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L'etere continuo di Aristotele, Newton e dio Einstein

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Luciano Buggio

unread,
Mar 10, 2015, 3:40:03 PM3/10/15
to



Quando cessò di non fingere ipotesi, Newton approdò all'etere, quello di Aristotele (dal cui nome deriva il termine "Etere"), detto anche "Pneuma" o "Logos", non fatto di particelle, ma continuo, esattamente come il popolo che non abbia mai sentito parlare di atomi ha sempre concepito l'aria, l'acqua e altre sostanze.


Questo "mezzo", peraltro - la cui densità per Newton aumenta con la distanza dai corpi secondo la legge iperbolica, la cui derivata è la forza di gravità -, è "rigido": se il corpo trasla si trascina dietro solidalmente, fino ad infinito, il suo "imbuto gravitazionale".

*Nessuno* ha mai preso in considerazione questa definizione di Etere.
Perchè?

Io sono approdato a questa idea in modo assolutamente indipendente, trovando in seguito quanto sopra riportato.

Anche Einstein, come Newton, approdo all'etere.
Ed anche per Einstein l'etere è dotato di continuità.

Scriveva Einstein:


-----


" ... non potremo fare a meno dell'etere, cioè di un continuo fornito di proprietà fisiche; perché la teoria della relatività generale, i cui punti di vista generali i fisici di certo terranno sempre ben fermi, esclude un'azione a distanza diretta. Ma ogni teoria di azione per contatto presuppone dei campi comuni, dunque anche l'esistenza di un 'etere'".



"Possiamo ancora continuare a servirci della parola etere, ma soltanto allo scopo di designare le proprietà fisiche dello spazio. Nel processo di sviluppo della scienza la parola etere ha più volte cambiato significato. Attualmente non sta più a denotare un mezzo che sia in qualche modo costituito di particelle materiali. La sua storia non è però in alcun modo terminata e continua nella teoria della relatività".
------


Sottolineo la frase: "Possiamo ancora continuare a servirci della parola etere, ma soltanto allo scopo di designare le proprietà fisiche dello spazio".



Einstein dice qui che lo spazio non è un *contenitore* dell'etere, è l'etere stesso, dotato di continuità: il temine "etere", sembra avvertire E., visto l'uso che se ne è fatto nel corso della storia, soprattutto ad opera dei cartesiani, può essere fuorviante.



Questa affermazione (che lo spazio non è un contenitore **in sè** vuoto, ma un qualcosa che è dotato *in sè* di proprietà fisiche, che E. individua nella sua curvatura) è un decisivo passo in avanti rispetto alla concezione di Newton, quanto meno in Newton essa non è così esplicita.

Ora, quali possono essere le "proprietà" di un etere continuo?



Che cosa se ne può dire se non che ha una densità, che varia con la distanza dalle masse, come io ho sempre sostenuto - con Newton, e ora anche con Einstein (anche qui, come per Newton in modo del tutto indipendente, ho trovato solo qualche mese fa quel brano sopra citato) - che l'"etere" altro non è che lo spazio stesso, precisando che cioè è lo spazio **in sè* ad avere una densità, che varia?

Qualcuno direbbe (ed è quello che dice E.): "la curvatura".
Ma che vuol dire?
La mente umana non può concepire la curvatura in 3d.


Quando E. dice che nel processo di sviluppo della Scienza la parola etere ha più volte cambiato significato dovrebbe precisare il significato che aveva in origine.

Etere deriva dal nome di chi, per quanto si sa, per primo lo ipotizzò, Aristotele: ebbene anche per Aristotele. come ho già detto, l'etere era dotato di continuità.


Successivamente, quando fu ripreso nel 600 o giù di lì, la contaminazione con l'atomismo, che confluì nel meccanicismo (o addirittura lo fondò), lo fece diventare una sostanza costituita di particelle.

Einstein non fa altro, senza rendersene conto, mi pare, che resttutuire al concetto di etere l'originario significato.

