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Alice. E altre meraviglie.

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michiko

unread,
Nov 15, 2009, 12:33:11 PM11/15/09
to
Lunghetto e con poca carnazza.
Spero l'editing mi assista, in caso mi scuso in anticipo per la
confusione.

michiko, per gli amici minkio

----

Alice. E altre meraviglie.


Sarebbe stata in grado di sdoppiarsi ancora? Probabilmente si, non era
pi� quella che aveva conosciuto e nel suo mondo di specchi avrebbe
potuto essere altre mille. Si era persa a fantasticare sul nome, le
piaceva cavillarsi sui dettagli, dare un'anima ai personaggi che la
abitavano, vestirli e adornarli di mille inutili particolari.
�
Un breve passaggio sul profilo, farsi notare e poi sparire per un po'.
In attesa di un contatto. Sarebbe arrivato? Le sarebbe piaciuto
pensare di no, almeno non di quelli che le avrebbero fatto troppo
male, ma� questo avrebbe significato la fine del gioco. Sarebbe stata
paziente, un discreto Pollicino che lascia briciole al suo passaggio,
una tentazione costante fatta di nulla, sguardi virtuali e attese.
Una che sperava in un suo cenno e l'altra che anelava alla sua
indifferenza.
Sembra strano a dirsi, ma per entrambe sarebbe stata gioia e dolore.
In qualunque caso.
�
Avrebbe colto le sue briciole?
O si sarebbe dovuta rassegnare a fare il primo passo?
�
"Di solito ella si dava dei buoni consigli (bench� raramente poi li
seguisse), e a volte poi si rimproverava con tanta severit� che ne
piangeva. Si ramment� che una volta stava l� l� per schiaffeggiarsi,
per aver rubato dei punti in una partita di croquet giocata contro s�
stessa; perch� quella strana fanciulla si divertiva a credere di
essere in due."
�
Alice. Le sembrava il nome adatto. Per proseguire sulla scia del suo
profilo. E sarebbero stati i suoi pensieri a venirle incontro nel caso
in cui i fugaci passaggi non avessero ottenuto l'effetto sperato. Si
sarebbe rassegnata a fare il primo passo. Ma con parole di altri. Se
avesse usato le proprie smascherarla sarebbe stato un gioco troppo
facile, di questo era quasi convinta.
�
Desdemona da un lato, Alice dall'altro. Avvertiva allo stesso modo i
loro pensieri, come se davvero le appartenessero, come se davvero
fossero due persone distinte. Ognuna con le sue speranze e le sue
ansie. Ognuna con i propri desideri e le proprie paure.
�
Alice timida, timorosa, curiosa di scoprire un mondo nuovo.

Desdemona vigile, attenta a non perdere nessuna sfumatura nei suoi
occhi, timorosa anche lei. Di perderlo per un'altra se stessa. Conscia
del pericolo insito nell'impresa: di poter essere abbandonata, di
essere soppiantata, di perdere la fiducia che aveva in lui e forse
ancor di pi� quella che lui deponeva in lei. Timorosa di deluderlo una
volta che la matassa fosse stata dipanata, di trovarsi tra le mani
entrambe le estremit� del filo e non sapere pi� davvero chi fosse.
�
Non c'era stato nessun cenno da parte sua. Ma i passaggi di Alice
rimanevano costanti. La cosa lo aveva incuriosito, tanto da parlarne
con Desdemona.
�
"C'� una che continua a passare sul mio profilo--"
"Me ne sono accorta. Ogni volta che passo, trovo solo i nostri
passaggi e la cosa inizia a non divertirmi affatto"
"Chi era quella che non era gelosa?"
"Non sono gelosa-- ok, lo sono-- ma non � questo, insomma che vuole? Ci
hai parlato mai? Sar� qualche tua vecchia conoscenza immagino-- o
magari una nuova. Mi sembra strano che una sconosciuta sia cos�
assidua, non credi?"
"No, non penso di conoscerla, � iscritta da poco, per� potresti
provare a contattarla-- magari fa al caso nostro"
"Vorrei ricordarti che non � il mio il profilo che continua a
monitorare, ma il tuo, perch� non la contatti tu?"
"Perch� moriresti dalla gelosia e non farei altro che alimentare le
tue paure, le tue insicurezze e i tuoi incubi--"
L'aveva guardato con uno sguardo che esprimeva allo stesso tempo
gratitudine e stizza. Sapeva che stava dicendo il vero, ma era una
verit� che faticava ad accettare per se stessa. Se avesse voluto
avrebbe potuto mentirle, per quanto ne sapeva poteva anche avere altri
profili con i quali andare a caccia da solo, senza dirle nulla. Ma le
piaceva pensare che l'onest� del loro rapporto fosse ancora limpida.
Voleva crederlo con tutta se stessa.
Si era rabbuiata, lasciandosi avvolgere dai suoi pensieri torbidi, ma
lui se n'era accorto e l'aveva abbracciata senza dire nulla.
"Ok, scusa, era una provocazione sciocca, di quelle che finiscono per
ferire solo me, fa come vuoi, contattala o ignorala, ci penso un po' e
poi ti dir� se voglio saperlo o preferisco non sapere nulla"
"Se vuoi--?"

