proprio
perche' voglio sentirla contare, non posso imbavagliarla, per cui
non deve urlare. Capito?
- Si Tata.

Inizio' dalle natiche, in maniera cadenzata, inzio' a
colpirmi, non forte pero', ma nemmeno tanto piano, alla fine dei
10 colpi convenuti, avevo il sedere segnato da leggere striature
rosse; tocco' poi alla vagina, dopo avermi precedentemente fissato
le gambe alle sbarre oblique che tenevano al struttura in piedi,
risultavo cosi' con le gambe spalancate con un arco di circa 35
gradi, sebbene non calcasse troppo, fu un inferno, i colpi
arrivarono piu' velocemente, ma anche quella fini', infine dopo
avermi sciolto le gambe, mi colpi' i seni, e per almeno 4 volte
colpi' entrambi i capezzoli facendomi inarcare al massimo pur di
non urlare.

- Ora rimarra' appesa per una decina di minuti, verro' poi a
liberarla per condurla da Lupo.

Se ne ando', lasciando lo strumento del mio supplizio sul
tavolo di fronte a me, era un frustino per cani! Anche questo un
chiaro messaggio.

Torno', sistemo' il panchetto e mi fece scendere, poi presami
per mano mi condusse verso la parte piu' remota del giardino,
praticamente alla sinistra del parcheggio dove mi spogliai, dato
che per la piscina, io andavo a destra. In fondo, vi erano i box
dei cani, ve ne erano una decina, erano gabbie di ferro alte e
lunghe, ma larghe al massimo un paio di metri, in una di queste,
in posizione centrale, si trovava Lupo, non appena entrammo, mi
balzo incontro facendomi le feste, fui tentata di schermirmi, dato
che tendeva a graffiarmi le gambe ed il torso, ma a questo penso'
la Tata richiamando all'ordine Lupo.

- Ora devo applicarle una specie di tanga in cuoio, con
all'altezza dell'ano un piccolo fallo di gomma, questa cintura,
lei la portera' tutti i giorni, qui da noi, ed ogni giorno,
sostituiremo il fallo con uno di una misura superiore, sino ad
allargarla al punto giusto, l'anello dello sfintere e' un muscolo,
e come tutti i muscoli, se allenato si puo' modellare.

Mi fece vedere il tanga, era fomato da due cinture in cuoio di
circa 4 centimetri di larghezza, quella che andava alla vita era
munita di fibia per poterla stringere e fissare, su quella che
passava tra le gambe, all'interno era fissato tramite un anello di
gomma un fallo del diametro di circa 2 centimetri, lungo una
decina.

- Nturalmente non si puo' infilarlo a secco, per cui ora si
volti, pensera' Lupo a lubrificarla.

Mi voltai e mi piegai ad angolo divaricando le gambe, Lupo
quasi non aspettasse altro, inizio a lapparmi tra le natiche, in
effetti non e' che leccase l'ano in particolare, leccava tutta la
superficie, quando la Tata ritenne che fossi pronta, mi fece
rialzare, e dopo aver dato il fallo a Lupo, come per farlo
giocare, ma con l'intenzione di spandere la sua saliva sulla
superfice di gomma, mi ordino' di indossare lo strano indumento;
dopo averlo indossato venne la parte piu' difficile,
l'introduzione del fallo.
Penai non poco, ma con la Tata che spingeva contro il mio ano
umido di saliva di Lupo e me stessa bloccata a 90 gradi contro la
rete laterale, alla fine riusci' a penetrarmi al completo, mi fece
rialzare, cosa che feci con molta calma, dato che il piu' piccolo
movimento si tramutava in dolori lancinanti.
Agganacio' la fibbia e quasi mi strngolo' la vita.

- Terra' questo strumento sino a poco prima di andare via,
sino cioe' al momento in cui verra' lavata con la pompa da
giardino, se sara' presente l'Avvocato, sara' lui stesso a
toglierlo, in caso contrario, lo fara' da sola.
- Si tata.
- Se avra' bisogno di urinare o defecare, dovra' toglierlo,
eseguire i suoi bisogni e quindi rimetterlo a posto. Domande?
- Si Tata, dove posso andare per i bisogni?
- Ma dove vuole andare? Da qualunque posto si trovi, dovra'
venire qua' da Lupo, entrare nella gabbia e sbrigare i bisogni,
dopodiche' potra' riuscire, da questo momento Lei sara' la
compagna di Lupo e qui con lui sbrighera' i suoi bisogni,
quandanche Lupo non ci fosse, Lei sempre qua' dovra' venire.
- Si Tata.
- Bene, ora rimarra' qua' sino all'ora di pranzo, tutta questa
settimana pranzera' con Lupo. Ora non lo deluda, lui si aspetta
affetto, carezze ed intimita', non ci deluda. Badi, dietro quella
finestra - Indicando una finestra al primo piano - ci sara' sempre
chi la osservera', continuamente, e paghera' per i suoi errori,
un'ultima cosa, la Signora ha cambiato i suoi ordini, a Lupo tutto
e' permesso. Uscira dalla gabbia verso le 14. Buon divertimento.

Mi guardai intorno, la gabbia aveva in fondo una cuccia a
casetta grande come una canadese a 4 posti, si, all'occorenza io e
Lupo ci saremmo stati comodi, il pavimento era in cemento, per
evitare che i cani potessero scavare al di sotto dell rete, non
che fosse molto invitante per sedersi o sdraiarsi, specialmente
nuda, intorno alla gabbia c'era una canaletta in pendenza che
defluiva in un tombino, evidentemente un volta al giorno, tramite
una pompa, i pavimenti delle gabbie venivano ripuliti.