Perchè queste cose non sono scritte da nessuna parte?
Non sono vere?
Sono le mie solite allucinazioni?


LucianoBuggio
www.lucianobuggio.altervista.org

Omega

unread,
Mar 11, 2015, 10:15:02 AM3/11/15
to
Luciano Buggio
>
> Quando cessò di non fingere ipotesi, Newton approdò all'etere,
> quello di Aristotele (dal cui nome deriva il termine "Etere"), detto
> anche "Pneuma" o "Logos", non fatto di particelle, ma continuo,
> esattamente come il popolo che non abbia mai sentito parlare di
> atomi ha sempre concepito l'aria, l'acqua e altre sostanze.

Non solo il disprezzato "popolo", ma prima di tutto Parmenide eleatico,
che Platone e Aristotele non hanno neanche lontanamente capito.
Sulla continuità esiste un paradosso di Zenone eleatico che contestare è
logicamente impossibile: se fra due entità esiste una reale separazione,
che cosa c'è fra di esse, il nulla? Solo che il nulla per definizione
non ha neppure senso.
Queto principio, in fisica, dovrebbe essere tenuto come sacrosanto, ma
non è così, almeno a partire dal concetto di 'quanto' o 'quanto
d'azione' che ormai non è più riferito a comportamenti (come dovrebbe)
ma a una parcellizzazione fisica della realtà. Che è solo assurda.

> Questo "mezzo", peraltro - la cui densità per Newton aumenta con la
> distanza dai corpi secondo la legge iperbolica, la cui derivata è la
> forza di gravità -, è "rigido": se il corpo trasla si trascina
> dietro solidalmente, fino ad infinito, il suo "imbuto
> gravitazionale".

> *Nessuno* ha mai preso in considerazione questa definizione di Etere.
> Perchè?

In realtà tutt'oggi non sappiamo niente al riguardo, dato che parliamo
di materia oscura per giustificare proprio la gravitazione.

> Io sono approdato a questa idea in modo assolutamente indipendente,
> trovando in seguito quanto sopra riportato.

Parmenide ci è arrivato 2500 anni fa circa, con il suo "uno e continuo"
riferito all'essere. A parte il fatto che il più modesto Omega qui
dentro ripete queste cose - maltrattato quanto basta dai professori :) -
direi ormai da anni, in particolare discutendo di 'sistemi isolati' e di
'elementarità', ormai attribuita a eserciti di cose che "elementari" non
sono. Per es. come si fa a dire che un elettrone è "elementare", se la
sua massa la deve al campo o al bosone di Higgs, ossia se la sua massa
non gli è intrinseca ma è aggiunta da qualcos'altro? (*)

(*) mi riferisco a quanto dichiarato dalla dottoressa Fabiola Gianotti
ai media (in particolare alla Gruber a 8 e 1/2); io ho chiesto qui
delucidazioni, ma il mio post non è stato pubblicato. Avevo anche
chiesto che cosa era un elettrone prima di venir dotato di massa dal
dottor Higgs: va detto, altrimenti non si sa di che cosa si parla.

> Anche Einstein, come Newton, approdo all'etere.

E Maxwell no?

> Ed anche per
> Einstein l'etere è dotato di continuità.

Ma come si può pensare un universo discreto? LO aveva capito Zenone, non
lo capiamo noi dopo 2500 anni?

> Scriveva Einstein:
>
>
> -----
>
>
> " ...

". ------
>
>
> Sottolineo la frase: "Possiamo ancora continuare a servirci della
> parola etere, ma soltanto allo scopo di designare le proprietà
> fisiche dello spazio".

Se ci sono proprietà fisiche, qualcosa c'è per definizione. Il 'cosa' è
ben più difficile da stabilire.

> Einstein dice qui che lo spazio non è un *contenitore* dell'etere, è
> l'etere stesso, dotato di continuità: il temine "etere", sembra
> avvertire E., visto l'uso che se ne è fatto nel corso della storia,
> soprattutto ad opera dei cartesiani, può essere fuorviante.