"--se preferirei sapere o no. Va meglio?"
"Molto meglio. In ogni caso se decido di contattarla lo far� per noi e
nel caso lo saprai solo al momento opportuno".
Non c'erano state altre parole, solo respiri e gemiti provocati
dall'incontro dei loro corpi a spezzare il silenzio della notte.
�
Nel buio si era chiesta come fosse possibile essere gelosa persino di
se stessa. Il fatto era che quando diventava Desdemona ed era con lui,
non esisteva altro. Credeva cos� tanto alle sue finzioni da
dimenticare persino che Alice non era altro che una sua invenzione.
Lui si era addormentato poco dopo, lasciandola sola con i suoi
pensieri. Con le immagini che prendevano vita nel buio della camera.
Finch� non era sopraggiunto anche per lei il sonno. Un sonno agitato
dai fantasmi che vagavano nella sua testa, che si impossessavano delle
sue emozioni, delle sue passioni, delle sue paure.
�
"Faceva un gran caldo, e Alice sentiva in testa una gran confusione.
Stava in ogni caso pensando se valeva la pena di alzarsi per cogliere
margheritine e farne poi una ghirlanda quando vide, con sua grande
meraviglia, un Coniglio bianco, con gli occhi rossi, passarle accanto
tutto frettoloso. Un coniglio che, a differenza di tutti i conigli di
questo mondo che camminano sulle quattro zampine, se ne andava ritto
su quelle posteriori, vestito con un panciotto!
Passandole accanto, il Coniglio aveva estratto dal taschino del
panciotto un orologio e aveva consultato l'ora. Poi aveva
brontolato:"Oh, povero me! Oh, povero me! Ho fatto tardi!". Curiosa
come tutte le ragazzine della sua eta` e senza riflettere su quanto
poteva succederle, Alice salto` su in piedi e via, dietro al Coniglio
che aveva gia` attraversato il campo vicino ed era poi sparito dietro
la siepe, in un grande buco.
Fatto sta che, ad un tratto si trovo` in una grande tana che correva
via dritta per un bel pezzo, come una galleria. Improvvisamente pero`
la tana finiva e Alice cadde in un pozzo."

Aveva scelto queste frasi. Le leggeva e rileggeva senza avere il
coraggio di cliccare sul tasto invio.
Avrebbe capito? L'avrebbe accolta alla fine del pozzo buio? Sarebbe
riuscita a conquistarlo ancora? Certo ora aveva pi� elementi di quelli
che poteva avere avuto Desdemona anni prima. Lo conosceva, sapeva come
pungolarlo, come accenderlo, come incuriosirlo. Ma non poteva usare le
sue parole. E soprattutto quando Desdemona l'aveva conquistato, lui
aveva ancora il cuore libero, aperto a qualcosa di nuovo, desideroso
di ricevere e forse dare affetto. Si chiedeva se sarebbe stata in
grado di liberarlo ancora, desiderava farlo, ma sapeva che avrebbe
dovuto faticare.
�
Alla fine si era decisa. Aveva premuto invio. Il messaggio sarebbe
arrivato a destinazione cos� com'era. Poche frasi rubate e una firma.
Alice. Poi era rimasta in attesa.

Il cuore le batteva talmente forte da coprire il rumore del telefono
che aveva iniziato a squillare.
�
Un cuore e infinite pulsazioni.

Quelle di Alice che sentiva di essersi immersa in un mare profondo e
sconosciuto. Dove il piacere si sarebbe mescolato al dolore. Dove la
paura sarebbe stata amica e compagna di giochi. Era rimasta in apnea,
in attesa di una risposta che chiss� se e quando sarebbe arrivata.

Quelle di Desdemona che sapeva di aver varcato un confine pericoloso
per se stessa e per lui, per il loro amore. Il dubbio l'attanagliava.
Le avrebbe detto di quello strano messaggio ricevuto? Ne avrebbero
riso insieme? Le avrebbe chiesto di scriverle una risposta adeguata? O
l'avrebbe tenuta all'oscuro di tutto?
�
Guard� il cellulare. Segnava una telefonata persa. Non si era accorta
del telefono e ora il suo nome lampeggiava sullo schermo. Aveva
bisogno di tornare in se prima di richiamarlo. Di riacquistare la
serenit� cancellando la consapevolezza dell'altra. Di non lasciar
trapelare la sua agitazione. Dopo qualche minuto il telefono riprese a
squillare. Era ancora lui.
�
"Ce ne hai messo di tempo per rispondermi--"
"Mi ero appisolata--"
"Hummm-- vabb� vedi di farti trovare pronta per le nove, avrai modo di
farti perdonare"
�
Si erano salutati. Non aveva letto nel suo tono nulla di diverso,
probabilmente non aveva fatto in tempo a leggere il messaggio di
Alice. Oppure aveva imparato a nasconderle ci� che provava.
�
Si era trovato impreparato davanti a quel messaggio enigmatico. Non
riusciva a collegare nome e profilo con nessuna donna conosciuta negli
anni passati. Era in dubbio anche se risponderle o meno. Se parlarne
con Desdemona o lasciare ogni cosa cos� come era. Certo, si era
sentito onorato da tanta assiduit� e anche incuriosito dal mistero
rappresentato da Alice. Aveva deciso in ogni caso di rimandare
qualsiasi risposta al giorno dopo. Tanta costanza non sarebbe certo
stata dissuasa da poche ore di attesa.
�
Le piaceva guardarlo mentre si occupava di lei. Osservava i suoi gesti
sicuri mentre tagliava, mescolava, condiva, assaggiava. Si era offerta
di aiutarlo, ma lui le aveva detto di stare ferma e buona. E cos�
aveva fatto, immobile e inginocchiata in un angolo. Era indecisa se
toccare l'argomento rischiando di rovinare l'atmosfera serena che si
era creata tra loro oppure far finta di aver dimenticato le visite di
Alice e la sua presenza. Sapeva che parlarne le avrebbe permesso di
cogliere piccoli segni nel tentativo di capire se avesse letto il suo
messaggio. Ma non sapeva nemmeno lei se volesse saperlo. E aveva
preferito lasciare spazio alla loro serata. La tavola era perfetta. Si
era munito anche di candele. Un guizzo negli occhi l'aveva riportata
indietro nel tempo. A chiedersi se la loro funzione sarebbe stata solo
quella di illuminare la cena, o se invece la serata prevedeva anche
che mordessero la sua pelle come era stato in passato.
Lo voleva. E stentava a riconoscersi nei suoi desideri. Non era pi�
lei. Non quella di qualche anno prima.
�
Avevano brindato. Si erano scambiati sguardi densi. Il vino le aveva
sciolto i lineamenti dandole un'aria languida e distesa. Le pupille si
erano dilatate ad invadere l'iride, trasformando i suoi occhi in pozzi
neri pieni di passione, dolcezza, devozione. Mai aveva amato cos�. Mai
cos� intensamente da dover annullare ogni sentimento quando si faceva
troppo. Mai cos� profondamente da non sentire pi� nulla.
�
Lo guardava implorante. La tavola ancora apparecchiata degli avanzi.
Le labbra ancora bagnate di vino.
Voleva sentirlo, riprendere possesso delle sue emozioni, donarsi
completamente a lui.
�
Si erano spostati in soggiorno. Lui sul divano, lei accovacciata sul
parquet, tra le sue gambe.
Poi erano state carezze di frusta e di fuoco. Occhi chiusi al mondo
per aprirsi agli universi dentro loro.
�
"Fammi male" gli aveva chiesto stupendosi delle sue stesse parole.
E forse era stato pi� questo a farla perdere che non tutto ci� che il
suo corpo stava vivendo.
�
Si erano amati con passione. Senza farsi sconti.
�
Poi era calato un silenzio appagato tra loro, illuminato dalle braci
delle sigarette fumate sul terrazzo che si confondevano con le stelle
che li circondavano su tutti i lati.
Era scesa una quiete irreale. Come se il mondo si fosse fermato.
Nessun rumore, nessun movimento.
�
Di Alice, nessuna traccia. Era sparita dalle loro menti, come se non
fosse mai esistita.
�
"C'era, pero`, una bottiglietta che Alice giuro` di non aver visto
prima e che portava un'etichetta con la scritta: Bevimi! .
"Bevimi!" e` presto detto. Ma la furba Alice penso`:"Un momento, prima
devo guardar bene se, per caso, non ci sia un'altra etichetta con
scritto "Attenzione veleno"; poiche` ella aveva letto e sentito
parlare di bambini che si erano bruciati o che erano stati sbranati
dalle bestie feroci, o che erano incorsi in altre sventure perche` non
avevano seguito i consigli dei grandi. Per esempio, si sa che se si
tiene a lungo in mano un attizzatoio arroventato, ci si bruciano le
dita, che se ci si taglia un dito, esce il sangue, e che, se si beve
anche solo un sorso del liquido di una bottiglietta sulla quale c'e`
scritto"Veleno", si puo` andare all'altro mondo..."

