Franco
> Omega
>
>> Il campo nel nucleo dipende "necessariamente" dalle correnti negli
>> avvolgimenti.
>
> Su questo l'elettrotecnica non e` d'accordo :)
Ci mancherebbe, poverina! :))
> Il flusso nel nucleo
> non dipende dal carico: modifichi il carico e il flusso rimane lo
> stesso, ed e` determinato dall'integrale delle tensioni nel tempo.
Ehi! Se lo hai dimenticato il mio esempio era di un cortocircuito, mica
di regime nominale o inferiore al nominale! :)
Il cortocircuito altera radicalmente la condizione ideale di cui parli.
La linearità che stai ipotizzando scompare del tutto.
Se la sorgente regge, si avrà in particolare pesante saturazione.
Inoltre un cortocircuito secondario, se ci fosse la linearità che
ipotizzi, sarebbe immediatamente un cortocircuito primario.
In presenza di corticircuiti/saturazioni non si può ragionare
linearmente. È escluso.
Come ti ho già detto: provare per credere.
Ma basta vedere come si comporta il trasformatore di un PC, che ha
sempre più di un avvolgimento: il corto su uno paralizza tutto il
sistema; se arrivassero i 2/3 della tensione sugli altri avvolgimenti
vedresti funzionare qualcosa, ma non è così: si impianta tutto.
> Se cambiasse vorrebbe dire che la potenza che va dal primario al
> secondario passa attraverso il nucleo, cosa che invece non e` vera,
> la potenza transitante non passa attraverso il nucleo.
Hai deciso di negare il ruolo del flusso nel nucleo per la trasmissione
di energia fra gli avvolgimenti?
E di dove transiterebbe, di grazia???
Tu prova (a 50 Hz) a sostituire l'aria al ferro, e poi vedi, a pari
avvolgimenti, che cosa passa ai secondari!! Niente. Prima di tutto il
primario sarebbe visto dal generatore all'incirca come un cortocircuito
perché avrebbe anche un'induttanza minima in assenza di ferro.
Hai detto una cosa davvero strana. Allora a cosa mai servirebbe il
ferro? E le leggi dell'induzione (inclusa quella di Lenz che ci
interessa) dove sarebbero andate a finire?
Se parli di alte frequenze (vedi i da me citati alimentatori switching a
valle dello switch), allora il ferro non va perché esso stesso sarebbe
sede di correnti parassite tali da mangiarsi tutta l'energia (proprio
come nel caso del topic!) Insomma le perdite nel ferro per correnti
parassite alle basse frequenze sono controllate costruendo lamellati i
nuclei dei trasformatori. Alle alte frequenze invece, per via delle
lunghezze d'onda, le perdite nel ferro, anche lamellato, costituirebbero
comunque, come dicevo, un cortocircuito: perciò i nuclei per alte
frequenze sono o in materiali magnetici isolanti (ceramici, cioè
ferriti, fino a qualche kHz) o in aria (al di sopra di qualche kHz).
>> Ed è assolutamente vero che basta un secondario in corto per
>> "neutralizzare" la capacità del trasformatore di fare il
>> trasformatore.
>
> Su questo sono d'accordo: lo brucia!
Ma è così anche prima che bruci.
Certo poi brucia, se uno è così sprovveduto da non provvedere delle
protezioni per sovracorrente e per minima tensione :)
Inoltre succedono altre brutte cose, come lo schiacciamento e
allargamento degli avvolgimenti per effetto elettrodinamico, se la
corrente non è interrotta in pochi millisecondi (come accade su tutti
gli impianti, altrimenti dopo un corto un trasformatore sarebbe da
buttare in discarica).
Dunque: prima di scassarsi meccanicamente e di bruciare, il nucleo
subisce un (quasi) annullamento del flusso per reazione del secondario,
che si oppone per la citata legge di Lenz - col suo segno meno - al
flusso che sostiene il cortocircuito stesso.
Io ti suggerisco una misura che sui trasformatori di tutta
l'apparecchiatura, di bassa e di alta tensione, si fa per
capitolato e per norma. Si chiama 'prova di cortocircuito', che si
affettua aumentando a partire da zero la tensione del primario - col
secondario in corto - fino a quando il secondario non è percorso dalla
corrente nominale: quindi pochi volt sul primario. La si esegue così
perché così non possono esserci danni, e neppure si esce dalla linearità
del materiale del nucleo (non lo si satura).
