Paolo Russo
>>> ...
>
>> Ma che cosa significa 'simultanei' nella RR senza tirare in ballo
>> la luce? Possono essere simultanei al buio? Se sì, come?
>
> In RR puoi usare qualunque metodo per verificare la simultaneita` che
> useresti in meccanica classica ma che non faccia assunzioni circa gli
> effetti della velocita` sul funzionamento degli orologi.
Naturalmente.
> Ad esempio, supponendo di avere un "carrettino standard" capace di
> muoversi a velocita` costante (puo` anche essere tirato da una
> tartaruga, purche' capace di mantenere una velocita` costante entro
> l'approssimazione desiderata), se dagli eventi A e B fai partire due
> carrettini l'uno verso l'altro alla stessa velocita` e questi si
> incontrano a meta` strada, A e B sono simultanei.
Perdonami, ma è un ragionamento circolare: perché accada devono partire
"simultaneamente", altrimenti non hai il risultato di cui parli. Però in
questo modo la simultaneità l'hai stabilita a-priori - certo che poi la
trovi anche come risultato!
Quindi il ragionamento non quadra.
> Naturalmente qui si assume che sia stato gia` definito un modo per
> misurare le distanze.
Evidente.
> Un esempio piu' realistico: gli eventi in A e B sono simultanei se
> due orologi in quiete in quei punti (punti tridimensionali,
> chiamiamoli a e b per distinguerli dagli eventi quadridimensionali A
> e B) segnano la stessa ora in corrispondenza di quegli eventi.
Stai parlando di sincronizzazione. E temo che non sia così semplice.
> Prima devi aver sincronizzato gli orologi, cosa che puoi fare
> inviando un carrettino da a a b con sopra un biglietto con scritto
> "sono le 18 e tutto va bene, il carrettino va a 1 cm/s"; l'orologio
> in b viene regolato alle 18 piu' il tempo calcolato perche' il
> carrettino vada da a a b.
Forse è più semplice sincronizzarli direttamente in a e poi inviarne uno
in b. Usare un calcolo del tempo per la sincronizzazione, di fatto
introducendo B al posto di b, mi sembra oltre che complicato, poco rigoroso.
Nel caso di trasporto da a a b di un orologio già sincronizzato può
avere ancora delle obiezioni, ma molte di meno.
> Nota che il carrettino trasporta un biglietto, non un orologio; in
> meccanica classica si potrebbe trasportare un orologio, qui non si
> puo`, a meno che tu conosca gia` le equazioni della RR e compensi
> esplicitamente la dilatazione temporale,
Per il caso del tuo esempio, essendo molto ma molto lontano dalla
velocità della luce, il problema non si pone. Hai parlato di carrettini,
non di razzi fotonici :))
> in pratica ma solo dopo aver sviluppato la teoria, il che penso
> richieda di aver gia` definito la simultaneita` in un modo piu'
> diretto.
Questo lo devo ancora vedere. Da quanto riferiscono gli storici,
Einstein sulla simiultaneità aveva dei dubbi - dubbi logici.
> Se la distanza tra a e b o la velocita` del carrettino non
> sono note, puoi misurare il tempo di transito mandando un carrettino
> da a a b con la richiesta di sincronizzazione e uno da b ad a alla
> stessa velocita` di prima con la risposta; regoli l'orologio in a
> all'ora scritta sul biglietto di risposta piu' meta` del tempo totale
> trascorso. Se in b ci vuole tempo per leggere la richiesta e inviare
> la risposta, basta precisare nella risposta quanto tempo e` (stato)
> necessario e in a se ne terra` conto.
Guarda che tu stai usando orologi a go-go, oltre che bigliettini.
Come fai a sincronizzare orologi usando altri orologi per misurare il
tempo di trasporto dei bigliettini? Non dovrebbero essere sincronizzati
anche questi? Certo che sì! E dove starebbero questi altri orologi che
misurano il tempo di transito e non possono sbagliare? In un riferimento
estraneo a quello dei carrettini e magari assoluto?