Alla fine aveva deciso di risponderle allo stesso modo. Con le parole
dello stesso libro. Si era chiesto per un attimo dove sarebbe arrivato
quello strano dialogo. Lo divertiva in fondo. Sembrava assurdo come
era assurda quella favola. Ma era curioso di sapere come si sarebbe
snodato quel percorso fatto di allusioni e mezze parole.
�
Non aveva dovuto aspettare troppo per saperlo. Aveva visto un
messaggio comparire quasi all'istante.
�
"Le venne la curiosita` di sapere di che si trattasse, e usci`
cautamente dal cantuccio della foresta, e si mise ad origliare. Alice
si avvicino` timidamente alla porta e busso`."
�
Doveva conoscere a memoria quel libro. Fece una breve ricerca in rete
per cercare le parole che gli avrebbero permesso di proseguire in quel
gioco. I messaggi si erano susseguiti senza sosta. Botta e risposta
alternando le citazioni dal libro--
�
"Non val la pena che tu bussi e cio` per due motivi: primo, perche` io
sto dalla stessa parte della porta dove stai tu; secondo, perche` qua
dentro fanno un baccano tale che nessuno ti puo` sentire".
�
"Ma allora scusi, come posso entrare in casa io?"
�
"Il tuo bussare avrebbe un significato - continuo` il valletto senza
badarle - se la porta fosse fra noi due. Per esempio se tu fossi
dentro, e picchiassi, io potrei farti uscire, capisci..."
�
"Come faccio ad entrare in casa?"
�
"Prima di tutto bisogna sapere se tu debba veramente entrare in
casa..."
�
"Ma io che devo fare?"
�
"Quel che ti pare e piace"
�
"A questo punto Alice perse la pazienza , alzo` i tacchi e se ne ando`
via. La Marmotta si riaddormento` immediatamente e gli altri due
fecero finta di niente, come se non si fossero nemmeno accorti che
stesse andando via. Alice si volto` un paio di volte, nella speranza
che la richiamassero. Macche`!"
�
Poi c'era stata una pausa.
�
Cos� voleva essere inseguita-- Non poteva negare che questo strano modo
di conversare lo aveva divertito. Ma a questo punto voleva farla
attendere. Il pensiero torn� alla sera precedente. Allo sguardo di
adorazione che aveva letto negli occhi di Desdemona. Detestava
sentirsi in colpa pur non avendo fatto altro che scambiare messaggi
con una folle che parlava solo attraverso le parole di un libro.
Perch� si sentiva in colpa? Non avrebbe voluto farle male per nulla al
mondo. Ma non voleva negarsi il piacere di un banale divertimento per
questa ragione. In fondo non stava facendo nulla di male--
�
"Vedo che sei stato collegato tutto il tempo-- e che la tua amica non
ha mancato di passare a trovarti tutta la mattina"
"Mi controlli?"
"Non pi� di quanto tu controlli me"
"Donna!"
"Siiiiiiiiii"
"Vuol dire che non ti � bastato ieri sera. Ne terr� conto"
"Quindi-- le hai scritto?"
"Ti ho gi� risposto"
"Non ricordo--"
"Ti rinfresco la memoria. Se decido di contattarla lo far� per noi e
nel caso lo saprai solo al momento opportuno"
"Questa non � una risposta"
"No infatti. E' la mia risposta"
�
Sapeva che non gli avrebbe cavato pi� nessuna parola. Aveva deciso di
non dirle nulla. Questa considerazione la fer� fino a zittirla. Ma non
avrebbe fatto nulla per sapere. Non gli avrebbe chiesto altro. Paure e
insicurezze le piombarono addosso immergendola nel silenzio dei suoi
pensieri. In fondo se l'era cercata. Alternava momenti di totale
smarrimento a momenti di arguzia e sicurezza. Sapeva di essere lei
Alice, ma allo stesso tempo quando la paura prendeva il sopravvento se
ne dimenticava completamente. Come potevano convivere in lei
sentimenti ed emozioni tanto contrastanti? Non riusciva a spiegarselo.
Si sentiva preda delle sue stesse azioni, come avvolta in un vortice
in cui non le era possibile capire chi fosse e cosa volesse.
�
"Come ti chiami, fanciulla?"
�
"Con il Suo permesso, mi chiamo Alice, Maesta`"
�
"Quel suo sguardo non mi piace, - rispose il Re - pero` se vuole, puo`
baciarmi la mano."
�
"Se io saro` un giorno Duchessa - disse a se stessa - non vorro`
nemmeno un granello di pepe nella mia cucina. Per il troppo pepe, uno
diventa pepato, cosi` come per il troppo aceto, uno diventa acido e
per la troppa camomilla uno diventa amaro. La panna invece fa i
bambini dolci. Questo dovrebbero saperlo i grandi. Almeno ne darebbero
un po' di piu` ai loro bambini!"
�
"Tu stai pensando a qualcosa, cara mia, e dimentichi di parlarmi. Al
momento non so quale sia la morale di tutto questo, ma forse me ne
ricordero` fra breve."
�
"Ma forse non c'e` nessuna morale!"
�
"Zitta! Zitta! Bambina! Ogni cosa ha la sua morale, se si sa
trovarla."
�
"Questa e` la morale: e` l'amore, e` l'amore che fa girare il mondo."
�
"La morale e` questa: non fidarti di nessun uccello, se prima non
abbia cantato. O questa: cio` che e` tanto e` mio e cio` che e` poco
