Buona lettura da Xlater! :-)
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GIORGIA (Quinta Parte)
C'era scritto "CHIAMAMI!!". Tutto maiuscolo, con due punti esclamativi.
Sotto c'era un numero di cellulare. In basso a destra, in elegante
corsivo, la firma: "Luisa", con una faccina smile sorridente accanto.
Doveva aver fatto scivolare quel bigliettino nella tasca della mia
giacca mentre era sull'attaccapanni di casa sua. Di occasioni ne aveva
avute a migliaia, sia di scrivere in cinque secondi il messaggio, sia di
metterlo lᅵ senza farsi vedere.
Me ne ero accorto soltanto due giorni dopo, il lunedᅵ mattina, quando
avevo ripreso la giacca per andare al lavoro. Avevo passato tutta la
domenica in casa. Giorgia ed io c'eravamo svegliati a mezzogiorno.
Avevamo fatto insieme uno spuntino, poi lei era andata a casa e io avevo
passato il pomeriggio in poltrona coi programmi sportivi in TV. Una
domenica pigra e low-profile dopo un sabato sera e un sabato notte
piuttosto eccitanti e movimentati.
Cosᅵ la mattina dopo, in ufficio, stavo rigirando nervosamente tra le
mani quel pezzetto di carta uscito a sorpresa dalle mie tasche. A
livello istintivo mi lusingava e mi stuzzicava aver ricevuto un invito
del genere da una bella figa come Luisa, e sentivo la tentazione di dare
un seguito alla cosa. Ma poi, bastava rifletterci un attimo per capire
che non era il caso. Il piᅵ elementare buon senso suggeriva
insistentemente di buttare via il foglietto e non pensarci piᅵ. Ne
sarebbero usciti solo casini. Quella storia non mi era piaciuta sin
dall'inizio, e senza dubbio la cosa migliore era uscirne definitivamente
fuori, lasciando a Giorgia l'incombenza di gestirne gli ultimi
strascichi, sino alla prevedibile definitiva chiusura di ogni rapporto.
Mi ritengo una persona prudente, pacata e ragionevole, e non sopporterei
di disobbedire ai suggerimenti del buon senso. Per cui, sia pure con un
sospiro, accartocciai il pizzino e lo lasciai cadere nel cestino tra la
carta straccia.
Per un momento provai l'impulso di ripescarlo. Con grande forza di
volontᅵ riuscii a resistere. Mi sentii molto soddisfatto di me stesso.
A quel punto presi il cellulare, aprii la rubrica, cercai la voce
"Luisa" e chiamai il numero che avevo memorizzato pochi minuti prima.
* * * * *
Luisa mi guardᅵ con condiscendenza, seduta dall'altra parte del tavolo.
Condiscendenza. Non so se ᅵ la parola giusta, ma non ne trovo un'altra
per descrivere in un colpo solo l'atteggiamento che stava tenendo con me
sin da quando l'avevo chiamata al telefono. Immaginate una bomba sexy
che ha a che fare con un giovane seminarista un po' imbranato, in piena
efficienza ormonale, ma deciso a resistere a ogni tentazione per la
maggior gloria del signore. Ecco, vi siete fatti una vaga idea.
Eh giᅵ, perchᅵ lei continuava a vedermi come il "santarellino", e quindi
a trattarmi come tale. Da una parte faceva di tutto per tranquillizzarmi
sul fatto che non intendeva saltarmi addosso per spolparmi vivo.
Dall'altra perᅵ non rinunciava a divertirsi a tentarmi e a stuzzicarmi,
con i modi, con gli atteggiamenti, con gli sguardi.
