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La barzelletta dell'economista (era Re: R: Equazione facile,

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diego...@it.ibm.com

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Nov 18, 1999, 3:00:00 AM11/18/99
to

> From: Vittorio Pata <pa...@ing.unibs.it>
> Subject: Re: R: Equazione facile, facile !!!!
> Date: Mon, 15 Nov 1999 16:00:47 +0100

> Infine, per spezzare una lancia in favore degli economisti,
> faccio notare che il divario di conoscenze matematiche che
> c'e' fra gli ingegneri e gli economisti e' (in generale)
> minore di quello che c'e' fra i matematici e gli
> ingegneri.
> Saluti
> vittorio

Questa barzelletta dove l'hai letta? Non per difendere la categoria degli
ingegneri,
alla quale io immodestamente appartengo per titolo (non per professione), ma
prova a laurearti in Matematica dopo la laurea in Ingegneria (te la puoi cavare
con
cinque esami, come e' successo a me, scegliendo oculatamente l'indirizzo ed il
piano
di studi ad Ingegneria) e, viceversa, fai lo stesso passaggio partendo invece da

Economia (qualunque indirizzo), indi confronta.
D'accordo, tu parli in generale, ed il mio e' un caso particolare, ma ti
assicuro che
anche i miei compagni di sventura dell'epoca non erano di molto inferiori a me
per
preparazione.
Questo tralasciando la mia opinione sugli economisti (in generale), gia'
espressa
in altri messaggi del forum ...

iego Vidal

--
Posted from d12lmsgate-3.de.ibm.com [195.212.91.201]
via Mailgate.ORG Server - http://www.mailgate.org

Di Capua Luigi

unread,
Nov 19, 1999, 3:00:00 AM11/19/99
to
Sei veramente squallido.
Si sta parlando del grado relativo di preparazione di studiosi di economia,
di matematica, di ingegneria, di fisica e non di studenti.
Ma forse a te sfugge la differenza.......
Comunque, anche se non amo le categorizzazioni, la tua risposta e veramente
da.....ragioniere (di quelli che confondono il patrimonio culturale
individuale con la "contabilità" degli esami universitari, di quelli che
scelgono "oculatamente" il piano di studi per prendere la seconda laurea con
il minor numero possibile di esami e non per assecondare il desiderio di
ampliare i propri orizzonti culturali).

P.S.: Diego Vidal e riuscito di nuovo a farmi incazzare....
Voglio chiarire che non ho alcuna intenzione di accreditare una mia
personale - o in generale degli economisti - preparazione in campo
matematico (anzi, scarico questo NG per approcciarmi ad una disciplina che
mi appassiona ma che - anche per scelta - non sarà mai la "mia" disciplina).
Vorrei solo dire che per quel che mi riguarda settarismo=ignoranza, a
prescindere dal numero di conoscenze immagazzinate nei vari esami
universitari o in altre sedi.
Al contrario, solo dalla apertura culturale e dalla curiosità intellettuale,
dalla voglia di mettersi in discussione a di esplorare campi "adiacenti"
rispetto ai propri interessi si prepara il terreno a contributi scientifici
originali.


<diego...@it.ibm.com> wrote in message
C125682D.0...@d14mta02.it.ibm.com...

Vittorio Pata

unread,
Nov 19, 1999, 3:00:00 AM11/19/99
to
Caro Diego,
ti piaccia o no la preparazione matematica di un ingegnere medio e'
inferiore, e di molto, a quella di un matematico medio.
Alcuni esami avranno anche gli stessi nomi, ma sono di contenuto
assai diverso.
Chiedi a qualunque docente di matematica che insegni a Ingegneria.
Per quel che concerne le seconde lauree bisogna tener conto
del fatto che per agevolare i collezionisti di titoli (che non
fanno male a nessuno e oltretutto pagano le tasse), non sono cosi'
fiscali nel passagio degli esami. Se lo fossero, un ingegnere che
volesse laurearsi in matematica si dovrebbe rifare tutte le
analisi (ad esempio). Se tu non avessi fatto un piano di studi
"oculato", come tu hai scritto, e avessi dovuto affrontare esami
come Analisi Funzionale, Topologia Algebrica o Geometria
Differenziale, probabilmente te la saresti cavata meno a
buon mercato.
Tornando agli economisti, ti suggererirei di tener presente che
l'economia non e' (e non ha pretesa di essere) una scienza esatta.
Infatti la componente "umana" (totalmente assente nelle scienze pure)
gioca un ruolo fondamentale (per esempio spiega il motivo per cui la
funzione domanda e' convessa). Ed e' indubbio che l'interazione
tra le scienze pure e le scienze umane porti buoni frutti
(vedi Nash, matematico, Nobel per l'economia)
Giudicare gli economisti con il metro dell'ingegnere e' un
po' troppo riduttivo.
Saluti
v

Master

unread,
Nov 19, 1999, 3:00:00 AM11/19/99
to
Beh gli ingegneri sono una gran bella razza...devi ammeterlo :)
Siamo simpatici, non sporchiamo per terra ed e' risaputo che studiare
ingegneria allunga l'uccello.
Anche Gabriel Pontello e' ingegnere .. non lo sapevi?
Sappiamo accomodare le radio, avvitare le lampadine per il verso giusto e in
cucina siamo dei diavoli.
Certo per gli economisti abbiamo un po' di prevenzione .. he he ..sta nello
storico della nostra cultura.
Ricordo che nel 70 chiamavamo economia 'curregge fritte'.. ovviamente sono
solo goliardate pero' ho avuto a che fare negli anni con splendidi
economisti che calcolavano il simplesso a mano come viene proposto dalla
scuola di Portici e che disegnavano le sinusoidali sul compensato con i
chiodi e il filo di lana per farci i quadretti da appendere al muro del
ricco studio. ;-)
Cmq un difetto loro -generalizzato- e' sicuramente quello di non saper
ridere e di prendere sempre tutto troppo sopra le righe. Io non so se sei
economista o meno ma di sicuro -hai preso troppo sopra le righe- anche tu il
discorso fatto dal bagnoschiuma di zorro sopra. :)
.. relax ragazzi .. relax.. e sempre come se fosse Antani.