Se invece si tratta di cortocircuito vero, il transitorio mostra alla
misura la perdita di ogni linearità del sistema - perché è perduta dal
ferro, ovviamente. Questo lo si rileva dalle prove di cortocircuito
reale che si eseguono in laboratori come il Cesi a Milano o la Kema in
Olanda o a Fontenay aux Roses in Francia ecc., che fanno questo genere
di prove di notte usando la rete nazionale per ottenere corticircuiti
veri (fino a centinaia di kA in alta tensione), e che misurano e
registrano tutte le tensioni e correnti transitorie in ogni parte
dell'apparecchiatura in prova. Inutile dire che questo serve a
verificare e certificare le prestazioni dell'apparecchiatura in
condizioni estreme, per rispondere alla normativa, e naturalmente per
verificare ciò che il progettista ha calcolato.
Un po' di notti passate a eseguire queste misure e uno poi uno sa "dove"
si sono imparate davvero le cose.
>> Ma è così anche teoricamente, per via della legge di Lenz e del
>> segno meno che si porta dietro.
> Dipende da che modello teorico assumi per il trasformatore e da
> quanto e` collegato intorno (mi sembrava di averlo gia` detto).
Certo che lo hai già detto: ma non significa niente ugualmente :)
Al trasformatore non interessa "quale modello teorico", per la semplice
ragione che un trasformatore è quello che è, cioè reale, non affatto un
modello teorico :))
Un cortocircuito di qualche migliaio di kA, anche solo in bassa
tensione, stronca ogni linearità non appena la tensione istantanea
supera qualche % della nominale e quindi stronca ogni modello teorico, a
meno che non sia un modello strettamente differenziale che tenga
puntualmente conto della non linearità del nucleo, e come conseguenza
della non linearità delle induttanze in gioco, e quindi delle fem in
gioco e delle correnti in gioco, oltre che dei consistenti flussi
dispersi in aria in quelle condizioni.
Quello che è collegato intorno, in quanto carico, ovviamente non ha
alcuna influenza in presenza di un cortocircuito su uno dei secondari.
I modelli hanno una qualche utilità (didattica) per i regimi lineari, ma
l'utilità di modelli teorici di comportamenti rigorosamente non lineari
su reti che sono (quasi) lineari solo in funzionamento nominale a me
sfugge del tutto. Basti pensare che in regime di guasto (cortocircuito)
i campi dispersi in aria sicuramente superano quelli rimasti nel nucleo,
e voglio vedere modelli teorici a tenere conto della configurazione dei
campi dispersi !!!, che magari si concatenano con conduttori esterni
(correnti parassite) e con ferro situati nelle vicinanze (anche solo la
cassa metallica del trasformatore).
Immagino che tu sappia di più dei progettisti e degli specialisti di
misure del settore, ma temo che, se fosse possibile un modello
affidabile del tipo cui alludi (o che immagini?), dei costosissimi
laboratori di cui sopra non ci sarebbe proprio bisogno.
> Dipende da che modello teorico assumi per il trasformatore e da
> quanto e` collegato intorno (mi sembrava di averlo gia` detto).
>
>> Non è così. La corrente sul secondario in corto genera un campo che
>> si oppone a quello indotto dal primario, ossia si oppone a ciò che
>> la genera, per definizione.
>
> Hai una idea strana dei trasformatori.
Le stranezze le hai dette tu: a cominciare dall'inutilità del flusso nel
nucleo per trasmettere energia fra gli avvolgimenti :)) Quella è
un'uscita davvero curiosa :))
> Prova a fare i conti con i
> parametri longitudinali, e vedi che cosa capita. Se come modello
> assumi un trasformatore ideale,
Il trasformatore ideale non è un modello ma è solo una schematizzazione
per fini unicamente didattici/didascalici (o al limite per studiare
circuiti elettronici). Tanto per cominciare un trasformatore ideale ha
un nucleo lineare, cosa evidentemente non vera anche solo guardando la
forma delle correnti magnetizzanti, che della sinusoide non sono neanche
lontane parenti. Allora che razza di modello è quello ideale se neppure
per sbaglio sa rappresentare un trasformatore a vuoto? Io mi toglierei
certe illusioni :)
> devi modellare la sorgente di
> tensione con una sorgente reale, altrimenti hai una situazione
> inconsistente.
Hai detto una cosa davvero inconsistente, anzi contraddittoria, dato che
"modellare una sorgente reale" è un ossimoro come i morti viventi :)) O
è reale o è un modello. Prendi una decisione.
Se il modello pretende di avere buona corrispondenza col reale, allora è
di complessità estrema, e comunque si ricava, se proprio lo si vuole,
empiricamente, non certo per mero calcolo. Infatti i progettisti si
affidano a tabelle di dati reali, non a sistemi di equazioni, che sono
sempre necessariamente schematici.
