Carlo Pierini
> BlueRay
>> Carlo Pierini
>> ...
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> Ma al di là dei cmq (se la prassi è cm^2, d'ora in avanti scriverò
> così), tu cosa ne pensi della "sostanza" del discorso? Non ho forse
> ragione io?
Se vogliamo tornare alle puntine per i dischi in vinile, invece che su
certi snobismi redazionali, e ignorando le vecchissime puntine
metalliche che davvero "fresavano" i solchi, ti dico quello che ricordo
delle puntine più recenti (tipo shure e simili) che garantiscono lunga
vita al vinile entro limiti ragionevoli.
Le puntine hanno un supporto elastico con frequenza di risonanza fuori
dal campo delle possibili vibrazioni trasmesse dal solco, e il tutto
funziona per inerzia: il corpo della testina ha infatti una massa che
non gli consente di muoversi radialmente sotto la spinta del movimento
della puntina, e la differenza di movimento fra puntina e corpo della
testina (che contiene il sensore) viene assorbita dall'elasticità del
supporto. In sostanza il sensore (per es. magnetico o anche
piezoelettrico) misura questa differenza, che è fra puntina e testina, e
ne ricava il segnale.
Questo detto, a che cosa serve il peso complessivo della testina, che
/non/ grava se non minimamente sulla puntina ma è adeguatamente
contrappesato - in modo regolabile - all'altro estremo del braccetto?
Serve a mantenere la puntina nel solco qualunque sia la sollecitazione
laterale (cioè sul raggio del disco) subita dalla puntina -
sollecitazione laterale che infatti ha una componente verticale essendo
la parete del solco non verticale ma inclinata; e soltanto tale
componente verticale è quella che deve essere compensata affinché non ci
siano salti di solco. Quindi il peso lasciato a lavorare sulla puntina è
minimo, tanto che, come noto, basta un urto subito dall'apparecchio per
sentire la puntina saltare uno o più solchi - e questo effetto non
testimonia di certo di pesi immani per centimetro quadrato trasmessi
dalla puntina in direzione verticale.
Dunque lo sforzo reale in senso verticale è minimo, e se fosse in
eccesso verrebbe assorbito dalla deformazione elastica del supporto, che
è un'asticciola sottilissima e di grande elasticità, quindi non certo
tale da trasmettere i pesi di cui hai riferito.
La forza vera, da cui dipende il segnale, è della puntina sui fianchi
del solco, perché sono quelli a portare l'informazione sotto forma di
ondulazione. Ma i fianchi del solco non sono normali al piano del disco
ma, come dicevo, sono inclinati per ovvie ragioni tecniche di
registrazione e poi di stampa del vinile; quindi la forza, che è in sé
radiale, ha una componente verticale. Tale componente verticale della
forza, che le ondulazioni del disco trasmettono alla puntina, è
assorbita appunto dal supporto elastico, e non è tale da dar luogo ai
calcoli catastrofici che hai riportato, e proprio perché ciò non è
consentito dal supporto elastico, ossia dalla sua minima inerzia, e dal
bilanciamento della massa della testina.
Nota che quella componente verticale non è rilevata dal sensore,
conformato in modo da sentire solo la componente orizzontale (radiale),
anche se non è affatto escluso che causi una distorsione: insomma si
tratta di meccanica.
Ecco perché i vinili, con le testine più recenti, non vengono "fresati"
dalle puntine, ma durano un tempo ragionevolmente lungo, soffrendo più
di elettrizzazione statica e di conseguente polvere che di usura.
Le forze cui riferisci hanno forse senso in sede di realizzazione della
matrice, perché in quel caso si tratta proprio di asportare materiale
dalla matrice stessa. Ma in questo caso la meccanica è completamente
diversa: la testina, davvero pesante e impossibilitata al movimento
verticale, si muove radialmente col segnale trascinando rigidamente la
punta, che in sostanza è un utensile da taglio con la forma all'incirca
di piramide rovesciata: si tratta insomma di una vera e propria
fresatura della matrice.
saluti