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Roberta ricattata 12b [1/2]

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Anacletus Whip

unread,
Sep 6, 2002, 8:14:43 AM9/6/02
to
[Grazie a tutti quelli che insistono per sapere la fine della storia.
La storia andra' avanti, con i suoi ritmi, con i miei, che sono
variabili; ma andra' avanti e arriviera' in fondo. Questa sezione e'
leggermente piu' lunga del solito, e non e' stata in un unico post:
vedete sezioni [1/2] e [2/2]]

ATTENZIONE: quanto segue contiene elementi *estremi* di sesso non
consensuale, umiliazione, violenza, e riferimenti espliciti a pratiche
sessuali, immorali, condannabili e che l'autore *non* sottoscrive in
alcun modo. Non siete obbligati a leggerla, e in particolare non
dovreste leggerla se siete minorenni, se elementi del tipo citato
sopra possono disturbarvi, e se non avete chiaro il limite fra realta'
e finzione.


Stagione di ricatti per Roberta

p. 12b - Le sevizie di Alberto (2)

- Oggi e' il compleanno di nostro cugino Paolo, - disse Alberto,
quando la sorella rientro' in cucina. - La zia ci ha invitato e mi ha
chiesto se avremmo potuto guardarle i bambini mentre lei va a fare una
commissione. Ti ho messo i vestiti sul letto. Vai a vestirti.

- Si, padrone, - mormoro' Roberta. Mentre lei si voltava per recarsi
in camera, nuda eccetto per i tacchi alti, Alberto le diede
un'occhiata divertita. Roberta non aveva intenzione di disobbedire al
crudele fratello, ma era molto preoccupata. Paolo aveva undici anni.
Alla festa ci sarebbero stati molti bambini, e genitori dei bambini.
Lei temeva che Alberto ne avrebbe aprofittato, in qualche modo, per
umiliarla pubblicamente, ma non riusciva a immaginare quanto Alberto
avrebbe osato. Ovviamente, non era nel suo interesse lasciar

trapelare nulla dei propri rapporti con Roberta.

Quando giunse di fronte al letto, Roberta si fermo', raggelata.
L'abbigliamento scelto da suo fratello comprendeva un top di lana
sottile, aderente, rosa confetto; una minigonna bianca con le frange
che Roberta non indossava dai primi anni del liceo; autoreggenti rosa;
e un paio di sandali bianchi col tacco. C'erano anche un paio di
guanti di pizzo rosa, che Alberto doveva aver comprato per
l'occasione. Roberta senti' il cuore che le batteva all'impazzata. Non
poteva presentarsi di fronte ad amici e parenti vestita in quel
modo...

Pensando alle punizioni che Alberto era solito infliggerle quando la
sorella disobbediva ai suoi ordini, Roberta si fece coraggio e prese
il top, tremando, e lo indosso' lentamente. Anche questo indumento era
di diversi anni prima. I seni maturi e grossi di Roberta lo riempivano
completamente, sollevandolo in modo tale che l'ombelico restava
completamente scoperto. Vedendosi nello specchio, Roberta fu colta da
una sensazione di disgusto e disperazione, e se lo sfilo', buttandolo
sul letto e prendendosi il volto fra le mani mentre le lacrime le
riempivano gli occhi.

Fu portata alla realta' da una forte pacca sulle natiche, che la fece
sussultare. Dietro di lei era apparso Alberto. - Non ti ho ordinato di
provarteli, i vestiti, - le disse, - ti ho ordinato di indossarli. Per
quale motivo ti sei tolta il top?

Il tono di Alberto era inequivocabile. - Chiedo perdono, padrone, -
mormoro', riprendendo in fretta il top, e tornando a infilarselo sotto
lo sguardo gelido di Alberto.

Alberto sorrise, avvicinandosi a Roberta, minaccioso. - Non sai che
non devi discutere i miei ordini? Pensi che quella roba non sia adatta
a una scrofa come te?

- Si, padrone, e' adatta, - mormoro' lei, piangendo. - Ho sbagliato,
chiedo scusa...

- Chiedere scusa non serve, - rispose lui, severamente. - Hai bisogno
di una punizione che non potrai dimenticare. - La guardo' con calma,
esaminando il corpo seminudo della sorella, per decidere come sarebbe
stata punita. - Ti sembrerebbe appropriato se ti facessi togliere
tutto lo schifoso pelo che hai su quella fica da sborra? Avere la fica
liscia ti aiuterebbe a ricordare come comportarti?

Roberta rabbrividi', mentre nuove lacrime le riempivano gli occhi. Non
poteva immaginare una punizione piu' terribile di quella che Alberto
le stava proponendo, ma sapeva che se non l'avesse compiaciuto, lui ne
avrebbe sicuramente trovata una. Suo malgrado, cerco' di compiacere
Alberto con la sua risposta, con la disperazione nel cuore per quello
che era costretta a dire. - Si, padrone... - mormoro' debolmente, -
merito... che la mia fica da sborra sia rasata...

- Bene, - rispose lui, infilandole una mano fra le cosce e palpandole
lentamente la vagina mentre parlava. - Questo trattamento ti fara'
apparire come una bambinetta, una bambinetta obbediente con due
tettone da scrofa. Ti piace che la gente pensi a te in questo modo?

- S... si, padrone - mormoro' ancora lei. - Voglio... vorrei tanto
sembrare una bambinetta con due tettone da scrofa, padrone...