Dei cartesiani ma non di Cartesio.
Cartesio dice solo che lo spazio non può essere vuoto, ma, come poi dice
anche Spinoza, non può che essere "sostanza" (Parmenide diceva 'l'essere').
E ha ragione: lo spazio inteso come euclideo è un non-senso, ossia
riporta alla ribalta il paradosso del nulla.

> Questa affermazione (che lo spazio non è un contenitore **in sè**
> vuoto, ma un qualcosa che è dotato *in sè* di proprietà fisiche, che
> E. individua nella sua curvatura) è un decisivo passo in avanti
> rispetto alla concezione di Newton, quanto meno in Newton essa non è
> così esplicita.

Non mi pare una cosa né conclusiva né vagamente esplicativa: come ci si
muove la luce, e perché in tale spazio la sua velocità ha un limite? C'è
una ragione? No, è solo un postulato, e in ciò è metafisico, non fisico
(vedi sotto).

> Ora, quali possono essere le "proprietà" di un etere continuo?
>
> Che cosa se ne può dire se non che ha una densità, che varia con la
> distanza dalle masse, come io ho sempre sostenuto - con Newton, e
> ora anche con Einstein (anche qui, come per Newton in modo del tutto
> indipendente, ho trovato solo qualche mese fa quel brano sopra
> citato) - che l'"etere" altro non è che lo spazio stesso, precisando
> che cioè è lo spazio **in sè* ad avere una densità, che varia?

Mi pare una cosa forzata quella che dici.
Lo spazio è semplicemente *tutto ciò che esiste*, non soltanto
l'"etere", ammesso di saper dire che cos'è.

> ...
>
> Perchè queste cose non sono scritte da nessuna parte? Non sono vere?
> Sono le mie solite allucinazioni?

Lascia stare le allucinazioni. Il fatto è che entrare in questi
argomenti è entrare nei fondamenti, che necessariamente affondano nella
metafisica. Per la quale i fisici soffrono (contraddittoriamente) di
intolleranza alimentare, e taluni di manifesta allergia (fino a
rifugiarsi nel killfile per evitare cefalee) :))

Perché dico 'contraddittoriamente'?
Perché quando affermano il tempo come oggettivo e il caso a sua volta
come oggettivo sono già immersi fino al collo nella metafisica, non
sapendo neanche lontanamente definirli. Einstein ci ha provato col
tempo, ma è solo riuscito a modellizzare la memoria, non certo la realtà
fisica.

Saluti

Luciano Buggio

unread,
Mar 13, 2015, 10:05:03 AM3/13/15
to
Il giorno mercoledì 11 marzo 2015 15:15:02 UTC+1, Omega ha scritto:
> Luciano Buggio

(cut)

> > Ora, quali possono essere le "proprietà" di un etere continuo?
> >
> > Che cosa se ne può dire se non che ha una densità, che varia con la
> > distanza dalle masse, come io ho sempre sostenuto - con Newton, e
> > ora anche con Einstein (anche qui, come per Newton in modo del tutto
> > indipendente, ho trovato solo qualche mese fa quel brano sopra
> > citato) - che l'"etere" altro non è che lo spazio stesso, precisando
> > che cioè è lo spazio **in sè* ad avere una densità, che varia?
>
> Mi pare una cosa forzata quella che dici.
> Lo spazio è semplicemente *tutto ciò che esiste*, non soltanto
> l'"etere", ammesso di saper dire che cos'è.

Vedo che siamo d'accordo.

**Esiste solo lo spazio, continuo**.
Per quel che ne sappiamo, possiamo fare a meno della parola "etere".


I corpi sono fatti di spazio, e ci appaiono tanto più densi e solidi quanto più lo spazio è rarefatto (basta ipotizzare che la densità dello spazio si annulli in punti adimensionali, di "singoarita", che sarebbero i costituenti ultimi e indivisibili*, gli *atomi* della materia e della radiazione: questo è quello che io propongo)

Perchè però ti lascia perplesso l'attribuzione di una densità - quindi nel continuo - a questo spazio, come ipotizza Newton nell'Optics per il suo "mezzo", con, in funzione della distanza dai "corpi", l'andamento detto, da cui la gravità?