Ti rendi conto che non è affatto semplice come la metti tu?
> ...
>
>>> Il presente, quindi, dipende dal sistema di riferimento.
>>
>> No, dipende dall'osservatore, il quale definisce il sistema di
>> riferimento entro cui può /lui/ parlare di presente. Nessun altro.
>> Non si può definire un presente astratto, solo in relazione a un
>> riferimento presunto oggettivo. Infatti chi ne sarebbe
>> l'osservatore?
>
> Tutto quel che c'e` dentro.
Un'autoreferenzialità logicamente inammissibile.
Ne parlavo ieri con uno che definiva l'universo come sistema isolato.
Ciò che si dice dall'interno di un sistema ha senso *soltanto*
all'interno del sistema stesso. Non può essere giudicato dall'esterno o
avere un senso in un sistema esterno che ne riceve i messaggi.
Ecco di nuovo il problema che ho già segnalato: persino dire che un
sistema è 'inerziale' è una dichiarazione assoluta - da "studioso" che
se ne sta fuori a guardare - non una dichiarazione di chi "sta dentro".
Chi sta dentro potrebbe subire le più folli delle accelerazioni ma
essere configurato fisicamente da compiacerle in modo tale da non
rendersene neanche conto e quindi dire "sono in un sistema inerziale".
Solo un osservatore assoluto, quindi, potrebbe dire che il sistema è
inerziale, ma con un problema: anche lui come osservatore può essere in
un sistema non affatto inerziale ed esservi perfettamente (diciamo
darwinianamente) adattato, per cui giudica inerziale ciò che non lo è.
E così via con un processo logico che si chiama 'ricorsione all'infinito'.
Solo un riferimento assoluto teoricamente immobile (di tipo euclideo)
potrebbe giudicare gli altri sistemi.
E direi che è quello che fa sistematicamente la fisica.
Ma è una cosa che per la logica è difficile da accettare.
> Ci sono buoni motivi per cui in RR si
> parla di sistemi di riferimento e non di osservatori. Ad esempio puoi
> definire un riferimento inerziale dove e come ti pare, anche se e`
> impossibile metterci un osservatore, come accade per il riferimento
> di un muone che viene prodotto nell'alta atmosfera dal bombardamento
> dei raggi cosmici e arriva a terra in una frazione di millisecondo.
Stai solo confermando quanto ho appena detto.
> Sarebbe poco utile una teoria che non ti consentisse di calcolare la
> dilatazione temporale di un muone solo perche' nessuno puo`
> accompagnarlo per manina nel suo viaggio. Invece cosi' puoi partire
> da quel che si sa accadere a un muone fermo (cioe` a un muone nel
> "suo" riferimento) e usare l'opportuna trasformazione tra sistemi di
> riferimento per calcolare quel che gli accade nel "nostro"
> riferimento.
Vedi sopra.
> Oh, se per te in questo thread va bene chiamare
> "osservatore" una singola particella, figurati per me, basta mettersi
> d'accordo sui termini, ma mi sembrerebbe un po' fuorviante per un
> uso generale del termine.
Scusa, ma quando si parla di osservatore, in fisica o altrove, si
intende specificare una *relazione* tra una cosa - chiamata osservatore
- e un'altra - magari chiamata muone.
Siccome non esistono enti che non siano in relazione con altri enti,
allora sono ciascuno "osservatore" rispetto all'altro.
"Osservatore" significa solo 'punto dal quale si sceglie di definire e
descrivere il contesto'.
Quindi ti prego di non prenderlo nel significato di persona che guarda.
Grazie.
> ... Per cui in pratica in RR
> puoi parlare di osservatori solo in senso astratto ("per un ipotetico
> osservatore che viaggiasse assieme al muone..."), come sinonimo
> approssimativo di sistema di riferimento, ma se parli direttamente di
> sistema di riferimento eviti equivoci e niente ti impedisce di
> calcolare cosa accadrebbe a un osservatore solidale con quel
> riferimento.