Aveva subito precisato, al telefono, che non dovevo "pensar male" per la
sua iniziativa del bigliettino. Semplicemente, siccome il sabato prima
mi era scappato detto che lavoravo "in zona", aveva pensato che poteva
essere una buona idea mangiare un boccone insieme in pausa pranzo e fare
due chiacchiere, se non avevo altri impegni. In una tavola calda molto
frequentata, e in pieno giorno, aveva precisato, probabilmente per
rassicurarmi implicitamente del fatto che non avrebbe potuto violentarmi
sul tavolo. Io non avevo niente in contrario, per cui accettai l'invito.
Indossava un vestito sopra al ginocchio, non particolarmente scollato,
abbastanza innocente. Era ben curata nel trucco e nei capelli, ma senza
che sembrasse che l'avesse fatto per me. Perᅵ era una gran bella donna e
non nascondevo quanto mi piacesse guardarla. Anche per stare al gioco.
In fondo era divertente anche per me. Non ero mai stato considerato un
"santarellino" in vita mia. Le donne che avevo frequentato erano sempre
state abituate a pensare che al minimo segnale di disponibilitᅵ si
sarebbero ritrovate farcite di cazzo nel giro di cinque secondi, e si
erano sempre comportate di conseguenza. Invece con Luisa stavo nella
parte. Mi mostravo tutt'altro che insensibile alla sua sottile
seduzione. Ma lasciavo capire che poi, con sforzo erculeo, riuscissi
comunque a trattenermi e a non cedere. Sempre perᅵ dando l'impressione
di essere sull'orlo di cadere adorante ai suoi piedi, con un'altra
spintarella. E lei spingeva, spingeva, spingeva.
"Siete proprio una bella coppia tu e Giorgia, sai? Anche Michele lo
pensa..." mi disse, dopo aver fatto fuori l'ultima foglia dal piattino
d'insalata.
"Sul serio?"
"Si vede che vi amate... C'ᅵ una complicitᅵ particolare tra voi..."
"Beh, io l'adoro..."
"E si vede. Ma anche lei ti ama molto, sai? Mi ha parlato moltissimo di
te..."
"Dici davvero?" la mia sorpresa non era simulata.
"Tua moglie ed io ci siamo scambiate un sacco di confidenze. Non
immagineresti mai quante me ne ha dette su di te. Per me ᅵ come se ti
conoscessi da una vita..."
Feci un sorriso pallido. Cosa cavolo le avrᅵ detto di me quella pazza?
Poi ci ragionai un attimo a freddo. Giorgia aveva sicuramente preparato
il campo ad un mio rifuto ad approfondire oltre le conoscenze. Quindi mi
aspettavo che le avesse raccontato tutte cose che confermavano
l'immagine generale del "santarellino".
"Vuoi sapere una cosa, Marco? Ho sempre pensato che sono proprio le
coppie affiatate e unite come voi due quelle che possono permettersi di
essere un po' flessibili su certe cose..."
Fedele alla parte, feci un gesto di insofferenza all'emergere di
quell'argomento. Era inevitabile che prima o poi sarebbe venuto fuori.
"Aspetta, Marco. Non ti agitare. Voglio solo parlarne serenamente..." mi
disse con voce dolce.
"Luisa, io..."
"Lo so. E ti assicuro che ᅵ molto bello quello che senti. Non c'ᅵ niente
di piᅵ gratificante per una donna che sentirsi amata in modo geloso e
possessivo. Giorgia ne ᅵ deliziata, posso garantirtelo. Anche Michele ᅵ
estremamente possessivo con me..."
"Ma come fa ad essere possessivo se poi..."
"Se ᅵ disponibile agli scambi, dici? E' proprio quello che mi piacerebbe
farti capire, se mi dai un attimo ascolto. Se una coppia ᅵ molto unita,
un'esperienza di trasgressione reciproca, condivisa, non puᅵ che
rinsaldare i legami."
"Uhm... Non ne sono cosᅵ convinto..."
"Giorgia ᅵ molto tentata dall'idea. Lei ᅵ uno spirito libero, lo sai. Io
credo che se ti facessi convincere e coinvolgere dalla cosa lei ti
amerebbe ancora di piᅵ."
