Se ho un tubo di sezione A, che poi si biforca (o, comunque, ramifica) nei
condotti di sezione B e C, nell'ipotesi di fluido ideale in flusso laminare,
come si applica il t. di Bernoulli?
Grazie
Nei casi semplici di solito si prende come tubo di flusso quello
delimitato dalle pareti di un tubo materiale, ma questo non e'
necessario, e non e' sempre possibile.
In particolare non e' possibile nel tuo caso, dove c'e' una biforcazione.
In questo caso, sempre restando nell'ipotesi (lontana dalla realta')
che in presenza in biforcazione il moto rimanga laminare, dovrai
considerare *due* tubi di flusso adiacenti ma distinti: quello
costituito dalle linee di flusso che entrano nel primo ramo, e quello
delle linee che entrano nel secondo ramo.
Il teorema si applichera' *separatamente* ai due tubi.
Se A=B+C, i due tubi di flusso mantengono sezione costante prima e
dopo la biforcazione, e non c'e' ne' variazione di velocita' ne' di
pressione.
--
Elio Fabri
Consideri i due condotti separatamente ed applichi il teorema per
ognuno di essi; nel punto di biforcazione = punto iniziale di ognuno
dei due condotti, devi conoscere quota, pressione e velocita' del
fluido.
> Devi solo tener presente che il teorema si applica a un *tubo di
> flusso [cut] e non c'e' ne' variazione di velocita' ne' di
> pressione.
Chiarissimo, grazie mille!
GP
> Se A=B+C, i due tubi di flusso mantengono sezione costante prima e
> dopo la biforcazione, e non c'e' ne' variazione di velocita' ne' di
> pressione.
Approfitto per una seconda domanda ;-)
Se ho un tubo di flusso orizzontale, che cresce di diametro (come un tronco
di cono con asse orizzontale), di certo avrò che dove la sezione è maggiore
e la velocità minore, ci sarà pure una pressione più alta. Se il fluido
fosse, però, reale, si potrebbe riscrivere B. includendo un termine che
tenga conto della perdita di carico?
Lo dico perchè se immagino essere importanti le perdite di carico, mi viene
pure da dire che a tal tubo si potrebbe applicare con buona approssimazione
Poiseuille (anche se, si capisce, il tubo non è proprio cilindrico). Se,
all'opposto, le perdite fossero trascurabili, si potrebbe applicare B con
buona approssimazione.
E per le "vie di mezzo"? Come quantificare la situazione in cui alla base
maggiore non ho tutta la caduta di pressione che mi aspettavo con P., perchè
per B. la pressione deve aumentare? O, al contrario, come comportarmi se
alla base maggiore del mio tronco di cono trovo un incremento di pressione
minore di quanto previsto da B., perchè ci sono effetti di attrito?
Da qualche parte leggo relazioni del tipo:
- R Q = Delta.P + delta.Ec + delta.Egr (1)
(tutti i termini sono energie per unità di volume; R = resistenza e Q =
portata); se il fluido è ideale, RQ = 0, e ricadiamo in Bernoulli; se è
reale e il tubo è orizzontale e cilindrio, abbiamo Poiseuille.
Ora io sapevo che era da Navier-Stockes (non so se ho scritto bene) che
derivavano tutte le altre relazioni: è forse la (1) derivabile
dall'equazione generale della fluidodinamica, quale caso particolare in
certe (quali) condizioni? Certo è che ha una sua... logica... no?
Grazie,
Giovanni Piromallo
> Consideri i due condotti separatamente ed applichi il teorema per
> ognuno di essi; nel punto di biforcazione = punto iniziale di ognuno
> dei due condotti, devi conoscere quota, pressione e velocita' del
> fluido.
Questo lo sapevo pure io, ma non c'entra nulla con la mia domanda!
Giovanni Piromallo
Si, adesso l'ho capita (ma tu non l'avevi formulata bene...)
Ciao.
--
Elio Fabri