Vorrei conoscere l' opinione vostra o di chiunque sia esperto in teoria
della misura sul seguente quesito:
La definizione di rettificabilità di una curva che più frequentemente si
trova in un testo di analisi è la seguente;
Definizione 1
Data la curva G definita in [a,b] e a valori in R^n, G è rettificabile se
detta P una partizione di [a,b] tale che t0=a<t1<t2<.<tn=b l'estremo
superiore della lunghezza delle poligonali aventi per estremi i punti ti con
i appartenete a {1,.,n} è finito e non nullo.
Tuttavia recentemente in una conversazione con un matematico non ricordando
la definizione affermai, senza venir corretto, che:
Definizione 2
una curva è rettificabile quando le misure delle poligonali che includono la
curva e delle poligonali che sono incluse nella curva sono due classi
separate e contigue e il loro elemento di separazione è proprio la misura
della curva.
Dove la poligonale inclusa nella curva è quella descritta nella definizione
1, mentre le poligonali che includono la curva sono, le poligonali il cui
primo lato è ottenuto dall'intersezione della tangente alla curva nell'
estremo a con la tangente nel punto t1 mentre l'ultima tangente è quella
nell'estremo b.
Quest'ultima definizione trae spunto dalla definizione di integrabilità
secondo Riemann e dal problema di quadratura del cerchio( o metodo di Erone
se non ricordo male!)
Il quesito che mi sono posto ora è il seguente: perché si preferisce
adottare la definizione 1 piuttosto che la 2 e la 2 è una definizione
corretta o sbagliata e se è sbagliata perché?