Paolo Ferraresi ha scritto:
> Volevo calcolare, o almeno stimare, il tempo di permanenza in un
> forno elettrico, per portare una massa m di una determinata sostanza
> avente calore specifico c, dalla temperatura iniziale T1 alla
> temperatura finale T2.
> Il mio forno domestico assorbe P = 2800 W.
Anticipo che la termodinamica c'entra poco.
Entrano concetti più elementari, ma non facili da mettere insieme e
applicare al tuo problema.
> Per calcolare ciò, pensavo che il mio primo problema fosse quello di
> determinare di quella potenza elettrica, quanta potesse risultare
> "utile" per il riscaldamento, cioè in pratica, il rendimento del
> forno.
Non ha alcun senso parlare di rendimento per un forno, come ti
spiegherò fra poco.
> Il forno, a vuoto, cioè senza la sostanza che intendo riscaldare, ha
> impiegato 9 minuti per portarsi alla temperatura T2 = 200°C, partendo
> da T1 = 20°C.
Bene. Hai provato a vedere quanto tempo ha impiegato per arivare a
110°C ?
Scommetto che ci ha messo meno della metà.
E a 300°C ci arriva? Scommetto di no...
> Premetto che il mio primo ragionamento è sbagliato.
> ...
Vero. E hai anche capito perché. Ottimo.
> Tuttavia non credo che questo ragionamento sia corretto e non lo
> posso prendere per buono, dato che non tiene conto di troppe cose.
> Se io ragionassi in questo modo invece.
> Dopo che il mio forno si è riscaldato e quindi è arrivato alla
> temperatura T2, io prendo la mia sostanza che è alla temperatura T1 e
> la metto nel forno, indipendentemente dall'aria e dai materiali
> interni al forno che costituiscono il mio sistema, la quantità di
> calore per portarla da T1 a T2 sarà:
> Q = m*c*(T2-T1).
> Spero che almeno questo sia giusto...
OK
> Ovviamente questa energia viene fornita dalla resistenza del forno,
Niente affatto!
Fai una prova: quando il forno è arrivato a 200°C, spegnilo e subito
dopo mettici dentro il corpo (non la sostanza) che vuoi riscaldare.
Non credo che tu abbia modo di misurare a che temperatura arriverà, ma
converrai con me che si scalderà un bel po', senza nessuna spesa di
energia elettrica :-)
La ragione è che il forno è caldo: senza resistenza accesa, questo
calore si disperde all'esterno, tanto più lentamente quanto migliore è
l'isolamento.
Il tuo corpo, immerso in un ambiente caldo, si scalda anch'esso, e
dato che la sua capacità termica (m*c) è piccola rispetto a quella
dell'intero forno, non lo raffreda apprezzabilmente.
In questo caso avresti rendimento *infinito*!
A riprova che il concetto di rendimento non ha senso in queste
condizioni.
Un'altra prova potresti fare: metti il termostato a 200°C e controlla
che cosa succede dopo una fase iniziale.
Quando l'interno del forno è arrivato alla temperatura fissata, il
termostato "stacca", e riattacca quando la temperatura è scesa un po'.
(L'intervallo di temperatura fra stacco e riattacco si chiama
"isteresi" del termostato.)
Ci sono alcune questioni pratiche: dove sta messo il sensore del
termostato?
Non dentro il forno: quindi che temperatura misura?
Quanto sarà accurata la sua taratura?
Trattandosi di un oggetto domestico, non mi aspetto che sia molto
accurato: sarebbe già molto che non sbagliasse più di 10°C.
Ma queste cose, dopo averle pensate, siamo costretti a trascurarle
perché non sappiamo come tenerne conto.
Se per es. il termostato resta acceso per il 25% del tempo, e spento
per il 75%, questo ti dice che a 200°C il calore disperso all'esterno
(per unità di tempo) è 700 W.
Ovviamente se regoli il termostato poniamo a 110°C il calore disperso
sarà molto meno: la metà o anche meno.
Tornando alla questione centrale: potresti rifare la prova del tempo
di on/off col forno vuoto e col tuo corpo (cos'è, un pollo?) dentro.
Saranno diversi i tempi nei due casi?
Secondo me, molto poco, almeno se si tratta di un pollo e non di un
intero coscio di maiale :-)
--
Elio Fabri
Fr