Alberto sfilo' la mano. - Vai in bagno e depilati pube e fica, - le
ordino' con voce gelida. - Inoltre, dipingiti con smalto rosso le
unghie delle mani e dei piedi. Hai quindici minuti.

Roberta corse in bagno, con i tacchi alti che ticchettavano sul
pavimento. Dapprima si dipinse le unghie come le era stato ordinato.
Sapeva come sarebbero apparse, attraverso le calze rosa, con i sandali
che le lasciavano scoperte le dita: avrebbero fatto pensare a una
prostituta. Ma non era questa la parte peggiore. Cerco' di smettere di
tremare, e inizio' a tagliarsi i peli del pube e della vagina con le
forbici. Quando furono abbastanza corti, cerco' il rasoio che usava
per depilarsi le gambe, ma per qualche motivo non le riusci' di

trovarlo. Guardando nervosamente l'orologio, si decise a prendere la
schiuma da barba e il rasoio di suo padre. Si cosparse il sesso di
schiuma, e poi inizio' a radersi con cautela. Per depilare le labbra
della vagina, dovette sistemare uno specchio da trucco fra le proprie
gambe. Quella posizione, lo strumento che stava usando, tutto
contribuiva alla sua umiliazione.

Quando fu ben rasata, torno' da Alberto. Il volto di Roberta era
rigato da grosse lacrime, e nel suo sguardo si leggeva la vergogna che
provava per il suo nuovo aspetto. Alberto la guardo' sprezzante. - Ti
piace la tua nuova fichetta, vero? Se vuoi, puoi toccartela, - le
disse.

Roberta, suo malgrado, porto' la mano al proprio sesso e divarico' le
gambe. Lentamente, inizio' ad accarezzarsi la fessura, guardando
Alberto negli occhi. - Fare questo di fronte a tuo fratello, come una
cagna in calore, ti fa godere, vero, porca? - le stuzzico' lui. - Si,
padrone, mi fa godere... - mormoro' Roberta.

Alberto prese un pennarello nero e le si avvicino' lentamente. La
afferro' per un braccio e la fece voltare di spalle. In questo modo,
Roberta poteva vedere la propria immagine in un lungo specchio a muro.
Stava ancora toccandosi. - Ora completiamo la tua punizione, - disse
Alberto. Roberta si accorse che Alberto aveva aperto il pennarello e
le stava scrivendo qualcosa sulle natiche. Quando ebbe finito di
scrivere, le divarico' le natiche. Roberta rabbrividi' sentendo che
lui le stava infilando il pennarello nell'ano, e cerco', per quanto

poteva, di rilassarsi per agevolare la penetrazione. Infilato il
pennarello per tre quarti nell'ano della ragazza, Alberto la fece
voltare con le spalle allo specchio. - Guardati, - le disse, - non sei
eccitante?

Roberta volse il capo, continuando a toccarsi, e guardo' le proprie
natiche. Sulle sue natiche c'era scritto "chiappe da frusta".
L'estremita' del pennarello sporgeva fra di esse. - Si, padrone, -
mormoro', con gli occhi umidi di lacrime, - sono eccitante.

Alberto si sfilo' lentamente la cinta. - Continua a guardare, - le
ordino', - e masturbati fino a venire. Poi andiamo. - Inflisse la
prima violenta cinghiata sulle natiche di Roberta. La ragazza gemette,
iniziando a masturbarsi piu' velocemente nonostante il dolore. Mentre
si accarezzava le grandi labbra e il clitoride, i suoi occhi erano
fissi sulle proprie natiche nude, degradate e frustate. Alberto le
inflisse numerosi violenti colpi di cinghia. Roberta

senti' l'orgasmo che si avvicinava piu' rapidamente di quanto avrebbe
ritenuto possibile, e infine venne sotto gli occhi del fratello.
Alberto si rimise la cinghia. - Nessun'altra disobbedienza, oggi, o
sara' peggio per te, - disse. - Ora vestiti.

Roberta abbasso' lo sguardo avvilito sugli abiti che doveva indossare,
e comincio' a vestirsi. Quando si fu messa la minigonna bianca, fu
sollevata nel vedere che, perlomeno finche' stava in piedi,
l'indumento era abbastanza lungo da nascondere l'orlo delle
autoreggenti. I colori da confetto, i sandali col tacco alto, il top
troppo aderente, persino lo smalto sulle unghie dei piedi (ben
visibile attraverso le calze), tutto contribuiva a darle un'aspetto
molto equivoco, a meta' fra una teenager e una prostituta. Alberto le
fece anche sistemare i capelli in una coda di cavallo, e non le
concesse di portare gli occhiali.

-------------

Mezz'ora dopo, erano alla porta di zia Carla. Lo sguardo che la zia
diede a Roberta quando entrarono la fece quasi tremare di vergogna. -
Scusa il ritardo, zia, - disse Alberto. Rise. - Roberta si e' voluta
vestire come una Barbie, - aggiunse. Carla annui'. - Lo vedo, - disse,
con voce gelida. - Non ci sono bambine, pero', qui. Sono tutti maschi.

Roberta, non sapendo cosa dire, si limito' a salutare sommessamente,
sforzandosi di fare un sorriso. Entrando in salotto, senti' tutti gli
occhi su di lei. Oltre a Carla, c'era un'altra signora, e una dozzina
di bambini fra i dodici e i tredici anni. Carla e la sua amica
bisbigliarono qualche commento fra di loro, con aria sprezzante, e
risero.