Lupo continuava a girarmi intorno, tenatava di intrufolarsi
tra le mie gambe, ma trovava sempre la striscia di cuoio, e cio'
non doveva piacergli affatto, alla fine mi sedetti in terra, con
le spalle alla rete, Lupo mi venne subito accanto, si accuccio'
con il muso sul mio grembo, ed io iniziai ad accarezzarlo.

Non era una posizione felice, la rete segnava le mie spalle,
alla fine vinta ogni repulsione, dato che la gabbia era al sole mi
sdraiai sulla schiena, e Lupo mi si accoccolo' a fianco. Restammo
in quella posizione per diverso tempo, credo che mi addormentai
anche, poi un abbiare mi sveglio', era Lupo che salutava
festosamente l'Avvocato, mi scossi, e feci per alzarmi, ma
l'Avvocato mi ingiunse di rimanere a terra, anzi, mi chiese di
mettermi a 4 zampe. Mi affrettai ad obbedire, presagendo il
seguito.

Lupo venne imediatamente a sfregarsi contro di me, ero rivolta
verso la porta della gabbia. oltra la quale l'Avvocato era in
sorniona attesa, Lupo mi uggiolo' intorno, mi lecco' un paio di
volte la faccia poi mi giro' intorno, sali' sulle mie spalle con
le zampe anteriori e...
Avvertii che qualcosa cresceva tra la mia natica destra ed il
suo ventre, improvvisamente compresi e credo proprio di essere
arrossita, ma stranamente, ne ero orgogliosa, l'Avvocato con secco
ordine richiamo il cane, il quale a malincuore scese dalle mie
spalle, e mi si butto' di fianco, sulla schiena presentandomi la
pancia.

- Su Vanessa, cosa aspetta, gli ricambi le feste, ha visto, ha
sentito quanto la desidera? E lei? Non ricambia?

Passai una mano sul suo ventre, giocai con i peli e lo scossi,
ma non osavo guardare.

- Insomma, Vanessa, guardi quello che fa', vede, e' ancora
eccitato, non vorra' mica lasciarlo cosi', su lo tocchi!

Guardai, e vidi... avvicinai la mano, vacillarono tutti i
buoni propositi della mattina, se avessi potuto sarei fuggita, ma
invece bastarono delle parole rudi da parte dell'Avvocato, che mi
frustarono verbalmente:

- Cagna, Sei una cagna, sei la sua cagna, ed hai il dovere di
dargli il piacere, dato che per sua sfortuna sei impossibilitata a
darglielo in modo canonico, usa la mano!!!

Si, ero una cagna, e come tale era necessario mi comportassi,
lo carezzai, e lo trovai dolce, rigido ma dolce, lo impugnai, lo
estrassi dalla sua guaina di peli, e lo strinsi muovendo la mano,
Lupo guai'.

-Basta cosi'!

Smisi, mi venne permesso di rialzarmi, consegnarono a Lupo una
ciotola con il pappone, ed a me una serie di tartine al salmone ed
al prosciutto, con acqua fresca.

Dopo aver ritirato le scodelle, la Tata, richiuse la porta
della gabbia, mi disse che sarebbe tornata a prendermi piu' tardi.

Improvvisamente, un po per via dell'acqua e anche per via del
corpo estraneo nel retto, avvertii il bisogno di urinare ed altro,
e sempre sotto lo sguardo sornione dell'Avvocato mi cavai la
cintura, e dietro suo cenno, mi accoccolai proprio di fornte a
lui, e li senza alcuna vergogna, liberai il mio sfintere.

Urinai, con Lupo sempre piu' irequieto, nonostante l'urina che
ancora, copiosamente usciva, insinuo' il muso sino a toccarmi; gli
concessi di leccarmi a lungo per poter rimettere il fallo al suo
posto, mi piegai contro la rete, e gli presentai il compasso delle
mie gambe, inizio' subito a lapparmi tutta, poco manco' che
venissi, reinserii il fallo, che questa volta penetro' con molta
piu' facilita' della precedente, e riagganciai la fibbia,
stringendo al massimo.

L'Avvocato se ne era andato, mi sedetti in terra, presi Lupo
tra le braccia, e incosciamente, o proprio perche' lo volevo, lo
rovesciai, e iniziai ad accarezzarlo, in breve, era di nuovo in
erezione, e continuai a masturbarlo sino a che non venne la Tata a
prendermi, per portarmi in piscina il resto della giornata.


- Capitolo 8 -


La Tata mi condusse in piscina, mi cosparse il corpo di crema,
insistendo maggiormente all'interno delle cosce e sulla vulva, mi
ordino' anzi di aprirmi ben bene, era mio dovere abbronzarmi in
breve tempo sopratutto i seni e la vulva; dopo avermi disposta a
gambe larghe, se ne ando', poco dopo arrivo' Lupo, mi annuso', ma
evidentemente l'odore della crema non doveva essere di suo
gradimento, in quanto si limito' ad uggiolare e si sdraio' di
fianco al lettino, passai cosi' tutto il pomerigio a crogiolarmi
al sole accarezzando la testa di Lupo.

