Grazie delle eventuali risposte, Fabio
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stai parlando, quindi, dei *vettori applicati*, ma la tua definizione
non e' abbastanza generale.
comunque, per non confonderti le idee, faro' riferimento alla tua
definizione (la quale va comunque bene per illustrare i concetti che ci
interessano).
> Io volevo chiedere questo: supponiamo che
> la varietą affine, nella quale č definita l'azione
> dei vettori, sia un guscio.
> E' evidente che per gli abitanti del guscio
> i vettori non possono essere che "dritti",
> loro in effetti non si rendono conto di stare
> in un guscio.
> Supponiamo ora che questo guscio sia immerso
> in uno spazio cartesiano tridimensionale.
> Gli abitanti di questo spazio, vedono il guscio
> curvo, ed anche i vettori di questo spazio
> appaiono a questi ultimi come archi di curva.
mi sa che non ti e' chiara una cosa: il fatto che i vettori siano
"curvi" o meno *non e' un fatto algebrico, ma metrico*.
quindi, per quanto riguarda il sommarsi e il sottrarsi (...eccetera...)
dei vettori, il fatto che siano "curvi" o meno e' ininfluente.
entra in gioco, invece, nelle questioni metriche.
se pensi ai vettori solo algebricamente *non ha senso* dire se sono
"curvi" o meno, e i vettori di un guscio non differiscono dai vettori
"piani".
in parole povere, anche nel caso particolare della tua definizione, puoi
o considerare solo la struttura algebrica, oppure considerare anche le
questioni metriche.
e solo nel secondo caso i vettori di un guscio differiscono dai vettori
"piani".
> A questo punto se gli abitanti del guscio volessero
> sviluppare una teoria della misura, come farebbero?
devono considerare l'aspetto metrico.
ciao,
giovanni
> Io volevo chiedere questo: supponiamo che la varieta' affine, nella quale
> e' definita l'azione dei vettori, sia un guscio.
Che cos'e' un guscio? Intendi una superficie, o ci metti uno spessore?
Da quello che dici dopo penserei alla superficie, ma non vedo perche' la
chiami "guscio".
> E' evidente che per gli abitanti del guscio i vettori non possono essere
> che "dritti", loro in effetti non si rendono conto di stare in un
> guscio.
Sempre pensando a una superficie, andrebbe tutto bene, ma c'e' un
problema: in generale non c'e' modo di definire l'azione di un vettore
sui punti di una superficie, se non identificandola astrattamente con un
piano.
Forse tu pensi a una sfera, e magari alle rotazioni, che potrebbero
sostituire le traslazioni indotte da un vettore sul piano.
Ma c'e' un grave problema: la composizione delle rotazioni *non e'
commutativa*.
> ...
> A questo punto se gli abitanti del guscio volessero sviluppare una
> teoria della misura, come farebbero? Ad esempio la lunghezza di una
> curva non potrebbe essre definita come l'integrale del vettore tangente,
> perche' il vettore tangente non appartiene al guscio.
> Io volevo solo sapere se c'erano lavori in quest'ambito.
Certo che ci sono: c'e' la teoria dei vettori ecc. su varieta', che e'
parte della geometria differenziale.
Non posso certo esportela qui. Ti dico solo che la difficolta' che vedi
per i vettori tangenti non c'e', o se preferisci si supera. I v.t. non
sono ne' dentro ne' fuori della varieta': a ogni punto delle varieta' e'
astrattamente associato uno "spazio tangente".
La metrica sulla varieta' si definisce proprio assegnando un prodotto
scalare su questi spazi tangenti, ecc.
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Elio Fabri
Dip. di Fisica "E. Fermi"
Universita' di Pisa
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lo e' in dimensione 2.
ma ugualmente non si puo' parlare di vettori!
quindi il problema deve stare (anche) da qualche altra parte...
o no?
non credo: immagino che Fabio intendesse proprio varieta', ma non ho
capito precisamente in che senso.
comunque io non darei la definizione in quel modo, ma ne darei una piu'
generale.
o no?