"Non ᅵ quello che ha detto a me" improvvisai. "Lei dice che le
piacerebbe provare, ma solo se io sono convinto al 100%. Altrimenti
rinuncerebbe senza problemi e non me ne farebbe mai una colpa!"
Ripensai alla risposta che avevo dato. Era perfettamente plausibile.
Luisa assorbᅵ il colpo e ripartᅵ all'attacco.
"E perchᅵ tu non sei convinto?"
"Semplicemente, non mi piace che mia moglie scopi con un altro. Devo
farmi curare?"
"Perchᅵ insisti a vederla in questi termini? Pensa piuttosto a un
piccolo momento di complice libertᅵ che vi concedete l'un l'altra... Puᅵ
essere anche molto intrigante, sai? Ci sono uomini che impazziscono di
eccitazione a guardare la moglie che fa la porca con un altro uomo, per
quanto possa sembrarti strano..."
Feci una faccia stupefatta e scandalizzata, ma dentro di me ridacchiavo.
Non avevo nemmeno vent'anni quella volta che mi trombai una bella
signora benestante mentre il marito ci riprendeva felice con la videocamera.
"Anche a Michele succede questa cosa, sai? Lui non lo ammetterebbe mai,
a freddo. Ma quando siamo in intimitᅵ e viene fuori l'argomento di
quello che potrei fare a letto con Tizio o con Caio, gli viene un cazzo
duro da primato. Se ti interessa saperlo, ieri sera abbiamo parlato
molto di te..." disse, con tono allusivo e una luce malandrina negli occhi.
"...e anche di Giorgia, immagino..." sbuffai con freddezza.
"Ma sei proprio sicuro che a te non faccia quell'effetto?"
Scossi la testa con una smorfia di indifferenza.
"Prova a immaginartelo" aggiunse con voce insinuante. "In fondo ti sei
eccitato come un maiale a vedere Giorgia godere con me, me ne sono
accorta... Prova a pensare a lei su un letto che geme di piacere mentre
un fusto muscoloso e cazzuto le sta sopra tra le cosce e se la fotte di
brutto..."
"No, Luisa. Non funziona. Non mi eccita per niente l'idea. Anzi, mi
infastidisce non poco. Cosa ci posso fare?"
Sembrᅵ rassegnata e provᅵ ad attaccare su un altro versante. Stavolta
l'attacco fu ancora piᅵ deciso.
"Ma poi, in fondo, non ᅵ detto che tu debba per forza guardare quello
che fa Giorgia... Anzi, in quel momento potresti essere impegnato in
qualcosa di piacevole che assorba tutte le tue attenzioni..." E detta
questa frase appoggiᅵ pesantemente i suoi occhioni neri sui miei, mentre
faceva distrattamente scivolare un dito lungo l'orlo del bicchiere. La
sua voce si fece ancora piᅵ sensuale.
"Anche ammesso che concedere un po' di libertᅵ a Giorgia sia per te un
piccolo sacrificio... Potrebbe valerne la pena... O mi trovi davvero
cosᅵ insignificante?"
"Ma no, Luisa... Cosa dici..."
"Io non credo che te ne pentiresti sai?" Afferrᅵ la mia mano con la sua
sul tavolino e si avvicinᅵ di piᅵ a me. Parlava a voce bassa, col viso a
pochi centimetri dal mio.
"Proprio perchᅵ so che per te sarebbe un po' dura accettarlo" continuᅵ,
"mi prenderei l'impegno solenne di farti godere fino a perdere la testa.
Ci metterei tutta me stessa. Sarei la tua geisha devota, tutta tua, solo
tua, per una notte. Mi ritengo una donna che ci sa fare a letto. Se
decido di far impazzire un uomo, ci riesco..."
"Luisa, io..."