e` mio. O questa: Sii cio` che vuoi parere o, se vuoi che te la dica
piu` semplicemente: Non credere mai d'essere diversa da quella che
appari agli altri di esser o d'esser stata, o che tu possa essere, e
l'essere non e` altro che l'essere di quell'essere ch'e` l'essere
dell'essere, e non diversamente."
�
"Ho una tale confusione in testa!"
�
"Questo e` nulla rispetto a quel che potrei dire, se ne avessi voglia"
�
"Non sono mai stata comandata in tutta la mia vita!"
�
"Adesso dai, raccontaci tu le tue avventure."
�
"Ne potrei raccontare cominciando da stamattina, - disse timidamente
Alice - ma e` inutile raccontarvi quelle di ieri, perche`... ieri io
ero un' altra."
�
Non sapeva pi� cosa citare. Cos� decise di tornare al punto di
partenza. Le frasi sul suo profilo. E per la prima volta aveva
aggiunto qualcosa di suo. Gli sembrava l'unico modo per uscire da un
gioco che iniziava a stancarlo. Per dare una svolta. Verso il niente o
verso chiss� cos'altro. Se gli avesse risposto con altre citazioni
avrebbe interrotto il gioco. Era deciso e in fondo non aveva nulla da
perdere.
�
"Una cosa era certa: la gattina bianca non c'entrava per niente; la
colpa era tutta della gattina nera. Infatti, la gattina bianca
nell'ultimo quarto d'ora si era lasciata lavare il musino dalla
vecchia gatta (con una discreta dose di pazienza, tutto sommato); e
questo vi dimostra che lei non ci aveva messo mano nel misfatto.
Dinah usava questo sistema per lavare il muso alle sue gattine: prima
bloccava la poverina afferrandola per le orecchie con una zampa, e poi
con l'altra le strofinava tutto il muso, in contropelo, cominciando
dal naso: e proprio in quel momento, come vi dicevo, stava strigliando
di brutto la gattina bianca, che se ne stava lunga distesa tranquilla
tranquilla, cercando di fare le fusa - evidentemente convinta che
tutto era fatto per il suo bene.
Chi sei tu? La gattina bianca o la gattina nera"
�
Era rimasto in attesa. Poi la risposta era arrivata.
�
"Sono la gattina bianca. Quella nera dovresti gi� averla"
�
Gli aveva risposto come se lo conoscesse. Come se sapesse
dell'esistenza di un'altra gattina. Il mistero s'infittiva, ma non
riusciva a trovare nessun collegamento con precedenti conoscenze. In
ogni caso gli aveva risposto. Non ci contava in effetti, era quasi
certo che alla sua domanda sarebbe seguito� il silenzio. Sentiva una
strana agitazione, a questo punto sapeva che il gioco cambiava forma e
in un certo modo il suo senso di colpa si faceva pi� netto. Decise di
farla aspettare, in attesa di capire cosa fare, in attesa di decidere
come e se proseguire. Era certo che Alice (era poi davvero il suo
nome?) non si sarebbe tirata indietro. Una sorriso compiaciuto gli si
era disegnato sulle labbra. Come se fosse gi� cosa sua. Ora doveva
solo decidere se parlarne a Desdemona o tenersi la preda per lui,
senza dirle niente, senza fare nulla per lasciar trapelare la cosa.
Non voleva farle male, ma non voleva nemmeno essere vittima della sua
gelosia. Si sarebbe concesso di pensarci, di tastare il terreno senza
scoprirsi troppo, cogliendo le domande che lei sicuramente gli avrebbe
rivolto, per poi decidere con calma nelle ore successive.
�
Chiss� se quella frase gli aveva fatto sorgere qualche sospetto. Forse
era stata un po' avventata, ma una parte di lei quasi voleva che lui
intuisse chi fosse Alice, l'altra era curiosa di sapere cosa avrebbe
fatto, quali sarebbero state le sue mosse successive.
�
Fremeva dalla voglia di ricevere un suo messaggio. Ma non era
arrivato. Scopriva in se una parte di Alice. Gelosa anche lei
dell'altra. Di come con lei tutto fosse stato pi� semplice potendo
giocare a carte scoperte e con le sue parole senza il timore di
tradirsi.
�
Era assurdo. Desdemona gelosa di Alice. Alice gelosa di Desdemona. Una
sorta di corto circuito dentro, che faceva scintille al minimo
contatto. ��
�
Non le avrebbe detto nulla. Aveva deciso. Avrebbe gestito la cosa
cercando di organizzare tutto. All'ultimo momento le avrebbe
presentato il piatto. Lei sarebbe stata libera di accettare o
rifiutare. Di farsi prendere dalle paure o di dargli fiducia. Avrebbe
sedotto Alice per indurla ad accettare la sua proposta. Avrebbe
tentato di mettere insieme la gatta nera e la gatta bianca. Non sapeva
come sarebbe andata. Sapeva invece di star rischiando molto. Di fare
passi falsi. Di insospettire Desdemona e farla precipitare nelle sue
insicurezze. Di distruggere il loro rapporto. Ma non voleva rinunciare
a questa opportunit�. Non sapeva nemmeno lui perch�. Se per la sua
inquietudine o perch� in fondo sapeva che era anche quello che anche
lei voleva. Per accontentare il suo egoismo e per la fiducia che aveva
nella solidit� del loro rapporto.

