Il 20/12/2011 18:59, Arcobaleno ha scritto:
> Persio<
persio...@gmail.com> ha scritto:
>
>> Ma è tutto troppo complicato da formalizzare.
>>
>> Grazie comunque dell'attenzione.
>>
> Euclide negli Elementi invece ha formalizzato bene cosa
> dobbiamo intendere per piano bidimensionale per es....che nel nostro
> mondo reale non esiste...così come non esiste la linea retta.
Certo: nella realtà non esiste nulla che abbia una sola dimensione e che
sia estendibile indefinitamente, come non esiste nulla che sia
adimensionale.
Ed è per questo che mi ponevo il problema di come dovrebbe essere
concepita una geometria che sia più vicina al mondo reale.
Naturalmente ogni formalizzazione del mondo reale sarà sempre "altro"
rispetto a ciò che descrive, e rispetto a questo avrà sempre un certo
grado di approssimazione che viene alla luce nel momento in cui si pone
in rapporto l'uno con l'altra.
Quello che mi chiedevo era appunto se non convenga immettere nella
formalizzazione anche l'inevitabile approssimazione, in modo da
avvicinare a piacere la formalizzazione al suo oggetto.
La geometria euclidea, ad esempio, è un sistema formale nel quale se il
segmento AB è posto uguale al segmento BC vuol dire che i due segmenti
sono esattamente della stessa misura. Nel mondo reale, invece, ogni
misura è approssimata e nessun oggetto può essere esattamente uguale ad
un altro oggetto, in nessuna delle sue dimensioni.
La geometria euclidea è un sistema formale che racchiude e confina la
sua distanza dal mondo reale nei suoi postulati fondamentali, per questo
gli enti che vi sono compresi sono perfetti.
Altro esempio: se voglio descrivere il moto rettilineo uniforme la retta
euclidea va bene, ma solo se la distanza dal punto iniziale a quello
finale è molto limitata. Se volessi sperimentare il moto rettilineo
uniforme su distanze interstellari troverei che la linea descritta dal
moto è curva. Aver postulato l'estensibilità infinita della retta rende
perfetto l'ente geometrico ma inadeguata alla realtà la geometria euclidea.
Altro esempio: la serie dei numeri naturali. Indrodurre nella
formalizzazione che li descrive il concetto di vuoto, nulla, zero,
consente di concepire una serie estensibile indefinitamente di enti
discreti. Ma se questi concetti nel mondo reale non avessero valore,
allora la serie dei numeri reali potrebbe essere la successione dei
picchi di un'onda nel continuum spaziale, che procede secondo una
traiettoria chiusa e finita.
Oppure, sempre a proposito dei numeri naturali, si potrebbero
considerare le proprietà dell'artefice di ogni sistema formale: la
mente, che per discernere ha bisogno di dividere.
Se il mondo fisico fosse privo di discontinuità assolute la mente non
potrebbe concepirlo, neanche esisterebbe una mente. Dunque i numeri
naturali sarebbero il risultato della suddivisione mentale dell'UNO in
due parti e della successiva addizione di 1/2 al primo della serie.
Si, lo so che esistono formalizzazioni teoriche che con il procedere
delle conoscenze in campo fisico si sono adeguate per poter meglio
descrivere la realtà: qualcosa ho letto. Tuttavia non ho mai incontrato
una geometria che postuli la retta come linea chiusa e finita. Salvo la
geometria proiettiva, nella quale però la retta chiusa ha una parte
finita e una infinita.
Bene, se ti ho annoiato ti chiedo perdono.