La Tata ritorno' tempo dopo, mi ordino' di girarmi, mi girai
supina, allora la Tata mi sciolse la cinghia e la tolse, avendo
cura pero' di non estrarre il pene finto, poi se ne ando', torno'
solo dopo che l'ombra cominciava a ricoprirmi.

Quando torno', mi ingiunse di mettermi bocconi, cosa che feci
immediatamente, con la testa al livello delle spalle, i seni che
toccavano le ginocchia, e le reni bene in fuori, impugno' il finto
pene e inizio' a muoverlo avanti ed indietro; Allora senti' un
grugnito di soddisfazione e mi resi conto che non eravamo piu'
sole, non arrischiai un'occhiata, ma non appena mi fu tolto il
pene finto, mi permisero di alzarmi... mi trovai di fronte ad un
uomo che non avevo mai visto, sulla 50ina, capelli brizzolati, ma
di forme atletiche, molto abbronzato, il quale mi sorrise; la Tata
rendendomi il pene finto, mi disse:

- Tutte le volte in cui ti toglieremo il fallo, lo dovrai
ripulire con cura, sciacquarlo, asciugarlo e riporlo nella
cassapanca da cui lo prenderai ogni qualvolta arriverai qui, per
pulirlo, e' necessario che tu lo faccia in nostra presenza, con la
lingua.

Guardai il fallo finto, sebbene fosse scuro, forse nero, si
vedevano chiaramente le tracce che aveva pescato nel mio
fondamento, deglutii e forse impallidii, mentre la Tata me lo
tendeva, abbozai un gesto di rifiuto, non ebbi nemmeno il tempo di
rendermene conto, la Tata mi rifilo' una sberla potente,
piangendo, afferrai il fallo ed iniziai a leccare.

- Mi raccomando, puliscilo con cura, deve essere lucido!

Alla fine vinsi la repulsione, e non solo lo leccavo, ma
iniziai a suchiarlo come se fosse vero; ero sempre in piedi,
l'uomo mi venne vicino, inizio' a carezzarmi i seni e la vulva,
gioco' con le grandi labra, me le stiracchio', pizzico' la
clitoride facendo esplodere in me una eccitazione incontenibile.

Infine, ripulii con cura il fallo, attesi che l'uomo avesse
finito di giocare con me, poi tesi il fallo alla Tata per
incontrare il suo favore, la Tata lo esamino' con cura, quindi mi
fece inginochiare e carezzandomi la guancia, su cui risaltavano le
tracce del suo schiaffo mi parlo':

- Questi, e' il signor Quentin! Il signor Quentin, si occupa
da sempre dei cani del Signor Avvocato, da domani, si occupera'
anche di te, dovrai eseguire i suoi ordini alla lettera.

- Vanessa, vero? Sono sicuro che andremo molto d'accordo, noi
tre, gia', io, Lupo e te.

- Ora Vanessa - Disse la Tata - e' tempo che ti prepari per
rientrare in ufficio, su, fai vedere a Quentin come sei brava.

E dicendomi queste parole, mi dette una piccola pacca sul
culetto mentre ci avviavamo verso il piazzale della "doccia".

Arrivati nel piazzale presi posizione al centro del piazzale,
Tata apri' l'acqua e inizio' a "lavarmi", l'acqua era gelida, o
forse il mio corpo accaldato, ad un suo cenno mi misi a 4 zampe e
lei diresse il getto tra le mie natiche, mi sferzo' a lungo con
l'acqua, alla fine ero quasi livida, chiuse l'acqua, Quentin mi
tese l'accappatoio ed iniziai ad asciugarmi.

Infine, mentre Quentin tratteneva Lupo mi fecero rivestire,
indossai i miei vestiti, riposi le pianelle dai tacchi alti e
reindosai le mie scarpette, poi la Tata mi parlo':

- Ogni sera, nell'andar via, dopo esserti vestita, potrai
andar via dopo averci salutati, vieni qui, e dammi un bacio!

E mi attiro' a se', baciandomi su una guancia; poi mi spinse
verso Quentin, il quale, mi prese per mano, mi attiro' a se' e mi
diede un buffetto sul viso, infine mi indico' Lupo dicendo:

- Non dimenticarti di Lupo!

E come potrei, l'unico che si curasse di farmi godere, mi
accucciai, presi il suo muso tra le mie mani e gli scoccai un
sonoro bacio; poi salita in auto mi diressi verso l'ufficio.


In ufficio, trovai la Signora ad attendermi, ma contrariamente
alle mie aspettative, non restammo in ufficio, anzi, uscimmo
subito dirette verso casa, e durante il tragitto si fece
raccontare tutto cio' che mi era accaduto durante la giornata,
arrivate al solito piazzale, mi aspettai che mi ordinasse di
togliermi la gonna e mettermi gli slip, invece mi disse:

- Vedi bene, Vanessa, che c'e' troppa luce ancora, e quindi da
oggi in poi, non si potra' piu' eseguire il rito della vestizione
in questo posto, fino a che non avro' trovato il modo di aggirare
questo ostacolo, dovari andare e venire da casa senza slip, al
limite puoi toglierli o rimetterli in ascensore.

