superpollo ha scritto:
> io mio parere professionale e' che la scelta della collega e'
> assolutamente condivisibile:
Non è che per il fatto di ammantare il tuo parere dell'attributo
"professionale" questo diventa più vero, e neppure più rispettabile...
> potenze, radici, esponenziali, logaritmi,
> funzioni goniometriche sono solo aspetti differenti del medesimo
> concetto, e trovo assolutamente meritorio il tentativo introdurli in
> maniera unificata precocemente,
Questo la dice lunga su come intendi l'insegnamento della matematica
... E stiamo parlando di scuola media!
E poi: vorresti illustrare a un "non professionale" come il
sottoscritto quale sarebbe questo "medesimo concetto"?
> tamt'e' vero che non vi sono
> controindicazioni evidenti di natura pedagogica, ma solo vantaggi.
Se lo dici tu...
> un esperienza simile fu portata avanti in belgio da g. papy fra gli
> anni 60 e 70.
Anche questo lo dici tu: bisogna crederti sulla parola?
Ciò che segue l'hai scritto in un diverso thread..
Mi dispiace, ma sei tu che incasini il discorso riprendendo in threads
diversi la questione dei logaritmi.
> cervellotiche? astratte? ahhh, andiamo bene... non c'e' forse un
> concetto matematico che ha un numero maggiore di APPLICAZIONI CONCRETE
> (nelle scienze pure o applicate, nell'ingegneria, nell'industria, in
> economia, in medicina e diagnostica, ecc...) di quante ne abbia il
> LOGARITMO.
>
> santa pacienza...
Eh, sì, proprio santa paciencia, quando si vede che un insegnante di
matematica ignora il significato di "astratto" :-<
Secondo te vorrebbe dire "privo di applicazioni pratiche"?
Ma lo sai che cos'è l'astrazione in matematica?
In questo contesto, "astratto" è l'opposto di "concreto".
Il concetto di numero è un'astrazione dal contare oggetti concreti.
Ed è un'astrazione che un bambino conquista a fatica, chi più presto
chi più tardi: l'esperienza mostra che perfino a livello di scuola
media non tutti i bambini hanno conquistato questa prima astrazione.
Le operazioni coi numeri vengono apprese dapprima maneggiando oggetti,
e solo *dopo* come manipolazioni di enti astratti.
Tra parentesi, avrei qualche obiezione alla frase molto comune, in cui
si dice che la sottrazione è l'operazione inversa dell'addizione, la
divisione della moltiplicazione...
E poi, misteriosamente, la potenza di operazioni inverse ne avrebbe due,
chissà perché :-)
Tornando all'astratto e al concreto: mi pare evidente che
l'insegnamento nella scuola media (e anche dopo!) deve far nascere
l'astrazione come scoperta, man mano che si conquista la capacità di
distaccarsi da casi particolari, da modelli concreti degli oggetti
matematici.
Saltare questo passaggio (che può prendere molto tempo, e capisco che
un insegnante possa sentirsi pressato e frustrato di fronte alle
difficoltà che s'incontrano) produce il risultato che sappiamo: della
matematica che hanno studiato a scuola, gli adulti non conservano
praticamente niente.
Per inciso: la dialettica concreto/astratto si ripresenta a tutti i
livelli, e a tutti i livelli mostra difficoltà nell'apprendimento.
Vuoi un esempio dalla *mia* esperienza professionale?
Ti parlo dell'insegnamento della meccanica quantistica.
Per un bel po' di fisici le funzioni d'onda (che sono già delle
robuste astrazioni: funzioni da un qualche R^n a C) sono ancora
"concrete" e quindi comprensibili, rispetto agli elementi di quegli
oggetti "astratti", sentiti come "non esistenti in natura" che sono gli
spazi di Hilbert.
Una funzione d'onda "si vede", in certi casi si può perfino disegnare;
un vettore di uno spazio di Hilbert è sospeso in un mondo iperuranio
:-)
E tu invece ci parli (per la scuola media!) di "aspetti differenti del
medesimo concetto" (quale)?
Lo so, non sei un caso isolato, e i risultati si vedono.
Sento in te la tipica arroganza del matematico (non tutti, ma molti)
che pensa che la matematica sia assolutamente autosufficiente, che
possa essere insegnata presa a sé, senza alcun rapporto con alcunché.
Voglio essere chiaro: anch'io penso che sia importante vedere i
concetti matematici presi a sé e non dipendenti da altro.
Che l'astrazione sia un passo essenziale della comprensione della
matematica, a qualunque livelo.
Ma dal punto di vista didattico questo *deve essere un punto di
arrivo*, un obiettivo; non qualcosa di forzato prematuramente.
Altrimenti si ottiene il risultato negtivo di non riuscire a
trasmettere né il poco né il molto: la matematica viene semplicemente
*rifiutata*.
Guarda caso, ho scritto appena pochi giorni fa, in un altro contesto:
"Ma qui è indispensabile una piccola parentesi matematica: non so se
l'avete notato, ma dicendo "un'ottava più un'ottava uguale due ottave"
ho dato un esempio di una pratica corrente quando si parla
d'intervalli musicali: gli intervalli sono /additivi/. Però parlando
delle corde ho parlato di rapporti, e il rapporto 1:4 è il /prodotto/
di due rapporti 1:2. Dunque *i rapporti si moltiplicano*, mentre *gli
intervalli si sommano*!
"In teoria tutti coloro che mi leggono dovrebbero aver già capito dove
voglio andare a parare; ma in realtà non credo che sia così, perché
l'esperienza mi ha insegnato a essere assai pessimista quanto a ciò
che resta degli studi scolastici, e in particolare della matematica.
Perciò lo dico esplicitamente: la relazione tra lunghezze delle corde
e intervalli è /logaritmica/. E siccome ho già detto che le frequenze
emesse sono inversamente proporzionali alle lunghezze, anche la
relazione tra frequenze e intervalli è logaritmica. Non posso ora
spiegare meglio questo "misterioso" logaritmo; ma vedremo poi di
prenderci pratica sulla base di esempi, che non mancheranno."
Chiarisco che quanto sopra si rivolge a insegnanti, prevalentemente
laureati in biologia o chimica.
E così vedete l'opinione che ho sulla padronanza del concetto di
logaritmo non in un campione della popolazione adulta generale, ma in
uno fatto di insegnanti di materie scientifiche.
E non è un'opinione a capocchia, ma fondata su un'esperienza piuttosto
lunga...
--
Elio Fabri