Alberto, divertito dall'umiliazione della sorella, si sedette sul
divano. Sottovoce, ordino' a Roberta di sedersi accanto a lui. Roberta
era visibilmente tesa. Il divano era piuttosto morbido, e Roberta si
rese conto che era necessaria molta attenzione per evitare che la
gonna scivolasse su scoprendo l'orlo delle calze. Doveva anche tenere
le gambe ben serrate. Diversi bambini non riuscivano a smettere di
guardarla. Per aumentare l'imbarazzo di lei,

Alberto a piu' riprese le ordino' di passargli da bere o fare altre
operazioni che la costringevano ad alzarsi e risedersi sotto gli occhi
di tutti.

- Bene, zia, quando volete...

La zia diede un'occhiata ad Alberto e alla sorella, quindi si decise.
- Va bene. Saremo di ritorno fra un paio d'ore. Se vuoi, puoi dare ai
bambini la torta che c'e' in frigo.

- Perfetto, - rispose Alberto. Carla e l'altra donna salutarono i
bambini, raccomandandosi che stessero buoni, e uscirono. Alberto
chiuse la porta e torno' in salotto. - Roberta, vai in cucina, prendi
la torta e portala nella cameretta di Paolo. Chiudi la porta. Io
faccio due chiacchiere con i miei amici qui e poi ti raggiungo.

Roberta annui', guardando il fratello con un'espressione preoccupata e
supplichevole, e dirigendosi poi in cucina. Apri' il frigo e ne trasse
la grossa torta di panna, portandola poi in cameretta. La appoggio'
sulla scrivania di Paolo, chiuse la porta, e rimase in attesa. Alberto
non si vide per cinque minuti buoni. Spiando dal buco della serratura,
Roberta vide che il fratello aveva tirato in disparte tre dei bambini
piu' grandi, tra cui lo stesso Paolo, e stava dicendo loro qualcosa
sottovoce. Improvvisamente, il gruppo si alzo', dirigendosi verso la
cameretta. Roberta si scosto' velocemente dalla porta e rimase ad
aspettare che entrassero, in piedi accanto al letto. Alberto entro'
con i bambini e richiuse la porta alle proprie spalle, dando un giro
di chiave.

- Cosa... vuoi fare? - mormoro' Roberta, terrorizzata. Alberto
sorrise. - Ho deciso di fare un regalo speciale a Paolo e ai suoi
amici, - disse. - Non immagini cosa possa essere?

Roberta arrossi', scuotendo il capo. - N... no, - mormoro', dando
un'occhiata ai tre ragazzini. Non poteva credere che Alberto
intendesse costringerla ad avere rapporti sessuali con quei bambini.
Lui la guardo' con calma, e cavo' di tasca un paio di guanti di pizzo
rosa. - Forse questi ti aiuteranno a capire, - disse, porgendoli a
Roberta. - Indossali.

Roberta prese i guanti, esitando, e infilo' il primo. Le arrivava al
gomito. Si accorse che le dita dall'indice al mignolo erano state
cucite assieme; la punta del pollice era cucita alla punta delle altre
dita. Con quei guanti, c'erano poche cose che Roberta poteva fare, e
una di esse era masturbare un uomo - o un bambino.

- Visto che si tratta del mio regalo, - disse Alberto, - fai la brava
e non rovinare tutto, o te ne faro' pentire. Indossa anche l'altro. -
Roberta esito', con le lacrime agli occhi, ma si infilo' il guanto
sinistro. Alberto le si avvicino' lentamente. Davanti agli sguardi dei
bambini, prese l'orlo anteriore della gonna di Roberta, facendo per
sollevarlo. Istintivamente, Roberta cerco' di trattenergli le mani,
per quanto possibile con quei guanti, mentre una lacrima le rigava la
guancia. - Ti prego... - singhiozzo', - non farmi...

questo...

- Credo di averti detto di fare la brava, - rispose lui, freddamente e
severamente, senza lasciare la gonna. - Togli le mani.

Roberta esito', e poi, arrossendo lascio' le mani di Alberto,
abbassando le braccia lungo i fianchi. Tremava e piangeva. Alberto la
guardo' con calma e sollevo' la gonna lentamente, scoprendo la vagina
depilata di Roberta. I tre ragazzini guardarono lo spettacolo che
veniva loro offerto, arrossendo di eccitazione. - Prima, in salotto, -
disse Alberto alla sorella, - non facevi altro che pensare agli
uccelli di tutti quei bambini, vero?

Roberta esito' ancora. - S... si, - mormoro', suo malgrado. - Pensavo
ai loro... uccelli...

- Vorresti prenderli in mano uno per uno, vero?

Roberta annui' debolmente, tremando. Alberto sorrise e lascio' la
gonna della sorella. - Dovresti dir loro cosa vuoi fare, - le disse. -
Mettiti in ginocchio di fronte a loro. Guardali negli occhi e non
smettere finche' non sono io a dirtelo.