>> Io ho parlato di profondità di penetrazione, definita come lo
>> spessore (medio) entro cui circola la corrente.
>
> Se ci metti "medio" va gia` meglio, ma non e` ancora corretto, si
> applica solo a conduttori molto piu` spessi della profondita` di
> pelle.
Il concetto di 'medio' è generale: si applica sempre se non interessa la
legge di variazione. Legge mai semplice come quella esponenziale
calcolata per un conduttore piano e di profondità semiinfinita.
(Peraltro se fosse esponenziale non si annullerebbe mai, quindi può
somigliare a una legge esponenziale, ma non lo è, e dipende
essenzialmente dalla forma della sezione del conduttore.)
> Dicevi che la corrente andando verso l'interno scende gradualmente.
> E` vero, sarebbe anche meglio se dicessi esponenzialmente, ma le
> formule queste cose le dicono.
Le formule si basano su modelli approssimati - come lo sono tutti i
modelli necessariamente. L'esperienza nelle misure, ma soprattutto in
ragionamenti che non si accontentano delle
approssimazioni/schematizzazioni dei modelli, dicono molte più cose: lo
avevo scritto nel completamento della mia risposta al tuo precedente
post (risposta troncata con un "invio" dalla mia gatta e completata, da
me non dalla gatta, in un altro post non pubblicato).
>> ...
Riporto l'introduzione.
«As switching power supply operating frequencies
increase, eddy current losses and
parasitic inductances can greatly impair circuit
performance. These high frequency effects are
caused by the magnetic field resulting from
current flow in transformer windings and circuit
wiring.»
Non pertinente perché un alimentatore switching (che avevo citato
anch'io ad altro proposito) lavora a frequenze ultrasoniche, cioè oltre
i 20 kHz, e quindi senza nuclei in ferro (al limite ferrite, cioè
ceramica magnetica).
In ogni modo, anche in questo caso sono flussi in aria (incontrollati a
simili frequenze, infatti ci vogliono robuste schermature) a causare il
decadimento delle prestazioni teoriche calcolate tenendo conto delle
sole correnti (che è decisamente _sbagliato_ alle alte frequenze).
Come ho già detto, è comunque sempre sbagliato separare correnti e campi
da esse prodotti, ma nel caso delle alte frequenze, anche solo
ultrasoniche (cioè non ancora radiofrequenze), è sbagliato al cubo :))
> Guarda anche la figura 3 e quello che c'e` scritto dopo. Tieni
> presente che non e` un testo universitario, e` una application note e
> addirittura li` si dice che la corrente scende esponenzialmente.
La figura 3 dice esattamente quello che ho detto io considerando un solo
elettrone, se lo ricordi, ma non dice niente di quello che succede sotto
la scorza del conduttore.
Per inciso la denominazione "profondità di penetrazione" non la usa solo
Omega :)
Temo però che tu non abbia interpretato bene quando dice:
«Penetration or skin
depth, Dpen , is defined as the distance from
the surface to where the current density is l/e
times the surface current density (e is the
naturallog base)»
... distanza fra la superficie e fin dove la densità di corrente è 1/e
volte quella di superficie.
Che cosa significa? Che è una distanza derivata dall'andamento della
corrente, non una distanza fisica nel conduttore. Quindi dipende dalla
forma del conduttore!!! Per inciso 1/e = 0,36787...
Quindi misuro dove è diminuita in questa misura e questa dico che è la
profondità di penetrazione. Ma misuro una corrente, e la distanza fisica
sarà quella che sarà, in funzione della forma del conduttore (vedi
sotto). Per inciso: la figura 1 è meglio ignorarla dato che si riferisce
a "basse frequenze" (quali?): non vale a rigore neanche per la continua.
Successivamente dice che la densità di corrente si riduce
esponenzialmente, ma non lo mostra da nessuna parte (in nessuna formula).
Oltre a tutto il tizio dice anche:
«Eqs. (5) and (6) are accurate for a flat conductor
surface, or when the radius of curvature
is much greater than the penetration depth.»
Ecco perché è tollerabile che affermi il decremento esponenziale: perché
ha scelto un conduttore piatto, anche se non semiinfinito come quello
del simpaticone dell'altro articolo che hai linkato :)
Insomma il decremento esponenziale lo dà per scontato, non lo calcola
neanche (ha preso per buono il calcolo del simpaticone :))
Non solo non lo calcola, ma non ne dà neppure una spiegazione almeno
qualitativa. Quindi siamo ancora a zero rispetto alla domanda di Max.
Omega