On 25/04/2012 22:15, Piero Vico wrote:
>>> Sì, non c'è bisogno del modulo, mi son sbagliato.
>>
>> Infatti occorre soltanto l'isotropia e l'invarianza per rotazioni come
>> espressa dall'equazione successiva in quella pagina.
isotropia è un lapsus per invarianza traslazionale (uguaglianza di ogni
luogo, ovvero per omogeneità) Sull'invarianza va notato che in vero:
f(R x) = R f(x)
qui indico sinteticamente con x il vettore r,r', posizione e velocità. A
rigore si dovrebbe parlare di covarianza delle equazioni rispetto alle
rotazioni. Nel punto di vista lagrangiano il sistema è rappresentato da
una funzione scalare e si può parlare di invarianza, con qualche
sottigliezza che si intende meglio nel linguaggio delle forme
differenziali, che Arnold introduce circa 150 pagine più avanti.
> "isotropia e invarianza per rotazioni" sono la stessa cosa.
> La dipendenza da R1-R2 deriva dall'omogeneità dello spazio (invarianza
> per le traslazioni).
>
>> Hai scritto la forma
>>
>>> generale di F che discende dall'invarianza galileiana, senza le (V1-
>>> V2). Stiamo considerando l'esempio fisico più semplice, quello di una
>>> forza di interazione agente a distanza in modo istantaneo su punti
>>> materiali. In questo ambito ovviamente il terzo p. vale sempre.
>>
>> Perché? Considera le seguenti equazioni:
>>
>> m1 R1'' = k (R2-R1)
>> m2 R2'' = 2k (R1-R2)
> Embè, hai fatto lo stesso esempio che avevo fatto io. Avevo posto k=m2
> e 2k=m1.
non mi quadra dimensionalmente, comunque con la scelta di opportune
unità può essere messo nella forma che dici tu.
> Non esiste in realtà, non è un esempio fisico reale. Dimostrarlo,
> senza usare il 3° p., è proprio quello che ho chiesto.
Tu proponevi di usare il solo principio di relatività senza alcuna
ipotesi extratestuale. L'esempio che dici di avere già considerato
avrebbe dovuto farti concludere che la non fisicità di questo esempio
non è dimostrabile per via del solo principio di covarianza. Ma non mi
sembri convinto.
(...)
>> Dipende da cosa intendi per semplice. La formulazione hamiltoniana ed il
>> principio di conservazione dell'energia sono concetti semplici?
>
> formulazione hamiltoniana, no. Conservazione energia, si.
Dici? A me sembra al contrario che la parte difficile, di "fisica" sia
la conservazione dell'energia, benché fondamentale o elementare, il
formalismo hamiltoniano in fondo è solo una ingegnosa rielaborazione
algebrica del principio dei lavori virtuali.
>>> Tra i fatti sperimentali che sono alla base della meccanica, Arnold in
>>> prima pagina mette il principio di relatività e quello di determinismo
>>> di Newton. Il fatto sperimentale dell'azione-reazione invece lo fa
>>> spuntare fuori molto più avanti, come se non fosse fondamentale, ma è
>>> essenziale per la dimostrazione delle leggi di conservazione. Non
>>> avrebbe dovuto enunciarlo subito in prima pagina?
>>
>> Arnold non è quasi mai lineare nelle esposizioni anche più tecniche e
>
> Io penso che sia una scelta voluta e che ha un senso. Il 3° p. non
> poteva essere messo allo stesso livello del p. di relatività
> galileiano e del p. di determinismo di Newton.
Quando parlo di mancanza di linearità nel libro di Arnold non mi
riferisco solo al modo frammentario in cui presenta il 3° principio.
Anche sul principio di conservazione dell'energia (come principio
fisico) è alquanto lacunoso, e lo stesso sulle interrelazioni fra
conservazione dell'impulso, del momento della quantità di moto e della
conservazione dell'energia, in altri punti contiene delle autentiche
leggerezze, come per esempio nell'analogia fra ottica e meccanica.
Nonostante questo è un gran libro, di una grande mente, e lo difendo.
> E' un fatto
> sperimentale neanche sempre verificato, e non credo sia più neanche
> necessario in avanti nel libro, dopo Noether (io sono arrivato a
> leggere fino a p.76)
Se questo aspetto fosse sottolineato a dovere si potrebbe convenire, ma
non c'è nemmeno un cenno sul modo in cui il terzo principio potrebbe
risultare non verificato e non può esserci un cenno perché finché si
parla di sistemi conservativi di un numero finito di punti materiali il
terzo principio è un teorema.