- Signora?
- Si Vanessa?
- Questa mattina mia madre mi ha vista un po turbata, quindi
mi ha tormentata sino a che non le ho detto cosa mi turbasse...
- ...E tu...?
- Le ho mentito, le ho detto che Lei ed il Signor Notaio
ritenevano che fra breve sarei stata adatta a seguirvi nei vostri
viaggi, e che la cosa mi preoccupava, lei allora, mi ha detto di
fidarmi di voi, che certamente conoscete il vostro lavoro, cosi',
incosciamente, ora...
- Ora involontariamente, ci offri la possibilita' di averti
per dei periodi piu' o meno lunghi anche di giorni e notti intere,
con il beneplacito della mamma?
- Si Signora, si.
- Bene, anzi benissimo, vedrai, ne approfittiamo subito, tra
due giorni torna il Signor Notaio, Sabato mattina se accetti il
trattamento dovrai essere in ufficio, in realta', se accetterai lo
vorro' sapere venerdi' sera, e Sabato mattina verro' a prenderti a
casa, diremo a tua madre che andiamo in Umbria a valutare un
castello, e che ti riaccompagnero' a casa nel tardo pomerigio di
domenica, avremo cosi' nel castello dell'Avvocato ben due giorni
ed una notte da dedicarti. Ora vai pure, e ricordati, non
toccarti!
- Si Signora.
- Un'ultima cosa, cara, domani mattina, non dovrai venire in
ufficio, verra' a prenderti Quentin, ti accompagnera' lui in
villa, se non erro tua madre lavora ancora vero? Ed esce presto?
- Si Signora, esce alle 5 - iniziando a balbettare
- Calma, lo farai salire, se qualcuno si incuriosisce, potrai
dire che ti porta dei documenti per lavoro; obbediscigli in tutto.

E mi avviai verso casa pensierosa; inaudito, dopo anni ed anni
a sognare ed immaginare, ora eccomi qua', depilata, soggetta ad
un gruppo di persone molto piu' grandi di me, alcune delle quali
potrebbero essermi padre e madre, e per di piu' felice che con il
mio corpo possa dar loro piacere, con la mia docilita'; non solo,
ma ora mi si era "promessa" ad un cane, un bel lupo e' vero, ma
sempre cane, in sua compagnia, nel pomerigio mi ero trasformata in
cagna, la sua cagna, ma stranamente, ne ero fiera.


- Capitolo 9 -

Il mattino successivo, erano appena le 8 e stavo facendo
colazione in cucina, ero in pigiama, uno di quelli da uomo, giacca
e pantaloni, non ho mai sopportato le camice da notte,
all'improvviso suono' il citofono, mi ricordai che sarebbe venuto
a prendermi Quentin e col cuore in gola andai a rispondere, dal
citofono sentivo la pioggia che cadeva fitta, era una giornata
piovosa, triste, ma cosa ancor piu' giusta, nessuno in giro con
un'acqua simile, per cui anche il tempo reggeva il gioco.

Quando squillo' il campanello mi precipitai ad aprire, Quentin
recitando la parte di un impiegato entro', si richiuse la porta
alle spalle e mi attiro' a se':

- Ah, ma siamo ancora in pigiama! Su dammi un bacio. Stavi
facendo colazione? Si? finisci allora, ma fai pure con calma,
questo tempo non era previsto, per cui possiamo prendercela
comoda.
E dicendo cosi', mi assesto' una pacca sul culetto, mi
diressi in cucina, gli offrii di fare colazione con me, mi rispose
che aveva gia' fatto colazione:

- Vuol fare colazione con me?
- Grazie Vanessa, non faccio mai colazione, ma stavolta,
faro' un'eccezione, faro' colazione con te, fisicamente.

Solo allora mi resi conto che data la situazione, la mia frase
si poteva interpretare in due modi.

- Bene, dopo aver riordinato la cucina, vieni in salone.

Lo raggiunsi di li a poco, era sul divano, una gamba
accavallata e ripiegata, mi fermai davanti a lui, inizio' a
guardarmi fissa negli occhi, poi improvvisamente mi parlo':

- Oggi, andremo in villa, ma prima faremo un salto in un
allevamento di cani che ho sulla Flaminia, ti voglio far vedere un
po' di animali bellissimi, piu' belli ancora di Lupo; al nostro
arrivo, comportati bene, normalmente, i miei dipendenti li' sono
estranei al nostro gruppo, un po' meno estranei alcuni dei miei
cani, ti porto a conoscerli, ed a farti conoscere da loro, in modo
che poi in Umbria, tu non abbia problemi di sorta. Nel canile,
potrai darmi del tu, anzi potrai darmi sempre del tu, anche in
villa o in Umbria, sono sicuro che andremo molto d'accordo
insieme.
- Si Signor Quentin.
- No Vanessa, chiamami solo Quentin, anzi, chiamami Zio
Quentin, non vuoi essere la mia bella nipotina?
- Si Zio Quentin, voglio essere la tua bella nipotina.
- Benissimo, e allora fai contento lo zio, togliti quel brutto
pigiama e lasciati guardare.

Mi tolsi subito il pigiama, e rimasi nuda in piedi davanti a
lui, mi guardo' le gambe e il ventre, mi fece girare su me stessa
e segui' i segni che aveva lasciato lo scudiscio della Tata su di
me, mi venne la pelle d'oca.

- Vedo ancora dei segni della punizione di ieri, fammi vedere
se si vedono anche sulla tua passerotta, vieni siedi sul tavolino
e allargati bene.

