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SALE (raccontino)

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Ardicore

unread,
Nov 4, 2009, 10:07:47 AM11/4/09
to
Cos�, sporchi e bagnati, i piedi s'incrociano, sventrati d'ogni forza.
All'orizzonte e d'ogni lato c'� il mare. E poi il suono del motore,
aggrappato allo stomaco: cos� �. E ogni tanto il suono � un colpo di
coda assestato al cuore dello stomaco ed il rigurgito sale: brucia la
gola e muove la bocca in un rapido e lento riflesso e sgrana la pelle
col suo velo di salsedine, che in mille minuscoli cristalli e spasimi
volano via e pervadono il corpo. Ci dev'essere puzza anche se
l'olfatto non vuole captare. Ed anche gli occhi, come il naso, devono
essere attoniti. Come vasi di marmellata. Immobili, salvo vibrare, con
la lingua ed i denti, ai colpi di coda. Dev'essere il ventre dello
scafo a schiaffeggiare il tempo, perch� ritorna al mare, come una
balena dopo il salto, mentre i pesci tagliano l'aria in rapidi balzi.
Siamo molti. Troppi. Tre decine, almeno.
Uomini e donne. Bambini.
Nessuna bambina.
Uomini e donne e bambini. Le bambine sono donne, ormai.
Come la donna davanti a me, che ha gli occhi profondi ed il corpo
esile ed istoriato da piccole ferite. Una le taglia il sopracciglio.
Sembra una pennellata inferta col macete. Ha il naso grande, smarrito.
La bocca carnosa, moribonda come una coppia di fette di pesca
inzuppate nella glassa. Ella non sa cos'� la glassa. E neppure il
ragazzo dal collo lungo, che le incrocia i piedi, e che ogni tanto le
sfiora gli alluci, di nascosto, neppure lui lo sa. E non sa neppure
perch� la sfiora di nascosto, osservando gli altri per non essere, nel
mentre, guardato.
Perch� lui sa che tutti vedono ma spera che nessuno stia a guardare.
Spera che la loro mente sia secca, arenata ben oltre il bordo di
quello scafo, oltre alla speranza di poter campare almeno fino a
terra. A quella terra che dev'essere l� di fronte. Toccarla
significher� essere liberi. Non importa se vivere. Non importa se. Poi
si pu� riuscire a scappare. Non importa nulla. Nulla tranne che
toccarla. Ed anche morire l�, dopo aver graffiato le proprie mani
contro la roccia, il proprio corpo e la propria speranza contro le
pietre aguzze, anche questo significher� "essere" felici.
C'� ancora un salto di balena e sembra un cammello che muore di colpo
e cade nella sabbia e questa l'avvolge, un po'. E si scuotono i corpi
e si posano e s'allontano l'un dall'altro. I piedi incrociati
brindano. Alla terra che verr� o alla buona morte. E una volta di pi�
brindano i piedi del ragazzo dal collo lungo con quelli della ragazza
dal naso smarrito, che lo guarda. Ha gli occhi lucidi, pieni di
riflessi come pezzi di cotognata al sole. Ella sa. Il ragazzo dal
collo lungo fa il viso duro, gonfia il petto, arriccia il naso come fa
un vero uomo quand'� a caccia di serpenti. Egli non sa. Non sa cosa
fare, cosa dire. Non sa se dire. E non dice. Egli sa che potrebbe
finire con una danza di spade. E che senza forze e senza spazio
sarebbe una cosa cattiva. Per questo aspetta.
La ragazza dagli occhi profondi ed il naso smarrito lo guarda.
Sorride. Non lo faceva da tempo. Da quand'era ancora veramente bambina
e le capitava di mangiare.
Quindi fa: si solleva.
Sa che il mare potrebbe mangiarla da un momento all'altro. Ha sentito
racconti terribili. Racconti del mare che s'� infilato nella bocca e
ha mutato i corpi in ammassi morbidi come farina bagnata. Si avvicina
al ragazzo dal collo lungo. Ancora una volta lo scafo fa un guizzo e
s'alza e cade e spande dolore e.
Il ragazzo dal collo lungo chiude gli occhi vedendosela cadere
addosso. Ascolta il respiro ed il silenzio ed il mare ed ha la calda
ragazza dal naso smarrito addosso. Ella dice qualcosa che lui non
capisce ed risponde con parole lei non capisce. Attorno nessuna voce.
Lo spazio si � chiuso nel tonfo. Neanche il tempo scorre. Solo le
unghie della donna gli scivolano addosso, come rivoli, ed affondano
nella pelle, tirandosi appresso pelle e lacrime di sangue. L'uomo fa
l'uomo. Non dice, non fa, stringe il corpo esile a se e ne sente il
cuore pulsante. "E' viva", pensa, quasi che ci� fosse davvero una
sorpresa, e con la mano le stringe il culo ossuto e ne piega il corpo
fino ad essere una animale contro un animale. La donna ne accoglie il
cranio tra le mani, lo fissa, le poggia il naso sul mento e nel lecca,
lieve, la pelle salata. Lui si fa spazio col membro tra le vesti e
raggiunge il sesso mutilato e, veloce, la penetra, feroce. Ne osserva
le smorfie e all'ennesimo colpo di coda, viene. Lei sorride e cos�,
lasciandosi andare, chiude gli occhi, godendosi le sue prime carezze,
sulla schiena.

Gordon Comstock

unread,
Nov 7, 2009, 8:24:31 AM11/7/09
to
Ardicore <ardi...@gmail.com> wrote:


> Dev'essere il ventre dello

> scafo a schiaffeggiare il tempo, perché ritorna al mare, come una


> balena dopo il salto, mentre i pesci tagliano l'aria in rapidi balzi.

Vengo a farti i complimenti anche qui dai cugini di ISR, ng che spesso
regala autentiche perle. Saluti a tutti

gordon
--
i-gordon

Ardicore

unread,
Nov 8, 2009, 10:23:12 AM11/8/09
to
On 7 Nov, 14:24, Gordon Comstock <m...@antiscali.it> wrote:

> Ardicore <ardic...@gmail.com> wrote:
> > Dev'essere il ventre dello
> > scafo a schiaffeggiare il tempo, perch� ritorna al mare, come una

> > balena dopo il salto, mentre i pesci tagliano l'aria in rapidi balzi.
>
> Vengo a farti i complimenti anche qui dai cugini di ISR, ng che spesso
> regala autentiche perle. Saluti a tutti
>
> gordon
> --
> i-gordon

onorato. veramente. grazie grazie grazie

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