> L'avevo letto, il Landau (parte hamiltoniana esclusa). Decisamente
> un'altra cosa rispetto all'Arnold.
Io ho iniziato con un terzo russo: Gantmacher affiancato da un altro
russo Gelfand, e poi un americano: Goldstein. Il libro di Landau lo
avevo fotocopiato fin dal primo anno, ci veniva ripetuto allo
sfinimento, va bene solo quando le cose le hai già imparate, e gli
esercizi fanno parte del testo, ha un immenso valore alla stregua di
compendio e di approfondimento, e lo si può leggere in maniera
antologica fin da subito. Il libro di Arnold era "sconsigliato" come
testo introduttivo, ma la sua lettura era caldeggiata come completamento
culturale inevitabile.
Dopo aver visto il libro di Marmi e quello di Dell'Antonio penso che
comincerei da quelli e mi sembra che molti abbiano adottato questi nuovi
libri nei corsi di meccanica razionale, oltre ai classici della scuola
romana.
> Consiglierei di leggere prima l'Arnold, che non mi pare frettoloso, ma
> piacevolmente "denso", e rigoroso. Poi leggersi il Landau, che trovo
> "bello".
Quel volume di Arnold come avrai capito non vuole essere rigoroso e
riesce benissimo a non esserlo, a tratti con qualche eccesso di
disinvoltura, comunque se per te è adeguato non sta a me contrastare
questa convinzione, mi sembra di capire che lo stai affrontando con una
certa base culturale e per motivi di completamento personale del
percorso di studi e con queste intenzioni è un ottima lettura.
>> di procedere per un'impostazione "neoclassica", cerca in quel libro di
>> partire dalle basi classiche della fisica per giungere il più in fretta
>> possibile alle postreme astrazioni contemporanee, evitando per quanto
>> possibile i salti logici. E' un tentativo titanico il cui risultato non
>> è pienamente soddisfacente IMHO.
>
> Per postreme astrazioni penso ti riferisci alle appendici? Per il
> resto, la base, sono 300 pagine, mi sembra uno spazio sufficiente. In
> Landau sono 230.
Mi riferisco alla trattazione delle trasformazioni canoniche nel
linguaggio della geometria differenziale dei getti su varietà, che è un
punto di vista ancora largamente ignorato da gran parte dei libri di
testo contemporanei specie a livello introduttivo, come troppo avanzato,
in verità è matematica della prima metà del novecento. Riescono a far di
meglio solo il libro di Marsden ed alcuni libri di Lang, per il resto
nella letteratura sulla meccanica troverai il deserto riguardo al punto
di vista di Arnold.
> Se c'è una cosa che non mi piace, dell'Arnold, sono alcuni dei
> problemi lasciati da risolvere, senza soluzione, che danno
> l'impressione di doversi dimostrare da soli cose importanti che
> sarebbe meglio esplicitare. In questo senso è poco didattico per i
> principianti.
Può essere traumatico per dei principianti. Va bene in seconda o terza
lettura, meglio scoprirlo avendo delle solide basi, penso sia stata una
lettura meravigliosa per chi aveva completato il proprio corso di studi
ignorandolo del tutto, quindi per i nostri insegnanti più anziani, e che
purtroppo è difficile che uno studente di oggi lo legga solo con la
giusta maturità.
>> che presenta una deduzione del terzo principio dal principio di
>> conservazione dell'impulso
>
> capirai! e che ci vuole? :P
piano. Non hai letto cosa Moretti intende per terzo principio: non è lo
stesso che intendi tu, per quello che intendi tu serve anche la
conservazione del momento angolare.
>> linkato, e chissà quanti altri libri stranieri.
>
> Non hai citato il Goldstein. Io non l'ho consultato. L'hai letto?
> Comunque io lo studiando perché nel mio corso di studi non c'è mai
> stato un corso di meccanica razionale.
L'ho studiato, il Goldstein nella vecchia edizione, quello nuovo è a
tratti più divertente. E' un libro stimolante, sul Gantmacher ho un
giudizio contrastato, per certi versi è un utile palestra di
formalizzazione di ragionamenti complessi, per altri è poco rigoroso e
contiene materiali esuberanti rispetto ad una lettura introduttiva.