Il salone era quadrato, non molto grande, su una parete di
fronte la cucina c'era una servante, occupava tutta la parete, al
centro un tavolo rotondo con 6 sedie, poi vicino alla porta
finestra un tavolino col televisore e di fronte a questo il divano
con davanti un tavolinetto basso basso col piano in marmo grigio.

Mi sedetti ed allargai le gambe, segui' anche qui' i segni
della frusta, erano in questo caso piu' marcati, dato che la pelle
era piu' sensibile;

- Ti dolgono questi segni?
- No zio, non fanno male.
- E allora, perche' sussulti ogni volta che ti tocco? Dimmi
porcellina, non sara' che ti piace che lo zio ti tocchi vero?
- Si zio, mi piace.

Ed inizio' ad introdurmi due dita nella vulva.

- Lo sapevo, ma ora devi decidere, dato che oggi la Tata non
puo' punirti perche' avverrebbe troppo tardi, dovro' farlo io,
ora, prima di uscire, con il mio frustino per cani, ma tu puoi
scegliere, preferisci prima la punizione o prima il piacere?
- Preferirei prima la punizione zio, dopo saro' certo piu'
buona e compita.
- Lo immaginavo, bene allora, e' deciso, dimmi Vanessa, tu hai
minigonne?
- Si zio.
- Ok, allora inginocchiati in terra e poggia i seni sul
tavolino, te li frustero', non molto forte, pero' non voglio
sentire nulla, queste case nuove hanno muri troppo fini.

Mi inginocchiai, poggiai i seni sul tavolino e lui, senza
nemmeno darmi il tempo di rilassarmi, mi assesto' una decina di
colpi rapidi e brucianti, trattenni i gemiti ed in ultimo le urla,
ma piansi di dolore, e come sempre, mi eccitai mostruosamente.

- Ora mettiti carponi, che possa punire il tuo culetto

Eseguii, mi misi carponi, con la testa tra le sue gambe, mi
affibbio' un colpo solo, poi lascio' cadere la frusta e si
allontano' in fondo alla stanza, il culetto mi bruciava, e mi
disse:

- Raccogli la frusta con i denti e portamela qua', come una
cagna, perche' tu sei una cagna, vero?
- Si zio.

Raccolsi la frusta con i denti e carponi la portai a lui, il
quale dopo averla presa ed avermi immobilizzata con le sue gambe,
mi colpi una decina di volte il culetto, certo non picchio' duro,
ma fu terribile lo stesso.

- E' stato deciso che sino a nuovo ordine, tu sia sempre
frustata, cosi' che sul tuo corpo siano sempre visibili i segni
della tua obbedienza, ora vieni qui, mettiti sul letto.

Sempre carponi, sicura che lui preferisse cosi' mi diressi
verso il mio lettino singolo, vi salii e mi sistemai sulla schiena
con le gambe allargate, sicura che avrei ricevuto la frusta anche
sulla vulva, invece inizio' a carezzarmi, e dopo essersi seduto mi
disse:

- Brava la mia nipotina, no oggi niente frusta sulla
passerina, solo carezze, ma ora sii gentile, aprimi i pantaloni e
dedica un po' di attenzioni al mio pene.

Aprii la patta ed estrassi un arnese niente male, non
bastavano le mie due mani a contenerlo, era duro, e cio' mi
inorgogli', era per mio merito che si trovava in quelle
condizioni, lo aspirai in bocca ed iniziai a succhiare, ma poi lui
decise di prendermi, era la seconda volta in due settimane che mi
si prendeva. Fu stupendo, alla fine, pur non togliendo nulla al
Signor Notaio, che rimaneva il mio Primo ed Unico Padrone,
sussurrai allo zio Quentin, cosi' iniziai a chiamarlo anche in me
stessa, che pur di essere ancora sua avrei fatto di tutto.

- Proprio tutto? Guarda che tutto puo' essere troppo!
- Si zio, tutto cio' che mi chiederai lo faro', se mi
prenderai ancora.
- Qualunque cosa?
- Si zio.
- Vediamo, se ti ordinassi di far l'amore, anzi di succhiare
Lupo, lo faresti?

Titubai un poco, ma poi sentendo ancora in me il suo pene:

- Si zio, lo succhierei, non solo Lupo.
- non solo....?
- Si zio.
- Vabbe' vedremo, forse oggi stesso al canile vedremo se
mantieni le promesse, ora succhiamelo e puliscimelo di nuovo, poi
inizia a prepararti.

Dopo averlo ricomposto, ci alzammo, rifeci il letto ed iniziai
a prepararmi, mi feci la doccia, soddisfeci i miei bisogni sotto
il suo sguardo e dietro i suoi commenti, sopratutto mentre
accoccolata sul water stavo urinando in modo che lui potesse
vedere, mi feci un bide', poi passai a vestirmi, tirai fuori delle
mini e indossai quella che lui ritenne opportuno mettessi [una
mini nera, elasticizzata, che inizialmente arrivava poco sopra il
ginocchio, ma che muovendomi saliva a poco meno di un palmo dalla
vulva], una camicetta celeste, un cardigan e le scarpe chiuse da
pioggia con i tacchi alti, poi in borsa misi, dietro suo
suggerimento, un cambio completo di biancheria intima, slip e
reggiseno, un vestitino dei soliti che uso per l'ufficio e le
scarpe basse, ero praticamente nuda, senza slip e reggiseno, ma
ero con lui, e tanto mi bastava.