Non le avrebbe detto nulla. Lo sapeva. Se avesse voluto farlo le
avrebbe gi� accennato qualcosa. Avrebbe solo dovuto mordersi la lingua
per non chiedere, per non lasciarsi scappare parole di troppo.
Chiss� cos'era che la spingeva sempre a mettere in scena questi giochi
taglienti che le ferivano la carne pi� di qualsiasi altra cosa. Eppure
era pi� forte di lei. In quei momenti sentiva l'amore che provava per
lui come un'onda inarrestabile che la travolgeva, la inglobava e la
portava con se negli abissi. Non le era facile respirare, n� pensare
lucidamente. Era solo un sentire. Un immenso sentire. Anche se
difficilmente questo traspariva all'esterno.
�
Iniziava la parte difficile. Perch� aveva interrotto la comunicazione?
Perch� non aveva risposto nulla al suo messaggio? Aveva deciso di
rinunciare? O si stava semplicemente chiedendo come proseguire.
L'attesa la snervava. Era tornata ad essere Alice e aveva bisogno che
lui le lanciasse un amo a cui abboccare. Lo voleva fortemente. Ma
forse si era scoperta troppo con quella risposta. Insolente, secca e
sicura. In fondo lui era pi� attratto dalla dolcezza che
dall'aggressivit�. Avrebbe dovuto fare attenzione. Se mai le avesse
risposto ancora--
�
"Sembri essere sicura di ci� che affermi. Quindi la presenza della
gattina nera non dovrebbe darti troppo fastidio. Meglio cos�, non ho
nessuna intenzione di disfarmene.
Se sei la gattina bianca dovresti gi� fare le fusa-- o hai bisogno di
qualche strigliata ancora?"
�
Desdemona esultava, mentre Alice cercava di trovare le parole per
raccogliere la non troppo celata sfida.
�
"Hai ragione, il fastidio non � troppo. C'�, ma posso tollerarlo.
E certamente le strigliate non sono mai abbastanza. Ma siamo ancora
troppo lontani perch� tu possa accarezzare il mio pelo"
�
- Sentila-- pu� tollerarmi, ma chi si crede di essere questa-- pensava
tra se Desdemona.
�
"Non penso questo sia un problema laddove ci sia il desiderio di farsi
pi� vicini. E' quello che vuoi?"
�
-�E guarda lui, come fa il marpione-- sicuramente lei non aspettava
altro--
�
Il cuore le era balzato in gola a leggere l'ultimo messaggio, era la
sua occasione. Ma voleva prolungare il gioco, non sapeva come sarebbe
finito. Ma voleva capire se era riuscita a suscitare un briciolo di
interesse o se lui stava solo cogliendo un frutto troppo a portata di
mano per non vedere la chance di afferrarlo.
�
"Dovrebbe importare cosa voglio io o cosa vuoi tu?"
�
"Non si risponde ad una domanda con un'altra domanda. Ma in fondo hai
ragione. Quindi si, voglio poterti accarezzare e sentire le tue fusa,
e strigliarti e sentire il tuo miagolio"
�
Desdemona sentiva sgretolarsi il suo essere. Infiniti piccoli
frammenti che precipitavano nel vuoto senza mai toccare terra.
Alice sentiva crescere il suo desiderio di andare oltre, di vedere
dove sarebbero giunti.
Una precipitava, l'altra si innalzava.
E tutto avveniva dentro lei. Contemporaneamente.
�
"Sentirai fusa e miagolii. Ma prima voglio sapere se ci sar� anche la
gatta nera"
�
-�La detesto. La detesto perch� sta gi� cercando di farmi fuori. E in
fondo dovrei ammirarla perch� � pronta a sentire la sua risposta, pi�
di quanto non lo sia io.
�
"Voglio non � una parola che dovrebbe entrare nel tuo vocabolario
quando ti rivolgi a me. Ed in ogni caso non ho intenzione di
rispondere a questa domanda, se decidi di fidarti, ti fiderai delle
mie decisioni, se non vuoi farlo puoi sempre rivolgerti ad altri"
�
"Ora mi stai parlando come lo Stregatto. Tra un po' ti dissolverai
come lui? E' un mondo bizzarro e capovolto. Potrei smarrirmi e non
svegliarmi pi�. Come faccio a fidarmi di qualcosa che non conosco?"
�
"Che strano... avrei invece detto che mi conoscessi. Ti chiami Alice.
Dovresti sapere che muove pi� la curiosit� della paura. Almeno in
questo mondo. E comunque no, non mi dissolvo. Non finch� non mi dirai
che ti fidi almeno. E ti sveglierai, sta certa che ti porter� in un
mondo da cui ci si sveglia. Quasi sempre. Almeno quando ci si affida
alle persone giuste."
�
"Tu lo sei? Mi spaventi. Ma hai ragione. Muove pi� la curiosit�"
�
"Io lo sono. Devo interpretare la tua curiosit� come un si?"
�
"Penso di si"
�
"Non basta. Mi dispiace. Ti fidi? Vuoi farti accarezzare e farmi
sentire fusa e miagolii?"
�
Alice si era sentita punta sul vivo. Per nulla al mondo avrebbe si
sarebbe concessa di tirarsi indietro. Ne andava del suo orgoglio e
della sua fierezza.
Non c'erano altre risposte.
C'era stato un intervallo lungo prima che riuscisse ad inviare il
messaggio. Ma alla fine l'aveva fatto.
�
"Si"
�
"Bene. Allora riceverai a breve le mie indicazioni che dovrai seguire
alla lettera e senza protestare. Ora vado. A presto"
�
Non lo vedeva pi� collegato. Non aveva nemmeno atteso una risposta.
Le faceva un po' rabbia non sapere quando si sarebbe fatto sentire,
non aver avuto la possibilit� di chiedere altro.
�
Desdemona� era sprofondata nel silenzio ovattato del suo mondo. Era
rimasta immobile per ore, aspettando che il torpore la facesse
addormentare. Poi aveva sentito il suo stesso sangue scorrerle dentro.
Le guance scaldarsi. Stava reagendo. Ringraziava dentro di se per il
rivolo di rabbia che sentiva salire. Per la capacit� di sentire ancora
qualcosa. Di essersi tirata fuori dal limbo, dal vuoto e dall'apatia.
�
Era soddisfatto. Forse era arrivato il momento. Sorrideva compiaciuto
di come aveva gestito la cosa. Ma sapeva che lo aspettava la decisione
pi� difficile. Affrontare Desdemona e sapere se lei sarebbe stata
parte del suo gioco o se il gioco avrebbe definitivamente rotto ci�
che insieme avevano costruito. Non sapeva se dirglielo o metterla in
situazione. Non sapeva come avrebbe reagito se l'avesse colta
impreparata. Era imprevedibile nel suo modo di affrontare le cose. E
non voleva certo farle male. Doveva essere un bel momento. Non
qualcosa di cui si sarebbe dovuto pentire. Certo il pensiero di non
dirle nulla e di vivere da solo quell'esperienza l'aveva sfiorato. Lei
avrebbe anche potuto non saperlo mai. L'avrebbe sentito? Era
impossibile arginare la sua sensibilit� a volte. L'aveva gi�
sperimentato. E in ogni caso tenerla all'oscuro di tutto poteva voler
significare di incrinare quel rapporto limpido con fratture
decisamente irreparabili. Se non per lei, per lui. L'avrebbero corroso
dentro. O forse no. Non lo sapeva. Ma non voleva rischiare. Non
questo. O forse era l'occasione per verificare da solo se davvero
sarebbe cambiato qualcosa tra loro. Non sapeva decidersi.
Rimandare la decisione gli sembrava la cosa pi� saggia. L'avrebbe
presa a mente lucida, quando l'eccitazione per la recente conquista
sarebbe passata e la paura di perdere Desdemona fosse stata
razionalizzata.
Ogni decisione era stata rimandata al giorno dopo. Non c'era fretta.
Alice avrebbe aspettato le sue istruzioni. Aveva sentito Desdemona al
telefono, le era sembrata allegra e affettuosa, non gli aveva
risparmiato battute e allusioni, ma non era la prima volta che lo
faceva. Ci avrebbe dormito su.

