Luciano Buggio
>
> Quando cessò di non fingere ipotesi, Newton approdò all'etere,
> quello di Aristotele (dal cui nome deriva il termine "Etere"), detto
> anche "Pneuma" o "Logos", non fatto di particelle, ma continuo,
> esattamente come il popolo che non abbia mai sentito parlare di
> atomi ha sempre concepito l'aria, l'acqua e altre sostanze.
Non solo il disprezzato "popolo", ma prima di tutto Parmenide eleatico,
che Platone e Aristotele non hanno neanche lontanamente capito.
Sulla continuità esiste un paradosso di Zenone eleatico che contestare è
logicamente impossibile: se fra due entità esiste una reale separazione,
che cosa c'è fra di esse, il nulla? Solo che il nulla per definizione
non ha neppure senso.
Queto principio, in fisica, dovrebbe essere tenuto come sacrosanto, ma
non è così, almeno a partire dal concetto di 'quanto' o 'quanto
d'azione' che ormai non è più riferito a comportamenti (come dovrebbe)
ma a una parcellizzazione fisica della realtà. Che è solo assurda.
> Questo "mezzo", peraltro - la cui densità per Newton aumenta con la
> distanza dai corpi secondo la legge iperbolica, la cui derivata è la
> forza di gravità -, è "rigido": se il corpo trasla si trascina
> dietro solidalmente, fino ad infinito, il suo "imbuto
> gravitazionale".
> *Nessuno* ha mai preso in considerazione questa definizione di Etere.
> Perchè?
In realtà tutt'oggi non sappiamo niente al riguardo, dato che parliamo
di materia oscura per giustificare proprio la gravitazione.
> Io sono approdato a questa idea in modo assolutamente indipendente,
> trovando in seguito quanto sopra riportato.
Parmenide ci è arrivato 2500 anni fa circa, con il suo "uno e continuo"
riferito all'essere. A parte il fatto che il più modesto Omega qui
dentro ripete queste cose - maltrattato quanto basta dai professori :) -
direi ormai da anni, in particolare discutendo di 'sistemi isolati' e di
'elementarità', ormai attribuita a eserciti di cose che "elementari" non
sono. Per es. come si fa a dire che un elettrone è "elementare", se la
sua massa la deve al campo o al bosone di Higgs, ossia se la sua massa
non gli è intrinseca ma è aggiunta da qualcos'altro? (*)
(*) mi riferisco a quanto dichiarato dalla dottoressa Fabiola Gianotti
ai media (in particolare alla Gruber a 8 e 1/2); io ho chiesto qui
delucidazioni, ma il mio post non è stato pubblicato. Avevo anche
chiesto che cosa era un elettrone prima di venir dotato di massa dal
dottor Higgs: va detto, altrimenti non si sa di che cosa si parla.
> Anche Einstein, come Newton, approdo all'etere.
E Maxwell no?
> Ed anche per
> Einstein l'etere è dotato di continuità.
Ma come si può pensare un universo discreto? LO aveva capito Zenone, non
lo capiamo noi dopo 2500 anni?
> Scriveva Einstein:
>
>
> -----
>
>
> " ...
". ------
>
>
> Sottolineo la frase: "Possiamo ancora continuare a servirci della
> parola etere, ma soltanto allo scopo di designare le proprietà
> fisiche dello spazio".
Se ci sono proprietà fisiche, qualcosa c'è per definizione. Il 'cosa' è
ben più difficile da stabilire.
> Einstein dice qui che lo spazio non è un *contenitore* dell'etere, è
> l'etere stesso, dotato di continuità: il temine "etere", sembra
> avvertire E., visto l'uso che se ne è fatto nel corso della storia,
> soprattutto ad opera dei cartesiani, può essere fuorviante.
Dei cartesiani ma non di Cartesio.
Cartesio dice solo che lo spazio non può essere vuoto, ma, come poi dice
anche Spinoza, non può che essere "sostanza" (Parmenide diceva 'l'essere').
E ha ragione: lo spazio inteso come euclideo è un non-senso, ossia
riporta alla ribalta il paradosso del nulla.
> Questa affermazione (che lo spazio non è un contenitore **in sè**
> vuoto, ma un qualcosa che è dotato *in sè* di proprietà fisiche, che
> E. individua nella sua curvatura) è un decisivo passo in avanti
> rispetto alla concezione di Newton, quanto meno in Newton essa non è
> così esplicita.
Non mi pare una cosa né conclusiva né vagamente esplicativa: come ci si
muove la luce, e perché in tale spazio la sua velocità ha un limite? C'è
una ragione? No, è solo un postulato, e in ciò è metafisico, non fisico
(vedi sotto).
> Ora, quali possono essere le "proprietà" di un etere continuo?
>
> Che cosa se ne può dire se non che ha una densità, che varia con la
> distanza dalle masse, come io ho sempre sostenuto - con Newton, e
> ora anche con Einstein (anche qui, come per Newton in modo del tutto
> indipendente, ho trovato solo qualche mese fa quel brano sopra
> citato) - che l'"etere" altro non è che lo spazio stesso, precisando
> che cioè è lo spazio **in sè* ad avere una densità, che varia?
Mi pare una cosa forzata quella che dici.
Lo spazio è semplicemente *tutto ciò che esiste*, non soltanto
l'"etere", ammesso di saper dire che cos'è.
> ...
>
> Perchè queste cose non sono scritte da nessuna parte? Non sono vere?
> Sono le mie solite allucinazioni?
Lascia stare le allucinazioni. Il fatto è che entrare in questi
argomenti è entrare nei fondamenti, che necessariamente affondano nella
metafisica. Per la quale i fisici soffrono (contraddittoriamente) di
intolleranza alimentare, e taluni di manifesta allergia (fino a
rifugiarsi nel killfile per evitare cefalee) :))
Perché dico 'contraddittoriamente'?
Perché quando affermano il tempo come oggettivo e il caso a sua volta
come oggettivo sono già immersi fino al collo nella metafisica, non
sapendo neanche lontanamente definirli. Einstein ci ha provato col
tempo, ma è solo riuscito a modellizzare la memoria, non certo la realtà
fisica.
Saluti