Poco prima di uscire, da una borsa estrasse il pene finto, e
mostrandomelo mi disse:

- Anche oggi dovrai portarlo, ma come ieri, dovrebbe essere
Lupo a lubbrificarti, ed infatti lo fara', e' in macchina,
troveremo un luogo adatto. Comunque, vedi bene che oggi e' piu'
grande, ieri andava e veniva con facilita', sei ben piu' cedevole
di quanto si supponesse, in capo ad una settimana, potremo
prenderti da dietro comodamente. Ora andiamo.

Uscimmo, in macchina trovai Lupo che uggiolava, ma non pote'
venirmi vicino in quanto era nel bagagliaio della S.W. e separato
da noi da una rete, ci dirigemmo verso la Flaminia, passammo il
Cimitero di Prima Porta e ci inoltrammo all'interno verso Fiano,
dopo un paio di svolte, giungemmo in una radura, il traffico
inesistente, fermammo la macchina, aveva temporaneamente smesso di
piovere, e dopo aver aperto a Lupo, prendemmo un ombrello e
scendemmo come se dovessimo far fare i bisogni al cane, come una
coppia qualsiasi, solo che scendendo, mi avvidi che lo zio aveva
preso la borsa in cui c'era il pene di una misuara maggiore della
precedente.

Ci avviammo nella radura, Lupo correva a perdifiato, in breve
aggirammo una macchia e ci trovammo nascosti alla strada, lo zio
richiamo' Lupo con un fischio, ci si avvicino' con la lingua che
pendeva da un lato; fu faticoso arrivare sin li', i tacchi alti
mal si adattano alla terra bagnata, alla fine lo zio dovette quasi
portarmi di peso per evitare che mi sporcassi di terra, o peggio
ancora cadessi.

Lupo mi venne vicino, lo zio poco distante rimase a guardare
il cane che non appena a tiro insinuo' il muso sotto la gonna
iniziando a lapparmi la vulva, allora dopo aver guardato in faccia
lo zio, sicura del suo consenso, mi sfilai la gonna e tesala allo
zio, mi accoccolai sui talloni in modo che Lupo potesse saziarsi,
e urinai anche, ma la cosa non disturbo' minimamente Lupo, e
strappo' sorrisi anche allo zio Quentin.

- Basta ora, Vanessa. Su appoggiati all'albero e fatti leccare
il buchetto, non abbiamo tempo per giocare ora, giocherete piu'
tardi.
- Si zio, subito.

Mi poggiai all'albero a gambe divaricate protendendo in fuori
il culetto, Lupo continuo' a leccare, sentivo quasi i suoi canini
sui lati della vulva, sembrava quasi che volesse divorarmi. Poi lo
zio lo allontano', gli fece leccare il pene, dopo avermelo passato
sulla vulva per dargli il mio odore, e poi non senza sforzo, e
lacrimoni da parte mia riusci a infilarmelo tutto dentro, lo
aggancio' alla cinghia che serro' fortemente, poi fattami rialzare
rimase a contemplare il risultato. Certo dovevo essere bella ed
eccitante, li' nel prato, un uomo sui 50, un cane lupo, una
giovane donna nuda dalla vita in giu' su tacchi alti e con delle
cinghie di cuoio che le traversavano le gambe e il ventre.

Mi fece reindossare la mini e risalimmo in auto.

Arrivati al canile, parlo' con alcuni dei suoi dipendenti,
mentre io in cortile giocavo al riporto con Lupo, poi chiamandomi
mi disse che mi faceva visitare il canile, scoppiando a ridere
allorche' noto' la mia espressione di terrore.

Perche' terrore?

Perche' il giorno prima, dopo la prima introduzione, a fatica
e non senza dolore riuscii a sedermi in terra, ma ora, stavo
sopportando le pene dell'inferno dovendomi muovere con un piolo
ben conficcato nel mio fondamento, ad ogni passo era una fitta
lancinante di dolore prima e di piacere poi, nei dieci minuti che
giocavo con Lupo, dovetti fare i salti mortali perche' ad un
osservatore casuale non venissero sospetti circa il mio modo
innaturale di muovermi e camminare, ma sopratutto di chinarmi a
prendere il bastoncino, preoccupata in questo caso di evitare che
si vedessero le natiche e la cinghia nel mezzo.

Comunque prendendomi sottobraccio, lasciammo Lupo in auto, e
seguendo un dipendente mi fecero visitare tutto il canile, duro'
poco piu' di un'ora la visita, alla fine ero stremata, mancava
poco che svenissi, in ultimo ero sconquassata da una serie di
orgasmi, uno dopo l'altro, zio Quentin che non perdeva una sola
espressione del mio viso, capi' che oltre non potevo andare,
tornando nel suo ufficio, congedo' il dipendente, e mi chiese con
un sorrisino di andare in macchina a prendere Lupo e poi di
raggiungerlo in ufficio.

Non appena chiusi la porta dell'ufficio lo zio mi venne
incontro, mi abraccio' e mi disse:

- E' proprio cosi' terribile?
- Si zio, non resisto piu'.
- Va bene, sei stata brava, meriti un premio, ora togliti la
mini e sciogli le cinghie, ma prima chiudi a chiave la porta.

Eseguii, in breve ero di nuovo nuda dalla vita in giu'.

- Accucciati sui talloni e tiralo fuori, lentamente, molto
lentamente... Brava, ora mettiti carponi in modo che Lupo possa
alleviare il tuo buchetto, mentre tu, da quest'altra parte, me le
succhi.

