Grazie per ogni eventuale risposta.
Ecco, direi che si può accodare alle seguenti:
- non girovagare vicino agli ingressi delle fognature di New York: potrebbe
essere in agguato un temibile coccodrillo;
- non date confidenza alle belle e prorompenti fanciulle conosciute in
discoteca: potreste svegliarvi senza un rene.
Ma questo è un luogo comune. Se uno studia strutture più generali non credo
sia influenzato più di tanto da quanto ha appreso in precedenza.
Semmai sono certi test di ammissione all'università che, come avevo discusso
qualche tempo fa, sembra che tendano a privilegiare certo nozionismo.
Mah. Quantomeno vale il fatto che la maggior parte degli studenti si aspetta
di studiare una matematica che non rompa la continuita` con quella studiata
al liceo. E questo fatto vale in maniera piu` accentuata per gli studenti
del liceo scientifico.
G
Non ti fare problemi. Studia molto, iniziando da subito e non da due,
tre mesi dopo l'inizio delle lezioni, e non avrai grossi problemi.
IMHO, se sei intelligente e abituato a rimboccarti le maniche
la maturita' che hai fatto non conta quasi nulla.
Quando ho fatto informatica io (inscritto nell'autunno del '83...)
tra i migliori del mio corso c'erano dei miei amici e conoscenti
che venivano dal classico.
Sicuramente informatica non e' matematica, ma ci sono comunque
(o forse c'erano, credo che nel frattempo si sia parecchio ammorbidita,
perche' adesso se seghi troppi studenti ti rompono gli zebedei...)
un certo numero di esami con una forte componente matematica
tipo analisi I e II, algebra, geometria,
logica matematica, calcolo numerico, teoria della calcolabilita',
ricerca operatica, etc.
Quello che alla fine penso che conti e' oltre alla passione per
la matematica (senza la quale presumo che scegliere matematica sia
un suicidio) una forte propensione al pensiero astratto.
In questo senso la matematica che si fa al liceo e' talmente a basso
livello che non penso abbia molta influenza su quello che
uno va a studiare poi.
ciao,
g.
Invece lessi tempo addietro una statistica in cui veniva mostrato come
mediamente l'andamento universitario degli scritti a facoltà
scientifiche che venivano dal classico era migliore rispetto a quello di
studenti provenienti dallo scientifico. Io stesso nel mio piccolo ho
notato questo alla facoltà di informatica dove mi sono laureato.
ciao
Mi aggiungo a quanti ti hanno già dato risposte favorevoli: sono
uscito tre anni fa dal liceo classico, sto frequentando matematica e mi
trovo molto bene.
Non spaventarti all'inizio, quando i tuoi compagni provenienti dallo
scientifico diranno "ah, questo l'ho già fatto..." tu studia e,
all'esame, saprai quelle cose con rigore, mentre loro, spesso, non le
sapranno giustificare. Dal secondo anno in poi sarete tutti sulla
stessa barca e la capacità di astrazione ereditata dalle versioni di
greco ti aiuterà parecchio.
> Grazie per ogni eventuale risposta.
Non c'è di che.
Gia` qui c'e` un problema: la matematica che si fa dove "si studia
matematica" ha per lo piu` poco a che vedere con la matematica moderna, ed
e` invece vicina alla matematica del liceo (quella, diciamo, dei numeri e
dei conti). Nei vari corsi di laurea in ingegneria dubito che si studino, ad
esempio, l'algebra astratta e la topologia generale (a parte magari qualche
accenno). E dubito che si affrontino questioni quali ad esempio quella
dell'assioma della scelta e similari. Li` serve semmai la matematica di piu`
immediata applicazione, la quale richiede una forma mentis diversa rispetto
alla matematica astratta.
> mentre la maggior parte degli stessi (iscritti al classico) risulta
> polarizzata nelle facoltà umanistiche
> e a giurisprudenza (nasta cercare e si trovano
> le statistiche). Questo è segno che certi preconcetti agiscono ex ante
> sugli studenti
Si`, certo.
E vuol dire anche che magari molti ragazzi provenienti dal classico,
potenzialmente validi nella matematica moderna, vengono distolti dagli studi
matematici a causa dell'idea della matematica che viene trasmessa al liceo.
> Se ti leggi questo:
> http://macosa.dima.unige.it/pub/matric/numi.htm
Si parla, appunto, di *conoscenze* matematiche. Proprio quelle che sarebbe
invece il caso di "dimenticare".