Roberta si mosse lentamente, portandosi di fronte ai tre bambini e
inginocchiandosi, i begli occhioni verdi rivolti verso di loro.
Alberto la segui'. - Mostra loro le tette, - disse Alberto,
seccamente. Roberta singhiozzo', guardando Paolo con occhi
supplichevoli. Sembrava che nessuno dei bambini provasse la minima
pieta' per lei. Lo stesso Paolo la guardava con

occhi avidi, incurante dei sentimenti della cugina. Alberto si chino'
per parlare nell'orecchio. - Non ti preoccupare, tesoro, - le disse, -
a loro piaceranno le tue poppe da scrofa. - Mentre Roberta portava le
mani al top, il fratello continuo', - sembra che abbiano gradito molto
anche la vista della tua grassa fica. Se non fai la brava, dovro'
concedergli di infilarci il cazzo a turno. - Roberta rimase in
silenzio, scoprendosi i seni lentamente. Continuo' a guardare i
ragazzini, che non ricambiavano piu' il suo sguardo, intenti a
osservare altro.

Alberto si era spostato verso la scrivania, come se cercasse qualcosa.
Infine, trovo' un righello di plastica pesante, e torno' da Roberta. -
Ora, solleva le tette verso di loro e implorali di toccartele, - le
ordino'. Roberta gemette. Porto' le mani ai seni. Non poteva prenderli
in mano; si limito' ad appoggiare il dorso delle mani sotto di essi e
spingerli verso l'alto.

- Vi.... vi prego, - mormoro' Roberta, cercando il coraggio. - Vi
prego... toccatele...

Alberto si chino' e colpi' Roberta sulle natiche con il righello. -
Toccare cosa?

- Toccatemi... toccatemi le tette... - mormoro' ancora lei, piangendo
debolmente. I bambini esitarono qualche istante, poi allungarono le
mani e iniziarono a palpare i seni che Roberta stava offrendo loro. Li
accarezzarono, li strinsero. Alberto li lascio' fare per diversi
minuti, godendosi lo spettacolo. Roberta continuava a guardarli negli
occhi.

- Bene, - disse infine Alberto. I ragazzini ritrassero le mani dopo
aver dato ai seni di Roberta un'ultima strizzata. Alberto sorrise. Con
l'indice, tasto' i capezzoli di Roberta. - Ti sono bastate un paio di
palpatine per farli indurire, vedo, - disse. Prese le mani di Roberta
e le sposto' piu' ai lati del seno di lei. - Stringile assieme, - le
disse. Roberta obbedi', stringendosi i seni con le mani, in modo tale
da far sporgere bene i capezzoli eretti. Quindi, Alberto appoggio' il
righello di plastica di piatto su di essi. - Ora di' loro cosa vuoi
fare ai loro cazzi, - disse Alberto. Roberta esito'. - Io... voglio...
- mormoro', cercando il coraggio. Le era difficile continuare a
guardarli mentre diceva quella frase, ma riusci' a non distogliere lo
sguardo. - Voglio... toccarveli....

- Se vuoi che ti autorizzi a toccarli, devi meritarlo, - le disse
Alberto. - Dovrai prendere venti colpi di righello sui capezzoli senza
fiatare. - Accarezzo' i capezzoli di Roberta con il taglio del
righello, lentamente. - Sono molto gonfi, ti faro' male. Allora, vuoi
davvero prenderli in mano?

Roberta esito'. Sapeva cosa Alberto voleva da lei, e sapeva che la
scelta che le veniva concessa non era una reale scelta. - Si... -
mormoro', - lo voglio... davvero... voglio prenderli in mano... -
Alberto attese. Roberta cerco' di trattenere le lacrime. - Per favore,
colpiscimi i capezzoli, - disse, suo malgrado, - voglio tanto
prenderli in mano.

Alberto sorrise, e inflisse il primo sonoro colpo col righello sui
capezzoli della sorella, che sussulto', rimanendo a fatica in silenzio
mentre le lacrime le rigavano le guance. Alberto la colpi' ancora, e
ancora. Mentre subiva il righello, Roberta continuava a guardare i
ragazzini di fronte a lei. Non era difficile accorgersi che quello a
cui stavano assistendo li eccitava. Subi' tutti e venti i colpi sui
capezzoli riuscendo a restare in silenzio. Quindi, Alberto le indico'
il letto con il righello.

- Alzati e metti la torta sul letto, - le disse. Roberta si alzo' da
terra, i seni doloranti, e appoggio' la torta sul letto come le era
stato chiesto. Si volse verso Alberto, attendendo di conoscere le sue
intenzioni. - Prima di poterli masturbare, ovviamente, - le disse lui,
- devi farli eccitare. Siediti sul letto accanto alla torta, a cosce
aperte. Fagliela vedere bene.

- Ti prego... - sussurro' lei, esitando. Alberto la guardo' con
crudelta'. - Se non smetti di perdere tempo a implorare, puttana, -
disse Alberto, - quando ritornera' la zia tu starai ancora masturbando
bambini. Non credo che ti convenga.

Roberta arrossi' ancora, e si sedette sul letto, allargando le belle
cosce. - Punta i piedi sul letto, - continuo' Alberto. La sorella
obbedi'. Quando i piedi di lei furono sul letto, l'intera fessura di
Roberta fu ben visibile a tutti. Alberto diede uno sguardo ai
ragazzini, per assicurarsi che apprezzassero. I loro sguardi non
lasciavano dubbi in proposito.