"E lo farei davvero con piacere, sai? Questo tuo essere cosᅵ timido...
cosᅵ schivo... cosᅵ santarellino... cosᅵ maritino devoto... mi mette il
fuoco addosso. Non c'ᅵ niente che mi eccita come l'idea di traviarti. Di
farti scoprire i piaceri piᅵ perversi. Di scatenare la bestia selvaggia
che ᅵ in te... Perchᅵ c'ᅵ del selvaggio in te... Non sei cosᅵ
santarellino come vuoi farmi credere.... Lo percepisco chiaramente, e
non mi sbaglio mai su queste cose..."
"Luisa, io..."
"Per non parlare dell'altra bestia, quella che hai nelle mutande. Ma che
diamine! Se la deve godere solo Giorgia? Ma ti pare giusto? Pensa che
non mi aveva nemmeno detto nulla in proposito, quell'assassina... Mi ha
raccontato tutto di te, e mi ha tenuto nascosta la cosa piᅵ
importante... Una volta ᅵ venuto fuori l'argomento, e sai cosa mi ha
detto? 'Il cazzo di Marco? Mah... normale'... Eggiᅵ... Normale...
Proprio normale... Appena la becco di nuovo in chat mi sente..."
"Luisa, io..."
"Pensaci bene, Marco. Non dirmi di no. Pensaci bene, prima. Io ti
aspetto, e sono pronta a darti tutta me stessa. A darti tutto... O
almeno tutto tranne..."
"Tranne?" chiesi io, incuriosito.
Abbassᅵ gli occhi, arrossᅵ leggermente e sorrise, quasi timida. Era la
prima volta che la vedevo un po' in imbarazzo.
"Michele non vuole che durante gli scambi io conceda... ehm, come
dire... la porticina posteriore. Lui ᅵ stato il primo lᅵ, e vuole
restare l'unico. Dice che ho un'elasticitᅵ di tessuti ideale e che
prendermi lᅵ ᅵ una delizia su cui vuole l'esclusiva. E poi io... ehm...
mi piace molto quando vengo presa cosᅵ, e questo rende la cosa per lui
ancora piᅵ piacevole... Dice che vuole tenersi quest'angolino di
paradiso in terra, come lo chiama, tutto per lui. Sostiene che in fondo
se lo merita... Sarebbe un grosso problema per te rinunciarvi?"
Non so perchᅵ, ma questa sua domanda mi commosse. Mi venne istintivo
cercare di confortarla.
"Assolutamente no. Sei giᅵ abbastanza irresistibile, anche senza
l'angolino di paradiso... Ti trovo una donna molto bella ed estremamente
sexy, non devi avere il minimo dubbio su questo..."
Sorrise lusingata. "Sono belle parole. Ma mi aspetto anche i fatti. Mi
prometti che ci penserai?"
"D'accordo, d'accordo. Ci penserᅵ..." concessi.
"Grazie, Marco... Grazie davvero..."
Mi guardai intorno cercando qualche spunto per cambiare discorso. Mi
sentivo a piuttosto disagio, e si vedeva. Luisa probabilmente lo
interpretava come l'imbarazzo del santarellino cui vengono fatte
proposte sconvenienti da una maliarda. Invece la mia insofferenza stava
tutta nel soffocante fastidio di dover fare "il difficile" davanti alle
esplicite profferte di un pezzo di figa da urlo, con cui avrei fatto
tutto e il contrario di tutto con estremo piacere. Ed era una vera
tortura pensare che comunque, nella situazione in cui eravamo, non avrei
potuto far altro che ribadire il mio "no".
Gli occhi mi caddero su alcune buste di cartone che Luisa aveva con sᅵ e
che aveva poggiato su una terza sedia. Doveva aver fatto un po' di
shopping prima di raggiungermi in quel locale.
"Cos'hai qui? Cos'hai comprato?"
