Il 04/04/2016 10:47, *GB* ha scritto:
> L'emangiosarcoma è un tumore rarissimo nella specie umana (in cui è più
> noto come angiosarcoma splenico), ma frequente nel cane, specialmente
> nel pastore tedesco. Bisogna operare perché, date le dimensioni che
> hai detto, se si rompe, il tuo cane rischia un'emorragia fatale.
Il veterinario dice che, per ora, non è molto grosso. Domani verrà
tolto, operazione, di per se, è semplice.
> Detto ciò, quelle dimensioni sono tali da far dubitare che non ci siano
> metastasi,
Dall'ecografia non se ne vedevano.
specie considerato che quel tumore, di origine endoteliale,
> ha già in partenza l'accesso al circolo sanguigno. Ma se è confinato
> alla milza (la sede più comune) e non ci sono metastasi visibili,
> si può sperare.
Da quello che ho letto il problema è che il tumore viene quasi sempre
scoperto in stadio avanzato.
I mesi che verranno lo diranno. Probabilmente, dopo
> una settimana dall'intervento, sarebbe opportuno effettuare una
> chemioterapia adiuvante. Ma può deciderlo solo il tuo vet.
Dovrò andare da un oncologo.
Cos'è la chemioterapia adiuvante?
>
http://editoria.sichirurgia.info/Riviste/2005/3/pdf/16Sivelli_305.pdf
Dall'articolo si estraggono informazioni utili anche per il cane:
Leggo: "La sopravvivenza è stata correlata alla possibile
“gestione” della milza. Nei pazienti sottoposti a splenectomia dopo
rottura spontanea della milza la sopravvivenza media è pari a 4.4
mesi. Se la splenectomia anticipa la rottura, la sopravvivenza media
sale a 14.4 mesi".
Nei cani si parla di circa 3/4 mesi di vita (in generale) senza
distinzione tra intervento pre o post rottura. E' anche vero che il
tumore nel cane (come nell'uomo) viene diagnosticato quasi sempre in
seguito a shock da rottura o in seguito all'ingrossamento della milza
percepibile anche senza palapzione.
Interpolando i dati (ma perché per i cani non ci sono statistiche così
precise?) la vita media dovrebbe arrivare ad un anno nel cane.
"In realtà l’utilizzo di tale tecnica risulta controverso nella
chirurgia oncologica, per il rischio che cellule tumorali possano
essere aspirate e reinfuse al paziente, anche se non esistono
ancora in letteratura dati che dimostrino con certezza una
correlazione tra l’uso dello IOBS e la disseminazione della malattia
neo-plastica."
In veterinaria, invece, pare sia accertato che il materiale che
fuoriesce dalla milza rotta porti sempre metastasi.