- Cospargitela di panna, ora, - le ordino' Alberto. Roberta lo guardo'
con la disperazione negli occhi. L'umiliazione era cosi' cocente da
provocarle un dolore quasi fisico. Tremando, allungo' una mano e prese
una manciata di panna

dalla superficie della torta. Quindi, inizio' a spalmare la panna
sulla propria vagina aperta. - Infila la panna anche dentro, - disse
Alberto. Singhiozzando, Roberta introdusse un po' di panna nella
propria vagina. I guanti complicavano i suoi movimenti.

- Ora le tette, - disse Alberto. Roberta dovette prendere altre due
manciate di panna, e cospargersele sul seno nudo. - Strizzale bene
mentre le ricopri di panna, - disse Alberto. - Ai miei amici piace
vedere quanto sono grasse e molli. - Roberta obbedi'. Non potendo
stringere i propri seni fra le dita, li compresse fra le mani.

- Bene, - disse quindi Alberto, avvicinandosi a Roberta, e appoggiando
il righello al viso di lei. - Ora guarda i nostri amici e implorali di
avvicinarsi e venire a leccarti fica e tette. Sii convincente. Usa il
tono che ti si addice, quello della cagna in calore. Leccati le
labbra, toccati la fica, comportati come la puttana che sei.

Roberta senti' l'impulso di protestare, dire che non poteva, ma si
rese conto che avrebbe solo peggiorato le cose. Non poteva farlo.
Alzo' gli occhi ai ragazzini. Senti' la propria voce come in un
incubo. - Vi prego, - mormoro', leccandosi lentamente le labbra
dipinte di rossetto, - vi supplico, leccate la panna... leccatemi....
- Porto' una mano alla vagina, iniziando a toccarsi con le nocche
delle dita.

- Leccarti cosa? - disse Alberto, colpendola con il righello sulle
cosce, appena sopra l'orlo delle autoreggenti.

- Leccatemi... la fica... - disse lei, scoppiando in singhiozzi, - e
le tette... vi imploro... ho bisogno che mi lecchiate la fica e le
tette...

I ragazzini capirono che non era uno scherzo. Le si avvicinarono. I
due amici di Paolo si misero ai lati della ragazza e iniziarono a
darle lunghe leccate ai seni. Roberta sentiva le loro lingue che
scivolavano sulla sue pelle, nell'incavo fra i seni, e sui capezzoli
eretti e doloranti. Paolo osservava. Quindi, si chino' fra le cosce di
Roberta. Lei trattenne il fiato mentre il cuginetto iniziava a
leccarle le grandi labbra. Senti' la lingua di lui

girare attorno alla sua fessura, e poi spingersi dentro di essa.
Quando Paolo inizio' a leccarla all'altezza del clitoride, lei lo
senti' gonfiarsi contro la lingua del cugino, e ne provo' vergogna. Si
rese conto che si stava bagnando oscenamente.

Vedendo i due amici di Paolo che, dopo averla leccata per bene, le
succhiavano i capezzoli, Alberto sorrise. Sollevo' la gonna di
Roberta, da dietro, e appoggio' il righello sulle natiche della
ragazza. - Quando sarai sposata e incinta, - le disse, - inviteremo
Stefano e Gigi a merenda, e ti farai succhiare il latte da loro. Cosa
ne dici, ti piacerebbe?

Roberta sentiva il righello che le strusciava sulle natiche. - Si, -
mormoro' fra le lacrime, - mi piacerebbe... - Alberto rise, e le
colpi' le natiche nude con forza. Quindi, cavo' di tasca una macchina
fotografica automatica. Roberta spalanco' gli occhi. - Non sto
scherzando, puttana, - le disse. - Succhieranno davvero il tuo latte.
Questa mi serve per assicurarmi che tu non decida di opporti. -
Scatto' due foto della scena. - Pensa cosa accadrebbe se queste
arrivassero ai genitori di Stefano e Gigi, o alla zia...

Roberta piangeva, impotente. I ragazzini l'avevano completamente
ripulita della panna.

- Ora mettiti seduta per terra, - le ordino' Alberto, mettendosi la
macchina fotografica in tasca e tornando alla scrivania a cercare
qualcos'altro. I ragazzini si fecero da parte per lasciare che Roberta
si sedesse sul pavimento. Non avendo dubbi sui desideri di Alberto, si
sedette con le cosce divaricate. Alberto torno' ad avvicinarsi a lei,
con in mano un rotolo di scotch e due mollette da carta. Si chino'
verso di lei e le sussurro' nell'orecchio. -

Farsi fare una sega da una puttana in lacrime e' sempre piacevole, -
le disse, - ma e' ancora piu' piacevole se lei e' esposta in modo
degradante e soffre un po', non sei d'accordo?

- S... si, - sussurro' lei. - Sono d'accordo... hai ragione...

Alberto sorrise e inizio' a srotolare lo scotch. Dapprima inizio' ad
avvolgerlo attorno ai seni di Roberta, stringendoli assieme, alla
base. Applico' diversi giri di nastro adesivo, finche' non furono
cosi' stretti da sporgere in fuori gonfi e rotondi come palloncini. Li
schiaffeggio' con violenza da tutte le direzioni, come se stesse
verificando la tenuta dello scotch, strappando lacrime e gemiti alla
sorella. Quindi, strappo' altri quattro tratti di scotch. Applico'
un'estremita' di ciascun pezzo di nastro alle grandi labbra di
Roberta, in

quattro posizioni diverse, e le estremita' opposte all'interno delle
cosce. Il sesso e le cosce di Roberta erano ancora umidi per la panna
e la saliva dei ragazzini, e Alberto dovette aggiungere altri tratti
di scotch per assicurarsi che la presa dei primi tenesse bene. Alla
fine, lo scotch teneva la vagina di Roberta aperta in modo innaturale,
spalancata.

