Enrico B. ha scritto:
> Nessuno nega una certa meccanicitÃàdel metodo di Tartinville, ma
> secondo me non può essere disprezzato, ma questo è un parere
> personale, allora lo studio della meccanica razionale potrebbe essere
> eliminato perché teorizza la fisica pratica?
Ma come si fa a proporre un simile confronto?
Cadono le braccia...
> Non dimentichiamo che il processo di formazione vera deve passare
> attraverso cose che possono non piacere ma che devono essere fatte,
> perché questo educa alla vita.
> A Tartinville forse è stato dato troppo spazio, ma comunque aiutava a
> ragionare.
Senti, io ho preso la maturità nel 1947, e conservo ancora qualche
quaderno, dove puoi trovare un'abbondanza di parabole che variamente
intersecano o no l'asse delle ascisse :-)
Però io ero uno che capiva quelle cose e sarebbe anche stato in grado
di capirne ben altre, se solo mi fossero state proposte.
Ma la stragrande maggioranza dei miei compagni e di tutti i ragazzi
delle generazioni successive al più arrivavano a imparare un
meccanismo a base di "delta" e di "deltino": niente di più.
Probabilmente non hai mai riflettuto sulla storia di quella fissazione
per Tartinville (e Giraud, mi pare :-) )
Intanto devi tornare a un'epoca in cui pochi ragazzi facevano il liceo
scientifico (lo sai che ai miei tempi a Roma ce n'era uno solo?) e
quei pochi avevano una strada pressoché obbligata: università,
ingegneria (gli studenti di fisica e matematica erano mosche bianche).
Si assumeva che per loro il liceo dovesse essere appunto propedeutico a
studi tecnico/scientifici, e quindi i programmi di matematica erano
indirizzati a fornire un addestramento anche pratico.
Controprova: i programmi del liceo classico erano totalmente diversi.
A questo scopo qualcuno pensò che un percorso formativo potesse essere
la pratica con problemi di "applicazione dell'algebra alla geometria",
e naturalmente bisognava scegliere problemi che non portassero a
equazioni troppo complicate (leggi: terzo grado o più) né troppo
semplici (leggi: primo grado).
Ecco perciò il dominio dei problemi di secondo grado, che per dargli
sapore venivano conditi con la presenza di "parametri", in modo che
avesse senso discutere se e quando le soluzioni dell'eq. algebrica
fossero geometricamente accettabili.
Quindi disuguaglianze, ossia le famigerate "condizioni", spauracchio
di tutti gli studenti.
Perché per tutti gli studenti la vera difficoltà di quei problemi non
era la "discussione", che era appunto meccanica.
Era prima di tutto come "mettere in equazione" il probema geometrico
(quale incognita scelgo?), e poi come scovare appunto le condizioni da
imporre alle soluzioni.
Poi col passare degli anni è cambiato tutto: il liceo scientifico è
divenuta scuola "di tutti o quasi", che molti scelgono solo perché non
c'è il greco, c'è poco latino, ed è più qualificante di un istituto
tecnico.
Mentre di scientifico ha molto poco :-(
(Oggi a Roma i licei scientifici sono almeno 30...)
Quindi quel valore formativo, ammesso che ci fosse, ha completamente
perso di senso.
Ma non nonostante vari tentativi, un diverso curriculum matematico non
si è ancora visto.
Si è persa quasi del tutto la trigonometria, la geometria sintetica è
ormai un'illustre sconosciuta (quanti ragazzi sanno che cos'è e a che
serve una dimostrazione?)
E qui stiamo amncora a discutere su Tartinville :-(
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Elio Fabri