No, un sistema di riferimento, ripeto, si definisce fissando un punto da
cui si giudica l'intero contesto. Un insieme di punti non può quindi mai
essere un sistema di riferimento - a parte i paradossi che ho mostrato
più sopra.
Chiamalo punto di riferimento, se non vuoi usare il termine
'osservatore', ma già se pensi a due punti (es. all'interno di un
muone), già hai imbrogliato le carte, perché possono avere un movimento
relativo (con tanto di accelerazione) mentre il tuo muone precipita in
linea retta (ammesso che si sappia definire la linea retta) a velocità
costante e si spaccia per sistema inerziale.
>>> Se in un certo sistema di riferimento O due certi eventi A e B
>>> sono simultanei, esistono certamente un riferimento O' in cui A
>>> accade prima di B e anche un riferimento O" in cui B accade prima
>>> di A.
>>
>> Questo è ovvio persino senza ricorrere alla RR: se io osservo un
>> treno che passa guardandolo ortoganalmente alle rotaie, allora vedo
>> i successivi vagoni in tempi diversi, mentre se guardo il treno con
>> lo sguardo orientato parallelamente al moto del treno i vagoni li
>> vedo tutti simultaneamente.
>
> No, questo non c'entra niente. Stai confondendo gli eventi (punti
> quadridimensionali) con gli oggetti (linee di universo campionate in
> punti diversi).
C'entra se invece dei treni consideri punti in movimento.
Guarda che il muone cui ti sei appena appoggiato concettualmente non è
diverso da un treno.
>>> D'altra parte, questo non significa affatto che, dati due eventi
>>> A e B presi a caso, esista sempre un riferimento in cui sono
>>> simultanei;
>>
>> Se sono presi a caso, avranno tempi distinti t1 e t2 nello
>> spaziotempo. Quindi è ovvio che non possano essere "simultanei".
>
> In RR non e` ovvio, anzi e` falso in buona parte dei casi, come ho
> appena spiegato, perche' non solo t1 e t2 ma anche t1-t2 dipende dal
> sistema di riferimento.
Scusa, ma se li hai presi "a caso", stavi forse in due riferimenti
diversi? No, in uno solo. Allora ripeto che è ovvio che da sistemi
diversi puoi anche vedere il mondo capovolto.
E poi stai facendo intendere un'altra cosa che mi stupisce: lo
spaziotempo (dove prendi a caso t1 e t2) è assoluto oppure ogni
osservatore (o sistema) ha un suo spaziotempo?
Siamo di nuovo all'osservatore assoluto o euclideo che giudica la natura
dei sistemi?
Avendo perso il filo a causa di mancanza di quoting, riprendo da qui.
> ... adesso mi tocca definire "segnale"...
> diciamo un qualsiasi legame causa-effetto controllabile. Se posso far
> si' che premendo un pulsante in A si accenda una luce in B, che non
> si sarebbe accesa altrimenti, posso dire che ho inviato un segnale da
> A a B (ricordando sempre che A e B sono quadridimensionali).
Ma il concetto di causa-effetto ha senso se da sistemi di riferimento
diversi possono essere scambiati? Torniamo ai t1 e t2 di cui sopra, dove
in un certo sistema t2 segue t1 e potresti dire che 'vi consegue' (in t2
la lampada si accende, mentre in t1 ho premuto il pulsante); in un altro
sistema sono "simultanei", in un altro ancora t2 precede t1. Dov'è
finita allora la causa-effetto?
...
>
>> considerato il cono indefinito di Russell, se prendiamo un piano
>> ortogonale all'asse del cono e passante per V, noi abbiamo
>> l'universo presente, dato che c'è tutto quello che c'è in t0.