G
Tutto quello che al liceo scientifico ti insegnano (in matematica) in più
rispetto alle altre scuole non ti serve assolutamente per affrontare la
facoltà di matematica, anzi. Potrebbe avere una spendibilità immediata negli
esami di analisi di facoltà come ingegneria o architettura, non certo alla
facoltà di matematica. Qui si parte tutti alla pari.
[cut]
Potrebbe avere una spendibilità immediata negli
> esami di analisi di facoltà come ingegneria o architettura, non certo alla
> facoltà di matematica. Qui si parte tutti alla pari.
>
Non diciamo sciocchezze! Gli esami di analisi 1 e 2 d'ingegneria sono alla
pari di quelli di matematica (almeno parlo di quelli del v.o.)
Moderna? siamo nel 2006 :-) (l'assioma della scelta, se non ricordo male ha
già compiuto i cento anni). Va bè, era una battuta. Sì, è vero quello che
dici: ma se certi risultati si riflettono nella "matematica dei conti", gli
ingegneri faranno proprio questi risultati, nel rispetto della divisione del
lavoro. Un ingegnere non è un matematico.
Li` serve semmai la matematica di piu`
> immediata applicazione, la quale richiede una forma mentis diversa
> rispetto alla matematica astratta.
Dipende. Un caso per tutti (che deriva dalla mia formazione): difficile
dimostrare in economia l'esistenza dell'equilibrio economico generale senza
conoscere la topologia. Tuttavia, paradossalmente, la matematica (a livello
istituzionale) che studiano gli economisti è largamente insufficiente per
affrontare certe questioni. Questioni, tuttavia, che a volte portano, sotto
il profilo epistemologico, a problemi superiori rispetto a quelli che
vorrebbero risolvere. Ecco, in questo campo la matematica ha, da una parte,
fornito impulso alla ricerca del rigore metodologico. Ma come spesso accade,
dall'altra, ha indotto un nuovo preoccupante fenomeno: oltre certi limiti si
cade in una sorta di pericoloso "autismo".
>
>> mentre la maggior parte degli stessi (iscritti al classico) risulta
>> polarizzata nelle facoltà umanistiche
>> e a giurisprudenza (nasta cercare e si trovano
>> le statistiche). Questo è segno che certi preconcetti agiscono ex ante
>> sugli studenti
>
> Si`, certo.
> E vuol dire anche che magari molti ragazzi provenienti dal classico,
> potenzialmente validi nella matematica moderna, vengono distolti dagli
> studi matematici a causa dell'idea della matematica che viene trasmessa al
> liceo.
Il problema della polarizzazione deriva, secondo me, dalla tecnicizzazione
delle scuole secondarie, anche quelle generaliste come i licei (parlo della
struttura pre-riforma). E' indubbio che, al di là della statistica riportata
che è un evento isolato e, come dicevo, si deve considerare con le dovute
precauzioni, la polarizzazione dovrebbe, in linea teorica, portare ai
seguenti risultati (unitamente alla prima considerazione):
- in media osserviamo una distribuzione del fenomeno "performance
universitaria" leptocurtica (gli studenti che vanno molto bene sono nella
coda di destra);
- in media gli iscritti a facoltà dove si studia la matematica (un primis la
stessa facoltà di matematica) provenienti dallo scientifico sono di gran
lunga superiori rispetto alla loro incidenza sulla popolazione "studenti
superiori"; il contrario vale per gli iscritti al classico;
- l'ipotesi che testerei empiricamente è che, in media, gli studenti del
classico sono quelli più versati e motivati alla matematica (dallo
scientifico mi aspetto più iscritti: sono quelli che hanno sposato la tesi
liceo scientifico => iscrizione ad una facoltà scientifica).
La congettura da testare è: "gli studenti del classico fanno meglio". Ciò
non sarebbe privo di fondamento (suppongo che ci vadano quelli che, alle
scuole superiori, stavano nella coda di destra della distribuzione delle
performance), ma io in genere guardo i dati e, oltre a quella ricerca
datata, non ne ho a disposizione.
>
>> Se ti leggi questo:
>> http://macosa.dima.unige.it/pub/matric/numi.htm
>
> Si parla, appunto, di *conoscenze* matematiche. Proprio quelle che sarebbe
> invece il caso di "dimenticare".
>
Dubito che chi abbia sbagliato quei problemi farà meglio di fronte a
problemi più generali e complessi. Ma questo è solo il mio punto di vista.
Qui si aprirebbe un lungo capitolo sulla cognizione, di cui ho una
conoscenza limitata. Non essendo uno psicologo e non avendo dati a
disposizione, mi limito a presentare ciò che deriva dalle mie conoscenze
generali come una personale opinione. La complessità del problema deriva
anche dal fatto che la relazione docente/discente è connotata da un livello
di complessità assai superiore a quello che in genere si ipotizza.
