Il 02/08/18 17:14, Wakinian Tanka ha scritto:
...
>
> Tu dici:
> "Se f = {(a,b)}, allora posso specificare a e b come voglio, ad es. in questo modo:
> 1) a app.{Z: 0<a<5}, b app.{Q: b = a^2 + 3/a}".
>
> Io invece dico:
> "Se f = {(a,b)}, allora posso scrivere che quella tua funzione e' esattamente uguale a questa:
> 2) a app.Z, b app.Q, f = {(1, 4), (2, 11/2), (3, 10), (4, 67/4)}".
>
> Ma a me invece sembrano 2 definizioni differenti, in quanto nella 1) e' stata data la legge |a-->b e nella 2) no.
Temo che l'esempio che hai fatto porti acqua al mio mulino :-)
Comincio col precisare quello che veramente direi io, nel contesto della
discussione presente.
Gli insiemi di coppie indicati in 1) e 2) qui sopra sono lo stesso
insieme, caratterizzato in due modi equivalenti (anche se a rigore
entramne le def. richiederebbero una precisazione(*)). Spero che su
questo non ci siano dubbi. E quindi danno luogo alla stessa funzione.
La vera differenza tra 1) e 2) non sta a livello di *questa* funzione ma
altrove. P.es. a livello psicologico, nel suggerire qualcosa sui
possibili prolungamenti della funzione su domini diversi. Nel caso 2) è
evidente subito che esistono infiniti prolungamenti continui della
funzione in questione al dominio [1,4] (intervallo chiuso come
sottoinsieme di R), mentre per 1) *sembra* che ce ne sia solo uno. Ma
*sembra sbagliato* perché è evidente che
p.es. la funzione polinomiale
di terzo grado che passa per le 4 coppie di punti originali e' un altro
possibile prolungamento della funzione di partenza, *qualsiasi ne sia la
definizione*, e cosi' ugualmente la funzione che dia le coppie di cui
sopra sul dominio {1,2,3,4} e vale 0 altrove. E questo per me sarebbe un
punto a favore per l'elencazione esplicita, per ragioni diciamo
"didattiche", pur all' interno di una completa equivalenza dei due modi
di definire la funzione in questione.
Dove invece la definizione a partire da una proprietà è indispensabile
e' per funzioni corrispondenti a domini di cardinalità infinita.
Anche su un infinito numerabile, non potro' mai dare esaustivamente
tutte le coppie. En passant, noto che lo stesso problema si pone *in
pratica* per insiemi finiti la cui cardinalità sia sufficientemente
grande da rendere difficile l'elencazione completa delle coppie in un
tempo finito e limitato, altrimenti dimostrare la correttezza di un
programma per computer sarebbe un problema molto più semplice di quello
che di fatto è.
Per restare sull' esempio, non avro' mai un equivalente esplicito dell'
insieme {(a,b): a app.Q, e 0<a<5}, b app.Q: b = a^2 + 3/a}".
Tuttavia questo appena scritto resta un insieme di coppie determinato
attraverso una proprietà delle stesse. Se vuoi chiamare questa proprietà
"legge di corrispondenza" va bene. Ma sempre caratterizzazione di un
insieme di coppie resta.
Anche qui occorre fare attenzione a non farsi prendere la mano dalla
"legge di corrispondenza". P.es. di prolungamenti di questa funzione sul
dominio dei reali compresi tra 1 e 4 ce ne sono ugualmente infiniti. E
questo è per me un ottimo motivo per considerare superiore il punto di
vista in cui si mette l'accento sull'insieme di coppie, qualsiasi sia il
modo con cui questo viene individuato, piuttosto che su una "legge" che
poi si traduce in "formula" con possibilità notevoli di travisamento.
>
> Inoltre nota che in entrambe i casi non ho potuto fare a meno di definire dominio /e/ codominio (Z e Q, rispettivamente) altrimenti la scrittura (a, b) non ha nemmeno significato!
Il dominio e' parte integrante della definizione di funzione. Ma lo è in
modo talmente forte che diventa ridondante indicarlo anche a parte: con
1) o 2) dell' esempio sopra indicato non c'e' dubbio alcuno che il
dominio sia l' insieme {1,2,3,4}. Pena non avere piu' una funzione.
Aggiungo ancora una nota di tipo didattico: insistere sulla "legge di
corrispondenza" ha anche un altro rischio, oltre quello di dare una
falsa idea circa i possibili prolungamenti. Quello di far concentrare
sulla "legge" e far dimenticare che questa e' indissolubilmente legata
al dominio. Eppure e' molto ma molto frequente (
p.es. tra i fisici) dare
troppa enfasi alla legge e passare nel dimenticatoio il dominio. Alzi la
mano chi non ha sentito frasi come "in meccanica quantistica l'operatore
momento e' rappresentato da -i*h_barra*nabla". Con buona pace di domini&Co.
> E poi pensa alle funzioni composte f°g dove il dominio di g e' il codominio di f: come faccio, in generale, a non specificare il codominio di f?
Per essere definita la funzione composta la condizione che il codominio
di f appartenga al dominio di g è sufficiente ma non necessaria. Quello
che serve e' che l'*immagine* (del dominio) di f sia nel dominio di g!
Ma l'immagine di f e' esattamente l'insieme i cui elementi sono i
secondi elementi delle coppie ordinate che rappresentano la funzione.
P.es. se dico solo che ho una funzione da R a R (codominio R), mentre
sono sicuro che e' componibile con la funzione sin(x), non sarei in
grado di dire se e' componibile o meno con la funzione log(x), anche se
p.es. la funzione da R a R x-> sqrt(1+x^2) sicuramente lo è.
Il vero motivo per introdurre il codominio e' di evitare di dover
caratterizzare esattamente l'immagine, il che in alcuni casi puo' essere
compito estremamente difficile se l' insieme delle coppie viene
definito attraverso una proprietà. Tuttavia, se poi la funzione va
invertita, non e' il codominio che conta. Da cui la necessità di
introdurre l'ulteriore proprietà della suriettività che è solo un modo
di considerare "a parte" il problema dell'immagine.
Giorgio
(*) la 1) per funzionare perfettamente richiederebbe di specificare che
nella formula per b si sta usando l'isomorfismo naturale tra elementi a
di Z e elementi del sottoinsieme di Q costituito dalle classi di
equivalenza individuate dalle frazioni (improprie) a/1. Similmente
nella 2) va inteso nello stesso spirito che l'elemento associato a 1 e'
4/1 e quello associato a 3, 10/1.