>> Quello è ed è tutto il presente, temporalmente puntiforme e non
>> affatto "esteso". E il passato e il futuro non c'entrano niente.
>
> Si, questo e` quello che ho chiamato "presente semplice".
Cioè il solo presente esistente.
> Poi si puo`
> definire quel che Rovelli chiama "presente esteso", che come ho gia`
> spiegato e` un'altra cosa.
Se contiene passato e futuro ho già detto che per definizione contiene
paradossi.
> Se a te questo secondo concetto non piace,
Non è questione di non piacere o meno. In materia non ho gusti, se non
per ciò che sta in piedi logicamente oppure no. E il presente di Rovelli
non sta logicamente in piedi, e non sto a ripetere perché - l'avevo già
scritto esaurientemente nel post precedente.
> se pensi sia inutile sapere se due eventi che nel tuo riferimento non
> sono simultanei possono o no legittimamente esserlo in un altro,
> nessuno ti obbliga a farne uso,
Non ho detto niente del genere, evidentemente.
> proprio come nessuno obbliga la RR o
> in generale i fisici a usare solo i concetti che piacciono a te.
I fisici fanno e pensano quello che credono, e la RR dice quello che dice.
Questo non significa che la verità stia scritta nel modo di vedere dei
fisici (di alcuni) o nella RR.
> Hai
> posto una domanda di RR e in quest'ambito ti ho risposto. Se poi la
> RR non ti piace o non ti serve non e` un problema suo. Se intendi
> muovere obiezioni nel campo della fisica (cioe` del tipo "questa
> previsione e` smentita dal fenomeno X" o "questi due assunti della RR
> implicano una contraddizione matematica"), se ne puo` anche
> riparlare, ma finora non ne ho lette.
Non devi aver letto attentamente. Ma ripeto a te quello che dici a me:
sei padronissimo di non prendere in considerazione quello che non ti
piace - o che non ti è chiaro.
Detto a me è semplicemente arbitrario, perché non me ne occuperei se
fosse solo un questione di gusti e non di logica che non torna.
Circa la "contraddizione matematica", scusami ma hai formulato un altro
paradosso: a meno di non scomodare Goedel, se io costruisco una teoria
sulla base di postulati matematici e nel costruirla li rispetto, allora
parlare di possibile contraddizione matematica è decisamente specioso,
dato che lo si è posto come perfetto come premessa. Via, lasciamo stare
questi trucchi.
Riguardo alle previsioni e alle smentite è da almeno due secoli che si
susseguono. Pensi che ormai siamo arrivati alla verità e non cambierà
più niente? Permettermi almeno di dubitarne.
>
>> Io nel mio commento mi sono solo servito di logica, a meno che la
>> logica non la si intenda come un filosofeggiare, cosa che
>> considererei quanto meno bizzarra.
>
> Ho il massimo rispetto per la logica *vera*, di cui puoi trovare
> abbondanti esempi in qualunque testo di matematica,
No, nossignore. La matematica *si basa* sulla logica, ma di fatto su un
solo principio: quello della tautologia. Quindi la matematica non è
"logica" ma se ne serve per verificare che da un passaggio all'altro si
conservi il contenuto tautologico. Quindi dipende dalla logica ma in sé
la matematica non dice mai niente. Per farle dire qualcosa bisogna dare
un senso alle sue variabili, ma allora non è più matematica.
Vediamo di non creare dei totem intorno a un mero strumento di lavoro
per tutti - non solo per i fisici.
> ma non ne ho
> affatto per quella di cui grondava il mio libro di testo di filosofia
> del liceo, che ho letto con iniziale interesse trovandovi solo
> banalita` lapalissiane (come i sillogismi),
Da cui è nata tutta la logica e tutta la matematica.
Infatti tutta la logica e la matematica hanno la medesima natura di
banalità, di ovvietà lapalissiane, se non te ne eri accorto.
