Ciao,
io non ne so niente pero' puoi guardare magari se c'e' qualcosa al sito
di Centrospazio:
http://www.centrospazio.cpr.it/
Mario Leigheb
>
>.chi sà darmi delle informazioni un po
>dettagliate sulla"propulsione a ioni" e la sua tecnologia?
>
I motori ionici generano la loro spinta accelerando gli atomi
elettricamente carichi del propellente per mezzo di griglie elettriche
ad alta tensione e provocandone l'espulsione dall'ugello a velocità
dell'ordine delle migliaia di metri al secondo.
Attualmente il propellente d'elezione è considerato il gas xeno, ma
altri elementi chimici sono stati impiegati nel passato.
L'energia elettrica necessaria a ionizzare gli atomi del propellente e
ad accelerarli per mezzo delle griglie può provenire da una fonte
qualunque, anche se per ora (ed è il caso di Deep Space 1) si
impiegano di norma pannelli solari.
Uno dei vantaggi di questo tipo di motore è dato dal rendimento, che
permette di ottenere una spinta di 10 volte superiore, per chilogrammo
di propellente, rispetto ad un classico razzo chimico.
I propulsori a ioni possono generare spinte molto piccole, e pertanto
non possono essere utilizzati per fornire la spinta necessaria a porre
in orbita un vettore. Potendo però funzionare per anni senza
interruzioni, possono far raggiungere velocità molto alte ad un
veicolo spaziale che sia stato collocato in orbita grazie all'impiego
dei consueti razzi chimici.
La NASA incominciò ad interessarsi a questo tipo di propulsione nel
lontano 1959, e l'anno successivo dava il via alla costruzione di un
motore sperimentale che utilizzando un kilowatt di energia produceva 5
grammi di spinta (la spinta si ottiene moltiplicando la massa dei gas
espulsi dall'ugello in un secondo per la loro velocità, e rappresenta
la forza che il motore applica al razzo); come propellente era
utilizzato il cesio perché facilmente ionizzabile.
Il primo test orbitale per questi motori si ebbe nel 1970, quando un
razzo vettore Thor mise in orbita un veicolo equipaggiato con due
propulsori ionici di 15 centimetri di diametro capaci di fornire una
spinta di 2,7 grammi ciascuno (esperimento Sert 2).
Paolo
grazie
Bernardo Mattiucci
>
> se la NASA ha sperimentato il propulsore a ioni per la prima volta
> nel 1970, perche' ha atteso il 1998 per lanciare una sonda utilizzante
> questo propulsore?
>
In realtà, e nonostante i periodici tagli di bilancio, la NASA oltre a
continuare le sperimentazioni ha anche utilizzato questo tipo di
motori per il controllo dell'assetto di satelliti artificiali. Il peso
dei propulsori ionici è infatti minore di un propulsore chimico di
potenza comparabile, e la differenza di peso guadagnata può andare a
favore di un maggior carico utile. Oltre a questo, la vita media
**teorica** di questi motori è calcolata in 15.000 ore!
Purtroppo ho sottomano pochi dati precisi (e recenti) in merito
all'utilizzo di questo tipo di motore.
Posso dirti (prendi queste informazioni con beneficio di inventario)
che nel 1974 fu messo in orbita il satellite sperimentale per
telecomunicazioni ATS-6 dotato di un propulsore ionico per il
controllo della posizione e capace di fornire una spinta di 0,45
grammi.
Nel 1986 (circa) fu lanciato il satellite militare per ricognizione
all'infrarosso Teal Ruby dotato di due motori di 8 centimetri di
diametro con una spinta di 0,45 grammi ciascuno.
Il Lewis Research Center della NASA, che si è occupato fin dall'inizio
di questa forma di propulsione, aveva progettato grandi motori ionici
per viaggi interplanetari da montare sulla sonda che nel novembre 1985
avrebbe dovuto avere un flyby con la cometa di Halley, e
successivamente un rendez-vous con la cometa Tempel-2 (in quest'ultima
fase la sonda si sarebbe avvicinata lentamente al nucleo cometario
della Tempel-2 fino a cozzarvi contro per valutarne massa e
consistenza). Purtroppo i tagli di bilancio hanno annullato la
missione e ridimensionato gli studi sulla propulsione ionica.
In Italia di queste ricerche si occupa da anni la SNIA-BPD di
Colleferro.
Paolo