Soddisfatto del lavoro, Alberto applico' le due mollette ai capezzoli
della sorella. - E' ora di darsi da fare, - le sussurro' quindi,
tirando le mollette mentre le parlava. - Ci sono altri dodici bambini
di la', e dovrai aver fatto una sega a ciascuno di loro prima che
torni la zia.

Roberta rabbrividi'. Si era illusa che Alberto avesse scelto tre
bambini come unici destinatari del suo "regalo". In realta', ne aveva
portati in camera solo tre semplicemente perche' aveva deciso di
organizzare dei turni.

- Chiedi ai nostri amici se puoi tastarli, - le disse Alberto,
continuando a giocare con le mollette appese ai capezzoli della
ragazza, tirandoli e torcendoli lentamente. - Posso... - mormoro' lei,
- posso toccarvi? attraverso i calzoni... per favore...

I ragazzini annuirono. Roberta alzo' le mani e comincio' a tastarli
con esitazione. Tutti e tre i ragazzini sembravano avercelo ben
eretto. - Sono duri? - chiese Alberto. Roberta annui'. - Si... -
mormoro', - sono duri...

- Comincia con Stefano e Gigi, - disse Alberto. Con le dita impacciate
dai guanti, Roberta slaccio' con difficolta' la patta dei due amici di
Paolo. Quindi, rabbrividendo per l'umiliazione e l'orrore, abbasso' le
mutande dei ragazzi. - Hai due mani, ci sono due cazzi da servire, -
disse Alberto, sprezzante. - Cerca di sbrigarti.

Guardando i due ragazzini con occhi umili, Roberta accolse i loro
membri eretti nell'incavo formato dai guanti fra il pollice e le altre
dita. Ricomincio' a singhiozzare mentre le sue mani iniziavano a
scivolare su e giu' su quei membri immaturi. I bambini chiusero gli
occhi, rapiti dal piacere. Roberta continuo' a massaggiarli
dolcemente. Alberto si acquatto' di fianco a lei, guardando la scena,
e portando una mano sulla vagina aperta della sorella. - Sei una
bambina davvero porca, - le sussurro'. - Scommetto che vorresti che io
ti facessi un

ditalino, mentre giochi con i loro cazzi. Non e' vero?

- Si... per favore, - mormoro' lei, ancora per compiacerlo. - Per
favore, fammi un ditalino.... - Chiedere ad Alberto di eccitarla,
usando quelle parole, la fece sentire come una bambina viziosa. Senti'
il fratello che infilava il solo dito medio dentro di lei, cominciando
a sondarla in profondita', e la propria vagina che si contraeva
attorno al dito di lui. Il respiro della ragazza si fece piu'
affannoso, e le sue mani iniziarono a scivolare con maggiore vigore
sui membri dei ragazzini. Mentre la fotteva con il dito, ogni tanto
Alberto lo ritraeva, le strofinava delicatamente il clitoride, e
glielo pizzicava.

Roberta sapeva che non era autorizzata a venire; anche questo divieto
contribuiva a far crescere l'animalesca eccitazione che la possedeva
contro la sua volonta'. A un tratto Alberto sollevo' la mano e gliela
mise davanti al volto. - Guarda quanto sei bagnata, vacca vogliosa, -
le disse. Le dita e il palmo di Alberto erano lucenti dei succhi che
erano colati dal sesso della ragazza. - Lecca, voglio che ti rendi
conto per bene di che razza di porca sei.

Roberta tiro' fuori la lingua e inizio' a leccare la mano di Alberto.
Lui lascio' che la ragazza gli ripulisse il palmo, e quindi le infilo'
in bocca il dito medio. Roberta lo prese e lo succhio' docilmente.

I ragazzini erano prossimi all'orgasmo. Il primo a venire fu Stefano,
gemendo ad alta voce. All'orgasmo del ragazzino non corrispose che una
minuscola eiaculazione, due gocce di liquido quasi trasparente che
scivolarono sulle dita di Roberta. Stefano lo sfilo' dalla mano di
Roberta. Alberto aveva smesso di fotterle la vagina con il dito, e si
era di nuovo armato col righello, appoggiandolo di piatto sulla
fessura spalancata della sorella. - Avresti preferito ricevere una
bella razione di sborra sulla faccia, vero, zoccola? - le

sussurro', strofinando il righello contro di lei. - S... si... lo
avrei voluto... - mormoro' lei. - Le bambine con un corpo da vacca
come il tuo non dovrebbero essere cosi' golose di sborra, - disse
Alberto, simulando un tono di rimprovero paterno. - Gli uomini pensano
che tu sia una puttana appena vedono quelle grasse tette e quel
culone, e il tuo comportamento peggiora le cose. Se non impari a
nascondere i tuoi sporchi istinti, gli uomini non ti riterranno
nemmeno degna di far loro da cesso o di accoppiarsi col loro cane. Ho
ragione? -

Roberta annui', continuando a masturbare l'altro bambino. - Si, e'
vero... - mormoro'. Alberto struscio' il righello con piu' forza sulla
vagina aperta della sorella, spingendo contro il clitoride. - Chiedimi
di picchiarti la fica per punizione, puttana - sibilo'. - Chiedimili
di picchiarla forte e a lungo.