Escludo dalla banalità e dalle ovvietà i paradossi, come la definizione
di infinitesimo, che è decisamente un non-senso.(*)
Solo che la logica è solo un capitolo della filosofia.
(*) per inciso questa è una delle cose che sono state dimostrate 2500
anni fa, da un "filosofo".
> ragionamenti sballati e
> giochi di parole.
Sballati per chi eventualmente non li ha capiti. E "giochi di parole"
magari come quelli di Zenone, appunto inattaccabili oggi a 2500 anni di
distanza.
Ti faccio poi notare che non c'è scienza che non si appoggi a un
linguaggio - spesso quello matematico. E ogni linguaggio è "gioco di
parole", specie se linguaggio tautologico proprio come la matematica.
ti faccio notare infine che la filosofia - da sempre - è innanzitutto
critica del linguaggio. E questo dovrebbe essere dovere di ogni
studioso, inclusi quelli con il badge di 'fisico'.
> Una completa delusione.
Devi aver letto un cattivo bignami. Leggi gli autori in originale e
allora delle due l'una: o capisci altro oltre al 2+2=4 della matematica,
o altrimenti meglio che lasci perdere anche la fisica, che è sempre e da
sempre solo un capitolo della filosofia.
O credi che Einstein o Heisenberg o Bohr, o i grandi matematici come
Cantor e Goedel fossero così arroganti nei confronti della filosofia?
No, esattamente il contrario. Einstein, per tutti, il problema del tempo
lo ha meditato fino agli ultimi giorni di vita - cosa che non avrebbe
fatto se fosse stato pienamente soddisfatto delle sue stesse teorie, da
cui il calcolo matematico può ricavare soluzioni di un tempo circolare
(cioè infinitamente ciclicamente ripetitivo) - e ne ha discusso per anni
proprio con Goedel, quando entrambi erano a Princeton; non era
soddisfatto neppure della MQ, alla quale era stato proprio lui a dare il
via.
> Una volta in classe la
> professoressa di storia e filosofia ci chiese perche' le due materie
> venissero studiate insieme. Stavo per alzare la mano e rispondere in
> tutta serieta` "perche' sono entrambe antologie di errori umani", ma
> mi trattenni.
Mamma mia che risposta intelligente! Infatti siamo qui per via di una
serie di errori umani.
La storia, per quanto narrata sempre dai vincitori, segna dei fatti. E
nessuno dei fatti e nessuno dei vincitori non era ispirato a ciò che a
quel tempo si credeva del mondo - ossia alla filosofia corrente.
Che è esattamente quello che succede oggi, e tu lo stai dimostrando.
Tu stai esponendo infatti una filosofia scettica su tutto ciò che non è
banale matematica a cui la fisica si è acriticamente asservita,
accettando alcuni assiomi come dogmi (vedi tempo e caso ed energia per
esempio). La cosa per fortuna non è generalizzabile a tutti i fisici;
alcuni non hanno dimenticato il dubbio cartesiano, per fortuna.
>
>> Voglio però precisare un punto che considero essenziale: ciò che
>> certi "filosofi" hanno dimostrato logicamente come vero, foss'anche
>> 2500 anni fa
>
> ... coincide con l'insieme vuoto, e anch'io lo considero un punto
> essenziale,nonche' un punto di cui sarebbe del tutto inutile
> discutere, perche' se non concordiamo nemmeno sulla differenza
> abissale che passa tra un ragionamento rigoroso, un non sequitur e un
> gioco di parole viene a mancare quella base minima di logica
> condivisa su cui basare una discussione proficua.
Non ho capito di che cosa stai parlando. Manca il quoting necessario.
> Per questo ho detto
> di non essere interessato a quel genere di discussioni. So per
> esperienza che non servono. E infatti in questo thread sto solo
> fornendo qualche piccolo chiarimento sulla RR, niente di piu'.
Sei sicuro che siano chiarimenti? A me non è sembrato. Ma se a te piace
crederlo, padronissimo.