(FINALE 1)

Il mattino dopo la decisione era stata presa. Non se la sentiva di
mettere a rischio la relazione con Desdemona. Avrebbe corso da solo.
Non ci sarebbe stata nessuna discussione, nessuna confessione, nessuna
gattina nera.
Non riusciva a sopportare di vedere il suo viso sofferente ancora. I
suoi occhi riempirsi di lacrime. Le sue paure ed insicurezze
impadronirsi di ogni momento che avrebbero trascorso insieme.
Questa volta non avrebbe lasciato trasparire nulla. Non avrebbe
risposto alle sue insinuazioni e provocazioni. Avrebbe negato, riso e
scherzato di fronte a qualunque cosa. Come avevano sempre fatto.
Avrebbe scoperto che era in grado di mentire e che questo non
modificava di una virgola i suoi sentimenti. Non avrebbe avuto nessun
senso di colpa. Solo il rimpianto di non poter condividere un momento
di piacere con lei.
Si era collegato e aveva trovato Alice in attesa.
Sembrava non essersi staccata mai.
"Domani sera. Capelli sciolti, scegli l'abito pi� femminile che hai,
niente biancheria e indossa il tuo miglior sorriso"
Le aveva dato i riferimenti sul luogo e l'orario, aveva atteso la sua
risposta e poi si era scollegato.
Alice esultava. Desdemona moriva.
Si era preparata con cura, impiegando ore per cancellare le tracce di
una notte insonne.
Aveva fatto ogni gesto con estrema lentezza. Mai per un momento
l'aveva sfiorata l'idea di non presentarsi.
Una parte di lei era Alice. Non riusciva a non sentire l'eccitazione
per quell'incontro. Era come presentarsi al primo appuntamento sapendo
gi� che ad aspettarla ci sarebbe stato l'uomo che pi� avrebbe amato
nella sua vita.
E non era una fantasia.
Una parte di lei era Desdemona. Ogni gesto le costava una fatica
immensa. Una disciplina che mai aveva avuto. Un dolore che le
trafiggeva il petto ma che non si sarebbe evitata per nulla al mondo.
Entrambe sapevano che erano state le artefici del loro destino. Ma non
sapevano chi sarebbe sopravvissuta e chi sarebbe morta.
Un ultimo sguardo allo specchio. L'immagine di un'Alice sorridente si
era sovrapposta a quella di una Desdemona mesta. Il sorriso di gioia
al sorriso malinconico. Una lacrima nera di rimmel ad un lampo di
trionfo nello sguardo.
Era stata puntuale.
Era decisamente Alice. A Desdemona non era mai capitato. Il sorriso
aveva vinto e lei sembrava avvolta in un'aurea luminosa e brillante.
Aveva incontrato il suo sguardo, ci aveva letto lo smarrimento dentro.
Ma aveva continuato a sorridere felice andandogli incontro.
I suoi lineamenti da tesi si erano lentamente ammorbiditi, si era
alzato per andarle incontro tendendole la mano.
"Alice, piacere... � questo il paese delle meraviglie?"
Le loro mani si erano strette, gli occhi fissi negli occhi, senza che
il sorriso si incrinasse di un millimetro.
Per un attimo gli erano comparse davanti le lacrime di Desdemona. Ma
era stato solo un istante. Un'allucinazione forse.
"Sei tu la meraviglia pi� grande".