- Per favore... per favore... - ansimo' lei. - Per favore picchiami la
fica... picchiamela forte e a lungo...

Alberto spinse il righello dentro la vagina di Roberta, con violenza,
strappandole un gemito di dolore. Quindi, lo ritrasse, e inizio' a
colpirla di piatto sul clitoride, con vigore. Ogni colpo strappava a
Roberta un grido soffocato, e le provocava una scossa di dolore che
aveva l'effetto di avvicinarla all'orgasmo che stava trattenendo. In
quel momento venne anche Gigi, senza eiaculazione. Mentre Alberto
continuava a picchiare Roberta con colpi

secchi e ritmati sulla vagina aperta, Gigi lo sfilo' dalla mano di
Roberta e si fece avanti Paolo.

- Tocca al festeggiato, - disse Alberto. - Con lui userai entrambe le
mani. - Roberta annui', e infilo' prima la mano sinistra, poi la
destra attorno al membro di Paolo. Quindi, inizio' a pompare
lentamente, con entrambe le mani. Quando le mani di Roberta arrivavano
al punto estremo del movimento verso Paolo, il glande del ragazzino si
intravedeva per un

[continua nel secondo post]

Prof Whip

unread,
Sep 9, 2002, 9:26:18 AM9/9/02
to
ATTENZIONE: quanto segue contiene elementi *estremi* di sesso non
consensuale, umiliazione, violenza, e riferimenti espliciti a pratiche
sessuali, immorali, condannabili e che l'autore *non* sottoscrive in alcun
modo. Non siete obbligati a leggerla, e in particolare non dovreste leggerla
se siete minorenni, se elementi del tipo citato sopra possono disturbarvi, e
se non avete chiaro il limite fra realta' e finzione.


Stagione di ricatti per Roberta

p. 12b - Le sevizie di Alberto (2)

- Oggi e' il compleanno di nostro cugino Paolo, - disse Alberto, quando la
sorella rientro' in cucina. - La zia ci ha invitato e mi ha chiesto se
avremmo potuto guardarle i bambini mentre lei va a fare una commissione. Ti
ho messo i vestiti sul letto. Vai a vestirti.

- Si, padrone, - mormoro' Roberta. Mentre lei si voltava per recarsi in
camera, nuda eccetto per i tacchi alti, Alberto le diede un'occhiata
divertita. Roberta non aveva intenzione di disobbedire al crudele fratello,
ma era molto preoccupata. Paolo aveva undici anni. Alla festa ci sarebbero
stati molti bambini, e genitori dei bambini. Lei temeva che Alberto ne
avrebbe aprofittato, in qualche modo, per umiliarla pubblicamente, ma non
riusciva a immaginare quanto Alberto avrebbe osato. Ovviamente, non era nel
suo interesse lasciar trapelare nulla dei propri rapporti con Roberta.

Quando giunse di fronte al letto, Roberta si fermo', raggelata.
L'abbigliamento scelto da suo fratello comprendeva un top di lana
sottile, aderente, rosa confetto; una minigonna bianca con le frange che
Roberta non indossava dai primi anni del liceo; autoreggenti rosa; e un paio

di sandali bianchi col tacco. Roberta senti' il cuore che le batteva


all'impazzata. Non poteva presentarsi di fronte ad amici e parenti vestita
in quel modo...

Pensando alle punizioni che Alberto era solito infliggerle quando la sorella
disobbediva ai suoi ordini, Roberta si fece coraggio e prese il top,
tremando, e lo indosso' lentamente. Anche questo indumento era di diversi
anni prima. I seni maturi e grossi di Roberta lo riempivano completamente,
sollevandolo in modo tale che l'ombelico restava completamente scoperto.
Vedendosi nello specchio, Roberta fu colta da una sensazione di disgusto e
disperazione, e se lo sfilo', buttandolo sul letto e prendendosi il volto
fra le mani mentre le lacrime le riempivano gli occhi.

Fu riportata alla realta' da una forte pacca sulle natiche, che la fece


sussultare. Dietro di lei era apparso Alberto. - Non ti ho ordinato di
provarteli, i vestiti, - le disse, - ti ho ordinato di indossarli. Per quale
motivo ti sei tolta il top?

Il tono di Alberto era inequivocabile. - Chiedo perdono, padrone, - mormoro'

Roberta, riprendendo in fretta il top, e tornando a infilarselo sotto

Alberto le fece volgere lo sguardo allo specchio. - Guardati, - le disse, -
non sei eccitante?

Roberta volse il capo, continuando a toccarsi, e guardo' le proprie natiche.

C'era scritto "chiappe da frusta". L'estremita' del pennarello sporgeva fra


di esse. - Si, padrone, - mormoro', con gli occhi umidi di lacrime, - sono
eccitante.

Alberto si sfilo' lentamente la cinta. - Continua a guardare, - le ordino',
- e masturbati fino a venire. Poi andiamo. - Inflisse la prima violenta
cinghiata sulle natiche di Roberta. La ragazza gemette, iniziando a
masturbarsi piu' velocemente nonostante il dolore. Mentre si accarezzava le
grandi labbra e il clitoride, i suoi occhi erano fissi sulle proprie natiche
nude, degradate e frustate. Alberto le inflisse numerosi violenti colpi di

cinghia. Nonostante il dolore, oberta senti' l'orgasmo che si avvicinava


piu' rapidamente di quanto avrebbe ritenuto possibile, e infine venne sotto
gli occhi del fratello. Alberto si rimise la cinghia. - Nessun'altra
disobbedienza, oggi, o sara' peggio per te, - disse. - Ora vestiti.

