Luca85 ha scritto:
> Che differenza c'è tra e^x, e^2x ed e^x/2?
>
> Sono palesemente la stessa funzione, a meno di un cambio di una
> trasformazione lineare dell'asse x.
> La derivata in x=0 nel primo caso è uniformemente 1, nel secondo caso
> vale 2^n (=diverge parecchio) e nel terzo caso è 1/(2^n) (=converge a
> zero molto velocemente)
>
> Possibile che la derivata n-esima converga a 0 o diverga pur
> continuando a descrivere una funzione che diverge esponenzialmente?
Prima osservazione.
E' vero che e^(kx), per qualunque k>0, è "essenzialmente" la stessa
funzione, nel senso che la differenza sta solo in un cambiamento di
scala della var. indipendente.
Però l'operazione di derivazione non è invariante per cambiamento di
scala, ed ecco eprché succede quello che osservi.
Seconda osservazione.
Ho come l'impressione che non ti sia chiaro che quando scrivi f^(n)(x)
stai scrivendo una funzione di *due* variabili: x ed n.
L'andamento in x per n costante e quello in n per x costante non
hanno alcuna relazione obbligata fra loro: possono essere qualsiasi...
Detto in altri termini: se guardi {f^(n)(x)} come una successione di
funzioni, si possono presentare fenomeni ben noti.
Se le funzioni (come nel nostro caso) sono definite su un intervallo
non compatto, puoi benissimo avere convergenza /puntuale/ (x fissato,
n --> oo) per ogni x, e non avere convergenza /uniforme/ (detto in
modo grossolano, convergenza "ugualmente veloce" per tutti gli x).
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Elio Fabri