(FINALE 2)

Il mattino dopo la decisione era stata presa. Le avrebbe parlato,
raccontandole di Alice. Le avrebbe dato il tempo di digerire la cosa,
senza farle pressione, ma dicendole anche che non intendeva
rinunciare.
Sapeva che la sua prima reazione sarebbe stata istintiva, che avrebbe
dubitato di lui, che lo avrebbe sommerso di domande volte a dimostrare
quello che pensava, che lei non era importante, che era disposto a
perdere lei pur di non rinunciare ad un'altra.
Sapeva anche che la prima reazione avrebbe velato i suoi occhi di una
malinconia che non avrebbe saputo come dissimulare.
Che poi sarebbe stata la volta della rabbia. Era troppo orgogliosa per
mostrare solo il suo dolore. E che alla rabbia sarebbe seguita la
lucidit�. E la sua amara dolcezza.
"E' davvero quello che vuoi?"
"Si, e se avessi voluto qualcosa di diverso non te ne avrei nemmeno
parlato. Lo voglio e voglio viverlo con te."
"Non lo dici solo perch� sai che se lo vivessi da solo potrei prima o
poi accorgermene e uscire per sempre dalla tua vita?"
"Forse anche per questo, ma � un desiderio che avevamo entrambi, ora
c'� la possibilit� di viverlo, sarebbe sciocco farsi prendere da mille
paure ed insicurezze e non cogliere questa occasione. Non pensi che
potrebbe essere bello per entrambi?"
"Ne sono quasi sicura. Se lei sa che mi appartieni"
"Sei tu che mi appartieni."
Si erano guardati a lungo. Dicendosi tutto ci� che le parole non
avrebbero mai potuto esprimere.
Poi lui le aveva comunicato il luogo e l'orario dell'incontro.
Era rimasta sola.
Desdemona esultava. Alice era scomparsa.
Non voleva deluderlo. Non voleva trasformare quel desiderio in un
incubo. Per la prima volta da quando era iniziato quel gioco si era
resa conto che non esisteva nessuna Alice. Per la prima volta si era
resa conto che le sue insicurezze e paure l'avevano accecata. Era
certa che lui non le avrebbe detto niente. Si vergognava della sua
gelosia e della sua diffidenza. Si era sbagliata.
E alla fine era lei ad aver perso. Alice era un'invenzione della sua
testa malata.
Sarebbe andata all'appuntamento. Avrebbe indossato il suo miglior
sorriso. Si era fatta aspettare, pochi minuti, ma in fondo la
conosceva, lui sapeva che non sarebbe stata puntuale. Si erano
guardati senza mai staccare gli occhi l'uno dall'altro. Paure diverse
aleggiavano nei loro occhi.
"Mi ha contattato Alice... mi ha detto che non verr�..." gli aveva
detto lei, senza distogliere lo sguardo. Lui aveva corrugato la
fronte, un'espressione interrogativa gli si era dipinta sul volto.
Sembrava contrariato, ma lei continuava a sorridere "...cos�, per non
deluderti, ho chiamato la mia amica, mi doveva un favore e in fondo la
situazione non le dispiaceva... arriver� a momenti".
Si erano guardati ancora a lungo.
Poi lei era diventata seria. Non sapeva se lui avesse capito, ma con
un filo di voce gli aveva sussurrato "Scusa. Per aver dubitato di te,
per essere stata cos� sciocca... non c'� nessuna Alice, ma per le
meraviglie mi sono attrezzata".


citazioni tratte da "Alice allo specchio" e "Alice nel paese delle
meraviglie"

Xlater

unread,
Nov 17, 2009, 5:44:30 PM11/17/09
to
michiko ha scritto:

> ----
>
> Alice. E altre meraviglie.
>
>
> Sarebbe stata in grado di sdoppiarsi ancora?

Ciao michiko!

Non so quanti altri scriveranno un commento a questo racconto. Al primo
approccio pu� risultare un po' criptico, e non mi sorprende che qualcuno
possa aver abbandonato la lettura a met�. Forse serviva qualche
spiegazione pi� esplicita di quello che sta succedendo. Non tutti hanno
dimestichezza di come funzionino le cose in qualche social network dove
chi visita un profilo lascia una traccia visibile, ecc.

L'atmosfera morbida, lunare, ovattata � forse il pregio maggiore di
questo racconto. Mi convince meno l'idea di fondo: che una ragazza provi
a stuzzicare l'interesse del suo ragazzo indossando un'altra identit�,
come pu� avvenire con facilit� nel mondo "virtuale" delle social
network, mi sembra una stravaganza notevole. Ammetto che c'� qualcosa di
poetico nel contrasto interiore della ragazza che si proietta
sinceramente in entrambe le identit�, col risultato che mentre Alice
spera di attirare l'attenzione, Desdemona � gelosa della possibilit� che
ci� avvenga. Ma � un contrasto un po' finto, artificiale,
"autocontenuto", nel senso che nasce e muore nella protagonista stessa
prima ancora che lui abozzi la minima reazione in un senso o nell'altro.