Roberta abbasso' lo sguardo avvilito sugli abiti che doveva indossare, e
comincio' a vestirsi. Quando si fu messa la minigonna bianca, fu
sollevata nel vedere che, perlomeno finche' stava in piedi, l'indumento era
abbastanza lungo da nascondere l'orlo delle autoreggenti. I colori da
confetto, i sandali col tacco alto, il top troppo aderente, persino lo
smalto sulle unghie dei piedi (ben visibile attraverso le calze), tutto
contribuiva a darle un'aspetto molto equivoco, a meta' fra una teenager e
una prostituta. Alberto le fece anche sistemare i capelli in una coda di
cavallo, e non le concesse di portare gli occhiali.

---------------------------------

singhiozzo', - non farmi questo...

silenzio. Quindi, Alberto le indico' il letto.

- Alzati e metti la torta sul letto, - le disse. Roberta si alzo' da terra,
i seni doloranti, e appoggio' la torta sul letto come le era stato chiesto.
Si volse verso Alberto, attendendo di conoscere le sue intenzioni. - Prima
di poterli masturbare, ovviamente, - le disse lui, - devi farli eccitare.
Siediti sul letto accanto alla torta, a cosce aperte. Fagliela vedere bene.

- Ti prego... - sussurro' lei, esitando. Alberto la guardo' con crudelta'. -
Se non smetti di perdere tempo a implorare, puttana, - disse Alberto, -

quando ritornera' la zia tu starai ancora masturbando bambini, e tutti
scopriranno che razza di porca ninfomane sei.

Roberta arrossi' ancora, e si sedette sul letto, allargando le belle cosce.
- Punta i piedi sul letto, - continuo' Alberto. La sorella obbedi'. Quando i
piedi di lei furono sul letto, l'intera fessura di Roberta fu ben visibile a
tutti. Alberto diede uno sguardo ai ragazzini, per assicurarsi che
apprezzassero. I loro sguardi non lasciavano dubbi in proposito.

- Cospargitela di panna, ora, - le ordino' Alberto. Roberta lo guardo' con
la disperazione negli occhi. L'umiliazione era cosi' cocente da provocarle
un dolore quasi fisico. Tremando, allungo' una mano e prese una manciata di
panna dalla superficie della torta. Quindi, inizio' a spalmare la panna
sulla propria vagina aperta. - Infila la panna anche dentro, - disse
Alberto. Singhiozzando, Roberta introdusse un po' di panna nella propria
vagina. I guanti complicavano i suoi movimenti.

- Ora le tette, - disse Alberto. Roberta dovette prendere altre due manciate
di panna, e cospargersele sul seno nudo. - Strizzale bene mentre le ricopri
di panna, - disse Alberto. - Ai miei amici piace vedere quanto sono grasse e
molli. - Roberta obbedi'. Non potendo stringere i propri seni fra le dita,

li compresse fra le mani.- Bene, - disse quindi Alberto, avvicinandosi a


Roberta, e appoggiando il righello al viso di lei. - Ora guarda i nostri
amici e implorali di avvicinarsi e venire a leccarti fica e tette. Sii
convincente. Usa il tono che ti si addice, quello della cagna in calore.
Leccati le labbra, toccati la fica, comportati come la puttana che sei.

Roberta senti' l'impulso di protestare, dire che non poteva, ma si rese
conto che avrebbe solo peggiorato le cose. Non poteva farlo. Alzo' gli occhi
ai ragazzini. Senti' la propria voce come in un incubo. - Vi prego, -
mormoro', leccandosi lentamente le labbra dipinte di rossetto, - vi

supplico, leccate la panna... leccatemi....- Porto' una mano alla vagina,

- Si... per favore, - mormoro' lei, ancora per compiacerlo. - Per favore, un


ditalino.... - Chiedere ad Alberto di eccitarla, usando quelle parole, la

fece sentire davvero come una bambina viziosa. Senti' il fratello che


infilava il solo dito medio dentro di lei, cominciando a sondarla in
profondita', e la propria vagina che si contraeva attorno al dito di lui. Il
respiro della ragazza si fece piu' affannoso, e le sue mani iniziarono a
scivolare con maggiore vigore sui membri dei ragazzini. Mentre la fotteva
con il dito, ogni tanto Alberto lo ritraeva, le strofinava delicatamente il
clitoride, e glielo pizzicava.

Roberta sapeva che non era autorizzata a venire; anche questo divieto
contribuiva a far crescere l'animalesca eccitazione che la possedeva contro
la sua volonta'. A un tratto Alberto sollevo' la mano e gliela mise davanti

al volto. - Guarda quanto sei bagnata, vacca vogliosa, -le disse. Le dita e


il palmo di Alberto erano lucenti dei succhi che erano colati dal sesso
della ragazza. - Lecca, voglio che ti rendi conto per bene di che razza di
porca sei.

Roberta tiro' fuori la lingua e inizio' a leccare la mano di Alberto. Lui
lascio' che la ragazza gli ripulisse il palmo, e quindi le infilo' in bocca

il dito medio. Roberta lo prese e lo succhio' docilmente....

[continua]

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