Da noi ad informatica, nell'indirizzo informatica generale, si
affrontano queste cose...magari in maniera troppo poco sistematica...ma
si affrontano.
ciao
In generale, si ha che gli studenti dello scientifico si polarizzano verso
le facoltà scientifiche e quelli del classico verso quelle umanistiche.
Statisticamente quelli provenienti dal classico (ma vale anche il viceversa,
ovvero quelli dello scientifico che si iscrivono alle facoltà umanistiche)
dovrebbero essere più motivati e dotati di maggior attitudine alle "scienze"
della loro "popolazione". L'equazione "ho fatto lo scientifico = una facoltà
scientifica è più abbordabile" dovrebbe invece diluire il cluster di
"virtuosi" attraverso la presenza di gruppi che abbandonano o ritardano (con
voti bassi).
Ripeto, queste sono solo congetture, visto che l'unica statistica
disponibile che ho trovato non sembra deporre a favore di questa tesi. Non
credo che, peraltro, l'incapacità di risolvere i quesiti del test
somministrato sia indipendente dalla successiva comprensione dell'assioma
della scelta citato da Lagnese. Ma anche su questo occorrerebbe una
specifica indagine.
> Ripeto, queste sono solo congetture, visto che l'unica statistica
> disponibile che ho trovato non sembra deporre a favore di questa tesi. Non
> credo che, peraltro, l'incapacità di risolvere i quesiti del test
> somministrato sia indipendente dalla successiva comprensione dell'assioma
> della scelta citato da Lagnese. Ma anche su questo occorrerebbe una
> specifica indagine.
Io lessi questa statistica non ricordo dove, quindi non te ne so dire
l'attendibilità. Però ricordo che il nostro prof di analisi I e II
all'atto dell'esame ci faceva riempire un questionario in cui indicavamo
il tipo di scuola superiore di provenienza. Alla fine dei corsi poi
effettuava la statistica delle votazioni ottenute confrontandola con la
scuola di provenienza e confermò quanto detto. Una statistica molto in
piccolo certo, su un campione di circa 300 studenti...
ciao
Tu dici sciocchezze. Quanti teoremi
vengono enunciati senza dimostrazione ? L'orale è spesso facoltativo quindi
saper dimostrare i teoremi è superfluo.
Ma che cosa stai dicendo? Quando ho fatto analisi 1 a Ingengeria, ricordo
che c'erano un centinaio di teoremi e quasi tutti da dimostrare dopo aver
superato a uno scritto molto selettivo. Non parlare di quello che non sai!
Davvero? A me sembra che gli studenti si indirizzino indiscriminatamente
verso facolta' non-scientifiche.
Io feci lo scientifico ma ad iscriversi in una facolta' di scienze o
ingegneria siamo stati 5-6 su ca. 25.
E togliendo biologia, ingegneria gestionale e informatica a fare cosiddette
scienze dure solo 3.
Al limite potrei accettare che la piccola frazione che va a fare scienze e'
ancora piu' piccola nel classico...
Lorenzo
quanti anni fa ?
Comunque ci sono cento teoremi in Analisi 1 ?
Ovviamente mi riferisco a quelli importanti
e non banali da dimostrare.
> Da quando gli orali sono facoltativi
da un po'di anni
e i teoremi vengono solo enunciati?
da sempre
quella sopra è la composizione: a sc. naturali il 55% provengono dallo
scient. e l'11% dal classico.
tieni conto che gli studenti che frequentano lo scient. sono mediamente il
doppio di quelli che frequentano il classico.
quindi, da un rapporto di 2/1 sc./class., avresti:
fisica, mat., etc. 5/1
Ingegneria 9/1
Statistica 10/1
lettere e filos. quasi 1/1
giurispr. <1/1
da cui deduci che la proporzione tra fisica e lettere o giurisprudenza è
cinque volte inferiore (o 5 volte superiore se la guardi nella prospettiva
scientifico vs. classico).
Ecco, io ho preso i dati preriforma, dopo peggiorano, ma a danno degli
istituti tecnici che, data la brillante situazione economica del paese, si
buttano in massa all'università.
Dodici anni fa: ti parlo del vecchio ordinamento, quello di cinque anni con
il biennio propedeutico.
Piu' o meno' tra teoremi e corollari vari.
ma non è proprio vero...
ciao
Ma per l'amor di Dio!
E già, analisi è un'esclusiva dei matematici! Ma per favore...avevo gli
stessi professori e gli stessi testi che si usavano nella facoltà di
matematica e fisica.