Secondo te lo spazio che ci appare vuoto ha o non ha una densità, che varia con la distanza dai "corpi"?


Trovi anche tu assurda questa cosa, come i matematici ed i fisici di oggi, per i quali di densità si può parlare solo nel discreto, dovendo mettere un numero finito di oggetti al numeratore della frazione in cui al denominatore figura l'unità di volume?

Luciano Buggio
www.lucianobuggio.altervista.org

Massimo 456b

unread,
Mar 14, 2015, 11:05:02 AM3/14/15
to
e.c.

deltaT=h/(2*pi.greco*deltaE)

ovviamente.

eppoi perchè una energia
di punto zero e non
un tempo di energia zero?

ciao
Massimo

Massimo 456b

unread,
Mar 14, 2015, 11:05:02 AM3/14/15
to

"Omega" <om...@NOyahoo.it> ha scritto nel messaggio
news:M8ULw.20109$pt....@tornado.fastwebnet.it...
> Luciano Buggio
>>
>> Quando cessò di non fingere ipotesi, Newton approdò all'etere,
>> quello di Aristotele (dal cui nome deriva il termine "Etere"), detto
>> anche "Pneuma" o "Logos", non fatto di particelle, ma continuo,
>> esattamente come il popolo che non abbia mai sentito parlare di
>> atomi ha sempre concepito l'aria, l'acqua e altre sostanze.
>
> Non solo il disprezzato "popolo", ma prima di tutto Parmenide eleatico,
> che Platone e Aristotele non hanno neanche lontanamente capito.
> Sulla continuità esiste un paradosso di Zenone eleatico che contestare è
> logicamente impossibile: se fra due entità esiste una reale separazione,
> che cosa c'è fra di esse, il nulla? Solo che il nulla per definizione
> non ha neppure senso.

il nulla in fisica non è ammissibile:
la relarizione fra deltaE*deltaT=h/2pi.greco
deriva dalla meccanica quantistica non
relativistica e dal prioncipio di indeterminazione.

Ma secondo te si potrebbe scrivere in conseguenza di
ciò che

deltaT=h/2.pigreco*deltaE ?

è ammissibile? Oppure non ha alcun significato fisico?
e perchè? Forse la risposta per te è in quel "delta"?

Farei intervenire Rovelli se magari si nascondesse
sotto il nick di Fatal_Error.
Così te lo spiegherebbe.

ciao
Massimo

Omega

unread,
Mar 22, 2015, 8:10:03 PM3/22/15
to
Massimo 456b
> "Omega"
>> Luciano Buggio
>>>
>>> ...
>>
>> ...
>
> il nulla in fisica non è ammissibile:

Non ha senso logico, prima di tutto, al di là dei pareri della fisica.

> la relarizione fra deltaE*deltaT=h/2pi.greco
> deriva dalla meccanica quantistica non
> relativistica e dal prioncipio di indeterminazione.
>
> Ma secondo te si potrebbe scrivere in conseguenza di
> ciò che
>
> deltaT=h/2.pigreco*deltaE ?

Non lo so, anche solo perché la scrittura di formule in formato testo
non mi piace, se non vengono usate oculatamente delle parentesi.
Non sapendo comunque come viene escogitata la formula di partenza, non
so se si può fare quel semplice passaggio algebrico di dividere entrambi
i membri per la stessa quantità.

> è ammissibile? Oppure non ha alcun significato fisico?
> e perchè? Forse la risposta per te è in quel "delta"?

'Delta' starebbe a significare una quantità finita, se maiuscolo; se
minuscolo starebbe a indicare una specie di variazione infinitesima.
Io penso, fra le molte mie eresie, che "quantità finita" possa
considerarsi come una vaga approssimazione, ma senza fondamento, peggio
se portata al limite del delta minuscolo, che non ha senso di per sé
(logicamente).