E cosi' mentre Lupo mi divorava l'ano e la vulva, dandomi
finalmente un po' di sollievo, iniziai e portai a termine il
piacere dello zio, accogliendolo nella mia bocca sino alla fine,
e deglutendo l'espressione del suo ben volere.

Infine, mi fece rialzare, ripulii il pene finto con la lingua
come richiesto e me lo reinserii da sola, ed anche stavolta,
spari' senza sforzo all'interno, mi riallacciai le cinghie, e dopo
essermi rimessa la mini ero pronta per uscire.

Salutammo i suoi dipendenti e ci dirigemmo verso la villa,
mentre io, in auto avevo fatto salire Lupo sui sedili posteriori,
e Lupo ci scambiavamo le feste, poi come il pomerigio precedente,
mi ritrovai tra le mani la sua verga, eretta, e mentre
percorrevamo il GRA diretti all'infernetto, mentre Lupo mi leccava
la vulva, la mini arrotolata alla vita, io continuai a
masturbarlo, osservata a tratti dallo specchietto dallo zio
Quentin che sorrideva compiaciuto.


- Capitolo 10 -

Appena arrivammo in villa, lo Zio mi fece scendere, ed io
ligia alle regole, mi spogliai, aveva inziato a piovere di nuovo,
decisamente il tempo non prometteva nulla di buono, lo Zio prese
con se la borsa con il mio cambio e fatto scendere Lupo, mi
accompagno' verso i box delle macchine, da cui entrammo
all'interno di quella che in origine era una taverna, ma che ora
era in tutto e per tutto una sala di pose.

Li ci attendeva la Tata, la quale dopo averm ben osservata i
seni e il culetto, mi ordino' di vestirmi con la roba che mi ero
portata dietro, dopo essermi tolta dietro loro istruzioni il pene
di gomma, indossai cosi' le mutandine, il reggiseno, di nuovo la
mini, la camicetta ed il cardigan.

- Ora, arrivera' un fotografo professionista, dato che il
tempo non lo permette, ti faremo delle foto qui, poi nei prossimi
giorni sarai fotografata fuori, ma stai tranquilla, queste foto
rimaranno nella cassaforte del Notaio, e saranno messe a
disposizione di ospiti selezionati e di amici.

- Che tipo di foto saranno, la Tata, non lo ha detto, ma puoi
ben immaginarlo, ne faremo serie complete da vestita sino a nuda,
mentre infilerai il pene di gomma ed anche mentre giocherai con
Lupo, alla fine non e' escluso che il fotografo non richieda i
tuoi favori, che sarai felicissima di accordargli.

In quel mentre entro' il fotografo, chissa' perche' mi
aspettavo un giovane, magari sui 30-40, invece entro' un uomo sui
60, ne dimostrava un po di piu', non era molto alto, ma aveva
una pancia prominente, vestito con una sahariana color sabbia, mi
squadro' appena, saluto' la Tata e lo Zio e si piazzo' dietro i
riflettori che prese ad accendere ed orientare, alla fine
soddisfatto, dopo aver preparato alcune macchine, rivolse la
parola allo Zio:

- E' questa la ragazza?

- Si, Prof, e' questa - poi rivolto a me - Vanessa, ti
presento il Professore, Il Prof, come lo chiamiamo noi, ma non tu,
e' realmente professore in un noto liceo romano, ed anche un
valente fotografo, vincitore di molti concorsi, vedrai rimarrai
affascinata non appena vedrai le foto che ti fara'.

- Vanessa, cominceremo subito, mi sembra evidente che tu non
abbia mai posato, per cui, ce la prendiamo comoda, questi primi
scatti, serviranno a scioglierti, poi piano piano passeremo a cose
piu' impegnative.

Io rimasi sempre in silenzio, annui un paio di volte, poi
mentre iniziavo a muovermi sotto i riflettori, lo Zio e la Tata si
accomodarono su di un divano, mentre Lupo si accuccio' fuori dal
cerchio luminoso. Piano piano inziai a sentirmi a mio agio, ed a
muovermi con maggior disinvoltura.

Sotto la guida del Professore, inizia a togliermi di seguito
il cardigan, poi la camicetta ed infine la mini, a quel punto ero
gia' stanca, intuendo cio', il Professore sospende' il lavoro per
una diecina i minuti.

- Bene, basta cosi' per ora, diamo modo a Vanessa di
riprendersi.

- Vieni qui Vanessa, vieni dallo Zio.

Mi diressi verso lo Zio, mi accoccolai ai suoi piedi e
poggiai, esausta, la testa sulle sue ginocchia, mentre lui mi
carezzava la testa. La pausa fini' presto.

- Vanessa! Si ricomincia.

Altri scatti, sotto l'impietoso calore dei riflettori,
nell'ordine mi tolsi il reggiseno e le mutandine; a questo punto
punto le foto divennero piu' particolari, fui fotografata in tutte
le posizioni possibili, furono presi primi piani della mia vulva,
del mio culetto che io stessa tenevo dichiuso con le mani,
insistettero sopratutto sui punti in cui dimoravano i segni della
frusta; poi subentro' Lupo, ed infine il pene di gomma.

Era oramai passata l'ora di pranzo, quando il Professore si
dichiaro' soddisfatto, e spense i suoi riflettori.

