> Mi pare di ricordare che decenni fa fossero in uso rifrattori di
> diametro superiore al metro, ma credo che lì ci si sia fermati:
Ad oggi il rifrattore più grande del mondo è ancora quello di Yerkes
costruito nel 1897, presenta un diametro di 102 cm e una focale di 19,4 m.
> perché?
> Le ragioni sono varie, ma tutte di natura strettamente pratica.
> 1) Costruire un buono specchio (anche grande) richiede di lavorare
> *un'unica* superficie ottica.
> Costruire un rifrattore (che sarà composto almeno da due lenti, più
> facilmente da tre) significa dover lavorare 4 o 6 superfici, e
> richiede poi un montaggio accuratissimo per allineare gli assi delle
> varie lenti
Questo è indubbio, però permittimi di formulare alcune obiezioni.
> 2) Per uno specchio la qualità del vetro non conta, e del resto non è
> strettamente necessario che lo specchio sia di vetro.
Ti assicuro che conta eccome, perlomeno se parliamo di strumenti
professionali.
Il vetro dev'essere assolutamente privo di tensioni al suo interno e non ci
devono essere irregolarità nella fusione. Quando fu costruito lo specchio da
508 cm di M.te Palomar, ad esempio, le 18 tonnellate di Pirex fuso subirono
vari trattamenti termici. Alla fine, quando la massa di vetro raggiunse i
500°C fu raffreddata al ritmo di 1°C ogni 30 ore. Praticamente ci vollero
due anni prima che il vetro giunse a temperatura ambiente per poter essere
lavorato.
>Ricordo almeno
> un caso, il telescopio di Merate, mi pare 130 cm, che aveva lo
> specchio di alluminio. Non mi sembra che la pratica si sia diffusa,
> probab. perché uno specchio metallico ha altri problemi.
Infatti, lo specchio da 134 cm fu un capolavoro d'ingegneria.
Lo specchio venne sottoposto a nikelatura e poi la superficie venne
alluminata.
La pratica non si è diffusa perchè lavorare l'alluminio anche con i mezzi
moderni è estremamente complicato, ma in tempi recenti sembra che ci sia un
ritorno verso questo tipo di specchio almeno per applicazioni particolari.
http://zuserver2.star.ucl.ac.uk/~sk/osl/omt/omt.html
Giusto per curiosità segnalo che esiste anche un telescopio di 3 m di
diametro con specchio ruotante al mercurio usato solo per osservazioni allo
zenith. Variando la velocità di rotazione si varia anche la focale dello
strumento.
http://en.wikipedia.org/wiki/Liquid_mirror_telescope
http://www.youtube.com/watch?v=Q5Cr9P-Q88Y
> Invece l'obiettivo di un rifrattore deve essere *attraversato* dalla
> luce, quindi la qualità della massa del vetro è essenziale: non ci
> debbono essere disomogeneità, velature... Tute cose progressivamente
> più difficili da ottenere quanto più le lenti sono grandi.
E' vero, ma è ancora più difficile ottenere forti curvature e senza queste
non si hanno obiettivi luminosi che sono essenziali sia per contenere i
tempi di posa sia per raccogliere la luce degli oggetti più deboli.
> 3) Una difficoltà meccanica è data dal fatto che un telescopio *si
> deve muovere* per rimanere puntato a lungo su un oggetto compensando la
> rotazione terrestre. In questo movimento il sistema ottico (specchio o
> lente che sia) è soggetto a sollecitazioni, dovute alla gravità, che
> variano a seconda dell'assetto, e che debbono essere contrastate con
> opportuni sostegni.
> Mentre nel caso di uno specchio c'è tutta la superficie posteriore
> disponibile per questi sostegni, che possono anche essere /attivi/,
> ossia capaci di correggere le deformazioni dovute alla gravità, nel
> caso di un rifrattore le lenti possono essere sostenute solo al bordo
> e perciò sono inevitabili delle deformazioni, spec. al centro.
Questo è l'aspetto che, paradossalmente, ha dato i problemi minori.
Riferendoci sempre al telescopio di Yerkes considera che il doppietto
(spaziato in aria di 21 cm) pesa complessivamente 240 Kg. Come giustamente
dici te le lenti sono sostenute solo al bordo, però su tutta la
circonferenza !
Uno specchio tradizionale invece poggia su solo su alcuni punti (che possono
essere anche alcune decine), ma viene bloccato anche sul bordo ad intervalli
regolari, e questo genera inevitabilmente delle tensioni al suo interno.
Un altro problema è quello della sua inerzia termica. Una massa di vetro che
può pesare anche più di 10 tonnellate ci mette delle ore a stabilizzarsi e
di solito i grandi telescopi sono situati in posti dove vi è un'elevata
escursione termica tra il giorno e la notte.
Bisognerebbe poter costruire degli specchi sottili, ma lo spessore
dev'essere compreso tra 1/6 e 1/10 del diametro mentre per le lenti si può
scendere fino ad 1/20 del diametro.
Tutto questo ovviamente vale per gli specchi monolitici. Con le ottiche
adattive e gli specchi "tassellati" questi problemi sono stati risolti.
Nel frattempo però l'industria ha prodotto altri tipi di vetri con
caratteristiche migliori del Pirex: Duran 50, Zerodur e altri tipi che ora
non ricordo (borosilicati e vetroceramici) che hanno permesso di ridurne lo
spessore.
> Va da sé che queste deformazioni nuocciono alla qualità delle immagini,
> e debbono essere contenute entro una frazione di l. d'onda, per oggetti
> che pesano diverse tonnellate.
Tempo fa ricordo di aver visto una termografia che evidenziava come il
calore di una persona in prossimità di uno specchio del diametro di alcuni
metri generasse dei moti convettivi sufficienti a provocare un degrado
nell'immagine.
>Anche se è un'impresa d'ingeneria che mette insieme grandi masse e
>dimensioni con tolleranze estremamente precise, ci si può riuscire con
>gli specchi, ma la cosa diventa proibitiva per lenti troppo grandi.
In occasione dell'esposizione universale di Parigi del 1900 fu costruito un
rifrattore con un obiettivo di 125 cm e focale di 60 m. Ovviamente sarebbe
stato inpensabile collocarlo su una montatura tradizionale e quindi si
adottò la soluzione che viene usato ancora oggi per le torri solari.
In pratica si usò un altro specchio (di 2 m di diametro) per realizzare un
celostata che deviava i raggi sulla lente. Il movimento del celestata era
realizzato con dei contrappesi che permettevano di mantenere un oggetto nel
campo dello strumento per un tempo massimo di 45 m.
Qui alcune immagini.
http://www.angeloangeletti.it/ASTRO_UNICAM/2011/lezione08_1.pdf
Al termine dell'esposizione la strutta metallica venne smontata e venduta
come rottame mentre le ottiche furono prese in carico dall'Osservaotorio di
Parigi dove, forse, sono tutt'ora.
saluti,
Piero