"Niente di importante, delle cosine per me..." Sembrᅵ un attimo pensosa,
come se accarezzasse un'idea. "Ascolta Marco, ce li hai ancora dieci
minuti? Ho bisogno del tuo aiuto... O meglio, diciamo di una consulenza..."
"Veramente non potrei..." dissi sbirciando il quadrante dell'orologio.
Sarei giᅵ dovuto essere di nuovo in ufficio.
"Cinque minuti! Ti prego! Il tempo di offrirti un caffᅵ decente. Quello
che fanno qui ᅵ un tale schifo..."
"E va bene..."
* * * * *
Mi trovavo seduto sulla stessa storica poltrona dove avevo ricevuto
quell'indimenticabile avventuroso pompino da Giorgia un paio di giorni
prima. La padrona di casa stava armeggiando in cucina.
Pensavo che stesse preparando il caffᅵ. Pensavo male.
"Beh, che te ne pare?"
Era sulla porta che dava verso il salotto, languidamente appoggiata con
una mano sullo stipite, in una posa che metteva in evidenza la curva del
fianco opposto. Si era spogliata. E aveva indossato quelli che con ogni
probabilitᅵ erano i suoi nuovi acquisti. Non avevo notato che si era
portata le buste con sᅵ in cucina. Aveva addosso un nuovo set di
biancheria intima sexy. Mutandine succinte e trasparenti. Un reggiseno
che lasciava scoperta tutta la parte superiore, capezzolo compreso.
Guepierre a vita, con gancetti reggicalze, e calze a rete. Aveva anche
delle graziose scarpine lucide con tacco a spillo.
Feci tanto d'occhi, mentre lei sorridendo sorniona si avvicinava alla
poltrona con passi lenti e movimenti da pantera.
"Dai, Marco... Non fare quella faccia... Non ᅵ una novitᅵ per te, mi hai
giᅵ visto nuda sabato sera..." disse con vaga ironia nella voce. Non
risposi. Non c'era niente da dire.
"Avevo bisogno del parere di un uomo..." continuᅵ. "Sai, ogni tanto noi
donne abbiamo bisogno di risvegliare un po' gli ardori dei mariti...
Vorrei fare una sorpresa a Michele, presentandomi cosᅵ stasera a
letto... Dici che gli piacerᅵ?"
Mentre parlava continuava a camminarmi davanti ancheggiando e facendo
giravolte per mostrarsi da tutti gli angoli. Se mi si fosse parata
davanti completamente nuda mi avrebbe fatto meno effetto. Quel corpo da
infarto e quei capi ricercati e provocanti che lo adornavano
costituivano insieme una vera e propria istigazione allo stupro.
"Allora, Marco?... Pensi che a Michele gli verrᅵ duro se mi vede cosᅵ?"
Non avevo detto parola fino a quel momento. La mia voce uscᅵ un po'
rauca e cavernosa.
"A Michele non so... Con me sicuramente funziona..."
Ridacchiᅵ. "Ma dai, cosa dici? Una donna apprezza i complimenti, ma non
esagerare..."
"Non sto esagerando..." dichiarai. Mi guardᅵ divertita e curiosa. "Puoi
controllare se credi..." aggiunsi.
"Ahahaha... Non scherzare, eh? Guarda che ti prendo in parola..."
ribattᅵ ilare.
Ci guardammo negli occhi. Capᅵ che non scherzavo. Si fece piᅵ seria
anche lei e si avvicinᅵ un po' titubante. Io ero comodamente seduto
sulla poltrona, appoggiato allo schienale, con le ginocchia un po'
divaricate. Portavo dei pantaloni leggeri e il rigonfio che partiva
dalla patta e saliva su in diagonale era ben distinguibile. Lei aveva
gli occhi puntati propio lᅵ. Non sarebbero state necessarie ulteriori
indagini. Ma si chinᅵ comunque leggermente col busto e allungᅵ la
destra. Palpᅵ con decisione per tutta la lunghezza dell'asta da sopra la
stoffa. Le sfuggᅵ un sospiro. Le piaceva quello che sentiva.