- Fatto! E' finita, abbiamo fatto delle ottime foto, e questa
puttanella e' una ottima modella, solo, per le foto che faremo
domani, tempo permettendo fuori in piscina, voglio che i segni
della frusta siano piu' marcati, specialmente sulla vulva ed il
culo, e veramente a sangue, o quasi sui seni.

- Si Professore - Rispose la Tata - me ne occupero' di
persona, subito prima di iniziare le foto, anzi, forse vorra'
essere presente per dirigere la punizione?

- Si Tata, giusto, dirigero' io stesso la punizione, cosi' che
questa puttanella sia preparata al punto giusto, non dovrebbero
esserci problemi per i segni, scompariranno nel giro di 2 o 3
giorni, ma a questo stanno provvedendo la Signora ed il Notaio -
Poi rivolto a me - Questo fine settimana sarai ospite in Umbria,
verrete su col Notaio e la Signora Sabato nel pomerigio, la scusa
per tua madre, mi sembra che l'abbia trovata gia' tu, quindi
avremo tempo per far passare le tracce della frusta.

- Bene, vado a preparare il pranzo, Quentin, vieni cone me?

- Si Tata, l'aiuto io - poi avvicinatosi a me, ed
accarezzandomi i seni - mi raccomando, fai tu compagnia al Prof,
fino a quando vi chiameremo.

- Si Zio, puoi contare su di me, saro' brava.

- Bene Prof, la lascio nelle tue mani, usala pure come vuoi,
tranne che per il culetto, li' non e' ancora pronta, forse, ne
faremo uso in Umbria, tutti.

E se ne ando' seguito dalla Tata che si era limitata a darmi
una sculacciata. Guardai il Professore, si diresse verso il
divano, i sedette e mi guardo'; portavo il pene finto ben
infilato, ed egli stesso mi aveva guidato mentre sotto la macchina
mi penetravo, mi aveva fatta ripetere la scena una ventina di
volte, finche' ebbe ripreso da tutti i punti di vista.

Lupo era andato con lo Zio e la Tata.

Il professore prese a spogliarsi, rimasto nudo, era orribile,
la pelle flaccida, la pancia enorme, quasi calvo, il pene molle.
Eppure, data la situazione, ero sicura che avrei fatto quasiasi
cosa per compiacerlo, non tanto per compiacere lui, ma quanto per
i miei veri padroni, nell'ordine: il Notaio, la Signora e lo Zio
Quentin; mi ordino' di mettermi davanti a lui di spalle, di
piegarmi a 90 gradi e di togliermi il pene finto, poi mi chiese di
aprirmi meglio ed inizio' a sondare le mie carni, riusci'
addirittura a infilare 3 dita nel mio buchetto, strappandomi
gemiti di piacere.

- Girati ora, che possa ammirare la tua fichetta, bellissima,
stai benissimo senza peli, sembri proprio una bambina, gia' una
bambina che gioca col suo nonnino, dimmi, puttanella, vuoi essere
la puttanella del nonno?

- Si Nonno, voglio essere la tua puttanella.

Ironia della sorte, nello stesso giorno ero divenuta la
nipotina incestuosa per uno Zio e per un Nonno, e guardandolo
sotto questo aspetto, mi eccitai all'idea di essere il suo
giocattolo.

Mi fece inginocchiare tra le sue gambe, ordinandomi di
succhiarlo fino a farlo erigere; era la prima volta che succhiavo
un pene molle, ma l'orgoglio che provai all'orche' si erse nella
mia bocca, mi fece eccitare allo stremo, tant'e' che continuai a
succhiarlo sino a farlo venire nella mia bocca, e, degluttendo
tutto, mentre lui tormentava i miei capezzoli; continuai a
succhiarlo sino a che non ridivenne mollo, quindi lo abbandonai.

- Brava la puttanella che fa godere il nonno, ed ora il nonno
ha un'altra esigenza, deve pisciare, vuoi sempre compiacere tuo
nonno vero?

- Si Nonno, dimmi che devo fare.

E mentre si rivestiva mi spiego' cio' che si aspettava da me;
mi ripugno' un po' all'inizio, ma poi, mi lasciai prendere
dall'eccitazione, e sempre piu' eccitata lo seguii in giardino,
dove nel frattempo aveva smesso di piovere, non definitivamente
pero'; mi inginocchiai vicino alla pompa che mi faceva la doccia
la sera, si piazzo' di fronte a me, aprii la bocca e succhiai di
nuovo il suo pene molle, ma si ritrasse dicendo:

- Non serve, e' inutile per ora, dovranno passare ore prima
che io possa di nuovo, e' uno degli scotti della vecchiaia, il
periodo in cui si ha molta esperienza ma poca resistenza, su apri
la bocca che devo pisciare.

Aprii la bocca, e lui mi inondo', riempiendomi la bocca di
urina, che di volta in volta risputavo fuori, poi mi piscio' sui
seni e sulla vulva, alla fine, dopo finito mi disse:

- Noi uomini, dopo aver pisciato dovremmo scuoterlo per far
cadere tutte le gocce, ma dato che ci sei tu, a te l'onore di
ripulirmelo.

Lo leccai con cura, ripulendolo completamente, poi dietro suo
ordine rimasi in ginocchio mentre lui con la pompa mi ripuliva
del'urina, mi sciacquai la bocca e dopo essermi asciugata mi
diressi verso la casa, dove entrai, dopo esserne stata autorizzata
dalla Tata.

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