Marco
> Salve a tutti.
difficile su un NG dare un parere, certo il non voler fare l'autopsia
sicuramente non aiuta, ma da quello che leggo mi sento di poter dire, in
tutta tranquillità e senza timore di dire stupidaggini, per lo meno due
cose:
1) ogni intervento chirurgico sul cuore può essere potenzialmente
letale, se non altro durante le fasi di anestesia, ma anche dopo le
complicanze sono sempre in agguato, e non importa quanto bassa o alta
sia la probabilità. C'è sempre (e non solo in cardiochirurgia).
2) il freddo il brivido mi fanno pensare (ma solo l'autopsia può dare
conferma) ad un fatto settico, magari causato da una infezione batterica
della protesi (eventualità possibile e per altro frequente) da cui
avrebbe anche potuto scaturire una aritmia fatale, improvvisa e,
pertanto, causa del decesso.
Sul discorso "valvola piccola" non mi esprimo, non ho le competenze per
dire nulla in proposito.
> Marco
Carissimo Marco,
prima di tutto le mie condoglianze per il lutto che ti ha colpito.
Veniamo alla sostanza della tua domanda.
L'operazione di sostituzione della valvola aortica non è per nulla
abbastanza comune: anche nei centri migliori del mondo la mortalità
non è trascurabile, essendo tra il 5 ed il 10% dei pazienti; essendo
tua zia non giovanissima ed affetta anche da altri problemi, come la
fibrillazione atriale (che, per inciso, non si può "togliere"
facilmente prima di un intervento) le cose diventano ancora più
difficili.
In questi casi si deve decidere tra il rischio che il paziente
correrebbe lasciandogli la valvola nel posto e quello che correrebbe
sostituendogliela: il responso del cardiologo mi fa immaginare che non
ci fosse scelta.
Se poi vuoi sapere se la morte di tua zia può essere causata da un
qualsiasi errore medico, la risposta è sicuramente di sì. Questa
possibilità esiste, ma è una possibilità che si deve basare su dati
reali, perché la stessa cosa può succedere - putroppo - anche per un
paziente curato in maniera ottimale.
E' un tuo diritto (e quello dei familiari) di sapere esattamente come
sono andate le cose e (limitatamente ai familiari) anche di richiedere
una autopsia. Che deve tuttavia essere richiesta in tempi brevi.
Ti ringrazio, e un grazie anche a NickWing per la risposta.
Ho appurato poi che sulle dimensioni ridotte della valvola erano stati
precedentemente informati sia mia zia che i familiari, e il particolare non
veniva ritenuto, a torto o a ragione, significativo. L'autopsia non è stata
fatta perché i familiari hanno categoricamente deciso in questo senso, e
tutto sommato non mi sento di dargli torto: tuttavia la certezza matematica
di ciò che è successo non l'avremo mai. Una domanda però continua a girarmi
in testa: se veramente le percentuali di mortalità sono così consistenti
(anche se in rete ho trovato percentuali più basse, ma comunque rilevanti),
possibile che nessuno ne sia stato informato? Nel consenso informato
(domanda da ignorante) vengono esplicitate anche le percentuali statistiche
di rischio? Il medico con cui abbiamo parlato la sera stessa ha detto che in
quest'intervento muore un paziente su centomila, cosa chiaramente falsa.
Chiedo questo perché ho appreso poi che il cardiologo che si era espresso
per l'intervento (uno specialista tra l'altro molto noto) aveva giudicato
quest'ultimo necessario ma (parole sue) "non urgentissimo". Mia zia aveva
paura ad operarsi (e aveva ragione) ed è stata convinta dai figli. Posso
solo immaginare come devono sentirsi adesso. Sapere *precisamente* il grado
del rischio avrebbe probabilmente provocato più dubbi e una valutazione
diversa della cosa. Ma tant'è, sono discorsi che adesso non ha senso fare,
disgraziatamente non si può tornare indietro.
Marco
Carissimo Marco,
l'avverbio "precisamente" non esiste in medicina. Putroppo ogni caso è
a sè, e talvolta le cose vanno male anche senza nessuna colpa.
Come hai capito non si può tornare indietro, e crogiolarsi su quello
che è successo (soprattutto se i familiari vogliono chiudere la
questione) non servirà a nulla, anzi..
> Sapere *precisamente*
> il grado del rischio avrebbe probabilmente provocato più dubbi e una
> valutazione diversa della cosa. Ma tant'è, sono discorsi che adesso non
> ha senso fare, disgraziatamente non si può tornare indietro.
lavoro in un campo della medicina in cui l'avverbio *precisamente* non
può essere usato praticamente *MAI*. In oncologia infatti i pazienti
spesso esprimono la volontà di conoscere dettagliatamente la loro
prognosi e in genere cerco di dare loro l'informazione ricercata,
qualora richiesta esplicitamente, anche se "smussata" in termini
percentuali con termini quali "circa", "più o meno", e questo perchè le
statistiche sono molteplici e le casistiche disparate al punto che è
difficilissimo, se non impossibile, tirare fuori numeri attendibili per
tutti i casi. Ma quel che ci tengo a sottolineare *sempre*, e questo
vale anche per tua zia, è che nelle statistiche di sopravvivenza si
comunica una percentuale ma il singolo paziente è "o dentro o fuori",
perchè la condizione di vita o morte è una condizione "TUTTO O NULLA".
Questo vuol dire che anche a fronte di una probabilità bassissima la
possibilità di rientrare nella porzione sfortunata della casistica
sussiste ahimé sempre. Questo è il motivo per cui in genere, soprattutto
nei casi meno favorevoli, convinco i pazienti a non accanirsi con numeri
decimali che non possono indicare la loro condizione reale.