> From: Vittorio Pata <pa...@ing.unibs.it>
> Subject: Re: R: Equazione facile, facile !!!!
> Date: Mon, 15 Nov 1999 16:00:47 +0100
> Infine, per spezzare una lancia in favore degli economisti,
> faccio notare che il divario di conoscenze matematiche che
> c'e' fra gli ingegneri e gli economisti e' (in generale)
> minore di quello che c'e' fra i matematici e gli
> ingegneri.
> Saluti
> vittorio
Questa barzelletta dove l'hai letta? Non per difendere la categoria degli
ingegneri,
alla quale io immodestamente appartengo per titolo (non per professione), ma
prova a laurearti in Matematica dopo la laurea in Ingegneria (te la puoi cavare
con
cinque esami, come e' successo a me, scegliendo oculatamente l'indirizzo ed il
piano
di studi ad Ingegneria) e, viceversa, fai lo stesso passaggio partendo invece da
Economia (qualunque indirizzo), indi confronta.
D'accordo, tu parli in generale, ed il mio e' un caso particolare, ma ti
assicuro che
anche i miei compagni di sventura dell'epoca non erano di molto inferiori a me
per
preparazione.
Questo tralasciando la mia opinione sugli economisti (in generale), gia'
espressa
in altri messaggi del forum ...
iego Vidal
--
Posted from d12lmsgate-3.de.ibm.com [195.212.91.201]
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P.S.: Diego Vidal e riuscito di nuovo a farmi incazzare....
Voglio chiarire che non ho alcuna intenzione di accreditare una mia
personale - o in generale degli economisti - preparazione in campo
matematico (anzi, scarico questo NG per approcciarmi ad una disciplina che
mi appassiona ma che - anche per scelta - non sarà mai la "mia" disciplina).
Vorrei solo dire che per quel che mi riguarda settarismo=ignoranza, a
prescindere dal numero di conoscenze immagazzinate nei vari esami
universitari o in altre sedi.
Al contrario, solo dalla apertura culturale e dalla curiosità intellettuale,
dalla voglia di mettersi in discussione a di esplorare campi "adiacenti"
rispetto ai propri interessi si prepara il terreno a contributi scientifici
originali.
<diego...@it.ibm.com> wrote in message
C125682D.0...@d14mta02.it.ibm.com...
PS: ma Frege .. beveva? :))
Francamente mi sembra un po' qualunquista nascondersi dietro lo schermo
delle "simpatiche goliardate": mi ricorda quei tipi che si divertono (!?)
a raccontare barzelette sugli ebrei e che poi, quando qualcuno li accusa
di razzismo, rispondono che no, loro non sono razzisti, stavano solo scherzando
e non bisogna mica prendere tutto sul serio.
Chi da addosso ad una categoria, sia questa fatta di neri, ebrei, donne
o economisti, mi da sempre l'idea di una persona tutto sommato insicura,
che ha bisogno di farsi forza ridicolizzando il prossimo o, magari, pensando
che "studiare ingegneria allunga l'uccello" (a partire da dimensioni irrisorie,
suppongo).
Siccome, però, non voglio esordire in questo NG in chiave esclusivamente
polemica, aggiungo qualche considerazione di merito:
L'economia politica non è un blocco monolitico: quello che i
non addetti ai lavori conoscono è in genere l'approccio "vincente"
di un confronto teorico che risale all'inizio dell'Ottocento. Una caratteristica
fondante di questo approccio è l'obiettivo di semplificare (qualcuno
direbbe "banalizzare") l'essenza dei problemi economici, anche con l'ausilio
di strumenti matematici. Questo approccio è quello che ha diffuso
la visione del mercato come sistema ottimale di allocazione delle risorse,
costantemente tendente all'equilibrio, regolato da una "mano invisibile"
che coordina le azioni individuali, dettate da impulsi egoistici, verso
un risultato socialmente ottimale.
Il ruolo della matematica era quello di dare forma all'armonico insieme
di leggi che governa il sistema economico. Lo "strumentario" fu mutuato
dalle scienze "esatte", il che ovviamente suona come uno sproposito, ma
è invece proprio la chiara conseguenza delle premesse: cioé
che l'interpretazione dei fenomeni economici può essere "semplificata"
(rispetto alla complessità delle interrelazioni ed alla numerosità
delle variabili in gioco).
Così (per farla MOLTO breve) l'economia si trova oggi in eredità
uno strumentario di natura deterministica, mentre la stessa fisica, per
quanto ne so, ha avuto un'evoluzione in senso probabilistico.
Avrebbe avuto sicuramente più senso guardare ad altri risultati
delle scienze naturali, per esempio al secondo principio della termodinamica,
considerato troppo "antropomorfo" da alcuni fisici, ma proprio per questo
più adatto, forse, ad una disciplina che mirava a studiare la "massimizzazione
del benessere a partire da risorse scarse".
Con l'avvento dei calcolatori, poi, la matematica (assiema alla statistica)
è servita per finalità di economia applicata, con applicazioni
sempre più estese.
Ora, è vero che l'economia non è e non può essere
una scienza esatta, ma è altrettanto vero che chi prende decisioni
di rilevanza economica (sia questo il manager di un'azienda o un capo di
governo) ha bisogno di fondare le proprie decisioni su un numero limitato
di segnali che condensino il massimo dell'informazione rilevante per il
problema affrontato (a meno di affidarsi sistematicamente all'intuito).
La mia convinzione è che, anche se l'intuito deve avere un suo
ruolo, è meglio avere un buon modello matematico, buone procedure
statistiche di stima e buone basi dati, piuttosto che niente.
A questo punto rovescio la questione ai nostri cari (e un po' supponenti)
ingegneri: come pensate che ve la cavereste a dover risolvere un problema
che per sua natura è non ripetibile (in economia, salvo rari casi,
non si possono fare esperimenti), condizionato da una miriade di azioni
(pensate a quello che succede sui mercati finanziari), intraprese da soggetti
che agiscono sulla base di impulsi solo in parte razionali (pensate al
comportamento degli investitori durante le crisi di Borsa) ?
Credo che sarebbe più degno di questa NG passare dal livello
infantile degli attuali messaggi, basati su improbabili misure di distanza
relativa fra matematici, ingegneri ed economisti, ad uno schietto scambio
di idee sul tipo di problemi che le varie categorie devono affrontare e
sul ruolo che in questo può avere la matematica.
"I can calculate the motions of the heavenly bodies, but not the
madness of people"
(Isaac Newton, commentando la batosta presa durante la bolla speculativa
della South Sea Company, 1720)
Pierpaolo Grippa
P.S.: mi scuso con i due ingegneri se il post è troppo serioso;
a proposito, sono anch'io un economista (si era capito ?)