Grazie
Il microscopio, a differenza del telescopio, puo' essere avvicinato a
piacimento all'oggetto. Tutti conoscono la ghiera zigrinata presente su
ogni microscopio per la messa a fuoco: essa avvicina e allontana lo
strumento al soggetto finche' l'immagine prodotta dall'obiettivo si
forma esattamente sul piano focale dell'oculare.
L'obiettivo sara' quindi di lunghezza focale molto piccola, proprio per
poterlo avvicinare il piu' possibile ottenendo quindi un'immagine reale
il piu' possibile ingrandita, questa, come nel telescopio sara'
osservata da posizione ravvicinata attraverso l'oculare.
L'ingrandimento angolare risultante sara':
I = (L * V)/( Fobiettivo * Foculare)
con L = distanza tra obiettivoe oculare
V = distanza della visione nitida standard a occhio nudo (circa 0,25 m)
Come si vede nel telescopio l'ingrandimento forte si ottiene con
obiettivi poco convergenti (Fobietivo al numeratore), nel microscopio
con obiettivi molto convergenti (Fobiettivo al denominatore)
Note:
a) entrambi gli strumenti cosi' descritti forniscono un'immagine
capovolta (cosi' come creata dall'obiettivo)
b) la messa a fuoco, nel caso del telescopio, non avvicina/allontana
lo strumento al soggetto, come avviene nel microscopio, essa
avvicina/allontana le due lenti tra loro permettendo quindi all'oculare
di far coincidere il suo piano focale anteriore con quello posteriore
dell'obiettivo. Il microscopio va sempre messo a fuoco per diversi
posizionamenti del soggetto e/o cambi di obiettivo (con focali
diverse). Il telescopio deve essere adattato solo per correzioni di
difetti di vista dell'osservatore.
Saluti
Mino Saccone
> Perché un microscopio ottico ingrandisce le immagini vicine e il
> telescopio ottico quelle lontane?
> Qual'è sostanzialmente la differenza tra i due?
Un paio di aggiunte, oltre i gia' ottimi argomenti portati da Mino.
Premesso che non conosco esattamente le struttura del microscpio, ma a
quanto so nel telescopio l'oculare funziona in effetti da microscopio,
ingrandendo l'immagine reale formata dall'obiettivo sul piano focale.
Quindi la differenza sta proprio in questo. Il microscopio ingrandisce un
oggetto reale mentre l'oculare del telescopio ingrandisce non un oggetto
ma un immagine creata dall'obiettivo.
Infatti mentre gli oggetti reali possono essere illuminati a piacimento,
gli oggetti celesti sono poco luminosi (Luna Sole e qualche pianeta a
parte!) e necessitano quindi di un dispositivo che raccolga quanta piu'
luce possibile (l'obiettivo) da fornire al dispositivo che effettuara'
l'ingrandimento (l'oculare).
Questo a spanne in quanto l'ingrandimento dipende anche dalla lunghezza
focale dell' obiettivo....
Ciao!
--
Andrea
--
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"...over the hills and far away!"
PS: se despammed non va stesso nick su libero
questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
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> Quindi la differenza sta proprio in questo. Il microscopio ingrandisce
> un oggetto reale mentre l'oculare del telescopio ingrandisce non un
> oggetto ma un immagine creata dall'obiettivo.
> Infatti mentre gli oggetti reali possono essere illuminati a
> piacimento, gli oggetti celesti sono poco luminosi (Luna Sole e
> qualche pianeta a parte!) e necessitano quindi di un dispositivo che
> raccolga quanta piu' luce possibile (l'obiettivo) da fornire al
> dispositivo che effettuara' l'ingrandimento (l'oculare).
>
> Questo a spanne in quanto l'ingrandimento dipende anche dalla
> lunghezza focale dell' obiettivo....
Tutto giusto, ma mi spinge ad aggiungere qualcosa...
In effetti l'ingrandimento (angolare) di un telescopio non e' che il
rapporto delle due distanze focali: dell'obiettivo e dell'oculare.
Dal che si vede che se la funzione di un telescopio fosse solo di
ingrandire, non ci sarebbe bisogno di obbiettivi grandi (grande
diametro, lunga focale): basterebbe ridurre la focale dell'oculare.
Aggiungiamo che in realta' un telescopio si usa con oculare solo
nell'osservazione visuale; altrimenti l'obiettivo, che forma
un'immagine reale sul rivelatore, e' sufficiente.
Come hai gia' detto, una ragione per avere obiettivo grande (come
diametro) sta nella necessita' di raccogliere piu' luce.
Ma poi ce n'e' un'altra: la risoluzione, ossia il piu' piccolo
dettaglio distinguibile, dipende dal diametro.
Piu' grande il diametro, maggiore la risoluzione.
Dopo di che, i discorsi si complicano alquanto, perche' bisogna tener
conto delle caratteristiche del rivelatore, della presenza
dell'atmosfera...