> Farei intervenire Rovelli se magari si nascondesse
> sotto il nick di Fatal_Error.
> Così te lo spiegherebbe.

Non so dove si nasconde il signor o professor Rovelli :), ma la
spiegazione deve essere ben chiara e distinta, perché, come sai, oltre
che eretico rispetto a certi dogmi della fisica - come il tempo e il
caso,- io sono un cartesiano rompiballe :)

> ciao
> Massimo

Saluti
Omega

Omega

unread,
Mar 22, 2015, 8:10:04 PM3/22/15
to
Omega
>> Luciano Buggio
>
> (cut)
>
>>> ...
>> Mi pare una cosa forzata quella che dici. Lo spazio è semplicemente
>> *tutto ciò che esiste*, non soltanto l'"etere", ammesso di saper
>> dire che cos'è.
>
> Vedo che siamo d'accordo.
>
> **Esiste solo lo spazio, continuo**. Per quel che ne sappiamo,
> possiamo fare a meno della parola "etere".

Sul continuo non posso che essere d'accordo ('uno e continuo' dice
Parmenide), e già è stato logicamente dimostrato che non può che essere
così.

>
> I corpi sono fatti di spazio, e ci appaiono tanto più densi e solidi
> quanto più lo spazio è rarefatto (basta ipotizzare che la densità
> dello spazio si annulli in punti adimensionali, di "singoarita", che
> sarebbero i costituenti ultimi e indivisibili*, gli *atomi* della
> materia e della radiazione: questo è quello che io propongo)

Su questo non saprei concordare, dal momento che la densità è un
concetto relativo, quindi non lo prendo a riferimento.
Immagina invece - ipotesi equivalente - che i corpi siano caratterizzati
dall'evidenziazione di proprietà che il continuo da cui emergono ha solo
in forma diffusa (non misurabile). A un simile continuo si potrebbe dare
il nome di 'elementare', che si manifesta in forma di cose esprimendo
alcune delle proprietà di cui dispone in forma misurabile, cioè
emergenti rispetto al fondo di proprietà inespresse e comunque potenziali.
In questo modo si vedrebbe ogni cosa come parte integrante del continuo,
in nessun modo separata, rimanendo a sua volta "elementare" per quanto
riguarda le potenzialmente illimitate proprietà inespresse.
Chi ci crede, in questo modo potrebbe persino giustificare l'evoluzione :)
Ma è solo un'ipotesi come la tua. Quello che ho definito come
"elementare" infatti sarebbe inaccessibile, non misurabile, fisico ma,
paradossalmente, fisicamente ... metafisico in quanto intrinsecamente
non misurabile.

> Perchè però ti lascia perplesso l'attribuzione di una densità -
> quindi nel continuo - a questo spazio, come ipotizza Newton
> nell'Optics per il suo "mezzo", con, in funzione della distanza dai
> "corpi", l'andamento detto, da cui la gravità?

Ho risposto qui sopra.

> Secondo te lo spazio che ci appare vuoto ha o non ha una densità, che
> varia con la distanza dai "corpi"?

No. Perlomeno nella mia ipotesi è come tutto il resto, solo che non ha
espresso localmente alcuna proprietà misurabile. A parte questo, il
"vuoto" dei fisici ha un permeabilità magnetica e una costante
dielettrica. Quindi di che razza di vuoto si parla?

> Trovi anche tu assurda questa cosa, come i matematici ed i fisici di
> oggi, per i quali di densità si può parlare solo nel discreto,
> dovendo mettere un numero finito di oggetti al numeratore della
> frazione in cui al denominatore figura l'unità di volume?

Ho già detto che il concetto di 'quanto' è già stato cassato con
efficacia incontestabile 2500 anni fa. Se però parliamo di limiti delle
nostre misure - e inoltre ci fa comodo ragionare sul discreto - allora
si può parlare di quanti e di particelle "elementari" che tali non sono
e non possono essere.

Saluti
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