JTS ha scritto:
> Russell ha mostrato che definire il concetto di insieme come
> "collezione di oggetti che soddisfano una proprieta'" non va bene
> perche' porta ad una contraddizione; questo implica che se uno ha in
> mente questa definizione, dovrebbe poter dimostrare qualunque cosa.
Cerco di risponderti come so e posso.
Ricordati la riserva che ho posto nel mio post del 4 c.m.: non sono
gran che come logica, in pratica mi muovo decentemente solo nel
calcolo delle proposizioni (speriamo...).
Se capisco bene ti stai riferendo al famoso paradosso di Russell, ma
non mi pare che abbia a che fare con quello che dici.
(C'è un termine per il problema che poni: la relazione tra insiemi e
proprietà. però non lo ricordo.)
Io enuncerei come segue il par. di Russell, in modo puramente
insiemistico.
Ci sono (forse) insiemi X tali che X€X (in parole, X è un elemento di
se stesso; e altri tali che -(X€X) ossia X non è elemento di se
stesso.
Indichiamo con U l'insieme di tutti gli insiemi del secondo genere:
U = {X: -(X€X)}. (1)
La domanda è: U è del primo o del secondo genere?
Russell con un ragionamento *non formale* fa vedere che assumendo che
U sia del primo genere si dimostra che è del secondo.
E questo non sarebbe un problema, ma solo una dim. per assurdo: sa da
un'ipotesi ricaviamo una contraddizione, abbiamo dimostrato che
l'ipotesi è falsa.
Dunque U è del secondo genere... Ma si dimostra facilmente che se U è
del secondo genere allora è del primo, e questa è una vera
contraddizione.
Per uscire dall'impasse Russell inventò la teoria dei tipi.
Un'altra via d'uscita è l'assiomatica di Zermelo-Fraenkel, in cui
esiste l'assioma di specificazione (più esattamente lo schema di
assiomi) che ha proprio lo scopo di vietare scritture come la (1).
(Non mi chiedere di più, perché ho praticamente ripetuto a pappagallo
quello che si trova in wikipedia.)
> D'altra parte, ho l'impressione che gli insiemi siano stati definiti
> come come "collezione di oggetti che soddisfano una proprieta'" da
> secoli; pero' dagli stessi secoli i matematici hanno dimostrato i
> teoremi "al solito modo", non hanno dimostrato "tutti i teoremi".
Vero, ma per secoli nessuno ha concepito rigorosi sistemi assiomatici
e dimostrazioni formali.
Quindi era perfettamente possibile che situazioni limite come il par.
di Russell sfuggissero.
Senza contare che il paradosso di Epimenide cretese risale a qualcosa
come 2600 anni... (però è considerato un paradosso semantico).
> Discutendo con Radicale mi e' venuto in mente la seguente possibile
> ragione: nessuno ha mai usato nelle dimostrazioni la definizione
> "insieme = collezione di oggetti che soddisfano una proprieta'",
> ma definizioni piu' "deboli", che non sono soggette al paradosso.
>
> Cosa ne pensi (cosa ne pensa il ng)?
Non saprei.
Mi pare però che il fatto centrale sia che nessuno scrive
dimostrazioni formali.
Ci andarono vicini, un secolo fa, Russell e Whitehead nei "Principia
Mathematica". Però in 3 volumi arrivarono appena ai reali o poco più.
Si tratta di un'opera praticamente illeggibile (ricordo che provai a
guardarlo quando ero molto giovane...) e per di più non andò esente da
critiche anche gravi.
Se vuoi saperne di più, leggi la voce relativa su wikipedia (inglese,
mi raccomando).
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Elio Fabri