Bisogna riconoscere l'impronta perversamente femminile in tutto questo.
Una sta tanto bene col suo ragazzo, le cose vanno a gonfie vele, lo ama
e ne � teneramente ricambiata. Non potrebbe starsene contenta e godersi
la vita? No, deve crearsi questa mascherata, questi drammi artificiali,
la voglia di rubarsi il ragazzo da sola, le lacrime di gelosia per se
stessa. Se non ci sono problemi per cui soffrire un po', creiamoli, che
diamine! Che gusto c'� se no?
Per� non nego che questa perversione ha un che di tremendamente
affascinante. Una donna che smette di penare per amore, smette di
vivere. Basta saperlo, e noialtri si provvede, senza bisogno di Alici e
Sardine. :-)


Xlater


michiko

unread,
Nov 20, 2009, 4:58:03 AM11/20/09
to
On 17 Nov, 23:44, Xlater <xlater_TOG...@hotmail.com> wrote:
> michiko ha scritto:
>

>
> Ciao michiko!

ciao Xlater,
ti ringrazio per il commento e per le critiche.

in effetti ho avuto il sospetto che fosse un p� complesso seguire
l'evolversi del racconto, data la struttura che alterna i pensieri e
le azioni dei personaggi, uno dei quali risulta sdoppiato in due. mi
auguravo si capisse, ma forse non � davvero cos� immediato.


> Mi convince meno l'idea di fondo: che una ragazza provi

> a stuzzicare l'interesse del suo ragazzo indossando un'altra identit�,
> come pu� avvenire con facilit� nel mondo "virtuale" delle social


> network, mi sembra una stravaganza notevole.

...la "perversione" umana, non ha confini. quella delle ragazze, ne ha
meno ancora.
e in effetti desdemona e alice, pur essendo la stessa persona, si
vivono e percepiscono come due persone diverse. una cosa che forse
risulta inusuale, ma che in personalit� complesse non � cos� strana.
tu stesso ne avverti la genuinit� in quelli che sono i loro pensieri e
stati d'animo sebbene registri il contrasto tra le due un p�
artificiale.

> Ma � un contrasto un po' finto, artificiale,


> "autocontenuto", nel senso che nasce e muore nella protagonista stessa
> prima ancora che lui abozzi la minima reazione in un senso o nell'altro.

e in effetti lui risulta essere il personaggio pi� "sano" della
vicenda. nonch� quello pi� razionale. e forse in questo specifico
contesto, del tutto marginale.

> Bisogna riconoscere l'impronta perversamente femminile in tutto questo.
> Una sta tanto bene col suo ragazzo, le cose vanno a gonfie vele, lo ama

> e ne � teneramente ricambiata. Non potrebbe starsene contenta e godersi
> la vita?

le interpretazioni possono essere diverse in questo caso:

- desdemona sta bene, � innamorata e ricambiata, ma sente di volersi
mettere alla prova riconquistando il suo compagno sebbene con un'altra
se stessa che vive nell'ombra, forse l'evoluzione di quella che lui ha
incontrato e conosciuto, forse semplicemente una parte meno scoperta
- desdemona � insicura e vuole mettere lui alla prova, ma senza
rischiare troppo e senza rendersi conto che in effetti in questo gioco
malato si trover� comunque ad essere vittima e carnefice di se stessa,
qualunque sia l'esito della faccenda.


> Per� non nego che questa perversione ha un che di tremendamente


> affascinante. Una donna che smette di penare per amore, smette di
> vivere.

io non sono sicura che si tratti di vere e proprie pene d'amore. in
fondo ci sono piccoli accenni anche alle pulsioni erotiche di
desdemona e alice. c'� un modo di vivere questa sfera che contempla
piacere e dolore. che si compiace in entrambi. e che probabilmente si
trasmette anche la loro psiche.

grazie ancora per gli apprezzamenti e le critiche, un saluto
michiko


cucciolakl

unread,
Nov 23, 2009, 4:47:09 PM11/23/09
to

> Alice. E altre meraviglie.
>
> Sarebbe stata in grado di sdoppiarsi ancora? Probabilmente si, non era
> pi� quella che aveva conosciuto e nel suo mondo di specchi avrebbe

> potuto essere altre mille. Si era persa a fantasticare sul nome, le
> piaceva cavillarsi sui dettagli, dare un'anima ai personaggi che la
> abitavano, vestirli e adornarli di mille inutili particolari.
> �

Molto piacevole e molto... labirintico, almeno per me.
Non perche' sia difficile da seguire, anzi credo che lo svolgimento
sia chiarissimo, e sulla quantita' di carnazza, posso tranquillamente
rimediare con l'immaginazione.
Ma proprio seguendo il filo del racconto mi sono trovata persa nel
labirinto dei pensieri di Desdemona/Alice.
Desdemona vuol mettere alla prova la sua sincerita', e per farlo
sceglie la strada degli specchi, diventa un'altra se stessa,
procurando una falsa immagine che pero' diventa vera man mano che il
gioco continua. Ma allora quella falsa e' Desdemona? no, sono vere
tutte e due... E da qui si potrebbe stare ore e ore a discutere, come
le guardie della regina, su come si possa tagliare la testa del gatto
del Cheshire, se non c'e' un corpo da cui tagliarla,mentre il Re
sosteneva che se c'e' un capo, puo' dunque essere decapitato.

Di certo, il gioco della protagonista e' una forte tentazione, ma una
tentazione pericolosamente autodistruttiva. E' stato quasi un sollievo
arrivare in fondo per scoprire che, in ogni caso, una e una sola va
all'appuntamento.

c.

--------
When she got back to the Cheshire Cat, she was surprised to find quite
a large crowd collected round it: there was a dispute going on between
the executioner, the King, and the Queen, who were all talking at
once, while all the rest were quite silent, and looked very
uncomfortable.

The moment Alice appeared, she was appealed to by all three to settle
the question, and they repeated their arguments to her, though, as
they all spoke at once, she found it very hard indeed to make out
exactly what they said.

The executioner's argument was, that you couldn't cut off a head
unless there was a body to cut it off from: that he had never had to
do such a thing before, and he wasn't going to begin at HIS time of
life.

The King's argument was, that anything that had a head could be
beheaded, and that you weren't to talk nonsense.

The Queen's argument was, that if something wasn't done about it in
less than no time she'd have everybody executed, all round. (It was
this last remark that had made the whole party look so grave and
anxious.)

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