Enrico Gregorio ha sscritto:
> Chiunque ti abbia detto che per risolvere un'equazione della
> forma
>
> a sin x cos x = b
>
> occorre portarla nella forma
>
> b sin^2 x - a sin x cos x + b cos^2 x = 0
>
> e quindi in
>
> b tan^2 x - a tan x + b = 0
>
> è classificabile come criminale pericoloso. :)
D'accordo, ma non credo che sia questo il problema.
Intendo che simili criminali, se esistono, sono rari.
Invece sono molto frequenti gli studenti che vanno in cerca della
"formula sicura" (vogliamo chiamarla algoritmo? :-) ) che vada bene in
tutti i casi e non richieda di pensare.
Sono gli stessi che per risolvere
x^2 = 3
applicano la formula dell'eq. di secondo grado...
> Per decenni è stato considerato come il culmine della conoscenza
> matematica nel liceo scientifico. :(
Anche qui emenderei un po'...
Verissimo che anch'io ho subito una cura intensiva di
Tartinville-Giraud (ma anche di qualche altro metodo).
Debbo conservare ancora qualche quaderno...
Però quello che era considerato il culmine era la cosiddetta
"applicazione dell'algebra alla geometria", ossia la risoluzione di un
problema geometrico riducendolo a un'eq. di secondo grado corredata di
opportune "condizioni".
Ora il mio ricordo diretto e l'esperienza successiva mostra che il
"punctum dolens" per gran parte degli studenti non era la famigerata
"discussione", ma quello che veniva prima:
- come scegliere l'incognita? (dalla quarta in poi poteva anche essere
un angolo!)
- come trovare le "condizioni"?
Ossia la parte che oso definire più "creativa" del lavoro.
Sarebbe quindi più utile discutere perché succede questo, che succede
a tutti i livelli scolastici, fin dalle elementari.
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Elio Fabri