Con mossa aggraziata si inginocchiᅵ e cominciᅵ ad armeggiare con la
fibia della cintura. Aveva il respiro un po' concitato e le sue mani non
erano fermissime.
"Lo hai detto tu che posso controllare..." si giustificᅵ. La sua voce
tradiva una certa emozionata agitazione. Io non dissi niente.
"Oh, mio dio..." sospirᅵ quando finalmente il mio cazzo emerse dalle
stoffe, teso e puntato verso il soffitto. Lo afferrᅵ subito, con
entrambe le mani.
"Beh..." disse deglutendo, con un po' di imbarazzo, "ᅵ lusinghiero che
tutta questa roba stia cosᅵ per causa mia..."
Aspettᅵ una risposta. Io non dissi niente. Mi sorrise timida, ma non
riusciva a tenere a lungo i suoi occhioni spalancati lontani
dall'attrezzo che teneva in mano.
Ero eccitatissimo. Ma anche fermamente deciso a lasciare completamente a
lei l'onere della mossa successiva. Non ci volle molto. Dopo averlo
smaneggiato e accarazzato per qualche secondo, studiandoselo con gli
occhi, centimetro per centimetro, sin nei minimi dettagli, Luisa si
avvicinᅵ con la bocca, e mi guardᅵ.
"Posso...?" chiese in un sospiro e attese implorante, leccandosi
istintivamente le labbra.
Annuii in silenzio. Lei esitᅵ, quasi non sapesse da dove cominciare. Poi
tirᅵ fuori la lingua e la passᅵ su tutta l'asta, da sotto in su. Ripetᅵ
il gesto, piᅵ lentamente e attentamente. Poi, sempre di lingua, disegnᅵ
qualche arabesco sulla mia cappella. Infine spalancᅵ la bocca e se lo
fece entrare dentro, cominciando a scivolare su e giᅵ lentamente con le
labbra, e senza smettere di stuzzicarmi delicatamente la punta con la
lingua. Dalla sua gola venivano deliziosi mugolii di piacere.
Decisi in quel momento che era ora di liberarmi definitivamente di
questa maschera da santarellino che avevo sopportato fin troppo a lungo.
Cosᅵ la volta successiva che Luisa mi sbirciᅵ dal basso, invece di
trovare l'espressione che forse si aspettava, quella del timidino
imbranato, combattuto tra il piacere e il senso di colpa, trovᅵ una
faccia dura e severa. La mia voce, sebbene bassa e lenta, lo fu altrettanto.
"Dico, ti rendi conto di quanto sei puttana? Sei una donna sposata. Ti
sei portata un uomo in casa. Neanche due minuti dopo ti sei presentata
mezza nuda, agghindata come un avanzo di bordello. E neanche altri due
minuti dopo me l'hai tirato fuori e ti sei inginocchiata a succhiarmelo
come l'ultima delle bocchinare..."
Fu scossa da un brivido. Arrossᅵ violentemente in viso e assunse un
espressione esterrefatta. Ma continuᅵ a succhiare con ancora maggior
convinzione, e anche con piᅵ gusto, almeno a giudicare dal volume
crescente dei suoi mugolii.
"Guarda che zoccola ingorda di cazzo che sei... Guarda come ti piace
sentirti la bocca piena di cazzo... Troia che non sei altro..."
Si staccᅵ un attimo e sospirando convulsamente riuscᅵ a sussurrare,
quasi piagnucolando, "Continua... Ti prego..."
L'afferrai brutalmente per la nuca, stringendo tra le dita l'attaccatura
dei suoi bei capelli neri.
"Chi cazzo ti ha dato il permesso di parlare??" la ripresi, autoritario.