PS: ma Frege .. beveva? :))

pierpaolo grippa

unread,
Nov 22, 1999, 3:00:00 AM11/22/99
to
Premetto, per correttezza, che sono amico di Luigi, l'economista incazzato.

Francamente mi sembra un po' qualunquista nascondersi dietro lo schermo delle "simpatiche goliardate": mi ricorda quei tipi che si divertono (!?) a raccontare barzelette sugli ebrei e che poi, quando qualcuno li accusa di razzismo, rispondono che no, loro non sono razzisti, stavano solo scherzando e non bisogna mica prendere tutto sul serio.
Chi da addosso ad una categoria, sia questa fatta di neri, ebrei, donne o economisti, mi da sempre l'idea di una persona tutto sommato insicura, che ha bisogno di farsi forza ridicolizzando il prossimo o, magari, pensando che "studiare ingegneria allunga l'uccello" (a partire da dimensioni irrisorie, suppongo).
Siccome, però, non voglio esordire in questo NG in chiave esclusivamente polemica, aggiungo qualche considerazione di merito:
L'economia politica non è un blocco monolitico: quello che i non addetti ai lavori conoscono è in genere l'approccio "vincente" di un confronto teorico che risale all'inizio dell'Ottocento. Una caratteristica fondante di questo approccio è l'obiettivo di semplificare (qualcuno direbbe "banalizzare") l'essenza dei problemi economici, anche con l'ausilio di strumenti matematici. Questo approccio è quello che ha diffuso la visione del mercato come sistema ottimale di allocazione delle risorse, costantemente tendente all'equilibrio, regolato da una "mano invisibile" che coordina le azioni individuali, dettate da impulsi egoistici, verso un risultato socialmente ottimale.
Il ruolo della matematica era quello di dare forma all'armonico insieme di leggi che governa il sistema economico. Lo "strumentario" fu mutuato dalle scienze "esatte", il che ovviamente suona come uno sproposito, ma è invece proprio la chiara conseguenza delle premesse: cioé che l'interpretazione dei fenomeni economici può essere "semplificata" (rispetto alla complessità delle interrelazioni ed alla numerosità delle variabili in gioco).
Così (per farla MOLTO breve) l'economia si trova oggi in eredità uno strumentario di natura deterministica, mentre la stessa fisica, per quanto ne so, ha avuto un'evoluzione in senso probabilistico.
Avrebbe avuto sicuramente più senso guardare ad altri risultati delle scienze naturali, per esempio al secondo principio della termodinamica, considerato troppo "antropomorfo" da alcuni fisici, ma proprio per questo più adatto, forse, ad una disciplina che mirava a studiare la "massimizzazione del benessere a partire da risorse scarse".
Con l'avvento dei calcolatori, poi, la matematica (assiema alla statistica) è servita per finalità di economia applicata, con applicazioni sempre più estese.
Ora, è vero che l'economia non è e non può essere una scienza esatta, ma è altrettanto vero che chi prende decisioni di rilevanza economica (sia questo il manager di un'azienda o un capo di governo) ha bisogno di fondare le proprie decisioni su un numero limitato di segnali che condensino il massimo dell'informazione rilevante per il problema affrontato (a meno di affidarsi sistematicamente all'intuito).
La mia convinzione è che, anche se l'intuito deve avere un suo ruolo, è meglio avere un buon modello matematico, buone procedure statistiche di stima e buone basi dati, piuttosto che niente.
A questo punto rovescio la questione ai nostri cari (e un po' supponenti) ingegneri: come pensate che ve la cavereste a dover risolvere un problema che per sua natura è non ripetibile (in economia, salvo rari casi, non si possono fare esperimenti), condizionato da una miriade di azioni (pensate a quello che succede sui mercati finanziari), intraprese da soggetti che agiscono sulla base di impulsi solo in parte razionali (pensate al comportamento degli investitori durante le crisi di Borsa) ?
Credo che sarebbe più degno di questa NG passare dal livello infantile degli attuali messaggi, basati su improbabili misure di distanza relativa fra matematici, ingegneri ed economisti, ad uno schietto scambio di idee sul tipo di problemi che le varie categorie devono affrontare e sul ruolo che in questo può avere la matematica.

"I can calculate the motions of the heavenly bodies, but not the madness of people"
(Isaac Newton, commentando la batosta presa durante la bolla speculativa della South Sea Company, 1720)

Pierpaolo Grippa

P.S.: mi scuso con i due ingegneri se il post è troppo serioso; a proposito, sono anch'io un economista (si era capito ?)
 

Master

unread,
Nov 22, 1999, 3:00:00 AM11/22/99
to
Vedi.. esattamente quello che dicevo io:
-non sapete ridere-! :))

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