--
Elio Fabri
Inoltre immagino che vienga cercato (nel caso di obiettivo + [oculare /
sensore]) un
buon compromesso tra la difficoltà (?costruttiva?) di avere un
obiettivo
con una lunga focale e quella di avere un [oculare con una corta focale
/ sensore di
una certa dimensione e risoluzione]
Sandro
Se lasciamo da parte l'effetto dell'atmosfera, che si puo' annullare
se si va su satellite, o ridurre di molto con le "ottiche adattive",
ci sono due fattori che limitano il minimo dettaglio risolvibile:
- le "grana" del rivelatore
- appunto la diffrazione.
> Inoltre immagino che vienga cercato (nel caso di obiettivo + [oculare
> / sensore]) un buon compromesso tra la difficoltà (?costruttiva?) di
> avere un obiettivo con una lunga focale e quella di avere un [oculare
> con una corta focale / sensore di una certa dimensione e risoluzione]
In realta' quello di avere una lunga focale per l'obiettivo non e' un
problema, perche' la si puo' allungare con sistemi ottici ausiliari.
Invece la diffrazione e' dovuta al diametro, e c'e' poco da fare.
Anche se esistono tecniche di trattamento dell'immagine mediante
"deconvoluzione" che possono aiutare, rumore permettendo...
(E con questo ho introdotto il terzo incomodo, il rumore appunto. Non
si tratta di questioni semplici, e oltre tutto io non sono
aggiornatissimo su quello che si fa oggi. E' passato un po' di tempo
da quando me ne occupavo sul serio...)
--
Elio Fabri
Elio Fabri ha scritto:
[...]
> ci sono due fattori che limitano il minimo dettaglio risolvibile:
> - le "grana" del rivelatore
la quale può essere migliorata dall'industria ma non,
> - appunto la diffrazione.
la quale è in correlazione con il diametro efficace dell'obiettivo.
Limiti fisici invalicabili.
> > Inoltre immagino che vienga cercato (nel caso di obiettivo + [oculare
> > / sensore]) un buon compromesso tra la difficoltà (?costruttiva?)
anche!
> > di avere un obiettivo con una lunga focale e quella di avere un [oculare
> > con una corta focale / sensore di una certa dimensione e risoluzione]
> In realta' quello di avere una lunga focale per l'obiettivo non e' un
> problema, perche' la si puo' allungare con sistemi ottici ausiliari.
Un lavoro in più per il progettista del sistema ottico...:-) (le
aberrazioni rispuntano)
> Invece la diffrazione e' dovuta al diametro, e c'e' poco da fare.
Direi proprio nulla da fare.
> Anche se esistono tecniche di trattamento dell'immagine mediante
> "deconvoluzione" che possono aiutare, rumore permettendo...
Sarebbe interessante se qualcuno "in ascolto" ci parlasse delle
esperienze, non professionali, sull'interferometria a macchie. Lessi
che qualcuno le ha compiute con successo utilizzando strumenti
commerciali. Mi sento di azzardare affermando che la correzione
*totale* sul fronte d'onda di uno Schmidt-Cassegrain, buona grazia se
raggiunge 1/4 lambda nel visibile
> (E con questo ho introdotto il terzo incomodo, il rumore appunto. Non
> si tratta di questioni semplici, e oltre tutto io non sono
> aggiornatissimo su quello che si fa oggi. E' passato un po' di tempo
> da quando me ne occupavo sul serio...)
>
Se osservo l'integrale che descrive la variazione, rispetto
all'intensità unitaria Io al centro del disegno di diffrazione,
per un altro punto qualunque mi rendo conto che l'occhio percepisce
"una mancanza di luce" laddove la Teoria prevede vi sia luce. Perché?
Osservo che ciò è un piacevole incidente in quanto il potere
risolvente è migliore di quello previsto dalla Teoria. (impossibile
trasmettere la formula per motivi di formattazione).
Ciao
> Sarebbe interessante se qualcuno "in ascolto" ci parlasse delle
> esperienze, non professionali, sull'interferometria a macchie.
Immagino che sia la "speckle interferometry", ma non ne so niente.
> ...
> Se osservo l'integrale che descrive la variazione, rispetto
> all'intensità unitaria Io al centro del disegno di diffrazione, per un
> altro punto qualunque mi rendo conto che l'occhio percepisce "una
> mancanza di luce" laddove la Teoria prevede vi sia luce. Perché?
Perche' l'occhio ha una soglia.
In condizioni favorevoli (oggetto molto luminoso, diffrazione molto
ampia) gli anelli esterni si vedono benissimo.
> Osservo che ciò è un piacevole incidente in quanto il potere
> risolvente è migliore di quello previsto dalla Teoria. (impossibile
> trasmettere la formula per motivi di formattazione).
Su, siamo abituati a formule ben piu' complicate ;)
Comunque il limite convenzionale di diffrazione (criterio di Rayleigh)
corrisponde al primo minimo, e quindi non e' influenzato dalla
presenza degli anelli esterni.
--
Elio Fabri