"La tua bocca serve per fare pompini, troia, non per parlare. Sei la mia
cagna puttana e devi fare solo quello che ti dico, ᅵ chiaro??"
Annuᅵ frettolosamente, ma con convinzione.
"Bene! Fammi vedere se hai capito. Leccami le palle." E cosᅵ dicendo,
sempre tenendola per la nuca, le spostai bruscamente la testa portandola
all'altezza della zona in oggetto.
Lei leccᅵ. Docile, obbediente e appassionata. Mentre lo faceva mi scoccᅵ
un'occhiata da sotto. Era assolutamente incredula di quello che stava
succedendo. Incredula, ma entusiasta, con l'espressione di chi dice
"sogno o son desto?". Non riuscii a trattenere un'occhiata rassicurante
al suo indirizzo, quasi volessi dirle "E' tutto vero". Invece le dissi
"Lecca!", ma in tono un po' meno duro, un po' piᅵ bonario. Lei ubbidᅵ
subito, tornando a concentrarsi nella cosa.
Guardai l'ora. Ero in ritardo oltre ogni decenza. Dovevo stringere un
po' i tempi. Ma nemmeno troppo, dai.
"Ora ti dico, quello che faremo, troia". Lei continuᅵ a stuzzicarmi lo
scroto con la lingua, ma era tutt'orecchi, ansiosa di sentire i miei ordini.
"Per prima cosa vai di lᅵ e mi porti un bicchierino del nocino di tuo
marito. Me lo voglio gustare mentre mi spompini..."
Mi guardᅵ spaventata. "Tutto chiaro?" aggiunsi, con un po' piᅵ di
acciaio nel tono di voce...
"Sᅵ... p-p-padrone..." confermᅵ. Mi accorsi del brivido che le dava
quella parola.
"Brava cagnetta, hai capito subito le regole..." apprezzai, carezzandole
la testa.
"Poi, quando ne avrᅵ avuto abbastanza della tua bocca da troia, ti
metterai carponi qui sul tappeto, aprirai bene le tue belle chiappe e ti
farai inculare da brava puttana..."
"Sᅵ, padrone..." ripetᅵ convinta, col fiato corto. La sua linguetta tra
le mie palle sembrava impazzita.
"Per oggi non ci sarᅵ altro... devo tornare in ufficio... altrimenti non
sarai la sola tra noi due ad essere inculata 'sto pomeriggio..."
Soffocᅵ una risatina, ma continuᅵ a leccarmi le palle.
"Ma questo ᅵ solo un piccolo assaggino... io e te torneremo a vederci
presto, e ci vedremo spesso... per fare molto di piᅵ e di peggio di
quello che riusciremo a fare oggi..."
"Sᅵ, padrone... Certo, padrone..." miagolᅵ non nascondendo un certo
entusiasmo alla prospettiva.
"E ora vammi a prendere il nocino di tuo marito, puttana."
Si alzᅵ, mi sorrise radiosa. "Subito, padrone!"
E si avviᅵ sculettante verso una vetrinetta chiusa a chiave. Sculettante
e felice.
[Continua nella Sesta Parte che sarᅵ pubblicata domenica 1 novembre]
Xlater
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Sei rimasto senza parole, Michele. Posso capirlo.
Ma credimi. Luisa ti ama. A modo suo, certo, ma ti ama.
Dimmi, piuttosto... Ma una bottiglietta di quel nocino per il tuo autore
non si potrebbe... no, eh?
Vabbe' come non detto...
Xlater
saluti (sperando che questa volta arrivino)
Ciao Michele!
Stavolta sono arrivati, e scusa se l'altra volta ho sfruttato la tua
omonimia con uno dei personaggi per rispondere umoristicamente.
Che dire? Quello che riporti tu � esattamente l'effetto che speravo di
ottenere con questo racconto. Spero che le ultime due puntate confermino
l'impressione positiva (ma sono abbastanza fiducioso).
Grazie mille! :-)
Xlater